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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; elezioni</title>
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		<title>Quando Zapatero era l&#8217;idolo della sinistra italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 11:25:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E così la Spagna torna a destra. Mariano Rajoy, modestissimo eterno numero due, plurisconfitto alle elezioni politiche, è riuscito nell’impresa di annientare sette anni di zapaterismo. Un’epoca si è chiusa, molti sogni sono stati riposti mestamente e malinconicamente nel cassetto. L’epoca d’oro del Bambi socialista è finita ingloriosamente, tra gli schiaffi dello spread e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="zapatero" src="http://farm7.staticflickr.com/6234/6375852479_b473466f20_b.jpg" alt="" width="480" height="720" /></p>
<p>E così la Spagna torna a destra. Mariano Rajoy, modestissimo eterno numero due, plurisconfitto alle elezioni politiche, è riuscito nell’impresa di a<strong>nnientare sette anni di zapaterismo</strong>. Un’epoca si è chiusa, molti sogni sono stati riposti mestamente e malinconicamente nel cassetto. L’epoca d’oro del Bambi socialista è finita ingloriosamente, tra gli schiaffi dello spread e la disoccupazione che galoppa a livelli record imbarazzanti. E pensare che fino a dieci mesi fa qui da noi, in Italia, c’era chi descriveva il premier spagnolo come un <strong>modello da seguire</strong>.</p>
<p>Era diventato un idolo, Zapatero. Un totem, un <strong>riferimento per tutta la sinistra italiana</strong>. Una specie di guru, un santone in grado di dettare l’agenda anche in casa nostra. Ricordiamo manifestazioni con il suo nome inciso su cartelli e bandiere. Ricordiamo film in suo onore (cara Guzzanti), trasmissioni tv sul fenomeno iberico e perfino tentativi di emularne le gesta. Vendola, ad esempio, si è addirittura descritto (tempo fa) come <em>“lo Zapatero di Puglia”</em>. Dario Franceschini, che pure è cattolico e quindi teoricamente avverso alle tesi più spinte dello zapaterismo, è riuscito a dire, un paio di anni fa che <strong><em>“il premier spagnolo governa la crisi, a differenza di Berlusconi”</em></strong>. Vediamo ora come l’ha governata. Soprattutto l’hanno visto gli spagnoli, che hanno cacciato i socialisti a livelli bassissimi. Neppure il 30% dei consensi.</p>
<p>Questo voto è una lezione anche per i tanti desiderosi di importare dall’estero modelli politici più o meno accattivanti ma che nascondono, dietro il bell’aspetto, una <strong>tremenda fregatura</strong>. Per fortuna che in Italia, Bersani &amp; co. non hanno avuto l’opportunità di “sperimentare” lo zapaterismo.</p>
<p>Se l’avessero fatto, oggi per l’Italia non sarebbe servito Mario Monti, ma <strong>un prete per l’estrema unzione</strong>.</p>
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		<title>Lettera aperta agli amici del PdL contrari al governo Monti</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 19:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ venuto il momento per noi simpatizzanti del PdL (quello vero, però, quello del programma elettorale del 2008) di fermarsi un attimo a ragionare. Bisogna guardare le carte sul tavolo, una ad una, e porsi qualche domanda. E’ indispensabile resistere alle urla e all’invocazione di immediate elezioni, se non altro perché non è detto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="lettera aperta" src="http://farm7.static.flickr.com/6059/6332658296_b523eb09bd.jpg" alt="" width="480" height="297" />E’ venuto il momento per noi simpatizzanti del PdL (quello vero, però, quello del programma elettorale del 2008) di fermarsi un attimo a ragionare. Bisogna guardare le <strong>carte sul tavolo</strong>, una ad una, e porsi qualche domanda. E’ indispensabile resistere alle urla e all’invocazione di immediate elezioni, se non altro perché non è detto che la ricetta che <strong>da sempre</strong> noi pretendiamo sia la  migliore anche in questa circostanza.</p>
<p>Sì, perché diciamocelo chiaro, andare a votare sotto la neve significherebbe <strong>consegnare l’Italia e noi stessi nelle mani di Vendola e di Diliberto</strong>, di Ferrero e di Di Pietro. Saremmo cacciati nell’angolo, all’opposizione per chissà quanto tempo. Tutto gioca contro di noi, e non solo i sondaggi che (unanimi come non mai) danno Bersani &amp; co. avanti di almeno dieci punti. Grillo entrerebbe in Parlamento, tanto per dire, e al governo vedremmo nel migliore dei casi il duo Bindi-Casini. Certo, per carità, noi da sempre diciamo che le <strong>elezioni</strong> sono l’<strong>unico strumento</strong> che la democrazia moderna possa contemplare, che quando le maggioranze partorite dalle urne si frantumano si deve tornare ad interpellare il popolo, che è sovrano.</p>
<p>Eppure, per una volta tanto, <strong>proviamo a fare i cinici</strong>, a pensare un po’ al nostro tornaconto, a considerare quali sarebbero le conseguenze di questo appello all’elettorato. <strong>Sarebbe un disastro</strong>, e lo sappiamo bene. Sarebbe la pietra tombale e definitiva su diciassette anni di esperienza politica, di sogni e di illusioni, di gioie e tristezze. L’Italia sarebbe mandata in <strong>fallimento</strong>, i delirii vendoliani e dipietreschi ci esporrebbero allo spernacchiamento globale. E francamente, se abbiamo un po’ a cuore la <strong>nostra Patria</strong> (e noi ce l’abbiamo, perché non bruciamo i tricolori nelle piazze), non possiamo permettere tutto questo. Stiamo vivendo sull’orlo del baratro, la situazione è complessa e grave.</p>
