Articoli marcati con tag ‘terrorismo’

L’America di Obama in tilt per un paio di mutande esplosive

martedì, 5 gennaio 2010
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Prima l’uomo di Detroit che ha tentato di fare una strage con le sue mutande esplosive, ultima trovata dei produttori industriali di terrorismo islamico, poi l’uomo di Newark, che è riuscito a entrare nell’area dell’imbarco passando dal varco d’uscita del check-in (causando ritardi pari a 7 ore nei voli). Stati Uniti di nuovo nel panico, quindi. Come non lo erano da tempo. Il tutto mentre Obama, il tenditore di mani a soggetti come Khamenei e degni sodali (ottenendo in cambio la minaccia della crocifissione per chi vuole libertà), se ne stava in vacanza alle Hawaii, meditando quali teste tagliare appena sarà tornato a Washington. La lista è lunga, anche perché la cilecca dei servizi di sicurezza, colpevoli di aver soprasseduto su una segnalazione che avrebbe far drizzare tutto il drizzabile, è imperdonabile. E la risposta del pacifista Obama, fresco di commovente Nobel for Peace ad honorem, qual è? Semplice, teorizzare bombardamenti qua e là su Yemen e Somalia, tanto per cominciare. Certo, là ci sono covi di tagliagole e pirati, quindi qualche razzo caduto dal cielo potrebbe giovare alla causa.

Ottimo. Se non fosse che questa era la stessa identica strategia messa in atto da quell’assassino sanguinario di Bush. Andare a picchiare duro là dove il male cresceva e si radicava, là dove i terroristi si moltiplicavano come conigli. E’ il caso dell’Afghanistan, tanto per fare un esempio. Ma ora, invece, gli sbandieratori della Pace e gli impiccatori di manichini a stelle e strisce dormono. Salvo rare eccezioni proseguono il loro lungo letargo,perché si sa… i sogni son duri a morire… Celebrato da tutti, santificato dai media (soprattutto europei), il Presidente più cool sta guidando un Paese che ha paura (di nuovo) di salire sugli aerei, che è sempre più insicuro, e che sembra ripiombato nell’incubo della vulnerabilità. Bush, con tutti i suoi difetti, aveva eretto un muro a difesa degli States. Aveva usato il pugno di ferro contro aggressori entrati in azione o anche solo pronti al martirio e alle famose vergini che Allah avrebbe messo loro a disposizione.

Ora, nonostante inchini deferenti, strette di mano, sorrisoni a cinquanta denti e mani tese, la più grande potenza del pianeta è messa sotto scacco da un paio di mutande esplosive e da un folle che entra nell’area d’imbarco di Newark passando dal varco d’uscita. Se questo è il tanto declamato change, forse era meglio quello che c’era prima. Almeno non si bloccava un Paese per una mutanda esplosiva.

Se Lula diventa complice di un terrorista assassino

sabato, 21 novembre 2009
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Insomma, l’assassino terrorista Cesare Battisti sembra essere sempre più vicino ad un’allegra pensione in Brasile, tra le spiagge di Copacabana e qualche gita in compagnia dell’improponibile Ministro della Giustizia locale Tarso Genro. Nonostante infatti il Supremo Tribunale Federale abbia detto (in diretta tv) che il pluri-assassino strenuamente difeso dalla Premiere Dame di Francia, quella che è tanto orgogliosa di non essere più italiana (e noi altrettanto felici che lei non si senta più nostra compatriota) debba essere restituito alle galere del nostro Paese per scontare l’ergastolo che si merita, il Presidentissimo Lula, quello sempre rosso in faccia, tentenna. Cerca disperatamente un cavillo (così almeno scrivono i quotidiani brasiliani) per confermare l’asilo al criminale. I motivi? Primo: non spaccare il suo partito e sconfessare il rosso Ministro della Giustizia, che ieri ha per l’ennesima volta insultato gli italiani, teorizzando che da noi è in atto “un preoccupante aumento del fascismo tra la popolazione” (guardasse in casa sua, con un tasso di criminalità sconcertante e i morti che coprono le strade di molte città brasiliane). Secondo: far vedere i muscoli, far capire al Mondo che il suo Brasile è diventato una grande potenza capace di fare la linguaccia alla vecchia Europa.

