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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; mafia</title>
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		<title>Su facebook usano Falcone contro Cosentino e Berlusconi</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2012/01/13/su-facebook-usano-falcone-contro-cosentino-e-berlusconi/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 13:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più di 466 mila mi piace su facebook, una condivisione trasversale e pressoché totale. Tutto normale, d’altronde è la pagina dedicata a Giovanni Falcone, il cui ricordo a quasi vent’anni dalla tragica fine è più che mai vivo. Creare una pagina per ricordare a tutti chi era Falcone è un gesto che merita solo applausi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="falcone" src="http://farm8.staticflickr.com/7145/6689451669_354c4f4321.jpg" alt="" width="480" height="280" /></p>
<p>Più di <strong>466 mila mi piace</strong> su facebook, una condivisione trasversale e pressoché totale. Tutto normale, d’altronde è la pagina dedicata a <strong>Giovanni Falcone</strong>, il cui ricordo a quasi vent’anni dalla tragica fine è più che mai vivo. Creare una pagina per ricordare a tutti chi era Falcone è un gesto che merita solo applausi.</p>
<p>Succede poi, però, che l’occhio cada sui contenuti della pagina e a quel punto la delusione diventa enorme: <strong>Cosentino</strong>, <strong>Berlusconi</strong>, lo scudo fiscale, ancora Cosentino. E poi i sermoni di <strong>Saviano</strong>, con <strong>Maroni</strong> che chiede di mandare in galera Cosentino, sempre lui. Un’ossessione. Praticamente, una pagina ricordo trasformata in una <strong>succursale del Fatto</strong> quotidiano o in una versione leggermente più sobria di Repubblica.</p>
<p>Uno schifo, una <strong>strumentalizzazione</strong> di un simbolo che dovrebbe appartenere a tutti. E invece no, perché in questo Paese c’è chi vuol usare la faccia e (cosa ben più grave) la memoria di Falcone per dire che Cosentino è un camorrista che meritava di essere messo ai ceppi senza starci troppo a pensare. Addirittura i gestori della pagina hanno pubblicato un video in cui <strong>Paolo Borsellino</strong> (trasformato negli anni in un perfetto anti-berlusconiano) diceva che i politici in odor di mafia non vanno candidati. Classico esempio di come si può estrapolare una più che giusta e condivisibile dichiarazione che risale a un ventennio facendola diventare il carico da novanta utile per la polemica politica.</p>
<p>E&#8217; il solito, <strong>triste e disarmante copione</strong>.</p>
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		<title>La mafia voleva uccidere Alfano. Repubblica &#8211; sempre sensibile ai &#8220;pentiti&#8221; &#8211; nasconde la notizia</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/10/03/la-mafia-voleva-uccidere-alfano-repubblica-sempre-sensibile-ai-pentiti-nasconde-la-notizia/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 13:53:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alfano]]></category>
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		<description><![CDATA[La mafia voleva uccidere Alfano nel 2009, quando l&#8217;attuale segretario del PdL era Ministro della Giustizia. Lo ha rivelato Luigi Rizza, collaboratore di giustizia, che ha appreso la notizia quando era rinchiuso nel carcere di Padova. L&#8217;iniziativa era stata pensata dal figlio di Totò Riina. Ma perchè la mafia voleva uccidere Alfano? Come mai? E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="alfano" src="http://farm7.static.flickr.com/6151/6207705876_830e50c034.jpg" alt="" width="480" height="234" /></p>
<p>La mafia voleva uccidere Alfano nel 2009, quando l&#8217;attuale segretario del PdL era Ministro della Giustizia. Lo ha rivelato Luigi Rizza, collaboratore di giustizia, che ha appreso la notizia quando era rinchiuso nel carcere di Padova. L&#8217;iniziativa era stata pensata dal figlio di Totò Riina.</p>
<p>Ma perchè la mafia voleva uccidere Alfano? Come mai? E pensare che questo governo viene indicato come amico dei mafiosi. Tutte balle, ovviamente. Non solo perchè questo governo ha arrestato un numero impressionate di mafiosi, ma anche perchè questo governo ha reso ancora più duro il regime dell&#8217;articolo 41bis. E infatti, sempre secondo il pentito Luigi Rizza, Alfano andava fatto fuori proprio per quel motivo, il carcere duro.</p>
<p>Mentre scriviamo, su Repubblica. it &#8211; di solito sempre sensibile alle rivelazioni dei pentiti &#8211; la notizia viene dopo Vasco Rossi, Amanda Knox, la nuova sitcom di Radio DeeJay, il fantacalcio, una ragazza del meteo che mangia in diretta tv, Lady Gaga, Ruby, Berlusconi, Madonna, De Magistris, i murales sui grattacieli, Bersani, Marchionne, i Smartphone, la Fiat e il concorso di Miss Indonesia. Non male.</p>
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		<title>GRANATA (Fli): &#8220;Visto quello che dice Brunetta, legalizziamo la Mafia&#8221;</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/09/27/granata-fli-visto-quello-che-dice-brunetta-legalizziamo-la-mafia/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 17:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; &#8220;Legalizziamo la mafia cantava De Gregori e l&#8217;Italia sembra sulla buona strada&#8221;. Lo ha detto l&#8217;on.Fabio Granata, vice presidente della Commissione Nazionale Antimafia ed esponente di Fli, commentando la proposta di Renato Brunetta di abolire la certificazione antimafia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; &#8220;Legalizziamo la mafia cantava De Gregori e l&#8217;Italia sembra sulla buona strada&#8221;. Lo ha detto l&#8217;on.Fabio Granata, vice presidente della Commissione Nazionale Antimafia ed esponente di Fli, commentando la proposta di Renato Brunetta di abolire la certificazione antimafia.</p>
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		<title>In galera il mafioso a cena con Di Pietro</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/07/07/in-galera-il-boss-mafioso-a-cena-con-di-pietro/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 11:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Vi ricordate la foto del presunto boss mafioso a cena con Di Pietro? Ecco, ora non è più presunto. Ma si è beccato 11 anni di carcere per associazione mafiosa. Non ne parla, ovviamente, nessuno. Altri, si sa, avrebbero avuto subito l&#8217;accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Copertine di giornali. Intere puntate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5160/5912077846_53f0c99e6e_z.jpg"><img src="http://farm7.static.flickr.com/6039/5911518779_d3d3e24710.jpg" alt="di pietro mafia" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Vi ricordate la foto del presunto boss mafioso a cena con Di Pietro? Ecco, ora non è più presunto. Ma si è beccato 11 anni di carcere per associazione mafiosa. Non ne parla, ovviamente, nessuno. Altri, si sa, avrebbero avuto subito l&#8217;accusa di concorso esterno in  associazione mafiosa. Copertine di giornali. Intere puntate di Annozero.  Speciali di Travaglio. E vabbè. Così funziona, cari miei.</p>
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<p>Vi ricordate quella<strong> foto di Di Pietro con il presunto boss mafioso? </strong><a href="http://www.laprovinciadivarese.it/stories/Cronaca/460598/">Beh, ora tanto <strong>presunto non è più</strong></a>, visto che è stato<strong> condannato a 11 di carcere</strong> per associazione <strong>mafiosa</strong>, <a href="http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=208602">con tanto di interdizione perpetua dai pubblici uffici.</a></p>
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<p>Eh sì, una vera pioggia di condanne. Con un totale di 80 anni di carcere, si è concluso il processo ai componenti della &#8216;ndrangheta di Legnano, che operava nella zona tra il Basso Varesotto e l&#8217;Alto Milnaese. E di questa banda faceva parte Vincenzo Rispoli, appunto l&#8217;uomo fotografato con Di Pietro.</p>
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<p>Siccome c&#8217;è di mezzo Di Pietro non ne parlerà nessuno. Non c&#8217;è nessuno del centrodestra, quindi, capirete, non interessa a nessuno. Con altri quella semplice foto e questa condanna sarebbero bastati per fare 1+1: con Di Pietro, invece, nessuna conclusione affrettata. Altri, si sa, avrebbero avuto subito l&#8217;accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Copertine di giornali. Intere puntate di Annozero. Speciali di Travaglio. E vabbè. Così funziona, cari miei.</p>
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<p>(C) DAW-BLOG RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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<p><a href="http://www.daw-blog.com/2011/06/11/e-ora-vi-rottamiamo/"><br />
<img src="http://farm4.static.flickr.com/3551/5824485684_663327f071_m.jpg" alt="rottamazione 1" width="201" height="200" /><img src="http://farm4.static.flickr.com/3477/5823965137_3b638ca3de_m.jpg" alt="rottamazione 2" width="201" height="200" /></a></p>
