Articoli marcati con tag ‘sinistra’

Non cambieranno mai, proprio mai

mercoledì, 10 marzo 2010
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Non solo vogliono impedire ai loro avversari di candidarsi e di partecipare a libere elezioni. Non solo vanno nelle manifestazioni dei loro avversari per impedire e disturbare un libero comizio. Non solo.

Da oggi tentano anche di impedire le conferenze stampa dei loro “nemici”. Magari entrando illegalmente, esibendo documenti falsi (perché loro sono quelli dell’onestà e della legalità), disturbando continuamente, interrompendo, urlando, sbraitando. E magari pretendono pure di avere ragione. Qualcuno li difenderà, qualcuno con la sciarpa viola, qualcuno ossessionato. D’altronde coglione chiama coglione.

Questa è la tipica sinistra. Questa è la vergogna d’Italia.

Il Cardinale vien di notte…

martedì, 8 dicembre 2009
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Per carità, la Lega c’è andata giù pesante. Calderoli ha esagerato, dicendo che “Tettamanzi con il suo territorio non c’entra proprio nulla. Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia”. Frase offensiva e che non ha senso, tipica del dentista “esperto di matrimoni celtici”. Quello che però fa ridere, è la corsa alla difesa del Cardinale che ha visto partecipare tutti, destra, sinistra, centro. Nessuno escluso. Corsa con tempi alla Bolt per inchinarsi deferenti all’Arcivescovo offeso, stigmatizzando l’uscita leghista e incoraggiando il prelato ad andare avanti, con tanto di apprezzamenti e applausi.

Il solito teatrino dell’ipocrisia, specie da parte dei membri della maggioranza, che in Parlamento tuonano (giustamente) contro campi nomadi abusivi e immigrazione incontrollata, e poi vanno a coccolare l’alto prelato. Tettamanzi, nel corso degli anni, ha sempre fatto ben capire da che parte sta, contrastando molte delle iniziative messe in campo da Governo e amministrazione comunale per il mantenimento dell’ordine pubblico. Sgombero dei campi Rom, severo monitoraggio dei comportamenti delle comunità islamiche, ad esempio.

No, ogni volta la voce del Cardinale si alzava per bacchettare le autorità competenti, per dire che così non si doveva fare. Vogliamo parlare della strage di Kabul dello scorso settembre? Ricordate don Giorgio De Capitani, il prete sciacallo che definì i nostri morti “mercenari” e che ha l’abitudine di insultare Berlusconi durante le sue omelie? Ebbene, in queste circostanze Dionigi tace. O meglio, dopo qualche giorno fa diramare dei comunicati in cui accenna (piano piano e sottovoce) a qualche parola di biasimo. Niente di più. Urla, invece, quando si tratta di dire che gli sgomberi dei campi rom abusivi sono contrari “al rispetto dei diritti umani”. Ma l’elenco delle ambiguità e dei silenzi del Cardinale è lungo. “Inopportuna”, definì l’adunata provocatoria di centinaia di musulmani invocanti Allah davanti al Duomo di Milano, lo scorso gennaio. La Curia della città, dopo un attimo di sbandamento, disse che non era una provocazione, perché “non erano saliti sul sagrato, ma si erano limitati alla piazza”. Solo giorni dopo, Tettamanzi fece sapere al Mondo cosa pensava a proposito di quel fatto: “In quella manifestazione elementi estranei alla religione”. Stop. Tettamanzi disse la sua anche sui pattugliamenti delle città da parte dell’Esercito: “I soldati servono solo ad aumentare la paura. La sicurezza non passa per decreto legge”.

Ovviamente è compito di un uomo di Chiesa cercare il dialogo, favorirlo, spendersi per venire incontro agli altri. L’importante è non calare le braghe e, soprattutto, non mettersi a fare politica, dando giudizi un giorno sì e l’altro pure sui provvedimenti che le autorità civili sono chiamate a prendere in nome del popolo sovrano. Certo, le cose sono più difficili se “il Vescovo del dialogo” è ben attento a dove schierarsi in politica. Non lo diciamo noi, ma Ferruccio De Bortoli, che solo qualche mese fa scriveva: “Il vero capo della sinistra è un outsider, l’arcivescovo Dionigi Tettamanzi. La sinistra si sta aggrappando a lui”. L’avevamo capito.

