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	<title>daw &#187; regime</title>
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		<title>Piccoli balilla crescono</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 18:16:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4031/4678907826_20e1385668_b.jpg" rel="shadowbox[post-4370];player=img;"><img onload="NcodeImageResizer.createOn(this);" class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4031/4678907826_20e1385668_m.jpg" alt="" width="240" height="234" /></a><br />
 Partigiani in azione, sessanta e passa anni dopo le loro ultime più o meno eroiche imprese. Solo che stavolta i combattenti per la libertà hanno<strong> poco più che dieci anni</strong>. Una mattina surreale, quella vissuta alla scuola media “<em>Belli</em>” di Roma, quartiere Prati (non Testaccio). Una mattina in cui la campanella delle 8 dà il via ad<strong> un <em>“Bella ciao</em>” corale e sentito</strong>. Bimbi e genitori che danno fiato alle corde vocali, con ugole che ballano come fossero tanti accaldati vacanzieri in qualche balera della Romagna.<br class="blank" /> Il motivo? Beh, sempre il solito: <strong>protestare contro la censura fascista.</strong> Stavolta l’uomo in camicia nera è una Signora, la Preside Carla Costetti, colpevole di aver contestato il fatto che il coro della Scuola, invitato ad esibirsi al Ministero dell’Istruzione davanti al Sottosegretario Pizza, abbia deciso di stracciare patti e programmi concordati e di aver intonato le note della popolare canzone partigiana. Immediate le repliche di politici a vario titolo scandalizzati, genitori inorriditi dall’arroganza della Preside, che chiedeva le scuse degli adulti. La Signora Costetti da quel giorno è la donna più ingiuriata d’Italia, il muro dell’edificio scolastico è diventato un murale pieno di sconcezze contro la Preside e contro il suo sopruso da Ventennio. Tutto ciò è vergognoso.<strong><br class="blank" /><br class="blank" /> Siamo di fronte all’ennesima strumentalizzazione di ragazzini </strong>che probabilmente non sanno neppure cos’è “<em>Bella Ciao</em>”, non hanno mai sentito parlare del Sottosegretario Pizza, e più che alla politica pensano al calcio o a sognare in preda alle prime cotte adolescenziali. <strong>Quelli che dovrebbero vergognarsi sono i genitori</strong>, già pronti a costruire i propri figli indottrinandoli nel senso che loro prediligono, anche se si tratta di una cosa più grande di loro. <br class="blank" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ma si sa, <strong>l’indecenza  non ha mai fine.</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Dittatura, ma al contrario</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nick</dc:creator>
				<category><![CDATA[interni]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia è oramai sulla strada di una vera anche se inconsueta dittatura. Non è più possibile esprimere la propria opinione, se contraria al regime, nella televisione pubblica: chi prova a farlo viene messo alla gogna e se ne chiede la cacciata &#8220;a pedate&#8221; nel sedere. Si è sottoposti, se avversari del regime, ad un controllo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:130%"><span style="font-weight: bold">L&#8217;Italia è oramai sulla strada di una vera anche se inconsueta dittatura.</span></span> Non è più possibile esprimere la propria opinione, se contraria al regime, nella televisione pubblica: chi prova a farlo viene messo alla gogna e se ne chiede la cacciata &#8220;a pedate&#8221; nel sedere. Si è sottoposti, se avversari del regime, ad un controllo assillante e pervadente della propria vita anche nei suoi aspetti più intimi e privati. Le proprie frequentazioni e le proprie telefonate vengono minuziosamente e diligentemente registrate e analizzate per cercare di trovare elementi che possano configurare la base di un&#8217;accusa penale, non importa quale. Quando non è proprio possibile arrivare ad un&#8217;accusa penale ed al processo vero e proprio, vengono abilmente selezionati frammenti di dialoghi o particolari di situazioni estrapolati dal contesto generale che, furbescamente quanto illegalmente lasciati trapelare alla stampa ed a media compiacenti se non complici, possano essere utilizzati, una volta dati in pasto all&#8217;opinione pubblica, per gettare almeno un&#8217;ombra di discredito sulla vittima designata. Anche un elementare e fondamentale principio della democrazia come quello del libero esercizio del voto in libere elezioni comincia ad essere messo nelle condizioni di venir meno, semplicemente non consentendo &#8211; o magari solo impedendo che venga ripristinata &#8211; la presentazione di liste sgradite. Di questo passo, finalmente, verrà rimossa anche l&#8217;ultima flebile giustificazione al perdurare dell&#8217;attuale dittatura: il fatto che &#8216;il dittatore&#8217; sia votato dalla maggioranza degli elettori.</p>
