Articoli marcati con tag ‘internet’

Il vicedirettore del Corriere della Sera

giovedì, 15 ottobre 2009
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al gore internet

«Internet è una tecnologia e non un medium così potente da aver fatto grandi guadagni. Non dimentichiamo che nasce da un’intuizione di Al Gore, quindi da un politico. E come tutte quante le tecnologie sta modificando la struttura sociale, il che produce anche cambiamenti economici».

Daniela Manca, il vicedirettore del Corriere della Sera, è convinta che Al Gore abbia inventato Internet. Sì, il vicedirettore del Corriere della Sera.

E allora Youporn?

venerdì, 25 settembre 2009
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Non voglio fare della facile ironia su Carlo De Benedetti, ma l’ultima sua sparata è fuori da ogni logica. Il Presidente del Gruppo Espresso ha proposto, con un intervento sul Sole 24 ore, di “tassare” le connessioni internet con un fisso mensile. Perchè? “Perchè i siti di news generano il 30% del traffico ma non ricevono compensi dai gestori“, quindi bisogna agire con un “prelievo sulle bollette“. Secondo l’Ingegnere, quindi, Telecom o Infostrada, Fastweb o Tele2, sulle vostre fatture dovrebbero applicare un fisso aggiuntivo di qualche euro. Perchè “per ogni persona che legge un pezzo o vede un filmato sul sito originario, altre cinque lo trovano su un blog o su una rassegna stampa che l’hanno copiato senza pagare alcun diritto”.  Attenzione, il contributo non riguarderebbe solo chi va a leggere siti di news, ma riguarderebbe tutti,a prescindere dall’utilizzo da parte del singolo di contenuti informativi“. Vi state domandando a chi andrebbero i soldi? Beh, “agli editori” ovvio, perchè “la posta in gioco è la sopravvivenza del giornalismo indipendente” (figurati se questa mancava…).

Tra l’altro una recente ricerca del Guardian ha evidenziato che il 74% degli utenti abbandonerebbe il proprio sito preferito se questo diventasse a pagamento:

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Una domanda: De Benedetti vuole questa tassa sulle bollette perchè i siti di news generano il 30% del traffico, ma allora a questo punto cosa dovrebbe chiedere YouPORN?

Questo prete è un grande coglione

sabato, 19 settembre 2009
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Don Giorgio de Capitani è un autentico coglione.

E’ un prete, parroco in quel di Monte di Rovagnate in provincia di Lecco, alla “riscoperta del Cristo radicale“, o meglio di “una sinistra radicale che non ha trovato finora nessun partito ideale in cui trovarmi a mio agio“. Oh, sono tutte parole sue. E’ un coglione, e mica lo diciamo noi, ci mancherebbe. E’ lui stesso ad ammetterlo in un video intitolato, appunto, “Anch’io mi sento un coglione“. E noi ci crediamo, sulla fiducia. D’altronde è un prete. Poi andiamo a leggere il suo blog (che in alto ha un bel bollino rosso, poi capiremo perchè), e qui abbiamo tutte le conferme del caso: Don Giorgio non è un solo coglione, ma un pericoloso ossessionato. Di Berlusconi. Con l’aggravante, tra l’altro, di essere un sacerdote.

Ad esempio, dopo l’attentato a Kabul, che è costato la morte di sei italiani, sei eroi italiani, Don Giorgio Il Coglione sul suo bellissimo blog scrive:

“Perché la morte di sei mercenari vale più di migliaia di disoccupati in un Paese rincoglionito? Perché onorare la morte di mercenari, quando ben pochi si ricordano dei veri testimoni della carità e della giustizia?”

Mercenari, già. E il paragone è un qualcosa di volgare. E’ una bestemmia. Ma che c’entra? Non si sa. Poi definisce il Ministro della Difesa “Ignazio del cazzo” La Russa, tanto per dare un po’ di colore ai suoi articoli. L’intervento è già stato cancellato dall’autore, “obbligato per l’insulto a La Russa, l’insulto avrebbe inquinato, secondo l’Avvocato della Curia, l’intera pagina” spiega Don Giorgio. Non solo coglione, ma anche codardo. E poi annuncia: “Avrò inevitabili sanzioni“. Ecco, ci siamo, dopo i Travaglio, i Sant’Oro e i Luttazzi arriva l’ultimo martire italiano: Don Giorgio da Monte di Rovagnate.

