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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; obama</title>
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		<title>Obama a Monti: &#8220;Incontriamoci presto&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 18:53:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(AGI) - Roma, 21 nov - Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama auspica che sia possibile realizzare presto un incontro con il Presidente del Consiglio Mario Monti. Obama - secondo quanto si apprende da un comunicato di palazzo Chigi - ha telefonato oggi a Monti e gli ha ricordato gli sforzi comuni in Libia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre id="news-something">(AGI) - Roma, 21 nov - Il Presidente degli Stati Uniti Barack
Obama auspica che sia possibile realizzare presto un incontro
con il Presidente del Consiglio Mario Monti. Obama - secondo
quanto si apprende da un comunicato di palazzo Chigi - ha
telefonato oggi a Monti e gli ha ricordato gli sforzi comuni in
Libia, Afghanistan, Libano e Kosovo. Obama ha anche chiesto di
mantenere i contatti con Monti sulla situazione finanziaria
dell'eurozona.(AGI)</pre>
]]></content:encoded>
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		<title>Merkel e Putin telefonano a Berlusconi, in giornata lo farà Obama</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 15:28:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Silvio Berlusconi ha avuto una lunga telefonata con la cancelliera tedesca Angela Merkel durante la quale, secondo quanto riferito dalla deputata Pdl Micaela Biancofiore che ha incontrato il premier uscente con una delegazione di giovani, Berlusconi avrebbe espresso le sue preoccupazioni per l&#8217;Eurozona. Berlusconi ha ricevuto telefonate da altri leader internazionali, tra i quali il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Silvio Berlusconi ha avuto una lunga telefonata con la cancelliera tedesca Angela Merkel durante la quale, secondo quanto riferito dalla deputata Pdl Micaela Biancofiore che ha incontrato il premier uscente con una delegazione di giovani, Berlusconi avrebbe espresso le sue preoccupazioni per l&#8217;Eurozona. Berlusconi ha ricevuto telefonate da altri leader internazionali, tra i quali il premier russo Vladimir Putin e in giornata dovrebbe ricevere anche la telefonata del presidente americano Barak Obama.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>OBAMA: &#8220;Piena fiducia nella leadership di Napolitano per governo ad interim che attui misure aggressive&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 19:16:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo ha dichiarato poco fa da Washington il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo ha dichiarato poco fa da Washington il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.</p>
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		<title>OBAMA: &#8220;Risolvere crisi Europa è obiettivo prioritario&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 10:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Il Sole 24 Ore Radiocor) &#8211; Milano, 03 nov &#8211; &#8220;Risolvere la crisi finanziaria qui in Europa&#8221; e&#8217; l&#8217;obiettivo prioritario dalla riunione del G20 che si apre a Cannes. Lo ha indicato il presidente Usa, Barak Obama, che prima dell&#8217;avvio dei lavori ha parlato con il presidente francese, Nicolas Sarkozy, sui mezzi per &#8220;rafforzare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Il Sole 24 Ore Radiocor) &#8211; Milano, 03 nov &#8211; &#8220;Risolvere la<br />
crisi finanziaria qui in Europa&#8221; e&#8217; l&#8217;obiettivo prioritario<br />
dalla riunione del G20 che si apre a Cannes. Lo ha indicato<br />
il presidente Usa, Barak Obama, che prima dell&#8217;avvio dei<br />
lavori ha parlato con il presidente francese, Nicolas<br />
Sarkozy, sui mezzi per &#8220;rafforzare la ripresa economica<br />
mondiale&#8221;. Obama ha detto che, di fronte alla crisi, sono<br />
stati fatti &#8220;alcuni passi avanti verso una soluzione<br />
globale&#8221; ma &#8220;alcuni dettagli&#8221; sono ancora da definire da<br />
parte europea. Questi dettagli devono essere definiti<br />
&#8220;pienamente e in modo decisivo&#8221;.</p>
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		<title>Impresa di Obama: perde un seggio di NY, non accadeva da 91 anni</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/09/14/impresa-di-obama-perde-un-seggio-di-ny-non-accadeva-da-91-anni/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 15:13:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Messaggi, campanelli d’allarme, avvertimenti. Accade negli Stati Uniti, accade a New York, dove i Democratici sono riusciti nell’impresa di perdere un seggio alla Camera dei Rappresentanti che custodivano dal 1920. Ieri, infatti, un novizio della politica, il settantenne Bob Turner, si è aggiudicato le elezioni suppletive del 9° distretto dello Stato di New York. Ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="obama" src="http://farm7.static.flickr.com/6072/6123573479_dfdd091d6b.jpg" alt="" width="480" height="270" />Messaggi, campanelli d’allarme, avvertimenti. Accade negli Stati Uniti, accade a New York, dove i Democratici sono riusciti nell’impresa di perdere un seggio alla Camera dei Rappresentanti che custodivano <strong>dal 1920</strong>. Ieri, infatti, un novizio della politica, il settantenne <strong>Bob Turner</strong>, si è aggiudicato le elezioni suppletive del 9° distretto dello Stato di New York. Ha sconfitto un navigato politicante come David Weprin, da vent’anni membro dell’Assemblea dello Stato.</p>
<p>Il seggio conquistato è quello dello <strong>“scandalo sessuale”</strong> (chiamiamolo così) che ha coinvolto Anthony Weiner, le cui parti nobili sono state postate su twitter da una pseudo-amante. Potrebbe sembrare un voto di protesta, di indignazione popolare per il comportamento del <em>fu</em> deputato, ma non è del tutto vero. Il distretto è popolato da una grandissima fetta di <strong>ebrei ortodossi</strong>, e la posizione tentennante di Barack Obama sulla questione del Vicino Oriente (la prossima settimana all’Onu vedremo i fuochi d’artificio sul<strong> caso-Palestina</strong>) non ha fatto altro che alimentare dubbi tra i più tenaci difensori della sicurezza e della legittimità dello Stato d’Israele. Non v’è dubbio, inoltre, che sull’elezione abbia pesato la <strong>disastrosa situazione economica</strong>.</p>
<p>Non a caso, infatti, gran parte della campagna elettorale repubblicana è stata focalizzata ad evidenziare il <strong>legame tra Weprin e Obama</strong>, chiedendo espressamente ai cittadini di <em><strong>“mandare un segnale alla Casa Bianca”</strong></em>. Niente hanno potuto le ingenti risorse messe in campo dall’establishment democratico per salvare la baracca, né gli oltre <strong>500.000 dollari</strong> spesi per la macchina elettorale, né i tour di <strong>Bill Clinton</strong> e del Governatore Andrew Cuomo, spediti in giro per lo Stato a mobilitare il popolo sovrano.</p>
<p>E’ un campanello d’allarme che suona per <strong>Barack Obama</strong>: dopo aver vinto dappertutto (o quasi) nel 2008, il già senatore dell’Illinois sta perdendo terreno alla velocità della luce. Quel che è preoccupante, è che non sta lasciando per strada solo collegi di fede repubblicana strappati nella straordinaria cavalcata di tre anni fa, ma sta perdendo anche in riserve di caccia fedelmente democratiche.</p>
<p>Oggi New York, ieri il seggio che fu di <strong>Ted Kennedy</strong> a Boston. Domani, ammesso che il Grand Old Party sappia giocarsi bene le proprie carte, potrebbe esserci l’avviso di sfratto dalla Casa Bianca.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Delusione Obama, il suo piano non convince i mercati. E ora?</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 08:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella notte Barack Obama ha annunciato il mega piano per il rilancio dell&#8217;occupazione. La cifra dedicata al sostegno del mercato del lavoro e&#8217; piu&#8217; ingente del previsto, visto che e&#8217; pari a 447 miliardi di dollari, contro i 300 miliardi precedentemente ipotizzati. Gli esperti hanno tuttavia dei dubbi. In piu&#8217; hanno creato delusione le parole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella notte Barack Obama ha annunciato il mega piano per il rilancio dell&#8217;occupazione.</p>
<p>La cifra dedicata al sostegno del mercato<br />
del lavoro e&#8217; piu&#8217; ingente del previsto, visto che e&#8217; pari a<br />
447 miliardi di dollari, contro i 300 miliardi<br />
precedentemente ipotizzati. Gli esperti hanno tuttavia dei<br />
