Articoli marcati con tag ‘politica’

Se dalla cattedra si fa campagna elettorale

venerdì, 12 marzo 2010
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Succede che in’Università italiana, una delle tante, troppe, si parli di politica. E ben venga, ovviamente. Nulla di strano. Il dibattito, anche quand’è vivace, è sempre apprezzabile. Il problema, però, è se questo dibattito diventa un monologo del professore. Un discorso lungo, senza ammettere repliche, pensato unicamente per dire che ormai il nostro Paese è un regime, e che la colpa è di quei milioni di poveri disgraziati ignoranti che votano questa schifosa destra fascista. Il tutto presentato con riferimenti storici, teorici, quasi filosofici. “L’Italia poi, come sappiamo, sta uscendo dal novero dei Paesi democratici…”, ha esordito il docente in tono serio e preoccupato, che ha proseguito:

“Il motivo può essere ricercato anche nella peculiarità del conservatore italiano. In Italia il conservatore, il moderato, l’uomo di centrodestra, è un eversore, un trasgressore della legge, uno che pensa dalla mattina alla sera il modo più comodo per farla franca. E’ proprio una cosa tipica del nostro Paese, no?.. In tutto l’Occidente l’uomo moderato, il conservative, l’uomo di destra è immagine del law & order. In Italia è against law and against order“.

Indottrinamento, nient’altro che un patetico momento di campagna elettorale. Disperazione, magari nostalgia dei tempi andati, quelli in cui le Università erano dominate dalle bande di contestatori per professione, quelli in cui si pretendeva (magari dietro qualche furba motivazione politico-rivoluzionaria) di avere un trenta senza neanche aprire un libro. Oggi, quarant’anni dopo, i ribelli di allora siedono su comode cattedre e cercano di trasmettere agli studenti del 2010 le loro teorie ormai condannate dalla storia. Il bello è che prima dicono che quelli di destra sono dei delinquenti, poi vaneggiano circa l’esistenza di un regime berlusconiano che vieterebbe pure l’uso del pensiero e della parola. Di solito nei sistemi totalitari non è permesso insultare da un pulpito il tiranno e i suoi sostenitori, ma vaglielo a spiegare, è una partita persa in partenza. Sono ossessionati, e l’ossessione ti accompagna fino alla tomba.

Napolitano si rivolge ai magistrati. A buon intenditor poche parole.

venerdì, 27 novembre 2009
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Sinceramente, non me l’aspettavo, ma evidentemente anche il Presidente della Repubblica dev’essersi accorto che la tensione istituzionale era salita a livelli insopportabili e ha deciso di richiamare le parti litiganti: politica e magistratura.

Ai primi, perciò, ha ricordato i tanti problemi che affannano il Paese e che vanno quindi affrontati col dovuto impegno, senza perdersi in chiacchiere.
Ai secondi, invece, Napolitano ha riservato una stoccata violentissima.

Quanti appartengono alla istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione“.

Più chiaro di così, si muore.
La magistratura ha colmato la misura e ha fatto un po’ la fine dei musicanti di Brema: andati per suonarle, finirono suonati.
La smettano, le toghe, di sentirsi “Potere” quando la Costituzione li ha fatti “Ordine” dello Stato!
Gli sconfinamenti di campo hanno, evidentemente, ecceduto ogni limite.
L’ultimo, proprio ieri, quando un Consigliere del CSM si è permesso di parlare a nome dell’Organo di Autogoverno dei magistrati, chiedendo addirittura che, nell’ambito di una pratica a tutela delle toghe di Milano e Palermo, fossero “acquisite le dichiarazioni rese dal Premier” durante la direzione del partito e poi riportate, non si capisce neanche quanto fedelmente, da stampa e tivù.

Un’idea che non dev’essere piaciuta a Napolitano, che deve avervi visto l’ennesimo tentativo di una parte di magistratura di dotarsi di competenze che assolutamente non le spettano e, peggio ancora, che violano l’equilibrio istutuzionale garantito dalla Costituzione.

