Articoli marcati con tag ‘elezioni’

Comunque vada è un disastro

martedì, 9 marzo 2010
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C’erano delle elezioni regionali da fare. C’erano delle liste dei candidati da presentare.

I° colpo di scena: la lista del Pdl non viene presentata nei termini stabiliti nel Lazio (stendiamo un velo pietoso sulle ragioni) e quella nella Lombardia viene esclusa in quanto ritenuta non accettabile dal tribunale d’appello (sulla base di un ricorso presentato dai radicali).

Dopo lo stupore e lo sconcerto di tutti (misto a godimento o sconforto a seconda dei casi), la maggioranza delle persone di buonsenso di entrambi i principali schieramenti – nonché del presidente della repubblica – convergono nel sostenere che non abbiano senso delle elezioni dove non è presente la parte politica maggioritaria. Dato che formalmente e in punta di giurisdizione la situazione non sembra risolvibile (almeno nel Lazio), bisogna trovare una ’soluzione politica’ e concordata, giacché il diritto democratico al voto viene considerato preminente rispetto al rigido rispetto delle regole.

Nonostante l’urgenza (per la campagna elettorale già in corso e l’imminenza della data delle elezioni) e nonostante le dichiarazioni di principio dei più sulla opportunità – di più – sulla necessità di trovare un accordo, questo accordo non pare trovarsi. Da una parte c’è l’affanno del Pdl di trovare una soluzione all’imbarazzante empasse in cui si trova e che cerca di coprire, dall’altro un atteggiamento sornione del Pd che da un lato mostra segni di disponibilità, dall’altro non vuole rinunciare a far pagare politicamente quell’empasse al Pdl.

II° colpo di scena: entra in campo con tutto il suo peso Silvio Berlusconi e il Pdl, che, forti del fatto di avere una schiacciante maggioranza nelle camere nonché del fatto di essere al governo, evidentemente non fidando sul responso favorevole dei tribunali né sulla reale disponibilità del Pd ad un accordo, decidono di forzare la situazione: emanando il famoso ‘decreto interpretativo’ (controfirmato dal presidente della repubblica).

Che tuttavia, più che una soluzione, si dimostra presto essere una complicazione ulteriore del problema che andava risolto.

Fioriscono i pareri contrastanti dei costituzionalisti sul decreto, cominciano a fioccare i ricorsi ai Tar regionali, il Pd annuncia dura ostruzione in parlamento e manifestazioni di piazza (con Di Pietro che chiede l’impeachment di Napolitano), ma soprattutto il Tar del Lazio ritiene quel decreto inapplicabile: la lista Pdl nel Lazio non esiste. In Lombardia, invece, il Tar da ragione a Formigoni e riammette la lista Pdl.

Tutto chiaro ora? No.

Nel Lazio, sulla base sempre di quel decreto, si ripresenta nuovamente la lista. Nella speranza (flebile) che stavolta possa essere accolta. In Lombardia la lista Formigoni potrebbe essere esclusa nuovamente se fossero accettati i ricorsi presentati alla sentenza del Tar.

Oramai è un confondersi di ricorsi su ricorsi, di ricorsi ai ricorsi, di appelli alla Consulta, di richiami al rispetto delle leggi e della salvaguardia delle istituzioni democratiche, di mobilitazioni di piazza annunciate di una parte e dell’altra.

Quello che è certo, oramai, è che queste elezioni regionali, per un verso o per l’altro, sarebbe meglio non farle. Anzi, sarebbe stato ancora meglio che non ci fossero mai state.

Come scrive Massimo Franco: “Il disorientamento nasce dalla sproporzione fra il problema tutto sommato minore delle liste e l’enormità del caos che ne è scaturito. Nessun nemico della Seconda Repubblica sarebbe riuscito ad inventare un piano per delegittimarla più perfetto di questa manifestazione involontaria di dilettantismo.”

Di Pietro: vattene in Iraq

domenica, 7 marzo 2010
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Ieri l’autobomba a Najaf: tre morti e tanti feriti. Poi altri attacchi. Colpi di mortaio sulla capitale. Siamo a più di venti morti e oltre cinquanta feriti. Edifici crollati, buttati giù da razzi e bombe. E’ il prezzo, purtroppo provvisorio, per poter votare in Iraq. E’ il prezzo della democrazia. Con un quarto di candidate donne, molte delle quali senza velo e vestite all’occidentale. Alle donne, infatti, spetterà per legge il 25% dei seggi. C’è la campagna elettorale, le città sono invase da manifesti e volantini.