Certo, Lula il temporeggiatore, quello che tre giorni fa diceva che la decisione del Tribunale sarebbe stata la sua e ieri si destreggiava in un imbarazzante “Dovrò leggere la comunicazione della Corte, discuterne con i miei consiglieri legali, dopodichè ne parlerò con la stampa con il massimo piacere”, si rende in pratica complice e amico dell’assassino Battisti. Gli concede un tetto, un’immunità, una dorata pensione tra ballerine e bagni di sole. Complimenti al probabile prossimo Presidente della FAO, al capofila dell’ex terzomondismo che diventa protagonista. Lula da Silva, quello così attento ai disagiati e ai diritti umani che si dimentica delle vittime del terrorista italiano, di tutte quelle famiglie che la pistola di Battisti ha spezzato, di chi oggi è costretto a stare in sedia a rotelle perché Cesare Battisti si divertiva nel far fuori la gente comune. Complimenti vivissimi.

Il discorso di Obama e le sue attese

giovedì, 4 giugno 2009
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Attesa per il discorso di Obama

Attesa per il discorso di Obama

Tra poche ore Obama farà il suo discorso ufficiale all’Università del Cairo (l’Egitto è il paese dove vivono un arabo su quattro). C’è molta attesa e molte aspettative riguardo a questo significativo evento. Si crede e si spera possa rappresentare una svolta nella politica internazionale del dopo-Bush, innanzitutto rappresentata da un atteggiamento più fermo ed indipendente da Israele. Questo atteggiamento più equidistante, unito alla rinuncia dell’idea che si possa imporre con la forza militare la cosiddetta “democrazia” occidentale (gli Stati Uniti «non sono e non saranno mai in guerra contro l’Islam» ha già proclamato Obama in Turchia), potrebbe creare le premesse per un dialogo ed una riconciliazione tra il mondo occidentale e quello islamico, con riferimenti nuovi per le questioni critiche aperte in medio-oriente, la questione palestinese in primo luogo, ma anche l’Iraq, l’Afghanistan, l’Iran (alla vigilia di importanti elezioni), e più in generale in tutta la serie di delicati equilibri tra stati di quell’area, legati strettamente anche alla questione religiosa.

Si pensa infatti che un nuovo e chiaramente critico col recente passato atteggiamento degli Stati Uniti, se ritenuto sufficientemente credibile, possa far leva sulla parte moderata del mondo arabo in modo da dargli maggior forza e consentire di contrastare e battere la parte dell’estremismo religioso, quello che sostiene ed alimenta (teoricamente se non materialmente) il terrorismo di ispirazione islamica. Non a caso, in coincidenza con l’arrivo di Obama in Arabia Saudita, sono arrivati i messaggi di Al Queda per mettere in guardia dal credere al nuovo corso della politica statunitense.

C’è tuttavia anche dalla parte occidentale chi mostra scetticismo nei confronti della svolta obamiana. Il tentativo di apertura di dialogo nei confronti dell’Iran, ad esempio, ha determinato contraccolpi di preoccupazione proprio da parte di quei paesi arabi moderati che si vorrebbero sostenere, che temono la politica espansionistica di quel paese, almeno con al governo una figura come Ahmadinejad. Inoltre c’è chi non crede possibile una distinzione tra paesi moderati e non, in quanto i rapporti di quei paesi sono storicamente dominati da rivalità e contrasti che prescindono o vivono all’interno stesso della fede islamica.

Scrive Carlo Panella sul suo blog: “Il presidente americano non lo sa neanche, ma l’università di al Azhar da cui ha improvvidamente deciso di lanciare un messaggio di pace all’Islam, è il simbolo stesso del fallimento della sua iniziativa propagandistica. Per i teologi di al Azhar, infatti, chi pubblicamente abbandona l’Islam è apostata e va ucciso. Punto. Questo è l’Islam ”moderato” a cui Obama si rivolge senza averlo studiato, capito, analizzato. Tutta fuffa, al solito, tutto buonismo, tutto politically correct. Le sue ci si può scommettere, saranno parole alte e ben dette. Ma non scalfirà nulla di una realtà che vede lo stato palestinese impossibile non perché Nethanyau non vuole, ma perché Hamas e Al fatah si massacrano già oggi e domani, controllandolo si massacrerebbero ancora di più; che vede l’Iran preparare l’atomica non solo per distruggere Israele, ma anche per destabilizzare tutti i paesi sunniti del Golfo e oltre; che vede il genocida sudanese Omar al Beshir ricevuto ovunque nei paesi musulmani come un eroe, solo e proprio perché l’Onu l’ha incriminato per reati contro l’umanità. A tutto questo Obama non darà nessuna risposta: parlerà di buoni sentimenti, farà un figurone. Poi, quando finalmente prenderà atto della realtà, combinerà i suoi guai, come e peggio di Bush”

Staremo a vedere.