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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; politica</title>
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		<title>La demenza senile di Fini: &#8220;gli italiani non devono scegliere il premier prima del voto&#8221;</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/12/21/la-demenza-senile-di-fini-gli-italiani-non-devono-scegliere-il-premier-prima-del-voto/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 14:56:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno, in buona fede, potrebbe pensare che molto semplicemente è diventato scemo. Una specie di demenza senile anticipata, incomprensibile e sciagurata. Invece, probabilmente, l’ultima sparata di Gianfranco Fini non è che l’ennesima dimostrazione della sua inattitudine, della sua mollezza e stupidità. Ma che ha detto di così sconvolgente, il presidente della Camera? Beh, letteralmente pensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="fini flop" src="http://farm8.staticflickr.com/7158/6548445745_44aa3812ab.jpg" alt="" width="480" height="281" /></p>
<p>Qualcuno, in buona fede, potrebbe pensare che molto semplicemente è <strong>diventato scemo</strong>. Una specie di demenza senile anticipata, incomprensibile e sciagurata. Invece, probabilmente, l’ultima sparata di <strong>Gianfranco Fini</strong> non è che l’ennesima dimostrazione della sua inattitudine, della sua mollezza e stupidità. Ma che ha detto di così sconvolgente, il presidente della Camera? Beh, letteralmente pensa che <em>“gli italiani non siano così ansiosi di <strong>scegliere il partito, la coalizione e il premier prima del voto</strong>”</em>.</p>
<p>In pratica, suggerisce Fini, è preferibile demandare al Parlamento ogni decisione su chi dovrà governare l’Italia, infischiandosene di quanto gli elettori desiderano e vogliono. <strong>Meglio tornare al proporzionalismo</strong> democristian-socialista, a quei governi stagionali fatti e disfatti nelle aule parlamentari, spesso intrappolati dagli agguati decisi in cene notturne apparecchiate nei salotti romani. E’ il Fini-pensiero, è quanto pensa oggi colui che <strong>fino all’altro ieri chiedeva a gran voce il presidenzialismo</strong>.</p>
<p>Era un punto d’onore, era l’indispensabile richiesta per far entrare l’Italia nella modernità: far scegliere al popolo i propri capi, trasformando questo sciagurato Paese in qualcosa di simile (ovviamente solo politicamente) agli Stati Uniti. Il <strong>bipolarismo da difendere contro tutto e tutti</strong>, contro quel proporzionalismo infame che aveva escluso lui e i suoi camerati dal centro del potere per interi decenni, marginalizzando e rifiutando ogni accordo con la fiamma ardente del Msi.</p>
<p>Roba vecchia, superata, dimenticata. Oggi l’utile idiota della politica italiana è diventato <strong>più ammuffito dei vecchi parrucconi</strong> che rimpiangono ad ogni ora i tempi andati. In pratica, Fini è una copia, <strong>un surrogato più giovane di Cirino Pomicino</strong>. Partito come delfino di Almirante, si è ritrovato a slinguazzare con le salme imbalsamate della Prima Repubblica.</p>
<p>Complimenti per il capolavoro. Una storia personale e politica che, giorno dopo giorno, è sempre più <strong>imbarazzante e triste</strong>.</p>
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		<title>Ognuno ha le priorità che merita</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/11/24/ognuno-ha-le-priorita-che-merita/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 15:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il governo dei professori è lì, teoricamente, per tirar fuori dal pantano la nostra cara Italia. Un&#8217;agenda minima, asciutta, sintetica, per approvare e mettere in pratica le misure che l&#8217;Europa ci ha imposto, e poi tutti a votare. In teoria. Sì, perché nella pratica (che poi è quella che conta), le cose stanno un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="monti" src="http://farm7.staticflickr.com/6098/6329878718_3b22636f71.jpg" alt="" width="480" height="288" /></p>
<p>Il governo dei professori è lì, teoricamente, per tirar fuori dal pantano la nostra cara Italia. Un&#8217;agenda minima, asciutta, sintetica, per approvare e mettere in pratica le misure che l&#8217;Europa ci ha imposto, e poi tutti a votare. <strong>In teoria</strong>. Sì, perché nella pratica (che poi è quella che conta), le cose stanno un po&#8217; diversamente. Ogni deputato, ogni colonnello, ogni figura più o meno istituzionale in grado di farsi intervistare dai giornali ha un&#8217;idea ben precisa su cosa debba fare il gabinetto guidato da SuperMario Monti, <a href="http://www.daw-blog.com/2011/11/15/quelli-che-via-berlusconi-calera-lo-spread-di-300-punti/">che lo spread avrebbe dovuto farlo abbassare <em>&#8220;di almeno 200 punti&#8221;</em></a>, come dichiarava qualche esponente del Pd in orgasmo per l&#8217;approssimarsi della caduta berlusconiana.</p>
<p>Se Walter Veltroni, redivivo esponente democratico, sostiene che la priorità deve essere quella di <strong><em>&#8220;agire con equità, rinnovare  e rilanciare l&#8217;economia&#8221;</em></strong>, il suo collega di partito e presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, pensa invece che le priorità siano <strong><em>&#8220;le strade e le scuole&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Francesco Boccia, invece, noto più per essere il fidanzato della pidiellina Nunzia De Girolamo che per il suo background parlamentare, assicura che <strong><em>&#8220;sono priorità  i prelievi forzosi in Svizzera&#8221;</em></strong>. Più flessibile è Fabrizio Cicchitto, che realisticamente dice che <strong><em>&#8220;se non i temi economici, allora sia la giustizia&#8221;</em></strong>, la priorità per questo esecutivo. Ma anchea destra ci sono diversità di vedute, se è vero che la battagliera Alessandra Mussolini ritiene che Monti debba immediatamente occuparsi dell&#8217; <strong><em>&#8220;equiparazione dei figli naturali a quelli illegittimi&#8221;</em></strong>. La Lega che invece è rimasta a governare qualcosa si appella al buonsenso per <strong><em>&#8220;gli incentivi alle piccole e medie imprese&#8221;</em></strong>, come chiede umilmente il piemontese Roberto Cota.</p>
<p>Pure nel cosiddetto Terzo Polo è tutto un fiorire di idee. Della serie, sono in tre con tre pareri diversi. Un esempio? Linda Lanzillotta, lady dell&#8217;Api rutelliana, sottolinea come sia assolutamente prioritaria <strong><em>&#8220;l&#8217;attuazione dell&#8217;agenda digitale del Paese&#8221;</em></strong>, mentre lo sciagurato Carmelo Briguglio, ras finiano della prima ora, è convinto che l&#8217;ex commissario europeo debba mettere in cima al proprio taccuino <em><strong>&#8220;il dissesto idreogeologico&#8221;</strong></em>. Poteva mancare il commento di loro dell&#8217;Italia dei Valori? Ma quando mai! Ed ecco che allora Tonino da Montenero di Bisaccia intima a Monti di <strong><em>&#8220;intervenire su scudati, caste ed evasori&#8221;</em></strong>, mentre il suo luogotenente senatorio, Felice Belisario, vede come prioritaria <strong><em>&#8220;la lotta al crimine e la trasparenza dell&#8217;amministrazione pubblica&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Insomma, ognuno apre la bocca per dire la sua. Senza freni e senza fermarsi a pensare, per un secondo, che lo spettacolo che va in scena rischia di essere più <strong>disarmante e penso</strong> di quello che si è chiuso dieci giorni fa. Tra gaffe e conflitti di interessi, <a href="http://www.daw-blog.com/2011/11/23/il-ministro-dellinterno-cancellieri-i-miei-difetti-mi-addormento-al-volante-e-sono-una-cicciona/">tra ministre che si addormentano al volante</a> e <a href="http://www.daw-blog.com/2011/11/22/lidea-di-monti-vietare-gli-applausi-in-parlamento/">divieti d&#8217;applaudire in aula</a>, ci mancava solo <strong>l&#8217;elenco delle priorità</strong> da parte dei nostro rappresentanti politici. Al peggio davvero non c&#8217;è mai fine.</p>
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		<title>Sic transit gloria Mundi</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/11/08/sic-transit-gloria-mundi/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 22:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[Forse è tutto finito. Forse non ci saranno colpi di coda teatrali, conigli tirati fuori dal cilindro e sorprese assortite. Forse stasera, tra un Bossi ciondolante ed un Maroni freddo e nervoso come non mai, si è consumato l’ultimo atto di una storia lunga diciassette anni. Una storia italiana, nata sulle macerie della prima repubblica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="berlusconi" src="http://farm7.static.flickr.com/6093/6326553177_48ba46fa9d.jpg" alt="" width="480" height="248" />Forse è tutto finito. Forse non ci saranno colpi di coda teatrali, conigli tirati fuori dal cilindro e sorprese assortite. Forse stasera, tra un Bossi ciondolante ed un Maroni freddo e nervoso come non mai, si è <strong>consumato l’ultimo atto</strong> di una storia lunga diciassette anni. Una <strong>storia italiana</strong>, nata sulle macerie della prima repubblica, di un sistema picconato e distrutto dai forcaioli alla Di Pietro. Un sogno che ci ha accompagnati per tanto tempo, tra vittorie e sconfitte, tra drammi ed esplosioni di gioia.</p>
<p>Ricorderemo la nave Azzurra solcare i mari con <strong>mamma Rosa</strong> a fare le conferenze stampa al posto dell’indisposto Silvio, le bande che suonavano l’inno di Forza Italia magistralmente orchestrato da Mario Serio, i manifesti appesi dovunque nelle nostre città (davanti alle stazioni, alle bettole e alle chiese). Una stagione politica che va in archivio tra appunti sconclusionati e traditori vigliacchi, dalla Carlucci che ha ritrovato la verginità a Scilipoti che ha il cor turbato. Un <strong>modo un po’ inglorioso</strong>, una fine amara.</p>
<p>Berlusconi, però, tra i tanti errori, lascia all’Italia <strong>un’eredità importante: il bipolarismo</strong>. E’ grazie a lui che oggi noi sappiamo chi ci governa; è grazie a lui se noi, popolo affamato, possiamo sceglierci il Presidente del Consiglio. Berlusconi ha buttato in una fossa comune le varie cariatidi della prima repubblica, dinosauri che magari oggi tentano di risorgere, ma che sono stati condannati per sempre alla gogna per le loro malefatte. Per carità, rimarranno anche i festini e i bunga bunga, le pacche sulle spalle a Mubarak e i baci a Gheddafi, le corna al ministro degli Esteri belga e il cucù alla <strong>culona inchiavabile</strong> tedesca. Ma rimarranno anche le scampagnate dall’amico George W Bush in Texas, le feste con Tony Blair in Sardegna, le innocenti passeggiate nella dacia di Vladimir Putin in Russia.</p>
<p>Silvio Berlusconi, un imprenditore prestato alla politica, un <strong>guascone inarrivabile</strong> dotato di una intelligenza fine come pochi. Un <strong>uomo giusto al posto sbagliato</strong>. Un posto ancora impolverato da suppellettili della vecchia politica, un ambiente per <strong>parrucconi onanisti</strong> specialisti nel sapere a memoria codicilli e protocolli. Avrebbe potuto cambiare l’Italia, il Cav. Ha avuto, però, una<strong> sfiga</strong> immane. Terrorismo, crisi economica devastante, Fini&amp;Casini, Scalfaro e Bossi (prima versione). Si è trovato in mezzo al plotone d’esecuzione formato da toghe, democristiani, comunisti, banchieri e perbenisti. Sì, quei perbenisti che rimangono sbigottiti dai salti a letto di Berlusconi e magari poi vengono scoperti a pagare per qualche sveltina in macchina o qualche grammo di cocaina.</p>
