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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; regionali</title>
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		<title>Di Pietro schiaccia il Pd</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:35:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E meno male che l&#8217;opposizione era tutta unita nel protestare contro la prevaricazione di Berlusconi, contro l&#8217;assalto alla democrazia, contro l&#8217;omicidio di Stato, contro la truffa a danno dei poveri cittadini ignari dei decretini del Cavaliere! Sono più divisi delle due Coree, gli oppositori. Soprattutto sulla spinosissima questione della manifestazione violacea di sabato prossimo. Sì, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Di Pietro fuma" src="http://farm5.static.flickr.com/4067/4422009011_8a7da23a06_o.jpg" alt="" width="520" height="372" /></p>
<p>E meno male che l&#8217;opposizione era tutta unita nel protestare contro la prevaricazione di Berlusconi, contro l&#8217;assalto alla democrazia, contro l&#8217;omicidio di Stato, contro la truffa a danno dei poveri cittadini ignari dei decretini del Cavaliere! Sono <strong>più divisi delle due Coree</strong>, gli oppositori. Soprattutto sulla spinosissima questione della <strong>manifestazione</strong> violacea di sabato prossimo. Sì, perchè dopo aver proclamato tutto il proclamabile nei giorni scorsi, adesso <strong>ilPd sta sudando freddo</strong> al solo pensiero di quanto potrebbe avvenire in quella piazza traboccante di manette, travaglini, odio, cappi e sciarpe. <strong>Di Pietro è incontrollabile</strong>, hanno realizzato i leader dell&#8217; ex loft&#8230; e la &#8220;moratoria&#8221; su Napolitano che Bersani &amp; co. avevano chiesto in ginocchio al trebbiatore forcaiolo andrà incontro ad un <strong>misero fallimento</strong>. <em>&#8220;Voi fate quello che vi pare, <strong>ma io parlo</strong>, per il resto sono problemi vostri&#8221;</em>, ha risposto beffardo Tonino nostro. <strong>D&#8217;Alema</strong>, dall&#8217;alto dei suoi successi recenti e passati come stratega politico, aveva addirittura proposto tre (tre!) manifestazioni diverse, in modo da &#8220;diluire&#8221; il fuoco della folla armata di forconi sugli chic dirigenti piddini e sul Capo dello Stato.</p>
<p>Niente da fare, Roma caput Mundi: sarà lì il centro della protesta contro il decreto interpretativo che il Tar Lazio ha gettato nel water (il Presidente emerito della Consulta Capotosti su questo ha ben più di una<a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=QDMW9"> perplessità</a>&#8230;). <strong>Franceschini</strong>, allora, sopravvissuto alle ennesime primarie in gazebo, dice che <em>&#8220;sarebbe meglio se parlassero solo esponenti della società civile&#8221;</em>, mentre <strong>Bersani</strong> il vincitore se la fa sotto alla sola idea di essere fischiato dalla piazza delirante, e propone di <strong>mandare sul palco Rosy Bindi</strong>.</p>
<p>Insomma, l&#8217;ennesima dimostrazione (ammesso che ce ne fosse bisogno) che il lider maximo della sinistra è un <strong>fascista</strong>. Un ducetto dei tempi nostri, <strong>con toga e manette</strong>, che pur di godersi un bagno di folla, un trionfo all&#8217;insegna dell&#8217;insulto alle istituzioni repubblicane, è <strong>disposto a tutto</strong>. Anche a dire, come ha fatto De Magistris (pm e membro dell&#8217;Idv, tanto per ricordarlo), che <em>&#8220;Napolitano sta avallando l&#8217;attuazione del piano di rinascita democratica ideato da Gelli e oggi realizzato dal premier piduista Berlusconi&#8221;</em>. E questi <strong>vorrebbero pure vincere le elezioni</strong>&#8230;</p>
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		<title>Le prove del tentato golpe in Lombardia</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 16:40:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diceva il grande vecchio che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s&#8217;azzecca. E sembra che Andreotti sapesse il fatto suo, visto che oggi abbiamo la conferma di quanto si sospettava da giorni, grazie a Il Giornale. La Corte d&#8217;Appello di Milano che perde ore ed ore a studiare a tavolino il modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Golpe in Lombardia" src="http://farm5.static.flickr.com/4061/4419823491_c4733669b3_o.jpg" alt="" width="520" height="391" /></p>
<p>Diceva il grande vecchio che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s&#8217;azzecca. E sembra che Andreotti sapesse il fatto suo, visto che oggi abbiamo la <strong>conferma di quanto si sospettava da giorni</strong>, grazie a <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/firme_lombardia_prove_vergogna/firme/09-03-2010/articolo-id=427906-page=0-comments=1">Il Giornale</a>. La <strong>Corte d&#8217;Appello di Milano</strong> che perde ore ed ore a studiare a tavolino il modo in cui <strong>far fuori Formigoni</strong> e le sue liste, truccando le elezioni, e che allo stesso tempo <strong>soprassiede alle valanghe di irregolarità della truppa-Penati</strong>. Carta canta. Il leit-motiv? Semplice: a parità di irregolarità, venivano sistematicamente annullate solo le firme a sostegno del Governatore uscente. Basta guardare le <strong>prove</strong>, i fogli, i documenti. La lista di Formigoni non ha il timbro tondo. Risultato, 25 firme cestinate. Giusto, per carità. La lista di Penati presenta il medesimo problema, ma stavolta le 23 firme vengono ritenute incredibilmente valide. E ancora, manca la qualifica dell&#8217;autenticante alle firme del candidato di Berlusconi? Via, nella spazzatura altre 23 sottoscrizioni. Manca la qualifica in quelle dell&#8217;esponente del Pd? Stavolta le 23 firme diventano valide. E via così, <strong>in un crescendo di vergona e di schifo</strong>, fino ad arrivare al clamoroso: Francesco Prina, consigliere regionale del Partito Democratico, che <strong>autentica sette firme senza poterlo fare</strong>. Ma per la pignola Corte d&#8217;Appello tutto ciò va bene. E come se ciò non bastasse, a corredare la <strong>scandalosa vicenda</strong> va segnalato un episodio alquanto inquietante: la richiesta d&#8217;accesso agli atti contestati è stata accettata in modo ultra veloce ai <strong>Radicali</strong>, <strong>per via telefonica e senza alcuna documentazione di merito</strong>. Un caso più unico che raro nella storia delle contestazioni elettorali.</p>