Si vota, e 19.000.000 di iracheni vogliono votare. Intere famiglie faranno chilometri a piedi pur di esprimere il proprio voto. La voglia di immergere il dito nell’inchiostro non ha prezzo, non permette calcoli, non teme la stanchezza. Le liste son addirittura aperte a tutti: cristiani, sunniti, sciiti e laici. Tutti insieme. E pensare che da noi, in Italia, qualche politico populista con ambizioni dittatoriali vorrebbe far intervenire le Forze Armate perché è stato ammesso in lista il più votato partito del Paese. Che lezione. Dall’Iraq.

Se il Tar sfancula la Corte d’Appello

sabato, 6 marzo 2010
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E così, dopo tanto (inutile) sbraitare, dopo aver parlato di golpe e di “decreto criminale”, si scopre che l’errore (se vogliamo essere buoni e non dire di peggio) l’ha commesso la Corte d’Appello di Milano. Sì, perché Roberto Formigoni è stato riammesso in gara, e potrà trionfare alle elezioni regionali di fine mese. Un successo pieno, anche perché il decreto giustamente firmato ieri sera da Napolitano non è servito. Come hanno spiegato il Governatore uscente (e futuro) ed i suoi avvocati, “il Tar ha riconosciuto che l’ufficio elettorale della Corte d’Appello dopo aver accettato la nostra lista non aveva più alcun potere di intervento”. Una cosa che sembrava palese a tutti, anche perché il Consiglio di Stato aveva già ribadito più volte che i difetti contestati al listino di Formigoni non implicavano di certo l’esclusione della lista. Ma si sa, appena si vede l’ombra di Berlusconi, i nostri magistrati vengono colti da un improvviso attacco di bile, con la bava che esce dalla bocca. Un odio accecante che porta a fare di tutto e di più pur di colpire il Cavaliere. E, come stavolta, capita di farla fuori dal vaso, commettendo abusi su abusi.

Un’opposizione che non sa più dove andare a parare: prima giuravano che in caso di esclusione di Formigoni “Penati si sarebbe dimesso da qui ad un anno” (non ci credevano manco loro, ovviamente), adesso vogliono impugnare la sentenza del Tar, anche perché l’unico modo per vincere le elezioni è far fuori l’avversario ancor prima che le urne si aprano. Uno sbraitare fine a se stesso, ridicolo. Perfino Napolitano, eletto da loro e solo loro, ha spiegato chiaramente e nettamente perché quel decreto è stato firmato. Ma a loro, ne siamo sicuri, non andrà bene. Loro si affidano ai timbri quadrati anziché tondi, alla firma in meno, alle varie Corti d’Appello che fanno quello che non potrebbero e non dovrebbero. Se questo è il loro concetto di democrazia, se questo è il loro modo di intendere la trasparenza e la giustizia, siamo felici di essere antidemocratici.

Ma un mese fa era la sinistra a volere il decreto fascista per Bologna

sabato, 6 marzo 2010
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Nuovi slogan a sinistra

Gridano al golpe, pensano a mettere in stato d’accusa Napolitano, parlano di “decreto criminale”, si preparano a manifestazioni di piazza. Sono tutti lì, i capi e capetti dell’opposizione, della minoranza, a lagnarsi per il sacrosanto decreto interpretativo che non ha fatto nient’altro che chiarire meglio quant’era già previsto in materia elettorale, senza innovare un bel nulla (e meno male che loro non volevano vincere a tavolino…). Proviamo però a tornare indietro a qualche settimana fa, e andiamo a Bologna. In quel caso a chiedere il decreto, a chiedere urgenza e velocità era il Partito Democratico, che voleva tornare alle urne il più presto possibile. Volevano “il voto subito”, così da cancellare il Cinzia-gate e il ricordo di Flavio il breve, Sindaco di Bologna per meno di un anno. Studiarono emendamenti a decreti, provvedimenti urgenti, leggine ad hoc per il capoluogo emiliano. Speravano di aprire finestre e finestroni tardo primaverili. Niente. E quando si rispose loro che, a causa delle tardive dimissioni di Del Bono, non si poteva far niente, si levarono accuse indignate ed urla di dolore,  denunciando “il vero e proprio scippo della volontà popolare”. Secondo Di Pietro “la verità è che quelli del centrodestra non sono pronti, non gli conviene”, contestando a Berlusconi la mancata leggina per la città delle due Torri: “non trovano un minuto per fare una norma per le elezioni di Bologna”.

