Articoli marcati con tag ‘mafia’

Le minchiate di Ciancimino jr

lunedì, 8 febbraio 2010
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Ciancimino jr ha una sola ossessione: il denaro. Il patrimonio che ha a disposizione, frutto del denaro accumulato negli anni dai traffici illeciti del padre con la mafia, viene prima di tutto. Denaro che è in banca. All’estero, al sicuro. Per difenderlo è disposto a tutto.

Nel 2007 la Procura di Palermo sequestrò parecchi soldi a Ciancimino jr. Lo volevano sbattere in galera. Lui decise un colpo mediatico: contattò ilGiornale e raccontò la sua versione dei fatti. Il denaro, diceva, era tutto pulito e lui era soltanto una vittima della Procura. Belpietro, che all’epoca era il direttore del Giornale,  registrò tutto. Su Berlusconi, negli anni, Ciancimino jr ha sempre dichiarato che:

«Io a Silvio Berlusconi mafioso non ci credo,
papà non mi ha mai detto niente al riguardo.
Glielo chiesi tre o quattro volte, e lui (papà, ndr).
“È fuori da tutto”…»

Oggi, invece, è cambiato tutto. E fa tutto parte di una grande strategia. E’ entrato in contatto con le Procure, probabilmente ha bisogno di certe protezioni. E, probabilmente, per difendere la cosa più importante della sua vita, il patrimonio, è disposto a parlare. A raccontare l’ennesima verità. O, se preferite, le solite minchiate.

Mafia vs governo Berlusconi

sabato, 30 gennaio 2010
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La bomba del 3 gennaio davanti al portone della Procura generale di Reggio Calabria; l’auto con armi ed esplosivi trovata nel giorno della visita del Capo dello Stato in quella città. E infine la lettera minatoria al pm antimafia Giuseppe Lombardo.
Come interpretare tutto questo?
Il procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, secondo quanto dirà stamani in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario alla presenza del presidente del Senato Renato Schifani, un’idea ce l’ha: «il cambiamento di clima in alcuni uffici giudiziari, con una logica più incisiva nell’affrontare il fenomeno mafioso, non poteva non suscitare le reazioni di questi giorni». (…) «La ‘ndrangheta colpisce questa Procura generale che si propone nella veste inusitata, ad avviso della ‘ndrangheta, di organo di giustizia rigoroso; quel sostituto che osa colpire tra l’altro i santuari più reconditi e lucrosi del malaffare, sequestrando beni per decine di milioni di euro». (…) «L’innovazione imperdonabile apportata da quest’ufficio è costituita dall’aver dichiarato espressamente e di aver dimostrato anche inusualmente che non intende essere il “ventre molle” del sistema giudiziario quale forse si era ritenuto nell’immaginario mafioso: forse un Ufficio dove si riteneva di poter “aggiustare i processi” con patteggiamenti ormai grazie a Dio non più consentiti (Il c.d. “patteggiamento in appello”, o più correttamente “concordato”, è stato abolito con il primo atto compiuto dal Governo Berlusconi nel consiglio dei Ministri di Napoli, maggio 2008; ndFighter982), o un Ufficio di revisione “tout court” delle pene o peggio delle responsabilità».

Proprio per verificare eventuali comportamenti ‘molli’ da parte di alcuni sostituti generali sulle confische dei beni o sulla revisione delle posizioni processuali di alcuni imputati, sono arrivati giovedì scorso gli ispettori del minstero di giustizia mandati dal Guardasigilli Angelino Alfano e guidati da Arcibaldo Miller.

Dunque parrebbe veramente forte e fermo l’impegno preso sul fronte del contrasto alla criminalità organizzata – a partire dal cuore stesso del suo territorio d’origine, ma non solo – da parte del governo attuale. Quello stesso governo che, tuttavia, continua ad essere accusato da una certa parte politica e d’opinione pubblica di essere “mafioso” e guidato da un “mafioso”.

Qualcuno, evidentemente, deve avere un’opinione sbagliata. Chissà chi.