<p>Fortunatamente il Tar della Lombardia ha fatto <strong>un po&#8217; di giustizia</strong> in questa pietosa vicenda, dove le toghe hanno tentato di <strong>rovesciare la democrazia</strong>, eliminando alla radice il problema del consenso berlusconiano: <strong>togliere dalla scheda elettorale i candidati del Pdl</strong>. Non ci sono riusciti, almeno stavolta e almeno in Lombardia. Ma siamo sicuri che questa lunga mano che pretende di fare politica attiva quando dovrebbe unicamente limitarsi ad applicare le leggi <strong>non si fermerà</strong> davanti a niente ed a nessuno.</p>
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		<title>Colpo di Stato</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/03/08/colpo-di-stato/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 19:21:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ morta la democrazia. L’Italia è un regime. Sì, ora lo possiamo dire. Questa sera, stiamo vivendo  la pagina più buia della nostra Repubblica. Il Tar del Lazio ha infatti deciso di usare come carta igienica il decreto interpretativo firmato dalla più alta carica dello Stato, il Presidente della Repubblica, cestinando la lista del principale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Colpo di Stato" src="http://farm5.static.flickr.com/4027/4418003100_ac08336235_o.jpg" alt="" width="520" height="548" /></p>
<p><strong>E’ morta la democrazia</strong>. L’Italia è un regime. Sì, ora lo possiamo dire. Questa sera, stiamo vivendo  la pagina più buia della nostra Repubblica. Il Tar del Lazio ha infatti deciso di usare come <strong>carta igienica</strong> il decreto interpretativo firmato dalla più alta carica dello Stato, il Presidente della Repubblica, cestinando la lista del principale partito italiano, della provincia di Roma e della Capitale. <strong>I romani non avranno il diritto di votare i loro rappresentanti</strong>, non potranno farlo. Sulle schede troveranno listini e listoni, ma non il Popolo della Libertà. <strong>Ricorso respinto</strong>. E dopo il danno, la beffa: la discussione sul merito del ricorso del partito più votato dagli italiani è stato fissato al <strong>6 maggio</strong>, quando le elezioni saranno passate da un mese e mezzo. Un insulto alla decenza, una carognata. Un <strong>tribunale che non rispetta le leggi</strong> della Repubblica, una congrega che commette abusi. <em>“Il decreto interpretativo non può trovare applicazione perché  la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione”</em>, hanno scritto i magistrati. In pratica, la sentenza è diventata la dichiarazione alle agenzie degli avvocati del Pd: un <strong>semplicissimo copia-incolla</strong>.</p>
<p>Al di là di formalismi interpretati quasi sempre a vantaggio di una determinata parte politica, rimane lo scempio di vedere milioni di elettori esclusi dal più elementare e basilare diritto di ogni realtà democratica: il voto. E, non a caso, il primo ad esultare per questa decisione del Tar è il leader fascista <strong>Antonio Di Pietro</strong>. Contento di vincere facile.</p>
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		<title>E se anche Scalfaro sfancula la sinistra</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:03:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Quanti sono gli elettori del Pdl in Lazio e in Lombardia? Qualche milione,no? Cosa sarebbe successo se si fosse votato senza la lista del partito di maggioranza? Sarebbe stato eletto un organismo che non avrebbe rappresentato la realtà e rispecchiato davvero la società. Una follia”. No, queste parole non sono di Bondi o Cicchitto, no [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Scalfaro" src="http://farm5.static.flickr.com/4036/4416881354_41c145cc1a_o.jpg" alt="" width="520" height="391" /></h2>
<blockquote>
<h2 style="text-align: center;"><em>“Quanti sono gli elettori del Pdl in Lazio e in Lombardia? Qualche milione,no? Cosa sarebbe successo se si </em><em>fosse votato senza la lista del partito di maggioranza? Sarebbe stato eletto un organismo che non avrebbe rappresentato la realtà e rispecchiato davvero la società. Una follia”. </em></h2>
</blockquote>
<p>No, queste parole non sono di Bondi o Cicchitto, no no. A parlare così è l’<strong>Emerito Scalfaro</strong>, chiamato dal Corriere della Sera a commentare il caos liste e tutto il putiferio seguito alla <strong>doverosa firma</strong> di Napolitano al decreto interpretativo che ha permesso al partito di maggioranza di tornare in campo. E se anche Oscar Luigi Scalfaro, il Peggior Presidente della Repubblica che l’Italia abbia mai avuto, uno dei più acerrimi nemici di Silvio Berlusconi, uno degli ultimi uomini a comminare la pena di morte in Italia (ma dopo aver pregato una notte intera, sia chiaro), un uomo che per hobby schiaffeggiava signore un po’ scollate nei ristoranti, dice che tutto sommato <strong>non si poteva lasciar fuori il Pdl</strong> con i suoi candidati, significa che davvero tutto questo ragliare per il via libera al decreto è senza senso. Certo, il devoto Oscar Luigi <strong>attacca il Premier</strong> (le vecchie abitudini sono dure a morire), deprecando che <em>“una persona giunta al vertice della responsabilità rivendichi di continuo un diritto ad avere le mani libere”</em>, ma nella sostanza neppure il <strong>vegliardo custode perpetuo</strong> della Costituzione può dire che quanto accaduto è un affronto alla democrazia, un golpe, una prevaricazione delle regole e tutto il minestrone di stupidaggini e falsità che negli ultimi tre giorni i dipietrini di viola insciarpati con i loro sparring-partner piddini hanno urlato al Mondo intero.</p>