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<p><em>Vi ricordiamo che siamo costantemente in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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		</item>
		<item>
		<title>La Annunziata: &#8220;RAI3 come la MAFIA&#8221;</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/06/23/la-annunziata-rai3-come-la-mafia/</link>
		<comments>http://www.daw-blog.com/2011/06/23/la-annunziata-rai3-come-la-mafia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 13:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#8220;Rai3 è come una mafia, ci sono cose che non vanno, privilegi, rapporti non chiari&#8221;. No, non è Berlusconi. Ma Lucia Annunziata, ex direttore del tg3, ex firma del Manifesto, ex presidente Rai, attualmente conduttrice del programma &#8220;in 1/2 ora&#8221; su Rai3. Una donna di sinistra. La sua è una dichiarazione  forte e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm4.static.flickr.com/3001/5862917471_dfc87c063e_z.jpg"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3035/5862917575_18c1106dbf.jpg" alt="rai3 mafia" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>&#8220;Rai3 è come una mafia, ci sono cose che non vanno, privilegi, rapporti non chiari&#8221;. No, non è Berlusconi. Ma Lucia Annunziata, ex direttore del tg3, ex firma del Manifesto, ex presidente Rai, attualmente conduttrice del programma &#8220;in 1/2 ora&#8221; su Rai3. Una donna di sinistra. La sua è una dichiarazione  forte e descrive la terza rete come una famiglia mafiosa, dove fanno carriera  i privilegiati.</p>
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<p><strong>A Raitre è come una mafia.</strong> No, non lo dice Berlusconi. Nemmeno qualche politico del centrodestra. <strong>A sostenere questa tesi è Lucia Annunziata,</strong> che notoriamente non è di destra. E&#8217; stata presidente della Rai, ex direttore del tg3 e attualmente conduttrice di &#8220;In 1/2 ora&#8221;, in onda sulla terza rete.</p>
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<blockquote><p>&#8220;Su Rai3 ci sono cose che non vanno, piccole mafie, privilegi attribuiti non secondo il merito, e rapporti non chiari&#8221;.</p></blockquote>
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<p>Dichiarazioni davvero forti. Una mafia, insomma, con tutti i suoi privilegi e i rapporti non chiari. E così vengono tirati in ballo<strong> Floris, Vianello, Dandini, Fazio e altri.</strong> E ovviamente anche il direttore della rete, Ruffini, che è al suo posto per una decisione del giudice: licenziato dall&#8217;editore è stato reintregato dalla magistratura. Perché come è noto in Rai non puoi essere sostituito. Se sei di sinistra, ovvio. Cose così, cose di mafia.</p>
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<p>(C) DAW-BLOG RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3551/5824485684_663327f071_m.jpg" alt="rottamazione 1" width="201" height="200" /><img src="http://farm4.static.flickr.com/3477/5823965137_3b638ca3de_m.jpg" alt="rottamazione 2" width="201" height="200" /></p>
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<p><em>Vi ricordiamo che siamo costantemente in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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		<item>
		<title>La regia di Di Pietro sul 41bis?</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/03/07/la-regia-di-di-pietro-sul-41bis/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 14:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dawblog</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Un nostro lettore, F.F., ci invia una riflessione sulla inquietante questione del 41-bis per i mafiosi non rinnovato da Conso durante i governi di sinistra. Perchè Conso fu nominato Ministro dopo le dimissioni di Martelli. Che se ne andò perchè indagato dal pool di Milano. Quello di Di Pietro. &#160; &#160; &#160; &#160; Quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5254/5505721539_22491491e7.jpg" alt="di pietro coppola" width="280" height="175" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un nostro lettore, F.F., ci invia una riflessione sulla inquietante questione del 41-bis per i mafiosi non rinnovato da Conso durante i governi di sinistra. Perchè Conso fu nominato Ministro dopo le dimissioni di Martelli. Che se ne andò perchè indagato dal pool di Milano. Quello di Di Pietro.</p>
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<p><span id="more-12437"></span></p>
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<p>Quando lo scorso novembre, l&#8217;ex Guardasigilli <strong>Giovanni Conso</strong>, dichiarò  davanti alla Commissione Antimafia &#8220;fui io a non rinnovare i decreti 41  bis per 140 detenuti nel carcere di Palermo&#8221; a molti parve di essere di  fronte ad una notizia bomba. A molti, ma non a tutti. Difatti sulla  stampa libera e forcaiola la notizia non ebbe certo il risalto che  avrebbe meritato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma quando in una breve intervista, il carissimo  Don Tonino <strong>Di Pietro </strong>si affrettò a commentare, con toni pacati e benevoli, di  credere nella piena autonomia e nell&#8217;assoluta buona fede dell&#8217;ex  ministro e che nessuno poteva assolutamente avanzare dubbi, in tanti (e  tra questi anche alcuni amici, convinti dipietristi) rimanemmo  addirittura sbalorditi!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma come!? <strong>Il giustizialista per  eccellenza</strong>, il cane da guardia della legalità, colui che per molto meno è  disposto a incitare le folle alla rivolta, stavolta, quando le  rivelazioni sono solo all&#8217;inizio, ha già pronta l&#8217;assoluzione?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E  allora ci siamo presi la briga di andare a <strong>ripassare un pò di storia</strong>.  Ebbene, Giovanni Conso diventa ministro di Grazia e Giustizia nel &#8217;93,  subentrando a Claudio Martelli. Proprio quel Claudio Martelli, invece  decisamente favorevole al rinnovo del 41 bis, e che insieme a Giovanni  Falcone nel &#8217;91 aveva messo a punto la prima legge sui collaboratori di  giustizia. Legge che, proprio su indicazioni del giudice Falcone, se da  un lato garantiva piena protezione ai collaboratori, dall&#8217;altro puniva  col carcere duro (il cosiddetto 41 bis), coloro che decidevano di non  collaborare. Legge che stava mettendo in seria difficoltà Cosa Nostra.  Difatti in pochi mesi furono tanti coloro che, pur di sfuggire al 41  bis, decisero di &#8220;pentirsi&#8221;. Tant&#8217;è che nel gennaio &#8217;93 arriva  finalmente la cattura del Capo dei Capi: Totò Riina!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma cosa  succede a questo punto?<strong> Nel febbraio del &#8217;93, il ministro Martelli è  costretto a rassegnare le dimissioni</strong> in quanto indagato dal Pool di  Milano. Guarda caso proprio il Pool in cui all&#8217;epoca militava il nostro  caro don Tonino. E al posto di Martelli subentra Conso, il quale oggi  candidamente ci viene a raccontare, dopo ben 17 anni, che certo non  rinnovò il 41 bis, ma agì &#8220;in piena autonomia&#8221;!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In pratica  vorrebbero farci credere che non ci fu un disegno ben preciso dietro, ma  che tutto avvenne quasi per caso. E che dopo le terribili stragi di  Capaci e via D&#8217;Amelio, con la mafia che continuava a mettere bombe in  giro per l&#8217;Italia, (Milano, Firenze, Roma), con lo Stato ormai quasi in  ginocchio, il ministro Conso decide di non rinnovare il 41 bis a 140  mafiosi come una cosa così. Normale amministrazione. Senza cioè, che nè  Scalfaro, né Ciampi vengano messi al corrente di una simile decisione!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sarà che siamo <strong>antropologicamente</strong> diversi (o inferiori?), ma raccontatecene un&#8217;altra, per favore!!!</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><em>F.F.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ciancimino e il doppiopesismo</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/12/10/ciancimino-e-il-doppiopesismo/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 11:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Mancini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Opportunamente, alcuni osservatori avevano invitato i cronisti giudiziari e i magistrati a non trasformare in un sussiegoso &#8220;storico&#8221; della mafia e dell&#8217;anti-mafia Massimo Ciancimino. Il figlio di don Vito è adesso formalmente indagato dagli scrupolosi magistrati della Procura di Caltanisetta, guidata da Sergio Lari, allievo e amico di Falcone, per calunnia nei confronti del Direttore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" src="http://farm6.static.flickr.com/5090/5248324057_20731a3504.jpg" alt="" width="390" height="500" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Opportunamente, alcuni osservatori avevano invitato i cronisti giudiziari e i magistrati a non trasformare in un sussiegoso &#8220;storico&#8221; della mafia e dell&#8217;anti-mafia <strong>Massimo Ciancimino</strong>. Il figlio di don Vito è adesso <strong>formalmente indagato </strong>dagli scrupolosi magistrati della Procura di Caltanisetta, guidata da Sergio Lari, allievo e amico di Falcone, per calunnia nei confronti del Direttore dei Servizi segreti, Gianni De Gennaro, e di Lorenzo Narracci, funzionario dell&#8217;Agenzia informazioni e sicurezza interna (ex Sisde). Inoltre, a Ciancimino junior, che si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti alle toghe nissene, sono stati contestati il <strong>favoreggiamento nei confronti del misterioso &#8220;don Franco&#8221;</strong>, presunto anello di congiunzione tra lo Stato e Cosa nostra, secondo le dichiarazioni rese dal testimone, e la violazione del segreto istruttorio, nei colloqui, intercettati, con alcuni giornalisti.