Articoli marcati con tag ‘magistratura’

ATTENTATO/ Dal CSM le prime ammissioni di colpa

martedì, 15 dicembre 2009
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Tra i tanti fomentatori d’odio, tra i tanti che da tempo soffiano sulle braci dell’imbecillità umana, ci sono pure loro, i magistrati schierati da una ben precisa parte politica, quelli che amano visitare gli studi televisivi e rilasciare interviste ai giornali. Non lo diciamo noi, sia chiaro. A dirlo è un autorevole membro del CSM, Gianfranco Anedda. Parole chiare ed inequivocabili, che non fanno altro che squarciare finalmente il velo dell’ipocrisia su quella specie di sancta sanctorum che sarebbe il Consiglio Superiore della Magistratura. Parole che hanno aperto una breccia in una congrega che sembrava un monolite, chiusa a riccio nell’opporsi, senza se e senza ma, al principale nemico: Silvio Berlusconi. E invece no. Anedda ha fatto nomi e cognomi, lasciando perdere la prudenza e il finto garbo istituzionale. Armando Spataro e Antonio Ingroia, due di quei magistrati “le cui parole, proprio perché eccessive, sono state indirettamente causa di violenza”. Una bomba. Immediate e ovviamente sdegnate le reazioni degli altri membri del CSM, tutti affannati a definire “inaccettabili” ed “irresponsabili” le frasi del loro collega.

Ridicola, poi, la reazione di Luca Palamara, Presidente dell’ ANM, associazione-partito che un giorno sì e l’altro pure passa al vaglio i provvedimenti del Governo in tema di giustizia e dice (ovviamente) che sono un attacco alla democrazia: “Anedda intende trascinare la magistratura nel clima di esasperazione e di lotta che non le appartiene, e che abbiamo sempre respinto”. Certo, come no. Se il clima di esasperazione e di lotta lo si respinge dicendo che “non è più il tempo della neutralità, che bisogna rovesciare il corso degli eventi (copyright Antonio Ingroia), è chiaro che Palamara o non conosce bene la lingua italiana o mente sapendo di mentire. Difese pietose, reazioni che fanno ridere, e pure tanto. Era ora che qualcuno dimostrasse di avere le palle e di sfidare apertamente l’organo di cui fa parte, dicendo chiaramente le cose come stanno, facendo nomi e cognomi di magistrati che si dedicano più alla politica che al loro mestiere di giudici. Vedremo se la breccia è destinata ad allargarsi o se le voci dissonanti saranno costrette al silenzio. Ancora una volta.

Napolitano si rivolge ai magistrati. A buon intenditor poche parole.

venerdì, 27 novembre 2009
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Sinceramente, non me l’aspettavo, ma evidentemente anche il Presidente della Repubblica dev’essersi accorto che la tensione istituzionale era salita a livelli insopportabili e ha deciso di richiamare le parti litiganti: politica e magistratura.

Ai primi, perciò, ha ricordato i tanti problemi che affannano il Paese e che vanno quindi affrontati col dovuto impegno, senza perdersi in chiacchiere.
Ai secondi, invece, Napolitano ha riservato una stoccata violentissima.

Quanti appartengono alla istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione“.

Più chiaro di così, si muore.
La magistratura ha colmato la misura e ha fatto un po’ la fine dei musicanti di Brema: andati per suonarle, finirono suonati.
La smettano, le toghe, di sentirsi “Potere” quando la Costituzione li ha fatti “Ordine” dello Stato!
Gli sconfinamenti di campo hanno, evidentemente, ecceduto ogni limite.
L’ultimo, proprio ieri, quando un Consigliere del CSM si è permesso di parlare a nome dell’Organo di Autogoverno dei magistrati, chiedendo addirittura che, nell’ambito di una pratica a tutela delle toghe di Milano e Palermo, fossero “acquisite le dichiarazioni rese dal Premier” durante la direzione del partito e poi riportate, non si capisce neanche quanto fedelmente, da stampa e tivù.

Un’idea che non dev’essere piaciuta a Napolitano, che deve avervi visto l’ennesimo tentativo di una parte di magistratura di dotarsi di competenze che assolutamente non le spettano e, peggio ancora, che violano l’equilibrio istutuzionale garantito dalla Costituzione.