<p>Se c’è una cosa che Berlusconi non ha mai potuto tollerare, questa è l’<strong>ipocrisia</strong>. Ha avuto il pregio (per molti un difetto) di parlare sempre chiaro, di dire quello che pensava, di non rifugiarsi dietro schemi fissi quanto ridicoli che così tanto piacciono ai politici di professione. <strong>E’ finita un’epoca, è finito un Mondo</strong>. E quel che è peggio, è che rischiamo di ripiombare nel torbido passato delle mummie specializzate nel tramare infidi giochetti di palazzo.</p>
<p><em>Sic transit gloria Mundi</em>, direbbe qualcuno. Il tempo passa, scorre veloce. E la gloria con esso. Quel che è importante, però, è che qualcosa rimanga. <strong>Nella storia</strong>.</p>
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		<title>Ora è ufficiale: la magistratura è un cancro</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/10/31/ora-e-ufficiale-la-magistratura-e-un-cancro/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 14:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Silvio Berlusconi ne dice tante e ultimamente pure troppe, ma qualche volta ci prende. Ed è difficile dargli torto. Prendete non un magistrato a caso, ma addirittura il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia. Sì, proprio quello che ha indagato su Dell’Utri, Contrada, la trattativa Stato-mafia, e tante altre faccende simili. Ieri Ingroia è intervenuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="toga rossa" src="http://farm7.static.flickr.com/6094/6298053113_35b7113fe7.jpg" alt="" width="480" height="260" />Silvio Berlusconi ne dice tante e ultimamente pure troppe, ma qualche volta ci prende. Ed è difficile dargli torto. Prendete non un magistrato a caso, ma addirittura il procuratore aggiunto di Palermo, <strong>Antonio Ingroia</strong>. Sì, proprio quello che ha indagato su Dell’Utri, Contrada, la trattativa Stato-mafia, e tante altre faccende simili. Ieri Ingroia è intervenuto al Congresso dei <strong>Comunisti Italiani</strong>, parlando per mezz’ora come fosse un politico di professione. Si è definito <em><strong>“partigiano”</strong></em>, anche se <strong><em>“un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni”</em></strong>. Eppure, lui proprio non ce la fa, e lo ammette, senza tanti giri di parole: <em><strong>“Io non mi sento del tutto imparziale</strong>, anzi, sono un partigiano della Costituzione”</em>. E se ancora non bastasse, ecco il chiarimento: <em>“Fra chi difende la Costituzione e chi quotidianamente cerca di violarla, violentarla, stravolgerla so da che parte stare”</em>.</p>
<p>Sconcertante non è solo l’immagine di un magistrato che parla dal palco di un congresso di partito, ma soprattutto quanto dichiarato dal <strong>militante politico</strong> Ingroia. Ha rivendicato il diritto (e forse, chissà, pure il dovere) di non essere imparziale, di non essere terzo mentre adempie alle sue funzioni. No, ha rivendicato la necessità di difendere la Costituzione stuprata, come se spettasse ai giudici sindacare su ciò che avviene in Parlamento. Sì, perché Ingroia dovrebbe sapere che lui è <strong>tenuto a rispettare e a mettersi al servizio di ciò che le Camere decidono</strong>. Se una legge approvata non gli piace, dovrà farsela piacere. E’ la democrazia, è la separazione dei poteri. E’ il principio sacro per cui la politica non può infilarsi negli affari privati della giustizia (e se ne vedono i danni) così come i magistrati non possono farsi a proprio piacimento le leggi che poi dovranno usare per emettere il loro verdetto.</p>
<p>Ingroia, con quell’intervento da partigiano (ha pure la tessera onoraria dell’Anpi in tasca) ha di fatto <strong>legittimato le teorie golpiste</strong>. Un golpe contro un Governo che fa leggi che non gli vanno a genio.</p>
<p>Si può andare avanti così? In quanti altri Paesi al Mondo si vedono magistrati pontificare da palchi e palchetti sbraitando contro una parte politica e cercando applausi dall’altra? <strong>Solo in Italia</strong>, solo da noi. E’ una vergogna. Con quale spirito un cittadino potrà andare davanti ad un giudice per vedersi riconosciuta giustizia, sapendo già che dietro quel banco con la scritta “la legge è uguale per tutti” potrà esserci un signore in toga che si professa partigiano? Si parla da anni di <strong>anomalia</strong>, di ingerenza, di prevaricazione.</p>
<p>Il problema, però, è che soprassedendo a questo problema, <strong>il male si è incancrenito</strong>, con il rischio letale che tutto ciò diventi la normalità. E sarebbe un disastro, per tutti. Per l&#8217;Italia.</p>
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		<title>Cara Lega non sei più vergine</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/07/07/cara-lega-non-sei-piu-vergine/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 15:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Curioso il comportamento della Lega. Un partito diviso, con correnti, lotte di potere e con le idee confuse. Per risolvere i problemi del Paese vuole i ministeri di Roma ladrona a Monza. E abolire le province? Mai. La mattina sono al governo, al pomeriggio fanno la lotta, la sera vanno in giro a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5319/5912099731_7aa43d294a_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5159/5912099907_943bea42d2.jpg" alt="lega vergine" width="280" height="391" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Curioso il comportamento della Lega. Un partito diviso, con correnti, lotte di potere e con le idee confuse. Per risolvere i problemi del Paese vuole i ministeri di Roma ladrona a Monza. E abolire le province? Mai. La mattina sono al governo, al pomeriggio fanno la lotta, la sera vanno in giro a fare le vergini. Ma non c&#8217;è spettacolo più squallido di chi fa la vergine avendo perso da tempo la verginità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-14453"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ma a che gioco sta giocando la Lega?</strong> Sarebbe davvero interessante saperlo, anche perché così è chiaro che non si può andare avanti. Il partito dei verdi padani è ormai una <strong>trottola impazzita</strong>, dilaniato al proprio interno da lotte di potere come mai s’erano viste prima, e da un atteggiamento in Parlamento che definire<strong> imbarazzante</strong> è usare un eufemismo. Non si capisce più da che parte stiano, cosa vogliano, cosa chiedano, cosa pretendano. Siamo passati dai <strong>proclami di Pontida</strong> (e dai relativi ultimatum) al <em>sì</em> pressoché incondizionato (salvo ripensamenti postumi) alla manovra socialisteggiante di Tremonti, anche perché nel frattempo la Lega aveva ottenuto il contentino di spazzare via <strong>in modo osceno</strong> le multe sulle <strong>quote latte</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni giorno ne tirano fuori una, sempre richieste, <strong>sempre minacce</strong>. Oggi l’ultima: <strong><em>“No ai rifinanziamenti delle missioni all’Estero”</em></strong>, fa sapere Calderoli. <em>“Il Consiglio Supremo di Difesa non decide per noi”</em>, aggiunge il Ministro dell’Interno Maroni. Il rischio, come è facile capire, è quello di farci ripiombare di colpo ai <strong>mitici tempi dell’Unione</strong> prodiana, quando frange della maggioranza <strong>votavano contro il proprio Governo</strong>, che riusciva a non perdere la faccia sul piano internazionale solo grazie alla magnanimità dell’opposizione. Il copione, tristissimo, potrebbe ripetersi. D’altronde il partito dei <em>cerchi magici</em> l’aveva detto: ritirare tutti i soldati, che ci <strong>costano troppo e muoiono pure</strong>. Che gran colpa, davvero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In realtà, il tema del rifinanziamento è <strong>solo un pretesto</strong>, l’ennesimo, per fare la voce grossa, per farsi sentire ancora di più. Perché dopo la<strong> batosta delle Amministrative</strong>, che hanno segnato un forte ridimensionamento delle aspirazioni leghiste, il partito di Bossi cerca disperatamente di intercettare di nuovo il comune sentire del proprio elettorato. Il problema, però, è che <strong>lo fa male</strong>. In queste settimane ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori: come dimenticare la sparata (secondo Calderoli in grado di far trionfare la Moratti con percentuali da regime africano) di trasferire i <strong>Ministeri al Nord</strong> e, perché no, pure il Quirinale in un quartiere non meglio precisato di Milano? Impossibile, rimarrà una pagina di riformismo impressa nei manuali di scienza politica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, visto che la <em>genialata</em> non ha funzionato, il partito del celodurismo ha chiesto e preteso più rigore contro gli immigrati, la cancellazione delle multe per chi ha sforato le quote latte, il ritiro delle truppe da ogni missione internazionale e qualche euro in più agli enti locali.L’importante, ad ogni modo, è non toccare le cose che costano davvero, come le <strong>Province.</strong> Eh no, piuttosto è meglio <strong>cancellare le motorizzazioni civili</strong> (proposta del senatore Garavaglia), ma le province proprio no. D’altronde, visto il numero esorbitante di Presidenti di questi enti inutili in quota Lega, si capisce subito il motivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un quadretto mortificante, imbarazzante. Non si capisce più se il partito nordista sia <strong>più di lotta o di governo</strong>, se il programma presentato all’elettorato <strong>valga ancora o no</strong>, se vogliano tenere in piedi l’Esecutivo o se invece non vedano l’ora di andare alle elezioni. Quel che è certo però, è che questo<strong> continuo balletto</strong> non fa altro che accrescere, ogni giorno di più, <strong>l’inaffidabilità della Lega come partito serio </strong>in grado di governare l’Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo spettacolo cui stiamo assistendo è <strong>osceno</strong>, pietoso. E quel che è peggio, è che <strong>non finisce mai</strong>. Sembra un’agonia, una <strong>lenta ma inesorabile agonia</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(C) DAW-BLOG RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a href="http://www.daw-blog.com/2011/06/11/e-ora-vi-rottamiamo/"><br />
<img src="http://farm4.static.flickr.com/3551/5824485684_663327f071_m.jpg" alt="rottamazione 1" width="201" height="200" /><img src="http://farm4.static.flickr.com/3477/5823965137_3b638ca3de_m.jpg" alt="rottamazione 2" width="201" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Vi ricordiamo che siamo costantemente in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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		<title>Il futuro dei nostri figli</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 16:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caravaggio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Siamo il Paese delle occasioni perse, del tanto peggio tanto meglio, del tutto va male e del tutto è da rifare. Siamo quelli del &#8220;chiagne e fotte&#8221;, siamo l&#8217;Italia. Il governo è debole ed è attaccato al defibrillatore. Ma l&#8217;opposizione riesce addirittura a fare peggio. Bersani e soci sono animati soltanto dallo spirito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm4.static.flickr.com/3064/5848988560_f5c255795d_z.jpg"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2663/5848430855_6e0a0d7884.jpg" alt="futuro figli" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Siamo il Paese delle occasioni perse, del tanto peggio tanto meglio, del tutto va male e del tutto è da rifare. Siamo quelli del &#8220;chiagne e fotte&#8221;, siamo l&#8217;Italia. Il governo è debole ed è attaccato al defibrillatore. Ma l&#8217;opposizione riesce addirittura a fare peggio. Bersani e soci sono animati soltanto dallo spirito antiberlusconiano, e basta. E’ in ballo il nostro futuro e quello dei nostri figli. Ed il futuro questi signori ce lo negheranno sempre.</p>
