
Figuraccia per Tonino Di Pietro. Niente da fare, non potrà salire (come tanto desiderava) sul palco che il 5 dicembre accoglierà l’apoteosi della manifestazione che si ripromette di insultare Silvio Berlusconi, ricordandogli che è un abusivo e che anche per lui è venuto il momento di farsi da parte. No, Di Pietro no. Questo, in soldoni, quanto stabilito dalla cooperativa dei volonterosi blogger violacei che hanno optato per una strada diversa, quella del pietismo e della cosiddetta società civile. Tradotto, la solita accozzaglia di pseudo intellettuali illuminati, gruppi di ragazzi più o meno disagiati, cantanti perennemente impegnati. Tutti accumunati, ovviamente, dall’ossessione che porta ad Arcore. Tutti insieme, appassionatamente. Non si è ancora ben capito per cosa sfileranno, visto che i temi toccati saranno ambiente, legalità e giustizia, etica politica, lavoro-formazione-ricerca, diritti della persona e infine informazione e rete. Minestrone di stagione.
Tra gli oratori un operaio di Eutelia, un prete comboniano, lo scrittore Tabucchi, un giornalista del Pais, qualche costituzionalista a spasso (sono sempre in giro questi), i Ratti della Sabina (che non sono sorci). Tutto sto popò di roba per dire che Berlusconi va cacciato a calci nel sedere, che non avrebbe mai dovuto diventare Premier (anche se mezza Italia l’ha votato almeno tre volte). Ci sarà anche (citiamo testuale) “uno studente in lotta contro la riforma Gelmini”. Rifondazione comunista (quella di Ferrero) annuncia trionfante che porterà in piazza un migliaio di persone, tutte in militaresca formazione d’attacco dietro lo striscione “Contro Berlusconi e la repressione”. Il pluri-trombato verde Bonelli sfilerà “per dire no al nucleare, alla privatizzazione dell’acqua e ai processi brevi”. Il folkloristico trio composto da Lidia Ravera, Furio Colombo e Moni Ovadia lancia un disperato appello da MicroMega: “E’ in gioco la democrazia”. In mezzo a tutti, pure Debora Serracchiani e il professor chirurgo Marino (pronto ad andarsene se insulteranno Napolitano). Scettico, invece, l’emerito Presidente della Corte Costituzionale Zagrebelsky, che si è accorto del rischio “di qualche provocazione organizzata ad arte per approfittarne”, e del fatto che “la parola d’ordine della manifestazione è un attacco alla persona B.”.
A questo punto sorge spontanea una domanda: visto il ricco e variegato menù che i blogger democratici sono pronti ad offrirci, perché mai ci negano l’ennesima succulenta performance del trebbiatore più famoso d’Italia? Con quale diritto tolgono a Di Pietro la possibilità di sparare letame sul Capo dello Stato e di dare del mafioso-piduista-fascista all’uomo più votato del Belpaese, quello legittimato a governare? Tra il prete dissidente e lo studente bananaro ci sarebbe stato benissimo. Peccato, ma siamo sicuri che ci sarà un’altra occasione… il trash, si sa, è un pozzo senza fine.