<p>Forse sarebbe ora di tornare sulla terra, di abbassare i toni e di darsi una regolata. Eviterebbero <strong>altre figuracce</strong>.</p>
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		<title>Decreto incostituzionale? Neanche per sogno</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/03/05/decreto-incostituzionale-neanche-per-sogno/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 22:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Consiglio dei Ministri ha approvato l&#8217;ormai famoso &#8220;decreto interpretativo&#8220;. Immediate le reazioni dell&#8217;opposizione, decisamente sopra le righe. Di Pietro addirittura vuole ricorrere all&#8217;uso delle armi, per il Pd si tratta di un trucco, di un golpe, di una vergogna, per i Verdi si tratta di pirateria, per Zingaretti è un &#8220;momento buio&#8221; e dice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio dei Ministri ha approvato l&#8217;ormai famoso &#8220;<strong>decreto interpretativo</strong>&#8220;. Immediate le reazioni dell&#8217;opposizione, decisamente sopra le righe. Di Pietro addirittura vuole ricorrere <a href="http://www.daw-blog.com/2010/03/05/aspettando-il-decreto-di-pietro-invoca-le-forze-armate/" target="_blank"><strong>all&#8217;uso delle armi</strong></a>, per il Pd si tratta di un trucco, di un golpe, di una vergogna, per i Verdi si tratta di pirateria, per Zingaretti è un <em>&#8220;momento buio&#8221;</em> e dice di pensare &#8220;<em>a chi paga le multe e chi si ferma col rosso&#8221;</em>. Insomma,<strong> illegale, fascista, incostituzionale e chi più ne ha più ne metta.</strong></p>
<p><strong>In realtà non è proprio così. </strong>Queste dichiarazioni servono esclusivamente ad alzare i toni (d&#8217;altronde si vota tra poco). Insomma, a raccattare voti. Tutta propaganda. Addirittura stasera su Skytg24 era presente in studio una &#8220;costituzionalista&#8221; con indosso <strong>una sciarpa viola</strong>: lascio a voi immaginare il suo parere sul decreto. Ma la stessa Repubblica, invece, cita il parere del costituzionalista Annibale Marini: &#8220;<em>Se c&#8217;è accordo da parte del capo dello Stato, ritengo che quella di un decreto interpretativo sia l&#8217;unica strada praticabile</em>&#8220;. Insomma, <strong>non è proprio per tutti incostituzionale.</strong></p>
<p>E proprio riguardo alla presunta incostituzionalità, <strong>basta andare a leggere alcune sentenze della Corta Costituzionale</strong> sulle &#8220;leggi interpretative&#8221;.</p>
<p>Ad esempio,<strong> sentenza numero 123 del 1987:</strong></p>
<blockquote><p>la funzione dell’interpretazione autentica è quella di chiarire il senso di norme preesistenti, ovvero di imporre una delle possibili varianti di senso compatibili con il tenore letterale, sia al fine di eliminare eventuali incertezze interpretative, sia per rimediare ad interpretazioni giurisprudenziali divergenti con la linea politica del diritto voluta dal legislatore.</p></blockquote>
<p><strong>Chiarissimo, no?</strong> &#8220;<em>Chiarire il senso di norme preesistenti</em>&#8220;, anche per &#8220;<em>rimediare ad interpretazioni giurisprudenziali divergenti con la linea politica del legislatore</em>&#8220;. Perfetto. Anzi, <strong>la legge interpretativa rappresenta uno strumento perfetto per far prevalere la linea del legislatore in caso di contrasti giurisprudenziali.</strong></p>
<p>Ancora:<strong> l&#8217;unico limite che incontrano le leggi interpretative</strong>, ed è la sentenza 155 del 1990, è rappresentato dall&#8217;articolo 25, comma secondo, della Costituzione (che è materia penale).</p>
<p>E <strong>sulla retroattività tanto contestata </strong>il problema non si pone nemmeno. <strong>La retroattività, in una legge interpretativa, è &#8220;intrinseca&#8221;</strong>. Ed è pure ovvio, scontato e banale, visto che va ad interpretare una legge precedente (che comunque non va a sostituire).</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>Aggiornamento ore 23.40 -<span style="color: #ff0000;"> Il Capo dello Stato ha firmato il decreto del governo</span></strong>, che verrà a questo punto pubblicato domani in Gazzetta Ufficiale. Dal Quirinale si afferma che il decreto è stato firmato dopo aver constatato che si tratta effettivamente di una legge interpretativa.</p>
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		<title>Quando si cambiarono le regole (e nessuno fiatò)</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 17:09:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sembra quasi che la materia elettorale sia diventata improvvisamente un tabù, una cosa sulla quale nessuno può mettere mano. Un dogma di fede, che solo a toccarlo si rischia di andare all’Inferno. Basta ascoltare quanto i vari costituzionalisti vanno a dire in giro, sui giornali o in tv: impossibile qualunque azione del Governo o del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Schede elettorali" src="http://farm5.static.flickr.com/4069/4409305062_7f3a63e4c9_o.jpg" alt="" width="520" height="357" /></p>