Tant’è che lo stesso Presidente, sentendo puzza di golpe giudiziario (ma questa è una mia interpretazione…) e relativo ribaltone parlamentare, ha messo in chiaro un altro paio di cosette:

Nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare“.

Intesi?
Si mettano l’animo in pace e la smettano di tirare inutili spallate al Governo!

Non pago, Napolitano rincara la dose e dà il colpo di grazia:

Spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia“.

Insomma: ai magistrati spetta applicare la legge. E non polemizzare col legislatore. Perchè non è quella la funzione a cui sono preposti.
Tutto chiaro?

Speriamo…
A buon intenditor, poche parole…

I magistrati preparano il plebiscito per Berlusconi

mercoledì, 25 novembre 2009
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Se fosse vera la clamorosa trovata dei pm di Palermo, riportata dal Giornale, cioè il possibile avviso di garanzia per Silvio Berlusconi con l’accusa di “concorso esterno” in associazione mafiosa e relativa confisca del patrimonio, ci troveremmo di fronte all’ultimo disperato assalto della magistratura deviata contro il Presidente del Consiglio.

Una iniziativa, se fosse vera, davvero clamorosa. Ma che rivela due aspetti preoccupanti: la disperazione e l’ossessione della magistratura. Disperazione perchè arriva, per l’ennesima volta, a formulare l’accusa per un reato che non esiste: il concorso esterno non c’è da nessuna parte, e la sua formulazione è così pericolosa da poter essere riconducibile a chiunque. Ossessione perchè l’obiettivo è sempre lui, il Cavaliere, e questo rappresenterebbe soltanto l’ultimo dei tanti tentativi.

L’aspetto positivo, per Berlusconi, è che questa iniziativa svelerebbe a tutti, pure a chi negli anni ha sempre mostrato un certo rispetto per le indagini della magistratura, il vero volto del partito dei giudici. E’ chiaro che una mossa del genere da parte della magistratura aprirebbe un confronto durissimo, mai visto in passato. Assisteremmo ad una guerra senza precedenti tra politica e magistratura. Intanto, da fare subito in Parlamento è la cancellazione immediata del reato di concorso esterno, perchè così non è sostenibile. Poi, perchè no, valutare se tornare immediatamente alle urne e chiedere agli elettori un parere su questa accusa: a parte i quattro ossessionati che votano Di Pietro, gli italiani regalerebbero un plebiscito a Silvio Berlusconi. Un consenso senza precedenti. Senza alcun tipo di “peso”, come Fini, ma un mandato in bianco per il Cavaliere. Ripeto: in bianco. Una forza politica quasi pericolosa. E’ questo che vuole la magistratura? Si accomodi.

Il no preventivo di questa casta di privilegiati

domenica, 18 ottobre 2009
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toghe d'Italia

toghe d'Italia

L’Associazione Nazionale Magistrati ha detto “no”. Vietato fare (o anche solo pensare) qualsiasi riforma costituzionale che tocchi la giustizia. All’unanimità il Soviet delle toghe ha proclamato lo stato di agitazione per “difendere a oltranza i valori della Costituzione”. Inconcepibile. Questo sì che è un attentato, un tentato golpe, un’indebita ingerenza. Diciamo no ad una riforma costituzionale, difendiamo l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati nell’interesse dei cittadini”, ha dichiarato il Presidente dell’ANM, Luca Palamara. Ma con quale autorità? In quale altro Paese del Mondo i magistrati potrebbero opporsi ad una riforma parlamentare? In nessuno, solo da noi. In quale democrazia il sindacato dei giudici potrebbe porre il veto su un progetto di riforma costituzionale per la cui approvazione sarà probabilmente necessario un referendum popolare? Solo in Italia. E poi hanno il coraggio di parlare di Berlusconi e dei suoi sfoghi, del suo sentirsi costantemente inquadrato dal mirino delle toghe che così tanto amano fare politica. Non hanno dignità, il potere ha dato evidentemente alla testa. Il problema è proprio questo: hanno troppo potere, hanno addirittura un Sindacato. Hanno un Parlamentino, hanno un Presidente. Hanno tutto. Vorrebbero di più, e sono pronti ad ogni azione per ottenerlo.

