
Tra i tanti fomentatori d’odio, tra i tanti che da tempo soffiano sulle braci dell’imbecillità umana, ci sono pure loro, i magistrati schierati da una ben precisa parte politica, quelli che amano visitare gli studi televisivi e rilasciare interviste ai giornali. Non lo diciamo noi, sia chiaro. A dirlo è un autorevole membro del CSM, Gianfranco Anedda. Parole chiare ed inequivocabili, che non fanno altro che squarciare finalmente il velo dell’ipocrisia su quella specie di sancta sanctorum che sarebbe il Consiglio Superiore della Magistratura. Parole che hanno aperto una breccia in una congrega che sembrava un monolite, chiusa a riccio nell’opporsi, senza se e senza ma, al principale nemico: Silvio Berlusconi. E invece no. Anedda ha fatto nomi e cognomi, lasciando perdere la prudenza e il finto garbo istituzionale. Armando Spataro e Antonio Ingroia, due di quei magistrati “le cui parole, proprio perché eccessive, sono state indirettamente causa di violenza”. Una bomba. Immediate e ovviamente sdegnate le reazioni degli altri membri del CSM, tutti affannati a definire “inaccettabili” ed “irresponsabili” le frasi del loro collega.
Ridicola, poi, la reazione di Luca Palamara, Presidente dell’ ANM, associazione-partito che un giorno sì e l’altro pure passa al vaglio i provvedimenti del Governo in tema di giustizia e dice (ovviamente) che sono un attacco alla democrazia: “Anedda intende trascinare la magistratura nel clima di esasperazione e di lotta che non le appartiene, e che abbiamo sempre respinto”. Certo, come no. Se il clima di esasperazione e di lotta lo si respinge dicendo che “non è più il tempo della neutralità, che bisogna rovesciare il corso degli eventi” (copyright Antonio Ingroia), è chiaro che Palamara o non conosce bene la lingua italiana o mente sapendo di mentire. Difese pietose, reazioni che fanno ridere, e pure tanto. Era ora che qualcuno dimostrasse di avere le palle e di sfidare apertamente l’organo di cui fa parte, dicendo chiaramente le cose come stanno, facendo nomi e cognomi di magistrati che si dedicano più alla politica che al loro mestiere di giudici. Vedremo se la breccia è destinata ad allargarsi o se le voci dissonanti saranno costrette al silenzio. Ancora una volta.