<p>Sembra quasi che la materia elettorale sia diventata improvvisamente un tabù, una cosa sulla quale nessuno può mettere mano. Un <strong>dogma di fede</strong>, che solo a toccarlo si rischia di andare all’Inferno. Basta ascoltare quanto i vari costituzionalisti vanno a dire in giro, sui giornali o in tv: impossibile qualunque azione del Governo o del Parlamento in questo momento. Eppure, <strong>i precedenti che smentiscono queste illustri opinioni ci sono</strong>, e non sono neanche pochi. Prendiamo il <strong>1995</strong>: Oscar Luigi Scalfaro firmò senza batter ciglio un <strong>decreto legge</strong> per spostare la scadenza dei termini per la presentazione delle liste. Il motivo? Aiutare chi rischiava di non potersi presentare. L’anno prima, il peggior Presidente della Repubblica che l’Italia ricordi decise di sciogliere le Camere, indicendo le elezioni per il 27 marzo. <strong>Panico</strong>: i referendum voluti da Pannella rischiavano di essere mandati al macero. Sciopero della fame, della sete e solito teatrino radicale, con incatenamenti, imbavagliamenti, eccetera eccetera. Risultato, il Governo si intenerì e varò un decreto legge che <strong>prorogò di ben otto giorni</strong> il termine per la raccolta delle firme per le liste e di sette quello previsto per l’invio delle firme alla Cassazione. Pannella felice e contento, smise di denutrirsi e disidratarsi e riprese a mangiare e bere.</p>
<p>Venendo ad epoche più recenti, potremmo citare il <strong>caso-Lazio di cinque anni fa</strong>: la lista della Mussolini fu esclusa in prima battuta perché le <strong>firme non erano regolari</strong> (toh!). Poi, però, il Consiglio di Stato la riammise. Verrebbe da chiedersi se quelle firme erano o non erano regolari. Non lo sapremo mai. In <strong>Basilicata</strong>, anno del Signore 2000, una lista fu prima esclusa e poi riammessa. Il Prefetto decise di <strong>posticipare il voto</strong> per consentire agli esclusi poi recuperati di fare campagna elettorale. E del <strong>Molise</strong> vogliamo parlarne? Sempre nel 2000 furono ammesse ben <strong>due liste senza requisiti</strong> (Verdi e Comunisti Italiani), ma <strong>nessuno se ne accorse</strong> (maddai!). Si votò, l’Ulivo vinse per 600 voti e solo dopo ricorso della Casa delle Libertà il Tar sentenziò che sì, effettivamente quelle due liste non erano state autenticate. Il Consiglio di Stato confermò il verdetto del Tar e si tornò alle urne.</p>
<p>Come si vede, in materia elettorale i <strong>precedenti di correzioni in corso d’opera</strong> ci sono sempre stati. E di certo non ci si può scandalizzare se oggi si tenta <strong>legittimamente</strong> di far votare i cittadini per quello che vogliono, evitando così una corsa falsata in partenza e senza senso.</p>
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		<title>Presidente, si ricordi come è stato eletto</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 10:34:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Napolitano frena il drecreto&#8221;, &#8220;No di Napolitano a Berlusconi&#8221;, &#8220;Napolitano: serve il consenso dell&#8217;opposizione&#8221;. Questi sono alcuni dei titoli dei quotidiani di oggi. Il fatto del giorno, ovvio, è il no del Presidente della Repubblica al decreto legge salva-democrazia proposto da Berlusconi dopo il ben noto caos liste. Napolitano, quindi, vorrebbe il consenso di tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Napolitano diviso" src="http://farm3.static.flickr.com/2682/4408575514_ae71ca7766_o.jpg" alt="" width="520" height="257" /><br />
<em>&#8220;Napolitano frena il drecreto&#8221;, &#8220;No di Napolitano a Berlusconi&#8221;, &#8220;Napolitano: serve il consenso dell&#8217;opposizione&#8221;. </em>Questi sono alcuni dei titoli dei quotidiani di oggi. Il fatto del giorno, ovvio, è i<strong>l no del Presidente della Repubblica al decreto legge salva-democrazia </strong>proposto da Berlusconi dopo il ben noto caos liste.</p>
<p>Napolitano, quindi, <strong>vorrebbe il consenso di tutta l&#8217;opposizione</strong>, o almeno del Partito Democratico di Bersani. L&#8217;argomento è innegabilmente delicato, e in teoria Giorgio Napolitano avrebbe anche ragione. Quanto è <strong>premuroso</strong> il nostro capo dello Stato, così attento e sensibile alla democrazia. Così <strong>attento</strong> alla ricerca del più largo consenso possibile.</p>
<p>Eppure, <strong>scusate, ma Napolitano come è stato eletto?</strong> Se lo è dimenticato? <a href="http://daw.ilcannocchiale.it/2006/05/11/.html" target="_blank">Giorgio Napolitano è stato eletto Capo dello Stato</a> <strong>proprio con i voti di una sola parte</strong>, e cioè la sinistra ex comunista. E se il discorso odierno di Napolitano vale per un tema delicato come le elezioni, allora vale ancora di più per l&#8217;elezione del Presidente della Repubblica: il vero garante delle regole democratiche dovrebbe essere eletto con &#8220;largo consenso&#8221;. La sua elezione, invece, è avvenuta nel più <a href="http://daw.ilcannocchiale.it/2006/05/10/presidente_per_meta.html" target="_blank">totale disprezzo delle regole democratiche</a>, senza dialogo alcuno e con l&#8217;imposizione di un candidato unico. Se lo sono scelti e se lo sono votati. Da soli.</p>
<p>Quindi, Presidente, <strong>si ricordi un po&#8217; come è stato eletto. </strong>Da chi. In che modo. E ci fermiamo qui,  ma non ci sarà anche un <em>perché</em>?</p>
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		<title>Un decreto per salvare la democrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 17:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il caos liste è in continua evoluzione, con frenetiche riunioni per decidere il da farsi. Al momento, è certo che alle 21 di stasera Silvio Berlusconi salirà al Quirinale per consultazioni con Napolitano, che anche oggi si è detto “preoccupato” e ansioso “di voler capire come stanno le cose”. Al termine dell’incontro, si terrà con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://farm3.static.flickr.com/2697/4406929271_1bb8319ace_o.jpg" alt="" width="520" height="331" /></p>