Quella volta sì che bisognava fare il “decreto criminale”, il “golpe”. Organizzarono addirittura sit-in per il “Voto breve”, Bersani disse che “è una vergogna vedere lo scarica barile del Governo che non sa decidere a fronte di un sindaco e di un Consiglio comunale che con rapidità ha messo la città in condizione di votare in breve tempo”, chiedendo senza mezzi termini di “votare in tempi assolutamente ravvicinati”. E siccome la legge non lo consentiva, bisognava fare un decreto, perché così pretendeva il Partito Democratico. Loro, i democratici, quelli che pensano solo a difendere la Costituzione, addobbandosi con sciarpe violacee. Poi, però, quando bisogna salvare la poltrona, o tutelare la propria casetta, il proprio fortino, ecco che si deve immediatamente fare una leggina, costi quel che costi. Altrimenti è una violenza da parte della maggioranza che calpesta i poveri cittadini, la solita prevaricazione berlusconiana.

A distanza di un mese, le cose cambiano, e i decreti diventano bastoni fascisti pronti a colpire la democrazia italiana. Si decidessero, una buona volta. Prima di parlare, urlare, fare cabaret, dovrebbero mettere ordine nella propria testa. Una volta fatto ciò, potrebbero pure iniziare a sperare di vincere qualche elezione.

Quando si cambiarono le regole (e nessuno fiatò)

venerdì, 5 marzo 2010
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Sembra quasi che la materia elettorale sia diventata improvvisamente un tabù, una cosa sulla quale nessuno può mettere mano. Un dogma di fede, che solo a toccarlo si rischia di andare all’Inferno. Basta ascoltare quanto i vari costituzionalisti vanno a dire in giro, sui giornali o in tv: impossibile qualunque azione del Governo o del Parlamento in questo momento. Eppure, i precedenti che smentiscono queste illustri opinioni ci sono, e non sono neanche pochi. Prendiamo il 1995: Oscar Luigi Scalfaro firmò senza batter ciglio un decreto legge per spostare la scadenza dei termini per la presentazione delle liste. Il motivo? Aiutare chi rischiava di non potersi presentare. L’anno prima, il peggior Presidente della Repubblica che l’Italia ricordi decise di sciogliere le Camere, indicendo le elezioni per il 27 marzo. Panico: i referendum voluti da Pannella rischiavano di essere mandati al macero. Sciopero della fame, della sete e solito teatrino radicale, con incatenamenti, imbavagliamenti, eccetera eccetera. Risultato, il Governo si intenerì e varò un decreto legge che prorogò di ben otto giorni il termine per la raccolta delle firme per le liste e di sette quello previsto per l’invio delle firme alla Cassazione. Pannella felice e contento, smise di denutrirsi e disidratarsi e riprese a mangiare e bere.

Venendo ad epoche più recenti, potremmo citare il caso-Lazio di cinque anni fa: la lista della Mussolini fu esclusa in prima battuta perché le firme non erano regolari (toh!). Poi, però, il Consiglio di Stato la riammise. Verrebbe da chiedersi se quelle firme erano o non erano regolari. Non lo sapremo mai. In Basilicata, anno del Signore 2000, una lista fu prima esclusa e poi riammessa. Il Prefetto decise di posticipare il voto per consentire agli esclusi poi recuperati di fare campagna elettorale. E del Molise vogliamo parlarne? Sempre nel 2000 furono ammesse ben due liste senza requisiti (Verdi e Comunisti Italiani), ma nessuno se ne accorse (maddai!). Si votò, l’Ulivo vinse per 600 voti e solo dopo ricorso della Casa delle Libertà il Tar sentenziò che sì, effettivamente quelle due liste non erano state autenticate. Il Consiglio di Stato confermò il verdetto del Tar e si tornò alle urne.

Come si vede, in materia elettorale i precedenti di correzioni in corso d’opera ci sono sempre stati. E di certo non ci si può scandalizzare se oggi si tenta legittimamente di far votare i cittadini per quello che vogliono, evitando così una corsa falsata in partenza e senza senso.

Un decreto per salvare la democrazia

giovedì, 4 marzo 2010
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Il caos liste è in continua evoluzione, con frenetiche riunioni per decidere il da farsi. Al momento, è certo che alle 21 di stasera Silvio Berlusconi salirà al Quirinale per consultazioni con Napolitano, che anche oggi si è detto “preoccupato” e ansioso “di voler capire come stanno le cose”. Al termine dell’incontro, si terrà con ogni probabilità un Consiglio dei Ministri che stabilirà il piano d’azione del Governo. Sembra che la soluzione più probabile sia il decreto legge, che permetterebbe alle liste escluse di tornare in pista. Su questo fronte, Bersani ha già fatto sapere ( un po’ ambiguamente) che il Pd non ci sta, mentre i suoi alleati amanti della legalità (quando non li tocca) radicali chiedono l’annullamento totale della tornata elettorale.