<p>Non fidiamoci di chi, anche tra noi, chiede di resistere e di puntare al voto. Magari lo fa, come si dice oggi, solamente per mantenere sotto le proprie terga una bella poltrona ministeriale. Magari proprio quella che ha a che fare con le infrastrutture e i trasporti… Invocare a tutti i costi le elezioni, sapendo di andare al massacro (<strong>non illudiamoci di poter vincere le elezioni</strong>, i miracoli non si ripetono, specie se in condizioni drammatiche come queste), è un inutile sbattere la testa contro il muro.</p>
<p>Razionalmente, bisogna aprirsi ad altre possibilità straordinarie. <strong>Non ne va delle nostre convinzioni</strong>, della nostra idea su cosa debba essere la politica. Idee e modi di pensare non si cancellano, rimarranno sempre. Ma <strong>non è questo il tempo di incaponirsi inutilmente</strong> su ciò che non può accadere. La migliore opzione che abbiamo sul tappeto, oggi, è proprio quella rappresentata da un governo di larghe intese guidato da un cavallo di razza come Mario Monti (chiedere a Microsoft, ad esempio). Ciò ci consentirebbe di dire ancora la nostra, da dentro la macchina che decide. Ed è tanto per chi, come il PdL, è <strong>crollato su se stesso</strong> perdendo la maggioranza parlamentare. Andare ad elezioni, oggi, farebbe fallire l’Italia, ci esporrebbe ai <strong>diktat vomitevoli</strong> dell’accoppiata Merkel-Sarkozy (chiedere cosa hanno imposto alle banche italiane l’altro giorno), e ci consegnerebbe nelle mani di Vendola. Mercoledì in quatto ore i mercati  hanno quasi portato l&#8217;Italia al fallimento, pensate cosa potrebbe succedere in novanta giorni di campagna elettorale.</p>
<p><strong>Vogliamo questo? No</strong>. Vogliamo prima di tutto che l’Italia si salvi. E pazienza se saremo chiamati a storcere il naso dall’altra parte. Noi che amiamo questo Paese, noi che abbiamo il tricolore nel simbolo, noi che sventoliamo questa bandiera in ogni manifestazione e comizio, non possiamo permettere di andare gambe all’aria. <strong>Prima l’Italia, poi tutto il resto</strong>.</p>
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		<title>BOSSI: &#8220;Si va a votare quando lo dico io! Ho il coltello dalla parte del manico&#8221;</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/10/27/bossi-si-va-a-votare-quando-lo-dico-io-ho-il-coltello-dalla-parte-del-manico/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 08:19:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; il grido di battaglia di Umberto Bossi, Ministro delle Riforme.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; il grido di battaglia di Umberto Bossi, Ministro delle Riforme.</p>
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		<title>Da oggi il Presidente Super Partes è ufficialmente in campagna elettorale</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 15:28:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Torna alla ribalta, prepotentemente, il Presidente della Camera Gianfranco Fini. Dato per disperso per mesi e mesi dopo le continue spallate (tutte fallite), la terza carica dello Stato ha iniziato il tour di comparsate televisive e manifestazioni di piazza. Insomma, Fini non è neppure più formalmente quella figura super-partes sbandierata dai tromboni che hanno lavorato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="fini" src="http://farm7.static.flickr.com/6178/6245903490_3063b3143c.jpg" alt="" width="480" height="282" /></p>
<p>Torna alla ribalta, prepotentemente, il Presidente della Camera<strong> Gianfranco Fini</strong>. Dato per disperso per mesi e mesi dopo le continue spallate (tutte fallite), la terza carica dello Stato ha iniziato il tour di comparsate televisive e manifestazioni di piazza. Insomma, Fini non è neppure più formalmente quella figura super-partes sbandierata dai tromboni che hanno lavorato per settimane alla caduta di Berlusconi. Lo dichiara ufficialmente <strong>la colf</strong> del Presidente della Camera, quell’<strong>Italo Bocchino</strong> diventato in poco tempo barcarolo di Futuro e Libertà: <strong><em>“Siamo in campagna elettorale, con il nome di Fini nel simbolo </em></strong><em>e con il terzo polo</em><strong><em>”</em></strong>.</p>
<p>Da oggi, quindi, quello seduto sullo scranno più alto di Montecitorio con la cravatta rosa salmone sarà a tutti gli effetti un <strong>capopartito</strong>, un uomo impegnato con tutte le forze a lavorare per l’opposizione, a tramare per far cadere l’odiato Cavaliere. Una situazione talmente surreale che Mario Landolfi (PdL) ha proposto ai deputati del centrodestra <em>“ogniqualvolta si interverrà in aula, di <strong>rivolgersi a Fini ricordando correttamente la sua carica attuale</strong>, presidente di Futuro e Libertà”</em>.</p>
<p>Si parla ancora di credibilità del governo, del Premier e dello sfregio continuo che quest’ultimo farebbe al Parlamento. Ci si dimentica di notare, però, che quello stesso Parlamento, quelle stesse Istituzioni paludate sono ogni giorno guidate da un uomo che sulla fine politica di Berlusconi ha scommesso la propria testa. Un <strong>gioco perverso e squallido</strong>, un arbitro che anziché amministrare con saggezza ed equidistanza, indossa la casacca di una delle squadre in campo. Attivamente. Un teatrino che va avanti da più di un anno, tra richieste surreali di <em>“governi di ricostruzione nazionale”</em> e tradimenti di patti elettorali consistiti nel mollare Bossi per andare con Rutelli (che affare…).</p>