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Di recente, la vice-presidente dei deputati del PDL, Jole Santelli, estimatrice di Gianni De Gennaro, mi ha detto: <em>&#8220;Se Giovanni Falcone non fosse stato ucciso, a Capaci, ritengo che avrebbero &#8220;mascariato&#8221; anche lui!&#8221;.</em> Analisi condivisibili.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ma, a proposito di &#8220;<strong>doppiopesismo</strong>&#8221; mediatico e giudiziario, sino a quando il figlio dell&#8217;ex primo cittadino, dc e mafioso, di Palermo<strong> ha (stra)parlato di Silvio Berlusconi e di Marcello dell&#8217;Utri</strong> &#8211; <em>benchè i giudici del processo di Appello del senatore del PDL non gli abbiano creduto: collusi anche loro? -</em> veniva considerato un super-teste. Insomma, Massimo era ossequiato come un personaggio fondamentale, addirittura, per ricostruire la storia, politica, criminale e giudiziaria, del Paese e degno del massimo rispetto. E, ca fait sans dire, veniva portato come un santino nei processoni in TV &#8211; senza gli &#8220;imputati&#8221; e i loro difensori &#8211; di Travaglio, &#8220;Sant&#8217;oro&#8221; e Ruotolo, sulle paginate dei giornali giustizialisti e dei molto venduti libri investigativi e di denuncia.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ma, dopo che Ciancimino junior ha coinvolto nelle presunte trattative dei primi anni 90, tra apparati dello Stato e il boss mafioso Provenzano, l&#8217;ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro &#8211; notoriamente vicino a Violante, al sociologo progressista,Pino Arlacchi, e all&#8217;ex procuratore di Palermo, Caselli, dai tempi in cui, pur avversato dal Capo della polizia, Vincenzo Parisi, divenne il Direttore della DIA e fu definito da Giuliano Ferrara il &#8220;Gran Signore dei pentiti&#8221; &#8211; <strong>abbiamo notato un repentino cambiamento.</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Nelle corrispondenze dei giornali e delle TV da Palermo e nelle analisi dei mafiologi, in servizio permanente effettivo, l&#8217;ambiguo rampollo del protagonista del sacco edilizio di Palermo<strong> è tornato a essere rappresentato come una persona piuttosto losca e reticente</strong>, un teste contraddittorio e da prendere con le pinze. Soprattutto dopo il recente suo incontro, a Bologna, con un indagato per &#8216;ndrangheta, allo scopo di consegnargli un gruzzolone 100 mila euro, in contanti, e di incassare titoli di credito per 70 mila euro.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>E, dunque, non sarebbe stato meglio, se tutti avessero convenuto, da anni, sui dubbi, espressi da pochi osservatori, tra cui &#8211; <em>si parva licet </em>- lo scrivente, sull&#8217;ambigua figura di questo giovane e ricco signore siciliano? Che proviene da un mondo torbido ed è alla affannosa ricerca di una credibilità, a lui molto utile, per confondere le acque e per tentare di recuperare gran parte del &#8220;tesorone&#8221; di don Vito, che l&#8217; ex deputato dalemiano, Peppino Caldarola, ha bollato, non a torto, come &#8220;una delle figure politiche più spregevoli dell&#8217; Italia moderna&#8221;.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Di recente, alla luce della testimonianza, resa all&#8217;Anti-mafia dopo&#8230; soli 17 anni da Giovanni Conso, Guardasigilli del governo sostenuto dal PDS e presieduto da Ciampi, nel 1993 &#8211; <em>il giurista ha riferito di aver tolto 300 detenuti, tra cui molti mafiosi, dal carcere duro, previsto dall&#8217;articolo 41 bis</em> &#8211; è stato assestato un duro colpo ad un &#8220;teorema&#8221; molto accreditato sui media. Secondo tale ipotesi, gli interlocutori del ricatto mafioso &#8211; <em>attuato con il &#8220;papello&#8221;,che sarebbe stato fatto pervenire, tramite i Ciancimino, da Provenzano ai responsabili delle istituzioni </em>- sarebbero stati i dirigenti del nuovo partito di Berlusconi e dell&#8217;Utri, che in quella fase si stava organizzando, per contrastare la &#8220;gioiosa macchina da guerra&#8221;, guidata dall&#8217;allora segretario del PDS, Occhetto, che poi perse le elezioni del 1994, che videro il trionfo, imprevisto, del Cavaliere.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>E allora<strong> chi erano, realmente</strong>, gli interlocutori politici della trattativa, ammesso che questa &#8220;trattativa&#8221; ci sia mai stata? Un personaggio-chiave di quel drammatico periodo fu <strong>Luciano Violante</strong>, allora Presidente della Commissione parlamentare Anti-mafia e leader, influente e temutissimo, del &#8220;partito dei giudici&#8221; anti-PSI e anti-DC. Da tempo, l&#8217;ex ministro andreottiano, Cirino Pomicino, e altri commentatori chiedono a Violante di svelare le ragioni per cui, negli ultimi mesi del 1992, prima accolse e poi respinse la disponibilità a farsi interrogare, manifestata da don Vito Ciancimino, allora detenuto a Rebibbia. Cirino Pomicino, e non solo lui, è tormentato dal sospetto che quell&#8217;interrogatorio, poi saltato, avrebbe svelato molte verità e, probabilmente, avrebbe potuto evitare le bombe e i morti del 1993. Che finirono, ma solo dopo il &#8220;niet&#8221; di Conso (deciso in solitudine, come lui afferma?) al rinnovo del &#8220;41 bis&#8221; ai mafiosi e l&#8217; inserimento nei programmi di protezione dei collaboratori di giustizia di centinaia di boss e picciotti. In 10 anni, ben 4 mila appartenenti alla criminalità organizzata vennero &#8220;riciclati&#8221;, con una nuova identità e non poco denaro a disposizione.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Intese Stato-mafia, teoremi che vacillano, figli di boss, che scrivono lucrosi libroni, ovviamente pubblicati dal &#8220;Caimano mafioso&#8221; di Arcore, e straparlano in tv, &#8220;mascariando&#8221; persino un ex Capo della Polizia, De Gennaro, e il Generale dell&#8217;Arma dei Carabinieri, Mori, che ammanettò Riina: per venire a capo di tutti questi misteri, finalmente, i governanti e i capi delle forze dell&#8217;ordine e dei servizi dei primi anni 90 dovrebbero essere chiamati a dire ciò che sanno, davanti a una <strong>Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta.</strong> Che dovrebbe aprire un&#8217; indagine bipartisan, finalmente seria e approfondita, non accontentandosi di generiche esternazioni, di allusioni e di tardivi, e parziali, ricordi.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Altrimenti, non verranno diradati i polveroni e non soltanto i familiari delle vittime delle stragi, ma tutto il Paese continuerà a brancolare nel buio. E verranno insabbiate le responsabilità politiche, ministeriali e di consistenti settori &#8220;deviati&#8221; delle greche e degli ermellini.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Rai non può dire no a Maroni</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/11/18/la-rai-non-puo-dire-no-a-maroni/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 12:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Mancini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sia consentito di auspicare, dal profondo Sud, dalla aspra Calabria, Italia e non Padania, che il confronto, su &#8220;tele Kabul&#8221;, tra Roberto Maroni e l&#8217;ambizioso, e un po&#8217; presuntuoso, scrittore Saviano si faccia. E, soprattutto, che, su un tema così delicato, non si contribuisca a delegittimare quanti, sul territorio, lavorano alacremente contro i mafiosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/09/logo_rai.jpg"><img class="alignnone" title="rai" src="http://www.daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/09/logo_rai.jpg" alt="" width="349" height="229" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Mi sia consentito di auspicare</strong>, dal profondo Sud, dalla aspra Calabria, Italia e non Padania, <strong>che il confronto</strong>, su &#8220;tele Kabul&#8221;, tra Roberto Maroni e l&#8217;ambizioso, e un po&#8217; presuntuoso, scrittore Saviano<strong> si faccia</strong>. E, soprattutto, che, su un tema così delicato, non si contribuisca a delegittimare quanti, sul territorio, lavorano alacremente contro i mafiosi e i picciotti delle &#8216;ndrine, spietate a Reggio e a Palmi, come in Lombardia. E della pericolosità delle cosche, nella nostra regione come al Nord del Paese, ne eravamo consapevoli, ben prima della esternazione, chez il veltroniano buonista Fazio, dell&#8217;autore progressista, of course, della Mondadori, presieduta dalla figlia dell&#8217;odiato &#8220;Caimano&#8221;.