<p>Il caos liste è in continua evoluzione, con frenetiche riunioni per decidere il da farsi. Al momento, è certo che alle 21 di stasera <strong>Silvio Berlusconi salirà al Quirinale</strong> per consultazioni con Napolitano, che anche oggi si è detto “preoccupato” e ansioso <em>“di voler capire come stanno le cose”</em>. Al termine dell’incontro, si terrà con ogni probabilità un <strong>Consiglio dei Ministri</strong> che stabilirà il piano d’azione del Governo. Sembra che<strong> la soluzione più probabile sia il decreto legge</strong>, che permetterebbe alle liste escluse di tornare in pista. Su questo fronte, Bersani ha già fatto sapere ( un po’ ambiguamente) che il Pd non ci sta, mentre i suoi alleati amanti della legalità (quando non li tocca) radicali chiedono l’<strong>annullamento totale della tornata elettorale</strong>.</p>
<p>Decreto o no, leggina o no, <strong>qualcosa va fatto</strong>. Ne <a href="http://www.daw-blog.com/2010/03/03/via-tutti-i-candidati-governatori-del-centrodestra/">abbiamo scritto</a> anche ieri: non può essere un timbro quadrato anziché tondo, o una firma in meno, a determinare una <strong>vittoria a tavolino</strong> di una forza politica. E’ un abuso, una forzatura, un <strong>attentato alla democrazia</strong>. Verrebbe leso il diritto su cui poggia un sistema democratico: il <strong>diritto di voto</strong>. Non può la burocrazia proibire ad un cittadino di esprimere la propria scelta, la propria preferenza. <strong>Non è tollerabile</strong>. Chissà, al di là dei comportamenti <strong>demenziali</strong> e <strong>incommentabili</strong> dei vari Milioni &amp; sodali, che i giudici abbiano trovato la <strong>chiave per abbattere Berlusconi</strong>: non ci sono riusciti sotto il profilo penale, né sotto quello civile, si sa. Ora, però, ecco spuntare la magistratura amministrativa, che elimina il problema alla radice: la creatura politica del Cavaliere semplicemente non può partecipare alle elezioni. Semplice, banale. Una pratica con un vago sapore di Ventennio fascista. E’ chiaro che allo stato attuale non si può andare al voto. Si tratterebbe di <strong>consultazioni falsate</strong>, con un’astensione bulgara, che azzopperebbe in partenza il candidato che poi risulterebbe “vincitore” (tra virgolette, molte virgolette). E’ facilmente comprensibile l’azione del Governo. Non si può toccare il diritto di voto, altrimenti le conseguenze potrebbero essere <strong>drammatiche</strong>. Ad ora, però, si sta cercando una soluzione politica.</p>
<p><strong>Una strada per tutelare gli elettori</strong>. I discorsi sui paninari, sugli emeriti coglioni che hanno causato questa deprimente ed imbarazzante situazione, verranno dopo. Ora c’è una cosa un po’ più importante cui pensare, la democrazia messa sotto scacco da timbri non in regola, firme un po’ così e faldoni abbandonati. Altrimenti, lo diciamo ancora: se alla <em>Bonino furiosa</em> piace tanto vincere facile, che alle elezioni ci vada da sola. E come lei, tutto il Pd. <strong>Bello vincere così</strong>, soli come era solito fare Milosevic  o come ancora oggi fa il dittatore nordcoreano. <strong>Applausi</strong>. <strong></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000"><span style="color: #000000">• </span>AGGIORNAMENTO ORE 22.40</span></strong>:  Al termine del colloquio tra Berlusconi e Napolitano al Quirinale, è stato deciso il <strong>rinvio</strong> del Consiglio dei Ministri inizialmente programmato per le 22.00 di oggi. <span style="color: #ff0000"><strong></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000"><strong><span style="color: #000000">•</span> AGGIORNAMENTO ORE <strong>20.07</strong>:</strong></span> La Corte d&#8217;Appello di Roma ha <span style="color: #008000"><strong>RIAMMESSO</strong></span> il <strong>listino</strong> della candidata alle regionali del Lazio <strong>Renata Polverini</strong>. Accolto il ricorso contro l&#8217;esclusione.</p>
<ul></ul>
<ul></ul>
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		<title>Via tutti i candidati governatori del centrodestra!</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 19:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jack</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bordello]]></category>
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		<description><![CDATA[Il caos che si sta creando in vista di queste elezioni regionali sta assumendo proporzioni spaventose: ad oggi in Lombardia la coalizione che governa il Paese e la Regione è esclusa dalla competizione per dei vizi formali (timbri e date su un modulo) e, mentre scriviamo, la lista del Popolo delle Libertà è stata esclusa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Tutti via" src="http://farm5.static.flickr.com/4001/4404474149_6485afdf07_o.jpg" alt="" width="520" height="464" /></p>
<p>Il caos che si sta creando in vista di queste elezioni regionali sta assumendo <strong>proporzioni spaventose</strong>: ad oggi in Lombardia la coalizione che governa il Paese e la Regione è<strong> esclusa dalla competizione per dei vizi formali (timbri e date su un modulo)</strong> e, mentre scriviamo, la lista del Popolo delle Libertà è stata esclusa dalla competizione nella Provincia di Roma, la più popolosa del Lazio, altra regione strategica e, secondo i sondaggi, in bilico.</p>
<p>A questo si aggiungono <strong>decine di ricorsi in tutta Italia</strong>, liste civetta approvate in Piemonte e, come una spada di Damocle a completare il quadro, anche<strong> la candidatura di Renata Polverini, al momento, é sospesa</strong> in quanto si attendono decisioni per irregolarità formali nella presentazione del suo listino.</p>
<p>Nel peggiore scenario possibile, ci troveremmo di fronte a <strong>due regioni chiave</strong>, Lombardia e Lazio, le regioni della capitale economica e politica del Paese, con una competizione falsata, con<strong> un solo candidato in campo</strong>, un candidato di sinistra, grazie a decisioni della magistratura amministrativa e per vizi formali e non sostanziali.</p>
