
Villa Gernetto, la nuova villa di Berlusconi
L’invidia è una brutta, bruttissima cosa. E’ sintomo di profonda insoddisfazione, di tristezza. E il pezzo sulle nuova villa di Berlusconi pubblicato ieri da Repubblica è l’esempio del rancore che la snobbona sinistra italiana ha nei confronti del ricco, di quello che può permettersi cose che loro magari non possono neppure sognare. Un articolo acido, in pieno stile comunista, come non se ne leggono più neanche sul Manifesto o sull’Unità, ormai dedita più al gossip e alla difesa delle cause perse.
“La sostanza è più o meno la stessa: l’ostensione di un bene, l’ostentazione di uno sfarzo e dunque di un potere. Una nuova villa. Un’altra. L’ennesima. Nessuno sa con esattezza quante egli ne possiede”, scrivono gli adepti di Eugenio Scalfari. E poi, ovviamente, giù a fare i conti in tasca al Cavaliere, come se a qualche italiano dotato di intelligenza e ragione importasse qualcosa di quante stanze hanno le magioni di Berlusconi. “Per fare sua quest’ultima dimora sembra che abbia scucito 40 milioni di euro”.
Bene, e allora? Quale sarebbe il problema? Repubblica è preoccupata dal fatto che il Premier si sia comprato (con soldi suoi e solo suoi) una nuova casa? Siamo arrivati a questo delirio? A questa frustrazione drammaticamente irrecuperabile? Qui siamo sull’orlo della depressione, perché dopo aver visto che le fucilate gossippare e false della campagna di primavera messa in atto da D’Avanzo e sodali sono andate a ritorcersi contro la propria parte politica (con un governatore fatto fuori per storie di sesso e droga ed il Sindaco della rossa più rossa che ci sia Bologna costretto alle dimissioni per le rivelazioni della ormai famosa Cinzia), l’umore in Largo Fochetti è cupo assai. E allora via con il solito articoletto astioso, con una serie di pure acidità scritte da frustrati ormai abituati a prendersi metaforiche legnate sui denti. “Ma che ci farà mai con tutte queste residenze?”, si chiede l’incredulo giornalaio, che bolla come “vittoria dello spreco sulla moderazione e primato dello splendore sulla sobrietà” la “villeide del Cavaliere”.
Ma chi dà il titolo a Repubblica di infilare il naso nel parterre immobiliare di Silvio Berlusconi? Che c’entra ricordare (nello stesso pezzo) “l’ormai celebre stalliere di Arcore” e “l’incubo dei cinquemila o settemila imbarazzanti scatti di Zappadu a villa La Certosa”? Noi non lo sappiamo a che serve. Forse, molto semplicemente, a Repubblica si erano dimenticati di smaltire le tonnellate di rifiuti che hanno prodotto nell’ultimo anno. C’è da capirli… con tutta la spazzatura che hanno pubblicato, è un’impresa quasi impossibile.