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	<title>daw &#187; politica</title>
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		<title>La pulzella di Wasilla</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 09:56:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si candiderà o no? E’ questo uno dei tormentoni più in voga nei circoli e nei salotti della East Coast, dove protagonista assoluta delle discussioni politiche è Sarah Palin, l’ex Governatore dell’Alaska passata alle cronache per aver fatto parte del ticket repubblicano che due anni fa diede l’assalto alla Casa Bianca. Da qualche tempo, Palin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4073/4776985642_403961af32_b.jpg" rel="shadowbox[post-5958];player=img;"><img onload="NcodeImageResizer.createOn(this);" src="http://farm5.static.flickr.com/4073/4776985642_403961af32.jpg" alt="" width="281" height="500" /></a></p>
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<p><strong>Si candiderà o no? </strong>E’ questo uno dei tormentoni più in voga nei circoli e nei salotti della East Coast, dove protagonista assoluta delle discussioni politiche è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sarah_Palin" target="_blank"><strong>Sarah Palin</strong></a>, l’ex Governatore dell’Alaska passata alle cronache per aver fatto parte del ticket repubblicano che due anni fa diede l’assalto alla Casa Bianca. Da qualche tempo, Palin guida con successo la “rivolta” anti statalista cementatasi attorno al cosiddetto<strong><em> Tea Party</em></strong>, un non partito che rischia di far man bassa di seggi alle <em>mid term</em> del prossimo novembre. Il ruolo è perfetto per lei, tant’è che qualcuno del suo entourage dubita che Sarah possa scendere in campo per sfidare Barack Obama. Il motivo? Beh, forse <strong>può sfruttare meglio l’onda di crescente impopolarità</strong> verso l’attuale inquilino della Casa Bianca rimanendo alla finestra, godendo ancora delle luci della ribalta improvvisamente riaccese quando tutto sembrava preludere ad un rapido tramonto del suo stellone.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Sta di fatto che, dopo aver sfidato per mesi Obama sul terreno economico, chiedendogli conto di tutte le promesse abnormi fatte in quella campagna elettorale dai toni messianici perfettamente insiti nella storia e nel costume americano, la signora di Wasilla ha pubblicato su <a href="http://www.facebook.com/notes/sarah-palin/peace-through-strength-and-american-pride-vs-enemy-centric-policy/403777543434"><strong>facebook</strong></a> un <strong>manifesto di politica estera</strong>. Un concentrato di massime e sentenze che sgorgano <strong>neoconservatorismo</strong> da ogni lettera, da ogni capoverso. Già il titolo fa capire molto, se non tutto: <strong><em>“Peace Through Strength and American Pride vs. Enemy-Centric Policy</em></strong>”. La colpa di Obama, secondo Palin, sarebbe proprio quella di andare a tendere mani ovunque, modellando la propria politica sulla base del nemico che di volta in volta ha davanti. La ricetta proposta è invece quella di riaffermare che <em>“l’America è la <strong>più grande forza del bene sulla Terra</strong>, la migliore che il Mondo abbia mai conosciuto”</em>. E ancora, scrive Palin, <em>“l’America deve rimanere la <strong>superpotenza militare dominante</strong>, aumentare la spesa militare, raddoppiare la flotta navale, impegnarsi a combattere, e a vincere, la guerra al terrorismo”</em>. Un’America che deve <em>“dire chiaramente che la <strong>natura del nemico è islamista</strong> e cancellare la data di rientro delle truppe dall’Afghanistan”</em>. Il tutto unito ad accuse dirette all’attuale Amministrazione, colpevole di <em>“aver tagliato aiuti ai dissidenti dei regimi russo e cinese”</em>, di <em>“non denunciare più la violazione dei diritti umani”</em> e di essersi persa per la strada alleati fondamentali,<em> “come Israele”</em>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Toni tipicamente reaganiani</strong>, adattati alle nuove minacce mondiali che mettono a rischio la supremazia statunitense sul pianeta. Un programma diretto, chiaro, netto, studiato nei minimi dettagli.<strong> Talmente semplice da allarmare strateghi democratici</strong> e pensatori liberal, dal momento che all’americano medio il lessico da cowboy piace, ed anche tanto. E con un’America in crisi economica, con i posti di lavoro che continuano a sparire, la nostalgia per l’ultimo Presidente della Guerra Fredda inizia a sentirsi sempre di più. Da qui la <strong>furbizia di Sarah Palin</strong>, l’astuzia politica: <strong>dire al popolo ciò che vuole sentirsi dire</strong>. E se lo si fa travestiti da Reagan, <strong>il mix ha ancora successo</strong>. Il problema è capire ancora per quanto.</p>