<p>In questo quadro drammatico, in cui di fatto, seppur con una buona dose di superficialità da parte del centrodestra, <strong>si negherebbe ai cittadini il loro diritto di scegliere liberamente la loro coalizione ed il loro Presidente</strong>, in un sistema che di fatto é bipolare ormai da quasi vent’anni, é necessaria una forte presa di posizione politica. Non sono le maratone oratorie, pratica tipicamente radicale ed inutile, a cambiare le cose, ma <strong>un forte intervento simbolico che apra la strada ad un vero intervento politico</strong> per sanare questo vulnus democratico che le vergini della sinistra fingono di non vedere, spacciando per prioritarie firme e timbri rispetto alla possibilità di scelta.</p>
<p><strong>Il centrodestra, in questo quadro, deve fare quadrato e ritirare tutti i suoi candidati a governatore dalla competizione elettorale.</strong></p>
<p>Se<strong> la partita deve essere falsata, che lo sia fino in fondo, e si costringa il centrosinistra a gettare la maschera</strong>: vogliono davvero, lor signori, vincere a tavolino? Allora abbiano il coraggio di dirlo agli italiani; <strong>il centrodestra, ad una competizione che nasce sotto pessimi auspici democratici, non deve prestarsi.</strong></p>
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		<title>Chiudiamo il PdL per un panino</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 18:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io non so chi sia questo tizio che doveva depositare la lista del PdL per la provincia di Roma, non voglio neanche sapere il suo nome. Non so nemmeno se lasciare i pacchi delle firme incustodite in corridoio costituisca la prassi normale, non so niente perché non sono pratico di queste cose. Non so se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="forza panino" src="http://farm5.static.flickr.com/4002/4395012605_77cf046fba_o.jpg" alt="" width="520" height="441" /></p>
<p>Io non so chi sia questo tizio che doveva depositare<strong> la lista del PdL per la provincia di Roma</strong>, non voglio neanche sapere il suo nome. Non so nemmeno se lasciare i pacchi delle firme incustodite in corridoio costituisca la prassi normale, non so niente perché non sono pratico di queste cose. Non so se quella gente con la sciarpa viola in quel corridoio fosse una cosa normale. Ma <strong>il termine per presentare le liste era mezzogiorno</strong>, e a mezzogiorno quelle liste non sono state presentate. Il tizio che doveva farlo, che ripeto non so chi sia e manco voglio saperlo, era uscito <em>&#8220;a farsi un panino</em>&#8220;. <strong>Un panino.</strong> Sarà stato mica il McItaly del Ministro Zaia? E così il PdL rischia di ritrovarsi senza lista sulla scheda elettorale per colpa della fame di quel tale, che invece di fare l&#8217;unica cosa che doveva fare (stare lì) <strong>è andato a mangiare. Un panino.</strong> Che poi pensateci un attimo:<strong> la Bonino sta facendo lo sciopero della fame e il PdL perde la lista per un panino. </strong>Pazzesco.</p>
<p>I ricorsi non so come finiranno, ma sono sicuro che se fosse capitato agli altri ci sarebbe già la raccolta firme di Repubblica, l&#8217;intervento di &#8220;<em>costituzionalisti</em>&#8221; per spiegare che quella lista deve tornare sulla scheda, le prese di posizione di senatori a vita, ex presidenti, popolo viola e Sabrina Ferilli. Ma poco importa, <strong>quella lista è giusto che resti fuori dalla scheda elettorale</strong>. Lo sbaglio c&#8217;è stato, ed è gravissimo: cose da principianti, anzi nemmeno. Se il PdL, il partito più grande del Paese, è in mano a questa gente allora c&#8217;è da rimanere senza parole. Tanto vale chiuderlo. <strong>Chiudiamo il PdL. Per un panino, sì.</strong></p>
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		<title>“Come si fa a candidare la Bonino dove vive il Papa?”</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 12:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Come si fa a candidare la Bonino dove vive il Papa?” No, non lo diciamo noi, sia chiaro. A parlare così è Renzo Lusetti, pio deputato del Pd pronto ad emigrare tra le braccia del furbo Pierferdy Casini, dopo aver constatato che con ogni probabilità sarà la radicale (ex) battagliera a sfidare Renata Polverini nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Bersani faccia" src="http://farm3.static.flickr.com/2760/4185156464_d379c7511d_o.jpg" alt="" width="525" height="394" /></p>
<p><em>“Come si fa a candidare la Bonino dove vive il Papa?”</em> No, non lo diciamo noi, sia chiaro. A parlare così è Renzo Lusetti, pio <strong>deputato del Pd</strong> pronto ad emigrare tra le braccia del <a href="http://www.daw-blog.com/2010/01/13/le-vacche-delludc/"><strong>furbo Pierferdy Casini</strong></a>, dopo aver constatato che con ogni probabilità sarà la radicale (ex) battagliera a sfidare <strong>Renata Polverini</strong> nella corsa per prendere la poltrona di Marrazzo. Bersani benedice la Bonino? Apriti cielo. <strong>Il disastro</strong>. Gente che urla, gente che sbatte la porta, minacce di scissioni, richieste di primarie, sangue che scorre come nei peggiori macelli mediorientali, <strong>Binetti</strong> che alle 9 del mattino viene data in quota Udc, a mezzogiorno il suo passaggio al <strong>partito delle api</strong> di Rutelli e Tabacci è considerato cosa fatta, alle quattro del pomeriggio viene invece comunicato che il suo cilicio dovrebbe rimanere incollato al Partito Democratico ancora per un po’. E per una Binetti che si calma, c’è un Carra che si chiede, molto filosoficamente, <strong>dove deve andare</strong>.</p>