Decreto o no, leggina o no, qualcosa va fatto. Ne abbiamo scritto anche ieri: non può essere un timbro quadrato anziché tondo, o una firma in meno, a determinare una vittoria a tavolino di una forza politica. E’ un abuso, una forzatura, un attentato alla democrazia. Verrebbe leso il diritto su cui poggia un sistema democratico: il diritto di voto. Non può la burocrazia proibire ad un cittadino di esprimere la propria scelta, la propria preferenza. Non è tollerabile. Chissà, al di là dei comportamenti demenziali e incommentabili dei vari Milioni & sodali, che i giudici abbiano trovato la chiave per abbattere Berlusconi: non ci sono riusciti sotto il profilo penale, né sotto quello civile, si sa. Ora, però, ecco spuntare la magistratura amministrativa, che elimina il problema alla radice: la creatura politica del Cavaliere semplicemente non può partecipare alle elezioni. Semplice, banale. Una pratica con un vago sapore di Ventennio fascista. E’ chiaro che allo stato attuale non si può andare al voto. Si tratterebbe di consultazioni falsate, con un’astensione bulgara, che azzopperebbe in partenza il candidato che poi risulterebbe “vincitore” (tra virgolette, molte virgolette). E’ facilmente comprensibile l’azione del Governo. Non si può toccare il diritto di voto, altrimenti le conseguenze potrebbero essere drammatiche. Ad ora, però, si sta cercando una soluzione politica.

Una strada per tutelare gli elettori. I discorsi sui paninari, sugli emeriti coglioni che hanno causato questa deprimente ed imbarazzante situazione, verranno dopo. Ora c’è una cosa un po’ più importante cui pensare, la democrazia messa sotto scacco da timbri non in regola, firme un po’ così e faldoni abbandonati. Altrimenti, lo diciamo ancora: se alla Bonino furiosa piace tanto vincere facile, che alle elezioni ci vada da sola. E come lei, tutto il Pd. Bello vincere così, soli come era solito fare Milosevic  o come ancora oggi fa il dittatore nordcoreano. Applausi.

AGGIORNAMENTO ORE 22.40:  Al termine del colloquio tra Berlusconi e Napolitano al Quirinale, è stato deciso il rinvio del Consiglio dei Ministri inizialmente programmato per le 22.00 di oggi.

AGGIORNAMENTO ORE 20.07: La Corte d’Appello di Roma ha RIAMMESSO il listino della candidata alle regionali del Lazio Renata Polverini. Accolto il ricorso contro l’esclusione.

      Signori della legalità, dove eravate nel 2006?

      mercoledì, 3 marzo 2010
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      Scusate un attimo, ma tutti questi che oggi, anno 2010, fanno sofismi su sofismi, studiano tecnicismi su tecnicismi, e arrivano a chiedere addirittura le perizie calligrafiche sulle firme, col solo fine di escludere l’avversario politico dalla competizione elettorale, ecco, tutti questi signori dove erano ieri, diciamo nell’aprile dell’anno 2006, quando Romano Prodi si autoproclamò, come nelle più sgargianti dittature, Presidente del Consiglio ridendo e festeggiando in quella famosa piazza, dopo aver - diciamo così – vinto le elezioni politiche nazionali per 24.000 voti su 34.000.000 con una differenza tra le due coalizioni dello 0,06%? Dove erano questi signori della legalità e della democrazia, e perché non hanno chiesto il sacrosanto riconteggio dei voti, considerando che nelle grandi democrazie, come il Canada, il riconteggio scatta addirittura in automatico e per legge? Dove erano? Dove eravate? La risposta è semplice. Erano in quella piazza. Con l’autoproclamato presidente del Consiglio Romano Prodi.

