Articoli marcati con tag ‘repubblica’

Repubblica si arrende: il consenso del centrodestra è elevato

lunedì, 1 marzo 2010
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“Governo e premier si mantengono su livelli di apprezzamento piuttosto elevati”

Così inizia, oggi su Repubblica, un articolo di presentazione dell’ultimo sondaggio realizzato dal quotidiano. E’ una resa. La bandiera è bianca. Dopo mesi e mesi di pagine su pagine dedicate a escort, prostata di Berlusconi, Noemi, l’ennesima villa del premier, Bersani a Sanremo, le intercettazioni su Bertolaso, lo scandalo Di Girolamo e tanto tanto altro, a Repubblica devono essere disperati. Perché, secondo il loro sondaggio, la coalizione di maggioranza è praticamente sugli stessi livelli di sempre (poco meno delle Politiche 2008, poco più delle Europee 2009). Certo, a Repubblica mettono le mani avanti: “gli effetti dei ripetuti scandali vengono arginati con una campagna mediatica permanente“. E figuriamoci. Ma l’amarezza è tanta. Anche perché il “partito di Bersani è ancora lontano dal 33% delle politiche 2008″.

Beh, a qualcosa in realtà le campagne diffamatorie di Repubblica sono servite: a far perdere copie a Repubblica.

Il solito odio di Repubblica (ma lasciate stare i figli)

venerdì, 26 febbraio 2010
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Berlusconi ha corrotto Mills. Lo hanno deciso Di Pietro e D’Avanzo, che sembra essersi ripreso dalle inchieste pornografiche sulle eiaculazioni continue e particolari del Presidente del Consiglio che lo hanno mantenuto in costante eccitazione per qualche mese del 2009, prima di essere caduto in disgrazia dinnanzi alle birichinate dei suoi modelli alla Marrazzo e alla Delbono. La Cassazione ha bacchettato la Corte d’Appello di Milano per aver pronunciato il verdetto di un reato caduto in prescrizione? Chi se ne frega, quello che è importante è che la sentenza conferma non solo che Berlusconi è stato il corruttore di Mills, ma che la sua imprenditorialità, l’efficienza, la mitologia dell’homo faber, l’intero corpo mistico dell’ideologia berlusconiana ha il suo fondamento nel malaffare, nell’illegalità, nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo”, scrive Beppe D’Av. nel suo consueto sermoneggiare copiato da Eugenio Scalfari, suo degno maestro. E’ la capacità di cambiare la realtà, di dire quello che non sta scritto da nessuna parte, di dire a tutti i costi che Berlusconi è un delinquente, anche se non c’è alcuna sentenza che affermi questo.

Probabilmente questo editoriale è uno dei tanti che vengono tenuti chiusi nei cassetti di Repubblica & associati, di quelli scritti con la bava alla bocca e tirati fuori a scadenza periodica tanto per fare un po’ di casino e ricordare al popolino (magari sotto elezioni, giusto per rispolverare la disinteressata memoria) “chi è Berlusconi, quali sono i suoi metodi, con quali menzogne ha avvelenato il Paese”.  La solita campagna d’odio cui siamo abituati da qualche lustro, il solito cannoneggiamento pre-elettorale che ha l’unico effetto di ricompattare l’Italia a fianco del perseguitato numero uno. Strano non lo abbiano capito ancora, evidentemente non ci arrivano.

E ora, nel 2010, ci ritentano, come se fosse il Superenalotto: più perdi e più ci riprovi, nella speranza che prima o poi becchi almeno tre numeri. Stavolta il tormentone, annunciato da D’Avanzo, si concentrerà sul fatto che da oggi  gli italiani potranno giudicarlo corruttore, bugiardo, spergiuro anche quando fa voto della testa dei suoi figli. Favoloso: dopo lo stalliere e la moglie è la volta dei figli. Sempre meglio.

Repubblica comunista: invidia per il ricco (Berlusconi)

mercoledì, 10 febbraio 2010
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Villa Gernetto, la nuova villa di Berlusconi

L’invidia è una brutta, bruttissima cosa. E’ sintomo di profonda insoddisfazione, di tristezza. E il pezzo sulle nuova villa di Berlusconi pubblicato ieri da Repubblica è l’esempio del rancore che la snobbona sinistra italiana ha nei confronti del ricco, di quello che può permettersi cose che loro magari non possono neppure sognare. Un articolo acido, in pieno stile comunista, come non se ne leggono più neanche sul Manifesto o sull’Unità, ormai dedita più al gossip e alla difesa delle cause perse.