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<p><span id="more-14084"></span></p>
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<p>Per questioni di lavoro viaggio spesso in <strong>Francia</strong>, è quasi una seconda casa per me e più passa il tempo più invidio i francesi. Hanno un sistema politico che funziona mentre il nostro è degno di una repubblica delle banane. Le città non sono sommerse da immondizia ma tirate a lucido, finanza ed industria sono al top, aggressive e competitive (pensiamo ad Air France, Lactalis, Paribas o EDF giusto per identificare aziende forti e globalizzate che spadroneggiano in Italia), hanno una politica energetica efficiente ed indipendente soprattutto grazie a copiosi investimenti nel nucleare che ne hanno fatto il primo produttore ed esportatore mondiale, hanno una serie di aziende, colossi anch’essi come Suez, Veolia, Gaz de France, che gestiscono tutta una serie di servizi come ad esempio l’acqua. Godono anche di un sistema giudiziario più efficiente che non si permette, tra le altre cose, di mandare a processo il presidente del consiglio durante il proprio mandato. E tutto più o meno funziona, non sarà il paradiso, i francesi non saranno i tipi più simpatici del mondo, ma il loro paese è una corrazzata.</p>
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<p>Al di la delle Alpi esiste poi un altro paese. Vi abitano i cosiddetti <strong>cugini</strong>, gente abituata da sempre a lamentarsi che tutto va male, che tutto è da rifare, che nulla funziona ed è il paese delle occasioni perse, del tanto peggio tanto meglio, del “chiagne e fotte”. Benvenuti in Italia.</p>
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<p>Alcuni anni orsono, presidente del consiglio era Silvio <strong>Berlusconi</strong>, venne indetto un referendum che mirava tra le altre cose a ridurre il numero dei parlamentari, a dare più poteri al presidente, ad eliminare il bicameralismo perfetto. In un paese bizantino, in mano a clientele, segreterie di partito, paraculi e cialtroni, un toccasana, una rivoluzione copernicana.</p>
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<p>A quel tempo, quella disgrazia nazionale che prende il nome di <strong>Partito Democratico</strong> occupata a tempo pieno a costruire un’Italia peggiore, convinse (complice il solito vacuo ed etereo PdL) quel popolo di santi, poeti e navigatori, che il referendum avrebbe resuscitato Benito Mussolini, Pinochet, Somoza e Videla contemporaneamente e reso l’Italia una dittatura nazifascista 2.0.<br />
Chiaramente, quei personaggi bizzarri e fantasiosi che abitano il paese a forma di stivale, lo boicottarono, il quorum non venne raggiunto e quella classe politica mediocre ed inefficiente che venne assolta continuò indisturbata a fare quello che aveva sempre fatto: un cazzo.</p>
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<p>E poiché repetita iuvant gli italiani hanno giustamente pensato di comportarsi nuovamente da immaturi perché in fondo lamentarsi è un godimento nazionale, ed imbeccati da cialtroni ignoranti ed ipocriti come <strong>Santoro, Travaglio, Adriano Celentano e Beppe Grillo</strong>, scienziati cioè di fama mondiale, hanno deciso che era giusto continuare a tirare gasdotti ed oledotti per il mediterraneo, a dipendere energicamente dalle bizze dell’OPEC e di personaggi sui generis come dittatori arabi e satrapi russi  e a credere alle favole sulle rinnovabili. Ed in fondo chi se ne frega se la bolletta energetica quest’anno ci massacrerà, se le aziende saranno costrette ad investire gli utili per pagare la luce e non per assumere lavoratori, se gli acquedotti continueranno ad essere colabrodi gestiti da incompetenti ed arraffoni, avremo un motivo in più per scendere in piazza e dire che nulla funziona.</p>
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<p>Siamo messi male, va sempre peggio ed il problema è che non vedo soluzioni. Viviamo in un paese dove il governo è attaccato al defibrillatore ed è talmente debole da non avere nemmeno le palle per difendere le proprie scelte. Aver abbandonato la lotta referendaria ed aver vigliaccamente alzato le mani di fronte alla demagogia spiccia di certa feccia prezzolata è vergognoso, intollerabile, imperdonabile. Se non si crede in quel che si fa, se gli attributi per lottare per cause sacrosante non ci sono, se gli ideali ed il futuro dell&#8217;Italia sono sacrificabili per qualche poltrona, meglio andare a casa e dedicarsi ad altro.</p>
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<p>Non c&#8217;è vergogna nella sconfitta se una battaglia giusta viene combattuta coerentemente sino in fondo. Ma lavarsene le mani scegliendo di non scegliere di fatto bloccando lo sviluppo del nostro paese, grida vendetta al cospetto di Dio.</p>
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<p>L’opposizione riesce addirittura nell&#8217;improbo compito di superare la sciatteria del circo Barnum governativo. In preda al proprio delirium antiberlusconiano Bersani and co. sono ormai partiti per la tangente e se per curare Berlusconi, bisogna curare tutti gli italiani allora è persino accettabile affossare le proprie leggi, la propria dignità e l&#8217;avvenire dell&#8217;Italia. Caro Bersani, quando hai un po di tempo, nell&#8217;intimità, vergognati.</p>
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<p>Rottamiamoli, tutti, senza pietà. E’ in ballo il nostro futuro e quello dei nostri figli. Ed il futuro questi signori ce lo negheranno sempre.</p>
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<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3551/5824485684_663327f071_m.jpg" alt="rottamazione 1" width="201" height="200" /><img src="http://farm4.static.flickr.com/3477/5823965137_3b638ca3de_m.jpg" alt="rottamazione 2" width="201" height="200" /></p>
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<p><em>Vi ricordiamo che siamo costantemente in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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		<title>Così non va</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/06/06/cosi-non-va-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 15:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Così non si va da nessuna parte. Si parla di &#8220;discontinuità&#8221;, &#8220;svolta&#8221; ma si finisce per ottenere solo ingovernabilità. Se torna l&#8217;era dei vertici, dei summit e dei rimpasti allora c&#8217;è poca speranza. Se si  finisce per supplicare Lombardo e Casini, per mandare Castelli alla Giustizia, allora è la fine. Berlusconi deve estrarre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm4.static.flickr.com/3025/5804845856_f7a40db78a_z.jpg"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3422/5804288111_c180562a4d.jpg" alt="nno va silvio" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Così non si va da nessuna parte. Si parla di &#8220;discontinuità&#8221;, &#8220;svolta&#8221; ma si finisce per ottenere solo ingovernabilità. Se torna l&#8217;era dei vertici, dei summit e dei rimpasti allora c&#8217;è poca speranza. Se si  finisce per supplicare Lombardo e Casini, per mandare Castelli alla Giustizia, allora è la fine. Berlusconi deve estrarre il coniglio dal cilindro, si inventi qualcosa, ci stupisca. Torni a fare il Berlusconi. O attenzione, saranno guai, guai seri.</p>
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<p>Non ci siamo proprio, <strong>così non si va da nessuna parte</strong>. Sembra di essere tornati improvvisamente indietro nel tempo, a quel 2005 che segnò l’inizio del declino del Governo Berlusconi trionfalmente insediatosi dopo la vittoria schiacciante alle elezioni politiche del 2001. Anche allora, <strong>dopo le disastrose regionali </strong>che consegnarono alla sinistra quasi tutte le regioni ad eccezione della Lombardia e del Veneto, si alzarono voci che chiedevano <em>“discontinuità”</em>, <em>“svolta”</em>,<em> “cambiamento”</em>, <em>“accelerazioni”</em>. Il risultato fu un anno di sostanziale <strong>ingovernabilità</strong>, con Storace Ministro al posto di Sirchia e Buttiglione ai Beni Culturali. <strong>Una svolta epocale</strong>, davvero.</p>
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<p>Oggi ci risiamo: <strong><em>“sarà una giornata calda”</em></strong>, fa sapere Gianni Letta, il Gran Visir ben consapevole di quanto forte sia il rischio di incartamento da parte della maggioranza e del Governo. E’ tornata l’era dei <strong>vertici</strong> e dei summit, delle <strong>contrattazioni estenuanti</strong>, del <em>do ut des</em>, di rimpasti e rimpastini. Stavolta, stando ai rumors, la pace tra Berlusconi e Bossi potrebbe essere siglata con la nomina dell’<strong>Ingegner Castelli</strong>, già vicesindaco (a sua insaputa) mancato di Milano, al Ministero della Giustizia. Non proprio la scelta di “alto profilo” che ha chiesto qualche giorno fa Napolitano al Cavaliere. <strong>Ma questo passa il convento</strong>.</p>
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<p>La fase è delicatissima, l’<strong>agenda delle riforme</strong> è un’utopia sempre più irraggiungibile, il Parlamento è bloccato, i Responsabili scalpitano e il Pdl è in fermento. Un casino, insomma. Una situazione al limite della disperazione, se è vero che il Premier avrebbe <strong>supplicato Lombardo</strong> di far ritorno (insieme a Casini) nella coalizione di maggioranza. Il tempo stringe, la <strong>sterzata va data subito</strong>. Non è tempo di giochetti da tavolo, bensì <strong>è il momento di agire</strong>. Perché, o si recupera al più presto la fiducia dei milioni di elettori che una settimana fa hanno voltato le spalle al centrodestra, o più il tempo passa e più sarà una <strong><em>mission impossibile</em></strong>.</p>
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<p>Berlusconi deve estrarre il coniglio dal cilindro. <strong>Si inventi qualcosa</strong>, stupisca, giochi d’anticipo, sparigli le carte: insomma, <strong>faccia il Berlusconi</strong>. Faccia capire che il coltello dalla parte del manico lo tiene ancora lui. <strong>O saranno guai</strong>, guai seri.</p>
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<p>(C) RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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<p><em>Vi ricordiamo che siamo costantemente in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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<p><strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog">NOI VOGLIAMO LE PRIMARIE PER IL PDL. E TU?</a></strong></p>
<p><em>Scegliere <strong>noi</strong> per <strong>non</strong> far scegliere <strong>loro</strong>.</em></p>
<p><strong>NOI-NON-LORO</strong></p>
<p>E’  il momento. Il discorso è OLTRE Berlusconi. Vogliamo le primarie        per il  PdL, altrimenti muore. Vogliamo scegliere il coordinatore.    Il     Sindaco e  il premier. Basta con scelte partitocratiche. Basta    liti,     basta veti, basta correnti. Non fate resistenza: anche  senza    primarie  la   vostra rottamazione sarà solo rimandata. E’  questione di    tempo.</p>
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		<title>Finocchiaro: Berlusconi come Mussolini</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/05/11/finocchiaro-berlusconi-come-mussolini/</link>
