Articoli marcati con tag ‘rai’

La giustizia è amministrata in nome del popolo (viola)

venerdì, 12 marzo 2010
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Come scrivevamo solo ieri, la nostra è ormai una Repubblica delle Toghe. Non c’è più alcun equilibrio dei poteri. I giudici sono diventati i titolari del potere più importante e più pericoloso, in grado di decidere le sorti di ogni fatto riguardante il Paese. E i giudici ormai fanno e disfano le leggi. Il potere legislativo è solo formalmente in mano al Parlamento, ma di fatto è svuotato da ogni significato. E’ nei Tribunali che si fanno le leggi. E si disfano. Nei Tribunali si fa anche politica, e per politica si emettono sentenze.

Oggi il Tar del Lazio ha fermato il regolamento sulla par condicio in televisione. Come ha più volte spiegato Emma Bonino allo stesso Santoro, questo regolamento “non vi impedisce di andare in onda, non mi sembra così scandaloso“. Ma ovviamente i diretti interessati avevano più interesse a passare per martiri. Martiri e milionari.

Ora prepariamoci al ritorno in tv dei Santoro, dei Travaglio e dei Floris. Ora possono tornare senza rispettare la par condicio. Ritorna il loro circo. Lo ha deciso un Tribunale, un Tribunale della Repubblica delle Toghe.

Martiri milionari e squilibrati

venerdì, 12 febbraio 2010
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Che vittime. Che lagne. Santoro, Floris, Fazio, solo per citare i tre moschettieri della tv di sinistra, sono bravissimi a fare i martiri milionari. Dopo l’approvazione del regolamento della Vigilanza Rai è una gara continua nell’urlare al “regime“, e addirittura Santoro dichiara che “ci batteremo con tutte le nostre forze per andare in onda”. O mamma, ma questa legge che fa? Blocca Annozero? Ma va, figuriamoci.

Intanto diciamo che il nuovo regolamento è una proposta di un radicale eletto nel Partito Democratico, ed è stato approvato dal PdL con il Pd che, al momento del voto, usciva dall’aula. Poi c’è da ricordare che la famosa par condicio è stata voluta proprio dalla sinistra. E ora tiriamo le somme: in questo regolamento viene applicata proprio la par condicio, e come ha affermato Emma Bonino proprio davanti a Santoro “non vi impedisce di andare in onda, non mi sembra un grande scandalo questo regolamento”.

Ora c’è da ridere. Nel testo, infatti, è scritto chiaramente che per andare in onda le trasmissioni dovranno “dare spazio a tutti”. Essere, quindi, equilibrate. L’aspetto comico è che, da questo, Santoro e gli altri martiri hanno concluso di “non potere andare in onda”. Ma vi rendente conto?

Anche io voglio andare in RAI

martedì, 22 settembre 2009
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Voglio anche io andare in una trasmissione Rai. Scegliete voi quale, non mi interessa, mi vanno bene tutte. Porta a Porta, Ballarò, Annozero, Domenica In, X-Factor, UnoMattina, una vale l’altra. Voglio andare in Rai e voglio la tutela legale dalla tv pubblica.

Voglio andare in Rai e poter dire, che ne so, che Pinco Pallino è uno stronzo. Ovviamente non direi “stronzo“, ma farei qualche gioco linguistico, ci girerei un po’ intorno, qualche sofismo, qualcosa del genere. Voglio poter dire che, ad esempio, anzi no, non voglio dirlo chiaramente, ma vorrei insinuare il sospetto, tra chi mi segue, che D’Alema è andato più volte a mignotte, che Franceschini ruba nelle chiese, che Bersani ha passato una vacanza con Bin Laden, che i comunisti sono tutti ladri e farabutti. Vorrei poter dire tutto questo. Con la tutela legale della Rai, ovvio, mica sono fesso. E se non me lo permetterete, urlerò alla censura, dirò che non siamo in un paese libero, e dirò che “è successo con grandi giornalisti, che mi rendo conto che oggi possono essere considerati sovversivi, come Indro Montanelli ed Enzo Biagi. Oggi in tv entrano assassini, stupratori e canari ma nessuno mi ha spiegato cosa ho fatto di male, essendo tra l’altro incensurato“. E io su quell’incesurato direi pure la verità, mica come quell’altro.