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Sarebbe grave e pericoloso allargare il solco tra la società civile e il governo: si farebbe il gioco dei poteri illegali.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>E sarebbe incredibile se la RAI,<strong> dopo aver dato spazio</strong>, in primis in<strong> alcuni &#8220;tele-processi&#8221; di Michele Sant&#8217; oro</strong>, pubblico ministero Ruotolo e giudice (&#8220;terzo&#8221;?) Travaglio &#8211; <em>dove brillavano, per assenza,  gli imputati e i loro difensori</em> &#8211; alle presunte &#8220;verità&#8221; di noti e specchiati galantuomini, quali Ciancimino e Spatuzza, la negasse a chi è, istituzionalmente, incaricato, con la fiducia del Parlamento e degli elettori, di combattere la &#8216;ndrangheta, la camorra (complimenti, Bobo, per le <a href="http://www.daw-blog.com/2010/11/17/chi-parla-e-chi-arresta/" target="_blank">manette</a> a &#8220;<em>&#8216;O ninno&#8221;</em>!) e tutte le mafie.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Saviano ha rotto i Maroni</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 19:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Catturato un boss dei Casalesi? Anzi, scusate, catturato il boss dei Casalesi? Ecco, guardate come titolano Repubblica.it e Corriere.it: su Saviano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4149/5185247564_a0bdd23832_b.jpg"><img class="alignnone" title="1" src="http://farm2.static.flickr.com/1400/5185338388_232eb13f4e.jpg" alt="" width="280" height="187" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><a href="http://farm2.static.flickr.com/1039/5185247652_f5bb26b5ab_z.jpg"><img class="alignnone" title="2" src="http://farm5.static.flickr.com/4107/5184736663_fdac8f9098.jpg" alt="" width="280" height="207" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Catturato un boss dei Casalesi? Anzi, scusate, catturato <a href="http://www.daw-blog.com/2010/11/17/chi-parla-e-chi-arresta/" target="_blank"><em>il</em> boss dei Casalesi</a>? Ecco, guardate come titolano Repubblica.it e Corriere.it: su <strong>Saviano</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il modello Sicilia</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 10:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Mancini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 21 settembre scorso, fu varata, in Sicilia, la nuova giunta regionale, la cosidetta &#8220;Lombardo-quater&#8221;, con l’appoggio di Fli, Udc di Casini, Pd, i &#8220;quattro gattoni&#8221; dell&#8217; API di Rutelli, Mpa del governatore e il PDL relegato all&#8217;opposizione. Quel giorno, il senatore del PD, Lumia - che, assieme al capogruppo all’Assemblea regionale, Cracolici, è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="lombardo" src="http://farm5.static.flickr.com/4132/5150353883_6f4ff2bd4b.jpg" alt="" width="280" height="215" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Il 21 settembre scorso, fu varata, in <strong>Sicilia</strong>, la nuova giunta regionale, la cosidetta <strong>&#8220;Lombardo-quater&#8221;</strong>, con l’appoggio di Fli, Udc di Casini, Pd, i &#8220;quattro gattoni&#8221; dell&#8217; API di Rutelli, Mpa del governatore e il PDL relegato all&#8217;opposizione. Quel giorno, il senatore del PD, Lumia -<em> che, assieme al capogruppo all’Assemblea regionale, Cracolici, è stato uno dei protagonisti di questa operazione politic</em>a &#8211; arringò il popolo progressista:</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<blockquote><p>Nella Sicilia immobile dei grandi sistemi di potere, nella Sicilia del cuffarismo, potente e straripante, nella Sicilia del 61 a zero di dell’Utri e Miccichè, abbiamo creato le condizioni per far saltare il tappo del potere clientelare affaristico-mafioso e fare le riforme, che servono alla Sicilia e ai siciliani.</p>
</blockquote>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Addirittura, qualcuno progettò di esportare il “<strong>modello Sicilia</strong>” , il cosidetto &#8220;laboratorio Palermo&#8221; su scala nazionale, in vista del voto anticipato, o delle politiche del 2013. Fantapolitica ? Macchè, persino la senatrice giustizialista, Anna Finocchiaro, che era stata travolta da Lombardo alle regionali del 2008, diede il via libera alla nuova giunta. Tutti d’accordo, ad eccezione dell&#8217;ex sindaco di Catania, Enzo Bianco, e di Rita Borsellino, sorella del giudice, Paolo Borsellino, massacrato dalla mafia in via d&#8217;Amelio, nel luglio del 1992.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Tuttavia, mercoledì, la Procura di Catania ha dato una cattiva notizia a Lombardo.<strong> Il governatore</strong>, insieme al fratello Angelo, deputato Mpa a Montecitorio, risulta, ufficialmente, <strong>indagato</strong> da quell&#8217;ufficio giudiziario, senza se e senza ma di veltroniana memoria, per il famigerato reato di <strong>&#8220;concorso esterno in associazione mafiosa&#8221;.</strong> La patata bollente scotta, adesso, soprattutto, nelle mani di Bersani, dopo l&#8217;approvazione, da parte del Pd, di un severo codice etico.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Insomma, chi aveva fatto <strong>un&#8217;operazione, all&#8217;insegna della trasparenza</strong>, <strong>cacciando dal governo i presunti &#8220;infami collusi</strong>&#8221; con i boss, amici dei &#8220;Capi dei Capi&#8221;, dell&#8217;Utri e Berlusconi, deve prendere atto della dura e amara legge del contrappasso.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Non si costruisce nulla di buono, con i cambi di casacca, i ribaltoni, le &#8220;scomuniche&#8221; etiche, le risse tra le fazioni e le mini-scissioni. E, qualora il “ribelle” di Palermo, anti-ministro Alfano, il sotto-segretario Gianfranco Miccichè, abbia voluto ispirarsi alla giunta di Silvio Milazzo (che fu eletto, nel 1958, presidente della Sicilia, con i voti dei comunisti e dei fascisti e contro Lima e Gioia, capi del suo partito, la Democrazia cristiana) rifletta sulla bocciatura, da parte degli storici, di quella breve esperienza come un’operazione di pessima qualità etico-politica, non molto dissimile da quella conclusasi mercoledì scorso.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Quanto alle prospettive, molto probabilmente, i dirigenti del PD faranno, a Palermo, quello che sollecitamo al tentennante Fini  ,a Roma: staccheranno la spina a Lombardo, considereranno archiviato il &#8220;mini- ribaltine&#8221;  siciliano e <strong>ridaranno la parola, e le schede, agli elettori.</strong></p>
<p><strong><br />
 </strong></p>
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		<title>Il silenzio dei finiani su Lombardo</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/11/04/il-silenzio-dei-finiani-su-lombardo/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 16:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[Bocchino]]></category>
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		<category><![CDATA[mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[Raffaele Lombardo, Governatore della Sicilia, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Avrebbe, infatti, avuto incontri poco raccomandabili con mafiosi locali. E fin qui, nulla di piovuto dal cielo all’improvviso. Repubblica (ma va!) lo aveva già anticipato. Quel che stupisce, però, è il silenzio dei finiani, che solo poche settimane fa, con un perfetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="fini lombardo" src="http://farm5.static.flickr.com/4068/5145650043_0bf3ee9569.jpg" alt="" width="436" height="225" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Raffaele Lombardo</strong>, Governatore della Sicilia, è indagato per <strong>concorso esterno in associazione mafiosa</strong>. Avrebbe, infatti, avuto incontri poco raccomandabili con mafiosi locali. E fin qui, nulla di piovuto dal cielo all’improvviso. Repubblica (ma va!) lo aveva già anticipato. Quel che stupisce, però, è <strong>il silenzio dei finiani</strong>, che solo poche settimane fa, con un perfetto ribaltone, hanno dato vita ad una nuova giunta (sempre presieduta dall’indagato Lombardo) insieme a mezza Udc, all’Api rutelliana e al Pd.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Stupisce stiano zitti proprio loro che per una <strong>Ruby </strong>qualunque sono pronti a uscire dal Governo, appoggiandolo però dall’esterno (perché è sempre meglio tenere il piede in due scarpe, si sa). Stupisce che non sia fino ad ora volata una mosca, come se tutto andasse bene. Berlusconi deve essere mandato a casa per una questione in cui è vittima, parte lesa. <strong>Lombardo no</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Stupisce che loro, moralisti e moralizzatori, non abbiano proferito parola nei confronti dell’indagine che coinvolge il loro Governatore. Neanche Granata, così pronto a guardare nelle inchieste che coinvolgono il Premier e così rapido nel commentarle. Stavolta, neppure una virgola, neppure una dichiarazione. <strong>Dov’è finito Bocchino?</strong> Oggi ha (come fa di solito) minacciato ancora il Cavaliere di mandarlo a casa <em>“perché ci sono altre maggioranze pronte a fare le riforme”</em>; ha detto che <em>“così le cose non vanno”</em>. <strong> </strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>E Fini? </strong>Sta dormendo? L’altro giorno, pur di bacchettare il non reato di Berlusconi, tirava in mezzo la Merkel sostenendo che certi comportamenti sono imbarazzanti. Vuole forse dire, il Presidente della Camera, che <strong>è meglio</strong> essere indagati in concorso esterno in associazione mafiosa piuttosto che essere parte lesa in una storia poco chiara con protagonista la finta nipote di Mubarak?</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>E’ questo il profondo senso di giustizia e moralità che ispira Futuro e Libertà?</strong> A quanto sembra sì. O forse, molto più banalmente, l’arma della moralità e della legalità è usata come una clava esclusivamente su Berlusconi. Già, <strong>proprio come Di Pietro</strong>. Povero Fini, da secondo di Berlusconi a secondo di Tonino da Montenero di Bisaccia. Requiem.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pentiti, mafia e politica: la vera storia</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/10/29/pentiti-mafia-e-politica-la-vera-storia/</link>