“La sostanza è più o meno la stessa: l’ostensione di un bene, l’ostentazione di uno sfarzo e dunque di un potere. Una nuova villa. Un’altra. L’ennesima. Nessuno sa con esattezza quante egli ne possiede”, scrivono gli adepti di Eugenio Scalfari. E poi, ovviamente, giù a fare i conti in tasca al Cavaliere, come se a qualche italiano dotato di intelligenza e ragione importasse qualcosa di quante stanze hanno le magioni di Berlusconi. “Per fare sua quest’ultima dimora sembra che abbia scucito 40 milioni di euro”.

Bene, e allora? Quale sarebbe il problema? Repubblica è preoccupata dal fatto che il Premier si sia comprato (con soldi suoi e solo suoi) una nuova casa? Siamo arrivati a questo delirio? A questa frustrazione drammaticamente irrecuperabile? Qui siamo sull’orlo della depressione, perché dopo aver visto che le fucilate gossippare e false della campagna di primavera messa in atto da D’Avanzo e sodali sono andate a ritorcersi contro la propria parte politica (con un governatore fatto fuori per storie di sesso e droga ed il Sindaco della rossa più rossa che ci sia Bologna costretto alle dimissioni per le rivelazioni della ormai famosa Cinzia), l’umore in Largo Fochetti è cupo assai. E allora via con il solito articoletto astioso, con una serie di pure acidità scritte da frustrati ormai abituati a prendersi metaforiche legnate sui denti. “Ma che ci farà mai con tutte queste residenze?”, si chiede l’incredulo giornalaio, che bolla come “vittoria dello spreco sulla moderazione e primato dello splendore sulla sobrietà” la “villeide del Cavaliere”.

Ma chi dà il titolo a Repubblica di infilare il naso nel parterre immobiliare di Silvio Berlusconi? Che c’entra ricordare (nello stesso pezzo) “l’ormai celebre stalliere di Arcore” e “l’incubo dei cinquemila o settemila imbarazzanti scatti di Zappadu a villa La Certosa”? Noi non lo sappiamo a che serve. Forse, molto semplicemente, a Repubblica si erano dimenticati di smaltire le tonnellate di rifiuti che hanno prodotto nell’ultimo anno. C’è da capirli… con tutta la spazzatura che hanno pubblicato, è un’impresa quasi impossibile.

L’Italia tutta si interroga sul mistero dei capelli di Berlusconi…

giovedì, 28 gennaio 2010
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Eh sì, questi sì che sono questioni di vita o di morte… parliamo ovviamente dei capelli di Berlusconi, che appaiono e scompaiono come neanche il mostro di Loch Ness. Tutti ne parlano, tutti i (più o meno) autorevoli quotidiani italiani spendono parole e pubblicano foto dettagliate sulla chioma più bella e famosa d’Italia, quella del Cavaliere d’Arcore. Repubblica addirittura ha messo online 13 (tredici!) foto interrogandosi sul caso del giorno:

“C’è un nuovo mistero intorno ai capelli del premier Silvio Berlusconi, che negli ultimi quattro giorni hanno mostrato una mutevolezza sorprendente: il 23 gennaio, il presidente del Consiglio si è presentato al matrimonio del ministro Gelmini con la sua solita chioma. Due giorni dopo, arrivando al San Raffaele per una visita, la fronte del premier è apparsa inspiegabilmente alta e sguarnita. Ma niente paura: oggi, alle celebrazioni per il Giorno della Memoria, la testa del premier era nuovamente rinfoltita

Che dire… new look o parrucchino?

Repubblica si è arresa: Berlusconi è come il Papa

mercoledì, 20 gennaio 2010
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Chissà cosa è successo a Repubblica. Prima inizia l’anno con un’intervista esclusiva addirittura al Nemico, a Silvio Berlusconi, e senza mai, proprio mai, nominare il tormentone delle 10 domande, ormai solennemente chiuse in un cassetto. Poi qualche pagina qui e là non proprio negativa verso il governo. Ma è oggi che a Repubblica arrivano là dove nemmeno ilGiornale è mai giunto prima. Mai. Leggete questo titolo:

Eccolo lì, Berlusconi come un Papa. E’ parola di Repubblica. Amen.