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		<title>La Rivoluzione mancata</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/06/28/la-rivoluzione-mancata/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 13:13:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche stavolta, l&#8217;occasione è stata buttata al vento, alle ortiche. Non è bastata una maggioranza parlamentare fuori dal normale per uno Stato occidentale, non è bastato avere dalla propria parte gran parte del Paese, né è stato sufficiente essere praticamente da soli sul proscenio politico, visto che l&#8217;opposizione è quello che è. Poteva fare tutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4141/4742204104_e39c741458_b.jpg" rel="shadowbox[post-5535];player=img;"><img onload="NcodeImageResizer.createOn(this);" src="http://farm5.static.flickr.com/4141/4742204104_e39c741458_b.jpg" alt="" width="375" height="512" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Anche stavolta, <strong>l&#8217;occasione è stata buttata al vento</strong>, alle ortiche. Non è bastata una maggioranza parlamentare fuori dal normale per uno Stato occidentale, non è bastato avere dalla propria parte gran parte del Paese, né è stato sufficiente essere praticamente da soli sul proscenio politico, visto che<strong> l&#8217;opposizione è quello che è</strong>. Poteva fare tutto, <strong>poteva rivoltare come un calzino l&#8217;Italia</strong>, poteva finalmente dare il là a quell&#8217;opera di ammodernamento che da decenni si insegue vanamente. E invece no, niente di tutto questo si è visto. Solo un vivacchiare, un continuo passeggiare sul limite del burrone, un vivere alla giornata, sperando che domani vada meglio. Scarsa lungimiranza, poche idee, tanti capricci e troppe beghe interne che provocano solo disgusto e nausea. Qualcuno direbbe delirio di onnipotenza ed arroganza del potere. Probabilmente non è neppure questo il problema. E&#8217; che <strong>in Italia siamo fatti così</strong>, la classe politica è autoreferenziale, pensa al proprio orticello, alla propria carriera, al proprio avanzamento. E del resto, di tutto il resto, se ne frega. Un<strong> pressapochismo zoticone che sta devastando tutto</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Non è una novità, è qualcosa di insito nel nostro DNA, e poco c&#8217;è da fare. Ciclicamente,<strong> sembra che tutto debba cambiare</strong>, che finalmente la grande occasione sia arrivata, che l&#8217;Italia sia pronta ad uscire dal vicolo cieco e puzzolente nel quale si è infilata decenni e decenni fa e dal quale non riesce ad uscire, neanche fosse<strong> il labirinto di Cnosso</strong>. Vi ricordate il gran parlare all&#8217;indomani delle elezioni regionali dello scorso marzo? Tutti i grandi quotidiani sparavano titoli sulle riforme imminenti, sulla Costituzione pronta per essere finalmente rivista e svecchiata, sul <strong>gran cambiamento alle porte</strong>. C&#8217;era Calderoli che davanti ai flash dei fotografi saliva al Quirinale per consegnare a Napolitano i faldoni che tracciavano il futuro dell&#8217;Italia, quella del terzo millennio. Si parlava di Costituenti, di bicamerali, di salottini. Si studiavano modelli da importare nel nostro sistema, si cercavano soluzioni adatte al nostro modo di fare politica. A pochi mesi di distanza, non se ne parla più. Tutto è finito negli archivi, come sempre succede.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Berlusconi aveva l&#8217;<strong>opportunità di fare quello che voleva</strong>, di entrare nella storia. E di certo non potrà tirar fuori la scusa della lentezza della macchina o della sinistra comunista. Perchè quando vuole, e lo abbiamo visto, il Parlamento diventa velocissimo, sforna leggi su leggi con una rapidità che neanche al CERN di Ginevra si spiegano. Certo, <strong>a ben pochi italiani interessa tutto questo</strong>, si sa. Ed è questo il motivo che induce lorsignori a starsene tranquilli: tanto nessuno (o pochi) chiederanno lumi sulla promozione di Brancher o sui tagli continui indiscriminati. Siamo un Paese piatto, sfiduciato, addormentato.  