Viola, il colore dei mafiosi

domenica, 6 dicembre 2009
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Larresto del boss mafioso Nicchi

Il boss mafioso Nicchi nel momento del suo arresto

Il viola, colore ufficiale del NoBDay (o come cavolo si chiama)

Il viola, colore ufficiale del NoBDay (o come cavolo si chiama)

(grazie a Giorgio V. per la segnalazione)

Il nuovo colore dell’opposizione: il viola (quello dei morti)

domenica, 15 novembre 2009
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Riescono a litigare perfino sulle manifestazioni contro Berlusconi. Non c’è niente da fare, sono immutabili nella loro naturale tendenza al sucidio collettivo. La sinistra italiana, tra un gazebo e l’altro, tra un ddl scaraventato contro il muro e qualche insegnante che prepara versioni di latino anti premier, si azzuffa anche su come contrastare il cosiddetto potere berlusconiano. Il 5 dicembre è infatti in programma l’ennesima manifestazione di disperati per tentare di buttar giù dal piedistallo il Cavaliere d’Arcore. Hanno pensato a questo NO B-Day per “soccorrere la nostra democrazia”, per denunciare “la gravissima anomalia” rappresentata dal regolarmente eletto Silvio Berlusconi. “Lì non dovrebbe starci”, scrivono i blogger promotori, dove per lì si intende la Presidenza del Consiglio. Anzi, scrivono i salvatori della Patria, “lì non sarebbe dovuto nemmeno arrivarci”. Complimenti per il rispetto che hanno nei confronti degli elettori, ma questa non è una novità. Il fatto è che “Non dobbiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione.

Insomma, la solita tiritera di cose già sentite, già lette e già digerite. Il consueto e periodico elenco di stronzate usato come arma contro il presunto despota. Il problema, e anche questo è un ormai consolidato refrain, è che l’opposizione è riuscita a litigare pure su questa roba, con uno scatenato Di Pietro che prima invita (con occhioni alla Bambi) Bersani a sfilare con lui e con i quattro esaltati difensori della democrazia, e poi lo attacca perchè fa il morto e non combatte il Cavaliere tiranno. E pure Enrico Letta, che ha sollevato dubbi sull’opportunità di partecipare a “manifestazioni ad personam”, si è visto ricevere non proprio dei complimenti dal pretoriano di Montenero di Bisaccia. L’unica cosa sulla quale si sono messi d’accordo è il colore della manifestazione: sarà il viola, il colore dei morti. Il colore che indossano i preti ai funerali, il colore delle fasce che adornano le corone funebri. Dal 5 dicembre, evidentemente, il colore dell’opposizione italiana. Menagrami e iettatori, beccamorti sempre più tristi e disperati. Oltre a cambiare ogni sei mesi Segretari, nomi di partito e simboli, adesso ci provano pure con i colori. Forse è la volta buona. Il viola va di moda, e addosso alla sinistra nostrana sta benissimo. Ma proprio tanto.

Non è la stessa cosa

lunedì, 19 ottobre 2009
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Riceviamo e pubblichiamo una mail di Nemo.

Ciao Daw,

ti scrivo per segnalare il nuovo motto dei carissimi sinistri, sempre pronto ad essere sbandierato in ogni momento, buono per ogni occasione, come un’etichetta e uno slogan.

Uguali ma Diversi

Uguali ma Diversi

“Non è la stessa cosa”.

Ecco quindi che se Feltri sputtana Boffo per qualche comportamento controverso, subito lo attaccano. Noi diciamo che è come quando D’Avanzo sputtana Berlusconi e loro “No, non è la stessa cosa”.

Ecco che un serviziaccio di Canale 5 insegue in modo un po’ invasivo un giudice. Tutti lo critichiamo, ma qualcuno aggiunge: “Avete fatto così con gli affari del premier e loro “No, non è la stessa cosa”.

