
Alla fine, gli unici (o quasi) che dicono sì a Mister Obama siamo noi. Il Governo Berlusconi, infatti, si è dimostrato subito disponibile a rinforzare il proprio contingente in Afghanistan, andando incontro alle richieste americane e rispondendo presente alla supplica della NATO, che non sa che pesci pigliare per tirarsi fuori da quel pantano. La tanto dileggiata Italia, quella che conta meno di zero, quella su cui tutti si divertono a sparare letame, ha ricevuto pubblici apprezzamenti da parte della Casa Bianca. “Lasciatemi ringraziare il Governo e il popolo italiano. L’Italia è stato un alleato di ferro per tanti anni in Afghanistan e con questa decisione ha assunto un ruolo guida”, ha detto Hillary Clinton. Dichiarazioni di facciata e scontate? E’ possibile. Sta di fatto che il Segretario di Stato americano ha ringraziato e lodato pubblicamente l’Italia, e non Francia e Germania, che codardamente si sono tirate indietro, mostrando ancora una volta come sia facile fare i grandi con i discorsi e gli inutili vertici, mentre quando c’è da andare in prima linea, ci si tira indietro come conigli.
Certo, i soliti menagrami rifondaroli accuseranno Berlusconi di essere un assassino con le mani sporche di sangue, di mandare al massacro giovani ragazzi pieni di aspettative per il futuro. Insomma, il consueto indecente blaterare di chi non ha mai alzato il culo dalle proprie comode poltrone di pelle, salvo (magari) per andare a manifestare contro qualcosa o qualcuno nella piazza sottocasa. In questa prima guerra del nuovo millennio, una guerra per la libertà e la civiltà che dovrebbe trovare tutti concordi, il nostro Paese è in prima fila.
Dovremmo esserne orgogliosi, dovremmo essere uniti. Invece, ne siamo certi, tra qualche giorno inizierà la nota tiritera di coloro che sono abituati a sputare nel piatto in cui mangiano, avvezzi a dire sempre e solo che facciamo schifo e siamo l’essenza del ridicolo; quelli che vanno a sputtanare l’Italia organizzando NO-B day in giro per l’Europa. Torneranno ad alzare la testa i teorizzatori delle missioni civili in teatri di guerra, quei pacifisti convinti che si possano mandare soldati disarmati in giro per le valli afghane. Quelli che quarant’anni fa invitavano a mettere fiori nei cannoni, dimostrando ancora una volta di vivere in un mondo che non c’è. Quella afghana è una guerra giusta, che va vinta. Costi quel che costi. E noi, ancora una volta, siamo lì a combattere, a dimostrare che l’Italia sa essere anche un Paese responsabile, che assume impegni in sede internazionale e li porta fino in fondo. Nonostante tutto quello che si dica sul nostro folklore. Una volta tanto, a vergognarsi e a tenere la testa bassa devono essere gli altri. Quelli che si credono grandi senza aver mai fatto niente di grande.








