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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; tar</title>
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		<title>Mercedes, non ridi più?</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 18:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciao Mercedes, ciao. Non c’è che dire, ti capiamo. La botta è brutta, pesante, dura. Eh sì. Il Consiglio di Stato ha infatti distrutto tutti i sogni della battagliera Mercedes Bresso, trombata Governatrice uscente del Piemonte alle elezioni popolari e democratiche, che mai aveva accettato il verdetto. Triste, cupa, severa, fin da quella lontana sera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4103/5097349814_8fc631461f_b.jpg"><img class="alignnone" title="bresso" src="http://farm5.static.flickr.com/4130/5096753631_fd5b1bf07b.jpg" alt="" width="280" height="372" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ciao Mercedes, ciao. Non c’è che dire, ti capiamo. La <strong>botta è brutta</strong>, pesante, dura. Eh sì. Il Consiglio di Stato ha infatti <strong>distrutto</strong> tutti i sogni della battagliera <strong>Mercedes Bresso</strong>, trombata Governatrice uscente del Piemonte alle elezioni popolari e democratiche, che mai aveva accettato il verdetto. Triste, cupa, severa, fin da quella lontana sera di marzo. <em>“Si ricontino le schede, ho vinto io”</em>, proferiva davanti alle telecamere a notte fonda. Era <strong>convinta di strapazzare </strong>il rivale Cota come un serpente fa con la propria preda. Pensava di divorarlo in un sol boccone, tanto amata era lei dall’arcigno popolo piemontese. In più, era riuscita a portarsi a casa pure il <strong>sostegno dell’Udc</strong>. Sì, proprio così. Lei, abortista convinta, progressista fin nel midollo, laica al punto da bollare l’Arcivescovo di Torino “Ayatollah”, a braccetto con quelli di Casini. Ma dopo aver <em>“firmato accordi e impegni sul rispetto della cattolicità”</em>, come disse a Porta a Porta il bolso <strong>Buttiglione</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Non si era arresa all’evidenza, aveva mosso mari e monti, appellandosi alle <strong>toghe amiche</strong>, quelle del TAR del Piemonte. Talmente amiche da <strong>inventarsi seduta stante una nuova legge elettorale</strong>: chi vuole votare Cota deve mettere due croci, chi sceglie Madama Mercedes solo una. Ovviamente ad elezioni fatte ed archiviate. Il tutto con un unico obiettivo: <strong>spodestare il legittimo vincitore</strong> e poggiare nuovamente sul trono di Governatore le proprie terga dorate. A colpi di carte bollate, infischiandosene della volontà degli elettori. Sì, perché solo per il TAR locale un cittadino che aveva scelto una delle liste incriminate collegate a Cota non voleva votare per il candidato leghista. <strong>Cose fuori dal Mondo</strong>, incredibili, che solo in Italia possono accadere.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ma una volta tanto, c’è chi ragiona. Il <strong>Consiglio di Stato è stato netto</strong>, deciso, chiarissimo: <em>“Constatata la <strong>fondatezza dell’appello di Cota</strong>, dichiara <strong>infondati gli appelli incidentali proposti da Mercedes Bresso</strong>, e per effetto sospende integralmente l’efficacia della sentenza impugnata”</em>. <strong>Stupefatta </strong>si dichiara l’ex Governatrice sfrattata a marzo, dicendo di voler esaminare gli atti. Una brutta botta, ma passerà, si consolerà. Magari con la Presidenza del <strong>Comitato delle Regioni</strong>. Bruxelles è una bella città, ci sono <strong>tanti parchi</strong> per fare passeggiate e prendere aria. Una bella e serena <strong>pensione</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Colpo di Stato</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 19:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ morta la democrazia. L’Italia è un regime. Sì, ora lo possiamo dire. Questa sera, stiamo vivendo  la pagina più buia della nostra Repubblica. Il Tar del Lazio ha infatti deciso di usare come carta igienica il decreto interpretativo firmato dalla più alta carica dello Stato, il Presidente della Repubblica, cestinando la lista del principale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Colpo di Stato" src="http://farm5.static.flickr.com/4027/4418003100_ac08336235_o.jpg" alt="" width="520" height="548" /></p>
