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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; guerra</title>
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		<title>Dieci anni fa cominciava la guerra in Afghanistan</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/10/07/dieci-anni-fa-cominciava-la-guerra-in-afghanistan/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 08:06:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono passati dieci anni da quando, il 7 ottobre 2001, il Presidente degli Stati Uniti George W Bush autorizzò i bombardamenti sul Paese allora guidato dall&#8217;integralismo talebano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati dieci anni da quando, il 7 ottobre 2001, il Presidente degli Stati Uniti George W Bush autorizzò i bombardamenti sul Paese allora guidato dall&#8217;integralismo talebano.</p>
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		<title>Seminare per raccogliere</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/04/28/seminare-per-raccogliere/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 13:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; La guerra in Libia non ci piace neanche un po&#8217;. Ma c&#8217;è. Esiste. E&#8217; lì. Le grandi nazioni ci hanno chiesto di intervenire. Non ci piace, ma dobbiamo farlo. Le nostre alleanze ci impongono di stare con il mondo occidentale. E poi, o facciamo la nostra parte, o dopo la guerra ci escluderanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5188/5664136907_2985791eaa_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5144/5664703868_aaa1f9118b.jpg" alt="seminare" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>La guerra in Libia non ci piace neanche un po&#8217;. Ma c&#8217;è. Esiste. E&#8217; lì. Le grandi nazioni ci hanno chiesto di intervenire. Non ci piace, ma dobbiamo farlo. Le nostre alleanze ci impongono di stare con il mondo occidentale. E poi, o facciamo la nostra parte, o dopo la guerra ci escluderanno da ogni partita. Per questo bisogna seminare oggi per raccogliere domani.</p>
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<p>Si può fare la <strong>voce grossa</strong> se una cosa non piace, si può protestare se non ti calcolano e non ti prendono in considerazione. Si può dire che non si è d’accordo sull’attacco militare ad uno Stato sovrano come la Libia, si può agire mantenendo un profilo basso, magari con un piede in due scarpe. Alla fine, però, viene il momento di <strong>decidere da che parte stare</strong>. Alla fine viene l’ora di stabilire se si preferisce riconoscersi all’interno del tradizionale sistema di alleanze, quello occidentale in cui l’Italia ha potuto crescere e diventare una media potenza mondiale, o se si vuole fare di testa propria, ergendosi a <strong>paladini di Muammar Gheddafi</strong>. Perché è di questo che stiamo parlando.</p>
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<p>Si può discutere per ore sulla precisione più o meno millimetrica delle bombe dirette a togliere di mezzo l’impianto militare del Rais, ci si può interrogare per giorni sul senso profondo dei raid su Tripoli. La sostanza, però, <strong>non cambia</strong>. La guerra c’è, è in corso, e come ogni conflitto muta di giorno in giorno. Quella libica è una <strong>guerra sporca</strong>, che non ci piace neppure un po’, ed il Governo italiano ha mostrato queste perplessità molto bene, troppo bene. Le motivazioni della campagna nordafricana, <strong>quelle vere</strong>, stanno nella voglia di <em>grandeur</em> francese piuttosto che nel <em>panumanesimo</em> obamiano: lo abbiamo detto e scritto tante volte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il fatto è che le <strong>cose sono cambiate</strong>, dal momento che i partner (quelli grandi) ci hanno chiesto e richiesto, insistentemente, di prendere parte alla loro partita. Berlusconi <strong>ha resistito finché ha potuto</strong>. Quando però il Presidente degli Stati Uniti ti manda un proprio rappresentante ufficiale, è dura dire di no. E la <strong>Lega</strong>, se è davvero forza responsabile di governo, <strong>dovrebbe capirlo</strong>. Dovrebbe capire che spesso si deve fare anche ciò che non piace, che si deve rispondere ad alleati più grandi e più forti, che sarebbe un <strong>suicidio</strong> rimanere isolati ora che gli sforzi per abbattere Gheddafi saranno aumentati in modo considerevole. Non si può rimanere esclusi da questa partita, perché <strong>nulla ci spetterebbe</strong> il giorno dopo la defenestrazione del Colonnello. Saremmo semplicemente coloro che si sono schierati, unici in Occidente, dalla parte del tiranno. Non proprio una bella etichetta.</p>