Tant’è che lo stesso Presidente, sentendo puzza di golpe giudiziario (ma questa è una mia interpretazione…) e relativo ribaltone parlamentare, ha messo in chiaro un altro paio di cosette:

Nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare“.

Intesi?
Si mettano l’animo in pace e la smettano di tirare inutili spallate al Governo!

Non pago, Napolitano rincara la dose e dà il colpo di grazia:

Spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia“.

Insomma: ai magistrati spetta applicare la legge. E non polemizzare col legislatore. Perchè non è quella la funzione a cui sono preposti.
Tutto chiaro?

Speriamo…
A buon intenditor, poche parole…

1996, per l'Espresso Berlusconi era "the end": non ne hanno mai indovinata una

mercoledì, 29 luglio 2009
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Copertina Espresso del 1996

Copertina Espresso del 1996

Era il 1996, dopo la sconfitta elettorale contro Prodi (con il “centrodestra” senza la Lega): questa è la copertina dell’Espresso di allora. L’ossessione per Berlusconi era già evidente, e già confondevano i loro sogni e i loro desideri con la cruda realtà. Non ne indovinavano una nemmeno allora. E mai lo faranno.

"…Qualcuno dovrà pur farla"

mercoledì, 15 luglio 2009
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Afghanistan

Afghanistan

“La guerra è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farla”. Scriveva così, solo pochi giorni fa su Facebook, il caporal maggiore Alessandro Di Lisio, ennesima vittima del conflitto che sta dilagando in Afghanistan. Oggi, quella frase, viene ripresa da tutti i giornali, molti dei quali ci sguazzano, la strumentalizzano, la prendono a pretesto per consumare d’inchiostro fogli su fogli di preziosa carta. “Lavoro sporco” e stop. Il resto di quanto Di Lisio scriveva non conta. Un’accusa durissima, quindi, un grido di dolore di un giovane che denuncerebbe qualcosa di aberrante. Sì, la guerra è questo, non lo scopriamo di certo oggi. Ma la maturità e il valore di quel soldato emerge dall’amara constatazione che, pur facendo schifo, qualcuno la guerra dovrà pur farla. Già. Un ragazzo di 25 anni più serio e più coraggioso di tanti e tanti  politici sapientoni che, magari seduti comodamente in un panoramico ristorante romano, chiedono al Governo di ritirare immediatamente tutte le truppe; un refrain tristissimo e stucchevole che nell’ultimo decennio abbiamo ascoltato un giorno sì e l’altro pure.

Non capiscono, questi edotti del mestiere, che nella loro vita hanno frequentato solo la piazza e le belle stanze in stile liberty di Montecitorio, che spesso c’è qualcosa di più “alto”, qualcosa per cui vale la pena combattere, anche a rischio della propria vita. L’Afghanistan è il punto di non ritorno. Da quella terra inospitale e tormentata dipende il nostro futuro, il Mondo che accoglierà le generazioni del domani. Sembrerà folle, utopico, ma bisogna riuscire là dove hanno fallito tutti nel passato: britannici, sovietici,… . Rendere civile un Paese bonificandolo dalle sacche retrograde, fanatiche e criminali dei talebani. Una missione impossibile? Probabilmente sì. Ma oggi l’impegno di tutti deve essere questo. Obama che ha lanciato nell’Helmand, nido dei vari mullah e guerriglieri talebani, la più massiccia offensiva americana dai tempi del Vietnam, l’ha capito. Si spera che lo capiscano presto anche gli altri, quelli che magari parlano di “mani grondanti di sangue” gustandosi un favoloso aperitivo nel miglior Café della Capitale, con aria condizionata ad impedire che la camicia bianca si attacchi alla schiena. Laggiù, dove è caduto quel ragazzo pieno di progetti per il suo futuro, si vive tra polvere, sabbia e clima avverso. Sempre, tutto l’anno. Uno sporco lavoro, sì, che qualcuno deve fare.

