
Dopo il mega floppone di Uolter il taumaturgo primariamente eletto con milioni e milioni di voti, le mollette verdi stampate sui cartelloni affissi in tutte le città ricordano all’Italia intera che oggi i fan del Partito Democratico saranno chiamati a scegliere il nuovo Segretario. Tra tutti i contendenti, il più disperato è senza dubbio l’attuale pro-tempore, quello che non aveva alcuna intenzione di candidarsi (salvo poi rimangiarsi tutto). Franceschini è alla canna del gas, non sa più che pesci pigliare, il distacco da Bersani è ampio. E così, ieri,ha giocato la carta della disperazione, che spera possa diventare quella della salvezza. Scegliere come vice un nero. Evidentemente Darione è un estimatore di Obama, si sarà rivisto le scene di isteria collettiva e di pianti infiniti all’annuncio della vittoria del cool from Illinois poco meno di un anno fa. Deve aver pensato, in buona fede, che la scelta della colorazione umana sia un fatto da non sottovalutare nella affannosa corsa verso il trionfo. Dopo una rapida ricerca negli archivi fotografici del partito, ha tirato fuori la foto di Jean Leonard Touadi, originario della Repubblica del Congo ma che sente l’Italia come il suo Paese. Motivando la scelta, Franceschini ha dichiarato molto chiaramente che ha scelto l’ex esponente dell’Italia dei Valori “anche perché è nero”. Non vuole essere ipocrita, il Segretario uscente. Ma se pensava di cavarsela così, con un’ammissione di quasi colpevolezza, si sbagliava di grosso.
Questo non è nient’altro che un esempio di razzismo, puro e semplice razzismo. Vedendo che le urne si avvicinano e che tutto sembra dire che il vincitore sarà l’avversario, si è pensato di giocare la partita sul fattore razziale, sul colore della pelle. Quanto di più squallido possa esserci. Lo stesso Touadi, pur accettando volentieri la proposta giuntagli inaspettata, ricorda di aver “sempre evitato come la peste di entrare in quel gioco per cui chi è nero diventa folcloristico”. Appunto. Un modo di fare politica non tanto originale, indice di poche idee e di molto pressapochismo. Naviga a vista, Franceschini. La butta sul ridicolo, annunciando al Mondo che i suoi vice saranno un nero e una donna. E se questa è la novità rivoluzionaria del principale partito della sinistra italiana, non rimane altro che mettersi le mani nei capelli. La cosa interessante è che su questa boutade nessuno apre bocca. Se l’avesse fatto Berlusconi saremmo qui a parlare come minimo di incidente diplomatico con mezzo globo terracqueo, con l’Africa in rivolta. Inviterebbero Obama ad inviare le corazzate da guerra al largo della nostra penisola. Il solito doppiopesismo tipicamente italiano.
Se dalle parti di Arcore si dice una mezza stupidaggine, si fa qualche gaffe, si esagera, il plotone d’esecuzione è pronto a fare il proprio mestiere. Se le stesse identiche cose le fanno dall’altra parte, silenzio assoluto; va bene così. Non è una novità, ci siamo abituati. Ma è sempre utile rimarcarlo. Anche (e soprattutto) quando di mezzo ci va il colore della pelle.