		<comments>http://www.daw-blog.com/2010/10/29/pentiti-mafia-e-politica-la-vera-storia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 10:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Mancini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ciancimino]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[pentiti]]></category>
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		<category><![CDATA[veltroni]]></category>

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		<description><![CDATA[I giustamente rimpianti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino prediligevano lavorare seriamente, rifuggendo dalle continue esternazioni sotto le luci abbaglianti delle telecamere. I due inimitabili giudici &#8211; elogiati, post mortem, anche dagli esponenti della estrema sinistra, giudiziaria e politica, che li avevano, con asprezza e astio, avversati in vita - non avrebbero approvato le modalità e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="veltroni" src="http://farm2.static.flickr.com/1394/5125798858_63050f618a.jpg" alt="" width="254" height="313" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>I giustamente rimpianti <strong>Giovanni Falcone e Paolo Borsellino </strong>prediligevano lavorare seriamente, rifuggendo dalle continue esternazioni sotto le luci abbaglianti delle telecamere. I due inimitabili giudici &#8211; <em>elogiati, post mortem, anche dagli esponenti della estrema sinistra, giudiziaria e politica, che li avevano, con asprezza e astio, avversati in vita </em>- non avrebbero approvato le modalità e la conduzione dell&#8217;inchiesta sulla presunta trattativa, nei primi anni 90, <strong>tra Stato e boss</strong>. E neppure la clamorosa, e non convincente, decisione della procura di Palermo di indagare i valorosi ufficiali dei Carabinieri, generale Mori e colonnello De Donno, che catturarono Totò Riina, addirittura per il discusso reato di &#8220;concorso esterno&#8221; con la mafia.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>A due anni e mezzo dalle prime dichiarazioni del sanguinario killer della famiglia Graviano, Gaspare <strong>Spatuzza</strong> &#8211; <em>non ritenuto credibile e, dunque, non ammesso dal Viminale al programma di protezione dei collaboratori di giustizia</em> &#8211; emergerebbe un contesto, in cui le responsabilità per quei cruenti attentati non sarebbero esclusivamente dei boss stragisti, ma anche di <strong>alcuni presunti “traditori” dello Stato</strong>. L’interpretazione dei settori della stampa giustizialista punta il dito, inflessibilmente accusatore, contro gli immancabili &#8220;picciotti&#8221;, defunti, lo stalliere di Arcore, Mangano, e il mafioso Tanino Cinà, con l&#8217; intenzione di<strong> lambire Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi,</strong> attualmente -<em> neanche fosse Al Capone</em> &#8211; &#8220;inseguito&#8221; da ben otto Procure.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Tra i sostenitori di questa teoria, si sta distinguendo Walter <strong>Veltroni</strong>. L’ex segretario del Pd ha affermato che <strong>le stragi di mafia del ’92-’93 furono utilizzate per fermare i Progressisti</strong>. Una tesi, storicamente e politicamente, <strong>errata</strong>. Dopo la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, il “mix” di “Mani Pulite” e stragi di mafia avrebbe dovuto essere utilizzato, per spaventare gli italiani e convincerli, in fretta e furia &#8211; scioglimento anticipato delle Camere per la più breve legislatura della storia della Repubblica, 722 giorni! &#8211; che la soluzione migliore per l’Italia non fosse un governo a guida Pds (ricordate “la gioiosa macchina da guerra”, guidata da Occhetto?), l’unica forza politica, rimasta in piedi dopo la bufera.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>I Progressisti, in realtà, furono sconfitti, non a causa del destino cinico e baro,</strong> di saragattiana memoria, o di qualche oscuro complotto. Ma venneto relegati all&#8217;opposizione a causa dell’incapacità manifesta di Occhetto, che si fece travolgere da Silvio Berlusconi. E, infatti, all&#8217;indomani di quella batosta, il PDS sostituì &#8220;Akel&#8221; con Massimo D&#8217;Alema.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Nel cruciale 1994, la Procura di Milano di Borrelli e Di Pietro inviò l&#8217;avviso di garanzia al Cavaliere e Bossi, anche su “consiglio” del presidente della Repubblica, Oscar Luigi <strong>Scalfaro</strong>, fece cadere il primo governo del Cavaliere. Quindi, breve esecutivo di transizione, con Dini premier, e nuovo scioglimento anticipato delle Camere, con obiettivo, finalmente, centrato: i post &#8211; comunisti al governo e Romano <strong>Prodi</strong>, designato dall&#8217;abile <strong>D</strong>&#8216;<strong>Alema</strong>, premier.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>
<strong>Questi i fatti oggettivi, che dimostrano la superficialità della tesi dell&#8217;ex sindaco di Roma</strong>. Quanto alla presunta trattativa tra Cosa nostra e alcuni &#8220;rappresentanti delle istituzioni&#8221; -<em> su cui continua a straparlare, a rilasciare interviste e a guadagnare cospicui diritti d&#8217;autore, scrivendo ponderosi libri, il figlio del mafioso ex sindaco dc di Palermo, Ciancimino </em>- dobbiamo <strong>riflettere bene.</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>
<strong>Primo punto</strong>: tali discorsi furono, concretamente e non vagamente, avviati e a quale livello?<strong> Secondo</strong>: nei primi anni Novanta, i governi e i vecchi partiti, in primis la Dc e il Psi, erano molto deboli, falcidiati da avvisi di garanzia, arresti e suicidi. Quindi, i boss avrebbero dovuto rivolgersi ai big della sinistra, politica e giudiziaria. E, infatti, lo fecero, come dimostra una lettera inviata da Ciancimino senior a Violante, allora temuto e influente presidente della Commissione parlamentare Antimafia. Fatto strano, negli ultimi mesi del 1992, prima di essere ascoltato a San Macuto, il vecchio don Vito venne arrestato e rinchiuso a Rebibbia. Di recente,<strong> Cirino Pomicino</strong>, ex ministro andreottiano e oggi acuto osservatore, ha rilevato che gli interlocutori istituzionali “<em>avevano paura che Ciancimino parlasse, come era, invece, nella sua intenzione, espressa, chiaramente, nella lettera inviata a Violante nell’ottobre del 1992”.</em></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>E va sottolineato un altro aspetto, spesso trascurato da quanti sparano titoli e impaginano articoli, che alludono alle presunte, ma sinora indimostrate, trame politico-mafiose degli ambienti berlusconiani. Di trattative e di accordi tra i clan di Cosa Nostra e la politica, di vecchio o nuovo &#8220;conio&#8221;, si parla da anni, con riferimento al “terzo livello”, a cui Falcone non credeva.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ebbene, sia la Procura di Palermo, guidata da Caselli e poi dall’attuale Procuratore nazionale Antimafia, Grasso, sia quelle di Caltanisetta e Firenze, dirette da toghe validissime e stimate, come Sergio Lari, allievo di Falcone, hanno svolto lunghe, costose e complesse indagini, che si sono concluse con un nulla di fatto. Ultima, singolare, notazione<strong>: la chiusura delle supercarceri</strong>, quella di Pianosa e quella dell’Asinara, e le pene meno dure per i capi e soldati delle cosche <strong>non vennero decretate da Berlusconi</strong>, bensì dal governo di Romano Prodi.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Insomma, una tra le più importanti richieste, contenute nel famigerato “papello” -<em> che sarebbe stato inviato da un emissario di Riina al vecchio Ciancimino, affinché lo facesse arrivare ai responsabili del Viminale </em>- venne “esaudita&#8221; dall’Esecutivo guidato dal Professore di Scandiano…<br />