dubbi. In piu&#8217; hanno creato delusione le parole evasive del<br />
presidente della Fed, Ben Bernanke, sulle misure che<br />
l&#8217;istituto centrale prendera&#8217; per favorire la crescita<br />
economica. Cosi&#8217; Wall Street ha chiuso le contrattazioni in<br />
ribasso e sta influenzando anche l&#8217;andamento delle Borse<br />
europee.<br />
A Piazza Affari hanno ingranato la retromarcia numerose<br />
azioni bancarie: Unicredit cede l&#8217;1%, Ubi lo 0,57% e Intesa<br />
Sanpaolo lo 0,77%. Banca Mps registra un ribasso dello 0,9%.<br />
Vanno in controtendenza le Banco Popolare (+0,9%) e le Bpm<br />
(+2,6%). Quest&#8217;ultime mentre il mercato continua a<br />
interrogarsi sull&#8217;aumento di capitale che deve lanciare<br />
l&#8217;istituto e sul possibile ingresso di Matteo Arpe.<br />
Sono deboli le Fiat (-0,85%) e le Fiat Industrial<br />
(-1,15%). St accusa una flessione di oltre il 3%. Per contro<br />
sono positive le Prysmian (+0,4%) e le Fonsai (+0,6%).<br />
Fuori dal paniere principale continua la corsa delle<br />
Gabetti (+8,6%) e delle Geox (+7,6%), mentre seguono a<br />
sgonfiarsi le Eems (-4,6%) a due giorni dalla volata<br />
innescata dai dati sulle vendite della controllata<br />
Solsonica.<br />
Nel resto d&#8217;Europa Vivendi cede lo 0,9%, nonostante la<br />
notizia che il finanziere Vincent Bollore&#8217; sia entrato nel<br />
capitale con una quota dell&#8217;1,3%.</p>
<p>(Il Sole 24 Ore Radiocor) &#8211; Milano, 09 set -</p>
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		<title>Obama: maggioranza degli americani disapprova suo operato</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/09/08/obama-maggioranza-degli-americani-disapprova-suo-operato/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 21:58:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[congresso]]></category>
		<category><![CDATA[obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Domani Barack Obama si presenterà davanti al Congresso. Presenterà l’annunciato piano per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, e già le polemiche sono pronte a divampare. I repubblicani sono sul piede di guerra e non vedono l’ora di azzannare la preda ferita, cercando così di dare al Presidente il colpo di grazia. Il compito di Obama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="obama flop" src="http://farm7.static.flickr.com/6072/6123573479_dfdd091d6b.jpg" alt="" width="480" height="270" /></p>
<p>Domani <strong>Barack Obama</strong> si presenterà davanti al Congresso. Presenterà l’annunciato piano per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, e già le polemiche sono pronte a divampare. I repubblicani sono sul piede di guerra e non vedono l’ora di azzannare la preda ferita, cercando così di dare al Presidente il colpo di grazia. Il compito di Obama sarà più arduo che mai, giacché non solo parlerà davanti ad un Congresso sempre più tiepido nei suoi confronti, ma lo farà sapendo che (per la prima volta da quando ha fatto ingresso alla Casa Bianca)<strong> il 51% degli americani disapprova apertamente il suo operato</strong>.</p>
<p>Sono queste le dure cifre dei sondaggi, sempre più negativi per colui che solo tre anni fa prometteva una svolta, una rinascita. Il poll del Wall Street Journal/Nbc certifica anche che per il <strong>75%</strong> degli intervistati gli States stanno andando nella direzione sbagliata, e che dal crack finanziario del settembre 2008 non si era più visto un tale indice di pessimismo. In più, solo<strong> il 40% si dichiara disposto a ridare fiducia a Barack Obama</strong> nel 2012.</p>
<p>E’ una situazione delicata, difficile. Sarebbe catastrofica se dall’altra parte della barricata ci fosse un Reagan o un uomo dalla personalità così forte da imporsi subito alla ribalta. Ad oggi (ma le sorprese sono dietro l’angolo), in campo repubblicano regna sovrana la normalità. C’è Perry (favorito), ci sono Romney e la Bachmann. Probabilmente ci sarà pure la Palin. Ma nessuno di questi sembra essere un gigante, un <strong>trascinatore di folle</strong> in grado di rinsaldare il partito e di <strong>stuzzicare il fronte moderato</strong> che guarda più al candidato che al programma in occasione delle presidenziali. Eppure, se i numeri dell’economia stagnante continueranno a martellare l’America (<strong>crescita zero</strong> ad agosto, disoccupazione al 9%), potrebbe bastare anche un candidato normale per far uscire il Messia dell’Illinois dalla Casa Bianca.</p>
<p>La rimonta per Obama inizierà domani, davanti al Congresso: dovrà parlare chiaro, dovrà proporre misure efficaci, rapide e soprattutto credibili. Senza fare pasticci o incunearsi in estenuanti trattative che inevitabilmente porteranno a compromessi che danneggeranno in primo luogo lui. Vedremo <strong>se sarà in grado</strong> di farlo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un cadavere non è un trofeo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 12:41:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; 2003, uccisi i figli di Saddam. Il mondo chiede le foto dei cadaveri, gli americani le pubblicano. I terroristi, poco dopo, si scatenarono in attentati. 2006, ucciso Al Zarqawi. Il mondo chiede le foto, gli Usa le pubblicano. Poche ore ed è vendetta: 47 morti. Oggi il mondo chiede le foto del cadavere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5105/5683162651_d53ee21278.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5063/5683729868_8bbe231daf.jpg" alt="cadavere obama trofeo" width="280" height="391" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2003, uccisi i figli di Saddam. Il mondo chiede le foto dei cadaveri, gli americani le pubblicano. I terroristi, poco dopo, si scatenarono in attentati. 2006, ucciso Al Zarqawi. Il mondo chiede le foto, gli Usa le pubblicano. Poche ore ed è vendetta: 47 morti. Oggi il mondo chiede le foto del cadavere di Bin Laden, ma Obama non deve cedere alle pressioni dei complottisti. Che  negheranno anche di fronte alla foto del corpo. E saranno pure i primi ipocriti a piangere per i morti degli inevitabili attentati di vendetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-13404"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2003, quando i soldati agli ordini di David Petraeus presero a cannonate il covo in cui si rifugiavano i figli di Saddam, <strong>Uday</strong> e <strong>Qusay</strong>, il Mondo chiedeva a gran voce l’esibizione dei corpi martoriati. Dopo qualche ora, le foto con i cadaveri cuciti alla bell’e meglio fecero il giro di tutti i principali network. Il giorno dopo, i terroristi, evidentemente indignati per lo spettacolo dato in pasto alla morbosità pubblica, si scatenarono in <strong>devastanti attentati</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tre anni più tardi, in un briefing a Baghdad, i generali statunitensi annunciarono la morte del leader locale di Al Qaeda, <strong>Abu Musab al Zarqawi</strong>, sotto una gigantografia del cadavere tumefatto. Poche ore dopo, la vendetta: <strong>47 innocenti iracheni morirono</strong> in un attentato. I fanatici erano stati aizzati dalla visione del loro leader abbattuto come una vacca al macello.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi, l’opinione pubblica, specie quella che ama i <strong>complotti </strong>e le <strong>cospirazioni</strong>, esige che Obama le mostri il trofeo di caccia: le <strong>foto del cadavere</strong> di <strong>Osama Bin Laden</strong>. La questione è quanto mai delicata: è opportuno, in una situazione incandescente come quella che sta vivendo il Medio Oriente, mostrare il volto straziato e martoriato di colui che per molti esaltati è già un Martire? <strong>Probabilmente no</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Certo, in questo clima di perenne complotto, in questo pianeta dove c’è ancora chi sostiene che Hitler sia scappato in Argentina a bordo di un sottomarino e sia morto serenamente nelle Pampas, sarebbe stato forse meglio vedere subito la <strong>prova tangibile</strong> della fine certa del principe del terrore. Prova che in ogni caso arriverà, come hanno dichiarato più fonti interne all’Amministrazione di Washington.