<p>Non se ne può più. Anche questa è <strong>assenza di credibilità</strong>, anche questa è continua delegittimazione di quelle Istituzioni con cui ci si sciacqua tanto la bocca. Ma <strong>nessuno fiata</strong>, va tutto bene così. Il Presidente della Camera che firma mozioni di sfiducia al Governo presieduto dall’uomo che lo ha messo lì, in quella dorata posizione. Un <strong>caso unico al Mondo</strong>, ma che evidentemente è utile al disegno perverso: cacciare chi le elezioni le ha vinte.</p>
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		<title>Tunisia, domenica le elezioni: probabile vittoria del Partito Islamico (che vuole la Sharia)</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/10/22/tunisia-domenica-le-elezioni-probabile-vittoria-del-partito-islamico-che-vuole-la-sharia/</link>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 08:54:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il partito islamico Ennahdha è dato dai sondaggi al 30%, e sarebbe determinante per la nascita del futuro governo. Nel programma del partito, ruolo rilevante lo riveste la Sharia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il partito islamico Ennahdha è dato dai sondaggi al 30%, e sarebbe determinante per la nascita del futuro governo. Nel programma del partito, ruolo rilevante lo riveste la Sharia.</p>
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		<title>Diceva Bersani: &#8220;Liberate il Molise e libereremo l&#8217;Italia&#8221;. Ooops&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 08:21:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Liberate il Molise e libereremo l’Italia”, aveva tuonato solo pochi giorni fa da Campobasso Pierluigi Bersani. Era sicuro di vincere, il Segretario del Pd. Era convinto che il vento delle amministrative di maggio rinforzato dalla tornata referendaria di giugno avrebbe consegnato alla sinistra un altro trofeo, seppur in formato mignon. Tutto era pronto per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="bersani molise" src="http://farm7.static.flickr.com/6173/6234396990_213eb5af72.jpg" alt="" width="480" height="270" /></p>
<p><strong><em>“Liberate il Molise e libereremo l’Italia”</em></strong>, aveva tuonato solo pochi giorni fa da Campobasso <strong>Pierluigi Bersani</strong>. Era sicuro di vincere, il Segretario del Pd. Era convinto che il vento delle amministrative di maggio rinforzato dalla tornata referendaria di giugno avrebbe consegnato alla sinistra un altro trofeo, seppur in formato mignon. Tutto era pronto per la grande festa; i commenti post-vittoria erano già scritti nero su bianco, e attendevano solo che Rosy Bindi o Anna Finocchiaro li trasformassero in sermoni oranti da pronunciare a Ballarò o Piazzapulita. E invece, a sorpresa, il candidato del centrodestra <strong>Michele Iorio ha vinto le elezioni</strong>, confermandosi per la terza volta alla guida della regione. Certo, ci spiegheranno i più edotti, lo scarto è stato minimo e la vittoria è risicata. Ma chi se ne importa. Il dato che conta, alla fine di tutto, è chi vince. Non importa se di mezzo, di uno o di venticinque punti.</p>
<p>Al di là di questo, però, il dato strabiliante del voto molisano è un altro, ed è la <strong>disfatta del Partito Democratico</strong>. Questi i crudi numeri: Popolo delle Libertà 17,8%, <strong>Pd 9,33%</strong>. Praticamente, Bersani è stato doppiato dal derelitto, inqualificabile e moribondo partito berlusconiano. Ma non è tutto, perché Iorio (a differenza del contendente) era supportato anche da una lista civica, “Progetto Molise”, che con il suo 9% ha sicuramente drenato qualhe voto pidiellino in uscita.</p>
<p>Insomma, nei voti di lista c’è la verità, drammatica per l’opposizione. Non solo non sono riusciti a strappare alla destra la regione da cui proviene Tonino Di Pietro, ma sono pure stati <strong>umiliati dal partito di governo</strong>. Sì, quello delle manovre estive tutt’altro che popolari, dei continui rinvii del decreto-sviluppo, delle fiducie <em>“che insultano il Parlamento”</em>, del premier impresentabile pluri-indagato amico di latitanti che sognano la rivoluzione.</p>
<p>Il dato del Molise dimostra una cosa soltanto: che se la maggioranza è messa male, <strong>l’opposizione è pure peggio</strong>. Ed è questo il dramma italiano, il rischio di un <strong>continuo salto dalla padella alla brace</strong>.</p>
