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Napolitano si rivolge ai magistrati. A buon intenditor poche parole.

venerdì, 27 novembre 2009
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Sinceramente, non me l’aspettavo, ma evidentemente anche il Presidente della Repubblica dev’essersi accorto che la tensione istituzionale era salita a livelli insopportabili e ha deciso di richiamare le parti litiganti: politica e magistratura.

Ai primi, perciò, ha ricordato i tanti problemi che affannano il Paese e che vanno quindi affrontati col dovuto impegno, senza perdersi in chiacchiere.
Ai secondi, invece, Napolitano ha riservato una stoccata violentissima.

Quanti appartengono alla istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione“.

Più chiaro di così, si muore.
La magistratura ha colmato la misura e ha fatto un po’ la fine dei musicanti di Brema: andati per suonarle, finirono suonati.
La smettano, le toghe, di sentirsi “Potere” quando la Costituzione li ha fatti “Ordine” dello Stato!
Gli sconfinamenti di campo hanno, evidentemente, ecceduto ogni limite.
L’ultimo, proprio ieri, quando un Consigliere del CSM si è permesso di parlare a nome dell’Organo di Autogoverno dei magistrati, chiedendo addirittura che, nell’ambito di una pratica a tutela delle toghe di Milano e Palermo, fossero “acquisite le dichiarazioni rese dal Premier” durante la direzione del partito e poi riportate, non si capisce neanche quanto fedelmente, da stampa e tivù.

Un’idea che non dev’essere piaciuta a Napolitano, che deve avervi visto l’ennesimo tentativo di una parte di magistratura di dotarsi di competenze che assolutamente non le spettano e, peggio ancora, che violano l’equilibrio istutuzionale garantito dalla Costituzione.

Tant’è che lo stesso Presidente, sentendo puzza di golpe giudiziario (ma questa è una mia interpretazione…) e relativo ribaltone parlamentare, ha messo in chiaro un altro paio di cosette:

Nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare“.

Intesi?
Si mettano l’animo in pace e la smettano di tirare inutili spallate al Governo!

Non pago, Napolitano rincara la dose e dà il colpo di grazia:

Spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia“.

Insomma: ai magistrati spetta applicare la legge. E non polemizzare col legislatore. Perchè non è quella la funzione a cui sono preposti.
Tutto chiaro?

Speriamo…
A buon intenditor, poche parole…

Il no preventivo di questa casta di privilegiati

domenica, 18 ottobre 2009
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toghe d'Italia

toghe d'Italia

L’Associazione Nazionale Magistrati ha detto “no”. Vietato fare (o anche solo pensare) qualsiasi riforma costituzionale che tocchi la giustizia. All’unanimità il Soviet delle toghe ha proclamato lo stato di agitazione per “difendere a oltranza i valori della Costituzione”. Inconcepibile. Questo sì che è un attentato, un tentato golpe, un’indebita ingerenza. Diciamo no ad una riforma costituzionale, difendiamo l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati nell’interesse dei cittadini”, ha dichiarato il Presidente dell’ANM, Luca Palamara. Ma con quale autorità? In quale altro Paese del Mondo i magistrati potrebbero opporsi ad una riforma parlamentare? In nessuno, solo da noi. In quale democrazia il sindacato dei giudici potrebbe porre il veto su un progetto di riforma costituzionale per la cui approvazione sarà probabilmente necessario un referendum popolare? Solo in Italia. E poi hanno il coraggio di parlare di Berlusconi e dei suoi sfoghi, del suo sentirsi costantemente inquadrato dal mirino delle toghe che così tanto amano fare politica. Non hanno dignità, il potere ha dato evidentemente alla testa. Il problema è proprio questo: hanno troppo potere, hanno addirittura un Sindacato. Hanno un Parlamentino, hanno un Presidente. Hanno tutto. Vorrebbero di più, e sono pronti ad ogni azione per ottenerlo.

Come si fa ad immaginare una magistratura indipendente o neutrale quando poi i fatti dimostrano tutt’altro? Con che coraggio si consiglia a Berlusconi di farsi “processare con serenità” quando poi i soggetti giudicanti sono dei fanatici che, girando per ristoranti, inneggiano a Prodi (e già qui ci vorrebbe un test alcolemico) e si augurano la caduta del Premier democraticamente eletto? Come si fa a essere tranquilli quando il giudice è una signora che nel tempo libero insulta l’imputato in diversi forum online e partecipa a social forum in giro per il Mondo? Non si può essere tranquilli, proprio no. Ben venga allora una riforma che ponga fine a certi privilegi (i loro privilegi, sui quali nessuno può aprir bocca, tipo i giudici della Corte Costituzionale che ci costano 50 milioni annui), che impedisca alle toghe di far politica attiva e di dettare l’agenda al Parlamento. Sarebbe già un buon inizio.