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure, anche quelle foto, anche quei video <strong>non saranno sufficienti a zittire</strong> coloro che in queste ore anziché esultare per un evento storico e sacrosanto, si sono messi a scavare nel torbido delle cose che non tornano, nelle teorie oscure e complottiste così care a Giulietto Chiesa. <strong>Obama ha fatto bene</strong> ad andare con i piedi di piombo, a ragionare sul <strong>modo più delicato</strong> per gestire la morte (tragica e miserevole) del personaggio più scomodo che ci fosse sulla Terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Obama si è ricordato che in <strong>Pakistan</strong> e in <strong>Afghanistan</strong> centinaia di migliaia di americani (e di loro alleati) sono impegnati quotidianamente contro i tentacoli di ciò che Bin Laden creò più di vent’anni fa. Ha compreso che la <strong>strada migliore</strong> da percorrere era quella di adottare un <strong><em>low profile</em></strong>, almeno nella prima fase.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nervi saldi e tranquillità, per stemperare gli animi più focosi ed irascibili. Ai complotti e alle cospirazioni ci pensino gli altri, quelli che guardano tutto con malizia e sospetto. Anche la morte del <strong>più cruento assassino</strong> dei nostri tempi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(C) RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Grazie a Obama, Bush, grazie America</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/05/02/grazie-a-obama-bush-grazie-america/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 13:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; La cattura di Bin Laden è un successo degli Stati Uniti. Di Obama, e di Bush. Non per niente, l&#8217;attuale Presidente ha subito riconosciuto i meriti del suo predecessore. Perchè un&#8217;operazione del genere non si improvvisa in pochi mesi. Ma vediamo come è nata. Tutto parte da Guantanamo, che nemmeno Obama ha voluto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5068/5679516893_b295998222_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5187/5679517027_452ac49b6e.jpg" alt="grazie america" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>La cattura di Bin Laden è un successo degli Stati Uniti. Di Obama, e di Bush. Non per niente, l&#8217;attuale Presidente ha subito riconosciuto i meriti del suo predecessore. Perchè un&#8217;operazione del genere non si improvvisa in pochi mesi. Ma vediamo come è nata. Tutto parte da Guantanamo, che nemmeno Obama ha voluto chiudere. Lì, quattro anni fa, una confessione. E&#8217; l&#8217;inizio della pista che porta all&#8217;uccisione di Bin Laden. Ecco tutti i dettagli.</p>
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<p>Tutto è partito da <strong>Guantanamo</strong>. Eh sì, se oggi il Mondo può legittimamente gioire per la fine miserevole di <strong>Osama Bin Laden</strong>, lo si deve anche e soprattutto agli interrogatori che per anni sono stati condotti nella base-carcere americana situata a Cuba. E’ un successo degli <strong>Stati Uniti</strong>, un successo di <strong>Barack Obama</strong> e del suo predecessore, <strong>George W Bush</strong>.</p>
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<p>Non a caso, l’attuale Presidente ha voluto telefonare personalmente all’ex inquilino della Casa Bianca per informarlo dell’abbattimento del nemico numero uno. L’operazione che ha eliminato l’ideatore delle stragi dell’11 Settembre, delle Ambasciate americane in Kenya e in Tanzania, delle stragi di Madrid, Londra, Sharm, non è stata improvvisata.</p>
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<p>E’ iniziata ben <strong>quattro anni fa</strong>, quando un detenuto di Guantanamo fece il nome di un corriere di Bin Laden. La svolta, lo scorso <strong>agosto</strong>: individuata la residenza da un milione di dollari (cinta da mura altissime e filo spinato), è iniziato un lungo e paziente lavoro di intelligence che ha portato, poche settimane fa, ad avere la certezza che all’interno vi risiedeva il Principe del Terrore. Il resto, è cronaca della notte.</p>
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<p>Guantanamo, dunque. <strong>Interrogatori</strong> pressanti che hanno portato alla soluzione che tutti (ad eccezione dei terroristi e dei complottasti di varia estrazione) volevano e chiedevano a gran voce. La strategia impostata tra mille polemiche e difficoltà da Bush ha dato i suoi frutti. Obama <strong>non ha cambiato di una virgola</strong> la politica del suo predecessore sul Pakistan e sull’Afghanistan, anzi: ha <strong>intensificato i bombardamenti </strong>sulle regioni settentrionali e tribali governate da Islamabad e ha portato <strong>Petraeus</strong> (l’uomo voluto da Bush per chiudere la partita irachena) a Kabul.</p>
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<p>Obama <strong>non ha chiuso Guantanamo</strong>, perché ha capito (dopo la campagna elettorale del 2008) che per un’efficace lotta al terrorismo internazionale quella base e quel carcere erano elementi vitali, imprescindibili. E sono rimasti lì, aperti. Senza che il circuito mediatico che aveva massacrato Bush aprisse bocca più di tanto.</p>
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<p>La caccia a Bin Laden è stata lunga e difficile, ma si è conclusa <strong>nel modo più giusto</strong>. E per tutti noi, per tutto il Mondo civile che si è ammutolito davanti alle immagini terribili che le tv trasmettevano quell’11 Settembre, è il momento dei ringraziamenti. Dobbiamo <strong>ringraziare gli Stati Uniti</strong>, che ancora una volta ci hanno liberato da un uomo che passava le giornate a studiare come eliminare più persone possibile. Dobbiamo dire <strong>grazie ad Obama</strong>, che ha autorizzato il blitz di questa notte.</p>
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<p>E dobbiamo ringraziare chi ha saputo iniziare la caccia a Bin Laden il giorno dopo il crollo delle Twin Towers. Colui che ha avuto <strong>la forza di giurare al Mondo</strong>, davanti a quel cratere nel cuore di Manhattan,  che <strong>prima o poi</strong> il leader di Al Qaeda sarebbe stato punito. <strong>Quel giorno è arrivato</strong>. Grazie.</p>
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		<title>Alla faccia degli anti-italiani</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/04/27/alla-faccia-degli-anti-italiani/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 11:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5062/5658379940_0d72460ba7_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5062/5657807717_1892527991.jpg" alt="italia berlusconi" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Berlusconi non conta nulla. L&#8217;Italia non viene nemmeno considerata. La nostra politica estera è un fallimento. Quante volte si è espressa in questi termini l&#8217;opposizione ossessionata anti-italiana? Tante. E infatti, solo negli ultimi giorni, i massimi esponenti istituzionali di America, Gran Bretagna e Francia hanno pregato l&#8217;Italia di Silvio Berlusconi di intervenire in Libia. Alla faccia.</p>
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<p>Silvio Berlusconi <strong>non conta nulla</strong>. Il Governo italiano è stato <strong>umiliato</strong>. Il Premier non è stato neppure convocato per una conference call cui hanno partecipato Obama, Sarkozy, Cameron e la Merkel. L’Italia è abbandonata, <strong>lasciata perdere</strong>, da parte. Il suo apporto in Libia non serve: i giganti, i <em>Grandi</em> possono farcela benissimo da soli.</p>
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<p>Ecco, in estrema sintesi, quanto i tromboni squillanti dell’opposizione nostrana tutta riunita (dal neo esperto di politica estera Italo Bocchino alle pernacchie in salsa brizzolata di Rosy Bindi, fino all’acume strategico di Di Pietro e Belisario) ci hanno raccontato per settimane, per mesi. Oggi, però, scopriamo una verità diversa. Una <strong>verità molto diversa</strong>. L’Italia, in realtà, è stata <strong>corteggiata da tutti,</strong> senza eccezioni. La coalizione dei volonterosi, quella che ha pensato sciaguratamente di andare ad impantanarsi in Libia, ha fatto di tutto e di più per <strong>coinvolgerci</strong>, per renderci parte dell’attacco finale e (si spera) risolutivo alle milizie del Colonnello, sempre più solo “Sindaco di Tripoli”.</p>
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<p>Ma come, <strong>Berlusconi non era un buffone?</strong> Non era un barzellettiere che nessuno si filava? Non era un giullare che di politica non capiva niente? Balle, <strong>sempre e solo balle</strong>. La realtà è che <strong>Cameron</strong> ha chiamato più volte Palazzo Chigi nelle scorse settimane per tentare di convincere il Cavaliere a fare di più. La realtà è che <strong>Bob Gates</strong>, Segretario alla Difesa americana, ha prima invitato La Russa al Pentagono, e poi lo ha chiamato e richiamato al telefono, tentando di rendere l’Italia un <strong>pilastro</strong> della missione che punta a spodestare Gheddafi.</p>