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		<title>FRANCESCHINI (Pd): &#8220;Alle prossime elezioni alleanza Pd-Idv-Sel e Terzo Polo&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 17:10:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(ASCA) &#8211; &#8221;Bisogna portare il nostro campo, quello della foto di Vasto, verso il centro per un governo di transizione e un&#8217;alleanza costituzionale per le prossime elezioni&#8221;. Il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, parlando davanti all&#8217;assemblea del Movimento democratico, sottolinea la necessita&#8217; di una &#8221;coalizione piu&#8217; ampia possibile formata da tutti i partiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(ASCA) &#8211; &#8221;Bisogna portare il nostro campo, quello della foto di Vasto, verso il centro per un governo di transizione e un&#8217;alleanza costituzionale per le prossime elezioni&#8221;. Il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, parlando davanti all&#8217;assemblea del Movimento democratico, sottolinea la necessita&#8217; di una &#8221;coalizione piu&#8217; ampia possibile formata da tutti i partiti che oggi sono all&#8217;opposizione&#8221;.&#8221;Come ci andiamo alle elezioni?&#8221;, chiede Franceschini, che spiega: &#8221;E&#8217; ora di mettere questo tema prima del discorso sulla leadership. Io continuo a pensare che quando sara&#8217; finito Berlusconi si vedra&#8217; la montagna di macerie che ha lasciato e ci sara&#8217; bisogno di ricostruire su quelle macerie&#8221;. Secondo il presidente dei deputati del Pd, un governo formato da soli Pd, Idv e Sel non puo&#8217; bastare &#8221;per il lavoro che c&#8217;e&#8217; da fare per ricostruire il paese, e il compito del Pd e&#8217; quello di spiegarlo alla nostra gente.</p>
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		<title>Elezioni in Polonia: vittoria-bis per i liberali. Sconfitto il gemello superstite Kaczynski</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 08:28:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Stando ai primi dati scrutinati, il Premier in carica Donald Tusk (ammiratore di Margaret Tatcher e Ronald Reagan) sarebbe stato riconfermato alla guida del Paese per il prossimo quadriennio. Sconfitto Jaroslaw Kaczynski, il nazionalista euroscettico-russofobo-omofobo, gemello dell&#8217;ex Presidente Lech, deceduto in un incidente aereo un anno fa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stando ai primi dati scrutinati, il Premier in carica Donald Tusk (ammiratore di Margaret Tatcher e Ronald Reagan) sarebbe stato riconfermato alla guida del Paese per il prossimo quadriennio. Sconfitto Jaroslaw Kaczynski, il nazionalista euroscettico-russofobo-omofobo, gemello dell&#8217;ex Presidente Lech, deceduto in un incidente aereo un anno fa.</p>
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		<title>ALFANO (PdL): &#8220;Vinceremo le prossime elezioni, la sinistra non è capace di decidere niente&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 14:27:31 +0000</pubDate>
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		<title>BERNINI (PdL): &#8220;Berlusconi vincerà ancora le elezioni nel 2013, sarà un altro &#8217;94&#8243;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 12:38:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; l&#8217;opinione del Ministro per le Politiche Comunitarie, Anna Maria Bernini.</p>
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		<title>BRAMBILLA (PdL): &#8220;No alle elezioni, non possiamo rimanere senza Comandante&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 08:09:32 +0000</pubDate>
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		<title>TONINI (Pd): &#8220;Prepariamoci alle elezioni, ma si voterà nel 2013&#8243;</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 17:46:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>(ASCA) -  &#8221;Capisco che in questo momento vi sono in giro argomenti piu&#8217; importanti di cui parlare (e ovviamente per il Pd la priorita&#8217; e&#8217; quella di provare in tutti i modi ad accelerare la fine del berlusconismo). Ma se, come sembra, le elezioni verranno celebrate al termine della durata di questa legislatura, e se, come sembra, Berlusconi non fara&#8217; quel passo indietro che ormai gli chiedono praticamente tutti in Italia, e&#8217; importante per noi non sbagliare un colpo e impegnarci seriamente per non far ripiombare il nostro partito nello stesso incubo in cui si ritrovo&#8217; quasi vent&#8217;anni fa la gioiosa macchina da guerra occhettiana. Perche&#8217; e&#8217; inutile girarci attorno: i rischi che tra due anni il nostro partito si ritrovi nelle stesse condizioni in cui si ritrovo&#8217; Occhetto con il suo Pds nel 1994 esistono davvero&#8221;.</p>
<p>E&#8217; quanto afferma Giorgio Tonini, senatore del Pd in una interviata al &#8216;Foglio&#8217;.</p>
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		<title>Francia, disfatta di Sarkozy. Dopo 53 anni, la destra perde il controllo del Senato</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 07:33:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per la prima volta dal 1958, la sinistra francese ha conquistato il Senato. Andando contro anche le più ottimistiche previsioni, Socialisti ed alleati hanno conquistato da 23 a 26 seggi in palio (ne bastavano 22 per avere la maggioranza), mentre l&#8217;Ump di Sarkozy dovrà accontentarsi di 2 scranni. &#8220;Grave sconfitta per Sarkozy&#8221;, ha dichiarato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta dal 1958, la sinistra francese ha conquistato il Senato. Andando contro anche le più ottimistiche previsioni, Socialisti ed alleati hanno conquistato da 23 a 26 seggi in palio (ne bastavano 22 per avere la maggioranza), mentre l&#8217;Ump di Sarkozy dovrà accontentarsi di 2 scranni. &#8220;Grave sconfitta per Sarkozy&#8221;, ha dichiarato il candidato alle primarie del Ps Hollande, mentre dalla sponda opposta si riconosce l&#8217;indubbia avanzata della Gauche.</p>