Un <strong>Paese drammaticamente in declino</strong>, dove non si può dire neppure &#8220;la prossima volta voto dall&#8217;altra parte&#8221;, visto che quelli (ammesso che ci siano) sono la depressione fatta uomo, e per di più li abbiamo già visti all&#8217;opera. Tutto ciò, come è ovvio che sia, porta avanti gli estremismi, di qualunque tipo. Sempre più gente dice<em> &#8220;ci vorrebbe il Duce, con lui sì che marceremmo dritti!&#8221;</em>, altri, più al passo con i tempi, si buttano sulla Lega, che guadagna spazio contestando perennemente il sistema di cui fa parte. Evidentemente, rende. Ormai sono sedici anni che ci viene promessa la rivoluzione liberale, la modernità. E da sedici anni neppure un comma di questa rivoluzione si è vista. Anzi, semmai il contrario. <strong> </strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Voleva entrare nella storia</strong>, Silvio Berlusconi. Voleva entrarci come lo statista che aveva cambiato l&#8217;Italia, facendola transitare dalla vecchia e riprovevole partitocrazia alla leggerezza moderna della politica europea dell&#8217;età contemporanea, del futuro. <strong>Il tempo c&#8217;è ancora</strong>, ma affinché non venga ricordato come Caronte, <strong>è meglio che si dia una mossa</strong>, che si inventi qualcosa, che ci sorprenda. Come solo lui sa fare. Perchè la <strong>delusione</strong> è uno stato d&#8217;animo che difficilmente si sana in poco tempo. Soprattutto in politica.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Se dalla cattedra si fa campagna elettorale</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Succede che in’Università italiana, una delle tante, troppe, si parli di politica. E ben venga, ovviamente. Nulla di strano. Il dibattito, anche quand’è vivace, è sempre apprezzabile. Il problema, però, è se questo dibattito diventa un monologo del professore. Un discorso lungo, senza ammettere repliche, pensato unicamente per dire che ormai il nostro Paese è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img onload="NcodeImageResizer.createOn(this);" class="aligncenter" title="baroni" src="http://farm5.static.flickr.com/4014/4427406682_c3ae65abd0_o.jpg" alt="" width="520" height="382" /></p>
<p>Succede che in’Università italiana, una delle tante, troppe, si parli di politica. E ben venga, ovviamente. Nulla di strano. Il dibattito, anche quand’è vivace, è sempre apprezzabile. Il problema, però, è se questo dibattito diventa un <strong>monologo del professore</strong>. Un discorso lungo, <strong>senza ammettere repliche</strong>, pensato unicamente per dire che ormai il nostro Paese è un regime, e che la colpa è di quei milioni di poveri disgraziati ignoranti che votano questa schifosa destra fascista. Il tutto presentato con riferimenti storici, teorici, quasi filosofici. <em>“L&#8217;Italia poi, come sappiamo, <strong>sta uscendo dal novero dei Paesi democratici</strong>&#8230;”</em>, ha esordito il docente in tono serio e preoccupato, che ha proseguito:</p>
<blockquote><p><em>“Il motivo può essere ricercato anche nella <strong>peculiarità del conservatore italiano</strong>. In Italia il conservatore, il moderato, <strong>l&#8217;uomo di centrodestra</strong>, è un <strong>eversore</strong>, un <strong>trasgressore della legge</strong>, uno che pensa dalla mattina alla sera <strong>il modo più comodo per farla franca</strong>. E&#8217; proprio una cosa tipica del nostro Paese, no?.. In tutto l&#8217;Occidente l&#8217;uomo moderato, il conservative, l&#8217;uomo di destra è immagine del law &amp; order. In Italia è <strong>against law</strong> and <strong>against order</strong>&#8220;.</em></p></blockquote>
<p>Indottrinamento, nient’altro che un patetico momento di <strong>campagna elettorale</strong>. Disperazione, magari nostalgia dei tempi andati, quelli in cui le Università erano dominate dalle <strong>bande di contestatori</strong> per professione, quelli in cui si pretendeva (magari dietro qualche furba motivazione politico-rivoluzionaria) di avere un trenta senza neanche aprire un libro. Oggi, quarant’anni dopo, i ribelli di allora siedono su <strong>comode cattedre </strong>e cercano di trasmettere agli studenti del 2010 le loro teorie ormai condannate dalla storia. Il bello è che prima dicono che quelli di destra sono dei delinquenti, poi vaneggiano circa l’esistenza di un <strong>regime berlusconiano</strong> che vieterebbe pure l’uso del pensiero e della parola. Di solito nei sistemi totalitari non è permesso insultare da un pulpito il tiranno e i suoi sostenitori, ma vaglielo a spiegare, è una <strong>partita persa in partenza</strong>. Sono ossessionati, e l’<strong>ossessione</strong> ti accompagna fino alla tomba.</p>