<p>Ma la cosa veramente più assurda e incredibile, è che quelli che fanno parte della schiera dei favoriti o dei complici di questa subdola dittatura, sono quelli che più a gran voce si lamentano di esserne le vittime, sempre pronti a denunciare il loro forzato &#8216;silenzio&#8217;, pur continuando a farlo con  gran clamore e da tutte le parti, a cominciare dalle loro trasmissioni. Anzi sfruttando abilmente la loro immagine di vittime per trarne beneficio e gloria,  non solo morale. Nonché magari auspicando il silenzio &#8211; quello reale &#8211; dei servi di regime.</p>
<p>Una assurda e incredibile situazione: una capillare forma di pressione e di condizionamento  culturale, di informazione, di giuridisdizione applicata in modo formalmente ineccepibile ma oggettivamente ineguale e distorcente, di politica abile nel girare a proprio favore qualsiasi situazione e con notevole &#8211; storica &#8211; capacità organizzativa nella mobilitazione di piazza, che, paradossalmente, si esercita con tutto il suo gigantesco potere contro chi viene indicato come &#8220;il dittatore&#8221;. Una specie di dittatura paradossale, al contrario, dove quello messo alla gogna è proprio il &#8220;dittatore&#8221;. Forse proprio perché quel dittatore è una caricatura di sé, non solo perché incapace di imporre alcunché, ma perché se prova a farlo rischia come minimo di essere accusato di concussione.</p>
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		<title>L&#039;Italia distorta</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 08:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nick</dc:creator>
				<category><![CDATA[interni]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[economist]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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		<description><![CDATA[«È dai tempi di Mussolini che un governo italiano non interferiva sui media in maniera così eclatante e preoccupante». È il giudizio espresso in un articolo («La museruola agli informatori») dell&#8217;Economist sullo stato dell&#8217;informazione in Italia sotto il governo di Silvio Berlusconi. L&#8217;articolo del settimanale britannico prende spunto dalla manifestazione per la libertà di stampa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="font-style: italic;font-weight: bold">«È dai tempi di </span><strong>Mussolini </strong><span style="font-style: italic;font-weight: bold">che un governo italiano non interferiva sui media in maniera così eclatante e preoccupante».</span></p></blockquote>
<p>È il giudizio espresso in un articolo (<span style="font-style: italic">«La museruola agli informatori»</span>) dell&#8217;<a href="http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=14560942" target="_blank"><strong>Economist</strong></a><strong> </strong>sullo  stato dell&#8217;informazione in Italia sotto il governo di <span style="font-weight: bold">Silvio</span> <strong>Berlusconi</strong>. L&#8217;articolo del settimanale britannico prende spunto dalla <span style="font-weight: bold">manifestazione per la libertà di stampa</span> che si terrà oggi sabato 3 ottobre per osservare che i giornalisti e tutti gli italiani <span style="font-style: italic">«hanno ottime ragioni per essere preoccupati» </span>e dunque<span style="font-style: italic"> «per protestare»</span>. L&#8217;Economist ricorda le richieste di danni avanzate dal premier nei confronti dei quotidiani la Repubblica e l&#8217;Unità (quest&#8217;ultima, scrive, <span style="font-style: italic">«potrebbe chiudere»</span> se dovesse risarcire Berlusconi con i 2 milioni di euro che le sono stati richiesti); la presenza di numerosi media direttamente o indirettamente riconducibili al presidente del Consiglio; e <span style="font-style: italic">«l&#8217;assalto senza precedenti lanciato alla Rai»</span>, con riferimento alla trasmissione &#8220;Annozero&#8221;, dove è stato concesso spazio ad <span style="font-style: italic">«una donna (Patrizia D&#8217;Addario) che sostiene di essere stata pagata per trascorrere una notte con il primo ministro».</span></p>
<p>L&#8217;articolo dell&#8217;Economist cita anche l&#8217;ultimo rapporto sulla libertà d&#8217;informazione della <span style="font-weight: bold"><span style="font-weight: bold"><a href="http://www.freedomhouse.org/inc/content/pubs/fiw/inc_country_detail.cfm?year=2009&amp;country=7631&amp;pf" target="_blank">Freedom House</a></span></span> che declassa l&#8217;Italia al 73/esimo posto su 195 Paesi analizzati: uno Stato solo <span style="font-style: italic;font-weight: bold">«parzialmente libero»</span>, appena un gradino sopra la <span style="font-weight: bold">Bulgaria</span>. <span style="font-style: italic">«Almeno sotto questo punto di vista</span> &#8211; è l&#8217;analisi del settimanale -<span style="font-style: italic"> l&#8217;Italia di Silvio Berlusconi si sta allontanando dall&#8217;Europa occidentale per somigliare alle più deboli democrazie dell&#8217;Est»</span>.</p>
<p>Ma può questa essere seriamente ritenuta un&#8217;analisi corretta del nostro paese?</p>