		<comments>http://www.daw-blog.com/2011/05/11/finocchiaro-berlusconi-come-mussolini/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 May 2011 13:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; In Italia, se non sei di sinistra e osi dire &#8220;riformiamo la Costituzione&#8221; ti tirano le pietre. Se poi sei Berlusconi, e pensi a modifiche per dare più poteri al premier (che non sarà Berlusconi, ma un altro) allora succede l&#8217;inferno. La Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato, paragona Berlusconi a Mussolini. Eppure in tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm4.static.flickr.com/3297/5709447237_136f5670dd_z.jpg"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3583/5710011042_312195fbeb.jpg" alt="finocchiaro mussolini berlusconi" width="280" height="391" /><br />
</a></p>
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<p>In Italia, se non sei di sinistra e osi dire &#8220;riformiamo la Costituzione&#8221; ti tirano le pietre. Se poi sei Berlusconi, e pensi a modifiche per dare più poteri al premier (che non sarà Berlusconi, ma un altro) allora succede l&#8217;inferno. La Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato, paragona Berlusconi a Mussolini. Eppure in tutto il mondo i premier hanno più poteri del collega italiano. Là fuori è pieno di Mussolini e non ce ne eravamo ancora accorti?</p>
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<p>Durante un comizio elettorale in Calabria, <strong>Silvio Berluscon</strong>i ha detto che è indispensabile iniziare a mettere in cantiere due grandi riforme costituzionali: <strong>rafforzare i poteri del Premier</strong> (sottraendo qualche prerogativa al Quirinale, come la nomina dei Ministri e lo scioglimento delle Camere) e riformare il sistema di <strong>nomina/elezione dei giudici della Consulta</strong>. Insomma, niente di più e niente di meno di quanto accade nelle democrazie “normali” occidentali: basta sorvolare la mappa d’Europa per accorgersi che <strong>siamo i più sfigati</strong>, ossia siamo l’unico Paese dove il capo del Governo abbia poteri così limitati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un Premier che spesso è sottoposto a ricatto da parte di alleati e Parlamento, sia che venga da sinistra (Prodi) sia che venga da destra (Berlusconi). Dichiarazioni, quelle del Cavaliere, che<strong> non dovrebbero sconvolgere</strong>.</p>
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<p>Il problema, però, è che questo non è un Paese normale, e che quindi basta invocare qualche modifica alla Sacra Costituzione per diventare<strong> uguali a Mussolini</strong>. Sì, avete capito bene. Volete che il Presidente del Consiglio possa nominare i suoi ministri? Pensate che sia giusto riequilibrare la composizione della Corte Costituzionale? Ebbene, sappiate che siete come il Duce, come un dittatore sanguinario. <strong>Siete fascisti</strong>, insomma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parola di <strong>Anna Finocchiaro</strong>, ex Magistrato e capogruppo Pd al Senato. Per carità, la lady del principale partito d’opposizione non cita direttamente Mussolini, ma in modo sibillino dice che<em> “il Berlusconi che vuole più potere per lui mi ricorda qualcuno…”</em>.</p>
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<p>Tutto questo <strong>non è normale</strong>, per niente. Perché se ritenere fuori dal tempo l’attuale assetto costituzionale italiano significa essere come il Duce, vuol dire che <strong>in Italia c’è un grosso problema</strong>. Un problema che dovrebbe allarmare tutti. Ormai non si può dire nulla senza correre il rischio di provocare lo <strong>sconcerto</strong> o lo <strong>sgomento</strong> di qualche papavero garante delle Istituzioni o di qualche custode (<strong>per convenienza</strong>) della Costituzione, diventata qualcosa di intoccabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualcosa che però, quando al governo ci stavano gli attuali oppositori di Berlusconi, <strong>veniva toccato</strong>, ritoccato, rifinito, smussato, tagliato, allargato, emendato. Insomma, l’importante è che <strong>non sia l’attuale Premier</strong> a proporre di modernizzare il Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo è il <strong>modo di pensare</strong> della minoranza, di chi dovrebbe cercare di conquistare gli italiani in vista delle prossime elezioni proponendo programmi e idee. E invece è solo un <strong>irritante starnazzare</strong> di chi al governo c’è già stato ed ha clamorosamente fallito, di chi non fa altro che pensare a Berlusconi dall&#8217;alba al tramonto, di chi ha ormai il <strong>fegato corroso</strong> a forza di star dietro a chi le elezioni le vince e le stravince.</p>
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<p><strong>Qualche domanda</strong> in più sul perchè si è (quasi) sempre all&#8217;opposizione, non guasterebbe. Ma <strong>forse è chiedere troppo</strong> alla Finocchiaro &amp; co.</p>
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<p>(C) RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Sono tutti comunisti</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/05/04/sono-tutti-comunisti/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 13:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Poveri noi. Appena saputo della morte di Bin Laden, senza conoscere nessun dettaglio, dal Parlamento italiano in molti chiedevano: &#8220;e ora subito via dall&#8217;Afghanistan&#8221;. Che è un po&#8217; la posizione dei vari comunisti della precedente legislatura. Proprio ora che servirebbe ancora più prudenza. Pensavano di esserci liberati di tutti questi comunisti, ma sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5190/5686630317_b9814c2132_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5069/5687198374_4bd55ea246.jpg" alt="comunisti" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Poveri noi. Appena saputo della morte di Bin Laden, senza conoscere nessun dettaglio, dal Parlamento italiano in molti chiedevano: &#8220;e ora subito via dall&#8217;Afghanistan&#8221;. Che è un po&#8217; la posizione dei vari comunisti della precedente legislatura. Proprio ora che servirebbe ancora più prudenza. Pensavano di esserci liberati di tutti questi comunisti, ma sono ancora lì, in Parlamento, con altri colori e altre bandiere. Ma dentro sono sempre rossi.</p>
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<p>Non si conosceva ancora neppure un dettaglio sul blitz che ha portato alla miserabile fine di <strong>Osama Bin Laden</strong>, che già dal <strong>Parlamento italiano</strong> (quello dove c’è chi pensa e dichiara che la morte del leader qaedista sia un <strong>miracolo di Papa Wojtyla</strong>) si levavano voci sulla necessità di <strong>ritirare subito le nostre truppe dall’Afghanistan</strong>. Il Segretario di Rifondazione Comunista, <strong>Ferrero</strong>, addirittura sosteneva che la morte di Bin Laden è inutile se non coincide con la fine della guerra. <strong>E perché?</strong> Non è dato sapere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come è ovvio e comprensibile anche ad un bambino, andarsene ora, solo perché il boia è morto, sarebbe <strong>il più tragico degli errori</strong>. Significherebbe dimenticare che Al Qaeda è una <strong>piovra tentacolare</strong>, che Osama, più che condottiero in armi, era niente di più che un ispiratore e finanziatore sempre più occulto. Un uomo che ai campi di addestramento afghani preferiva i lussuosi compound di Abottabad, nei sobborghi della capitale pakistana. Sul campo, a combattere ogni giorno con le forze della coalizione internazionale, ci sono i <strong>Talebani</strong> guidati dal Mullah Omar e dai suoi sgherri. Ci sono teste calde pronte a farsi saltare in aria o a piazzare ordigni micidiali su ogni strada praticabile dell’Afghanistan, da Kabul ad Herat, passando per Kandahar. Oppure pensiamo che ora, dato in pasto ai pesci Osama, <strong>tutto finirà</strong> e laggiù sorgerà spontanea la democrazia e soffierà il vento della libertà? Tutt’altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>rischio di un’escalation</strong> degli attentati è altissimo, con tutti i contingenti messi in stato di massima allerta. Molti sostengono che la <strong>fase più delicata</strong> della guerra inizierà proprio ora, quando sull’onda dell’emotività i fanatici che vanno al mercato con cinture esplosive potrebbero pensare di farla pagare ai “cani infedeli”. Molto dipenderà anche dalle mosse dell’ambiguo Presidente afghano<strong> Karzai</strong>, e molto dipenderà anche da quel <strong>Pakistan</strong> che ora si trova in una comprensibile situazione di imbarazzo, ma le cui azioni future andranno monitorate con estrema attenzione. Il Pakistan è una <strong>polveriera in stand-by</strong>, e se decidesse di calcare il tasto del <strong>nazionalismo</strong> e dell’<strong>orgoglio islamico</strong> in chiave anti-occidentale, per l’Afghanistan sarebbero dolori. Non dimentichiamoci, infatti, che a Quetta si onora già il “Martire Osama” con manifestazioni di piazza e colpi di kalashnikov sparati in aria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parlare ora di ritiro immediato, quando anche dalla Casa Bianca si raccomanda prudenza e moderazione nei commenti, è un <strong>colossale errore</strong>. Una boutade degna di parlamentari ed ex parlamentari italiani pronti a sfruttare perfino la morte di Bin Laden in chiave elettorale, per guadagnare mezzo punto in più alle Amministrative. <strong>Un delirio</strong>.</p>
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<p>(C) RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Il teatrino leghista</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 11:53:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; La Lega ha tenuto in ostaggio il governo sulla politica estera. Ma non su questioni sensate, ma su stupidaggini. Perché, sulla Libia, fissare una data di fine del conflitto non è possibile. Perché dire che aumenterà la benzina è troppo facile. Serve solo a riempire le urne padane. Ma così non si governa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5249/5686414299_9807fa42fe_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5290/5686982690_ac5209a3eb_z.jpg" alt="teatrino leghista" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>La Lega ha tenuto in ostaggio il governo sulla politica estera. Ma non su questioni sensate, ma su stupidaggini. Perché, sulla Libia, fissare una data di fine del conflitto non è possibile. Perché dire che aumenterà la benzina è troppo facile. Serve solo a riempire le urne padane. Ma così non si governa. La politica estera di un Paese è cosa seria. Non si può fare in Via Bellerio. Governare significa mettere da parte l&#8217;arma del ricatto elettorale e smetterla con quel provincialismo che non porta da nessuna parte.</p>
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<p>Alla fine, dopo giorni e giorni di discussioni, musi lunghi e minacce, la maggioranza si è ritrovata <strong>compatta</strong> nel votare una mozione promossa dalla Lega e corretta, diciamo così, da qualche mano pidiellina. Dopo più di una settimana, quindi, la possibilità che il Governo cadesse sotto gli ultimatum di Bossi, è <strong>svanita</strong>.</p>
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<p>Ma <strong>ci rendiamo conto</strong> di quello che è successo? Uno dei due pilastri che compongono la maggioranza ha esposto l’Italia al <strong>ridicolo</strong>, con reprimende arrivate da ogni parte: non ultima, ieri, quella della <strong>Nato</strong>. La Lega ha tenuto il Governo appeso per un filo sull’unica questione che mai dovrebbe diventare oggetto di giochetti patetici ad uso e consumo interno: la<strong> politica estera</strong>.</p>
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<p>E invece no, perché Bossi ha pensato che brandire l’arma del pacifismo fosse <strong>utile in campagna elettorale</strong>, specie se a poche settimane dalle Amministrative: uno smarcamento di quelli belli tosti, un po’ di <strong>cagnara</strong>, ed ecco che le urne padane si riempiono. Basta dire che si spendono tanti soldi per mandare gli aerei su Tripoli e che la benzina aumenterà: <strong>il gioco è fatto</strong>.</p>