Se la sinistra tifa per Mediaset

mercoledì, 16 settembre 2009
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Sono tutti impazziti. Questa mattina i quotidiani d’opposizione – quelli della stampa libera – danno ampio spazio ai dati Auditel di ieri sera: Gabriel Garko su Canale 5 ha battuto la puntata di Porta a Porta con Berlusconi. Già titolare, come faceva Repubblica, “Berlusconi battuto da Canale 5″ è una autentica e involontaria tautologia, poi si aggiungono i commenti di diversi esponenti di sinistra felicissimi per la vittoria della rete Mediaset, che fino a ieri erano le tv di regime, e il risultato comico è pienamente raggiunto.

E’ davvero ripugnante questa falsa “sorpresa” per questi dati Auditel dall’esito davvero scontato. Soltanto un imbecille in malafede poteva pensare ad un risultato diverso. Era ovvio che Canale 5 ieri sera battesse Porta a Porta, e non solo grazie a Gabriel Garko, ma con qualsiasi cosa andasse in onda. Quanto avrebbe dovuto fare lo speciale di Bruno Vespa? Chi si indigna non ce lo dice. Dieci Milioni? Superare Sanremo? La finale dei mondiali? Mah. Chi conosce un po’, magari per semplice passione, il mondo dell’Auditel sa che più o meno quello era il dato atteso.

Un episodio analogo avvenne l’anno scorso. Una puntata di Porta a Porta con ospite Veltroni superò, in dati di ascolto, la stessa puntata con ospite Berlusconi. Per la sinistra era il segnale che “gli italiani sono stanchi di Berlusconi”. Per Repubblica “il Cavaliere non convince più“. Dopo poche settimane gli italiani votarono e Berlusconi oggi è premier, mentre Veltroni è… già, dov’è Veltroni?

Concludendo: chissà se Franceschini avrà il coraggio di commentare il dato Auditel di ieri sera. Lui, il giorno prima, aveva proposta di sospendere l’Auditel per l’informazione.

AGGIORNAMENTO 1 - L’idiozia non ha limiti. Davvero, non ne ha. Leggete qui. Rosy Bindi arriva addirittura a identificare lo share di un programma televisivo con il grado di  “popolarità” dell’ospite: “il grado di popolarità di Berlusconi è al 13%”. Non male come stronzata dell’anno.

AGGIORNAMENTO 2Una analisi seria dei dati Auditel di ieri si può in realtà fare. Dunque, il dato di Porta a Porta che leggete su tutti i siti è riferito all’intera puntata, cioè alla totalità delle quasi tre ore di trasmissione. La trasmissione di RaiUno, come è ovvio, è meno avvincente di una fiction e aspettarsi un ascolto medio piuttosto alto per tutta la puntata sarebbe stato un errore. E infatti, chi capisce di dati Auditel, lo sa bene. Piuttosto, è interessante vedere i contatti netti di Porta a Porta, cioè quanti telespettatori hanno visto per almeno un minuto il programma. Ebbene, sono stati 16,369,000. E quelli della fiction di Canale 5? Pensate un po’, addirittura meno: 15,116,000. Il dato torna ed era prevedibile. Berlusconi, che ne capisce di televisione, lo sapeva benissimo. Sapeva che l’ascolto medio sarebbe stato basso, ma a lui interessava che tanti italiani, anche solo per un minuto, vedessero quella che lui ritiene una “grande promessa mantenuta”. E questo lo poteva fare solo in prima serata. E ci è riuscito.

L'informazione "corretta e completa" secondo il PD

martedì, 23 giugno 2009
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Minzolini, direttore Tg1

Minzolini, direttore Tg1

Il Presidente della Rai, Paolo Garimberti, ha voluto incontrare il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, per ricordare di persona al neodirettore del Tg1 la necessità di «completezza e trasparenza» dell’informazione sulle inchieste di Bari e le vicende legate alle serate nelle residenze del premier Berlusconi. Forti erano state le accuse da parte di numerosi esponenti dell’opposizione al neodirettore Minzolini, considerato responsabile di oscurare l’informazione sulle inchieste di Bari e le vicende legate alle serate nelle residenze del Premier Silvio Berlusconi. «La Commissione di Vigilanza – ha chiesto il commissario Pd Riccardo Milana – convochi con urgenza il direttore del TG1 Minzolini per chiedergli conto della totale sparizione dal telegiornale di notizie rilevantissime inerenti il Presidente del Consiglio come quelle emerse dall’inchiesta di Bari. Nessuno si sogna di dettare la scaletta dei tg, ma c’è un limite che non può essere valicato: quello della correttezza e completezza di una informazione che sul servizio pubblico deve essere equilibrata».