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		<title>Napolitano si rivolge ai magistrati. A buon intenditor poche parole.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 17:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilpensatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sinceramente, non me l&#8217;aspettavo, ma evidentemente anche il Presidente della Repubblica dev&#8217;essersi accorto che la tensione istituzionale era salita a livelli insopportabili e ha deciso di richiamare le parti litiganti: politica e magistratura. Ai primi, perciò, ha ricordato i tanti problemi che affannano il Paese e che vanno quindi affrontati col dovuto impegno, senza perdersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinceramente, non me l&#8217;aspettavo, ma evidentemente <strong>anche il Presidente della Repubblica dev&#8217;essersi accorto che la tensione istituzionale era salita a livelli insopportabili</strong> e ha deciso di <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=3259" target="_blank">richiamare le parti</a> litiganti:<strong> politica e <span style="color: #3366ff">magistratura</span></strong>.</p>
<p>Ai primi, perciò, ha ricordato i tanti problemi che affannano il Paese e che vanno quindi affrontati col dovuto impegno, senza perdersi in chiacchiere.<br />
<strong>Ai secondi</strong>, invece, <strong>Napolitano ha riservato una stoccata violentissima</strong>.</p>
<blockquote><p>&#8220;<span style="color: #000000"><em><strong>Quanti appartengono alla istituzione preposta all&#8217;esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione</strong></em></span>&#8220;.</p></blockquote>
<p>Più chiaro di così, si muore.<br />
<strong>La magistratura ha colmato la misura</strong> e ha fatto un po&#8217; la fine dei musicanti di Brema: andati per suonarle, finirono suonati.<br />
<strong>La smettano, le toghe, di sentirsi &#8220;<span style="color: #3366ff"><em>Potere</em></span>&#8221; quando la Costituzione li ha fatti &#8220;<span style="color: #3366ff"><em>Ordine</em></span>&#8221; dello Stato!</strong><br />
Gli sconfinamenti di campo hanno, evidentemente, ecceduto ogni limite.<br />
<a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_26/csm_dichiarazioni_berlusconi_pdl_2169cbb2-dacd-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml" target="_blank">L&#8217;ultimo</a>, proprio ieri, quando <strong>un Consigliere del CSM si è permesso di parlare a nome dell&#8217;Organo di Autogoverno dei magistrati, chiedendo addirittura che, nell&#8217;ambito di una pratica a tutela delle toghe di Milano e Palermo, fossero &#8220;acquisite le dichiarazioni rese dal Premier&#8221; durante la direzione del partito</strong> e poi riportate, non si capisce neanche quanto fedelmente, da stampa e tivù.</p>
<p><strong>Un&#8217;idea che non dev&#8217;essere piaciuta a Napolitano</strong>, che deve avervi visto l&#8217;ennesimo tentativo di una parte di magistratura di dotarsi di competenze che assolutamente non le spettano e, peggio ancora, che <strong>violano l&#8217;equilibrio istutuzionale garantito dalla Costituzione</strong>.</p>
<p>Tant&#8217;è che lo stesso Presidente, sentendo puzza di golpe giudiziario (<em>ma questa è una mia interpretazione&#8230;</em>) e relativo ribaltone parlamentare, ha messo in chiaro un altro paio di cosette:</p>
<blockquote><p>&#8220;<em><strong>Nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare</strong></em>&#8220;.</p></blockquote>
<p>Intesi?<br />
Si mettano l&#8217;animo in pace e la smettano di tirare inutili spallate al Governo!</p>
<p>Non pago, Napolitano rincara la dose e dà il colpo di grazia:</p>
<blockquote><p>&#8220;<em><strong>Spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia</strong></em>&#8220;.</p></blockquote>
<p>Insomma: <strong>ai magistrati spetta applicare la legge. E non polemizzare col legislatore</strong>. Perchè non è quella la funzione a cui sono preposti.<br />
Tutto chiaro?</p>
<p>Speriamo&#8230;<br />
A buon intenditor, poche parole&#8230;</p>