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<p>La realtà è che <strong>Obama</strong> ha inviato a Roma qualche giorno fa il Presidente della Commissione Esteri del Senato, <strong>John Kerry</strong>, per convincere Berlusconi a contribuire alle azioni militari Nato. Lo stesso Obama che ieri sera, con un comunicato ufficiale rilasciato dalla Casa Bianca, ringraziava e mostrava (in modo abbastanza insolito) <strong><em>“grande apprezzamento per la leadership”</em></strong> del Presidente del Consiglio.</p>
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<p>Insomma, baci e carezze; pacche sulle spalle ed abbracci. D’altronde, se non contavamo niente, se fossimo stati considerati lo zimbello dell’Occidente, <strong>perché spendersi così tanto per tirarci dentro il pantano libico?</strong> Domanda retorica, ovviamente. Domanda per tutti gli strateghi e le cassandre dell’opposizione, per tutti coloro che fanno un tifo sconsiderato e scalmanato perché il Governo di Berlusconi faccia brutte figure e venga oscurato sul piano internazionale. <strong>Anche se a rimetterci è l’Italia</strong>. Ma tanto, a loro che importa? <strong>Nulla</strong>. L’ossessione travalica ogni umana e razionale considerazione, ormai l&#8217;abbiamo capito fin troppo bene.</p>
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		<title>Obama non manda soldi per L&#8217;Aquila</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/04/11/obama-non-manda-soldi-per-laquila/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 18:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Lo aveva promesso tra le macerie dell&#8217;Aquila: &#8220;vi daremo 4,5 milioni per la ricostruzione&#8221;. Sembrava commosso, Obama. Sembrava sincero. Oggi, dopo due anni, ci fa sapere che “gli Stati Uniti non sono interessati alla ricostruzione del patrimonio artistico de L’Aquila&#8221;. Che presa in giro. &#160; &#160; &#160; &#160; Passeggiava in maniche di camicia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4095/5610306303_6b1bfff1a3_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5310/5610306401_ce129d4782.jpg" alt="obama l'aquila niente soldi" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Lo aveva promesso tra le macerie dell&#8217;Aquila: &#8220;vi daremo 4,5 milioni per la ricostruzione&#8221;. Sembrava commosso, Obama. Sembrava sincero. Oggi, dopo due anni, ci fa sapere che <em>“gli Stati Uniti non sono interessati alla ricostruzione del patrimonio artistico de L’Aquila&#8221;. </em>Che presa in giro.</p>
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<p>Passeggiava in maniche di camicia tra le rovine de <strong>L’Aquila</strong>. Si faceva fotografare con l’ex Presidente della Provincia Stefania Pezzopane. Si fermava a contemplare quel che la natura violenta aveva devastato nell’antica città abruzzese. Prometteva di <em>“conservare questo posto e questa gente <strong>nelle nostre preghiere </strong>e <strong>nei nostri pensieri</strong> nei mesi e negli anni a venire”</em>. Parola di Presidente. <strong>Parola di Barack Hussein Obama</strong>.</p>
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<p>Era luglio, era il 2009. Faceva caldo. Silvio Berlusconi aveva deciso di accendere i riflettori del Mondo sul disastro che aveva colpito l’Abruzzo; aveva deciso di trasferire su due piedi il G8 a guida italiana da La Maddalena a L’Aquila. Fece vedere ai leader dei grandi Paesi le chiese distrutte, le case violentate dalla forza del cataclisma, le macerie sparse ovunque. Obama pregò, si dichiarò <strong><em>“commosso dal coraggio e dalla resistenza”</em></strong> dei cittadini colpiti dal terremoto. E fece promesse importanti, come quella di <strong>donare 4,5 milioni di euro</strong> per la ricostruzione della Chiesa di Santa Maria Paganica.</p>
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<p>Oggi, a due anni di distanza, il Governo americano fa sapere che <strong><em>“gli Stati Uniti non sono interessati alla ricostruzione del patrimonio artistico de L’Aquila”</em></strong>. Punto. Fine dei sogni. Washington si tira indietro, il Nobel per la Pace che pianse tra le strade di una città spettrale dice che ha cambiato idea.</p>
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<p>La più grande potenza del Mondo che si dice non più interessata. E pensare che, invece, il <strong>Giappone</strong> ha già donato 600mila euro per “L’Aquila Temporary Hall” e confermato (dopo l’Apocalisse dello scorso marzo) lo stanziamento di ben <strong>6 milioni </strong>di euro per un centro sportivo. Tokyo ferita e in ginocchio dopo lo tsunami che mantiene gli impegni, la Casa Bianca che rinuncia. Differenze di comportamenti, di atteggiamenti. Due Mondi agli antipodi. <strong>Signori e Buffoni</strong>. Mancanza di delicatezza, di sensibilità da parte di chi infiammava le folle con slogan di speranza e di amore per il prossimo.</p>
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<p>Una colossale<strong> presa in giro</strong> per chi in quei giorni di luglio vide nel Presidente degli Stati Uniti un amico, una persona in grado di capire le immani sofferenze e il dolore composto di chi aveva perso tutto. <strong>Balle</strong>, tutte balle. Sogni, illusioni, speranze vanificate. L’importante era apparire bene davanti alle telecamere, recitare la propria parte. Un minuto dopo, tutto dimenticato. <strong>Che figuraccia</strong>, Mr President.</p>
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		<title>E ora Obama si nasconde</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/04/05/e-ora-obama-si-nasconde/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 14:58:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Tre anni fa Obama era ovunque. Spot, manifesti, poster, tazze del tè. Oggi annuncia la ricandidatura alla Casa Bianca ma il suo volto non compare. Per gli strateghi della comunicazione Obama non funziona più. Meglio affidarsi alla gente comune. Non si sbaglia mai. Ora, con tatto, avvisate quelli che Obama-è-il-Messia. &#160; &#160; &#160; Che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5021/5592484310_4310f43db7_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5227/5592484488_e1c17aa290.jpg" alt="obam" width="280" height="392" /></a></p>
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<p>Tre anni fa Obama era ovunque. Spot, manifesti, poster, tazze del tè. Oggi annuncia la ricandidatura alla Casa Bianca ma il suo volto non compare. Per gli strateghi della comunicazione Obama non funziona più. Meglio affidarsi alla gente comune. Non si sbaglia mai. Ora, con tatto, avvisate quelli che Obama-è-il-Messia.</p>
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<p>Che <strong>Barack Obama</strong> si candidi per un secondo mandato alla Casa Bianca non fa notizia. Fa notizia, invece, il fatto che nel<strong> video</strong> che lancia la sua candidatura il suo <strong>volto non compaia mai</strong>, neppure per un secondo. Due anni e mezzo fa vedevamo il suo faccione ovunque, dai poster di Shepard Fairey alle tazze da té, mentre ora si prospetta una campagna (almeno nella sua fase iniziale) dove <strong>BHO lascerà campo ad altri,</strong> a gente comune.</p>
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<p>E così, infatti, il video <strong><em>“It begins with us”</em></strong> (“Si inizia da noi”) passa in rassegna un bianco sessantenne della North Carolina, un’ispanica del Nevada, una manager del Colorado, un’afroamericana del Michigan e uno studente newyorkese. A fare da sfondo, una ragazza dalle chiare origini asiatiche che parla del Presidente come del <em>“senatore sfavorito vincitore nel 2008”</em>.</p>
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<p>L’immagine è quella di un’America <strong>profondamente obamiana</strong>, multietnica, prevalentemente giovane, sognatrice. Eppure, l’assenza del protagonista, di colui che con la sua sola presenza cartonata riusciva ad <strong>acchiappare voti e curiosità</strong>, si sente.</p>
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<p>Obama è <strong>favorito</strong>, come è generalmente favorito ogni Presidente uscente dal primo mandato (l’unica eccezione in epoca recente è Carter), anche perché <strong>dall’altra parte sono divisi</strong> al punto da dover rinviare il primo dibattito interno alla Reagan Library. L’indice di gradimento di Barack è fermo ad un <strong>modestissimo 42%</strong>, ma ad oggi basterebbe per fargli ipotecare la conferma alla Casa Bianca.</p>
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<p>Certo, è ancora presto per le incoronazioni: la battaglia si preannuncia <strong>lunga e lenta</strong>, con le primarie repubblicane tutte da inventare e da seguire con attenzione: prevarranno i cavalli di ritorno come Romney o Huckabee? Oppure la spunteranno i bravi amministratori alla Chris Christie? Solo il tempo saprà darci risposte. L’imperativo, per tutti, è <strong>prudenza</strong>. L’economia sembra in ripresa, ma non al punto da far dire che la crisi è definitivamente alle spalle.</p>