<h4 style="font-weight: normal;font-style: italic"><span style="font-style: italic;font-weight: normal">&#8220;<span style="font-weight: bold">l&#8217;Italia</span> è un paese paragonabile alla Bulgaria, in quanto a indipendenza dei media, o è una <span style="font-weight: bold">democrazia casinara e chiacchierona </span>quante altre mai? Il regime sta imbavagliando i giornalisti &#8211; «muzzling», come dice il titolo dell&#8217;Economist &#8211; oppure i giornalisti non parlano d&#8217;altro che del regime e dei suoi vizi?&#8221; -</span><span style="font-weight: normal"> scrive <span style="font-weight: bold"><span style="font-style: italic"><a href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/99642/" target="_blank">Antonio Polito</a></span></span> sul Riformista </span><span style="font-weight: normal;font-style: italic">- &#8220;Spiegare a un marziano </span><span style="font-weight: normal">(che sbarcasse nel nostro paese;ndnick)</span><span style="font-weight: normal;font-style: italic"> come stanno veramente le cose è difficile. E, a quanto pare, stavolta è difficile spiegarle anche all&#8217;Economist, caduto in uno dei suoi rari strafalcioni da superficialità. Quando scrive che mai l&#8217;Italia aveva vissuto tanta ingerenza sui media da parte del regime berlusconiano, il settimanale deve aver infatti dimenticato (</span><span>oltre al fatto che il primato delle querele ai giornalisti non appartiene certo all&#8217;attuale governo, come dimostra, dati alla mano, un interessante <span><a href="http://www.libero-news.it/webeditorials/view/2834" target="_blank">articolo di Franco Bechis</a></span> su Libero; ndnick</span><span style="font-weight: normal;font-style: italic">) quarant&#8217;anni di regime democristiano. Ci sono stati tempi &#8211; cari colleghi londinesi &#8211; in cui in Italia c&#8217;era un solo canale e tutto dc, si licenziavano Dario Fo e Franca Rame in tronco da Canzonissima perché si erano permessi una blanda ironia sul governo, tutti i giornali erano filo-governativi, l&#8217;opposizione comunista era censurata sistematicamente, ed esisteva letteralmente un solo giornale che si poteva permettere di criticare il governo (si chiamava l&#8217;Unità, e io me lo ricordo bene, perché è lì che negli anni 70 ho cominciato a fare il giornalista). Il grado di libertà di informazione che si respira oggi in Italia è incommensurabile con quella lunga epoca &#8211; che proprio Berlinguer definì «una cappa di piombo» che gravava sul paese. E un settimanale come l&#8217;Economist non può avere amnesie storiche di queste proporzioni&#8221;.</p>
<p></span></h4>
<h4 style="font-weight: normal;font-style: italic"><span style="font-weight: normal;font-style: italic">(&#8230;) </span>&#8220;È poi vero che la qualità dell&#8217;informazione televisiva non si giudica solo dai tg, e che nei programmi pomeridiani sia di Rai sia di Mediaset si assiste a un festival di demagogia sguaiata e brutale, si incita al razzismo, si celebra la fatuità, si educano intere generazioni allo spirito acritico e debosciato tipico dei regimi, contribuendo a fare della nostra democrazia sempre più una democrazia senza cittadini (anche se su questi programmi nessuno protesta, purché Annozero vada in onda).</p>
<p>Ed è infine vero che Silvio Berlusconi passa un numero sconsiderato di ore a studiare sconsiderate azioni contro la libertà di informazione, per ottenerne in genere solo l&#8217;effetto opposto, la santificazione dei suoi torturatori. Sia citando per danni i giornali che si occupano della sua vita sessuale, sia mandando avanti il governo a impicciarsi di programmi Rai quando essi sono già sotto la sua vigilanza (visto che in parlamento ha la maggioranza), sia blaterando contro i giornalisti a lui sgraditi ogni volta che si trova in Bulgaria o nei dintorni.</p>
<p>La sua vera e propria ossessione per i media &#8211; non per niente è un tycoon che si è fatto fondando una tv &#8211; lo rende dunque il bersaglio perfetto dell&#8217;opposizione, e trae in inganno perfino rigorosissimi giornali come l&#8217;Economist. Non è escluso che Silvio Berlusconi, se potesse, sarebbe un dittatore. Ma l&#8217;Italia è un paese troppo grande e troppo libero perché egli possa essere molto di più che un dittatore da operetta. Prova ne sia, cari colleghi dell&#8217;Economist, che in quindici anni ha perso due elezioni su tre, e in entrambi i casi controllava la Rai proprio come ora.</p>
<p>I giornalisti italiani che scenderanno domani (oggi; ndnick) in piazza per dar ragione all&#8217;Economist non sono in effetti molto liberi, ma lo sono un po&#8217; di più di quel collega della Bbc che fu licenziato dopo un processo perché aveva accusato Tony Blair di mentire sull&#8217;Iraq (da noi, un giudice ha invece reintegrato Santoro in Rai). E io, giornalista che in piazza non andrà, se permettete mi sento un po&#8217; offeso se da Londra mi danno dell&#8217;imbavagliato. Se lo fossi mi licenzierei, non chiederei aiuto alla Fnsi per farmi rinnovare il contratto, come ha fatto Travaglio&#8221;.</h4>
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