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		<title>1996, per l&#039;Espresso Berlusconi era &quot;the end&quot;: non ne hanno mai indovinata una</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 08:51:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era il 1996, dopo la sconfitta elettorale contro Prodi (con il &#8220;centrodestra&#8221; senza la Lega): questa è la copertina dell&#8217;Espresso di allora. L&#8217;ossessione per Berlusconi era già evidente, e già confondevano i loro sogni e i loro desideri con la cruda realtà. Non ne indovinavano una nemmeno allora. E mai lo faranno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1640" class="wp-caption aligncenter" style="width: 475px"><img onload="NcodeImageResizer.createOn(this);" class="size-full wp-image-1640" title="espresso 1996" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/07/espresso-19961.jpg" alt="Copertina Espresso del 1996" width="465" height="604" /><p class="wp-caption-text">Copertina Espresso del 1996</p></div>
<p>Era il 1996, dopo la sconfitta elettorale contro Prodi (con il &#8220;centrodestra&#8221; senza la Lega): questa è la copertina dell&#8217;Espresso di allora. L&#8217;ossessione per Berlusconi era già evidente, e già confondevano i loro sogni e i loro desideri con la cruda realtà. Non ne indovinavano una nemmeno allora. E mai lo faranno.</p>
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		<title>&quot;&#8230;Qualcuno dovrà pur farla&quot;</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/07/15/qualcuno-dovra-pur-farla/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 09:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[“La guerra è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farla”. Scriveva così, solo pochi giorni fa su Facebook, il caporal maggiore Alessandro Di Lisio, ennesima vittima del conflitto che sta dilagando in Afghanistan. Oggi, quella frase, viene ripresa da tutti i giornali, molti dei quali ci sguazzano, la strumentalizzano, la prendono a pretesto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em> </em></strong></p>
<div id="attachment_1497" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><strong><em><strong><em><img onload="NcodeImageResizer.createOn(this);" class="size-full wp-image-1497" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/07/afghanistan1.jpg" alt="Afghanistan" width="350" height="444" /></em></strong></em></strong><p class="wp-caption-text">Afghanistan</p></div>
<p><strong><em>“La guerra è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farla”</em></strong>. Scriveva così, solo pochi giorni fa su Facebook, il caporal maggiore <strong>Alessandro Di Lisio</strong>, ennesima vittima del conflitto che sta dilagando in Afghanistan. Oggi, quella frase, viene ripresa da tutti i giornali, molti dei quali ci sguazzano, la strumentalizzano, la prendono a pretesto per consumare d’inchiostro fogli su fogli di preziosa carta. “Lavoro sporco” e stop. Il resto di quanto Di Lisio scriveva non conta. Un’accusa durissima, quindi, un grido di dolore di un giovane che denuncerebbe qualcosa di aberrante. Sì, la guerra è questo, non lo scopriamo di certo oggi. Ma la<strong> maturità e il valore di quel soldato</strong> emerge dall’amara constatazione che, pur facendo schifo, qualcuno la guerra dovrà pur farla. Già. Un <strong>ragazzo di 25 anni più serio e più coraggioso</strong> di tanti e tanti  politici sapientoni che, magari seduti comodamente in un panoramico ristorante romano, chiedono al Governo di <strong>ritirare immediatamente tutte le truppe</strong>; un <em>refrain</em> tristissimo e stucchevole che nell’ultimo decennio abbiamo ascoltato un giorno sì e l’altro pure. <strong> </strong></p>
<p><strong>Non capiscono</strong>, questi edotti del mestiere, che nella loro vita hanno frequentato solo la piazza e le belle stanze in stile liberty di Montecitorio, che spesso c’è qualcosa di più “alto”, <strong>qualcosa per cui vale la pena combattere</strong>, anche a rischio della propria vita. L’Afghanistan è il punto di non ritorno. Da quella terra inospitale e tormentata dipende il nostro futuro, il Mondo che accoglierà le generazioni del domani. Sembrerà folle, utopico, ma <strong>bisogna riuscire là dove hanno fallito tutti</strong> nel passato: britannici, sovietici,… . Rendere civile un Paese bonificandolo dalle sacche retrograde, fanatiche e criminali dei talebani. <strong>Una missione impossibile?</strong> Probabilmente sì. Ma oggi l’impegno di tutti deve essere questo. Obama che ha lanciato nell’Helmand, nido dei vari mullah e guerriglieri talebani, la più massiccia offensiva americana dai tempi del Vietnam, l’ha capito. Si spera che lo capiscano presto anche gli altri, quelli che magari parlano di <em>“mani grondanti di sangue”</em> gustandosi un favoloso aperitivo nel miglior Café della Capitale, con aria condizionata ad impedire che la camicia bianca si attacchi alla schiena. Laggiù, dove è caduto quel ragazzo pieno di progetti per il suo futuro, <strong>si vive tra polvere, sabbia e clima avverso</strong>. Sempre, tutto l’anno. Uno sporco lavoro, sì, che qualcuno deve fare.</p>