Anziché far ridere gli italiani, &#8220;mascariare&#8221; valorosi ufficiali e far piangere i familiari delle tante vittime del tritolo e del piombo della criminalità mafiosa, elevando nell’immeritato ruolo di superstar e di professionisti dell’Antimafia Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino, la verità sui depistaggi, sui tradimenti, sulle piste false, seguite dagli inquirenti dopo via la strage di via d&#8217;Amelio, non la si chieda al figlio, furbone, di don Vito e allo spietato picciotto, pluriomicida, dei Graviano. <strong>Si torchino, invece, i politici ancora viventi </strong>- <em>Mancino, Andreotti, Scotti, Martelli, Violante </em>- e i Capi delle forze dell’ordine e dei Servizi di sicurezza.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>A costoro, Pisanu &#8211; <em>ex sinistra dc, poi forzista, ora vicino a Fini </em>- e i parlamentari della Commissione Antimafia chiedano non parole in libertà, bensì <strong>un contributo di serietà e di verità</strong> per diradare, finalmente, i tanti misteri sulle stragi, sul terrorismo e sui complotti. Quelli <strong>veri e non quelli inventati da politici-scrittori</strong>, che si travestono in Sherlock Holmes, come Veltroni, anche nel tentativo di rimontare le posizioni, nella corsa alla leadership del centro-sinistra.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>ArtAttack: collage antiberlusconi</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 08:26:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4107/5019831651_dce7fe5760_b.jpg"></a><a href="http://farm5.static.flickr.com/4014/5080172455_25a9f3223e.jpg"><img class="alignnone" title="art attack" src="http://farm5.static.flickr.com/4014/5080172455_25a9f3223e.jpg" alt="" width="336" height="351" /></a></p>
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<p>Prendete due carte, due fogli originali, veri. Metteteli insieme come meglio vi pare. Poi <strong>ritagliate</strong> le parole che più vi piacciono, che più vi intrigano, e le spostate dall’uno all’altro foglio. Non c’è che dire, è un collage che può spaccare. Anzi, è un <em><strong>“collage suggestivo”</strong></em>, come i periti della polizia hanno definito l’opera di <strong>Massimo Ciancimino</strong>, gola profonda improvvisata e grande accusatore di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Sì, proprio così. Il figlio di don Vito ha tentato (invano) di costruire una prova schiacciante, mettendo insieme <strong>un po’ di tutto</strong> in modo approssimativo e sciatto. Ma non finisce qui, perché evidentemente il collage gli sembrava non ancora sufficiente a inchiodare i fondatori di Forza Italia. E che fa il mitico Massimo? Prende una penna e <strong>in stampatello</strong> ci scrive sopra “Rapporti Dell’Utri” e “Milano-Gelli-Bono-Calvi”. In più, va a recuperare tra le vecchie scartoffie del padre qualche frasetta messa qua e là e ritaglia “Berlusconi-Ciancimino” e “Milano truffa assicurazioni”. E per finire, <em><strong>“estrapola e sovrappone” </strong></em>(così sostiene la polizia scientifica) la frase “e, p.c. al Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi”.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Insomma, un lavoretto che di sicuro avrà portato via ore al superteste, che in pratica <strong>ha copiato</strong> (male) quello che fanno nei film i rapitori, intenti a ritagliare le lettere dai giornali per comporre le loro richieste di riscatto. L’abbiamo visto anche in uno degli ultimi episodi di <em><strong>“Fantozzi”</strong></em>, quando la nipote di Ugo, Uga detta Ughina, era stata rapita. Ecco, evidentemente il figlio di don Vito è un appassionato di Fantozzi, e quanto a goffaggine e capacità di collezionare figuracce gli è probabilmente addirittura superiore. <strong>Però lui una spiegazione ce l’h</strong>a, ed è ancor più divertente di quanto letto finora: “<em><strong>L’ho fatto per comodità</strong>, per assemblare due diversi appunti che mi servivano entrambi per il mio libro”</em>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Se questi sono i grandi accusatori, i supertestimoni, e se la giustizia italiana crede ai fabbricatori di “suggestivi collage”, possiamo chiudere la baracca. Il bello è che c&#8217;è chi ci voleva far credere che Ciancimino il Giovane fosse l&#8217;arma per eliminare Berlusconi. <strong>L&#8217;abbiamo appurato</strong>.</p>
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		<title>Mafia: il problema erano i magistrati</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 11:36:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roberto Longu è un maresciallo dei carabinieri in congedo, ha fatto parte del gruppo guidato dal capitano Ultimo che arrestò Totò Riina. Oggi ha scritto una lunga lettera al Giornale, per raccontare come avvenne quella cattura e per precisare il suo punto di vista sui rapporti Stato-mafia. L&#8217;intervento è davvero interessante, a tratti drammatico. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4122/4818084608_bb50073230_b.jpg"><img class="alignnone" title="riina" src="http://farm5.static.flickr.com/4122/4818084608_bb50073230.jpg" alt="" width="500" height="373" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><em><strong>Roberto Longu </strong>è un maresciallo dei carabinieri in congedo, ha fatto parte del gruppo guidato dal <strong>capitano Ultimo che arrestò Totò Riina</strong>. Oggi ha scritto una lunga lettera al Giornale, per raccontare come avvenne quella cattura e per precisare il suo punto di vista sui rapporti Stato-mafia. L&#8217;intervento è davvero interessante, a tratti drammatico. E amaro, perché Longu ricorda che con l&#8217;arresto di Riina sono iniziati i guai giudiziari del generale Mori e del capitano Ultimo: un po&#8217; strano colpire chi ha arrestato il capo dei capi. Per Longu, comunque, la politica rimase fuori da ogni gioco, ma fu un&#8217;altra casta ad intervenire pesantemente sulle indagini: la magistratura. E il maresciallo ricorda bene che tanti pm che oggi fanno antimafia, un tempo erano contro Falcone e contro Borsellino. Ma ecco il testo della lettera:</em></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Egregio direttore,  sono un maresciallo dei carabinieri in congedo, nonché appartenente a Crimor, il gruppo del capitano Ultimo che ha arrestato Totò Riina. Le scrivo perché dopo aver sentito sciocchezze tra la trattativa di Stato e la mafia, il tentativo di colpo di Stato, l’arresto di Riina, le accuse al capitano Ultimo, al generale Mori e generale Ganzer, voglio offrire il pensiero e il racconto di chi le cose le ha vissute e fatte in prima persona.  <strong>Massimo Ciancimino </strong>parla e dopo vent’anni si torna a parlare con insistenza della morte di Falcone e Borsellino, trattativa tra mafia e Stato; politici e magistrati che parlano di tentativo di colpo di Stato, servizi segreti deviati, signor Franco eccetera&#8230;</p>
<p>La grande mano del «livello superiore», intoccabile e soprattutto introvabile, la solita storia. Infangare il Paese e chi ha veramente lavorato per il bene dell’Italia. Ebbene, voglio raccontare in breve la storia della cattura di Totò Riina. Il nostro gruppo, Crimor, lavorava a Milano occupandosi di Cosa nostra. Tutti dicevano che a Milano la mafia non esisteva. In pochi anni, con varie indagini mettiamo in luce che<strong> a Milano la mafia esiste</strong> ed è anche ben radicata, arrestiamo e sgominiamo le famiglie Carollo e Fidanzati. Siamo un gruppo di professionisti coordinato da un grande comandante, il capitano Ultimo. Siamo anche molto amici di Falcone, e facciamo riferimento a un grande generale, <strong>Carlo Alberto Dalla Chiesa</strong>, il nostro simbolo. Il nostro motto è «<em>lavorare per il popolo oppresso</em>».  Il giorno della morte di Falcone ci ritroviamo nel nostro ufficio e siamo sgomenti; ci guardiamo in faccia, siamo una decina, e prendiamo una decisione che nasce spontanea. Andiamo a Palermo ad arrestare Totò Riina e smantellare la sua organizzazione. È quel giorno che nasce la fine di Riina. La mafia ha ammazzato il generale, giudici, colleghi, ora Falcone e in quel modo, <strong>ci sentivamo in dovere di fare qualcosa e mettere fine al massacro</strong>. Nessuna organizzazione segreta o chissà quale piano strategico messo in piedi con la mafia. Dieci persone che disprezzano la mafia e lavorano per il popolo oppresso decidono di catturare Salvatore Riina, l’imprendibile.  Viene data comunicazione delle nostre intenzioni al generale Mori, che a quel tempo era colonnello e vicecomandante del Ros, il quale inoltra le nostre intenzioni direttamente al Comando che accetta e ci dà il via. Di quel tempo ricordo una cosa, il terrore delle istituzioni, Totò Riina imprendibile che mette sotto scacco l’Italia, le grandi lacerazioni della magistratura palermitana, che era quasi tutta schierata contro Falcone e Borsellino che quasi venivano presi per pazzi. Oggi parlano bene, ma ieri razzolavano male, molto male.</p>