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<p>Le conseguenze? Sotto gli occhi di tutti. Berlusconi costretto a fare l’<strong>equilibrista</strong>, non potendo permettersi di dire mezza parola in più del dovuto, pena il rischio  o di far storcere la bocca ai leghisti o di imbarazzare i partner occidentali.</p>
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<p><strong>Vi pare possibile?</strong> Vi pare possibile che la politica estera di un Paese come l’Italia si debba fare <strong>in via Bellerio</strong>? Vi pare possibile che si sia persa una settimana a discutere su mozioni e risoluzioni contenenti <strong>date di fine delle ostilità</strong>? Vi pare normale che il 5 maggio, quando a Roma si riunirà il Gruppo di Contatto sulla Libia, il Governo italiano sia costretto a dire ai partner che <em>“il Parlamento ha votato una risoluzione che stabilisce la data in cui dovrà finire la guerra”</em>? <strong>No, non è normale</strong>. Non è decente. <strong>E’ imbarazzante</strong>.</p>
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<p>Ci hanno raccontato per anni che la Lega si è <strong>responsabilizzata</strong>, che ha acquisito una cultura di Governo. Ci hanno detto che Maroni è una persona riflessiva, che Bossi è diventato saggio, che Calderoli è un uomo dall’illuminata visione. Ecco, sarebbe ora di mettere in pratica tutte queste qualità. Perché avere cultura di governo significa prima di tutto <strong>mettere da parte l’arma del ricatto elettorale</strong> ed abbandonare quel limitante <strong>provincialismo</strong> che non porta da nessuna parte.</p>
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<p>Altrimenti davvero la Lega rimarrà un <em>qualcosa</em> fermo <strong>sulla sponda del Po</strong>.</p>
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<p>(C) RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Abusava di minorenni, è del PD</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/04/29/abusava-di-minorenni-e-del-pd/</link>
		<comments>http://www.daw-blog.com/2011/04/29/abusava-di-minorenni-e-del-pd/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 13:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Un ex assessore di Bassolino, membro del Pd, è stato condannato per violenza sessuale su due minorenni, figlie dell&#8217;ex moglie. Condannato. Il reato c&#8217;è, non è nella testa di qualche pubblico ministero ossessionato. E si tratta di due minorenni vere, non di aspiranti veline. E dov&#8217;è Bersani? Dov&#8217;è la Bindi? Loro che aprono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5270/5669081879_f7bd6dba88_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5265/5669653872_e26d7e397b.jpg" alt="pd condannato" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Un ex assessore di Bassolino, membro del Pd, è stato condannato per violenza sessuale su due minorenni, figlie dell&#8217;ex moglie. Condannato. Il reato c&#8217;è, non è nella testa di qualche pubblico ministero ossessionato. E si tratta di due minorenni vere, non di aspiranti veline. E dov&#8217;è Bersani? Dov&#8217;è la Bindi? Loro che aprono bocca appena sentono parlare di bunga bunga. Dove sono? Perchè stanno zitti?</p>
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<p>L’Italia è un Paese proprio strano: un ex assessore della Giunta Bassolino, attualmente consigliere regionale del <strong>Partito Democratico</strong>, viene condannato in primo grado per <strong>violenza sessuale su due minorenni</strong> figlie dell’ex moglie, e nessuno ne parla.</p>
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<p>E’ una brutta storia, di quelle che affondano le radici nel torbido e nello squallore: <strong>Corrado Gabriele</strong>, già assessore al Lavoro, alla Scuola e alla Formazione nella seconda Amministrazione-Bassolino, si è visto condannare da un tribunale a quattro anni e mezzo di reclusione, nonché al pagamento di ventimila euro complessivi, perché riconosciuto colpevole di aver stuprato due ragazze che all’epoca dei fatti avevano rispettivamente <strong>16 e 13 anni.</strong></p>
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<p>Quando la notizia delle indagini iniziò a circolare, circa tre anni fa, Gabriele si affrettò a precisare che gli veniva contestata <em>“solo l’accusa di abusi sessuali, e non di violenza”</em>. Una <strong>differenza da sottolineare</strong>, secondo l’ex assessore. Oggi, a sentenza pronunciata, il condannato-consigliere fa sapere che ricorrerà in appello, ma che <strong>non ha alcuna intenzione di rinunciare al seggio</strong> occupato in Consiglio Regionale. Unica concessione alla decenza (si fa per dire), l’autosospensione dal partito. Fin qui i fatti, nudi e crudi.</p>
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<p>Quel che imbarazza, però, è il <strong>silenzio assordante del Partito Democratico</strong>, dei suoi vertici, dei suoi leader così pronti e veloci nell’indignarsi per le feste di Berlusconi. Colpisce e non poco il silenzio delle <strong>Rosy Bindi</strong> e delle <strong>Livie Turco</strong> che urlano all’indecenza appena sentono parlare di Bunga Bunga e di ragazze in costume. Stupisce il silenzio di <strong>Bersani</strong>, Savonarola senza grandi pretese che ha ormai identificato Ruby con le presunte streghe di qualche secolo fa: portatrici di rogne e di sporcizia. Beh, ovvio, lì si tratta di <strong>Berlusconi</strong>, di un pesce grosso, del nemico numero uno! Qui, invece, stiamo parlando solo di un povero e misero consigliere regionale, un uomo di cui a pochi importa qualcosa. <strong>Che schifo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un’intera classe dirigente che infila il naso tra le lenzuola del Presidente del Consiglio con l’unico scopo di trovare il marcio per assediarlo e tentare di abbatterlo, e che contemporaneamente si dimentica di <strong>guardare in casa propria</strong>. Una casa dove propri tesserati vengono condannati (non semplicemente indagati) per violenza sessuale su due minorenni. Una storia tremenda e squallida che evidentemente non merita le attenzioni indignate e inorridite dei <strong>censori puritani</strong> che affollano i salotti televisivi spiegando agli italiani ogni aspetto del <strong>Bunga Bunga</strong>.</p>
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<p>Peccato che mentre facevano ciò, si dimenticavano di controllare i comportamenti dei loro sodali, dei compagni di partito non propriamente integerrimi nei comportamenti. E così facendo, si sono esposti, ancora una volta, al <strong>ridicolo</strong>. <strong>Pietà</strong>, solo pietà si può provare per loro.</p>
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<p><em>Vi ricordiamo che siamo costantemente in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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		<title>Seminare per raccogliere</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/04/28/seminare-per-raccogliere/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 13:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; La guerra in Libia non ci piace neanche un po&#8217;. Ma c&#8217;è. Esiste. E&#8217; lì. Le grandi nazioni ci hanno chiesto di intervenire. Non ci piace, ma dobbiamo farlo. Le nostre alleanze ci impongono di stare con il mondo occidentale. E poi, o facciamo la nostra parte, o dopo la guerra ci escluderanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5188/5664136907_2985791eaa_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5144/5664703868_aaa1f9118b.jpg" alt="seminare" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>La guerra in Libia non ci piace neanche un po&#8217;. Ma c&#8217;è. Esiste. E&#8217; lì. Le grandi nazioni ci hanno chiesto di intervenire. Non ci piace, ma dobbiamo farlo. Le nostre alleanze ci impongono di stare con il mondo occidentale. E poi, o facciamo la nostra parte, o dopo la guerra ci escluderanno da ogni partita. Per questo bisogna seminare oggi per raccogliere domani.</p>
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<p>Si può fare la <strong>voce grossa</strong> se una cosa non piace, si può protestare se non ti calcolano e non ti prendono in considerazione. Si può dire che non si è d’accordo sull’attacco militare ad uno Stato sovrano come la Libia, si può agire mantenendo un profilo basso, magari con un piede in due scarpe. Alla fine, però, viene il momento di <strong>decidere da che parte stare</strong>. Alla fine viene l’ora di stabilire se si preferisce riconoscersi all’interno del tradizionale sistema di alleanze, quello occidentale in cui l’Italia ha potuto crescere e diventare una media potenza mondiale, o se si vuole fare di testa propria, ergendosi a <strong>paladini di Muammar Gheddafi</strong>. Perché è di questo che stiamo parlando.</p>
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<p>Si può discutere per ore sulla precisione più o meno millimetrica delle bombe dirette a togliere di mezzo l’impianto militare del Rais, ci si può interrogare per giorni sul senso profondo dei raid su Tripoli. La sostanza, però, <strong>non cambia</strong>. La guerra c’è, è in corso, e come ogni conflitto muta di giorno in giorno. Quella libica è una <strong>guerra sporca</strong>, che non ci piace neppure un po’, ed il Governo italiano ha mostrato queste perplessità molto bene, troppo bene. Le motivazioni della campagna nordafricana, <strong>quelle vere</strong>, stanno nella voglia di <em>grandeur</em> francese piuttosto che nel <em>panumanesimo</em> obamiano: lo abbiamo detto e scritto tante volte.</p>
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<p>Il fatto è che le <strong>cose sono cambiate</strong>, dal momento che i partner (quelli grandi) ci hanno chiesto e richiesto, insistentemente, di prendere parte alla loro partita. Berlusconi <strong>ha resistito finché ha potuto</strong>. Quando però il Presidente degli Stati Uniti ti manda un proprio rappresentante ufficiale, è dura dire di no. E la <strong>Lega</strong>, se è davvero forza responsabile di governo, <strong>dovrebbe capirlo</strong>. Dovrebbe capire che spesso si deve fare anche ciò che non piace, che si deve rispondere ad alleati più grandi e più forti, che sarebbe un <strong>suicidio</strong> rimanere isolati ora che gli sforzi per abbattere Gheddafi saranno aumentati in modo considerevole. Non si può rimanere esclusi da questa partita, perché <strong>nulla ci spetterebbe</strong> il giorno dopo la defenestrazione del Colonnello. Saremmo semplicemente coloro che si sono schierati, unici in Occidente, dalla parte del tiranno. Non proprio una bella etichetta.</p>
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<p>La Lega dovrebbe capire che non si può dire <em>no</em> solo perché si teme che Gheddafi mandi per ripicca qualche <strong>barcone di immigrati</strong> in più: non è da grande partito politico ragionare così. <strong>Non è razionale</strong>. E’ limitato, è un <strong>giochetto utile solo a fini elettorali</strong>.</p>
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<p>Ma la politica estera (e i pasticci di Sarkozy sono lì a dimostrarlo) non si può fare tenendo sott’occhio i sondaggi e le scadenze elettorali, perché ne va del prestigio e dell’autorevolezza di un Paese. E spesso si è costretti a chinare il capo, <strong>anche controvoglia</strong>. E Maroni lo sa, visto il risultato modesto del bilaterale di qualche settimana fa con il collega francese Guéant sul tema immigrazione.</p>