Il Cav. insulta Bindi, lo attaccano a spada tratta con foto di attiviste indignate (fermate a 90.000, un po’ poco). Noi gli si ricorda gentilmente che ne han dette di tutte i colori alla Carfagna, che hanno dato della “scimmia” alla Rice. E la loro rispota, manco a dirlo è: “ma non è la stessa cosa”.

Non è mai la stessa cosa. Così che un loro sgherro può scrivere su Facebook che sarebbe giusto uccidere il Cav. e nello stesso tempo uno dei nostri estremi scrive su un muro scritte anti-immigrati. Lo fanno alcuni di loro, lo fanno alcuni di noi, le bestie ci sono da tutti i lati, ovvio. Ma no, non è la stessa cosa, il piddino aveva scritto “qualcun’altro uccida” mentre il leghista scrive che lui li vuole “fuori dalla Padania”, quegli immigrati.

Non  è la stessa cosa se una loro Bignardi sbaglia a citare uno dei maestri di Brunetta e del diritto del lavoro e uno dei nostri scrive “Katmandu” anzicchè “Kathmandu”. E chi lo nega?

Ricordatelo. Non è la stessa cosa.

Sinistra a puttane

venerdì, 2 ottobre 2009
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La sinistra nel tunnel...

La sinistra nel tunnel...

Il giovedì di AnnoZero è passato, la D’Addario è andata finalmente in onda, c’è stato il record di ascolti, Santoro è contento (ma moderatamente: si sa, lui gode solo quando lo censurano, è fatto così). Per la prossima puntata consigliamo a Santoro qualcosa di più hard, che ne so, una puntata interamente dedicata al porno. Così, tanto per proseguire sulla linea.

Apriamo parentesi. Con la consueta faziosità di Annozero, la stessa che tempo fa fece incazzare e abbandonare lo studio ad una come Lucia Annunziata (perché Santoro, parlando di Israele, proponeva e sponsorizzava soltanto le tesi dei terroristi palestinesi), ieri sera abbiamo assistito ad una ennesima dimostrazione, pratica e sul campo, di quanto sia elevata la libertà di informazione in questo Paese. Se c’è un problema, è l’esatto contrario di quello che quattro sfigati benpensanti di sinistra vogliono far credere. Il problema è che in Italia c’è una cattiva informazione. E Annozero ne è la dimostrazione. Una trasmissione che studia pure le inquadrature per far apparire l’ospite di centrodestra come un povero scemo che razza di informazione fa? Per carità, che vada pure in onda, ma non si può negarne la faziosità estrema. Chiusa parentesi.

La puttana di Bari, che non vuole ricattare nessuno - d’altronde tutti noi giriamo con un registratore tra le tette (per chi le ha, ovvio) – che senza reddito e senza soldi ha messo in piedi in un terreno un cantiere di non si capisce bene cosa, è la nuova icona pop della sinistra italiana. Dalle inchieste di Bari emerge inequivocabilmente un solo reato: la corruzione nello scandalo sanità del Partito Democratico. Ma di questo è vietato parlarne. La libera stampa controllata da Berlusconi non lo permette. Una sinistra italiana che se ne frega dei disoccupati, dei problemi del Paese, dell’economia, della crisi. Così è.

Esempio. Lo scudo fiscale in Aula è passato per le assenze di molti big del centrosinistra. Se questi fossero stati presenti, lo scudo fiscale sarebbe stato bocciato. Dove erano? Di una cosa siamo sicuri: questi fenomeni, questi grandi esponenti della sinistra italiana, ieri sera erano tutti incollati davanti alla tv. A vedere Santoro parlare di puttane.

La sinistra che è ridotta così. Male. E’ attaccata al letto di Berlusconi. Alle sue prestazioni sessuali. Una sinistra finita a puttane. Letteralmente.