      Risultati Referendum e Amministrative 2009 Comunali e Provinciali – LIVE

      lunedì, 22 giugno 2009
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      AMMINISTRATIVE

      PDL AVANTI TUTTA

      E SI RIPRENDE MILANO


      PASSANO DA CSX A CDX:

      Milano (p) – Belluno (p) – Venezia (p) – Crotone (p) – Savona (p) – Cremona (c) – Prato (c) – Ascoli Piceno (p) – Lecce (p) – Frosinone (p) – Caltanissetta (c)

      PASSANO DA CDX A CSX:

      - nessuna -


      FRANCESCHINI UBRIACO:

      INVERSIONE DI TENDENZA
      INIZIATO IL DECLINO DELLA DESTRA


      PRATO CADE DOPO 63

      ANNI DI DOMINIO ROSSO

      REFERENDUM

      MORTO E SEPOLTO

      AFFLUENZA AL 22%

      E’ RECORD NEGATIVO,MARONI: LO RIFORMO

      PD DELIRANTE:

      E’ IL SEGNO DELLA CRISI DEL PDL


      t u t t i   i    r i s u l t a t i

      REFERENDUM

      Quesito 1

      (premio maggioranza Senato)

      SI 80,3%
      NO 19,7%

      Affluenza 22,1%

      VALIDO: NO

      Quesito 2

      (premio maggioranza Camera)

      SI 78,7%
      NO 21,3%

      Affluenza 22,1%

      VALIDO: NO

      Quesito 3

      (candidature multiple)

      SI 90,2%
      NO 9,8%

      Affluenza 22,5%

      VALIDO: NO


      PROVINCIALI

      Milano (p)

      Penati 49,8%
      Podestà 50,2%

      (precedente: csx)

      Torino (p)

      Saitta 57%
      Porchietto 43%

      (precedente: csx)

      Brindisi (p)

      Saccomanno 55%
      Ferrarese 45%

      (precedente: csx)

      Venezia (p)

      Zoggia 48%
      Zaccariotto 52%
      (precedente: csx)

      Parma (p)

      Bernazzoli 60.7%
      Lavagetto 39.3%
      (precedente: csx)

      Prato (p)

      Gestri 50.8%
      Attucci 49.2%

      (precedente: csx)

      Taranto (p)

      Florido 52%
      Rana 48%

      (precedente: csx)

      Lecce (p)

      Capone 49%
      Gabellone 51%

      (precedente: csx)

      Grosseto (p)

      Antichi 43%
      Marras 57%

      (precedente: csx)

      Belluno (p)

      Bottacin 51%
      Reolon 49%

      (precedente: csx)

      Savona (p)

      Vaccarezza 53%
      Boffa 47%
      (precedente: csx)

      Ferrara (p)

      Zappaterra 57%
      Malaguti 43%
      (precedente: csx)


      COMUNALI

      Bologna

      Delbono 60%
      Cazzola 40%

      (precedente: csx)

      Firenze

      Renzi 60%
      Galli 40%

      (precedente: csx)

      Bari

      Emiliano 60%
      Di Cagno 40%

      (precedente: csx)

      Padova

      Zanonato 52%
      Marin 48%

      (precedente: csx)

      Prato

      Carlesi 49%
      Cenni 51%

      (precedente: csx)

      Ancona

      Gramillano 58%
      Bugaro 42%

      (precedente: csx)

      Cinisello B.

      Gasparini 53%
      Lio 47%

      (precedente: csx)

      Cremona

      Corada 49%
      Perri 51%

      (precedente: csx)

      .



      • ore 23,51 E con questo possiamo chiudere il nostro LIVE. Grazie a tutti!
      • ore 23,38 Su La7 il nostro commento al secondo turno: 11 a zeru (tituli).
      • ore 23,18 Berlusconi: “Nuova, sonora sconfitta per la sinistra” – Berlusconi in una dichiarazione: “La sinistra registra una nuova, sonora sconfitta. Un dato solo toglie di mezzo ogni discussione: prima di queste elezioni provinciali il Popolo della Libertà governava 5 milioni di persone interessate dal voto. Adesso ne governa ben 21 milioni. Il Popolo della Libertà, la Lega, la maggioranza e il governo escono ulteriormente rafforzati da queste elezioni. Ringrazio gli italiani per il consenso che hanno voluto accordare ancora più del passato al Popolo della Libertà, soprattutto in una competizione amministrativa influenzata dalle distorsioni mediatiche e dagli attacchi eversivi rivolti da un gruppo editoriale contro il presidente del Consiglio e il suo governo”.
      • ore 23,10 ++UFFICIALE: PDL CONQUISTA COMUNE DI CALTANISSETTA++ [precedente csx]

