Il Consiglio dei Ministri ha approvato l’ormai famoso “decreto interpretativo“. Immediate le reazioni dell’opposizione, decisamente sopra le righe. Di Pietro addirittura vuole ricorrere all’uso delle armi, per il Pd si tratta di un trucco, di un golpe, di una vergogna, per i Verdi si tratta di pirateria, per Zingaretti è un “momento buio” e dice di pensare “a chi paga le multe e chi si ferma col rosso”. Insomma, illegale, fascista, incostituzionale e chi più ne ha più ne metta.
In realtà non è proprio così. Queste dichiarazioni servono esclusivamente ad alzare i toni (d’altronde si vota tra poco). Insomma, a raccattare voti. Tutta propaganda. Addirittura stasera su Skytg24 era presente in studio una “costituzionalista” con indosso una sciarpa viola: lascio a voi immaginare il suo parere sul decreto. Ma la stessa Repubblica, invece, cita il parere del costituzionalista Annibale Marini: “Se c’è accordo da parte del capo dello Stato, ritengo che quella di un decreto interpretativo sia l’unica strada praticabile“. Insomma, non è proprio per tutti incostituzionale.
E proprio riguardo alla presunta incostituzionalità, basta andare a leggere alcune sentenze della Corta Costituzionale sulle “leggi interpretative”.
Ad esempio, sentenza numero 123 del 1987:
la funzione dell’interpretazione autentica è quella di chiarire il senso di norme preesistenti, ovvero di imporre una delle possibili varianti di senso compatibili con il tenore letterale, sia al fine di eliminare eventuali incertezze interpretative, sia per rimediare ad interpretazioni giurisprudenziali divergenti con la linea politica del diritto voluta dal legislatore.
Chiarissimo, no? “Chiarire il senso di norme preesistenti“, anche per “rimediare ad interpretazioni giurisprudenziali divergenti con la linea politica del legislatore“. Perfetto. Anzi, la legge interpretativa rappresenta uno strumento perfetto per far prevalere la linea del legislatore in caso di contrasti giurisprudenziali.
Ancora: l’unico limite che incontrano le leggi interpretative, ed è la sentenza 155 del 1990, è rappresentato dall’articolo 25, comma secondo, della Costituzione (che è materia penale).
E sulla retroattività tanto contestata il problema non si pone nemmeno. La retroattività, in una legge interpretativa, è “intrinseca”. Ed è pure ovvio, scontato e banale, visto che va ad interpretare una legge precedente (che comunque non va a sostituire).
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Aggiornamento ore 23.40 - Il Capo dello Stato ha firmato il decreto del governo, che verrà a questo punto pubblicato domani in Gazzetta Ufficiale. Dal Quirinale si afferma che il decreto è stato firmato dopo aver constatato che si tratta effettivamente di una legge interpretativa.