Certo è che un personaggio come Roberto Saviano, che ha conquistato universale grande stima e considerazione proprio per la denuncia della criminalità organizzata diffusa nei territori che ben conosce e dove è nato, divenendo un simbolo – non solo culturale – dell’impegno della lotta e della ribellione civile nei suoi confronti, ha fatto scalpore con le sue dichiarazioni fatte, nel dicembre scorso, in una intervista su Panorama: “Roberto Maroni? Sul fronte dell’antimafia è uno dei migliori ministri dell’Interno di sempre”. Gettando nello sconcerto tanti che, fino ad allora, lo osannavano senza esitazione, ma che vedevano infranto il sogno di farne uno dei campioni del contrasto alla mafia come aspetto del contrasto politico ad una certa parte politica. E non solo a causa dell’attestazione di stima nei confronti di Roberto Maroni. Sempre nella stessa intervista, infatti, Saviano dice:è un errore far diventare la battaglia antimafia una battaglia di parte. Anche perché le mafie non guardano a destra o a sinistra, ma soltanto al proprio interesse e all’avvicinabilità dei rappresentanti politici, a qualunque livello essi si trovino”. Non solo: Il centrosinistra ha responsabilità enormi nella collusione con le organizzazioni criminali: le due regioni con più comuni sciolti per mafia sono Campania e Calabria. E chi le ha amministrate negli ultimi 12 anni? Il centrosinistra”. Di più: Ho sempre fatto riferimento alla tradizione che fu della destra antimafia: Paolo Borsellino si riconosceva in questa tradizione”.

Sicuramente dichiarazioni difficili da digerire
da parte di certi “antimafiosi” sinceri e indefessi che sembrano tuttavia avere come primo obiettivo, nella loro idea di lotta alla mafia, far cadere l’attuale governo di centrodestra.

Era tutta spatuzzatura (scene di panico a Repubblica e casa Travaglio)

venerdì, 11 dicembre 2009
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L’attesa testimonianza dei capimafia Graviano nel processo Dell’Utri avrebbe dovuto confermare le parole di Spatuzza, il pentito che settimana scorsa tirò in ballo Berlusconi e Dell’Utri in un patetico “patto con la Mafia” (con tanto di stragi di Stato). Bene, la deposizione di Graviano sfancula in tutto e per tutto la deposizione di Spatuzza: le sue parole sono spazzatura, niente di più. Graviano è stato chiarissimo: alla domanda “Conosce il senatore Dell’Utri?”, Filippo Graviano risponde “No”, anche quando la domanda viene precisata con “direttamente o indirettamente”. E Graviano precisa pure, tra l’altro, di aver già risposto a questa domanda “altre quattro o cinque volte”, e probabilmente continueranno fino a quando non otterranno la risposta desiderata.

Fine della storia.

Povera Repubblica (inteso come giornale dell’editore svizzero e truffatore dello Stato). Povero Travaglio (inteso come giornalista e scrittore di libretti-for-dummies). Una domanda: ma la deposizione di Graviano è stata mandata in mondovisione come quella di Spatuzza? E ora che si inventeranno?

Viola, il colore dei mafiosi

domenica, 6 dicembre 2009
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Larresto del boss mafioso Nicchi

Il boss mafioso Nicchi nel momento del suo arresto

Il viola, colore ufficiale del NoBDay (o come cavolo si chiama)

Il viola, colore ufficiale del NoBDay (o come cavolo si chiama)

(grazie a Giorgio V. per la segnalazione)

Spatuzzatura Day

venerdì, 4 dicembre 2009
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Il pentito-non-pentito

Mah, è quasi imbarazzante questa diretta su più siti della deposizione di Spatuzzatura, il pentito-non-pentito che è pronto a fare il “grande” nome. Sul sito di Di Pietro, poi, non stanno nella pelle: diretta audio, video e più tardi fuochi d’artificio. E’ il loro grande giorno. Quanta eccitazione. Finalmente i loro sospetti di una vita possono trovare conferma nelle parole di un mafioso che si divertiva, tra le altre cose, a sciogliere bambini nell’acido.

Un pentito-non-pentito che ha fatto il nome di Berlusconi a scoppio ritardato, perchè “se l’avessi fatto prima mi sarei inimicato la procura“. E tra l’altro, le sue dichiarazioni sarebbero pure inutilizzabili perchè arrivate in ritardo e non entro i limiti di legge, ma si sa che se c’è da colpire il Grande Nemico la legge diventa facilmente aggirabile. Un pentito-non-pentito che, solo per aver fatto il Grande Nome, riceverà tutti i benefici di legge in tema di protezione dei testimoni. Tutti. Mica scemo no?

Ah, intanto da Milano sono pronti a incolpare Berlusconi per la strage di Via Palestro. A questo punto mi sa che non manca più niente. Ma Pacciani, insomma, siete sicuri che fosse lui il mostro di Firenze? Comunque, buona giornata a tutti. Buon Spatuzzatura-day.