<p>Come stridono queste parole con le considerazioni delle Giuliane Sgrene varie, che oggi sul <em>Manifesto</em> scrivono che <em>“per evitare <strong>nuove fosse comuni</strong> occorre ritirare tutti gli eserciti dall’Afghanistan senza però abbandonare gli afghani”</em>. Quanto lontane dalla realtà appaiono le proposte di <em>“<strong>acquistare l’oppio dei talebani </strong>da usare in medicina, in modo da neutralizzare i trafficanti”</em>. A volte, e questo è l’incredibile della realtà, <strong>basta uno status facebook </strong>per far abbassare la testa a tanti pontefici massimi del giornalismo e a tanti praticanti del volemose bene. E tutto ciò è terribilmente surreale.</p>
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		<title>Speciale G8 &#8211; Barroso: Italia fuori dal G8? Impossibile (avvisare Repubbica, con tatto e senza infierire, siate buoni)</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 14:33:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Repubblica ieri hanno titolato per tutto il giorno sulla presunta uscita dell&#8217;Italia dal G8, e relativo ingresso della Spagna. Addirittura D&#8217;Alema, dico D&#8217;Alema, ha dovuto dire che la cosa è tecnicamente impossibile. Ma a Repubblica, così impegnata a gettare fango sull&#8217;Italia e su tutti gli italiani, non interessava. Oggi arriva la smentita di Barroso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img onload="NcodeImageResizer.createOn(this);" class="alignleft size-full wp-image-1341" style="border: 1px solid gray;" title="Manuale DipartimentoAQUILA.indd" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/07/LogoG8_Aquila_small4.jpg" alt="Manuale DipartimentoAQUILA.indd" width="100" height="100" /></p>
<div id="attachment_1356" class="wp-caption alignright" style="width: 254px"><img onload="NcodeImageResizer.createOn(this);" class="size-full wp-image-1356" title="barroso" src="http://www.daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/07/barroso.jpg" alt="Barroso difende l'Italia" width="244" height="376" /><p class="wp-caption-text">Barroso difende l&#39;Italia</p></div>
<p>A Repubblica ieri hanno titolato per tutto il giorno sulla<strong> presunta uscita dell&#8217;Italia dal G8</strong>, e relativo ingresso della Spagna. Addirittura D&#8217;Alema, dico D&#8217;Alema, ha dovuto dire che la cosa è tecnicamente impossibile. Ma a Repubblica, così impegnata a gettare fango sull&#8217;Italia e su tutti gli italiani, non interessava.<strong> Oggi arriva la smentita di Barroso, in difesa dell&#8217;Italia:</strong></p>
<blockquote><p><em><strong>L&#8217;Italia fuori dal G8 &#8220;é assolutamente non credibile&#8221;</strong>. Così il presidente della Commissione Ue, José Manuel Durao Barroso, risponde ad una domanda dei giornalisti su ipotesi di fuoriuscita dell&#8217;Italia dal club dei grandi. &#8220;L&#8217;Italia è un membro molto importante del G8&#8243;, ha aggiunto Barroso.</em></p></blockquote>
<p><strong>Che giornataccia a Repubblica. </strong>Dopo gli elogi di Obama all&#8217;organizzazione di Berlusconi, dopo le smentite, da più parti, su tutte le indiscrezioni (cioè balle) pubblicata da Repubblica, ora anche la presa di posizione di Barroso in difesa dell&#8217;Italia. C&#8217;è da dire che a Repubblica un risultato riesce sempre: far difendere Berlusconi da tutti.</p>
<p>Ora, con calma e consapevoli della brutta giornata, avvisate i signori di Republica. Sì, con tatto.</p>
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		<title>Speciale G8 &#8211; Lo sherpa americano: dal Guardian solo balle (avvisare Repubblica, con estremo tatto)</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 13:06:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ieri il Guardian, giornale inglese da 300.000 copie, meno della Gazzetta dello Sport, ha pubblicato un durissimo articolo contro Silvio Berlusconi, contro l&#8217;Italia e contro la nostra organizzazione del G8. Si sosteneva, tra l&#8217;altro, che vista l&#8217;incapacità italiana, gli americani avrebbero preso il comando del vertice, preparando di fatto l&#8217;agenda. Repubblica, ovviamente, ha preso tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img onload="NcodeImageResizer.createOn(this);" class="alignleft size-full wp-image-1341" style="border: 1px solid