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		<title>Francia, oggi i Socialisti tentano la conquista del Senato. Per la prima volta dal 1958.</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 09:23:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Saranno 150.000 grandi elettori a decidere da che parte andrà il Senato francese. Rimarrà fedele all&#8217;Ump di Sarkozy o cambierà colore? E&#8217; dal 1958 che il centrodestra controlla la Camera Alta, e mai come ora il risultato è in bilico. Secondo le proiezioni, la sinistra dovrebbe conquistare 20 seggi più della destra, ma per avere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saranno 150.000 grandi elettori a decidere da che parte andrà il Senato francese. Rimarrà fedele all&#8217;Ump di Sarkozy o cambierà colore? E&#8217; dal 1958 che il centrodestra controlla la Camera Alta, e mai come ora il risultato è in bilico. Secondo le proiezioni, la sinistra dovrebbe conquistare 20 seggi più della destra, ma per avere la maggioranza dovrebbe guadagnarne 22. Operazione non impossibile, ma improbabile. Va detto che il Senato ha un ruolo secondario, ma è determinante nel caso di revisioni costituzionali. In quel caso, entrambe le Camere devono riunirsi a Versailles, e le modifiche possono essere approvate solo con maggioranza dei tre quinti. Difficile, dunque, l&#8217;approvazione della &#8220;regola d&#8217;oro&#8221;, il pareggio di bilancio. Al di là di tutto, sarebbe il segnale che i socialisti, nonostante l&#8217;affaire Strauss-Kahn, rimarrebbero competitivi per le presidenziali del prossimo anno.</p>
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		<title>BRUNETTA (PdL): &#8220;Nel 2013 le elezioni le vinciamo noi, perché abbiamo fatto grandi cose&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 12:05:05 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>(ASCA) &#8211; Cortina, 16 set &#8211; &#8221;Le elezioni del 2013 le vinciamo noi, perche&#8217; in questi mesi abbiamo fatti grandi cose&#8221;. Lo ha detto al meeting del Pdl, a Cortina, il ministro della Pa e Innovazione Renato Brunetta. Comunque, ha aggiunto, nessuna paura di perderle, &#8221;perche&#8217; abbiamo la coscienza a posto&#8221;.</p>
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		<title>Impresa di Obama: perde un seggio di NY, non accadeva da 91 anni</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 15:13:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Messaggi, campanelli d’allarme, avvertimenti. Accade negli Stati Uniti, accade a New York, dove i Democratici sono riusciti nell’impresa di perdere un seggio alla Camera dei Rappresentanti che custodivano dal 1920. Ieri, infatti, un novizio della politica, il settantenne Bob Turner, si è aggiudicato le elezioni suppletive del 9° distretto dello Stato di New York. Ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="obama" src="http://farm7.static.flickr.com/6072/6123573479_dfdd091d6b.jpg" alt="" width="480" height="270" />Messaggi, campanelli d’allarme, avvertimenti. Accade negli Stati Uniti, accade a New York, dove i Democratici sono riusciti nell’impresa di perdere un seggio alla Camera dei Rappresentanti che custodivano <strong>dal 1920</strong>. Ieri, infatti, un novizio della politica, il settantenne <strong>Bob Turner</strong>, si è aggiudicato le elezioni suppletive del 9° distretto dello Stato di New York. Ha sconfitto un navigato politicante come David Weprin, da vent’anni membro dell’Assemblea dello Stato.</p>
<p>Il seggio conquistato è quello dello <strong>“scandalo sessuale”</strong> (chiamiamolo così) che ha coinvolto Anthony Weiner, le cui parti nobili sono state postate su twitter da una pseudo-amante. Potrebbe sembrare un voto di protesta, di indignazione popolare per il comportamento del <em>fu</em> deputato, ma non è del tutto vero. Il distretto è popolato da una grandissima fetta di <strong>ebrei ortodossi</strong>, e la posizione tentennante di Barack Obama sulla questione del Vicino Oriente (la prossima settimana all’Onu vedremo i fuochi d’artificio sul<strong> caso-Palestina</strong>) non ha fatto altro che alimentare dubbi tra i più tenaci difensori della sicurezza e della legittimità dello Stato d’Israele. Non v’è dubbio, inoltre, che sull’elezione abbia pesato la <strong>disastrosa situazione economica</strong>.</p>
<p>Non a caso, infatti, gran parte della campagna elettorale repubblicana è stata focalizzata ad evidenziare il <strong>legame tra Weprin e Obama</strong>, chiedendo espressamente ai cittadini di <em><strong>“mandare un segnale alla Casa Bianca”</strong></em>. Niente hanno potuto le ingenti risorse messe in campo dall’establishment democratico per salvare la baracca, né gli oltre <strong>500.000 dollari</strong> spesi per la macchina elettorale, né i tour di <strong>Bill Clinton</strong> e del Governatore Andrew Cuomo, spediti in giro per lo Stato a mobilitare il popolo sovrano.</p>
<p>E’ un campanello d’allarme che suona per <strong>Barack Obama</strong>: dopo aver vinto dappertutto (o quasi) nel 2008, il già senatore dell’Illinois sta perdendo terreno alla velocità della luce. Quel che è preoccupante, è che non sta lasciando per strada solo collegi di fede repubblicana strappati nella straordinaria cavalcata di tre anni fa, ma sta perdendo anche in riserve di caccia fedelmente democratiche.</p>
<p>Oggi New York, ieri il seggio che fu di <strong>Ted Kennedy</strong> a Boston. Domani, ammesso che il Grand Old Party sappia giocarsi bene le proprie carte, potrebbe esserci l’avviso di sfratto dalla Casa Bianca.</p>