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<p>La Lega dovrebbe capire che non si può dire <em>no</em> solo perché si teme che Gheddafi mandi per ripicca qualche <strong>barcone di immigrati</strong> in più: non è da grande partito politico ragionare così. <strong>Non è razionale</strong>. E’ limitato, è un <strong>giochetto utile solo a fini elettorali</strong>.</p>
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<p>Ma la politica estera (e i pasticci di Sarkozy sono lì a dimostrarlo) non si può fare tenendo sott’occhio i sondaggi e le scadenze elettorali, perché ne va del prestigio e dell’autorevolezza di un Paese. E spesso si è costretti a chinare il capo, <strong>anche controvoglia</strong>. E Maroni lo sa, visto il risultato modesto del bilaterale di qualche settimana fa con il collega francese Guéant sul tema immigrazione.</p>
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<p><em>Vi ricordiamo che siamo costantemente in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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		<title>Il fallimento di Obama</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/03/30/il-fallimento-di-obama/</link>
		<comments>http://www.daw-blog.com/2011/03/30/il-fallimento-di-obama/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 10:07:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Obama, il presidente cool è in grande difficoltà. Il Congresso è inviperito per la gestione della guerra in Libia. Si parla apertamente di impeachment. Di violazione dei poteri di guerra. E&#8217; l&#8217;ennesimo pasticcio di Obama, che prima dà credito ai regimi, e poi li bombarda. &#160; &#160; &#160; &#160; Non sono momenti facili, questi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5147/5568086967_8184f8864e.jpg" alt="fallimento obama" width="280" height="379" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Obama, il presidente cool è in grande difficoltà. Il Congresso è inviperito per la gestione della guerra in Libia. Si parla apertamente di impeachment. Di violazione dei poteri di guerra. E&#8217; l&#8217;ennesimo pasticcio di Obama, che prima dà credito ai regimi, e poi li bombarda.</p>
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<p><span id="more-12802"></span></p>
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<p>Non sono momenti facili, questi, per <strong>Barack Hussein Obama</strong>. Il Presidente più <em>cool </em>che ci sia è infatti impantanato in un&#8217; imbarazzante polemica tutta interna, con un <strong>Congresso inviperito</strong> (eufemismo) per non essere stato minimamente avvertito dei propositi presidenziali in merito all’avventura in <strong>Libia</strong>. Lo scontro è talmente aspro che, al suo ritorno dal viaggio-vacanza in America Latina, Obama si è trovato sulla scrivania del proprio ufficio una lettera dello speaker della Camera dei Rappresentanti <strong>Boehner</strong>, il quale gli ha messo nero su bianco <strong>sette-domande-sette</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una sorta di <strong>interrogatorio scritto</strong> con domande la cui sola lettura fa venire il mal di pancia a chi le guerre le decide.<strong> Qualche esempio?</strong> Ecco qua: <em>“Signor Presidente, vogliamo che <strong>Gheddafi rimanga al potere oppure no</strong>?”</em>, e ancora, <em>“Qual è, per la Casa Bianca, la <strong>definizione di successo</strong> in riferimento all’operazione libica?”