<p><strong>E’ morta la democrazia</strong>. L’Italia è un regime. Sì, ora lo possiamo dire. Questa sera, stiamo vivendo  la pagina più buia della nostra Repubblica. Il Tar del Lazio ha infatti deciso di usare come <strong>carta igienica</strong> il decreto interpretativo firmato dalla più alta carica dello Stato, il Presidente della Repubblica, cestinando la lista del principale partito italiano, della provincia di Roma e della Capitale. <strong>I romani non avranno il diritto di votare i loro rappresentanti</strong>, non potranno farlo. Sulle schede troveranno listini e listoni, ma non il Popolo della Libertà. <strong>Ricorso respinto</strong>. E dopo il danno, la beffa: la discussione sul merito del ricorso del partito più votato dagli italiani è stato fissato al <strong>6 maggio</strong>, quando le elezioni saranno passate da un mese e mezzo. Un insulto alla decenza, una carognata. Un <strong>tribunale che non rispetta le leggi</strong> della Repubblica, una congrega che commette abusi. <em>“Il decreto interpretativo non può trovare applicazione perché  la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione”</em>, hanno scritto i magistrati. In pratica, la sentenza è diventata la dichiarazione alle agenzie degli avvocati del Pd: un <strong>semplicissimo copia-incolla</strong>.</p>
<p>Al di là di formalismi interpretati quasi sempre a vantaggio di una determinata parte politica, rimane lo scempio di vedere milioni di elettori esclusi dal più elementare e basilare diritto di ogni realtà democratica: il voto. E, non a caso, il primo ad esultare per questa decisione del Tar è il leader fascista <strong>Antonio Di Pietro</strong>. Contento di vincere facile.</p>
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		<title>Se il Tar sfancula la Corte d&#8217;Appello</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/03/06/se-il-tar-sfancula-la-corte-dappello/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 19:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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		<description><![CDATA[E così, dopo tanto (inutile) sbraitare, dopo aver parlato di golpe e di “decreto criminale”, si scopre che l’errore (se vogliamo essere buoni e non dire di peggio) l’ha commesso la Corte d’Appello di Milano. Sì, perché Roberto Formigoni è stato riammesso in gara, e potrà trionfare alle elezioni regionali di fine mese. Un successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Formigoni pulisce il mondo" src="http://farm3.static.flickr.com/2712/4411786117_2ed5db69be_o.jpg" alt="" width="520" height="417" /></p>
<p>E così, dopo tanto (inutile) sbraitare, dopo aver parlato di golpe e di “decreto criminale”, si scopre che l’<strong>errore</strong> (se vogliamo essere buoni e non dire di peggio) <strong>l’ha commesso la Corte d’Appello di Milano</strong>. Sì, perché Roberto Formigoni è stato <strong>riammesso in gara</strong>, e potrà trionfare alle elezioni regionali di fine mese. Un <strong>successo pieno</strong>, anche perché il decreto giustamente firmato ieri sera da Napolitano<strong> non è servito</strong>. Come hanno spiegato il Governatore uscente (e futuro) ed i suoi avvocati, <strong><em>“il Tar ha riconosciuto che l’ufficio elettorale della Corte d’Appello dopo aver accettato la nostra lista non aveva più alcun potere di intervento”</em></strong>. Una cosa che sembrava palese a tutti, anche perché il Consiglio di Stato aveva già ribadito più volte che i difetti contestati al listino di Formigoni non implicavano di certo l’esclusione della lista. Ma si sa, appena si vede l’<strong>ombra di Berlusconi</strong>, i nostri magistrati vengono colti da un improvviso attacco di bile, con la bava che esce dalla bocca. Un odio accecante che porta a fare di tutto e di più pur di colpire il Cavaliere. E, come stavolta, capita di farla fuori dal vaso, <strong>commettendo abusi su abusi</strong>.</p>
<p>Un’opposizione che non sa più dove andare a parare: prima giuravano che in caso di esclusione di Formigoni <em>“Penati si sarebbe dimesso da qui ad un anno”</em> (non ci credevano manco loro, ovviamente), adesso <strong>vogliono impugnare la sentenza</strong> del Tar, anche perché l’unico modo per vincere le elezioni è far fuori l’avversario ancor prima che le urne si aprano. Uno sbraitare fine a se stesso, <strong>ridicolo</strong>. Perfino Napolitano, eletto da loro e solo loro, ha spiegato chiaramente e nettamente <a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=4216" target="_blank">perché quel decreto è stato firmato</a>. Ma a loro, ne siamo sicuri, non andrà bene. Loro si affidano ai timbri quadrati anziché tondi, alla firma in meno, alle varie Corti d’Appello che fanno quello che non potrebbero e non dovrebbero. Se questo è il loro concetto di democrazia, se questo è il loro modo di intendere la trasparenza e la giustizia, siamo felici di essere <strong>antidemocratici</strong>.</p>
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