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<p>Un passo falso sul delicato terreno finanziario potrebbe rappresentare un <strong>ko da cui sarebbe poi difficile riprendersi</strong>. Ed è anche per questo che il Messia che dell’immagine ha fatto uno dei fattori-chiave della sua vittoria, preferisce rimanere <strong>nell’ombra</strong>. Almeno per ora.</p>
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<p><em>Vi ricordiamo che sulla <strong>guerra in Libia</strong> (ma non solo) siamo in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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		<title>Il fallimento di Obama</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/03/30/il-fallimento-di-obama/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 10:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Obama, il presidente cool è in grande difficoltà. Il Congresso è inviperito per la gestione della guerra in Libia. Si parla apertamente di impeachment. Di violazione dei poteri di guerra. E&#8217; l&#8217;ennesimo pasticcio di Obama, che prima dà credito ai regimi, e poi li bombarda. &#160; &#160; &#160; &#160; Non sono momenti facili, questi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5147/5568086967_8184f8864e.jpg" alt="fallimento obama" width="280" height="379" /></a></p>
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<p>Obama, il presidente cool è in grande difficoltà. Il Congresso è inviperito per la gestione della guerra in Libia. Si parla apertamente di impeachment. Di violazione dei poteri di guerra. E&#8217; l&#8217;ennesimo pasticcio di Obama, che prima dà credito ai regimi, e poi li bombarda.</p>
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<p>Non sono momenti facili, questi, per <strong>Barack Hussein Obama</strong>. Il Presidente più <em>cool </em>che ci sia è infatti impantanato in un&#8217; imbarazzante polemica tutta interna, con un <strong>Congresso inviperito</strong> (eufemismo) per non essere stato minimamente avvertito dei propositi presidenziali in merito all’avventura in <strong>Libia</strong>. Lo scontro è talmente aspro che, al suo ritorno dal viaggio-vacanza in America Latina, Obama si è trovato sulla scrivania del proprio ufficio una lettera dello speaker della Camera dei Rappresentanti <strong>Boehner</strong>, il quale gli ha messo nero su bianco <strong>sette-domande-sette</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una sorta di <strong>interrogatorio scritto</strong> con domande la cui sola lettura fa venire il mal di pancia a chi le guerre le decide.<strong> Qualche esempio?</strong> Ecco qua: <em>“Signor Presidente, vogliamo che <strong>Gheddafi rimanga al potere oppure no</strong>?”</em>, e ancora, <em>“Qual è, per la Casa Bianca, la <strong>definizione di successo</strong> in riferimento all’operazione libica?”</em>. Sostanzialmente, scrive il battagliero repubblicano Boehner, <em>“vogliamo che <strong>il Presidente spieghi perché abbiamo attaccato la Libia</strong>”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chissà se Obama sarà in grado di farlo, dal momento che fino ad ora ha lasciato campo a <strong>Hillary</strong> ed ha evitato di dire mezza parola interessante su tutta la vicenda. E quando ha parlato, non si è capito niente del suo pensiero, viste le <strong>continue oscillazioni</strong> che hanno trasformato lo Studio Ovale in una sorta di pendolo permanente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La questione non è di poco conto. Fin <strong>dal 1973</strong>, infatti, il Presidente è tenuto a <strong>chiedere al Congresso l’autorizzazione</strong> per l’ingresso in un conflitto, piccolo o grande che sia. E <strong>Obama non l’ha fatto</strong>, tant’è che il Segretario alla Difesa Gates continua a dire che entro pochissimo gli Stati Uniti si sganceranno dall&#8217;operazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dissenso nei confronti del nuovo Carter (mai profezia fu più azzeccata) cresce ed è <strong>trasversale</strong>: il deputato democratico dell’Ohio Kucinich ipotizza addirittura la<strong> richiesta di impeachment</strong>, mentre Richard Lugar accusa il Presidente di <em>“aver violato la risoluzione sui poteri di guerra”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E se i Tea Party denunciano come la Libia non abbia mai attaccato gli interessi americani, il politologo Larry Sabato vaticina che <em>“verranno scritti libri di Storia per narrare gli <strong>errori compiuti da Obama</strong> sulla Libia”</em>.</p>
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<p>Insomma, <strong>ennesimo pasticcio</strong> di un’Amministrazione che prima apre e dà credito a regimi e despoti, e poi si trova a bombardarli. <strong>Senza sapere neanche il perché</strong>. Ma si sa, se le bombe le sgancia Bush, si parla di crimini di guerra, se a lanciare più di cento Tomahawk in un’ora è il giovane Barack, non si dice mezza parola. <strong>Lui può</strong>, perchè è tanto <em>cool</em>.</p>
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<p><em>Vi ricordiamo che sulla <strong>guerra in Libia</strong> siamo in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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		<title>Iran 2009: e Sarkozy dove era?</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 13:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Sarkozy ora è diventato il paladino dei diritti umani. Eppure, nel 2009, quando in Iran una folla di giovani sfidava il regime di Ahmadinejad, Sarkozy dov&#8217;era?? Quando in Iran la folla chiedeva il cambiamento e la democrazia, Sarkozy dov&#8217;era? Chi protestava veniva stuprato, seviziato e ucciso. Dov&#8217;era Sarkozy? &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5027/5546173327_924c3c5b48_b.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5254/5546739972_c24ef3bbd5.jpg" alt="iran 4" width="280" height="210" /></a></p>
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<p>Sarkozy ora è diventato il paladino dei diritti umani. Eppure, nel 2009,  quando in Iran una folla di giovani sfidava il regime di Ahmadinejad,  Sarkozy dov&#8217;era?? Quando in Iran la folla chiedeva il cambiamento e la  democrazia, Sarkozy dov&#8217;era? Chi protestava veniva stuprato, seviziato e  ucciso. Dov&#8217;era Sarkozy?</p>
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<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5253/5546755814_bd16581aa3_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5054/5546740174_6a82b53104.jpg" alt="iran 2" width="280" height="411" /></a></p>
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<p>Il Mediterraneo è in fiamme. I caccia sganciano bombe dal cielo sulle città della Libia, le portaerei sparano missili dal Golfo della Sirte. <strong>E’ guerra</strong>. Una guerra, così ci raccontano, per <strong>tutelare e difendere civili indifesi</strong> che protestano (armi in mano) contro il dittatore. Si deve, <strong>sostiene Sarkozy</strong>, fare tutto il possibile affinché il rispetto dei diritti umani sia ripristinato integralmente. E così, a ruota, i vari Cameron e Obama (in vacanza in Sudamerica con la famiglia).</p>
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<p>Eppure, <strong>nel 2009</strong>, di tutto questo fervore umanitario non c’era alcuna traccia. Era giugno, <strong>era l’Iran</strong>. Si erano appena tenute le elezioni presidenziali che confermarono <strong>Ahmadinejad</strong> alla guida (civile) della Repubblica islamica. <strong>Folle di giovani e meno giovani</strong>, di ragazzi e ragazze, sfidavano le milizie del regime degli Ayatollah per chiedere solo che il loro voto fosse rispettato, <strong>che i brogli fossero smascherati</strong>, che un minimo di giustizia e di legalità fosse ripristinata.</p>
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<p>Chiedevano che il voto, che la croce sulla scheda elettorale valesse per quello che era: <strong>volontà di cambiamento e di democrazia</strong>. Sfilarono nei grandiosi boulevard di Teheran <strong>armati solo di fazzoletti e nastrini verdi</strong>, senza armi, neppure un sasso. E per tutta risposta furono colpiti, arrestati, torturati nelle luride celle dei basij, sotto lo sguardo compiaciuto dei pasdaran.</p>
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<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5020/5546755660_a036c5177e_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5257/5546740068_85aa6f0e9c.jpg" alt="iran 3" width="280" height="183" /></a></p>