Ma il sacerdote non è nuovo a queste uscite. Leggendo velocemente il suo blog, si scopre una sua autentica passione per Debora Serracchiani, anzi più che passione è amore. Infatti Don Giorgio la mette in guardia, le consiglia di stare attenta ai “nemici“, in particolare a Massimo D’Alema perchè è “un compagno che ti frega“.

Ma oltre all’amore, Don Giorgio ha – come dicevamo - una autentica ossessione per Silvio Berlusconi. Sul suo blog, l’educato sacerdote difficilmente lo chiama per nome, ma preferisce l’appellativo “Demente“. E così Don Giorgio ci racconta del “culo sporco” di Berlusconi, e nei suoi post troviamo tutto il repertorio dei vari Travaglio, D’Avanzo e brutta compagnia: “sfiducia nelle istituzioni”, “uso personale della giustizia”, “demenza politica”, “ha schiacciato sotto i piedi la Politica”, “povero uomo”. Niente di diverso, insomma. Ma Don Giorgio Il Coglione va oltre. Pensate che incolpa Berlusconi, ops, scusate il “Demente“, di essere responsabile del ritorno del latino nelle Messe (Don Giorgio è contrario, anche se “l’ho studiato tanto”).

Ci piacerebbe tanto ascoltare un’omelia del sacerdote. Sarà un comizio. Lui ci tiene alla politica, alla sua Ossessione, al Demente. Pensate che nel menu del suo blog, la “politica” viene prima della “religione“. E’ un po’ particolare questo Don Giorgio. Particolare, e coglione. Tanto coglione. Troppo.

La storia di Shay

domenica, 2 agosto 2009
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Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c’erano bambini che giocavano a baseball. Shay chiese: ‘Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?’ Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno.

Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non aspettandosi molto) se suo figliopotesse giocare. Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse: ‘Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all’ottavo inning.

Penso che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono’ Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su la maglia del team. Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di calore nel petto. I ragazzi videro la gioia del padre all’idea che il figlio fosse accettato dagli altri. Alla fine dell’ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era sempre indietro di tre punti.

All’inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo. Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui erain estasi solo all’idea di giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti. Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay era incaricato di essere il prossimo alla battuta.

A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se significava perdere la partita? Incredibilmente lo lasciarono battere. Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla. In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la squadra stava rinunciando allavittoria in cambio di quel magico momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza. Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla. Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la palla a Shay. Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che ritornò lentamente verso il tiratore.

Ma il gioco non era ancora finito. A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla all’ uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita. Invece… Il tiratore lanciò la palla di molto oltre l’uomo in prima basee in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla. Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a gridare: ‘Shay corri in prima base! Corri in prima base!’ Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così raggiunse la prima base. Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall’emozione. A quell punto tutti urlarono:’ Corri fino alla seconda base!’ Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato. Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva ormai recuperato la palla.. Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di poter vincere e diventare l’eroe della partita, avrebbepotuto tirare la palla all’uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la lanciò intenzionalmente molto oltre l’uomo in terza base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla. Tutti urlavano: ‘Bravo Shay, vai così! Ora corri!’ Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta. Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia. A quel punto tutti gridarono:’ Corri in prima, torna in base!!!!’ E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria e ne fecero l’eroe della partita.

‘Quel giorno’ disse il padre piangendo ‘i ragazzi di entrambe le squadre hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero amore ed umanità’. Shay non è vissuto fino all’estate successiva. E’ morto l’inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere l’eroe della partita e di aver reso orgoglioso e felice suo padre.. non dimenticò mai l’abbraccio di sua madre quando tornato a casa le raccontò di aver giocato e vinto.

Questa storia gira su internet, e non so se sia vera. Probabilmente no, ma rimane bellissima.