<p>Fui io, insieme al mio collega Ombra, a mettere per primo il piede a Palermo; facemmo le prime ricognizioni, le prime verifiche sugli obiettivi e sui personaggi. Rimasi quasi sconvolto per la mancanza di indagini, riscontri, indizi investigativi. <strong>La magistratura faceva pochissimo</strong>, le forze di polizia operavano fuori Palermo, la politica proprio non si vedeva e sentiva. Oggi mi viene da ridere quando sento tutti quei magistrati di Palermo che parlano di Antimafia. <strong>Ma dove erano allora?</strong> Cosa facevano?  Naturalmente l’indagine nasce in clandestinità, non ci fidavamo di nessuno, va avanti per circa sette mesi di grandi sacrifici, troviamo gli indizi, le tracce di Riina attraverso i Ganci e arriviamo vicino al suo rifugio, pochi giorni e avremmo trovato la casa.  Il fato ci mette la coda.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>In quei giorni al Nord viene arrestato Balduccio Di Maggio, che si pente e dice di essere stato l’autista di Riina sino a qualche anno prima.  Viene portato a Palermo, racconta che quando faceva da autista prendeva Riina lungo la strada, alla Rotonda di viale Michelangelo, vicino al famoso Motel Agip, senza però indicare un obiettivo preciso. Per noi quella zona era altamente strategica poiché avevamo individuato un obiettivo frequentato dal mafioso Domenico Ganci, da noi ritenuto molto vicino a Totò Riina. Mettiamo sotto osservazione un’abitazione e filmiamo chi entra e chi esce, li facciamo visionare al pentito il quale riconosce la moglie e i figli di Riina. L’indomani ci posizioniamo, esce Riina e l’arrestiamo. Questo in breve.  Il pentito è stata la nostra sfortuna più grande. In primo luogo perché ha fatto sì che l’indagine fosse conosciuta dalla magistratura, la seconda perché non è stato più possibile portarla avanti con le nostre modalità operative.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Noi, per nostro modus operandi, quando trovavamo un latitante non lo arrestavamo subito, anzi lo facevamo stare libero, però lo seguivamo, gli stavamo vicino 24 ore su 24 per capire i suoi percorsi, analizzare i suoi obiettivi, verificare la struttura organizzativa, documentarla, farne prova e poi annientare l’intera struttura. Questo era in origine il nostro obiettivo con Riina. Analizzare i suoi movimenti, le dinamiche operative di Cosa nostra partendo dal vertice, studiare i loro percorsi mentali per poi annientarli e distruggerli. Questo era il nostro obiettivo finale, con il risultato immediato di catturare Riina e distruggere la cupola. Dopo il pentito questo non fu più possibile, tutti volevano esclusivamente l’arresto di Riina.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Tutti volevano dirci cosa fare</strong>, fu solo grazie alla determinazione del colonnello Mori e del capitano Ultimo che le cose andarono come sono andate, altrimenti penso che Riina l’avrebbe fatta franca anche allora.  E per fortuna che andò così, se avessimo fatto secondo i nostri propositi ci avrebbero arrestati tutti per essere mafiosi, visto com’è andata con la perquisizione, non fatta solo esclusivamente per questioni investigative e legate all’indagine.  Parla Massimo Ciancimino, si parla di trattativa mafia-Stato, papello e terzo livello. Per noi <strong>Vito Ciancimino all’interno della mafia a quel tempo non contava più niente</strong>, roba vecchia che la mafia aveva abbandonato, com’è suo costume quando una cosa non serve più. È stato ascoltato perché voleva parlare, com’è giusto che faccia un investigatore quando si presenta un criminale. Probabilmente oggi una certa magistratura, se non fosse stato ascoltato, direbbe che non fu sentito per aiutare la mafia. Politici di oggi e di ieri e magistrati che parlano di trattative tra Stato e mafia. Dovrebbero spiegare cosa facevano allora, visto che facevano parte dello Stato. Può mai un generale o un capitano trattare per lo Stato senza che questi non sappia nulla? Io penso di no.</p>
<p>È di questi giorni la notizia della condanna al generale Ganzer e colleghi, questo deve far riflettere e molto sullo stato della magistratura e delle forze di polizia. Deve far riflettere perché ormai è sempre più evidente l’anomalia del Codice di procedura penale, ovvero le indagini dirette e coordinate dai magistrati. È qui l’errore di fondo.<strong> Un magistrato non può gestire delle indagini, le indagini le devono gestire e fare le forze di polizia. </strong>Perché, vede, un’indagine è un processo sociale, in quanto coinvolge la gente; è un processo psicologico in quanto coinvolge le strutture mentali delle persone; è un processo sistemico dove la cosa più logica alle volte non è la più giusta per il fine superiore, che è quello del bene comune. L’indagine è compito del poliziotto che vive e opera tra la gente, che conosce la strategia, la tattica e il terreno su cui combatte.</p>
<p><strong><br />
 Ma lei ha mai visto un magistrato fare un pedinamento</strong>, uscire per strada e seguire un mafioso o un presunto ladro di biciclette? Io mai. E allora come fanno a dirigere le indagini (e dirigere significa comandare) quando non hanno la benché minima conoscenza del sistema? Un vero investigatore trova i riscontri e gli indizi sul terreno attraverso osservazione e pedinamento, e solo allora chiede le intercettazioni. Perché le intercettazioni per gli investigatori sono delle vere sciagure, hanno bisogno di verifiche, controlli, molto personale levato alla strada. Un investigatore intercetta solo quando c’è quasi la certezza dei reati. Per un investigatore le intercettazioni sono di ausilio alle indagini e non lo strumento principale.</p>
<p>Oggi siamo al contrario, si fanno le intercettazioni, si arrestano e si mettono alla gogna i cittadini senza un riscontro oggettivo e poi vengono scarcerate e tante scuse e grazie. C’è bisogno di cambiare il Codice di procedura penale e dare la direzione delle indagini alla polizia. I miei ex colleghi mi dicono che ormai non fanno più nulla di iniziativa, hanno paura di lavorare perché un magistrato potrebbe indagarli e metterli alla gogna peggio dei criminali. Io stesso oggi, vedendo com’è andata ai miei comandanti, non so se prenderei le decisioni che ho preso in passato. Sa cosa mi dice mia figlia a proposito dei guai al generale Mori e capitano Ultimo? «<em>Papà, Riina era da vent’anni latitante e non è successo nulla, voi lo arrestate, mettete sotto la mafia e i magistrati vi incriminano. C’è qualcosa di strano, ma non è che i magistrati si sono arrabbiati perché lo avete arrestato?</em>».</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Il terrorismo dei pm gossipari</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:59:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4115/4814333009_35151b181d_b.jpg"><img class="alignnone" title="Feltri" src="http://farm5.static.flickr.com/4115/4814333009_35151b181d_b.jpg" alt="" width="259" height="1024" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Per la sinistra eroe solo da morto</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 14:18:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Diciotto anni fa Paolo Borsellino, insieme a cinque agenti della sua scorta, venne ucciso dalla mafia. Oggi, con un indegno e vigliacco revisionismo storico, Paolo Borsellino è stato eletto a martire della sinistra italiana in quella che ormai è diventata una loro pessima abitudine: prendere un morto e appiccicare al suo cadavere la bandierina colorata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4123/4808255603_eedbecdb91.jpg"><img class="alignnone" title="Falcone e Borsellino" src="http://farm5.static.flickr.com/4123/4808255603_eedbecdb91.jpg" alt="" width="427" height="305" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Diciotto anni fa <strong>Paolo Borsellino</strong>, insieme a cinque agenti della sua scorta, venne <strong>ucciso dalla mafia.</strong> Oggi, con un <strong>indegno e vigliacco revisionismo storico</strong>, Paolo <strong>Borsellino è stato eletto a martire della sinistra italiana</strong> in quella che ormai è diventata una loro pessima abitudine: prendere un morto e appiccicare al suo cadavere la bandierina colorata del partito.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>L&#8217;aspetto paradossale è che, questo,<strong> lo possono fare solo oggi, con il diretto interessato non più in vita</strong>. Perché, quando era in vita, il trattamento che la sinistra italiana riservò all&#8217;eroe Borsellino <strong>fu di tutt&#8217;altro tipo.</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Paolo Borsellino, come è noto, <strong>era un elettore dichiarato del Movimento Sociale Italiano</strong>, e per questo fu osteggiato dall&#8217;intera sinistra. Le sue richieste di potenziare la propria scorta furono costantemente derise dall&#8217;elite della sinistra, dagli eredi del Partito Comunista Italiano ai nuovi giustiziasti dell&#8217;Italia dei Valori fino ai movimenti vari di Leoluca Orlando. <strong>Le minacce di morte ricevute da Borsellino? Liquidate come niente di importante.</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ricordiamo, in particolare, un fatto: <strong>si stava eleggendo il nuovo Capo dello Stato</strong>, l&#8217;Msi propose proprio il nome di Paolo Borsellino, ma quelli che oggi, che solo oggi, hanno deciso di rivalutarlo dopo che una bomba ne ha carbonizzato il corpo, scelsero di votare un altro candidato: <strong>Oscar Luigi Scalfaro</strong>. Oggi tutto questo non lo ricorda più nessuno, e il revisionismo storico della sinistra non si ferma davanti a nulla.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Questo discorso riguarda Borsellino, ma vale anche per Giovanni Falcone. <strong>Leggete cosa scriveva Ilda Boccassini su Falcone:</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<blockquote><p>Né il Paese né la magistratura né il potere, quale ne sia il segno politico, hanno saputo accettare le idee di Falcone, in vita, e più che comprenderle, in morte, se ne appropriano a piene mani, deformandole secondo la convenienza del momento.[...] Non c&#8217;è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità. Eppure le cattedrali e i convegni, anno dopo anno, sono sempre affollati di &#8220;amici&#8221; che magari, con Falcone vivo, sono stati i burattinai o i burattini di qualche indegna campagna di calunnie e insinuazioni che lo ha colpito</p>