L'ultima genialata: pagare i tedeschi per insultare Berlusconi

martedì, 29 settembre 2009
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Che c’è di meglio, con l’autunno che arriva, di andare per fiere e sagre nella nostra bella Italia? Probabilmente nulla. Mangiate, divertimenti, scampagnate. A Trento, tanto per differenziarsi, hanno deciso di organizzare un dibattito politico. Un costoso dibattito politico. Nella culla del piddino Lorenzo Dellai, Presidente della Provincia sorretto dall’alleanza imbarazzante Pd-Udc-Idv, hanno deciso di spendere buona parte dei 26 milioni di euro annui stanziati per una fondazione, la “Bruno Kessler”, in una tavola rotonda che avrà un unico oggetto di discussione: Silvio Berlusconi. I soldi, ovviamente, sono pubblici. E così, tra ieri e oggi, abbiamo assistito e assisteremo a dibattiti estenuanti con insigni studiosi tedeschi che affronteranno i seguenti temi: “L’Europa di Berlusconi: l’insostenibile leggerezza di un sogno particolare”; “Lotta ideologica artificiale e autoregolamentazione istituzionale”; “La revisione della storia nell’Italia di Berlusconi”; “Berlusconi e l’anticomunismo senza il comunismo”, e, dulcis in fundo, la perla: “Foibe e politica interna: il centrodestra e gli zingari”. Evidentemente a Trento si pensa che nel resto d’Italia i rom vengano scaraventati nelle fosse carsiche. Peccato che a farlo, qualche decennio fa, fossero i loro compagni jugoslavi.

Certo, la locandina sembra già chiarire l’orientamento dell’evento, ma se ci fosse ancora qualche dubbio, a chiarirlo c’ha pensato il presidente del centro studi italo tedeschi, Gian Enrico Rusconi: “Gli osservatori europei sono sconcertati. In Italia c’è il trionfo del populismo democratico, che rappresenta la vera mutazione della democrazia italiana”. A specificare ancora meglio il concetto, la sociologa Chiara Saraceno, anche lei invitata al meeting: “No al machismo di Berlusconi, problema per la nostra democrazia”. E per sentire queste quattro stronzate, si gettano via milioni e milioni di euro. Complimenti. Ma prima di tirare giudizi affrettati, è meglio attendere. Attendere che Sant’Oro, giovedì prossimo, documenti con i suoi inviati, con i suoi servizi sempre impeccabili, con i suoi ospiti, l’ennesimo spreco di denaro pubblico. Lo farà, sì sì, lui è intellettualmente onesto.

Il giorno degli sciacalli

mercoledì, 1 luglio 2009
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silver-backed-jackal

Niente da fare, non riescono proprio a tacere. Loro, epurati dal voto degli italiani dal Parlamento nostrano un anno fa, bloccati al 3% poche settimane fa mentre erano in attesa di volare verso Bruxelles e Strasburgo, faticano ad avere un comportamento minimamente decente. E anche stavolta, con una tragedia sconvolgente come quella di Viareggio, con 16 morti, decine di feriti, tre dispersi, non perdono occasione per sproloquiare, per vomitare accuse dirette sempre e solo allo stesso uomo: Silvio Berlusconi. Anzi, per provare qualcosa di nuovo, il verde Bonelli punta dritto l’indice inquisitorio sul ministro dei Trasporti, Altero Matteoli.

“Di fronte a questo inaccettabile incidente che ha provocato la perdita di tante vite umane il ministro dei Trasporti Matteoli e i vertici di Trenitalia si devono dimettere”.

Non da meno è stato Ferrero, quello che dovrebbe comandare Rifondazione comunista (o quel che ne resta). Per lui, invece, la colpa è tutta del Governo:

“Si è trattato di un esito statisticamente prevedibile di una politica ferroviaria che bada solo all’immagine e ai profitti. Il governo ne è il principale responsabile”.

Ovviamente, se accade qualcosa in Italia, non può che essere la ditta Berlusconi&co. la responsabile di tutto. Anzi, il colpevole. Perché la sentenza, da parte di questi signori, è già arrivata.  Dopo aver visto ieri energumeni che, pugno sinistro alzato, insultavano il Presidente del Consiglio andato sul posto a fare il proprio dovere, oggi dobbiamo sentire e leggere queste schifezze. Non lasciano neppure il tempo per contare i morti, per riconoscerli, per piangerli. No, l’importante è colpire, farsi riconoscere ancora. Roba da sciacalli, e basta.