Il processo del giovedì

sabato, 10 ottobre 2009
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L’ultima puntata di Annozero si è occupata della supposta ‘trattativa’ segreta intrapresa da elementi del Ros e referenti della mafia, nel periodo stragista che portò all’assasinio di Falcone e di Borsellino del 1992. Un altro grande successo di ascolti accompagnato da un’altra polemica (per le presunte ‘rivelazioni’ fatte in trasmissione e più ancora per l’interpretazione che se ne è voluto dare dalla trasmissione di Santoro: Borsellino ucciso perché ne era al corrente). Ma forse è proprio anche questo il segreto del successo di annozero: il saper montare polemiche (con arte e abilità) su temi scomodi e controversi. Tuttavia non si può non sottolineare che questa sia sempre un’operazione pericolosa e soprattutto suscettibile di errore: è possibile ritenere di poter fare dei processi in televisione? Possono questi processi mediatici sostituire o contraddire quelli ufficiali? Con quali regole di garanzia per le parti tirate in ballo?

Scrive Francesco La Licata sulla Stampa : “Come spesso accade quando la cronaca, per sua natura tutt’altro che certa e definitiva persino nei tribunali, approda alla ribalta mediatica, si è liberata un’incontrollata ridda di voci, ipotesi e reazioni che, piuttosto che semplificare la già ingarbugliata vicenda, la rendono ancora più difficile da decifrare. La prima conclusione avventata sembrerebbe proprio la presunta reazione di Borsellino alla notizia della trattativa. Sapeva, era contrario ed è morto per questo. Ma è proprio così? E se era contrario, a chi ha esposto la propria contrarietà? Vuol dire che dovremo aspettarci ulteriori rivelazioni da altri soggetti che ebbero contatti con Borsellino? Senza considerare che resta incomprensibile come sia potuto accadere che il candidato alla successione a Giovanni Falcone a capo della Procura nazionale sia rimasto silente per 25 giorni, senza avvertire la necessità di condividere con qualche amico fidato quanto aveva appreso. Ma questa sarà materia dei prossimi accertamenti”.

Ma non solo. La chiave di lettura di queste ‘rivelazioni’ fatta nel corso della trasmissione di Santoro comporta una conseguenza assai più grave, rappresentata dalla deleggittimazione dell’operato dello stato nel suo insieme e ai più alti livelli, e in particolare dei suoi soggetti più direttamente in campo nella lotta alla mafia con sacrificio, rischio e vittime reali: il corpo dei carabinieri.

Scrive ancora La Licata: “E’ comprensibile che nella vicenda abbia pesato una certa «ragion di Stato». Ciò che risulta meno accettabile è che in nome del primato della politica (una politica trasversale, visto che negli anni si sono alternati governi di segno opposto) una verità parziale sia stata offerta ai famigliari delle vittime come frettoloso risarcimento al lutto. Né ciò che si profila all’orizzonte sembra poter sanare il deficit di verità. Esposti al fuoco incrociato mediatico restano le solite prime file, spesso in funzione di parafulmini. Sullo sfondo restano le responsabilità politiche, spesso pronte a scaricare in basso il peso delle sconfitte e a rivendicare il merito dei successi. Si intravede già oggi la necessità della riapertura del processo sulla strage di via D’Amelio, minato dalle rivelazioni giunte da Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino che inficiano indagini non esaltanti del passato. Sarebbe auspicabile che non venisse praticata la via breve della ricerca di un capro espiatorio, uno qualunque”.