Era tutta spatuzzatura (scene di panico a Repubblica e casa Travaglio)

venerdì, 11 dicembre 2009
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L’attesa testimonianza dei capimafia Graviano nel processo Dell’Utri avrebbe dovuto confermare le parole di Spatuzza, il pentito che settimana scorsa tirò in ballo Berlusconi e Dell’Utri in un patetico “patto con la Mafia” (con tanto di stragi di Stato). Bene, la deposizione di Graviano sfancula in tutto e per tutto la deposizione di Spatuzza: le sue parole sono spazzatura, niente di più. Graviano è stato chiarissimo: alla domanda “Conosce il senatore Dell’Utri?”, Filippo Graviano risponde “No”, anche quando la domanda viene precisata con “direttamente o indirettamente”. E Graviano precisa pure, tra l’altro, di aver già risposto a questa domanda “altre quattro o cinque volte”, e probabilmente continueranno fino a quando non otterranno la risposta desiderata.

Fine della storia.

Povera Repubblica (inteso come giornale dell’editore svizzero e truffatore dello Stato). Povero Travaglio (inteso come giornalista e scrittore di libretti-for-dummies). Una domanda: ma la deposizione di Graviano è stata mandata in mondovisione come quella di Spatuzza? E ora che si inventeranno?

APPELLO: Siamo tutti un ddl

giovedì, 12 novembre 2009
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Contro il gesto arrogante e offensivo della senatrice Finocchiaro, che ha scaraventato con inaudita violenza contro un muro un povero ddl. Di fronte ad un comportamento del genere, che denota una assoluta mancanza del senso delle istituzioni, noi non ci siamo e urliamo: siamo tutti un ddl! Difendiamo insieme la dignità di un povero ddl!

A tal scopo appoggiamo l’iniziativa di Repubblica e aderiamo alla raccolta firme: per mandare la vostra solidarietà al povero ddl scrivete una mail a repubblicawww@repubblica.it. Se volete mandate una vostro foto insieme ad un povero ddl, e Repubblica la pubblicherà in una apposta gallery. Forza, siamo tutti un ddl!

Ma Cosentino è già colpevole? E i camorristi del Pd?

martedì, 10 novembre 2009
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Siccome siamo in Italia, le richieste di autorizzazione a procedere contro gli onorevoli arrivano prima sui giornali che in Parlamento. Quindici anni fa il Corriere, oggi un po’ tutti. Protagonista, Nicola Cosentino, discusso sottosegretario all’Economia e candidato in pectore del Pdl per la poltronissima di Governatore della Campania. Premessa d’obbligo: qui non si difende a spada tratta Cosentino, la mano sul fuoco non la si mette. Il problema è un altro, il solito: basta un’annunciata (ma da chi, poi?) richiesta di misura cautelare alla Camera, e già parte il solito linciaggio della stampa che tanto piange perché il capo del Governo le tappa la bocca. E così, in home su Repubblica, compare addirittura uno Speciale dedicato al “caso”. Addirittura il ventennale del Muro viene scavalcato nella gerarchia delle notizie. Inchieste su inchieste, dell’Espresso e di Saviano. Tutta roba già pronta e messa nel cassetto, pronta ad essere tirata fuori al momento opportuno. Un po’ come fanno certi magistrati, che evidentemente hanno pensato di togliere d’impaccio Berlusconi e Fini, decidendo loro che il viceministro non deve essere candidato. Dalla “Cosentino Connection” con tutte le dichiarazioni dei pentiti (capirai…) contro l’esponente Pdl al “racconto” dell’autore di Gomorra. Per la stampa, ovviamente, Cosentino è già colpevole. E’ un camorrista.

Ci sarebbe piaciuto, magari, vedere la stessa attenzione della pseudo-censurata cooperativa giornalaia anche per il caso di Castellamare di Stabia, dove la Camorra pullulava nelle liste del Partito Democratico alle primarie di poche settimane fa. Invece in quel caso se ne parlava a bassa voce, si scrivevano trafiletti, si metteva la notizia là dove pochi la potevano leggere. Due pesi e due misure, un linciaggio che vale e va fatto solo in base al colore della tessera che si ha in tasca. Un mattatoio, una centrifuga mediatica che fa schifo. Un altro esempio di come e quanto la stampa italiana sia fin troppo libera.