      • ore 22,58 ++UFFICIALE: PDL CONQUISTA PROVINCIA DI FROSINONE++ [precedente csx] Ancora una conquista.
      • ore 22,54 ++UFFICIALE: PDL CONQUISTA PROVINCIA DI LECCE++ [precedente csx] Anche questa è una vittoria molto importante.
      • ore 22,46 ++UFFICIALE: PDL CONQUISTA PROVINCIA DI ASCOLI PICENO++ [precedente csx] Altra conquista di un certo peso.
      • ore 22,36 ++UFFICIALE: PDL MANTIENE COMUNE DI BRINDISI++ [precedente cdx]
      • ore 22.32 ++UFFICIALE: PD MANTIENE PROVINCIA DI RIETI++ [precedente csx]
      • ore 22,26 ++UFFICIALE: PDL MANTIENE COMUNE DI ASCOLI PICENO++ [precedente cdx]
      • ore 22,22 Podestà dedica la vittoria a Berlusconi “Dedico questa vittoria al presidente Berlusconi, perchè credo che in questi 15 anni abbia regalato a tutti gli italiani una prospettiva diversa da quella che altri avrebbero pensato”. Lo ha detto il neoeletto presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà.
      • ore 22,20 ++UFFICIALE: PDL CONQUISTA PROVINCIA DI MILANO++ [precedente csx]
      Conquista fondamentale, la più importante delle Province in ballo. La battaglia è stata un testa a testa continuo: Podestà ha vinto per poco meno di 5,000 voti.
      • ore 22.09 ++UFFICIALE: PD VINCE PROVINCIA DI FERMO++ [nuova provincia]
      • ore 21.59 ++UFFICIALE: PD MANTIENE PROVINCIA DI TARANTO++ [precedente csx]
      • ore 21.55 A Milano, intanto, mancano pochissime sezioni e Podestà è in testa di quasi 5,000 voti.
      • ore 21,52 ++UFFICIALE: PDL CONQUISTA PROVINCIA DI VENEZIA++ [precedente csx] E anche questa è una conquista di un certo peso.
      • ore 21.51 ++UFFICIALE: PD MANTIENE COMUNE DI FOGGIA++ [precedente csx]
      • ore 21.49 Appassionante testa a testa anche per la Provincia di Lecce: i due candidati sono praticamente alla pari, la differenza è di 43 voti (quarantatre).
      • ore 21.46 ++UFFICIALE: PD MANTIENE PROVINCIA DI FERRARA++ [precedente csx]
      • ore 21,42 ++UFFICIALE: PDL CONQUISTA PROVINCIA DI CROTONE++ [precedente csx]
      • ore 21.35 ++UFFICIALE: PD MANTIENE COMUNE DI PADOVA++ [precedente csx]
      • ore 21,29 ++UFFICIALE: PDL CONQUISTA COMUNE DI PRATO++ [precedente csx] E questo è clamoroso, il Comune di Prato cade dopo 63 anni di dominio rosso.
      • ore 21.26 ++UFFICIALE: PD MANTIENE PROVINCIA DI PRATO++ [precedente csx] La differenza è di appena 2.000 voti.
      • ore 21,20 ++UFFICIALE: PDL CONQUISTA COMUNE DI CREMONA++ [precedente csx] Risultato importante per il PdL: Cremona è storicamente una città di sinistra.
      • ore 21.15 ++UFFICIALE: PD MANTIENE COMUNE DI POTENZA++ [precedente csx]
      • ore 21.15 ++UFFICIALE: PD MANTIENE COMUNE DI FORLI’++ [precedente csx]
      • ore 21.13 ++UFFICIALE: PD MANTIENE PROVINCIA DI AREZZO++ [precedente csx]
      • ore 21.11 ++UFFICIALE: PD MANTIENE COMUNE DI CINISELLO BALSAMO++ [precedente sx]
      • ore 21.02 Facciamo un salto a Milano, ormai manca poco (92 sezioni). Podestà è al 50,2% con 4,200 voti di vantaggio.
      • ore 20.56 ++UFFICIALE: PD MANTIENE PROVINCIA DI BRINDISI++ [precedente csx]
      • ore 20.53 ++UFFICIALE: PD MANTIENE PROVINCIA DI ALESSANDRIA++ [precedente csx]
      • ore 20,52 ++UFFICIALE: PDL CONQUISTA PROVINCIA DI BELLUNO++ [precedente csx]
      • ore 20.51 ++UFFICIALE: PD MANTIENE PROVINCIA DI ROVIGO++ [precedente csx]
      • ore 20.35 ++UFFICIALE: PD MANTIENE COMUNE DI BARI++ [precedente csx]
      • ore 20.32 ++UFFICIALE: PD MANTIENE PROVINCIA DI TORINO++ [precedente csx]
      • ore 20,31 ++UFFICIALE: PDL CONQUISTA PROVINCIA DI SAVONA++ [precedente csx]
      • ore 20.22
      Il segretario del Pd Franceschini canta vittoria: “E’ una chiara inversione di tendenza, è iniziato il declino delle destre”. E’ ubriaco, non c’è altra spiegazione.
