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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; manifestazioni</title>
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		<title>Fondata sul lavoro. O sulla piazza?</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/03/07/fondata-sul-lavoro-o-sulla-piazza/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 10:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Soltanto due giorni fa ci siamo chiesti: &#8220;ma l&#8217;opposizione in Italia, che protesta per tutto, non lavora mai?&#8221;. Sono sempre in piazza. 8 marzo, 12 marzo, 17 marzo, 25 aprile, 6 maggio, in piazza. Sempre. Oggi addirittura l&#8217;Unità celebra ufficialmente, quasi istituzionalizzandolo, il diritto alla &#8220;piazza continua&#8221;. Cioè al non lavoro. &#160; &#160; &#160; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5256/5505901176_e28a3278c8.jpg" alt="" width="280" height="342" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Soltanto due giorni fa<a href="http://www.daw-blog.com/2011/03/05/sempre-in-piazza-ma-non-lavorano-mai/"> ci siamo chiesti</a>: &#8220;ma l&#8217;opposizione in Italia, che protesta per tutto, non lavora mai?&#8221;. Sono sempre in piazza. 8 marzo, 12 marzo, 17 marzo, 25 aprile, 6 maggio, in piazza. Sempre. Oggi addirittura l&#8217;Unità celebra ufficialmente, quasi istituzionalizzandolo, il diritto alla &#8220;piazza continua&#8221;. Cioè al non lavoro.</p>
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<p>L&#8217;Unità formalizza il dritto al non-lavoro, dettando la preziosa agenda delle opposizioni italiane. Sempre in piazza. Sempre in sciopero. Sempre a protestare. Contro chi? Ma è talmente ovvio che non lo scriviamo nemmeno. Le ossessioni sono così, lo sappiamo. Sono pericolose. La prima pagina di oggi è emblematica: un richiamo perenne e infinito alla piazza, alla protesta, alla rivolta. Quasi come per le rivolte nordafricane. E quel titolo? Sembra quasi ammiccare a Lotta Continua.</p>
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<p><img src="http://farm6.static.flickr.com/5140/5505902880_d31c810fcd.jpg" alt="2" width="280" height="97" /></p>
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<p>Le opposizioni in Italia sono sempre in piazza. <a href="http://www.daw-blog.com/2011/03/05/sempre-in-piazza-ma-non-lavorano-mai/">E&#8217; un dato di fatto</a>. Il calendario è talmente fitto da sembrare quasi uno scherzo. Ma è tutto vero. Ogni scusa è buona, ieri Veltroni ha addirittura chiamato la piazza per una manifestazione di solidarietà per i ribelli libici (o qualcosa del genere, non era molto chiaro il suo messaggio).</p>
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<p><img src="http://farm6.static.flickr.com/5219/5505306069_c3e8b3190d.jpg" alt="3" width="280" height="97" /></p>
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<p>L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata                          sul lavoro. <strong>Ne siamo sicuri? &#8220;</strong>L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata                          sulla piazza&#8221; sembra molto più adatto a questa Italia.</p>
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		<title>Sempre in piazza. Ma non lavorano mai?</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 17:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[8 marzo, in piazza. 12 marzo, in piazza. 17 marzo, in piazza. 25 aprile, in piazza. 6 maggio, in piazza. Ormai è una costante per le opposizioni in Italia, che tentano di scimmiottare le rivolte nordafricane. Protestano per tutto, dalla dignità delle donne alla Costituzione, passando per la tutela degli immigrati e la scuola pubblica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" title="piazza" src="http://farm6.static.flickr.com/5052/5496735225_44f1c332f5.jpg" alt="" width="280" height="210" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>8 marzo, in piazza. 12 marzo, in piazza. 17 marzo, in piazza. 25 aprile, in piazza. 6 maggio, in piazza. Ormai <strong>è una costante</strong> per le opposizioni in Italia, che tentano di scimmiottare le rivolte nordafricane. Protestano per tutto, dalla dignità delle donne alla Costituzione, passando per la tutela degli immigrati e la scuola pubblica. <strong>Ma non lavorano mai? </strong></p>
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<p>Dunque, vediamo di riordinare l’agenda, perché con tutti questi appuntamenti si rischia di perderne qualcuno per strada. Allora, l’<strong>8 marzo tutti in piazza per difendere la dignità delle donne </strong>offese dalle serate di Berlusconi, e quattro giorni dopo tutti in piazza per difendere la <strong>Costituzione e la Scuola pubblica</strong>. Chiaro? Prendete nota.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ormai l’Italia è diventata il Paese del tutti in piazza, ad ogni ora, ogni giorno, per protestare contro tutti e tutto. Certo, se l’obiettivo è il Cavaliere, <strong>tanto meglio</strong>. Non passa giorno che da sinistra qualcuno proponga qualche manifestazione, qualche happening, qualche moto di protesta rabbioso. Donne, Costituzione, Diritti, Immigrati, Lavoratori: <strong>sempre in piazza</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Il 12 marzo, ad esempio, si ritroveranno tutti uniti, da Vendola a Fini passando per Bersani e Di Pietro, a rimarcare che <strong>l’Italia è in pericolo</strong> e che bisogna unirsi tutti dietro il Sancta Sanctorum dei sepolcri imbiancati, quella Carta costituzionale che per molti è una specie di tabu intoccabile. Per carità, l’occasione è ghiotta per dare alla manifestazione le varie sfumature che ogni parte politica preferisce.</p>