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<p>Ragazzi e ragazze <strong>stuprati e seviziati</strong>, spesso poi vigliaccamente <strong>ammazzati</strong>. Senza che di loro si sapesse più nulla. Cecchini appostati sui tetti che miravano e freddavano giovani studenti che altro non reclamavano che un riconteggio dei voti, negato dai neri turbanti della cricca di Ali Khamenei. <strong>Tutto tra il silenzio dell’Occidente</strong>, di quell’Occidente che oggi invece in nome del rispetto dei diritti umani bombarda la Libia.</p>
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<p>Due anni fa, invece, <strong>nessuno parlava</strong>, nessuno apriva bocca. Anzi, ricordiamo le dolci e soavi parole di <strong>Barack Hussein Obama</strong> nei confronti della Guida Suprema iraniana, l’invito a cooperare e ad avviare riforme.</p>
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<p>E Sarkozy? <strong>Dov’era Sarkozy</strong>, nel 2009? Perché non decise di fare il leone anche con Ahmadinejad, di ingaggiare una guerra per la democrazia e per la difesa di quegli universitari che chiedevano al Mondo di ascoltarli e di aiutarli? <strong>Non potevano usare neppure twitter</strong>, neppure i cellulari, perché appena si connettevano ecco che arrivava qualche miliziano a farli sparire. Silenzio, non disturbare la belva quando sbrana la sua preda, devono aver pensato francesi, inglesi ed americani.</p>
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<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5013/5546755996_0fe0afb697.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5019/5546158211_a001e6af3c.jpg" alt="iran 1" width="280" height="183" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sì, perché <strong>l’Iran fa paura</strong>, è grande, è potente, è destabilizzante. La Libia, invece, che volete che sia&#8230; Ha gas, ha petrolio, è a due tiri di schioppo dalle coste francesi. Una <strong>nuova Algeria</strong> per far rivivere la <em>grandeur</em> di chi si crede ancora padrone del Mondo (<strong>e non lo è mai stato</strong>). E intanto chi sfida davvero i tiranni per avere democrazia e giustizia <strong>continua a morire</strong>, senza che nessuno si interessi a lui. <strong>Senza che nessuno si ricordi il suo nome</strong>.</p>
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<p><em>Vi ricordiamo che sulla <strong>guerra in Libia</strong> siamo in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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		<title>Eddai, fatevene una ragione</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 15:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri ad Annozero Luttwak ripeteva: &#8220;gli Usa hanno la massima fiducia nell&#8217;Italia anche nella crisi libica&#8221;. Ma Santoro non era d&#8217;accordo. E&#8217; impossibile, diceva. Oggi è lo stesso ex Ambasciatore Spogli a scrivere al Corriere: &#8220;Italia miglior alleato in Europa. Nessuno ha mai sostenuto con pari lealtà e coerenza l&#8217;America come Berlusconi. Neppure Prodi&#8221;. Ieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" title="obama berlusconi" src="http://farm5.static.flickr.com/4104/5197957325_d7b983346f.jpg" alt="" width="393" height="293" /></a></p>
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<p>Ieri ad Annozero Luttwak ripeteva: &#8220;gli Usa hanno la massima fiducia nell&#8217;Italia anche nella crisi libica&#8221;. Ma Santoro non era d&#8217;accordo. E&#8217; impossibile, diceva. Oggi è lo stesso ex Ambasciatore Spogli a scrivere al Corriere: &#8220;Italia miglior alleato in Europa. Nessuno ha mai sostenuto con pari lealtà e coerenza l&#8217;America come Berlusconi. Neppure Prodi&#8221;.</p>
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<p>Ieri sera ad Annozero, Edward <strong>Luttwak</strong> sosteneva che gli Stati Uniti continuano a nutrire la massima considerazione e <strong>fiducia nei confronti dell’Italia</strong>, anche in merito alla crisi libica. Nonostante <strong>Santoro non fosse d’accordo</strong> con il politologo americano, tanto da dirglielo in faccia, le prove che Washington ha interesse a far svolgere un ruolo di mediazione di primo piano all’Italia sono evidenti.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Innanzitutto, l&#8217;invito della Clinton a Berlusconi perchè telefonasse a Gheddafi, al fine di convincerlo a bloccare i raid su Bengasi. In secondo luogo, ed è notizia delle ultime ore, la <strong>telefonata di Barack Obama</strong> allo stesso Cavaliere in cui si concordava <strong>un’azione comune e continua</strong> per fronteggiare “la crisi e le sue possibili conseguenze”.</p>
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<p>Qualcuno farà notare che si tratta di <strong>rituali della politica</strong>, di doveri istituzionali, ma che in realtà a Washington si pensa <strong>tutto il male possibile</strong> dell’Italia e di Berlusconi. D’altronde, <strong>Wikileaks</strong> è lì a dimostrare quanto poco contiamo sulla scena mondiale.</p>
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<p>A tal proposito, oggi fa sentire la propria voce uno dei protagonisti di quei file trafugati, l’ex <strong>Ambasciatore Spogli</strong>. In una lettera al Corriere della Sera, l’ex Rappresentante diplomatico a Roma scrive che <em>“nella frenesia di segnar punti a proprio vantaggio”</em> la stampa italiana non ha evidenziato <em>“il giudizio imparziale sui rapporti tra Italia e Stati Uniti instaurati da Silvio Berlusconi”</em>, anche perché <em><strong>“gli Stati Uniti non hanno miglior alleato europeo dell’Italia </strong>sul continente europeo”</em>. Ma in cosa si traduce questa partnership ce lo spiega ancora Spogli:<em> “Una <strong>collaborazione così intensa</strong> ha contribuito a innalzare l’Italia a una <strong>statura senza precedenti</strong> sulla scena politica internazionale. Dal 2000 in poi l’Italia ha assunto una posizione di <strong>grande rilievo</strong> sul palcoscenico  mondiale tra i Paesi del G8”</em>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Certo, qualche ossessionato obietterà che anche in questo caso si tratta di cose ovvie e scontante, di banalità. Sbagliato, perché Spogli su <strong>Prodi</strong> e il suo trabiccolo altrimenti chiamato Governo usa parole ben diverse: <em>“Benché la coalizione di Prodi abbia appoggiato la maggior parte degli interventi americani &#8211; con l’importante eccezione dell’Iraq &#8211; <strong>nessuno ha mai sostenuto con pari lealtà e coerenza</strong> le posizioni politiche americane come Silvio Berlusconi”</em>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Insomma, non sono tutti uguali. C’è alleato ed alleato, e <strong><em>“nei confronti di Berlusconi l’America ha un debito di gratitudine”</em></strong>. Gli ossessionati cerchino di farsene una ragione.</p>
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		<title>Libia: il silenzio di Obama</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/02/23/libia-il-silenzio-di-obama/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 18:01:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Pietro chiede che Berlusconi parli sulla Libia, ma nel resto del Mondo la domanda è un&#8217;altra: che fine ha fatto Obama? Perchè sta zitto? Sui disordini in Egitto non passava ora senza una dichiarazione di Obama. Perchè con la Libia tace?  Il Messia tace, non trova le parole giuste? Mentre Di Pietro e Briguglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" title="obama silenzio" src="http://farm6.static.flickr.com/5020/5471737510_ed34227aa0.jpg" alt="" width="280" height="288" /></a></p>
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<p>Di Pietro chiede che Berlusconi parli sulla Libia, ma nel resto del Mondo la domanda è un&#8217;altra: <strong>che fine ha fatto Obama? </strong>Perchè sta zitto? Sui disordini in Egitto non passava ora senza una dichiarazione di Obama. Perchè con la Libia tace?  Il Messia tace, non trova le parole giuste?</p>