<p>Insomma, il primo appuntamento elettorale del primariamente eletto dai gazebo rischia di trasformarsi in un’<strong>agonia tremenda ed esilarante</strong>, con delegati che minacciano delle specie di colpi di Stato, candidati che si candidano senza l’appoggio del partito, Sindaci appena eletti pronti a farsi delle <strong>leggine ad personam</strong> (vero Emiliano?) per poter partecipare ad una tornata elettorale quando non potrebbero, salvo desistere all’ultimo per ordine diretto di Bersani, ras locali che vanno contro i vertici e presentano al popolo il loro prescelto, <strong>Governatori </strong>in carica che si ricandidano fregandosene delle regole statutarie del proprio partito,. Basta vedere <strong>Maria Rita Lorenzetti</strong>, popolarissima Presidente dell’Umbria che non può aspirare ad un terzo mandato solo perché il <em>“partito delle carte bollate”</em> (ipse dixit) dice che no, oltre dieci anni di presidenza non sono ammessi. <strong>E lei che fa?</strong> Cerca la deroga, andando contro tutto e tutti, contro i veltronian-franceschiniani che stanno facendo di tutto per far deragliare il tandem Bersani-Bindi, cercando una vendetta postuma che sarebbe la fine del Partito Democratico in salsa italiana. Per non parlare della <strong>penosa e umiliante <a href="http://www.daw-blog.com/2010/01/11/amici-di-sinistra-preparatevi-a-votare-casini-premier/">rincorsa a Casini</a></strong>, che da bravo furbone qual è andrà con chi vincerà, come più o meno ha sempre fatto: e se nel Lazio abbraccerà al 90% la Polverini, in Puglia avvisa i colonnelli della nuova sinistra progressista che ci mette un attimo<strong> <em>“a comporre un altro numero di telefono”</em></strong> se non vedono di mettersi d’accordo su un <strong>nome a lui gradito</strong> (che poi sarebbe l’esangue Boccia già trombato da Vendola cinque anni fa).</p>
<p>Un casino immondo, che sembra non avere mai fine. Un partito che sembra jellato, <strong>nato male e vissuto peggio</strong>. Ogni campagna elettorale è una campagna di guerra, con fazioni che se le danno di santa ragione e che non accennano ad abbandonare le armi neppure quando viene siglato l’armistizio. Bersani non ha neanche iniziato a fare il Segretario che già lo hanno scannato, <strong>cucinato a fuoco lento</strong> come un cinghialotto qualunque dei boschi appenninici e digerito come fanno i Luwak, roditori indonesiani specialisti nel mangiare ed espellere (naturalmente) pregiate bacche di caffè che poi vengono vendute a peso d’oro. Poveraccio, <strong>umanamente non gli si può che essere vicini</strong>. Uno che è cresciuto tra i fasti del PCI e ora si vede costretto a dire che <strong><em>“basta prendere un voto in più delle europee”</em></strong> fa tanta tenerezza. Di più: compassione.</p>
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		<title>Le vacche dell&#8217;UDC</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 14:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jack</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo spettacolo indecoroso delle candidature per le elezioni regionali ha raggiunto ormai un livello di mercimonio indegno, e la confusione che regna sovrana in molte regioni non aiuta a districare una situazione che andrebbe risolta a breve, essendo le elezioni tra circa due mesi. A spadroneggiare, in questo mercato delle vacche, sono gli esperti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3013" class="wp-caption aligncenter" style="width: 535px"><a href="http://farm5.static.flickr.com/4014/4271040599_e01b19f9a3_o.jpg"><img class="size-large wp-image-3013 " src="http://farm5.static.flickr.com/4014/4271040599_e01b19f9a3_o.jpg" alt="" width="525" height="346" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ambiguità dell&#39;UDC anche negli slogan</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p>Lo spettacolo indecoroso delle candidature per le elezioni regionali ha raggiunto ormai un livello di <strong>mercimonio indegno</strong>, e la confusione che regna sovrana in molte regioni non aiuta a districare una situazione che andrebbe risolta a breve, essendo le elezioni tra circa due mesi.<br />
<strong>A spadroneggiare, in questo mercato delle vacche, sono gli esperti in politichese ed in poltrone dell’UDC</strong>, quelli che vaneggiano da anni su una possibile alternativa, senza spiegarci di cosa si tratti, e che danno prova, in queste settimane, di avere un comportamento che un Gianfranco Fini di dieci anni fa avrebbe definito (per altro in un’aula Parlamentare) da &#8220;<em>puttani della politica</em>&#8220;.</p>
<p>Il giochino che Casini (<em>nomen omen</em>) sta conducendo é semplice e tortuoso al tempo stesso: <strong>una politica dei due forni, offrendosi al miglior contendente ma soprattutto a chi ha maggiori chance di vittoria</strong>, senza tuttavia fare accordi prevalentemente con una parte per non sbilanciarsi, e poi vendersi, ad urne chiuse, come forza determinante per alzare il proprio prezzo per il futuro. Niente di nuovo, per chi é nato ed ha campato su meccanismi ben oliati durante la prima repubblica. <strong>Niente di accettabile per i cittadini, che meritano rispetto e soprattutto chiarezza.</strong></p>
<p>L’UDC gioca una partita tutta sua ormai da molti anni, <strong>in attesa di un grande centro che, come Godot, non arriva e non arriverà mai</strong>. Già durante l’ultima legislatura di centro destra i continui distinguo dell’ex segretario Follini, con l’assenso di Pierfurby, avevano minato in continuazione l’unità del centrodestra, fino a portarlo alla sconfitta di misura, e <strong>la decisione di sbarazzarsi di un elemento di disturbo nel 2008 non ha portato nessun danno al centrodestra</strong>, che é uscito dalle urne con la più grande maggioranza di sempre, e contro tutti i pronostici degli stessi che oggi parlano di un UDC come essenziale.</p>