Nota: nella foto un ragazzo Down (ma non è Shay)

Lo sciopero dei blogger fighetti

martedì, 14 luglio 2009
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Il logo fighetto della protesta

Il logo fighetto della protesta

Internet è davvero meravigliosa. Un gruppo di blogger, in realtà una minoranza, per protestare contro un disegno di legge che loro stessi definiscono “legge bavaglio” che fa? Si mette proprio il bavaglio. La strategia di queste menti illuminate è davvero ridicola e fallimentare, e questo ci può dare qualche consiglio sulla sua paternità. Per un giorno, addirittura, niente post. Lo sforzo deve avere dell’incredibile: immaginiamo alcuni di loro, che normalmente sfornano quintali di post al giorno, aspettare ardentemente la mezzanotte per riprendere la loro consueta attività onanistica. Oh, un intero giorno senza farsi i pompini a vicenda con gli altri blogger, sai che noia?

Nel merito il ddl impone, anche ai blogger, l’obbligo di rettifica. Vuol dire che se scrivi una sciocchezza, una balla, una bugia, vuol dire che se passi il tuo tempo a sputtanare qualcuno, ecco, questo qualcuno può dirti: “bello, pubblica la mia rettifica”. E tu lo devi fare. Un qualcosa che, tra gentiluomini, già avviene. Non a caso in testa alle proteste ci sono i Grillo, i Di Pietro e i Travaglio.

Tutto questo allarmismo, in realtà, ci sembra esagerato e ingiustificato, e il sospetto che sia frutto della solita ossessione  antiberlusconiana è forte (infatti Di Pietro parla di “legge criminale“, quindi il sospetto è più di un sospetto).  Secondo noi non cambierà assolutamente niente: deve ancora nascere il legislatore capace di mettere il bavaglio a Internet.

Tuttavia, la protesta, contro il ddl, doveva mettere da parte le sceneggiate isteriche di qualche blogger per concentrarsi sui tempi imposti per la rettifica: soltanto 48 ore. Che sono oggettivamente poche. Questo termine andrebbe radicalmente cambiato. Che poi, diciamocelo, i blogger fighetti che si lamentano di queste 48 ore – “magari non mi collego per due giorni” – sono gli stessi collegati pure dal cesso in wi-fi, altro che 48 ore.

AGGIORNAMENTO. Non solo fighetti, ma probabilmente anche scemi. Dal blog di Francesco Costa:

Tra l’altro, a ulteriore conferma dell’inutilità di questo sciopero, e del fatto che l’assurda procedura per la richiesta di rettifica sia frutto di grande ignoranza, piuttosto che di luciferini intenti censori, cito testualmente dalla relazione in commissione giustizia del Senato:

La IX Commissione della Camera dei deputati, considerato che la disposizione in esame estende ai siti informatici le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, [...] ha espresso parere favorevole a condizione che il riferimento ai “siti informatici” sia sostituito da “giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5″.

Mirko batte il querelante

domenica, 10 maggio 2009
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Ricordate il caso della querela di Gigi Moncalvo contro Mirko Morini, per noi amici il blogger Buttirrometro? Ricostruisce i fatti il quotidiano Estense.com:

Tutto nacque da una frase postata da Morini nel suo blog Butirrometro (oggi Banality Fair) nel giugno 2005. Commentando gli ospiti di una trasmissione, il ferrarese descrisse Moncalvo come “ex idiota, ora riabilitato dai più, famosa la sua faccia da rimprovero”.
Troppa “licenza” secondo il giornalista, che querelò il blogger per diffamazione. Il gip Silvia Giorgi condannò nel giugno 2007 con decreto penale il giovane alla pena pecuniaria di 300 euro (peraltro condonata dall’indulto).
Ma Morini ha voluto credere nelle proprie ragioni e, attraverso il suo legale, l’avvocato Alessandro Cavallari del foro di Bologna, ha impugnato il decreto e ha scelto di difendersi in dibattimento

E il dibattimento, è notizia di questi giorni, ha dato pienamente ragione a Mirko. Moncalvo ha perso su tutta la linea: per Morini l’assoluzione è con formula piena perchè il fatto non è reato. Ora rimane in piedi soltanto la causa civile per il risarcimento, ma è molto probabile che si ripeta l’esito della causa penale.