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		<title>Elezioni Germania, che botta per la Merkel</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/09/04/meclemburgo-disastroso-risultato-elettorale-per-angela-merkel/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 19:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sesta sconfitta elettorale del 2011 per Angela Merkel. Stavolta è il turno del Meclemburgo, il più povero tra i Länder federali. Stando agli exit-poll, la CDU ha infatti perso il 5% dei voti rispetto alla precedente tornata, precipitando al 24,3%. Volano, invece, le formazioni di sinistra: la SPD passa dal 30% al 36-37%, la Linke [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-15218" title="badmerkel2" src="http://www.daw-blog.com/wp-content/uploads/2011/09/badmerkel2.jpg" alt="" width="480" height="305" />Sesta sconfitta elettorale del 2011 per Angela Merkel. Stavolta è il turno del Meclemburgo, il più povero tra i Länder federali. Stando agli exit-poll, la CDU ha infatti perso il 5% dei voti rispetto alla precedente tornata, precipitando al 24,3%. Volano, invece, le formazioni di sinistra: la SPD passa dal 30% al 36-37%, la Linke è al 18%, i Verdi l&#8217;8,5%. Disastroso risultato per i Liberali (alleati a livello nazionale con la Merkel), che precipitano al 3% (erano al 9,6%). Male anche i nazionalisti al 5,5% (erano al 7%).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ma per chi ha votato la CAMORRA?</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/06/01/ma-per-chi-ha-votato-la-camorra/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 09:40:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Insomma, ma a Napoli per chi ha votato la Camorra? Ma non era Lettieri l&#8217;uomo di Cosentino, e quindi della Camorra, capace di controllare pacchetti e pacconi di voti nei quartieri malfamati? Sapete chi ha vinto a Scampia? De Magistris, con il 66%. Eppure non se ne parla. La camorra non esiste più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm3.static.flickr.com/2124/5785931220_956f5432fc_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5109/5785375207_72cf7c1273.jpg" alt="napoli" width="280" height="391" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insomma, ma a Napoli per chi ha votato la Camorra? Ma non era Lettieri l&#8217;uomo di Cosentino, e quindi della Camorra, capace di controllare pacchetti e pacconi di voti nei quartieri malfamati? Sapete chi ha vinto a Scampia? De Magistris, con il 66%. Eppure non se ne parla. La camorra non esiste più quando vince uno di sinistra. E attenzione che il prossimo anno si voterà a Palermo: scommettiamo che anche la mafia sparirà  dalla Sicilia?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-13884"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>Per mesi da sinistra ci raccontavano che bisognava <strong>difendere Napoli</strong> con i denti e con le unghie, che non la si doveva lasciare nelle mani di <strong>Cosentino</strong> e dei Casalesi. Insomma, <strong>tutto ma non la Camorra</strong> a Palazzo municipale. Si sentiva il tanfo della criminalità organizzata, il Prefetto della città mandava agenti in borghese a sorvegliare i seggi, il clima era teso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E qual è stato il risultato delle elezioni?</strong> Ovviamente ha vinto, o meglio, <strong>ha trionfato </strong>con percentuali degne di Bucarest ai tempi di Ceausescu, <strong>De Magistris</strong>. Ossia esattamente lo sfidante dell’ <em>“uomo di Cosentino”</em>, del <em>“lacché dell’indagato per presunti contatti e legami con il clan dei Casalesi”</em>. E ha vinto con oltre il 65% dei voti, segno tangibile che la popolazione, sempre quella che avrebbe dovuto votare in massa per <em>l’uomo di Cosentino</em> e per il candidato preferito dalla Camorra, ha <strong>incoronato per acclamazione</strong> il Masaniello manettaro come nuova guida della stanca Napoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma allora? Era o non era Lettieri <em>l’uomo di Cosentino</em>, capace di controllare pacchetti e pacconi di voti nei <strong>quartieri malfamati</strong>? Era o non era la città immersa in un <strong>clima torbido</strong> dove le mani della Camorra arruffavano tutto e mettevano addirittura la croce sul candidato del centrodestra? O per caso stanno meditando di dirci che <strong>De Magistris è riuscito nel miracolo </strong>di cancellare la malavita locale, di eliminare (ancor prima di indossare la fascia tricolore) ogni ramificazione camorristica a Napoli?