D’altronde di precedenti assai sconfortanti non ne sono certo mancati, come il caso Canale, del quale così scrive Davide Giacalone: “Per capire meglio, usino la vita di Canale, che tanto è abituato, a far da cavia. Carabiniere, braccio destro di Borsellino, cognato del carabiniere Antonino Lombardo, quello che si sparò dopo le accuse rivoltegli da Leoluca Orlando Cascio, in diretta televisiva e senza uno straccio di contraddittorio. Allora Canale si ribellò, disse che il congiunto era stato ammazzato, che si doveva vederlo chi collaborava e chi combatteva la mafia. Gli si aprirono le porte dell’inferno: accusato, a sua volta, di mafia, con numerosi pentiti pronti a testimoniare. Carriera bloccata, vita spezzata. Canale passa anni ed anni da imputato. E’ assolto in primo grado. Assolto in secondo grado. Assolto in cassazione. La sentenza finale, copiando quella di secondo grado, spiega che non c’era un fico secco, non dico per condannare, ma neanche per indagare. L’11 agosto scorso commentai tale sentenza della cassazione, le cui motivazioni erano state depositate con scandaloso ritardo. Il Giornale di Sicilia la commenta giovedì scorso, dieci settembre, scrivendo, in buona sostanza, che secondo i supremi giudici non c’è la certezza che Canale sia colpevole, lasciando intendere che non c’è neanche la certezza che sia innocente. Ma è la legge che afferma necessaria la certezza, quindi i giudici sono obbligati a motivare la sua assenza, salvo che, per farlo, dimostrano che non c’era un bel niente. Insomma, ad un cittadino onesto, in questo caso ad un carabiniere onesto, non basta nemmeno farsi assolvere perché il fatto non sussiste, perché una volta marchiati dalle procure antimafia si resta marchiati a vita”.

Se non si comprende questo, si rischia di legittimare le accuse di un altro carabiniere, il capitano Ultimo, l’ufficiale dell’Arma che il 15 gennaio del 1993 ha arrestato Totò Riina e che da anni vive sotto scorta: “Annozero e le star che lo promuovono sono il migliore esercito di Riina Salvatore. E’ importante che ciò che resta della società civile si unisca contro questa nuova fase stragista mediatica dei nuovi Corleonesi. Alla fine quelli che hanno combattuto la mafia saranno, oltre agli attori di Annozero, il figlio di Ciancimino, i figli di Riina e magari anche quelli di Provenzano e Brusca”. Accuse sicuramente ingiuste e ingiustificate nel merito – nessuno mette in discussione l’impegno di una trasmissione come quella di Santoro contro la mafia – ma non nell’evidenziare un rischio oggettivo: l’uso strumentale dell’informazione piegandola ad una tesi precostituita. Che nel caso di annozero non aveva come vero obiettivo certo i carabinieri…

Il ritorno del teorema mafioso

giovedì, 10 settembre 2009
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La storia pare talora proporsi a cicli, con dei nuovi che si sostituiscono ai vecchi, con dei vecchi che a volte ritornano, tornando ad essere così nuovi. Questo sembra essere il caso del teorema mafiosoa proposito di Silvio Berlusconi, prossimamente su tutti gli schermi e nelle migliori sale. A proposito di quel che se ne sa e che ne sembra, propongo un collage ricavato da due post di Davide Giacalone.

La madre dei teoremi è sempre incinta, ma ce n’è una che partorisce sempre lo stesso pargolo, quale che sia il padre, quale che sia l’epoca. Mi riferisco all’antimafia militante, sempre pronta ad inseguire l’ultimo pentito, anticipandone le dichiarazioni. Non si sa se perché informata di quel che ancora si sta verbalizzando o desiderosa di suggerirne il contenuto. Così, secondo la vulgata giornalistica, la mafia, non potendo più prendere ordini da Giulio Andreotti, avrebbe cominciato a prenderne dal nordico Silvio Berlusconi, per il tramite di Marcello Dell’Utri, anche nella funzione d’interprete. (…) Per la strage di via D’Amelio, dove fu ucciso Paolo Borsellino, la procura sostenne una tesi, avallata dai verdetti. Abbiamo una verità processuale, solo che è falsa, hanno sbagliato tutto. Un pentito, Gaspare Spatuzza, ha raccontato come sono andate le cose, non solo smentendo il pentito precedente, Vincenzo Scarantino, che era stato preso come un oracolo, ma dimostrando che c’è voluta tanta buona volontà per credergli (Scarantino sostenne di partecipare ai vertici della cupola, ma appare poco credibile essendo all’epoca tossicodipendente e, per giunta, amante di un transessuale; ndnick). Gli eroici procuratori, nel migliore dei casi, in compagnia dei tribunali, s’erano fatti menare per il naso. La cosa singolare è che una volta scoperta la nuova verità, si pretende di appiccicarle addosso i medesimi teoremi che, grazie alla vecchia, s’erano fatti circolare. E non basta. Si continua ad indagare sulla presunta “trattativa” fra la mafia e lo Stato (che avrebbe preparato il brodo di coltura per la nascita di Forza Italia; ndnick), chiamando in causa Berlusconi che, all’epoca dei fatti, non aveva titolo a trattare per conto di nessuno Stato. Intanto si cerca di dimenticare che l’uomo dei contatti strani c’è già, è Luciano Violante. (…) Come è possibile che l’allora presidente della commissione bicamerale antimafia, Luciano Violante, sia corso in procura, a Palermo, essendosi ricordato, quindici anni dopo, e solo quando si annunciava l’uscita di certe carte, che, a dir suo, Vito Ciancimino, per il tramite del carabiniere Mori, gli aveva chiesto un incontro? Sono quindici anni che si discute sulla possibilità o meno che sia esistita una trattativa, o, almeno, un colloquio, fra mafia e Stato, ed il mafiologo numero uno si prende una così clamorosa botta d’amnesia? Ora, posto che dai verbali di quella commissione sembrerebbe vero il contrario, ovvero che Violante chiese a Mori di contattare Ciancimino, il quale gli mandò in regalo l’anteprima del suo libro, questo antefatto, fino al luglio scorso sconosciuto a tutti, non getta una luce diversa sulle dichiarazioni di quel mafioso, Giovanni Brusca, che prese l’aereo assieme a Violante e disse di avergli ricordato gli impegni presi? (…) Ed a cosa portarono le stragi di mafia? Per prima cosa fu eletto Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, poi finì di venire giù il mondo della prima Repubblica. E quando scoppiarono le altre bombe mafiose, cosa successe? Non ricordo che si consolidò il potere attorno alle forze moderate, e, se si vuole, per fantastica comodità, reazionarie, anzi, mi pare che si spianò la strada alla sinistra al governo.