<p>Ha ben detto Sandro Bondi pochi giorni fa: <strong>la sconfitta dell’UDC e di questa politica basata sull’opportunismo sarebbe una vittoria per la democrazia</strong>, ed allora che seguano, domani nell’ufficio di Presidenza del Popolo delle Libertà, opportuni provvedimenti, e che <strong>si passi dalle lettere ai giornali ai fatti</strong>.</p>
<p><strong>L’alleanza con l’UDC deve essere rifiutata ai centristi in tutte le regioni d’Italia.</strong> E’ <strong>dannosa</strong> a livello nazionale, perché darebbe an eterno sopravvalutato Casini un potere che in realtà non ha. E’ <strong>inutile</strong>, perché gli elettori hanno già dimostrato un alto grado di riconoscimento nel bipolarismo, e punirebbero ancora una volta le derive solitarie. <strong>Non porta vantaggi</strong> sostanziali, perché il PDL é a massimi livelli di consenso e perché il centrosinistra é fortemente diviso in molte regioni chiave, che potrebbero essere vinte dal centrodestra senza grandi patemi d’animo e soprattutto senza sottostare ai diktat di chi ha la faccia di dichiarare sulle regionali pugliesi: « Se il PD non sceglie Boccia, ci metto cinque minuti a fare un altro numero di telefono ».</p>
<p><strong>Un po’ di orgoglio, Popolo delle Libertà, una regione in meno é accettabile, se si spazzano via una volta per tutte progetti ambigui ed opportunistici</strong>, che da sempre gli elettori hanno dimostrato di non accettare.</p>
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		<title>Galan rinunci, il Veneto alla Lega non è un delitto</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/10/20/galan-rinunci-il-veneto-alla-lega-non-e-un-delitto/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 12:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giancarlo Galan è stato (ed è) senza dubbio un eccellente Governatore del Veneto. Non lo mette in dubbio nessuno del suo partito e pochi anche nello schieramento avverso, tanto che pezzi del Pd sarebbero pronti ad appoggiarlo in una corsa in solitaria se Berlusconi dovesse preferirgli un candidato della Lega. Ed è qui che sorge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2457" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/10/bergalan1.jpg" alt="bergalan" width="500" height="352" /></p>
<p>Giancarlo Galan è stato (ed è) senza dubbio un eccellente Governatore del Veneto. <strong>Non lo mette in dubbio nessuno</strong> del suo partito e pochi anche nello schieramento avverso, tanto che pezzi del Pd sarebbero pronti ad appoggiarlo in una corsa in solitaria se Berlusconi dovesse preferirgli un candidato della Lega. Ed è qui che sorge il problema, il solito problema tipicamente italiano. C’è <strong>poca propensione ad accettare di passare la mano</strong>, e per mantenere la poltrona si è disposti a tutto, perfino ad andare a braccetto con la sinistra combattuta fino ad oggi. Galan è Presidente della Regione ininterrottamente <strong>da 15 anni</strong>, non 15 giorni. Siccome non è un monarca, è legittimo che prima o poi qualcuno possa reclamare il suo posto. La Lega in Veneto vale il 30% ed è praticamente alla pari con il Pdl. Perché dovrebbe esserle<strong> preclusa ogni possibilità</strong> di ottenere la Regione? All’Udc, che valeva nettamente meno, fu regalata la Sicilia. Stesso dono al partito personale di Lombardo. E, a differenza, di Casini e del reuccio di Catania, i leghisti si sono dimostrati in questi anni (quasi) sempre fedeli alla causa.</p>
<p>Galan avrebbe tutte le ragioni di questo mondo per difendere il peso del partito cui appartiene, se le sue intenzioni fossero davvero queste. Invece, passa le giornate a dichiarare che <strong>comunque lui si candiderà ugualmente</strong>, fregandosene del Pdl e strizzando un occhio e mezzo all’Udc (che altrimenti verrebbe tagliata fuori da tutto) e a quegli ambienti chic del Partito Democratico increduli di poter avere un qualche ruolo di rilievo in una corsa che sarebbe già chiusa prima ancora della partenza. <strong>Dare una regione alla Lega non è un delitto</strong>, rientra nell’ordine naturale delle cose e di un’alleanza di governo. Altro discorso, ovviamente, sarebbe se oltre al Veneto il Cavalier Silvio servisse su un vassoio d’argento pure il Piemonte: <strong>questo sì che sarebbe troppo</strong>.</p>
<p>Realisticamente parlando, e in politica il realismo è praticamente tutto, è <strong>impensabile che Bossi rimanga a mani vuote</strong> o con una regione mignon tipo la Liguria o una già persa come l’Emilia Romagna. Andare con due candidati, riproponendo l’osceno schema delle “tre punte” già sperimentato alle politiche del 2006, sarebbe un suicidio: se il candidato padano vince, <strong>la Lega si pappa tutto</strong>, visto che la legge elettorale regionale è quello che è. Vogliamo correre questo rischio? Vogliamo un monocolore verde? Non è il caso. <strong>Un’alleanza è imprescindibile</strong>. Responsabilità significa anche saper fare un passo indietro, specie se la propria coscienza suggerisce che si è agito responsabilmente, con indubbie capacità e con successo. Se Galan accettasse di cedere il passo senza minacciare scismi o alleanze contro natura giusto per fare la variabile impazzita, ne gioverebbe non solo il rapporto con la Lega (che a quel punto poco altro potrebbe chiedere), ma anche la stessa immagine del Governatore attuale.</p>
<p><strong>Dimostrerebbe lealtà</strong>, non tanto al capo, quanto al partito ancora in costruzione. Dimostrerebbe <strong>saggezza e lungimiranza</strong>, con la possibilità di raccogliere domani molto più di quello che perderebbe oggi lasciando la poltrona veneta. Ci pensi, Governatore… faccia bene i suoi conti. E poi, diciamocelo francamente: di tutti i leghisti possibili,<strong> Luca Zaia</strong> (se dovesse essere lui il candidato) non sarebbe affatto un orco impresentabile.</p>
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