Casualmente nello stesso giorno, sul Riformista, è stata pubblicata questa lettera aperta di Ubaldo Casotto:

“Gentili colleghi scandalistici e gentili lettori scandalizzati della sinistra progressista – Faccio questo mestiere da vent’anni e capisco quanto possano prudere le mani sulla tastiera, prurito che segue quello che ha tormentato le orecchie e il gonfiore che affligge gli occhi dopo il lungo stropiccio per tenerli ben desti e incollati al buco della serratura… Capisco. Però allora non capisco più che mondo volete. (…) Leggo da anni interviste a sindacaliste delle prostitute che spiegano l’assoluta liceità della professione (e quindi della dazione di denaro) e la necessità della sua legalizzazione. Non c’è rivista che con l’approssimarsi dell’estate non spieghi che «l’avventura extraconiugale fa bene alla coppia». Preti, suore e monaci dovrebberro, sempre secondo voi, smetterla con questa anticaglia della castità, sposarsi, liberarsi, emanciparsi… insomma scopare. Finalmente trovate uno che (pare) attua tutto quello che ci avete predicato e che a me non piace; lo fa ostentando gioia, allegria, sfrontatezza e senza limiti… E voi che fate? Citate con faccia triste le preoccupazioni di qualche tonaca vescovile (le stesse che irridete negli altri 364 giorni dell’anno) e lo impiccate alla corda del vostro moralismo.
Ma andate a farvi fottere!”

Casualmente opportuno e tempestivo. Lo stesso Minzolini è intervenuto in video nel corso dell’edizione principale del Tg1, quella delle 20.00, dove ha voluto spiegare la sua scelta editoriale:

“Voglio spiegarvi perchè il Tg1 ha assunto una posizione prudente sull’ultimo gossip, l’ultimo pettegolezzo del momento, le famose cene o feste nelle residenze private del premier Berlusconi, Palazzo Grazioli e Villa Certosa. Dentro questa storia piena di allusioni, rancori personali, non c’è ancora una notizia certa nè un’ipotesi di reato che riguardi il premier e i suoi collaboratori. Di fronte a quanto sta accadendo nel mondo, dal piano economico di Obama alle vicende dell’Iran sarebbe stata una scelta incomprensibile privilegiare polemiche basate sul gossip. Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico. Questa è la linea che vi ho promesso fin dal primo giorno e che continuerò a garantirvi”.

E se Minzolini fosse semplicemente un apprezzabile direttore del Tg1?

Giù le pietre, sulle nomine Rai nessuno è senza peccato

mercoledì, 20 maggio 2009
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Il chiacchericcio che l’opposizione ha scatenato oggi per le nomine RAI, non può che scatenare uno sbadiglio per chi non ha la memoria corta. Un gesto per nulla celato di insofferenza verso un argomento che può solo far sorridere, oggi.
In questa occasione il detto “chi è senza peccato scagli la prima pietra” non fu mai più appropriato per quei signori della sinistra, maghi come gli altri a spartire poltrone, promuovere, epurare secondo una propria versione del tanto vituperato manuale Cencelli (ma vi ricordate l’ultimo governo Prodi? Pure gli amministratori di condominio di spartivano).

E’ il Telecencelli davanti al quale i sinistri piddini potrebbero, anzi dovrebbero, sprofondare nella vergogna.
Facciamo un piccolo viaggio indietro nel tempo andando a vedere i racconti dei quotidiani dell’epoca. Decidiamo, per non annoiarvi, di andare non tanto lontano ma di partire dal 1997:

Anni luce fa per come corre, oggi, la politica italiana. Il dossier e’ sul tavolo del Cda che dovra’ decidere nei prossimi giorni. Sono previsti 38 nuovi capiredattori, 31 vice – capiredattori, 28 capi – servizio e 20 inviati. Il metodo e’ quello classico, il Cencelli, rivisitato alla luce del maggioritario. La parte del leone la fa il Pds, una buona fetta va ai Popolari e una piccola quota premiera’ i giornalisti di area Rifondazione Comunista.

Così scriveva il Corriere della Sera. Si anche loro, i duri e puri, abili ad ergersi censori del malcostume altrui. Ma le vergogne non si fermano qui. Perchè può cambiare il Premier ma non cambiano le abitudini. Nemmeno per la quintessenza del potere ex comunista, il baffo più snob del centrosinistra: Maximo D’Alema. Anno 1998:

A sostenere il giornalista che guida l’Ansa per il TG1 un asse Pds – Ppi. La vera questione aperta e’ la direzione generale. Vertice Rai, D’Alema prende tempo.