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		<title>La rivoluzione va in pensione</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/04/22/la-rivoluzione-va-in-pensione/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 12:03:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Aprile 2011. A Cuba Fidel Castro appare forse per l&#8217;ultima volta in pubblico, appoggia la propria mano sul pugno teso del fratello, e saluta tutti. Il rivoluzionario lascia ufficialmente ogni carica politica. Il fratello Raul, intanto, promette cambiamenti epocali: a Cuba si potrà addirittura acquistare una casa. Riforme davvero epocali. La rivoluzione va in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5044/5642661961_8cef9a8d69_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5141/5642662127_a5b5355f00.jpg" alt="castro addio" width="280" height="391" /><br />
</a></p>
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<p>Aprile 2011. A Cuba Fidel Castro appare forse per l&#8217;ultima volta in pubblico, appoggia la propria mano sul pugno teso del fratello, e saluta tutti. Il rivoluzionario lascia ufficialmente ogni carica politica. Il fratello Raul, intanto, promette cambiamenti epocali: a Cuba si potrà addirittura acquistare una casa. Riforme davvero epocali. La rivoluzione va in pensione.</p>
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<p>No, Breznev non l’avrebbe mai fatto. Lui non si sarebbe mai presentato al Congresso del Partito Comunista indossando una <strong>tuta marca Fila</strong> sopra una <strong>camicia scozzese</strong>. No, altri tempi. Il potere sovietico esigeva tutt’altro look: medaglie al petto, mostrine e decorazioni bene in vista, sguardo più o meno vigile. Trent’anni dopo, a Cuba, si è chiuso una pezzo della storia del Novecento. <strong>Fidel Castro molla il potere</strong>, ufficialmente. E’ vero che già da qualche anno aveva delegato funzioni e mansioni al fratello Raul, ma da ieri il vecchio Comandante non riveste più alcuna carica, nemmeno quella di Segretario del Partito.</p>
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<p>E così, tra la commozione e i <em>¡Viva!</em> urlati dai deputati e dalle deputate, un <strong>muto Fidel</strong> è apparso forse per l’ultima volta in pubblico,  appoggiando la propria mano sul pugno ben teso del fratello, vestito in guayabera bianca, come tutti gli altri componenti dell’élite designata a guidare la Cuba del domani. <strong>Del domani si fa per dire</strong>, visto che l’età media dell’Ufficio politico del PCC appena costituito è di 67 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure, dietro questa apparente rinfrescata ad un regime di <strong>mummie</strong> prossime all’imbalsamazione, si nasconde un <strong>cambiamento epocale</strong>: Raul promette che ci saranno riforme, che sarà possibile acquistare casa, che un po’ di mercato a Cuba entrerà. Certo, l’obiettivo retorico resta quello <strong><em>“dell’evitare un ritorno al capitalismo”</em></strong>, ma era difficile attendersi altro da uno show programmato per celebrare l’addio ante-mortem del vecchio Comandante. <strong>Un regime non lo si cambia in due ore </strong>(qualcuno lo dica a Sarkozy, Cameron e Obama), neppure in due mesi. Ci vuole tempo, ci vuole pazienza. <strong>Cuba era Fidel</strong>, ed ora questo legame imprescindibile è venuto definitivamente meno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ultimo atto del <em>barbudo</em> è stato quello di firmare un decreto in cui si fissa il limite di <strong>due mandati</strong> da cinque anni per chi sarà chiamato a ricoprire le più alte cariche dello Stato e del partito. Una riforma che per ora rimane sulla carta, dal momento che la nuova coppia al potere sarà formata da due anziani signori di <strong>81 e 79 anni</strong> che accompagnavano Fidel nella Sierra Maestra più di cinquant’anni fa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molti diranno che in fin dei conti non è cambiato niente, che si tratta esclusivamente di un <strong>maquillage</strong> non più rimandabile. Può essere, per carità. Eppure, senza la <strong>presenza ingombrante </strong>del Regime impersonificato dal sigaro e da quella divisa olivastra vista e rivista per mezzo secolo, sarà probabilmente più facile avviare quel cambiamento che porterà Cuba, prima o poi, a diventare un<strong> Paese normale</strong>, dove un uomo potrà dire di essere cittadino e non più <strong>rivoluzionario a vita</strong>.</p>
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		<title>Travaglio in ginocchio da Montezemolo</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/04/20/travaglio-in-ginocchio-da-montezemolo/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 14:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Ieri il quotidiano delle Procure, il Fatto di Travaglio, ha dedicato due pagine a Montezemolo. Due pagine piene di zucchero, di sorrisi, buoni sentimenti, tanto amore. Cose da Heidi. Travaglio è innamorato, e l&#8217;amore è cieco: infatti Marco si dimentica dei guai di Luca con la giustizia. A lui è tutto perdonato: è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5141/5637895578_cb5d026779_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5186/5637320353_2f412c6f0b.jpg" alt="montezemolo ilfatto" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Ieri il quotidiano delle Procure, il Fatto di Travaglio, ha dedicato due pagine a Montezemolo. Due pagine piene di zucchero, di sorrisi, buoni sentimenti, tanto amore. Cose da Heidi. Travaglio è innamorato, e l&#8217;amore è cieco: infatti Marco si dimentica dei guai di Luca con la giustizia. A lui è tutto perdonato: è antiberlusconiano.</p>
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<p>Luca Cordero di Montezemolo, Presidente di un infinito elenco di cose (dalla Ferrari a Telethon, tanto per fare qualche nome), ha deciso: scende in politica. <strong>Vuole cambiare l’Italia</strong>, vuole rilanciare il Paese, vuole strapparlo dalle grinfie di Berlusconi. Per fare tutto questo, però, bisogna iniziare a diffondere il proprio <strong>messaggio di salvezza</strong>, bisogna intraprendere una campagna mediatica che divulghi ai quattro angoli del Paese la lieta novella: l’ex fidanzato di Edvige Fenech si butta nella mischia, fa la sua scelta di campo. Ci manca solo un videomessaggio che si apra con “L’Italia è il Paese che amo” e tutto va al posto giusto.</p>
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<p>Come fare allora, per dare il via alla propria discesa in campo? Semplice, con una bella agiografia, quelle che di solito si fanno ai Santi e ai Martiri. <strong>Una agiografia firmata dal Fatto </strong>di Padellaro e Travaglio. Eh sì, bastava leggere ieri le due pagine che il quotidiano delle Procure ha dedicato all’ <strong>uomo-nuovo</strong> (non ridete, per cortesia!) della politica italiana: un concentrato di zucchero e sorrisi, un ripieno di <strong>buoni sentimenti</strong> da fare invidia a cartoni animati come Heidi.</p>
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<p>E’ lui, sì è lui l’uomo che può finalmente cacciare Berlusconi da Palazzo Chigi. E’ lui, l’uomo che frequentava lo <strong>yatch di Agnelli</strong>, la persona più adatta per dare risposte ai precari, ai cassaintegrati, ai disoccupati. Luca Cordero di Montezemolo, un nome un programma. Il Fatto lo incensa, per un po’ scorda pure di metterlo all’indice per quella storiaccia di <strong>abusi edilizi ad Anacapri</strong> (basta un riquadro formato-mignon): il motivo? Perché attacca il Cavaliere e Tremonti. Ed ecco che, solo per questo, il quotidiano che prova <strong>godimento fisico</strong> nel vedere un imputato messo alla gogna, sceglie come proprio totem uno che ha appena<strong> disertato un’udienza</strong> di un processo in cui è <strong>imputato</strong>. Ma chi se ne frega, Travaglio queste cose non le considera: l’importante è che sia animato da fervidi propositi anti-berlusconiani, tutto il resto è fuffa.</p>
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<p>Non cambieranno mai, ormai sono <strong>talmente ridicoli</strong> che suscita imbarazzo perfino parlarne. Quando l’ossessione non ha limiti, capita di contraddire se stessi, di cambiare le carte in tavola, di scoprirsi improvvisamente garantisti quando l&#8217;imputato è una persona che tutto sommato fa comodo. Sì, un <strong>garantismo ad personam</strong>.</p>
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		<title>La proposta degli ubriachi</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 18:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Sul Corriere di oggi straordinaria lettera a firma di Veltroni (Pd) e Pisanu (PdL) per chiedere un &#8220;governo di decantazione&#8221;. Meglio decantare, meglio riflettere, meglio rasserenare il clima. Ma che vuol dire? Non si sa, tra una banalità e l&#8217;atra, solo un punto è chiaro, anzi chiarissimo: vogliono cacciare Silvio Berlusconi. &#160; &#160; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5305/5621757377_072fdbd715_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5265/5622345372_b3e159f39b.jpg" alt="ubriachi" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Sul Corriere di oggi straordinaria lettera a firma di Veltroni (Pd) e Pisanu (PdL) per chiedere un &#8220;governo di decantazione&#8221;. Meglio decantare, meglio riflettere, meglio rasserenare il clima. Ma che vuol dire? Non si sa, tra una banalità e l&#8217;atra, solo un punto è chiaro, anzi chiarissimo: vogliono cacciare Silvio Berlusconi.</p>
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<p>L’Italia è sempre l’Italia, non c’è nulla da fare. Siamo un popolo di Santi, Navigatori e di Inventori. Sì, perché come conosciamo noi l’<strong>alchimia politica</strong>, non la conosce nessuno. La lunga, eterna, noiosa ed imbolsita Prima Repubblica è stata un laboratorio di architetture istituzionali uniche al Mondo, con elezioni libere e democratiche che però, di fatto, potevano essere vinte solo da una delle forze in campo. E così, con un partito perennemente al Governo, per ravvivare il clima e le giornate i progenitori degli attuali Casini, Bindi e Franceschini avevano pensato bene di creare <strong>correntone</strong> e <strong>correntine</strong>, di farsi la guerra tra di loro, di ordire <strong>trame </strong>e <strong>agguati</strong> parlamentari.</p>
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<p>Oggi, con una situazione politica <em>un po’ così</em>, la nostalgia per quei tempi riemerge tra i sopravvissuti dell’epoca d’oro democristiana, favorendo la disquisizione su cosa si può fare per creare un po’ di <strong>sano movimento</strong> nei palazzi del potere. Una dimostrazione? Prendete il Corriere della Sera di oggi, prima pagina. <strong>Beppe Pisanu</strong> (sì, l’amico sardo di Berlusconi nonché suo ex Ministro) e <strong>Walter Veltroni</strong> (sì, il leader del <em>“si può fare”</em> lingottiano sconfitto dal Cavaliere nel 2008) scrivono una lunga, lunghissima lettera in cui chiedono di <strong>cambiare</strong>, di svoltare, di dare un segnale al Paese.</p>
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<p>Un papocchio in cui la<strong> fiera delle banalità</strong> regna sovrana. <em>“Le forze politiche hanno il dovere di mobilitare le energie migliori al servizio del bene comune”</em>, <em>“i problemi non sono ideologie”</em>, <em>“non si può restare inerti e silenziosi quando si vede il Parlamento ridursi a teatro di manifestazioni indegne”</em>, eccetera eccetera.L’elenco è talmente lungo che non finiremmo più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una <strong>lista di buoni propositi</strong> che si conclude con la soluzione tipicamente italiana: si faccia un bel Governo <strong>“di decantazione”</strong>. Sì, decantazione, avete capito bene. In pratica, i due <em>dreamers</em> nostrani propongono le dimissioni di Berlusconi e poi un bell’Esecutivo che veda <strong>uniti tutti insieme</strong> appassionatamente piddini e pidiellini, udiccini, finiani e rutelliani. Rimarrebbero fuori (par di capire) dipietristi e leghisti. <strong>Andare a votare? No</strong>. Motivo? Beh, torneremmo nel caos.</p>