Con il che non sostengo affatto che i mandanti delle stragi vanno cercati a sinistra. Mi vergognerei, nel suggerire una simile suggestione. Ma sono anni che campiamo con la suggestione opposta, non solo altrettanto vergognosa, ma anche priva di punti d’appoggio nella realtà dei fatti. Almeno quelli che conosciamo.

Prepariamoci, ordunque, alla prossima campagna.

PS: L’immagine è stata realizzata da un burlone che l’ha introdotta nel sito di Forza Italia Massa, nella sezione messaggi. Il fotomontaggio è stato realizzato manipolando la nota immagine che riprende l’arresto del mafioso Giovanni Brusca.

Di Pietro è molto dotato (di fantasia)

lunedì, 3 agosto 2009
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Aristotele Di Pietro

Aristotele Di Pietro

Il delirio estivo di Tonino Di Pietro prosegue senza soste. Stavolta, dal suo blog scritto troppo bene per essere frutto della sua penna, si è dedicato all’antica tecnica aristotelica del sillogismo. Sembrerà troppo per il perpetuo Pm che sembra ancora in procinto di fare il tanto annunciato “girotondo attorno al Quirinale”, eppure così è. Prendete un partito, un grosso partito… Forza Italia. Tenete presente che nel 2001 questo partito fece man bassa di tutti e 61 i seggi parlamentari messi lì in palio. Sapendo ora, come urla Di Pietro, che “Forza Italia è nata su commissione di Cosa Nostra”, la conclusione è semplice: quei seggi furono presi solo perché dietro c’era la mano della mafia. E da qui parte tutta una serie di ragionamenti che solo lui dell’Italia dei Valori può fare: “senza i voti della circoscrizione Sud, il PdL non sarebbe mai andato al Governo”.

Lasciando perdere il salto temporale alla Lost che farebbe crepare d’invidia gli sceneggiatori della fortunata serie tv made in Usa (i 61 seggi furono acchiappati nel 2001, il PdL è al Governo dal 2008), appare strumentale e un po’ stupido che ora il censore di Montenero, dall’alto del suo trattore, si metta a teorizzare la fine del patto (scellerato) tra Forza Italia (che sarebbe pure morta, ditelo a Tonino) e Cosa Nostra. In pratica, secondo il blogger duce supremo dell’Idv, “gli accordi politici alla base di Forza Italia in Sicilia sono in discussione”, e il segnale d’allarme a conferma di questa suprema accusa è la monnezza. Sì, la monnezza palermitana. La spazzatura che brucia nel capoluogo siciliano sarebbe l’avvertimento a Berlusconi, ovviamente. Il Premier che avrebbe rotto il patto.

Se c’è una cosa che non manca a Di Pietro, questa è la fantasia, la capacità di trovare trame oscure (mafiose, piduiste, fasciste) dovunque. Anche rispolverando Aristotele. Un mito.