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Minà e la "bloggera" impertinente

sabato, 16 maggio 2009
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Gianni Minà e l'amico Fidel

Gianni Minà e l'amico Fidel

Sappiamo da tempo che “a uno dei cinquanta, cento operatori culturali, comunicatori, o artisti che hanno ideato e affermato, in Italia, la televisione e il suo linguaggio; a uno dei giornalisti italiani più conosciuti all’estero”, non si può toccare Cuba né il suo capo più o meno indiscusso ed assoluto, Fidel Castro. Stavolta però, Gianni Minà è andato oltre, attaccando in modo impietoso e a dir poco squallido, Yoani Sánchez, la titolare del blog Generación Y, giovane donna che da un pc di L’Avana vuole far conoscere al Mondo l’altra faccia di Cuba, tutto ciò che il regime non mostra e non vuole che si sappia, correndo rischi e pericoli. Yoani non potrà presentare il suo libro “Cuba Libre” alla Fiera Internazionale del Libro di Torino perché le autorità castriste le hanno negato il visto. Ma a Minà questo va bene. Tutti sanno che Cuba ha raggiunto in questi anni standard d’eccellenza nell’educazione, nella sanità, nella protezione sociale, nella cultura, nello sport”.

Tutti? Lasciamo perdere. Ma l’accusa da Torquemada è che la blogger  “fa finta di non sapere questo”. Certo,  il fatto che nell’isola nessuno abbia mai potuto depositare una scheda elettorale in un’urna, che esista il reato d’opinione, che per essere ammessi agli studi di livello superiore si debba dimostrare di possedere una serie di requisiti ideologici, non conta. E’ più gratificante cantare le lodi del regime, santificarne la meravigliosa efficienza della sanità locale, dire che queste conquiste sociali rendono Cuba diversa, più libera, dai Paesi che invece sono stati prigionieri del neoliberismo e del mercato”.

la copertina di "Cuba Libre"

la copertina di "Cuba Libre"

Una gran bella faccia tosta. Minà accusa la “bloggera che sfida Castro” (per l’ ideatore della televisione e del suo linguaggio in Italia è ben più che semplice lesa maestà) di essere una cialtrona, di essere una creatura del Nord sfruttatore, di voler “creare malessere nella società cubana”. Perché, denuncia l’aedo del castrismo, “c’è ancora uno sforzo palese per controbattere il vento di simpatia nei riguardi di Cuba che spira nel continente latinoamericano e anche nella parte progressista degli Stati Uniti”.

Citando Pierluigi Battista, “Minà ha descritto le meraviglie della sanità cubana con gli stessi toni con cui gli apologeti del fascismo lodavano i treni in orario e quelli dell’Urss l’efficienza del sistema scolastico sovietico. Salvo poi vedere come tutto fosse pura, ingannevole propaganda di regime. Appunto. E siamo sicuri che Minà, tanto amico di Fidel & co. non avrebbe mai chiesto, nella sua veste di intervistatore ufficiale del dittatore, di concedere alla Sánchez il permesso di venire in Italia. D’altronde non ha mai aperto bocca sugli scrittori cubani messi in galera per aver semplicemente espresso la propria opinione.

Ma Yoani non chiedeva questo all’  “artista che ha affermato la televisione e il suo linguaggio”. Chiedeva, con una semplicità straordinaria, di annotarsi qualche domanda da porre al Lider Maximo: perché non permette ai cubani di fondare un giornale o una radio? Perché non concede ai giornalisti di poter scrivere pubblicamente critiche al governo del Paese?  Semplici domande che l’aedo non farà mai.