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma come… non l’aveva già fatto cinque anni fa <strong>Rosetta Jervolino</strong> quando, tra lo <strong>sconcerto generale</strong> e l’incredulità del globo terracqueo, riuscì a confermarsi Sindaco al primo turno con oltre il <strong>57% </strong>dei voti? Per tutta la campagna elettorale, l’ugola partenopea ci raccontava allarmata che la Camorra era in agguato, che<strong> i clan volevano cacciarla</strong>, che una strana aria aleggiava sul capoluogo campano. Sondaggisti ed esperti paventavano un sicuro ballottaggio, con la Jervolino a combattere voto su voto per la riconferma. La storia, come detto, andò in modo diverso. E la Camorra? <strong>Scomparsa</strong>, mai più una parola sulle infiltrazioni dei clan nelle urne. Anche perché sarebbe stato<strong> imbarazzante</strong> commentare il 66% ottenuto a Scampia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scene già viste, già sentite, e non solo a Napoli. Il prossimo anno si voterà a <strong>Palermo</strong>, per il Sindaco. Cinque anni fa vinse (al primo turno) il pidiellino Diego Cammarata: il suo sfidante, <strong>Leoluca Orlando</strong>, tuonò sconcertato per la mano di <strong>Cosa Nostra</strong> che si era infilata nell’urna, con le <em>“schede non regolari”</em>, con <em>“elettori defunti”</em>, e cose di questo tipo. Eh sì, perché la Mafia si era <strong>assentata</strong> da Palermo solo in un’occasione, nel 1993. <strong>Quando Orlando ottenne il 75,3% dei consensi</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tacere</strong>, a volte, è la cosa migliore da fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(C) RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><span style="font-size: medium;"><strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog">NOI VOGLIAMO LE PRIMARIE PER IL PDL. E TU?</a></strong></span></p>
<p><em>Scegliere <strong>noi</strong> per <strong>non</strong> far scegliere <strong>loro</strong>.</em></p>
<p><strong>NOI-NON-LORO</strong></p>
<p>E’  il momento. Il discorso è OLTRE Berlusconi. Vogliamo le primarie per il  PdL, altrimenti muore. Vogliamo scegliere il coordinatore. Il Sindaco e  il premier. Basta con scelte partitocratiche. Basta liti, basta veti, basta correnti. Non fate resistenza: anche senza primarie la vostra rottamazione sarà solo rimandata. E’ questione di tempo.</p>
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		<title>Il caso di Trieste: centrodestra diviso in 5</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/05/31/il-caso-di-trieste-centrodestra-diviso-in-5/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 13:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm4.static.flickr.com/3087/5781418262_257ec98ba1_z.jpg"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3021/5781418526_2d5eacfab0.jpg" alt="1 poltrona per 5" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Ecco il caso di Trieste. Emblematico perchè la sconfitta è stata cercata in tutti i modi: qui il centrodestra è riuscito a dividersi in 5, con altrettanti candidati Sindaco. E&#8217; una storia di faide interne, lotte tra correnti, bisticci, veti incrociati, mediazione romane e trattative estenuanti. Alla fine i triestini, che tradizionalmente sono pure di destra, hanno scelto la sinistra. Perché il centrodestra, impresentabile e arrogante, aveva già deciso il proprio suicidio.</p>
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<p>Uno, due, tre, quattro, cinque. No, non stiamo contando le pecorelle per addormentarci quanto prima e risvegliarci in un’Italia diversa. Stiamo semplicemente contando i <strong>candidati</strong> che il <strong>centrodestra</strong> (allargato a finiani ed udiccini) ha presentato alle Comunali di <strong>Trieste</strong>. Sì, avete letto bene: <strong>cinque candidati</strong>. Cinque per una poltrona, che ovviamente è andata all’esponente del <strong>centrosinistra</strong> con il 57,5% dopo dieci anni di amministrazione pidiellina. Parlare di disastro significa usare un eufemismo, perché ciò che è accaduto nel capoluogo giuliano è disarmante,<strong> sconcertante</strong>.</p>
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<p><strong>Faide interne</strong>, lotte tra correnti più o meno grandi del Popolo delle Libertà, bisticci degni di una classe di Asilo tra anime targate AN e anime marchiate Forza Italia. Il tutto condito da <strong>veti</strong> , <strong>minacce</strong>, mediazioni romane e  <strong>trattative estenuanti</strong>. E così, mentre il centrosinistra  chiudeva la pratica del proprio candidato con mesi d’anticipo grazie alle <strong>Primarie</strong>, il Pdl riusciva nell’<strong>impresa mai vista</strong> di presentare un proprio candidato (che non era quello inizialmente lanciato) salvo poi <strong>cambiare idea</strong> quando il povero Tononi (questo il cognome dello sventurato candidato per pochi giorni) aveva già mandato in stampa i propri manifesti.</p>
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<p>Conseguentemente, mentre  le varie cricche e i vari baroni del partito davano il via libera all’ex Governatore della Regione <strong>Antonione</strong>, la coalizione si squagliava: ex assessori che mettevano in piedi liste proprie, <strong>leghisti insoddisfatti</strong> che andavano per conto loro, <strong>udiccini e finiani autonomi</strong>, soli soletti.</p>
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<p>Il risultato di tutto ciò? Semplice: al primo turno il povero <strong>Antonione ha racimolato il 27%</strong>. Numeri da psicodramma collettivo per una città che <strong>di sinistra non è mai stata</strong> (il caso-Illy ricade nella casistica degli innamoramenti per i simboli cittadini, per i marchi da esportazione che vanno al di là dei partiti e degli schieramenti), per una città che il <strong>4 novembre 1954 </strong>festeggiava il proprio ritorno in Italia radunando un’incredibile folla di <strong>150.000</strong> persone che spontaneamente, in Piazza Unità, intonavano uno <strong>struggente ed indimenticabile “Fratelli d’Italia”</strong>.</p>