E ne prende tanto, da febbraio fino a giugno per la fumata bianca e tante caselle sistemate: Sinistra e cattolici dell’ Ulivo si dividono gli incarichi. Borelli al TG1 e Fava al tg3. Una decisione  un po’ sofferta, ratificare le nomine concordate ieri sera durante una cena a casa del presidente Roberto Zaccaria.Nessuna indignazione. E si perchè è nell’italia all’ombra dell’ulivo che si facevamo le nomine fuori dalle sedi istituzionali. Altrochè Palazzo Grazioli.  Nomine così pluraliste che un vecchio comunista come Cossutta sul tema della lottizzazione dichiarava: “Adesso la chiamano “pluralismo”, ma la minestra e’ sempre la stessa”. O, ancora, Macaluso, altro grande vecchio del socialismo italiano, che si trova a criticare le nomine Rai «lottizzate»  con la promozione di «dirigenti amici degli amici di Prodi».

Si arriva al 29 febbraio 2000.  In Rai, nel frattempo qualcosa cambia, dopo Zaccaria, a viale Mazzini approda Petruccioli ed un nuovo direttore generale. Il Polo poi Cdl chiede maggiore visibilità, grida all’occupazione Rai da parte del centro sinistra governativo.. insomma nessun nuovo argomento: l’opposizione, di qualsiasi colore, fa quello.  E loro, i puri del centrosinistra, quelli sempre moralmente superiori agli altri proseguono il loro personale spoil system. Democraticamente ovviamente.

Arriviamo così al 2001. Berlusconi torna a Palazzo Chigi più forte di prima e  più esperto. Chi lo dava per politicamente morto si è dovuto ricredere (per l’ennesima volta). Ora alla Rai comandano loro. Al TG1 Mimun, al TG2 Mazza etc etc. E loro, da sinistra, tornano a gridareo, meglio, sbraitare – contro l’occupazione armata del centrodestra in marcia su Saxa Rubra. Una polemica il cui eco non fa in tempo a smorzarsi che nel 2006, col ritorno del centrosinistra e di Prodi a Palazzo Chigi. Il copione cambia. Ad un Mastella che manifesta perplessità per l’ennesimo Raibaltone, Maximo D’Alema ribatte dalla Festa dell’Unità che alla direzione del Tg1 c’ è ancora Mimun, a quella del Tg2 c’ è ancora Mazza, e così in tutti gli altri incarichi. E’ chiaro però che “non può durare così all’ infinito“. Un preavviso di sfratto. E’ il ritorno dei cosacchi alla difesa del pluralismo condito con qualche foglia di ulivo. Si tratta per raggiungere un compromesso, nomi che piacciono a tutti: di qua e di là. Si farnetica sulla necessità di trasmettere in diretta il cda Rai dedicato alle nomine, ci si scandalizza perchè Prodi ha portato al seguito della sua visita in Libia una troupe di Sky anziche della Rai. Per Berlusconi siamo in “emergenza democratica“, ma solo fino al settembre 2006. Il metodo Cappon, nuovo dg Rai, convince tutti e si da il via al pacchetto di nomine che piace tanto. Riotta è al tg1. Nel frattempo la guerra si gioca in un altro campo: il CdA. Si perchè nel moribondo governo Prodi il problema primario diventano le nuove regole per eleggere il Cda dell’Azienda, perché – dice un consigliere ds -  “abbiamo il dovere di smuovere le reti dall’ attuale stallo e di rispondere alle accuse di chi giudica la Rai un’ azienda ferma, bloccata”. Insomma altre nomine in arrivo.  Il Cda è claudicante per l’epurazione di un consigliere sul quale si esprimerà  successivamente il TAR. Una sentenza, vale la pena di ricordarlo, che dimostrerà che quando si parla di spregio delle regole chi è moralmente superiore dovrebbe soltanto starsene, ancora una votla, zitto.

Invece i giornali già titolano:

L’ Unione accelera sui nuovi incarichi: Ruffini verso Raiuno, Mazza «insidia» Marano.

La storia diventa quindi attualità.Insomma un altro giro di giostra fermato da un imprevisto. Prodi cade, a Palazzo Chigi torna Berlusconi, e si torna – subito – a parlare, di nomine di riforma del Cda Rai, si torna a gridare che in Italia la democrazia è in pericolo, si affilano le armi giudiziarie. E l’attualità diventa storia: se da una parte l’attuale maggioranza sceglie e litiga su chi mandare al Tg1 o al Tg2, dall’altra parte - la sinistra che non tratta la spartizione della Rai - sceglie e litiga su chi mandare al Tg3 e alla direzione della terza rete.

Insomma si torna alla storia di tutti i giorni. La solita. Tra uno sbadiglio e l’altro.