
Riescono a litigare perfino sulle manifestazioni contro Berlusconi. Non c’è niente da fare, sono immutabili nella loro naturale tendenza al sucidio collettivo. La sinistra italiana, tra un gazebo e l’altro, tra un ddl scaraventato contro il muro e qualche insegnante che prepara versioni di latino anti premier, si azzuffa anche su come contrastare il cosiddetto potere berlusconiano. Il 5 dicembre è infatti in programma l’ennesima manifestazione di disperati per tentare di buttar giù dal piedistallo il Cavaliere d’Arcore. Hanno pensato a questo NO B-Day per “soccorrere la nostra democrazia”, per denunciare “la gravissima anomalia” rappresentata dal regolarmente eletto Silvio Berlusconi. “Lì non dovrebbe starci”, scrivono i blogger promotori, dove per lì si intende la Presidenza del Consiglio. Anzi, scrivono i salvatori della Patria, “lì non sarebbe dovuto nemmeno arrivarci”. Complimenti per il rispetto che hanno nei confronti degli elettori, ma questa non è una novità. Il fatto è che “Non dobbiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione“.
Insomma, la solita tiritera di cose già sentite, già lette e già digerite. Il consueto e periodico elenco di stronzate usato come arma contro il presunto despota. Il problema, e anche questo è un ormai consolidato refrain, è che l’opposizione è riuscita a litigare pure su questa roba, con uno scatenato Di Pietro che prima invita (con occhioni alla Bambi) Bersani a sfilare con lui e con i quattro esaltati difensori della democrazia, e poi lo attacca perchè fa il morto e non combatte il Cavaliere tiranno. E pure Enrico Letta, che ha sollevato dubbi sull’opportunità di partecipare a “manifestazioni ad personam”, si è visto ricevere non proprio dei complimenti dal pretoriano di Montenero di Bisaccia. L’unica cosa sulla quale si sono messi d’accordo è il colore della manifestazione: sarà il viola, il colore dei morti. Il colore che indossano i preti ai funerali, il colore delle fasce che adornano le corone funebri. Dal 5 dicembre, evidentemente, il colore dell’opposizione italiana. Menagrami e iettatori, beccamorti sempre più tristi e disperati. Oltre a cambiare ogni sei mesi Segretari, nomi di partito e simboli, adesso ci provano pure con i colori. Forse è la volta buona. Il viola va di moda, e addosso alla sinistra nostrana sta benissimo. Ma proprio tanto.

