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Un covo di ghigliottinari con la bava alla bocca

sabato, 6 febbraio 2010
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Tra un abbraccio (mortale) e l’altro, con un Pierferdinando Casini “preoccupato” per la piega che sta prendendo il suo già traballante disegno politico, si avvia alla conclusione il primo storico Congresso di loro dell’Italia dei Valori che, dopo aver tanto parlato di democrazia e di trasparenza, si sono decisi (dopo undici anni) a riunirsi per eleggere il proprio duce. Prima infatti, si erano tenute solo Assemblee Nazionali. E’ stato un evento, non c’è che dire. Tutti i delegati che alzano le mani in alto “per mostrare a tutti che sono pulite”, Tonino che sente la necessità di “ripulire la piazza per fare il bene della democrazia”, di “buttare a mare Berlusconi e il suo governo”. Insomma, il solito sproloquio da Ventennio nero condito dall’abituale folklore cui il trebbiatore più celebre d’Italia ci ha abituato.  Eppure, va detto, il manettaro che va a cena con Contrada ha provato a fare il politico… ha ordinato ai suoi seguaci l’inversione di rotta, promettendo (a Bersani) che lavorerà per costruire l’alternativa alla destra, perché lui all’opposizione si è stufato di stare. E vabbè. Ma l’opera teatrale sapientemente messa in atto è andata a farsi benedire ben presto, quando sul palco è stato fatto salire il celeberrimo Gioacchino Genchi, gola profonda delle procure, indefesso ascoltatore dei fatti altrui, frequentatore di salotti tv e programmi d’approfondimento di seconda serata.

Il Gioacchino è stato un fiume in piena, il suo gargarozzo è diventato violaceo, il triplo mento trasudava di tutto: “Nel lancio della statuetta del Duomo di Milano a Berlusconi non c’è nulla di vero”, ha urlato l’ospite capace di scaldare il cuore dei dipietristi duri e puri. “Lo posso dire io, che ho esperienza in polizia, e lo testimoniano i video che tanti giovani propongono su Youtube per capire che nel lancio non c’è nulla di vero. E non si ferma qui il “consulente delle procure”, che fa lo scemo e sghignazza sull’attentato subito dal Premier, parlando di pantomima coronata da quel fazzoletto nero ed enorme che sembrava quello di Silvan”. Che ridere! Che ridere!! Chissà da quanto tempo si era preparato l’intervento, lo spione Genchi, papabile leader futuro dell’ Iddivvù forcaiola.

La tregua, povero Bersani, è durata ben poco. L’anima di questo partito è quella, e l’anima non si cambia. Si possono indossare maschere, si possono recitare copioni di circostanza, ma mai potrai sopprimere quello che sei. Un covo di ghigliottinari con la bava alla bocca.