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<p>E infatti, se il dipietrista <strong>Donadi</strong> fa sapere che <em>“sfileremo per <strong>combattere</strong> contro la richiesta di sollevare un <strong>conflitto di attribuzione</strong> fatta dal centrodestra”</em>, il pasdaran <strong>Granata</strong> sottolinea che è ora <em>“di far rispondere la piazza alle <strong>continue aggressioni alla magistratura e alla scuola pubblica</strong>”</em>.</p>
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<p>Nel frattempo, il Paese sarà invaso dalle sfilate per il <strong>150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia</strong> (17 marzo) e dalle rabbiose manifestazioni per la <strong>Liberazione</strong>, che anche quest&#8217;anno vedranno probabilmente accostato Mussolini a Berlusconi, come accade da più di quindici anni.<br class="spacer_" /></p>
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<p>E senza dimenticare che il <strong>6 maggio</strong> prossimo (ora è ufficiale) si terrà lo <strong>sciopero generale</strong> indetto dalla Cgil. <strong>Ovviamente</strong>.</p>
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<p>Insomma, la solita accozzaglia di ossessionati, scalmanati antiberlusconiani che sarebbero <strong>pronti a vendere la propria madre</strong> pur di vedere Berlusconi appeso a testa in giù a Piazzale Loreto. <strong>Una domanda</strong>, però, sorge spontanea: ma tutti questi manifestanti, <strong>lavorano mai?</strong> Sempre in piazza, sempre a urlare, sempre a sfilare. E il lavoro? <strong>E’ per caso un optional?</strong></p>
<p><strong><br />
 </strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Il nuovo colore dell&#8217;opposizione: il viola (quello dei morti)</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/11/15/il-nuovo-colore-dellopposizione-il-viola-quello-dei-morti/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 16:29:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riescono a litigare perfino sulle manifestazioni contro Berlusconi. Non c&#8217;è niente da fare, sono immutabili nella loro naturale tendenza al sucidio collettivo. La sinistra italiana, tra un gazebo e l&#8217;altro, tra un ddl scaraventato contro il muro e qualche insegnante che prepara versioni di latino anti premier, si azzuffa anche su come contrastare il cosiddetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Viola morti" src="http://farm3.static.flickr.com/2582/4105535133_6ed9bd3d19_o.jpg" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p>Riescono a litigare perfino sulle manifestazioni contro Berlusconi. Non c&#8217;è niente da fare, sono immutabili nella loro naturale tendenza al sucidio collettivo. La sinistra italiana, tra un gazebo e l&#8217;altro, tra un <a href="http://www.daw-blog.com/2009/11/12/appello-siamo-tutti-un-ddl/">ddl scaraventato contro il muro</a> e qualche insegnante che prepara <a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=3893">versioni di latino anti premier</a>, si azzuffa anche su come contrastare il cosiddetto potere berlusconiano. Il 5 dicembre è infatti in programma l&#8217;<strong>ennesima manifestazione</strong> di disperati per tentare di buttar giù dal piedistallo il Cavaliere d&#8217;Arcore. Hanno pensato a questo <strong>NO B-Day</strong> per<em> &#8220;soccorrere la nostra democrazia&#8221;</em>, per denunciare<em> &#8220;la gravissima anomalia&#8221;</em> rappresentata dal regolarmente eletto Silvio Berlusconi. <strong><em>&#8220;Lì non dovrebbe starci&#8221;</em></strong>, scrivono i blogger promotori, dove per lì si intende la Presidenza del Consiglio. Anzi, scrivono i salvatori della Patria, <strong><em>&#8220;lì non sarebbe dovuto nemmeno arrivarci&#8221;</em></strong>. Complimenti per il rispetto che hanno nei confronti degli elettori, ma questa non è una novità. Il fatto è che <em>&#8220;Non dobbiamo più<strong> rimanere inerti </strong>di fronte alle iniziative di un <strong>uomo che tiene il Paese in ostaggio</strong> da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato <strong>lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione</strong>&#8220;</em>.</p>