</em>. Sostanzialmente, scrive il battagliero repubblicano Boehner, <em>“vogliamo che <strong>il Presidente spieghi perché abbiamo attaccato la Libia</strong>”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chissà se Obama sarà in grado di farlo, dal momento che fino ad ora ha lasciato campo a <strong>Hillary</strong> ed ha evitato di dire mezza parola interessante su tutta la vicenda. E quando ha parlato, non si è capito niente del suo pensiero, viste le <strong>continue oscillazioni</strong> che hanno trasformato lo Studio Ovale in una sorta di pendolo permanente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La questione non è di poco conto. Fin <strong>dal 1973</strong>, infatti, il Presidente è tenuto a <strong>chiedere al Congresso l’autorizzazione</strong> per l’ingresso in un conflitto, piccolo o grande che sia. E <strong>Obama non l’ha fatto</strong>, tant’è che il Segretario alla Difesa Gates continua a dire che entro pochissimo gli Stati Uniti si sganceranno dall&#8217;operazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dissenso nei confronti del nuovo Carter (mai profezia fu più azzeccata) cresce ed è <strong>trasversale</strong>: il deputato democratico dell’Ohio Kucinich ipotizza addirittura la<strong> richiesta di impeachment</strong>, mentre Richard Lugar accusa il Presidente di <em>“aver violato la risoluzione sui poteri di guerra”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E se i Tea Party denunciano come la Libia non abbia mai attaccato gli interessi americani, il politologo Larry Sabato vaticina che <em>“verranno scritti libri di Storia per narrare gli <strong>errori compiuti da Obama</strong> sulla Libia”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insomma, <strong>ennesimo pasticcio</strong> di un’Amministrazione che prima apre e dà credito a regimi e despoti, e poi si trova a bombardarli. <strong>Senza sapere neanche il perché</strong>. Ma si sa, se le bombe le sgancia Bush, si parla di crimini di guerra, se a lanciare più di cento Tomahawk in un’ora è il giovane Barack, non si dice mezza parola. <strong>Lui può</strong>, perchè è tanto <em>cool</em>.</p>
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<p><em>Vi ricordiamo che sulla <strong>guerra in Libia</strong> siamo in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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		<title>Francia: la nostra è la crociata di Dio</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/03/24/francia-la-nostra-e-la-crociata-di-dio/</link>
		<comments>http://www.daw-blog.com/2011/03/24/francia-la-nostra-e-la-crociata-di-dio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 13:29:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#8220;L&#8217;attacco alla Libia è una nuova crociata. Sarkozy sta perseguendo una giusta politica. Tutti in Libia pregano che ci sia lui, tutti ringraziano Dio per questo&#8221;. Sono  parole del Ministro dell&#8217;Interni della Francia. Il loro delirio di onnipotenza sta diventando molto pericoloso. &#160; &#160; &#160; &#8220;L&#8217;attacco alla Libia è una nuova crociata. Sarkozy sta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5265/5555897736_e33cf9d1ec.jpg" alt="rociata" width="280" height="247" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;L&#8217;attacco alla Libia è una nuova <strong>crociata</strong>. Sarkozy sta perseguendo una giusta politica. Tutti in Libia pregano che ci sia lui, tutti ringraziano <strong>Dio</strong> per questo&#8221;.<br />
Sono  parole del Ministro dell&#8217;Interni della Francia. Il loro delirio di onnipotenza sta diventando molto pericoloso.</p>
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<p><span id="more-12778"></span></p>
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<p><em>&#8220;<strong>L&#8217;attacco alla Libia è una nuova crociata</strong>. Sarkozy sta perseguendo una giusta politica. Tutti in Libia pregano che ci sia lui, tutti <strong>ringraziano Dio per questo</strong>&#8220;</em>, ha detto <strong>Claude Guéant</strong>, il ministro francese degli Interni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se c&#8217;erano dubbi sulla <strong>mania di protagonismo</strong> francese nella campagna di Libia, questi sono stati fugati da Claude Guéant, Ministro degli Interni di Sarkozy, che evidentemente è convinto di dover<strong> affiancare la bandiera cristiana accanto a quella transalpina</strong> su Bengasi e Tripoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il delirio di onnipotenza sta diventando pericoloso, dal momento che dichiarazioni di questo tipo rischiano di far diventare<strong> incandescente</strong> una situazione già di per sé calda. Buttarla sulla contrapposizione<strong> Islam-Cristianesimo</strong>, parlare di crociate moderne, è folle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra l&#8217;altro, Parigi non aveva attaccato per difendere i civili inermi ed