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<p>Mentre Di Pietro e Briguglio chiedono che Berlusconi parli in merito alla crisi che sta sconvolgendo la Libia, nel resto del Mondo stupisce e crea imbarazzo <strong>un silenzio ben più pesante</strong>, quello che contraddistingue in questi giorni la Casa Bianca. Già, <strong>che fine ha fatto Barack Hussein Obama?</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>In riferimento ai disordini del Cairo, non passava ora che il Presidente più <em>cool</em> che ci sia facesse sentire la propria voce. Il giorno che precedette le dimissioni di Mubarak parlò addirittura <strong>due volte</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Stavolta, che i<strong> massacri ci sono per davvero</strong> e i morti vengono sepolti sulle spiagge di Bengasi e di Tripoli, <strong>tace</strong>. Manda avanti Hillary Clinton, che implora Berlusconi di mediare con Gheddafi affinché i raid cessino al più presto. Forse l’area in cui estendere la democrazia e i diritti umani si ferma al confine egiziano?</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Forse a Obama delle speranze e dei sogni dei libici interessa poco? Forse è più figo raccontare ai nipotini di aver contribuito a spodestare il Faraone del Terzo Millennio piuttosto che un <strong>beduino nato da una famiglia analfabeta</strong> della Sirte? Chi lo sa. Sta di fatto che in un paio di settimane siamo passati <strong>da uno sfrenato interventismo</strong> al limite del corto circuito tra Casa Bianca e Dipartimento di Stato <strong>ad un silenzio tombale</strong>. Il Messia tace, non trova le parole giuste.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>La <strong>Libia non è l’Egitto</strong>, e lo sapevamo. La differenza è principalmente una: ha fatto di tutto per <strong>cacciare un solido alleato</strong> dell&#8217; Occidente che chiedeva di rimanere in carica fino a settembre per non lasciare il Paese nelle mani di <a href="http://www.daw-blog.com/2011/02/21/il-sogno-del-nuovo-egitto-uccidere-ebrei/">qualche sceicco esaltato</a>, mentre è rimasto a guardare  Gheddafi proclamare la volontà di rimanere sulla poltrona <strong>fino al martirio</strong>. Ecco la desolante politica estera di Barack Obama.</p>
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		<title>Il bacio di Giuda</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/02/11/il-bacio-di-giuda/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 12:26:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La notizia di ieri, proveniente dall’Egitto, non è tanto la decisione di Hosni Mubarak di rimanere (almeno formalmente) al timone del Paese, quanto la lacerazione dei rapporti con gli Stati Uniti. Il passaggio più convinto e convincente della conferenza stampa dell’anziano Rais è stato quello in cui ha chiarito che l’Egitto non accetterà mai interferenze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" title="mubarak obama" src="http://farm6.static.flickr.com/5097/5436147188_dc51819309.jpg" alt="" width="280" height="347" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>La notizia di ieri, proveniente dall’Egitto, non è tanto la decisione di <strong>Hosni Mubarak</strong> di rimanere (almeno formalmente) al timone del Paese, quanto la <strong>lacerazione dei rapporti</strong> con gli Stati Uniti. Il passaggio più convinto e convincente della conferenza stampa dell’anziano Rais è stato quello in cui ha chiarito che l’Egitto <strong>non accetterà mai </strong>interferenze straniere e che mai sarà lo Stato satellite di una potenza. Chiaro il riferimento al <strong>discorso fuori dal Mondo</strong> pronunciato poche ore prima da<strong> Barack Obama</strong>, pronto a salutare <em><strong>“la svolta storica”</strong></em> che fino a prova contraria non è ancora avvenuta. Obama persevera nei suoi errori, sbaglia tutto: stringe mani a destra e a sinistra, senza sapere chi è l’individuo che sta oltre quella mano. Ammicca agli Ayatollah e riceve schiaffi, appoggia una rivoluzione in Egitto mettendo a rischio la tenuta stessa di un equilibrio di per sé fragilissimo in quell’area maledetta, senza sapere chi verrà dopo Mubarak.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Già, perché <strong>questo è il punto</strong>. Va bene strizzare l&#8217;occhio ad una rivolta popolare contro il satrapo, va bene emozionarsi dinnanzi ai giovani che da giorni stazionano in piazza Tahrir chiedendo di cambiare. Ma il problema non è cosa accade ora, bensì <strong>cosa accadrà dopo</strong>. Quando le telecamere si spegneranno, quando Mubarak se ne sarà andato, quando Obama non farà più le coccole ai manifestanti del Cairo, quando Hillary Clinton avrà finito di cambiare idea ogni tre ore. Se vogliamo la <strong>stabilità del Vicino Oriente</strong>, se crediamo almeno un po&#8217; alla possibilità che prima o poi il <strong>processo di pace</strong> possa riprendere, non possiamo che guardare con terrore e <strong>preoccupazione</strong> ad un Egitto in fermento ed in crisi. Il Paese arabo più popoloso, con l’esercito meglio attrezzato e più numeroso, non può diventare <strong>preda di avvoltoi</strong> desiderosi di sbranare la preda ferita.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Mubarak, nel suo trentennio, <strong>ha garantito ad Israele la pace</strong>. E per questo ha pagato con l’allontanamento per un periodo dalla Lega Araba, con l’odio di molti dei suoi vicini, con le accuse delle organizzazioni terroristiche e con l’assassinio di un suo Presidente. Mubarak ha saputo essere un <strong>interlocutore affidabile</strong>, lungimirante, corretto. Oggi, se guardiamo le carte in tavola, le alternative per l’Egitto sono una peggio dell’altra: c’è chi parla di <strong>El Baradei</strong> (che sarebbe null’altro che una marionetta mossa da non si sa bene chi), c’è chi vede lo spettro dei (per ora) silenti <strong>Fratelli Musulmani</strong>, c’è chi ipotizza un colpo di Stato delle Forze Armate. E su tutto ciò, ed è la cosa che più dovrebbe allarmare, <strong>aleggia l’incertezza</strong>, l’instabilità. Il caos.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>La prospettiva <strong>più probabile</strong> è che tutto cambi perché tutto resti uguale. Per un Rais che se ne va, ce ne sarà un altro pronto ad arrivare. E anche stavolta, <strong>l&#8217;Occidente arriverà tardi</strong>, sbagliando tutto. Come Sempre.</p>
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		<title>100R: Obama non è Reagan</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/02/06/100r-obama-non-e-reagan/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 12:30:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa, Time si chiedeva in copertina perché Obama amasse Reagan. Sì, perché ultimamente, con il nuovo anno soprattutto, va di moda dire che Barack Hussein assomiglia tanto a Ronald Wilson. Il motivo? L’apertura al centro dell’attuale Presidente. In realtà, l’accostamento è una mossa dei compiacenti giornali (quotidiani e periodici che siano) della East [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" title="reagan obama" src="http://farm6.static.flickr.com/5133/5420839047_f0ecd10a13.jpg" alt="" width="280" height="377" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Qualche giorno fa, <strong>Time</strong> si chiedeva in copertina <strong>perché Obama amasse Reagan</strong>. Sì, perché ultimamente, con il nuovo anno soprattutto, va di moda dire che Barack Hussein assomiglia tanto a Ronald Wilson. Il motivo? L’apertura al centro dell’attuale Presidente. In realtà, l’accostamento è una mossa dei <strong>compiacenti giornali </strong>(quotidiani e periodici che siano) della East Coast che tentano in ogni modo di preparare la rielezione dell’uomo per il quale si sono calati le braghe. Nel 2008 hanno puntato tutto sull’uomo nuovo, sull’afro-americano che diventa Presidente compiendo i sogni di Kennedy e Johnson.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Fiumi di inchiostro per tirare la volata a Obama, contro tutto e tutti. Perfino contro la favorita della penultima ora, Hillary Clinton. Una mossa mediatica per tentare di<strong> sfruttare al meglio il centenario di Reagan</strong>, per agganciare al carro dell’ultimo Presidente in grado di vincere una elezione con 49 Stati dalla sua parte contro 1 all’avversario, il claudicante attuale inquilino della Casa Bianca. Tra i due, <strong>non c’è nulla che li unisca</strong>, se non la capacità oratoria.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Prendiamo ad esempio la delicata questione del <strong>Vicino Oriente</strong>, incandescente come non accadeva da anni. <strong>Mai e poi mai</strong> Reagan avrebbe scaricato un alleato strategico come Mubarak su due piedi come fatto da Obama. Mai e poi mai Reagan avrebbe fatto sapere al Mondo di <em>“attendersi una rapida transizione in Egitto per consentirne la piena democratizzazione”</em>. The Gipper non era un idealista <em>deviato</em>, uno di quelli pronti a riempirsi la bocca con i diritti umani senza sapere neppure cosa siano. Solo uno sciocco può pensare chero<strong> in dieci giorni</strong> il Vicino e Medio Oriente si diano improvvisamente regimi democratici, ossia che accada quello che non si è mai verificato, nonostante ogni sforzo compiuto. Obama <strong>manca di Realpolitik</strong>, non riesce ad andare oltre il proprio naso.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>E’ un democratico, come lo furono Wilson e Carter. Il primo fu, con la sua risistemazione della cartina d’Europa dopo la Grande Guerra, una delle cause del Secondo conflitto mondiale, l’altro è passato alla storia per il disastro nell’approccio all’Iran khomeinista. Reagan, invece, quando le cose si misero male, pensò bene di spedire un <strong>razzo sulla casa di Gheddafi</strong> a Tripoli. E mai, The Gipper, si sarebbe sognato di <strong>tendere la mano all&#8217; Ayatollah</strong> di turno invitandolo a sedersi attorno ad un tavolo per affrontare temi cari all’umanità. Una mano, quella di Obama, sulla quale Ali Khamenei ci sputò sopra. E non serviva interrogare la lampada di Aladino per sapere che sarebbe andata così.</p>