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<p>In tutto il Mondo, quando la politica appare ingabbiata da veti reciproci e l’impossibilità di governare appare lampante, si ricorre alle urne. <strong>Invece è meglio di no</strong>. Meglio decantare, meglio riflettere, meglio rasserenare il clima. E chi se ne importa se gli italiani, con il loro voto, hanno detto altro.</p>
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<p>Torna in auge la <strong>vecchia arte dei mestieranti della politica</strong>, di quei vecchi e consunti arnesi specialisti nel proporre stravaganti soluzioni che li tengano <strong>sempre a galla</strong>. Governi balneari, tecnici, del Presidente, Istituzionali, delle grandi intese, di solidarietà, d’emergenza. Tutto tranne che la <strong>soluzione più semplice</strong>, quella scelta e voluta dai cittadini. Come si usa in ogni angolo del Pianeta. Ma noi, si sa, siamo diversi. <strong>Dobbiamo sempre distinguerci</strong>.</p>
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		<title>Delirio di un povero vecchio</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/02/18/delirio-di-un-povero-vecchio/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 12:26:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;editoriale della follia. Giovanni Sartori, dalle colonne del Corriere della Sera, propone la soluzione per battere Berlusconi: un&#8217;ammucchiata da Vendola a Tremaglia, passando per la Bindi e Casini. Che novità&#8230; Giovanni Sartori, l&#8217;ottantasettenne politologo antiberlusconiano ha sbroccato, definitivamente. Sentite un po&#8217; cosa scrive nel suo editoriale sul Corriere della Sera di oggi: Il duo Berlusconi-Bossi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" title="sartori vecchio" src="http://farm6.static.flickr.com/5137/5455629257_21f4ae26d2.jpg" alt="" width="280" height="363" /></a></p>
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<p>L&#8217;<strong>editoriale della follia</strong>. Giovanni Sartori, dalle colonne del Corriere della Sera, propone la soluzione per battere Berlusconi: un&#8217;ammucchiata <strong>da Vendola a Tremaglia</strong>, passando per la Bindi e Casini. Che novità&#8230;</p>
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<p><strong>Giovanni Sartori</strong>, l&#8217;ottantasettenne politologo antiberlusconiano ha sbroccato, definitivamente. Sentite un po&#8217; cosa scrive nel suo editoriale sul Corriere della Sera di oggi:</p>
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<blockquote><p><em>Il duo Berlusconi-Bossi è battibile solo se tutte le <strong>opposizioni fanno</strong>, elettoralmente, <strong>fronte comune</strong>. E&#8217; possibile? Sarà possibile? Forse lo è se ricordiamo il principio che mettersi d&#8217;accordo per dire no è <strong>molto più facile</strong> che  mettersi d&#8217;accordo per dire sì. Una alleanza sulle tante cose da </em><em>ripudiare o disfare del lungo periodo berlusconiano potrebbe risultare  più facile del previsto.</em></p>
</blockquote>
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<p>E quali sarebbero le &#8220;tante cose da ripudiare o disfare&#8221;? Ecco l&#8217;elenco:</p>
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<blockquote><p><em>Il <strong>no al Porcellum</strong> di tutte le opposizioni è da considerare scontato.  Analogamente tutti hanno da guadagnare dalla abrogazione di un&#8217;altra  scandalosa «legge truffa», la legge Frattini sul conflitto di interessi,  che ha regalato a Sua Emittenza un<strong> esorbitante potere sugli strumenti  di comunicazione di massa</strong>. Sono anche da cancellare tutte le leggi o  leggine ad personam, fatte per <strong>favorire e proteggere il Cavaliere</strong>.</em></p>
</blockquote>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>E quindi, stando al pensiero di Sartori,</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<blockquote><p><em>Tanto può già bastare per giustificare una «<strong>Federazione democratica</strong>»  nella quale ogni partito sottoscrive le abrogazioni che accennavo, e poi  <strong>mantiene la propria identità</strong> specificando le proprie proposte  caratterizzanti.</em></p>
</blockquote>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>In pratica, la riedizione delle ammucchiate prodiane. Serviva un politologo di fama internazionale per dire che la sinistra vince solo se fanno un&#8217;<strong>orgia contro natura</strong>?</p>
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		<title>Il mio nome è Bindi, Rosy Bindi</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 14:55:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[“Lei non deve fare un uso politico dello spazio di cui dispone per questo tipo di trasmissioni&#8221;. E dopo tale invito, ha interrotto bruscamente la telefonata. Di chi stiamo parlando? Di Silvio Berlusconi? Di Mauro Masi? Sbagliato. Si tratta di una Signora di mezza età. Ebbene sì, colei che, dopo aver intimato allo sventurato conduttore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" title="bindi" src="http://farm5.static.flickr.com/4043/4483118503_fb860d8d89_o.jpg" alt="" width="520" height="336" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><em>“Lei non deve fare un <strong>uso politico</strong> dello spazio di cui dispone per questo tipo di trasmissioni&#8221;</em>. E dopo tale invito, ha interrotto bruscamente la telefonata.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Di chi stiamo parlando?</strong> Di Silvio Berlusconi? Di Mauro Masi? Sbagliato. Si tratta di una <strong>Signora</strong> di mezza età. Ebbene sì, colei che, dopo aver intimato allo sventurato conduttore di non far più trasmissioni del genere, riattaccò in malo modo la cornetta senza attendere neppure una replica, fu <strong>Rosy Bindi</strong>. Qualche anno fa, siamo su Raiuno. <strong>Fabrizio Frizzi </strong>conduce il varietà <em>“Per tutta la vita”</em>, ospite della serata è<strong> Gianfranco Funari</strong>. Ad un certo punto, quest’ultimo racconta la sua esperienza negli ospedali, racconta il dramma della sua operazione al cuore, dei 96 milioni di lire spesi per <strong>farsi operare</strong> urgentemente in una struttura privata. A quel punto, l’allora Ministro della Sanità alza la cornetta ed irrompe in trasmissione, redarguendo Funari  (il quale le risponde a tono) e minacciando il povero Frizzi. Insomma, per la Bindi <strong>non bisogna fare un uso politico dei programmi</strong> televisivi, specie se in onda sulle reti pubbliche.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Però, che strano… Non si capisce allora tutto questo clamore, tutta questa indignazione, questo urlare agli editti bulgari e alla <strong>democrazia minacciata</strong> quando a ripetere esattamente le stesse parole è Silvio Berlusconi. Oppure, quando il Direttore Generale della Rai si sente in dovere di intervenire per dire a Santoro che un processo mediatico e pubblico contro il Presidente del Consiglio (con tanto di finte prostitute a testimoniare sul funzionamento della pompetta del Cavaliere) è disdicevole.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Questo, ovviamente è <strong>consentito</strong>. Come sono consentite le performance della <strong>Dandini</strong> su Raitre (anche la sola proposta di cambiarle l’orario è stata vista in passato come un tentativo di golpe), i teatrini della iena ridens Floris a <strong>Ballarò</strong> con gli show di Crozza, gli interrogatori da Santa Inquisizione dell’<strong>Annunziata</strong>. E potremmo andare avanti.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>No, per la Rosy d’Italia, in queste trasmissioni non v’è traccia di uso politico. L’importante, come sempre, è <strong>andare contro Berlusconi</strong>. Se osi dire mezza parola su di loro, diventano i peggiori censori che si siano mai visti.</p>
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		<title>Quanti tradimenti in politica</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/11/16/quanti-tradimenti-in-politica/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 14:15:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Mancini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[La Storia e la Politica ci hanno insegnato che, spesso, chi detiene il potere viene tradito e abbandonato, alle prime difficoltà, proprio dalle persone della sua cerchia. Chi non ricorda le pugnalate, inferte da Bruto a Giulio Cesare, che aveva imposto nella Antica Roma la sua dittatura? E non furono proprio due gerarchi del fascismo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" title="tradimentio" src="http://farm2.static.flickr.com/1008/5181275769_41fd4f22e8.jpg" alt="" width="280" height="420" /></a></p>
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<p>La Storia e la Politica ci hanno insegnato che, spesso, <strong>chi detiene il potere viene tradito e abbandonato</strong>, alle prime difficoltà, proprio dalle persone della sua cerchia. Chi non ricorda le pugnalate, inferte da Bruto a Giulio Cesare, che aveva imposto nella Antica Roma la sua dittatura? E non furono proprio due gerarchi del fascismo, fedelissimi al Duce, Dino Grandi e Bruno Bottai, a far approvare, il 25 luglio del 1943, dal Gran Consiglio del Partito nazionale fascista il documento, che fu determinante per l’addio del cav. Benito a Palazzo Venezia?</p>
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<p>
Nella Prima Repubblica, prima di prendere l’aereo per il triste esilio ad Hammamet, <strong>Craxi</strong> dovette subire il “codardo oltraggio” di tanti esponenti del Psi che, quando la stella di Bettino risplendeva nel firmamento politico italiano, forse, avevano ecceduto nel &#8220;servo encomio&#8221; . Il più lesto a scaricare il leader socialista fu <strong>Carlo Ripa di Meana</strong> &#8211; che era soprannominato &#8220;Orgasmo da Rotterdam&#8221; &#8211; inviando proprio al grande nemico di Bettino  (come lo è oggi di Berlusconi), Eugenio Scalfari, una lettera di fuoco contro Craxi, che lo aveva designato a incarichi prestigiosi, nel Belpaese e all’estero. E non brillarono per fedeltà allo statista milanese, travolto dalla slavina di Tangentopoli, neppure gli ultras craxiani, <strong>Giuliano Amato e Claudio Martelli</strong>, imposti da Bettino prima come suoi vice alla segreteria del PSI e poi alla Presidenza del Consiglio e sulla poltrona di Guardasigilli.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>
E oggi il presidente della Camera e altri tipini “<strong>Fini</strong>”, come li ha definiti il sito “Dagospia”, vanno considerati, oppure no, irriconoscenti e traditori di Silvio, che nel 1993 li sdoganò, quando vivacchiavano, semisconosciuti “peones&#8221;, nel vetusto, marginale e fascistissimo Msi di Almirante e Romualdi?</p>
<p>
E colpiscono, non positivamente, i veri e propri salti della quaglia di alcuni &#8220;peones&#8221; di Montecitorio e di Palazzo Madama. Ad esempio, <strong>Chiara Moroni</strong>, figlia del deputato bresciano del PSI, Sergio, che si suicidò, nel 92, quando era finito sotto inchiesta, con l&#8217;accusa di aver incassato alcune mazzette, per finanziare il partito. Dopo aver fatto la parlamentare, per 3 legislature, grazie a Berlusconi, la Moroni, qualche mese fa, ha salutato, senza mostrare un pizzico di imbarazzo, il suo benefattore e si è imbarcata con le truppe finiani, agli ordini del caporal Bocchino.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>