indifesi? Ricordiamo a Monsieur Guéant che i suoi protetti hanno legami con i <strong>Fratelli Musulmani </strong>egiziani e, forse, addirittura con frange nordafricane di <strong>Al Qaeda</strong>. Insomma, parlare di &#8220;crociata&#8221; e poi riempire di armi la Cirenaica, non pare essere una genialata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma che il Ministro degli Interni francese non fosse proprio il <strong>simbolo dell&#8217;umana intelligenza</strong>, ce n&#8217;eravamo accorti qualche settimana fa, quando, commentando il dramma dei continui sbarchi di clandestini sulle coste siciliane, disse che<em> &#8220;<strong>tanto l&#8217;Italia è grande, ci stanno tutti.</strong> E comunque li trattenga, in modo che non arrivino in Francia&#8221;</em>. Insomma, un caso umano che si commenta da solo.</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Silvio il mediatore. Se non ora, quando?</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/03/23/silvio-il-mediatore-se-non-ora-quando/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 20:32:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Un colpo di teatro. Come solo lui può fare. Il Cavaliere è l&#8217;unico in grado di fare da mediatore tra Gheddafi, gli insorti e la comunità internazionale. Ci pensi, il premier. Il tempo delle belle parole è inesorabilmente scaduto. E&#8217; un tentativo difficile, complicato. Ma si può provare. Se non ora, quando? &#160; &#160; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5253/5553582670_760814302b_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5225/5553582758_c2c7c80913.jpg" alt="silvio mediatore" width="280" height="381" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un colpo di teatro. Come solo lui può fare. Il Cavaliere è l&#8217;unico in grado di fare da mediatore tra Gheddafi, gli insorti e la comunità internazionale. Ci pensi, il premier. Il tempo delle belle parole è <strong>inesorabilmente scaduto</strong>. E&#8217; un tentativo difficile, complicato. Ma si può provare. <strong>Se non ora, quando?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-12763"></span></p>
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<p>Indiscrezioni di stampa non smentite affermano che <strong>Silvio Berlusconi</strong> starebbe meditando un colpo di teatro che, se portato a termine, cambierebbe i termini del conflitto in Libia. Il Premier, infatti, sarebbe sempre più intenzionato a <strong>fare da mediatore</strong> tra Gheddafi, gli insorti e la comunità internazionale affinché la situazione quantomeno si stabilizzi. Non vi è dubbio che ad oggi solo Berlusconi possa tentare una missione che si presenta <strong>difficile e rischiosa</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non possono farlo Obama (che in realtà sembra disinteressato alla crisi in atto nel Nordafrica), né la premiata ditta Cameron-Sarkozy (i bombaroli esaltati). Non può farlo la Russia (che molti in Occidente vedono come un regime-soft), non può farlo neppure la Cina. Non può farlo la Germania della Merkel (sparita dalla scena e prossima al disastro elettorale), non può farlo l’Egitto del <strong>dopo-Mubarak </strong>(ecco perché scrivevamo del rischio di instabilità nella regione se fosse stato malamente sfrattato il vecchio Faraone).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia, per i motivi storici che tutti sappiamo e per la sua collocazione naturale strategica, ha la <strong>possibilità di agire con determinazione</strong>, sfruttando anche il rapporto di fiducia che lega Berlusconi a Gheddafi. Ieri gli inviti ad una mediazione italiana sono giunti <strong>sia dal fronte dei lealisti </strong>per bocca del vice Ministro degli Esteri, sia da uno degli esponenti di quel <strong>comitato di liberazione nazionale </strong>istituito a Bengasi. D’altronde, mentre i liberatori francesi portavano <a href="http://www.daw-blog.com/2011/03/22/bandiera-sospetta/"><strong>bandierine</strong></a>, noi sbarcavamo sulle banchine del principale porto della Cirenaica<strong> tonnellate di generi di prima necessità</strong>, sfamando popolazioni da settimane costrette a razionare acqua e cibo. Abbiamo portato i farmaci, abbiamo assistito i civili, quelli davvero inermi ed indifesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci siamo, sostanzialmente, <strong>conquistati la