<p>Insomma, la solita tiritera di cose già sentite, già lette e già digerite. Il consueto e periodico elenco di stronzate usato come arma contro il presunto despota. Il problema, e anche questo è un ormai consolidato refrain, è che l&#8217;opposizione è riuscita a litigare pure su questa roba, con uno scatenato <strong>Di Pietro</strong> che prima invita (con occhioni alla Bambi) Bersani a sfilare con lui e con i quattro esaltati difensori della democrazia, e poi lo attacca perchè fa il morto e non combatte il Cavaliere tiranno. E pure Enrico Letta, che ha sollevato dubbi sull&#8217;opportunità di partecipare a <em>&#8220;manifestazioni ad personam&#8221;</em>, si è visto ricevere non proprio dei complimenti dal pretoriano di Montenero di Bisaccia. L&#8217;unica cosa sulla quale si sono messi d&#8217;accordo è il colore della manifestazione: sarà il <strong>viola</strong>, il <strong>colore dei morti</strong>. Il colore che indossano i preti ai funerali, il colore delle fasce che adornano le corone funebri. Dal 5 dicembre, evidentemente, <strong>il colore dell&#8217;opposizione italiana</strong>. Menagrami e iettatori, <strong>beccamorti</strong> sempre più tristi e disperati. Oltre a cambiare ogni sei mesi Segretari, nomi di partito e simboli, adesso ci provano pure con i colori. <strong>Forse è la volta buona</strong>. Il viola va di moda, e addosso alla sinistra nostrana sta benissimo. Ma proprio tanto.</p>
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		<title>Iran, non siamo che all&#039;inizio</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 09:53:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Li avevamo lasciati in mezzo ai lunghi e larghi boulevard di Teheran, con i volti sanguinanti e le braccia ferite. Giovani che rimproverano ai padri e alle madri le colpe della rivoluzione di trent’anni fa, che scendono in strada sfidando le codarde minacce della Guida Suprema. Non si arrendono. E due giorni fa, da quel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1529" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1529" src="http://www.daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/07/iran-300x236.jpg" alt="ancora manifestazioni in Iran" width="300" height="236" /><p class="wp-caption-text">ancora manifestazioni in Iran</p></div>
<p>Li avevamo lasciati in mezzo ai lunghi e larghi boulevard di Teheran, con i volti sanguinanti e le braccia ferite. Giovani che rimproverano ai padri e alle madri le colpe della rivoluzione di trent’anni fa, che scendono in strada sfidando le codarde minacce della Guida Suprema. <strong>Non si arrendono</strong>. E due giorni fa, da quel poco che sappiamo, da quelle poche notizie e immagini sfuggite miracolosamente alla cappa di censura imposta dal regime teocratico, <strong>hanno gridato nuovamente tutta la loro rabbia</strong> per il sopruso, per il furto abnorme che li ha privati della dignità, del voto, della facoltà di esprimere la propria volontà politica. E quella dello scorso venerdì <strong>non è stata una manifestazione che passerà inosservata</strong>.</p>
<p>A guidarla, seppur indirettamente e dal pulpito di chi guida la preghiera del venerdì, è stato infatti un pezzo da novanta dell’establishment iraniano: quel <strong>Rafansjani</strong> che da un trentennio accede indisturbato alle leve del potere. L’unico uomo che può permettersi di sfidare pubblicamente, guardandolo dritto negli occhi, l’Ayatollah <strong>Ali Khamenei</strong>. Ex Presidente, potentissimo e ricchissimo , Ali Akbar Rafansjani è uomo che non si dà per vinto molto facilmente. E se è tornato alla carica, in un’occasione pubblica, è perché <strong>ha deciso di rompere gli indugi</strong> e di affrontare di petto la situazione, mettendo una seria ipoteca sulla carica di Guida Suprema. Non per lui, ma per chi gli sta vicino. E’ nota, infatti, la poca simpatia che l’ex Capo dello Stato nutre nei confronti di Khamenei, balzato al posto di Khomeini <strong>in una notte</strong>, come amano ricordare i suoi detrattori. Non è uno stinco di santo, il caro Rafsanjani, tutt’altro. E’ un volpone, un <strong>furbacchione che sa il fatto suo</strong>. Non segue la folla perché amico di Mousavi, bensì perché ogni occasione è utile per convincere il Consiglio degli Esperti che Ali <strong>Khamenei ha fatto il suo tempo</strong>.  Certo è che sostenere apertamente (e in diretta tv sui principali canali iraniani) che <em>“deve essere creata un&#8217;atmosfera di libertà in cui ognuno abbia il diritto di esprimere le sue critiche. Solo così raggiungeremo la soluzione della crisi”</em>, induce il popolo verde, quello che è stanco dell’integralismo retrogrado e maniacale della teocrazia a proseguire nella propria battaglia di civiltà e di libertà. Una <strong>battaglia sempre più silenziosa</strong>, che non può essere portata sotto i riflettori a causa del blocco dei social network, degli sms, della semplice corrente elettrica. <strong></strong></p>
<p><strong>Ma forse oggi qualcosa è cambiato</strong>. I basiji continuano a picchiare, a dare sprangate, a compiere retate indiscriminate nelle strade e nei campus universitari. Ma quando l’eminenza grigia dell’Impero sempre più pericolante arriva a dire che <em><strong>“Se il Popolo non è con te, non puoi essere Guida Suprema”</strong></em>, forse è proprio arrivato il momento di dare il colpo del ko al regime oscurantista. <strong>Non siamo che all’inizio</strong>.</p>
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