      • ore 20.14 ++UFFICIALE: PD MANTIENE COMUNE DI FIRENZE++ [precedente csx]
      • ore 20.12 ++UFFICIALE: PD MANTIENE COMUNE DI BOLOGNA++ [precedente csx]
      • ore 20.10 ++UFFICIALE: PD MANTIENE PROVINCIA DI GROSSETO++ [precedente csx]
      • ore 19.52 Non si fa tempo a scrivere nulla su Milano. Ora Podestà allunga di nuovo: 50,34. Vantaggio di 5,500 voti.
      • ore 19.51 Ancora da Milano, quando siamo a due terzi dello scrutinio. Recupero di Penati, che ora si porta al 49,7. I voti di differenza sono 4,500.
      • ore 19.27 Torniamo a Milano: Podestà avanti di 5.000 voti per un 50,4 contro il 49,6.
      • ore 19.23 ++UFFICIALE: PD MANTIENE COMUNE DI ANCONA++ [precedente csx]
      • ore 19.17 ++UFFICIALE: PD MANTIENE PROVINCIA DI PARMA++ [precedente csx]
      • ore 19.07
      Ancora Milano: Podestà avanti di 3.000 voti per un 50,3 contro il 49,7.
      • ore 18.57 Milano davvero al cardiopalma: 50,03 a 49,97 a favore di Podestà.
      • ore 18.43 Veloce riepilogo sulle provinciali: a Milano è testa a testa. Il centrosinistra vince sicuramente a Torino, Parma, Ferrara, Prato e Grosseto.
      • ore 18.36 Totale scrutinato per le provinciali sul dato nazionale: 27,79%.
      • ore 18.26 Torniamo a Milano: un quarto dello scrutinio. Podestà 50,27% con 1300 voti di vantaggio.
      • ore 18.22 Ancora Maroni: querelerò chi ha parlato di “intimidazioni rivolte ai presidenti di seggio da parte del Ministero dell’Interno, è inaccettabile”.
      • ore 18.21 Il Ministro dell’Interno Maroni sta fornendo gli ultimi dati aggiornati sull’affluenza. In merito al Referendum ha dichiarato che “serve una revisione dell’istituzione, proporrò personalmente una riforma”.
      • ore 18.11 Lo scrutinio di Milano è davvero avvincente. 600 sezioni: Podestà al 50,12% avanti di 500 voti. Mancano, tuttavia, tutte le sezioni dei serbatoi rossi (rossi specialmente vista la scarsa affluenza) di Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni.
      • ore 18.08 Clamoroso a Milano! 424 sezioni su 2905: Penati 70.196 voti e Podestà 70197. Il candidato PdL è avanti di UN VOTO!
      • ore 18.04 Le tabelle qui sopra riportano sempre gli ultimi dati aggiornati.
      • ore 17.47 E infatti dalla Provincia di Milano arriva il primo aggiornamento di un certo peso: 315 su 2900 sezioni, e Penati passa in vantaggio: 50,5%.
      • ore 17.44 Siamo ancora all’inizio, le sezioni sono pochissime, ma alla Provincia di Milano i due candidati sono alla pari: 50 a 50.
      • ore 17.41 Primi dati dalla Provincia di Brindisi, 17 sezioni su 379: centrosinistra livemente avanti con il 51%.
      • ore 17.37 Primi dati dalla Provincia di Lecce, 2 sezioni su 804: centrosinistra livemente avanti con il 51%.
      • ore 17.25 Primi dati dalla Provincia di Rimini, 3 sezioni su 292: centrosinistra livemente avanti con il 50,4%.
      • ore 17.21 Primi dati dalla Provincia di Taranto, 4 sezioni su 546: il centrodestra è avanti 55 a 45.
      • ore 17.18 Primi dati dalla Provincia di Prato, 5 sezioni su 241: il centrosinistra è avanti 58 a 42.
      • ore 17.17 Primi dati dalla Provincia di Grosseto, 9 sezioni su 276: il centrosinistra è avanti 60 a 40.
      • ore 17.10 Primi dati dalla Provincia di Torino, 14 sezioni su 2316: il centrosinistra è avanti 55 a 45.
      • ore 17,06 Primi dati dalla Provincia di Venezia: il candidato del centrodestra è avanti con il 55% dei voti (5 sezioni su 862).
      • ore 17.03 Dalla Provincia di Parma: 125 su 469 sezioni, il candidato della sinistra Bernazzoli si avvia verso la vittoria sfiorando, per ora, il 60% dei voti.