loro fiducia</strong>. Sarebbe vitale per noi attivare ogni canale possibile affinché si possa giungere al più presto ad un cessate il fuoco. E’ una <strong>flebile speranza</strong>, dal momento che Oltralpe si è ben determinati a farla finita con il Colonnello. Tuttavia, è il momento che Berlusconi assuma un <strong>ruolo di primo piano</strong>, da leader del primo Paese che risentirà delle ripercussioni di questa guerra voluta da altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ il momento di difendere anche<strong> noi stessi</strong> e i <strong>nostri interessi</strong>. Non possiamo farci scippare uno dei nostri partner commerciali privilegiati, non possiamo consentire che <strong>altri decidano il destino </strong>di chi ci guarda dall’altra sponda del Mediterraneo. E’ l’ora di essere realisti e pragmatici. Il tempo delle belle parole è <strong>inesorabilmente scaduto</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<hr />
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<p><em>Vi ricordiamo che sulla <strong>guerra in Libia</strong> siamo in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La vendetta di Sarkozy</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/03/23/la-vendetta-di-sarkozy/</link>
		<comments>http://www.daw-blog.com/2011/03/23/la-vendetta-di-sarkozy/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 10:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Tre anni di fegato corroso. Sarkozy ci ha provato in tutti i modi. Ma Gheddafi non ha mai voluto fare grandi affari con la Francia, ha sempre preferito Russia, Italia e Germania. E Sarkozy non sapeva più che fare. Ma la supponenza transalpina non poteva sopportare altri sgarbi. Qualcosa andava fatto&#8230; ed è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm6.static.flickr.com/5252/5552201753_d2c42d47b1.jpg" alt="vendetta sarkozy" width="280" height="187" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tre anni di fegato corroso. Sarkozy ci ha provato in tutti i modi. Ma Gheddafi non ha mai voluto fare grandi affari con la Francia, ha sempre preferito Russia, Italia e Germania. E Sarkozy non sapeva più che fare. Ma la supponenza transalpina non poteva sopportare altri sgarbi. Qualcosa andava fatto&#8230; ed è stato fatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-12732"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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<p>Tre anni di fegato corroso non è poca roba, anzi. <strong>Nicolas Sarkozy</strong> lo sa <strong>fin troppo bene</strong>. Aveva sopportato tutto, anche di vedere l’enorme tenda beduina di Gheddafi piantata davanti all’Eliseo, pur di far andare in porto <strong>due colossali affari</strong> per le imprese francesi. D’altronde, le contropartite sarebbero state laute ed enormi. Eh sì, perché il Presidentissimo transalpino era convinto che, accogliendo con tutti gli onori del caso il Colonnello, sarebbe riuscito poi a <strong>vendere alla Libia un’intera flotta aerea da combattimento</strong> e a costruire <strong>due centrali nucleari</strong> in Tripolitania.</p>
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<p>Non stiamo scherzando, lo scriveva ieri su <em>Libero</em> <strong>Franco Bechis</strong>. Davanti alle proteste degli intellettuali, degli attivisti, degli stessi uomini del suo partito, il marito di Carlà disse che la visita di Gheddafi avrebbe portato nelle casse francesi <strong><em>“più di 10 miliardi di euro”</em></strong>. Ah però! Motivo più che valido, dunque, per soprassedere sul piccolo particolare che il Colonnello non è proprio un campione dei diritti umani.</p>
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<p>Peccato però che quei contratti annunciati da Sarkozy siano rimasti <strong>lettera morta</strong>, e la firma non sia mai stata apposta. Già, perché Gheddafi, all’atto pratico, ha sempre preferito guardare altrove, <strong>alla Russia e all’Italia</strong>.</p>