Abbiamo chiesto direttamente a Mirko un commento su questa felice conclusione:

“Sono molto soddisfatto di come si è svolto il processo, cioè dell’interesse ad approfondire che ho notato sia nel giudice dott. Caruso sia nel pubblico ministero dott. Proto, e soprattutto di come è terminato il processo stesso. La vicenda è stata lunga e dispendiosa, sia in termini economici (per ora ho speso 4836 € solo in avvocati) sia in termini umani. Mi è costato molto tempo presenziare alle quattro udienze alle quali ho partecipato, preparare la difesa assieme al mio avvocato Alessandro Cavallari e molte energie. Non si dorme tranquilli con un processo penale ed un processo civile sulle schiena.
Spero che l’esito del mio processo possa rappresentare, se non un precedente giuridico (questo dipenderà dalle motivazioni), almeno un precedente “emotivo” per gli altri 150 querelati, tante erano secondo il poliziotto sentito durante il processo le querele presentate da Moncalvo.”

La sensazione è che tutto questo poteva e doveva essere evitato. Eppure in tutta Italia ci sono altri 150 querelati da Moncalvo. Pensate se ognuno di loro, per evitare il processo, si accordasse con il querelante proponendo ad esempio un risarcimento di 5.000 euro: Moncalvo si porterebbe a casa qualcosa come 750.000 euro. Mica male no?

Pubblichiamo il verbale dell’udienza dell’11 novembre 2008 e quello del 18 dicembre 2008, insieme alla memoria difensiva di Morini. E’ una lettura decisamente interessante per capire come sono andate le cose e il grado di tecnicismo del processo. Segnaliamo un passaggio di Moncalvo in replica al pm che parlava – giustamente – di “post”:

“non si tratta di un post ma si tratta di un articolo. Un post è un commento che viene attaccato”.

E un passaggio illuminato di Morini:

“Io non posso offendere una persona dandogli dell’ex idiota, perchè allora il paradosso verrebbe che se io gli do’ dell’ex intelligente non è un offesa, perchè c’è la parola intelligente, non c’è la parola idiota…”

Di Pietro, il primo dei creativi

venerdì, 8 maggio 2009
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L’ultima volta che Di Pietro si affidò ad una campagna pubblicitaria fu un disastro: pezzi di carne morta, coltelli da macellaio, sangue. Un qualcosa di orribile. Francamente una delle più brutte idee che mente umana ricordi.

Questa volta, però, Di Pietro deve avere imparato la lezione e la nuova campagna dell’Italia dei Valori è davvero ben realizzata. I contenuti sono quelli che sono, ma la realizzazione va segnalata ed elogiata. “In Italia si vedono cose strane” è il pay-off della campagna, basata su alcuni spot video - per ora tre – e il relativo sito Internet. Una idea indubbiamente originale e che rivela un minimo di creatività. Creatività assente, purtroppo, da altre parti: bisognerebbe riflettere un po’, perchè mica si può andare avanti tutta la vita con i siti stile cartolina.

In Italia si vedono cose strane, Campagna per le Europee dell’Italia dei Valori
Yo Yo Comunicazione

La Russa passa al Pd per l'etica patetica del PD

mercoledì, 6 maggio 2009
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larussa

Ieri sera a Ballarò, in onda sulla tv pubblica controllata da Berlusconi, il compagno Franceschini ha tenuto un discorso delirante che pure Floris non deve aver tanto capito  (lo si notava dalla faccia). Il segretario a tempo invitava i giornalisti a controllare i politici, perchè l’etica di qui e l’onestà di là, “non è possibile per un politico dire un giorno una cosa e poi cambiare idea“! Insomma ci vuole coerenza, libertà, etica ma soprattuto tanta onestà e probabilmente un cappello da ferroviere in testa.

comiOggi è partita la campagna pubblicitaria del Pd in rete. Franceschini ha comprato alcuni link sponsorizzati da Google, così quando un potenziale elettorale effettuerà una ricerca pertinente finirà sul sito del Pd.
E quali sono le parole chiave del Pd? Sono Ignazio La Russa, Laura Comi, Paniz, Gardini, Aprea, vale a dire tutti, o quasi, i candidati del PdL di Berlusconi.

Va bene comprare le “keywords”, ma addirittura piazzare il nome, ad esempio, di La Russa sul titolo della pagina del Pd non è, come dire, molto etico e onesto. E poi sarebbe bello conoscere il genio che pensa di conquistare un voto in questo modo.
In conclusione, dove sono i giornalisti invocati proprio ieri sera da Franceschini?