gray;" title="Manuale DipartimentoAQUILA.indd" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/07/LogoG8_Aquila_small4.jpg" alt="Manuale DipartimentoAQUILA.indd" width="100" height="100" />Ieri il <strong>Guardian</strong>, giornale inglese da 300.000 copie, meno della Gazzetta dello Sport, ha pubblicato un durissimo articolo contro Silvio Berlusconi, contro l&#8217;Italia e contro la nostra organizzazione del G8. Si sosteneva, tra l&#8217;altro, che vista l&#8217;incapacità italiana, gli americani avrebbero preso il comando del vertice, preparando di fatto l&#8217;agenda. <strong>Repubblica</strong>, ovviamente, ha preso tutto per vero, vista la chiave antiberlusconiana dell&#8217;articolo. <a href="http://www.daw-blog.com/2009/07/08/speciale-g8-obama-splendido-lavoro-italiano-avvisate-repubblica/" target="_blank">Dopo i complimenti di poche ore fa del presidente Obama all&#8217;organizzazione italiana</a>, ora arrivano anche le <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/G8/giorno-per-giorno/g8-froman-smentisce-guardian.shtml?uuid=dd43bb48-6ba3-11de-9813-bf7a84923155&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">dichiarazioni dello sherpa americano</a>:</p>
<blockquote><p>Lo sherpa americano Mike Froman, chiamato in causa dal Guardian per aver condotto riunioni preparatorie del G8 in sostituzione dello sherpa italiano Giampiero Massolo, il segretario Generale della Farnesia, <strong>ha smentito con fermezza di aver mai organizzato delle «conference call in modo autonomo» per sostituirsi alle inadeguatezze italiane</strong>, come sosteneva il Guardian.<br />
«Francamente non capisco da cosa nascano voci di questo genere» ha detto Froman. «Giampiero Massolo<strong> ha fatto un ottimo lavoro ed ha sempre tenuto saldamente in mano il timone del coordinamento</strong>&#8230; ripeto, per me questo resta un mistero».<br />
Froman ha detto di avere in effetti organizzato una conference call «ma è stata per la preparazione del prossimo G20 che si terrà a Pittsburgh sotto la presidenza americana –ha aggiunto– forse qualcuno ha fatto confusione&#8230; è un peccato perché <strong>gli italiani hanno organizzato in pochissimo tempo una struttura logistica imponente partendo da zero, e noi tutti abbiamo apprezzato quel che hanno fatto».</strong></p></blockquote>
<p>Anche in questa occasione, mi raccomando, avvisate sì Repubblica, ma con <strong>estremo, davvero estremo, tatto.</strong></p>
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		<title>La &#039;personalizzazione&#039; della politica un male moderno (e non solo italiano)?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 09:10:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scrive Giampiero Ricci su Ffwebmagazine: &#8220;Come noto Caligola fece senatore un cavallo, Eliogabalo si mise contro il popolo e le famiglie dei patres inscenando un matrimonio con una vestale, Nerone si guadagnò il risentimento della corte costringendo gli ospiti ad ascoltare i suoi versi. Nei nostri tempi si assiste davvero alla rilettura in chiave postmoderna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://3.bp.blogspot.com/_BMMtnwgvhr8/SkxY6DkcF9I/AAAAAAAAAYg/6sPZujc1ZpE/s1600-h/silvio+imperatore.jpg" rel="shadowbox[post-1258];player=img;"><img onload="NcodeImageResizer.createOn(this);" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 211px; height: 335px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_BMMtnwgvhr8/SkxY6DkcF9I/AAAAAAAAAYg/6sPZujc1ZpE/s400/silvio+imperatore.jpg" border="0" alt="" /></a><span style="font-size:85%;"><a href="http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&amp;Art=1799&amp;Cat=1&amp;I=immagini/Foto/1presidential_seal_int.jpg&amp;IdTipo=0&amp;TitoloBlocco=L%27Analisi&amp;Codi_Cate_Arti=38" target="_blank"><span class="nota">Scrive</span></a></span><span class="nota"> Giampiero Ricci su Ffwebmagazine:</span></p>
<p>&#8220;Come noto <span style="font-weight: bold;">Caligola</span> fece senatore un cavallo, <span style="font-weight: bold;">Eliogabalo</span> si mise contro il popolo e le famiglie dei <em>patres</em> inscenando un matrimonio con una vestale, <span style="font-weight: bold;">Nerone</span> si guadagnò il risentimento della corte costringendo gli ospiti ad ascoltare i suoi versi. Nei nostri tempi si assiste davvero alla rilettura in chiave postmoderna di un esercizio della leadership che pareva seppellito nelle brume della storia?<br />