Come stridono queste parole con le considerazioni delle Giuliane Sgrene varie, che oggi sul Manifesto scrivono che “per evitare nuove fosse comuni occorre ritirare tutti gli eserciti dall’Afghanistan senza però abbandonare gli afghani”. Quanto lontane dalla realtà appaiono le proposte di acquistare l’oppio dei talebani da usare in medicina, in modo da neutralizzare i trafficanti”. A volte, e questo è l’incredibile della realtà, basta uno status facebook per far abbassare la testa a tanti pontefici massimi del giornalismo e a tanti praticanti del volemose bene. E tutto ciò è terribilmente surreale.

Speciale G8 – Barroso: Italia fuori dal G8? Impossibile (avvisare Repubbica, con tatto e senza infierire, siate buoni)

mercoledì, 8 luglio 2009
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Manuale DipartimentoAQUILA.indd

Barroso difende l'Italia

Barroso difende l'Italia

A Repubblica ieri hanno titolato per tutto il giorno sulla presunta uscita dell’Italia dal G8, e relativo ingresso della Spagna. Addirittura D’Alema, dico D’Alema, ha dovuto dire che la cosa è tecnicamente impossibile. Ma a Repubblica, così impegnata a gettare fango sull’Italia e su tutti gli italiani, non interessava. Oggi arriva la smentita di Barroso, in difesa dell’Italia:

L’Italia fuori dal G8 “é assolutamente non credibile”. Così il presidente della Commissione Ue, José Manuel Durao Barroso, risponde ad una domanda dei giornalisti su ipotesi di fuoriuscita dell’Italia dal club dei grandi. “L’Italia è un membro molto importante del G8″, ha aggiunto Barroso.

Che giornataccia a Repubblica. Dopo gli elogi di Obama all’organizzazione di Berlusconi, dopo le smentite, da più parti, su tutte le indiscrezioni (cioè balle) pubblicata da Repubblica, ora anche la presa di posizione di Barroso in difesa dell’Italia. C’è da dire che a Repubblica un risultato riesce sempre: far difendere Berlusconi da tutti.

Ora, con calma e consapevoli della brutta giornata, avvisate i signori di Republica. Sì, con tatto.

Speciale G8 – Lo sherpa americano: dal Guardian solo balle (avvisare Repubblica, con estremo tatto)

mercoledì, 8 luglio 2009
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Manuale DipartimentoAQUILA.inddIeri il Guardian, giornale inglese da 300.000 copie, meno della Gazzetta dello Sport, ha pubblicato un durissimo articolo contro Silvio Berlusconi, contro l’Italia e contro la nostra organizzazione del G8. Si sosteneva, tra l’altro, che vista l’incapacità italiana, gli americani avrebbero preso il comando del vertice, preparando di fatto l’agenda. Repubblica, ovviamente, ha preso tutto per vero, vista la chiave antiberlusconiana dell’articolo. Dopo i complimenti di poche ore fa del presidente Obama all’organizzazione italiana, ora arrivano anche le dichiarazioni dello sherpa americano:

Lo sherpa americano Mike Froman, chiamato in causa dal Guardian per aver condotto riunioni preparatorie del G8 in sostituzione dello sherpa italiano Giampiero Massolo, il segretario Generale della Farnesia, ha smentito con fermezza di aver mai organizzato delle «conference call in modo autonomo» per sostituirsi alle inadeguatezze italiane, come sosteneva il Guardian.
«Francamente non capisco da cosa nascano voci di questo genere» ha detto Froman. «Giampiero Massolo ha fatto un ottimo lavoro ed ha sempre tenuto saldamente in mano il timone del coordinamento… ripeto, per me questo resta un mistero».
Froman ha detto di avere in effetti organizzato una conference call «ma è stata per la preparazione del prossimo G20 che si terrà a Pittsburgh sotto la presidenza americana –ha aggiunto– forse qualcuno ha fatto confusione… è un peccato perché gli italiani hanno organizzato in pochissimo tempo una struttura logistica imponente partendo da zero, e noi tutti abbiamo apprezzato quel che hanno fatto».