<p>E alla Francia? Solo l’umiliazione di <strong>riparare quattro obsoleti Mirage</strong> venduti all’alba dei tempi alla Libia. E Sarkozy si corrodeva il fegato, schiumava rabbia, mandava giù a fatica il boccone indigesto, nonostante continuasse a cercare di farsi amico il Colonnello, di portarlo dalla propria parte, di sottrarlo a russi e italiani. Giunse addirittura ad istituire una <strong>cabina di regia all’Eliseo</strong> per sostenere le imprese francesi a Tripoli, convinto che “lo scatolone di sabbia” fosse troppo importante per gli affari di Parigi. Ha <strong>coinvolto gli Emirati Arabi Uniti</strong>, esortandoli ad offrire i loro addestratori per preparare al meglio i piloti dei caccia libici; ha finanziato il <strong>restyling della flotta militare</strong> della Giamahiria. Voleva costruire la nuova metropolitana di Tripoli, ma anche lì ha ricevuto un niet: la commessa va a <strong>Schroeder</strong> e alla Deutsche Bank, gli hanno risposto dalla Libia.</p>
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<p>Troppo per la supponenza transalpina, <strong>un affronto troppo grande</strong> alla grandeur francese. E allora, si passa al piano-B: <strong>eliminare Gheddafi</strong>. Come? Chiamando a Parigi <strong>Nouri Mesmari</strong>, capo di protocollo della Presidenza libica. Per quale scopo? Facile: <strong>svelare tutti i segreti</strong> (economici e militari) del clan del Colonnello, con la promessa di tenere in grande considerazione Mesmari nel caso di un dopo-Gheddafi.</p>
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<p>Sembra che, almeno nelle intenzioni di Sarkò, <strong>quel momento sia giunto</strong>.</p>
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<p>Il quadro sembra chiudersi, al rullo dei tamburi della Marsigliese. <em>Allon enfants de la Patrie, le jour de gloire est arrivé</em>. Andiamo patrioti, il momento di gloria è giunto.</p>
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		<title>Una grande vittoria italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 20:02:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; E&#8217; una vittoria tutta italiana. Fino a ieri nessuno criticava il protagonismo di Sarkozy, ma appena l&#8217;Italia ha iniziato a battere i pugni le diplomazie si sono messe in moto. L&#8217;Italia ha fatto la sua parte, ha mostrato i demnti e ha pure lanciato ultimatum. Un orgoglio che non si vedeva da tempo. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5305/5550529811_21a96bb7ab_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5069/5550530651_aaa8512a6b.jpg" alt="vittoria italiana" width="280" height="210" /></a></p>
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<p>E&#8217; una vittoria tutta italiana. Fino a ieri nessuno criticava il protagonismo di Sarkozy, ma appena l&#8217;Italia ha iniziato a battere i pugni le diplomazie si sono messe in moto. L&#8217;Italia ha fatto la sua parte, ha mostrato i demnti e ha pure lanciato ultimatum. Un orgoglio che non si vedeva da tempo. La missione in Libia verrà gestita dalla Nato: è una grande vittoria italiana.</p>
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<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5186/5549648104_1a980a2c78.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5263/5549647780_4fa1d30902.jpg" alt="sarkozy berlusconi" width="280" height="210" /></a></p>
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<p>Vi racconteranno che è stata la Gran Bretagna a vincere la partita e ad imporsi sulle velleità neocolonialiste francesi. Altri invece vi spiegheranno che invece è stato Sarkozy, da vero leader, a capire che sarebbe stato preferibile consegnare le chiavi della missione alla NATO. <strong>La realtà è ben diversa</strong>. La realtà è che si tratta di una <strong>vittoria tutta italiana</strong>, storica, epocale.</p>
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<p>Fateci caso: <strong>fino a ieri nessuno criticava</strong> platealmente il protagonismo dei galletti transalpini, nessuno faceva la voce grossa o abbozzava qualche critica alle mosse parigine. E quei pochi che si azzardavano ad avanzare qualche dubbio, venivano subito <strong>messi a tacere dalle sprezzanti risposte</strong> di impiegati e portavoce governativi francesi. Già, fino a ieri. Fino al momento in cui, a Bruxelles, <strong>Franco Frattini batteva il pugno sul tavolo</strong> e comunicava ai gentili colleghi che o la missione passava entro breve tempo nelle mani dell’Alleanza Atlantica, <strong>o i volonterosi potevano scordarsi le nostre basi</strong>. Chiaro, efficace e determinato.</p>