<span class="nota">La spaventosa implementazione della<span style="font-weight: bold;"> </span><em>information communication technology</em> dell’ultimo ventennio ha gioco forza accorciato i tempi concessi ai leader politici per rispondere agli stimoli avanzati da società sempre più complesse e i poveri leader si cimentano nell’agone politico sapendo che buona parte delle loro chance di vedersi confermati alla successiva tornata elettorale risiede nella loro capacità di reazione, di proposta, di fedeltà a un programma ovvero di soluzione rapida a un dato problema, una capacità che molto spesso consiste nella <span style="font-weight: bold;">“comunicazione” della propria presunta efficienza</span>, più che in una efficienza politica <em>tout court</em> o in una reale incisione nella battaglia quotidiana dei comuni mortali.<br />
Con <em>The Cult of the Presidency: America&#8217;s Dangerous Devotion to Executive Power</em> (pp. 264, Cato Institute), <span style="font-weight: bold;">Gene Healy</span>, editorialista del <em>Los Angeles Times</em> e del <em>Chicago Tribune</em> propone una pubblicazione organica dei suoi studi sugli abusi di potere dei presidenti americani di entrambi gli schieramenti, districandosi tra eccessi di retorica bipartisan, populismi che oltre a essere il sale della democrazia, sono spesso strumenti indispensabili per muovere l’immaginario collettivo; il punto è che sopra tale condizione delle democrazie contemporanee di fatto appare germinare una nuova vecchissima tendenza politica: <span style="font-weight: bold;">il  culto del presidente</span>.</span>&#8221; (&#8230;)<br />
<span class="nota">&#8220;Healy incolpa forse troppo facilmente <span style="font-weight: bold;">la personalizzazione della politica</span>, la quale peraltro ha il merito di costringere il leader di turno a prendersi le sue responsabilità e a mettere la faccia sul proprio comportamento politico con tutto quello che ne consegue, ma al di là di questo su una cosa ha ragione, troppo spesso «quando i candidati presidenziali parlano sembra quasi che stiano concorrendo per una carica a metà tra l’angelo guardiano, lo sciamano e il signore supremo della terra» perdendo di vista il fatto che essi non sono altro che amministratori pro-tempore di una <em>res publica</em> che sono chiamati ad onorare.</span>&#8221;</p>
<p>Ovviamente ogni riferimento a Silvio Berlusconi nell&#8217;articolo è puramente incidentale e non voluto.<br />
<a href="http://www.blogger.com/%3Cspan%20class="></a></p>
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		<title>Cazziatoni presidenziali</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 13:59:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riguardo alla martellante campagna mediatica orchestrata da Repubblica, il Capo dello Stato ha invitato ad una tregua, almeno in occasione dell&#8217;imminente G8. Questo è, nei fatti, l&#8217;unico risultato raggiunto da Repubblica: il cazziatone di Napolitano. Unico risultato, perchè la popolarità e il gradimento di Berlusconi sono sempre agli stessi livelli. Usando il metodo Repubblica, oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1210" class="wp-caption aligncenter" style="width: 530px"><img onload="NcodeImageResizer.createOn(this);" class="size-full wp-image-1210" title="napolitano" src="http://www.daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/06/napolitano.jpg" alt="Il Capo dello Stato" width="520" height="386" /><p class="wp-caption-text">Il Capo dello Stato</p></div>
<p>Riguardo alla martellante campagna mediatica orchestrata da Repubblica, <strong>il Capo dello Stato ha invitato ad una tregua</strong>, almeno in occasione dell&#8217;imminente G8. Questo è, nei fatti, <strong>l&#8217;unico risultato raggiunto da Repubblica:</strong> il cazziatone di Napolitano. Unico risultato, perchè <a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=3615" target="_blank">la popolarità e il gradimento di Berlusconi sono sempre agli stessi livelli</a>.</p>
<p>Usando il metodo Repubblica, oggi bisognerebbe scrivere a caratteri cubitali che il Capo dello Stato si è schierato, con il linguaggio diplomatico consentito al Colle, contro la campagna mediatica di Repubblica. Si è messo, per dirla con lo stile dell&#8217;Unità, a difendere Berlusconi. Poi, il giorno dopo, qualche nostro giornale amico della stampa estera, del quale per pura casualità siamo anche azionisti, riprenderà la nostra notizia. E noi, il giorno seguente, riprenderemo quel giornale. Così funziona. Così si fa.</p>
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