Articoli marcati con tag ‘manifestazioni’

Il nuovo colore dell’opposizione: il viola (quello dei morti)

domenica, 15 novembre 2009
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Riescono a litigare perfino sulle manifestazioni contro Berlusconi. Non c’è niente da fare, sono immutabili nella loro naturale tendenza al sucidio collettivo. La sinistra italiana, tra un gazebo e l’altro, tra un ddl scaraventato contro il muro e qualche insegnante che prepara versioni di latino anti premier, si azzuffa anche su come contrastare il cosiddetto potere berlusconiano. Il 5 dicembre è infatti in programma l’ennesima manifestazione di disperati per tentare di buttar giù dal piedistallo il Cavaliere d’Arcore. Hanno pensato a questo NO B-Day per “soccorrere la nostra democrazia”, per denunciare “la gravissima anomalia” rappresentata dal regolarmente eletto Silvio Berlusconi. “Lì non dovrebbe starci”, scrivono i blogger promotori, dove per lì si intende la Presidenza del Consiglio. Anzi, scrivono i salvatori della Patria, “lì non sarebbe dovuto nemmeno arrivarci”. Complimenti per il rispetto che hanno nei confronti degli elettori, ma questa non è una novità. Il fatto è che “Non dobbiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione.

Insomma, la solita tiritera di cose già sentite, già lette e già digerite. Il consueto e periodico elenco di stronzate usato come arma contro il presunto despota. Il problema, e anche questo è un ormai consolidato refrain, è che l’opposizione è riuscita a litigare pure su questa roba, con uno scatenato Di Pietro che prima invita (con occhioni alla Bambi) Bersani a sfilare con lui e con i quattro esaltati difensori della democrazia, e poi lo attacca perchè fa il morto e non combatte il Cavaliere tiranno. E pure Enrico Letta, che ha sollevato dubbi sull’opportunità di partecipare a “manifestazioni ad personam”, si è visto ricevere non proprio dei complimenti dal pretoriano di Montenero di Bisaccia. L’unica cosa sulla quale si sono messi d’accordo è il colore della manifestazione: sarà il viola, il colore dei morti. Il colore che indossano i preti ai funerali, il colore delle fasce che adornano le corone funebri. Dal 5 dicembre, evidentemente, il colore dell’opposizione italiana. Menagrami e iettatori, beccamorti sempre più tristi e disperati. Oltre a cambiare ogni sei mesi Segretari, nomi di partito e simboli, adesso ci provano pure con i colori. Forse è la volta buona. Il viola va di moda, e addosso alla sinistra nostrana sta benissimo. Ma proprio tanto.

Iran, non siamo che all'inizio

domenica, 19 luglio 2009
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ancora manifestazioni in Iran

ancora manifestazioni in Iran

Li avevamo lasciati in mezzo ai lunghi e larghi boulevard di Teheran, con i volti sanguinanti e le braccia ferite. Giovani che rimproverano ai padri e alle madri le colpe della rivoluzione di trent’anni fa, che scendono in strada sfidando le codarde minacce della Guida Suprema. Non si arrendono. E due giorni fa, da quel poco che sappiamo, da quelle poche notizie e immagini sfuggite miracolosamente alla cappa di censura imposta dal regime teocratico, hanno gridato nuovamente tutta la loro rabbia per il sopruso, per il furto abnorme che li ha privati della dignità, del voto, della facoltà di esprimere la propria volontà politica. E quella dello scorso venerdì non è stata una manifestazione che passerà inosservata.

A guidarla, seppur indirettamente e dal pulpito di chi guida la preghiera del venerdì, è stato infatti un pezzo da novanta dell’establishment iraniano: quel Rafansjani che da un trentennio accede indisturbato alle leve del potere. L’unico uomo che può permettersi di sfidare pubblicamente, guardandolo dritto negli occhi, l’Ayatollah Ali Khamenei. Ex Presidente, potentissimo e ricchissimo , Ali Akbar Rafansjani è uomo che non si dà per vinto molto facilmente. E se è tornato alla carica, in un’occasione pubblica, è perché ha deciso di rompere gli indugi e di affrontare di petto la situazione, mettendo una seria ipoteca sulla carica di Guida Suprema. Non per lui, ma per chi gli sta vicino. E’ nota, infatti, la poca simpatia che l’ex Capo dello Stato nutre nei confronti di Khamenei, balzato al posto di Khomeini in una notte, come amano ricordare i suoi detrattori. Non è uno stinco di santo, il caro Rafsanjani, tutt’altro. E’ un volpone, un furbacchione che sa il fatto suo. Non segue la folla perché amico di Mousavi, bensì perché ogni occasione è utile per convincere il Consiglio degli Esperti che Ali Khamenei ha fatto il suo tempo.  Certo è che sostenere apertamente (e in diretta tv sui principali canali iraniani) che “deve essere creata un’atmosfera di libertà in cui ognuno abbia il diritto di esprimere le sue critiche. Solo così raggiungeremo la soluzione della crisi”, induce il popolo verde, quello che è stanco dell’integralismo retrogrado e maniacale della teocrazia a proseguire nella propria battaglia di civiltà e di libertà. Una battaglia sempre più silenziosa, che non può essere portata sotto i riflettori a causa del blocco dei social network, degli sms, della semplice corrente elettrica.

Ma forse oggi qualcosa è cambiato. I basiji continuano a picchiare, a dare sprangate, a compiere retate indiscriminate nelle strade e nei campus universitari. Ma quando l’eminenza grigia dell’Impero sempre più pericolante arriva a dire che “Se il Popolo non è con te, non puoi essere Guida Suprema”, forse è proprio arrivato il momento di dare il colpo del ko al regime oscurantista. Non siamo che all’inizio.