Nel suo editoriale di domenica, sul &#8220;Corriere della sera&#8221;, intitolato &#8220;La solitudine di un leader&#8221;, Galli della Loggia è stato molto duro con Berlusconi e con molti suoi collaboratori, che ha definito &#8220;una turba di mezze calzette, di villan rifatti, di incompetenti, di procacciatori, di camerieri e di puri e semplici profittatori&#8221;. Lo scrivente vorrebbe rivolgere a <strong>Galli della Loggia una domanda</strong>.  Egregio professore, se in Forza Italia, prima, e nel PDL, poi, hanno dettato legge quegli esponenti, da lei bocciati severamente e presi a male parole, potrebbe spiegarci le ragioni per cui, dal 1994 fino alle regionali del 2010, la formazione politica, fondata e guidata dall&#8217;attuale Presidente del Consiglio, che lei ha definito un &#8220;leader tristemente solo&#8221; , è stato, e continua ad essere, il primo partito del Paese e ha portato il Cavaliere a Palazzo Chigi 3 volte, dopo aver sconfitto tutti i candidati del centro-sinistra, ad eccezione di don Romano Prodi? Colpa del destino cinico e baro, di saragattiana memoria, o dell&#8217;imbecillità della maggioranza degli italiani?</p>
<p>
Purtroppo, quando si avverte, o si ipotizza che incombe la fine di una leadership, nel teatrino politico, non sono molti quelli che preferiscono, con stile e dignità, sottrarsi alla tentazione di dare il  &#8221;calcione dell&#8217; asino&#8221;  al capo declinante. Lo dico, con simpatia , anche al mio amico<strong> Giulianone Ferrara</strong><strong> </strong>che, dopo aver militato nel PCI di Togliatti e Berlinguer e poi nel PSI craxiano, fu apprezzato ministro del primo governo del Cavaliere. Venerdì scorso, sul Foglio, l&#8217;elefantone ha intonato un &#8220;de profundis&#8221;, forse troppo frettoloso e un pizzico ingeneroso, sul berlusconismo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Un altro grande giornalista, che ha già prenotato una poltronissima di prima fila per il giorno dell&#8217;auspicato addio dell&#8217;odiato &#8220;Caimano&#8221;, è Eugenio <strong>Scalfari</strong>. Il fondatore di &#8220;Repubblica&#8221; riversa sul premier lo stesso odio, che dimostrò nei confronti di Craxi, ma solo negli ultimi anni della lunga egemonia di Bettino. Ovviamente, Scalfari auspica la fine, politica e giornalistica, non solo del Cavaliere, ma anche di coloro, che ritiene i suoi &#8220;servi prezzolati&#8221;. Di recente, don Eugenio ha sostenuto che il direttore editoriale del Giornale, Vittorio Feltri, avrebbe meritato non i 3 mesi di sospensione &#8211; comminati dall&#8217; Ordine dei giornalisti per la vicenda delle accuse all&#8217;ex direttore di Avvenire, Boffo &#8211; ma la radiazione a vita.</p>
<p>
Ma, nella foga dell&#8217;invettiva contro il &#8220;Caimano&#8221; e i suoi &#8220;infami manutengoli&#8221;, l&#8217;attempato editorialista di &#8220;Repubblica&#8221; ha dimenticato che, negli anni 70, &#8220;L&#8217;Espresso&#8221;, da lui diretto, costrinse alle dimissioni l&#8217; allora Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, dopo una violenta campagna, sulla base di elementi accusatori, che si rivelarono delle patacche.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>
Purtroppo,nella politica come nel giornalismo, abbondano i censori delle colpe altrui, ma indulgenti con le proprie, i profeti del giorno dopo e i &#8220;tornacontisti&#8221;, disposti a cambiar casacca, in quanto, oltre alla famiglia, tengono il seggio, l&#8217;incarico e i relativi stipendioni, <strong>a cui non intendono affatto rinunciare.</strong></p>
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		<title>Ecco a voi il Governo Pisanu</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 15:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Provate per un attimo a chiudere gli occhi e ad immaginare nella vostra mente questo scenario. E’ una fredda mattina di gennaio, la Befana ormai si è portata via tutte le feste, e la politica ha ripreso la sua stanca routine. Siamo al Quirinale. Una porta si apre, i corazzieri si mettono sull’attenti, i flash [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" title="pisanu" src="http://farm2.static.flickr.com/1185/5164437136_1c801d034c.jpg" alt="" width="280" height="241" /></a></p>
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<p>Provate per un attimo a <strong>chiudere gli occhi</strong> e ad immaginare nella vostra mente questo scenario. E’ una fredda mattina di <strong>gennaio</strong>, la Befana ormai si è portata via tutte le feste, e la politica ha ripreso la sua stanca routine. Siamo al Quirinale. Una porta si apre, i corazzieri si mettono sull’attenti, i flash scattano come impazziti. Sta uscendo<strong> Gianfranco Fini</strong>. I giornalisti gli vanno incontro, gli porgono domande incomprensibili, alle quali risponde con un <em>“no no, oggi sono qui come Presidente della Camera. Domani torno come capo di Futuro e Libertà. Ne riparliamo”</em>.</p>
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<p>Sono giorni concitati, sono i giorni delle <strong>consultazioni</strong> resesi necessarie dopo la sfiducia al Governo Berlusconi, caduto sull’importante provvedimento dell’<strong>abolizione della provincia di Barletta-Andria-Trani.</strong> <em>“Non potevamo tollerare la sopravvivenza di una provincia che ha tre nomi, la BAT”</em>, ha detto Italo Bocchino. E così, da Napolitano, sfilano leader dei gruppi parlamentari, cariche istituzionali e Presidenti emeriti della Repubblica. C’è chi chiede le elezioni, chi chiede un Governo balneare anche se è gennaio, chi un Governo tecnico, chi un Governo di alto profilo, chi un Governo del Presidente, chi un Governo di larghe intese, chi un Governo di responsabilità.</p>
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<p>Alla fine, dopo due giorni, il Capo dello Stato comunica di aver trovato la quadra: <strong>Beppe Pisanu è il nuovo Presidente del Consiglio</strong> incaricato. Questi accetta con riserva. Si va in Parlamento, discorso programmatico, presentazione della squadra ed ecco la fiducia: <strong>votano sì </strong>il Pd, l’Udc, i sudtirolesi, i Finiani. Al Senato, una decina di senatori pidiellini che <strong>non avrebbe maturato il vitalizio</strong> in caso di scioglimento delle camere, annuncia il sostegno <em><strong>“per senso dello Stato”</strong></em> (e del portafoglio, ça va sans dire).</p>
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<p>E così si apre l<strong>’era-Pisanu</strong>, con un esecutivo che più democristiano non si può. Tabacci alle Finanze, Rutelli agli Interni, Buttiglione all’Istruzione, Casini agli Esteri. C’è posto pure per la Binetti, alle Pari Opportunità. Solo all’ultimo Bersani ha dato il via libera, in cambio di qualche poltrona per i suoi fedelissimi. Trema, Pisanu, mentre parla. Sarà l’età, sarà la salute non eccellente, sarà l’emozione. Dopo due mesi va da Sarkozy: uno fa jogging ogni mattina, l’altro <strong>fa fatica a camminare</strong>. L’Italia s’è desta, verrebbe da dire.</p>
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<p>Primo provvedimento del Governo: la<strong> legge elettorale</strong>. Un bel proporzionale secco, con soglia di sbarramento al 4%. La partitocrazia rinasce, più bella di prima. Ora sarà impossibile fare governi con solo due-tre partiti. Ne serviranno almeno 6-7 per ottenere la maggioranza. <strong>De Mita gode</strong> come un riccio: sono tornate le preferenze. Annuncia che <strong>si ricandiderà</strong>. Liberalizzazione del wifi? No, non si può più. Pisanu è tornato, e con lui i telefoni a gettoni. La <strong>Moroni</strong> si lamenta: <em>“io volevo diritti, come <strong>Della Vedova</strong>, e invece avete messo un prete al Governo”</em>. Berlusconi sghignazza e prepara il nuovo partito, depurato dai traditori e dai vermi. Fini è lì, assiso sul trono di Presidente della Camera. <strong> </strong></p>
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<p><strong>Pensava di cambiare il Mondo</strong>, e si è scavato la fossa. I sondaggi sono impietosi: pure la SWG, pure IPR lo danno ai minimi storici. Gli italiani, quelli che nel 2008 avevano dato la maggioranza al Pdl, sono imbufaliti, e non lo perdoneranno mai. Silvio, invece, vola. E’ già in campagna elettorale, mentre Bersani vorrebbe una sterzata a sinistra del governo di alta responsabilità che pure aveva voluto. <strong>Di Pietro è fuori da ogni grazia di Dio</strong>, e affigge in ogni piazza d’Italia l’elenco dei pregiudicati che compongono il governo della new Dc. <em>“Pensavamo di averli eliminati tutti con Tangentopoli, e invece sono di nuovo qua”</em>, tuona Tonino.</p>
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<p>E così, tra una pennichella del Presidente del Consiglio (<strong>però castissimo e religiosissimo</strong>), una fustigazione della Ministra delle Pari opportunità e una riforma dell’Università targata Buttiglione, l’Italia veleggia tra le nebbie che il destino ha voluto riservarle. Un<strong><em> futuro </em></strong>(di)<strong><em> libertà</em></strong>, appunto.</p>
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		<title>Fini, come sei anni fa con Follini</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 16:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[interni-old]]></category>
		<category><![CDATA[discontinuità]]></category>
		<category><![CDATA[fini]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ lo stesso copione del 2004, quando in una notte lui e Follini chiesero la testa del Ministro dell’Economia in nome della discontinuità. Discontinuità che poi null’altro significherebbe che avere più potere, più voce in capitolo. Ce la ricordiamo bene la notte dei lunghi coltelli, del tradimento, della defenestrazione di Tremonti, sacrificato perchè troppo amico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4004/5153711509_d233591b8d_b.jpg"><img class="alignnone" title="fini" src="http://farm5.static.flickr.com/4004/5153711509_d233591b8d.jpg" alt="" width="354" height="500" /></a></p>
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<p>E’ lo <strong>stesso copione del 2004</strong>, quando in una notte lui e  Follini chiesero la testa del Ministro dell’Economia in nome della  discontinuità. Discontinuità che poi null’altro significherebbe che  avere <strong>più potere</strong>, più voce in capitolo. Ce la ricordiamo bene la notte dei lunghi coltelli, del <strong>tradimento</strong>, della defenestrazione di Tremonti, sacrificato perchè troppo amico della Lega. E lo sappiamo che <strong>Fini</strong> e<strong> Follini</strong> erano (sono) gelosi del seguito dei padani.</p>
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<p>L&#8217;avrebbero voluto loro quel consenso, quel peso determinante nella coalizione. Fecero scoppiare una crisi, mettendo un tecnocrate alle Finanze e poi invocando un <strong>rimpasto</strong> per mettere Storace al posto di Sirchia e Buttiglione al posto di Urbani. Però, che gran cambiamento, che gran cosa, fecero allora. <strong>Una discontinuità encomiabile</strong>.</p>
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<p>E oggi, sei anni dopo, l&#8217;eterno secondo ci riprova, con gli intrighi e le trappole che conosce bene. Nulla di nuovo, nulla di sorprendente. Solo l’ultimo, <strong>disperato gesto di un fallito</strong>.  Assalto alla baionetta contro le mitragliatrici avversarie. Suicidio  probabile. Ma si sa, viene il momento nella vita, soprattutto ad una  certa età, in cui si dice, flemmaticamente, <strong><em>“o la va o la spacca”</em></strong>. Auguri.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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