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<p>In poche ore, le diplomazie si mettevano in moto, con gli inglesi (da sempre i più realisti e lungimiranti in politica estera) che capivano immediatamente come <strong>non si potesse fare a meno dell’Italia</strong>. Resistevano solo la Turchia (per motivi comprensibili, vista l’alta percentuale di musulmani entro i propri confini) e la <strong>Francia</strong>, restia a rinunciare alla gloria effimera del neo-bonapartismo di Sarkò. Stavolta, però,<strong> l’Italietta faceva l’Italia</strong>, mostrava i denti, e si permetteva addirittura di lanciare veri e propri ultimatum, con uno <strong>scatto d’orgoglio che non si vedeva da tempo</strong>.</p>
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<p>E tutti, uno dopo l’altro, si vedevano costretti a <strong>chinare la testa</strong>. Anche Obama, anche gli Stati Uniti che fino a ieri erano perplessi sull’opportunità di coinvolgere la Nato anche in Nordafrica, temendo un’onda di repulsione araba verso l’organizzazione militare alleata. Ma il <strong>peso geo-strategico</strong> del nostro Paese era troppo importante, e non si poteva far altro che assecondare il nostro governo.</p>
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<p><strong>E’ una grande vittoria politica e diplomatica</strong>. Oggi abbiamo dimostrato che anche noi sappiamo imporci, che anche noi sappiamo fare la voce grossa. Avevamo uno spiraglio, una possibilità di emergere. <strong>L’abbiamo sfruttato bene</strong>. Abbiamo giocato al meglio la nostra partita.</p>
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		<title>Siamo in guerra, bisogna combattere</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 13:24:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2090" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/09/soldati1.jpg" alt="soldati" width="450" height="300" /></p>
<p>Parlare così a caldo è sempre difficile, così come scrivere due righe. Si rischia sempre di cadere nella retorica, nella prosopopea strappalacrime. <strong>I fatti li sappiamo tutti</strong>, ormai: per l’ennesima volta (e questa è stata una delle volte peggiori), un kamikaze, il solito terrorista scrupolosamente indottrinato, si è schiantato contro due nostri blindati Lince. <strong>Sei morti</strong>, <strong>quattro feriti</strong>. <strong>Quindici le vittime civili</strong>. E’ forse giunto il momento di dire le cose come stanno, che tutti se ne convincano e si mettano il cuore in pace: <strong>siamo in guerra</strong>, una guerra globale contro il terrorismo che ha nello sciagurato Afghanistan il suo epicentro. Lì c’è pressoché tutto il Mondo, e ci siamo noi. Certo, i nostri militari hanno in questi anni fatto moltissimo, più di quanto fosse loro richiesto: hanno costruito strade, ospedali, scuole, case. Ed è questo il lato che più piace ricordare ai tanti che mettono la testa sotto la sabbia, volendo ignorare che per fare tutte queste belle cose i nostri uomini corrono, come si è visto, rischi mortali. <strong>Lo fanno a loro rischio e pericolo</strong>, tra allarmi che suonano a tutte le ore del giorno e della notte, con il cuore perennemente in gola. Con la sabbia e il terriccio afghano che ti entrano dappertutto, e si appiccicano alla pelle dandoti la sensazione di essere sempre sporco. <strong>Con il terrore di non rivedere più la famiglia lasciata a casa</strong>.</p>
<p>Certo, sono lì anche per arrotondare lo stipendio, per prendere qualche soldo in più per programmare il futuro, una famiglia; magari per pagare l’università ai figli o per ristrutturare casa. E allora? Che c’è di anormale e di vergognoso in tutto questo? Nulla, <strong>assolutamente nulla</strong>. Non si tratta di mercenari, ma di gente che crede in quello che fa. Ragazzi, uomini e donne che si comportano bene. Persone comuni, che hanno coraggio da vendere. Eppure c’è sempre chi, subdolamente, tira in ballo il dio denaro, le presunte vere motivazioni che spingerebbero centinaia di italiani ad andare in quell’inferno. E’ la guerra, niente di misterioso o di poco comprensibile. E’ tutto estremamente chiaro. <strong>Bisogna combattere</strong>. Combattere per noi, per la nostra sicurezza; combattere per gli afghani che aspirano da decenni ad una parvenza di libertà, anche minima. Combattere perché il Mondo intero possa sentirsi più sicuro. Sconfiggere il nemico, perché fino a prova contraria i talebani questo sono, <strong>è un dovere</strong>.</p>