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<p>Infine, avremmo tanto desiderato vedere lo stesso ardore, la stessa vicinanza che la Casa Bianca sta manifestando oggi al popolo egiziano anche <strong>due anni fa</strong>, quando migliaia di giovani iraniani sfidavano i basij e i pasdaran lungo i viali di Teheran chiedendo che il tiranno fosse cacciato. Molti di loro finirono nelle prigioni senza che se ne sapesse più nulla. Altri, sono morti sull’asfalto, colpiti da qualche cecchino ben addestrato. Eppure, quella rivoluzione verde rimase senza veri appoggi internazionali, senza che l’America del Messia hawaiano facesse poi tanto. Paura di rompere i già delicati equilibri dell’area, si disse allora. <strong>Una paura che Ronald Reagan avrebbe sfidato</strong> immediatamente. Come era solito fare.</p>
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		<title>Wikileaks: Silvio è vanitoso. Oh, ma va?</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 20:16:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Obama preferisce guardare a Est piuttosto che a Ovest”, “Obama non ha emozioni verso l&#8217;Europa”, “Gli Usa vedono il mondo come un confronto tra due superpotenze. L&#8217;Unione europea gioca un ruolo secondario”, “L&#8217;Europa non è così importante per gli Usa&#8221;. Fonte? Wikileaks. Queste sarebbero le anticipazioni sensazionali del furto compiuto negli archivi del Dipartimento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" title="silivo" src="http://farm5.static.flickr.com/4127/5161754870_456d0e5b23.jpg" alt="" width="280" height="381" /></a></p>
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<p><em>&#8220;Obama preferisce guardare a Est piuttosto che a Ovest”</em>, <em>“Obama non ha emozioni verso l&#8217;Europa”</em>, <em>“Gli Usa vedono il mondo come un confronto tra due superpotenze. L&#8217;Unione europea gioca un ruolo secondario”</em>, <em>“L&#8217;Europa non è così importante per gli Usa&#8221;</em>. Fonte? <strong>Wikileaks</strong>. Queste sarebbero le anticipazioni <strong>sensazionali</strong> del furto compiuto negli archivi del Dipartimento di Stato di Washington.</p>
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<p>Ecco parte delle rivelazioni scottanti che dovrebbero (o avrebbero dovuto) <strong>far tremare</strong> Governi e Primi Ministri. Pensate un po’, Obama è più interessato alla Cina che non all’Europa. Non ce n’eravamo accorti per niente, ma proprio per niente. E ancora, noi sudditi della bandiera blu a dodici stelle non siamo poi così importanti agli occhi dello Zio Sam. Anche qui, indubbiamente una gran novità.</p>
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<p>E qualcosa di più sfizioso sui<strong> leader mondiali</strong>? Ecco qua gli scoop: <strong><em>“Ahmadinejad è Hitler”</em></strong>. Beh, modestamente l’abbiamo scritto <strong>anche su Daw</strong>, non è che ci voglia poi un fine analista di politica internazionale per accostare l’unto iraniano al baffetto nazista dopo i ben noti pensieri circa l’Olocausto del Presidente di Teheran. Karzai invece <strong><em>“è guidato dalla paranoia”</em></strong>. Solo dalla paranoia? Che delusione! Noi pensavamo anche da traffici di droga, mazzette, corruzione, terrorismo, talebani, doppiogiochismo. No. Per ora è solo paranoico. Qualcosa sulla <strong>Merkel</strong>? Decisamente <em>“poco creativa”</em>. Bastava guardare le tinte dei suoi tailleur. Inoltre, sarebbe <strong><em>“refrattaria ai rischi”</em></strong>. Vabbè.</p>
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<p>Ci siamo, tocca a <strong>Berlusconi</strong>. Sicuramente i file di Wikileaks contengono segreti inconfessabili , il Cavaliere sarà di certo con le mani sul volto per la vergogna, Santoro starà di sicuro preparando una puntata straordinaria sullo scandalo mondiale. Per il momento, invece, veniamo a conoscenza (per modo di dire) che Berlusconi è <strong><em>“vanitoso”</em></strong> e <strong><em>“fisicamente stanco”</em></strong>. Inoltre, sembra <strong><em>“la voce di Putin in Europa”</em></strong>. Tutto qui? No, c’è dell’altro. Silvio Berlusconi ama <strong>organizzare feste selvagge</strong>. Davvero una gran scoperta, non c’è che dire. Si prevedono <strong>rosicamenti</strong> da guinness dei primati.</p>
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		<title>Un presidente come gli altri</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 10:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’anatra zoppa. Alla fine, nonostante sia riuscito (come peraltro previsto dai sondaggi) a mantenere il controllo del Senato, Barack Hussein Obama esce con le ossa rotte da questa tornata elettorale. Un disastro. La Camera sarà dal prossimo gennaio saldamente in mano repubblicana (che avrà il controllo del bilancio federale), mentre al Senato sopravvivrà solo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="obama fragile" src="http://farm2.static.flickr.com/1052/5142005805_5c2dfa825a_z.jpg" alt="" width="399" height="502" /></p>
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<p><strong>L’anatra zoppa</strong>. Alla fine, nonostante sia riuscito (come peraltro <strong>previsto dai sondaggi</strong>) a mantenere il controllo del Senato, Barack Hussein Obama esce con le <strong>ossa rotte</strong> da questa tornata elettorale. Un disastro. La Camera sarà dal prossimo gennaio saldamente in mano repubblicana (che avrà il controllo del bilancio federale), mentre al Senato sopravvivrà solo un <strong>opaco ricordo</strong> di quella super majority che per qualche mese aveva messo a zittire ogni protesta o forma di ostruzionismo del Grand Old Party.</p>
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<p>Oggi,<strong> due anni dopo</strong> quel plebiscito che sembrava poter cambiare il destino del Mondo, Barack Obama è tornato sulla Terra. <strong>Ora è un Presidente come gli altri</strong>.</p>
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<p>Dovrà scendere a compromessi, a mediazioni. Dovrà mettere da parte quel suo supposto spirito di iniziativa un po’ utopico per sedersi al tavolo con i Repubblicani, con i tanto detestati oppositori, quelli che (parole sue) <em>“hanno buttato la macchina nel fango e ora pretendono di riavere le chiavi”</em>. Così, Presidente Obama, <strong>ha voluto il popolo</strong>. Lo stesso popolo che si era bevuto slogan e discorsi da oratore straordinario, lo stesso popolo che una volta tanto aveva voluto dar retta alle sirene liberal, lo stesso popolo che le aveva dato una possibilità che pochi altri hanno avuto, visto il curriculum pressoché vuoto.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Eppure, in questo primo biennio, quello<em> cosiddetto</em> facile, le cadute (rovinose) sono state <strong>più forti e rumorose</strong> delle vittorie. E di certo <strong>non basta un Nobel per la Pace</strong> (sulla fiducia) a giudicare positivamente una presidenza.</p>
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<p>Obama <strong>stracciò ogni record</strong> di voti popolari, quel martedì 4 novembre del 2008. Ha goduto per mesi di un indice di popolarità talmente elevato da creare imbarazzo. <strong>Tutto sprecato</strong>, tutto buttato. Inesperienza? Certamente. Ma anche tanta superficialità, tanta approssimazione nel gestire problemi grandi e piccoli. Il biennio che si apre ora dirà molto sulle <strong>reali capacità</strong> del giovane ex Senatore dell’Illinois.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>E chissà che, dovendo egli negoziare su tutto, non emerga qualche capacità da statista, da politico vero. Perché l’America <em>in primis</em>, ed il Mondo poi, avranno bisogno di un <strong>Presidente vero</strong>. Non di un oratore, seppur straordinario.</p>
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