</blockquote>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>E&#8217; sempre così. Quando Falcone e Borsellino erano in vita, <strong>la sinistra italiana ne disprezzava la loro stessa vita</strong>. Oggi, dopo un abbondante dose di revisionismo storico, Falcone e Borsellino sono diventati eroi anche della sinistra. <strong>Il prossimo chi sarà, Benito Mussolini?</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><br />
 </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cosche in riviera</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 09:55:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sembra non avere pace, con la stagione estiva che inizia, la Riviera Ligure di Ponente, ormai sempre più frequentemente citata sui mezzi di informazione nel contesto di una vera e propria emergenza criminalità organizzata. Dopo i casi sempre più ricorrenti di locali, automobili e negozi dati alle fiamme, sta nascendo un vero e proprio caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4114/4755665220_ea9067c0a1_b.jpg"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4114/4755665220_ea9067c0a1_m.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Sembra non avere pace, con la stagione estiva che inizia, la <strong>Riviera Ligure</strong> di Ponente, ormai sempre più frequentemente citata sui mezzi di informazione nel contesto di una vera e propria <strong>emergenza criminalità organizzata</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Dopo i casi sempre più ricorrenti di locali, automobili e negozi dati alle fiamme, sta nascendo un vero e proprio<strong> caso politico</strong>, a causa della richiesta fatta dai Carabinieri al Prefetto di Imperia di sciogliere, per<strong> rischio di infiltrazione mafiose, il Consiglio Comunale di Bordighera</strong>. Sarebbe un caso unico in Liguria ed al Nord, preceduto solo, nel 1995 dallo scioglimento avvenuto a Bardonecchia.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>La vicenda nasce </strong>dagli arresti, poche settimane fa, di numerosi esponenti delle famiglie Pellegrino e Valente, per usura, giri di prostituzione e droga e minacce, nello specifico agli Amministratori locali, per fare pressione al fine di favorire l’apertura di una sala giochi, poi mai aperta.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Dalla vicenda giudiziaria a quella politica il passo è stato breve, con rivelazioni di assessori intimiditi, e di altri esponenti della giunta considerati come i referenti dei Pellegrino in seno alla maggioranza, e lo stesso assessore minacciato, l’assessore al turismo, che ha dichiarato agli inquirenti (smentendo successivamente sui giornali) che il Sindaco stesso aveva dei favori da rendere agli arrestati. Da qui, la mozione di sfiducia passata senza enormi patemi d’animo in un infuocato consiglio comunale, seguito dalla doccia fredda della richiesta di scioglimento.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Il sindaco Giovanni Bosio per ora continua a resistere, ma<strong> già i primi pezzi di maggioranza e di giunta crollano</strong>, di fronte ad una continua pena per la città, in una vicenda che ormai fornisce nuovi capitoli giorno dopo giorno, un’atmosfera senz’altro non in linea con lo stile della cittadina bordigotta.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Il tutto, poi, in un contesto in cui il PDL riesce autonomamente ad avere percentuali di consenso bulgare in ogni tornata elettorale, e dove la lotta si concentra solo sui livelli di preferenze personali dei candidati. E se la chiave del problema del contagio malavita-politica, in Italia, <strong>venisse proprio in gran parte dall’istitituto delle preferenze?</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come se nulla fosse</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 11:42:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando i giudici, leggendo il dispositivo della sentenza Dell&#8217;Utri, hanno affermato &#8220;il fatto non sussiste&#8221;, non pensavamo si potessero riferire al Fatto, il giornale dei manettari. Eppure di fatto è così. Guardate la prima pagina di oggi. Come se nulla fosse, ignorando totalmente il cuore della sentenza di ieri, al Fatto continuano con la propria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=4494"><img class="alignnone" title="ilfatto" src="http://farm5.static.flickr.com/4140/4748842206_70e3b2a575.jpg" alt="" width="500" height="474" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Quando i giudici, leggendo il dispositivo della sentenza Dell&#8217;Utri, hanno affermato <em>&#8220;il fatto non sussiste&#8221;</em>, non pensavamo si potessero riferire al Fatto, il giornale dei manettari. Eppure di fatto è così. Guardate la prima pagina di oggi. Come se nulla fosse, <strong>ignorando totalmente il cuore della sentenza di ieri</strong>, al Fatto continuano con la propria delirante linea editoriale. ontinueranno a dare credito alle parole di Ciancimino e di Spatuzza. Non smetteranno di scrivere che Dell&#8217;Utri era il garante del patto tra politica e mafia, e che Forza Italia è nata per decisione di Cosa Nostra.<strong> Altrimenti come riuscirebbero a vendere quel giornale?</strong></p>
<p><a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=4494" target="_blank"><strong><br />
</strong></a></p>
<p><a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=4494" target="_blank"><strong>Nostro articolo su DawLa7.it</strong></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Il fatto non sussiste</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 09:12:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sentenza d&#8217;Appello nel processo Dell&#8217;Utri: clamorosa sconfessione delle tesi dell&#8217;accusa, dietro le stragi di mafia non c&#8217;era alcun piano per portare alla nascita di Forza Italia. Nostro articolo su DawLa7.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=4493"><img class="alignnone" title="dawla7" src="http://farm5.static.flickr.com/4053/4681436577_2925a55f64.jpg" alt="" width="280" height="197" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Sentenza d&#8217;Appello nel processo Dell&#8217;Utri: clamorosa sconfessione delle tesi dell&#8217;accusa, <strong>dietro le stragi di mafia non c&#8217;era alcun piano per portare alla nascita di Forza Italia</strong>.</p>
<p><a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=4493" target="_blank"><strong><br />
</strong></a></p>
<p><a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=4493" target="_blank"><strong>Nostro articolo su DawLa7.it</strong></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Condanna ridotta a 7 anni</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 08:06:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il senatore Marcello Dell&#8217;Utri e&#8217; stato condannato a sette anni di reclusione dai giudici della seconda sezione della Corte d&#8217;Appello di Palermo, per concorso esterno in associazione mafiosa. In primo grado al parlamentare del Pdl erano stati inflitti nove anni di reclusione. La corte, riformando la sentenza di primo grado, ha invece assolto Dell&#8217;Utri limitatamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il senatore <strong>Marcello Dell&#8217;Utri</strong> e&#8217; stato condannato a sette anni di reclusione dai giudici della seconda sezione della Corte d&#8217;Appello di Palermo, per concorso esterno in associazione mafiosa. In primo grado al parlamentare del Pdl erano stati inflitti nove anni di reclusione.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>La corte, riformando la sentenza di primo grado, ha invece assolto Dell&#8217;Utri limitatamente alle condotte contestate come commesse in epoca successiva al 1992 perche&#8217; &#8221;<strong><em>il fatto non sussiste</em></strong>&#8221;, riducendo cosi&#8217; la pena da nove a sette anni di reclusione.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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