
l'adorante Vittorio Zucconi
Si sa, Obama ha effetti sconvolgenti sulle persone. C’è chi come Maria Laura Rodotà ha passato mesi a dirci quanto è straordinariamente sexy il primo presidente afro-americano degli States. Altri, appena la CNN diede la notizia dell’avvenuta elezione del Santone dell’Illinois, si buttarono a terra in lacrime, manco fosse apparsa la Madonna! Due giorni fa, un altro caso ai limiti dell’orgasmo: il maturo Vittorio Zucconi, quello che aveva giudicato l’uragano Katrina come un castigo di Dio caduto sugli infami repubblicani peccatori, ha messo anima e corpo in un editoriale che definire delirante è assai eufemistico. Già il titolo fa capire che qualcosa di pericoloso c’è, “Il guerriero Obama”. Ma è leggendo il pezzo che si viene colti da un sussulto che ti fa cadere tutto, non solo le mascelle. Con uno slancio retorico da Istituto Luce, Zucconi racconta la missione dei marines nella pericolosissima valle dell’Helmand, quella dove albergano i talebani dediti alla coltivazione dell’oppio. “Gli ordini della Casa Bianca sono tassativi, e questa è la prima offensiva militare importante ordinata dal nuovo comandante supremo delle forze armate, Barack Obama”. Pomposo e genuflesso alla divinità come neanche i sacerdoti nell’Antico Egitto, non perde occasione per marcare la differenza tra Mr Change e il perfido Bush:
“Spostando gli stivali americani dalle sabbie della Mesopotamia alle nevi di Kandahar per colpire il nemico dov’è realmente e non dove Bush e Cheney avevano immaginato che fosse”.
Insomma, la descrizione di un Leonida dei tempi contemporanei; un eroe in piena regola che (dallo Studio Ovale) conduce fiero le truppe in battaglia. Però uno potrebbe pensare che questo ritratto contrasti con l’immagine pacifista del caro Barack. E allora, il nostro illuminato Zucconi, spiega che
“l’Obama guerriero è una figura incongrua. Guardandolo e ascoltandolo, si capisce come il suo modus operandi, la sua personalità, la sua storia non possano essere quelli di condottieri bellici”.
Già, perché “per la sua storia biologica Obama non è come Bush il texano”. Insomma, è una questione di “storia biologica”, secondo l’inviato speciale di Repubblica. In pratica, prevede Zucconi, nonostante i quattromila marines mandati a combattere “battaglie infernali”, questa offensiva non farà morti, non si risolverà in stragi o devastazioni. No, perché tutto questo “ha qualcosa di molto obamiano, il sapore di una mossa da giocatore di scacchi, non da duellante all’ultimo sangue”. Bla bla bla, uno sbrodolamento di zucchero che avremmo potuto leggere in Italia durante il ventennio. Il Presidente bello, bravo e pacifista; il Presidente “che sa fare anche la parte del commander in chief, purchè l’azione non costi troppo in vite e non precluda vie di uscite politiche”. Già, lui non può far male. Il fatto che un giorno sì e l’altro pure dalla Casa Bianca partano ordini di bombardare regioni del Pakistan, che l’unico precedente paragonabile all’operazione nell’Helmand sia stato il Vietnam, non conta. Sottigliezze che non devono importare.
Quel che conta, per quelli come Zucconi, è che Bush era il male. Le guerre con Obama sono più belle, più pulite. Oggi i morti, evidentemente, contano meno.