<p>Non si può scappare, non si può indietreggiare. Paradossalmente sono queste tragedie che ci fanno capire quanto <strong>fondamentale sia stare laggiù</strong>: finché un vigliacco, un infame, sarà libero di scorazzare indisturbato con 100 chili di esplosivo in macchina in quella che dovrebbe essere la via più sicura di Kabul, significa che <strong>c’è ancora molto da fare</strong>.</p>
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		<title>&quot;&#8230;Qualcuno dovrà pur farla&quot;</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 09:37:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em> </em></strong></p>
<div id="attachment_1497" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><strong><em><strong><em><img class="size-full wp-image-1497" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/07/afghanistan1.jpg" alt="Afghanistan" width="350" height="444" /></em></strong></em></strong><p class="wp-caption-text">Afghanistan</p></div>
<p><strong><em>“La guerra è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farla”</em></strong>. Scriveva così, solo pochi giorni fa su Facebook, il caporal maggiore <strong>Alessandro Di Lisio</strong>, ennesima vittima del conflitto che sta dilagando in Afghanistan. Oggi, quella frase, viene ripresa da tutti i giornali, molti dei quali ci sguazzano, la strumentalizzano, la prendono a pretesto per consumare d’inchiostro fogli su fogli di preziosa carta. “Lavoro sporco” e stop. Il resto di quanto Di Lisio scriveva non conta. Un’accusa durissima, quindi, un grido di dolore di un giovane che denuncerebbe qualcosa di aberrante. Sì, la guerra è questo, non lo scopriamo di certo oggi. Ma la<strong> maturità e il valore di quel soldato</strong> emerge dall’amara constatazione che, pur facendo schifo, qualcuno la guerra dovrà pur farla. Già. Un <strong>ragazzo di 25 anni più serio e più coraggioso</strong> di tanti e tanti  politici sapientoni che, magari seduti comodamente in un panoramico ristorante romano, chiedono al Governo di <strong>ritirare immediatamente tutte le truppe</strong>; un <em>refrain</em> tristissimo e stucchevole che nell’ultimo decennio abbiamo ascoltato un giorno sì e l’altro pure. <strong> </strong></p>
<p><strong>Non capiscono</strong>, questi edotti del mestiere, che nella loro vita hanno frequentato solo la piazza e le belle stanze in stile liberty di Montecitorio, che spesso c’è qualcosa di più “alto”, <strong>qualcosa per cui vale la pena combattere</strong>, anche a rischio della propria vita. L’Afghanistan è il punto di non ritorno. Da quella terra inospitale e tormentata dipende il nostro futuro, il Mondo che accoglierà le generazioni del domani. Sembrerà folle, utopico, ma <strong>bisogna riuscire là dove hanno fallito tutti</strong> nel passato: britannici, sovietici,… . Rendere civile un Paese bonificandolo dalle sacche retrograde, fanatiche e criminali dei talebani. <strong>Una missione impossibile?</strong> Probabilmente sì. Ma oggi l’impegno di tutti deve essere questo. Obama che ha lanciato nell’Helmand, nido dei vari mullah e guerriglieri talebani, la più massiccia offensiva americana dai tempi del Vietnam, l’ha capito. Si spera che lo capiscano presto anche gli altri, quelli che magari parlano di <em>“mani grondanti di sangue”</em> gustandosi un favoloso aperitivo nel miglior Café della Capitale, con aria condizionata ad impedire che la camicia bianca si attacchi alla schiena. Laggiù, dove è caduto quel ragazzo pieno di progetti per il suo futuro, <strong>si vive tra polvere, sabbia e clima avverso</strong>. Sempre, tutto l’anno. Uno sporco lavoro, sì, che qualcuno deve fare.</p>
<p>Come stridono queste parole con le considerazioni delle Giuliane Sgrene varie, che oggi sul <em>Manifesto</em> scrivono che <em>“per evitare <strong>nuove fosse comuni</strong> occorre ritirare tutti gli eserciti dall’Afghanistan senza però abbandonare gli afghani”</em>. Quanto lontane dalla realtà appaiono le proposte di <em>“<strong>acquistare l’oppio dei talebani </strong>da usare in medicina, in modo da neutralizzare i trafficanti”</em>. A volte, e questo è l’incredibile della realtà, <strong>basta uno status facebook </strong>per far abbassare la testa a tanti pontefici massimi del giornalismo e a tanti praticanti del volemose bene. E tutto ciò è terribilmente surreale.</p>
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