Anche in questa occasione, mi raccomando, avvisate sì Repubblica, ma con estremo, davvero estremo, tatto.

La 'personalizzazione' della politica un male moderno (e non solo italiano)?

giovedì, 2 luglio 2009
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Scrive Giampiero Ricci su Ffwebmagazine:

“Come noto Caligola fece senatore un cavallo, Eliogabalo si mise contro il popolo e le famiglie dei patres inscenando un matrimonio con una vestale, Nerone si guadagnò il risentimento della corte costringendo gli ospiti ad ascoltare i suoi versi. Nei nostri tempi si assiste davvero alla rilettura in chiave postmoderna di un esercizio della leadership che pareva seppellito nelle brume della storia?
La spaventosa implementazione della information communication technology dell’ultimo ventennio ha gioco forza accorciato i tempi concessi ai leader politici per rispondere agli stimoli avanzati da società sempre più complesse e i poveri leader si cimentano nell’agone politico sapendo che buona parte delle loro chance di vedersi confermati alla successiva tornata elettorale risiede nella loro capacità di reazione, di proposta, di fedeltà a un programma ovvero di soluzione rapida a un dato problema, una capacità che molto spesso consiste nella “comunicazione” della propria presunta efficienza, più che in una efficienza politica tout court o in una reale incisione nella battaglia quotidiana dei comuni mortali.
Con The Cult of the Presidency: America’s Dangerous Devotion to Executive Power (pp. 264, Cato Institute), Gene Healy, editorialista del Los Angeles Times e del Chicago Tribune propone una pubblicazione organica dei suoi studi sugli abusi di potere dei presidenti americani di entrambi gli schieramenti, districandosi tra eccessi di retorica bipartisan, populismi che oltre a essere il sale della democrazia, sono spesso strumenti indispensabili per muovere l’immaginario collettivo; il punto è che sopra tale condizione delle democrazie contemporanee di fatto appare germinare una nuova vecchissima tendenza politica: il culto del presidente.
” (…)
“Healy incolpa forse troppo facilmente la personalizzazione della politica, la quale peraltro ha il merito di costringere il leader di turno a prendersi le sue responsabilità e a mettere la faccia sul proprio comportamento politico con tutto quello che ne consegue, ma al di là di questo su una cosa ha ragione, troppo spesso «quando i candidati presidenziali parlano sembra quasi che stiano concorrendo per una carica a metà tra l’angelo guardiano, lo sciamano e il signore supremo della terra» perdendo di vista il fatto che essi non sono altro che amministratori pro-tempore di una res publica che sono chiamati ad onorare.

Ovviamente ogni riferimento a Silvio Berlusconi nell’articolo è puramente incidentale e non voluto.

Cazziatoni presidenziali

lunedì, 29 giugno 2009
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Il Capo dello Stato

Il Capo dello Stato

Riguardo alla martellante campagna mediatica orchestrata da Repubblica, il Capo dello Stato ha invitato ad una tregua, almeno in occasione dell’imminente G8. Questo è, nei fatti, l’unico risultato raggiunto da Repubblica: il cazziatone di Napolitano. Unico risultato, perchè la popolarità e il gradimento di Berlusconi sono sempre agli stessi livelli.

Usando il metodo Repubblica, oggi bisognerebbe scrivere a caratteri cubitali che il Capo dello Stato si è schierato, con il linguaggio diplomatico consentito al Colle, contro la campagna mediatica di Repubblica. Si è messo, per dirla con lo stile dell’Unità, a difendere Berlusconi. Poi, il giorno dopo, qualche nostro giornale amico della stampa estera, del quale per pura casualità siamo anche azionisti, riprenderà la nostra notizia. E noi, il giorno seguente, riprenderemo quel giornale. Così funziona. Così si fa.