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<p>Un centrodestra che è riuscito a <strong>suicidarsi</strong>, a fare tutto il possibile per perdere. Un Pdl <strong>vittima dell’arroganza</strong> dei suoi capetti locali, dei suoi presunti uomini forti, gente che si ritiene onnipotente e potente. <strong>Sarebbero bastate le primarie</strong>, sarebbe stato sufficiente (per una volta) dare ascolto alle piazze ed ai mercati piuttosto che ai salotti di senatori e deputati disposti a tutto tranne che a contarsi. E invece no, zero primarie, zero conte, niente di niente. <strong>Candidati calati dall’alto</strong> e schieramenti devastati. Risultato: <strong>una Caporetto</strong>. Contenti loro, contenti tutti.</p>
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<p>(C) RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>E lui che ruolo ha avuto?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 09:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Ieri lo hanno ammesso senza vergogna, a Milano come a Napoli. Ormai possono. Il nuovo sindaco Pisapia ha raccontato di aver chiamato il Capo dello Stato di tutti gli italiani per ringraziarlo dei &#8220;preziosi suggerimenti ricevuti&#8221; per l&#8217;elezione di Milano. De Magistris, a Napoli, ha fatto lo stesso. Queste telefonate sono un&#8217;anomalia. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm3.static.flickr.com/2528/5780001063_a6d134b771_z.jpg"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3280/5780001257_72c8a5e187.jpg" alt="napolitano ruolo" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Ieri lo hanno ammesso senza vergogna, a Milano come a Napoli. Ormai possono. Il nuovo sindaco Pisapia ha raccontato di aver chiamato il Capo dello Stato di tutti gli italiani per ringraziarlo dei &#8220;preziosi suggerimenti ricevuti&#8221; per l&#8217;elezione di Milano. De Magistris, a Napoli, ha fatto lo stesso. Queste telefonate sono un&#8217;anomalia. Non era mai successo, mai, niente di simile. Ma che ruolo ha avuto il Capo dello Stato di tutti gli italiani in queste elezioni?</p>
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<p>Di solito, come vuole la prassi, il Presidente della Repubblica, ultimati conteggi e fatte le feste, chiama i neoeletti Sindaci delle grandi città per complimentarsi. Stavolta, invece, è <strong>accaduto l’opposto</strong>. Nel pomeriggio, <strong>De Magistris</strong> e <strong>Pisapia</strong> si sono presentati davanti alle telecamere annunciando che poco prima avevano telefonato a Napolitano. Sì, loro hanno preso la cornetta ed hanno chiamato il Quirinale. <strong>Non era mai successo</strong>. Il neo-eletto primo cittadino di Napoli ha voluto <strong><em>“trasmettere a Napolitano l’entusiasmo della città”</em></strong>, mentre Giuliano Pisapia ha voluto ringraziarlo per <strong><em>“la saggezza e per i preziosi consigli ricevuti”</em></strong>.</p>
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<p>Consigli? <strong>Quali consigli?</strong> Perché tutta questa fretta nel chiamare il Capo dello Stato? Qual è stato il <strong>ruolo di Napolitano</strong> nella campagna elettorale dei due candidati esterni al Pd? E’ una <strong>situazione inquietante</strong>, che getta più di un’ombra sui comportamenti del Presidente della Repubblica. Pisapia e De Magistris hanno fatto intuire quasi che il loro kingmaker, che il <strong>regista occulto </strong>delle loro candidature fosse proprio Napolitano. Hanno fatto capire che il Grande Vecchio li sosteneva, li apprezzava, che<strong> tifava per loro</strong>. Insomma, un Napolitano <strong>tutt’altro che al di sopra della contesa</strong>, tutt’altro che garante super-partes.</p>
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<p>A dire il vero, qualcosa avevamo percepito dai suoi comportamenti, dalle sue <strong>note sulle nomine</strong> di Ministri, dalle sue <strong>richieste anticostituzionali</strong> di verificare la maggioranza parlamentare come conseguenza della nomina di qualche sottosegretario. L’avevamo capito dai suoi pianti, <strong>dai suoi silenzi</strong>, dal non aver mai proferito parola sull&#8217; allucinante <strong>comportamento del Presidente della Camera</strong> Fini, promotore di una mozione di sfiducia al Governo. L’avevamo capito dai suoi rimbrotti, dalle sue<strong> pedanti sottolineature</strong> sulle leggi e sui decreti dell’Esecutivo. L’avevamo intuito dal suo ricalcare, sempre di più, le<strong> orme di Scalfaro</strong>.</p>
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<p>Ora ci è tutto più chiaro: Napolitano <strong>ha giocato la sua partita</strong>, si è schierato subdolamente, <strong>dietro le quinte</strong>. Ha lavorato per Pisapia e De Magistris, per il cambiamento, per <em>“liberare Milano e Napoli”</em> da Berlusconi. Ha mosso bene le sue pedine, ha giocato al meglio le proprie carte. Da oggi, però,  non potrà più celarsi dietro quell’<strong>aura di imparzialità </strong>che fino ad ora lo aveva protetto da ogni accusa o polemica politica.</p>
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<p>Da oggi, Napolitano è diventato il <strong>padre politico</strong> di Pisapia e De Magistris. Napolitano <strong>ha vinto le elezioni</strong>.</p>
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<p>(C) RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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