      • ore 17.00 Dalla Provincia di Milano: è testa a testa! Penati 48,2 – Podestà 51,8 (24 sezioni su 2905).
      • ore 16.58 Primi dati dal Comune di Firenze, 7 sezioni su 361: il centrosinistra è avanti 57 a 43.
      • ore 16.50 Primi dati dalla Provincia di Ferrara, 5 sezioni su 407: il centrosinistra è avanti 51 a 49.
      • ore 16.46 Giorgio Tonini, responsabile area formazione Pd, dichiara a SkyTg24: “PDL in crisi con il Paese, lo dimostrano i dati del referendum”. Eh???
      • ore 16.39 Primi dati dalla Provincia di Milano: è testa a testa! Penati 49,6 – Podestà 50,4 (15 sezioni su 2905).
      • ore 16.30 Primi dati dalla Provincia di Parma: il candidato del centrosinistra è avanti con il 62% dei voti (19 sezioni su 469).
      • ore 16.28 Cicchitto: “Per italiani la riforma si fa in Parlamento“. “Al di là del risultato dei tre quesiti proposti, la bassissima partecipazione al voto sta a dimostrare che gli italiani hanno valutato negativamente la possibilità di modificare artificiosamente ed in modo forzato con il referendum la legge elettorale che, evidentemente, come noi da sempre abbiamo sostenuto, gli elettori hanno valutato essere materia da affidare al Parlamento”.
      • ore 16.26
      Calderoli esulta: “Vittoria della Lega“. “Messa come l’avevano messa, il risultato del referendum è una vittoria della Lega. Per come era stato fatto questo referendum era stato concepito per cercare di distruggere la Lega”.
      • ore 16.21 Casini
      : “spesi milioni di euro per nulla, gli italiani hanno bocciato il bipartitismo“. Quindi il nulla sarebbe la bocciatura del bipartitismo?
      • ore 16.20 Consola, in questo scenario, il dato dell’affluenza per le Comunali: 62% (44 Comuni su 99), ma il precedente era superiore al 78%.
      • ore 16.17 Provinciali, affluenza al 44,3% (precedente 71.2%), 1300 comuni su 1608.
      • ore 16.14 Referendum, affluenza al 20,25% (7500 su 8100)
      • ore 15.53 Provinciali, affluenza al 44,0% (precedente 71.1%), 770 comuni su 1608.
      • ore 15.51 Referendum, affluenza al 18,5% (6204 su 8100)
      • ore 15.42 Disastrosa, per il momento, anche l’affluenza alle Provinciali: 43,21% (precedente 71.2%), 477 comuni su 1608.
      • ore 15.39 Il Presidente della Camera commenta il disastroso risultato del refendum (a scrutinio aperto). “I quesiti erano troppo tecniciha detto Finie sicuramente c’è una certa stanchezza da parte degli elettori. Era prevedibile che fosse questo l’esito dei referendum, anche se mi dispiace dirlo”.
      • ore 15.36
      Intanto l’affluenza al referendum supera il 17% (3674 su 8100)
      • ore 15.33 Arrivano i primi dati, parziali, dell’affluenza per le provinciali: per 280 comuni su 1608 il dato è al 42,71% (precedente 70.3%)
      • ore 15.28 2.700 Comuni: affluenza sempre sotto il 17%.
      • ore 15.24 Quasi duemila Comuni su 8.000: l’affluenza è sotto il 17%. Ci avviciniamo al record negativo. Il referendum è morto e spolto.
      • ore 15.19 Prima sezione su oltre 61.000: il sì, per il primo referendum, è intorno all’87%.
      • ore 15.15 600 comuni su 8.100: affluenza intorno al 15%.
      • ore 15.05 Il Viminale inizia a comunicare i dati relativi all’affluenza: 25 comuni su 8.100 e il dato è sotto il 20%.
      • ore 15.00 Chiusi i seggi!
      • ore 14.49 Mancano dieci minuti. Un risultato è in realtà già scontato: il quorum del referendum non è lontanissimo. Ma di più.
      • ore 14.39 Mancano venti minuti alla chiusura dei seggi. Ricordiamo che lo scrutinio inizierà con le schede dei referendum.
      • ore 14.30 Iniziamo ora, puntualissimi alle ore 14.30, il nostro LIVE per seguire insieme i risultati dei referendum e dei ballottaggi delle amministrative 2009.