Come si fa ad immaginare una magistratura indipendente o neutrale quando poi i fatti dimostrano tutt’altro? Con che coraggio si consiglia a Berlusconi di farsi “processare con serenità” quando poi i soggetti giudicanti sono dei fanatici che, girando per ristoranti, inneggiano a Prodi (e già qui ci vorrebbe un test alcolemico) e si augurano la caduta del Premier democraticamente eletto? Come si fa a essere tranquilli quando il giudice è una signora che nel tempo libero insulta l’imputato in diversi forum online e partecipa a social forum in giro per il Mondo? Non si può essere tranquilli, proprio no. Ben venga allora una riforma che ponga fine a certi privilegi (i loro privilegi, sui quali nessuno può aprir bocca, tipo i giudici della Corte Costituzionale che ci costano 50 milioni annui), che impedisca alle toghe di far politica attiva e di dettare l’agenda al Parlamento. Sarebbe già un buon inizio.

Chi l'ha detto?

venerdì, 7 agosto 2009
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Lettera aperta di un noto politico al magistrato che cura una indagine che lo coinvolgerebbe.


«L’amore per la verità non mi consente più di tacere. Ho l’impressione di assistere ad un paradossale capovolgimento logico per il quale i briganti prendono il posto dei galantuomini e viceversa» (…) «Io ho la buona e piena coscienza non solo di non aver mai commesso alcun illecito nella mia vita, ma viceversa di aver dedicato tutte le mie energie a battaglie di giustizia e legalità. (…) «Stupefacente notare che “L’Espresso” pubblica un articolo fotocopia del rotocalco rivale. Sarebbe carino indagare sul calco diffamatorio che origina questa singolare sintonia di scrittura. In effetti mi considero un puro: e non rinuncio ad aver fiducia nel genere umano e a credere che la giustizia debba alla fine trionfare» (…) «In questi anni di governo, ogni volta che ne ho ravvisato la necessità, ho adottato provvedimenti tanto tempestivi quanto drastici a tutela delle istituzioni: sono fatti noti, che fanno la differenza tra il presente e il passato. Ma la sua indagine, dott. (nome del magistrato; ndnick), sta diventando, suo malgrado, lo strumento di una campagna politica e mediatica che mira a colpire la mia persona, pur non essendo io accusato di nulla. Per antico rispetto verso la magistratura e verso di lei ho evitato, in queste settimane di reagire alla girandola di anomalie con le quali si coltiva un’inchiesta la cui efficacia si può misurare esclusivamente sui Tg. La prima anomalia è che lei non abbia sentito il dovere di astenersi, per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività questa specifica inchiesta. La seconda anomalia riguarda l’aver trattenuto sotto la competenza della Procura Antimafia una mole di carte che hanno attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica Amministrazione. La terza riguarda l’acquisizione di atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente. La quarta riguarda la incredibile e permanente spettacolarizzazione dell’inchiesta: che si svolge, in ogni suo momento, a microfoni aperti e sotto i riflettori. Così per la mia convocazione in Procura. Così per l’inaudita acquisizione dei bilanci di alcuni partiti e addirittura di alcune liste elettorali» (…) «Il polverone si è mangiato i fatti: quelli circostanziati legati al cosiddetto sistema “Tarantini”: e nella festosa scena abitata da questo imprenditore io, a differenza persino di alcuni magistrati, non ho mai messo piede. Lei è così presa dalla sua inchiesta che forse non si è accorta di come essa clamorosamente precipita fuori dal recinto della giurisdizione: sono diventato io, la mia immagine, la mia storia, la posta in gioco di questa ignobile partita. Non dico altro. Il dolore lo può intuire. Qualcuno sta costruendo scientificamente la mia morte. Per me che amo disperatamente la vita è difficile non reagire. Le chiedo solo di riflettere su queste scarne parole».

Unico indizio per individuare il politico che ha scritto tale lettera: non è Silvio Berlusconi.

Chi è?

(risposta: Niki Vendola)