Articoli marcati con tag ‘di pietro’

L’insostenibile democraticità della sinistra

sabato, 13 marzo 2010
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Oggi la sinistra scenderà in piazza. Per protestare. Innanzitutto – e questo è il motivo che ha ispirato la manifestazione – per l’evidente antidemocraticità di Berlusconi, del governo e di tutto il Pdl nel cercare di fare tutto il possibile per far partecipare alle elezioni regionali nel Lazio la lista del partito più importante e con maggior numero di voti in quella regione. Chiara antidemocraticità, per la verità, caldeggiata e controfirmata, nell’occasione, dal Presidente della Repubblica, quel rinnegato ex-comunista di Giorgio Napolitano. Ma il giudizio su quest’ultimo va distinto tra quelli come Antonio Di Pietro – seguito da tutto il ‘popolo viola’ – che ne ha addirittura chiesto l’impeachment, e quella di Bersani e del Pd, che sostengono invece che il PdR non potesse fare diversamente da come ha fatto, ritenendo il suo atteggiamento solo una inevitabile neutralità istituzionale priva di colpe. Quello che pare certo – perché molto vi si è lavorato nell’ombra – è che la posizione di Di Pietro su Napolitano sarà posta in sordina, possibilmente annullata, per opportunismo politico e per un più efficace ritorno elettorale della manifestazione. Nonostante che anche gli ultimi pronunciamenti del Tar confermino che il Pdl nel Lazio non avrà una propria lista, oggi non mancherà egualmente la grande manifestazione di sdegno della sinistra contro il sopruso del Pdl, uno sdegno tale da farla ritrovare nuovamente unita in piazza per sostenere la ‘vera‘ democrazia: quella che potrebbe consentire loro di vincere con un avversario menomato. Ma non importa: per una ‘vera‘ democrazia l’essenziale è che vinca la parte ‘migliore‘, in qualsiasi modo. Certo, loro avrebbero preferito competere alla pari e sarebbero stati disponibili a correggere una situazione di imparità sia pure frutto di una colpa altrui, ma purtroppo non è stato possibile evitare questa incresciosa situazione. Mentre sono stati possibili, da parte del Pd, una serrata serie di diffide preventive e di ricorsi a tutti i livelli cui poter ricorrere pur di mantenerla. Ma tant’è. Anche questa è democrazia.

Tutti in piazza, dunque. E viva la democrazia.

PS: in occasione di una manifestazione per la ‘vera’ democrazia e contro i soprusi torna molto utile anche questo. Anche se, altrettanto legittimamente, c’è chi interpreta la questione diversamente o in modo opposto. Ma la ‘vera‘ democrazia è anche questo: volere a tutti i costi la libertà d’espressione di un Santoro o un Travaglio, ma volere ‘cacciare a pedate’ un Minzolini.

Di Pietro: vattene in Iraq

domenica, 7 marzo 2010
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Ieri l’autobomba a Najaf: tre morti e tanti feriti. Poi altri attacchi. Colpi di mortaio sulla capitale. Siamo a più di venti morti e oltre cinquanta feriti. Edifici crollati, buttati giù da razzi e bombe. E’ il prezzo, purtroppo provvisorio, per poter votare in Iraq. E’ il prezzo della democrazia. Con un quarto di candidate donne, molte delle quali senza velo e vestite all’occidentale. Alle donne, infatti, spetterà per legge il 25% dei seggi. C’è la campagna elettorale, le città sono invase da manifesti e volantini.

Si vota, e 19.000.000 di iracheni vogliono votare. Intere famiglie faranno chilometri a piedi pur di esprimere il proprio voto. La voglia di immergere il dito nell’inchiostro non ha prezzo, non permette calcoli, non teme la stanchezza. Le liste son addirittura aperte a tutti: cristiani, sunniti, sciiti e laici. Tutti insieme. E pensare che da noi, in Italia, qualche politico populista con ambizioni dittatoriali vorrebbe far intervenire le Forze Armate perché è stato ammesso in lista il più votato partito del Paese. Che lezione. Dall’Iraq.

C’è il decreto, e Di Pietro invoca le forze ARMATE

venerdì, 5 marzo 2010
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Il consiglio dei ministri dovrebbe varare in serata un decreto interpretativo per permettere la regolare competizione elettorale in Lombardia e Lazio. Nel frattempo, merita di essere registrato il solito tono garbato e per niente sopra le righe di quell’istigatore violento, fascista e socialmente pericoloso che corrisponde al nome di Antonio Di Pietro:

Di Pietro: “Abuso di potere. Andrebbe fermato con le forze armate”

Quest’uomo è impazzito. Dopo che lui e gli altri compagni di merende hanno portato un pazzo a tentare di uccidere Berlusconi, oggi alzano ancora il tiro. Le forze armate. Le bombe. Gli spari. Di Pietro vuole il morto nelle piazze?

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aggiornamento ore 22.00

Approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto legge “interpretativo”. In sala stampa Maroni ha spiegato che “non cambia e non modifica le leggi esistenti”. Secondo il Ministro dell’Interno il decreto legge potrebbe essere pubblicato già domani sulla Gazzetta Ufficiale.

Su Repubblica leggiamo:
“E’ una forzatura non costituzionale. E’ evidente che la retroattività è incostituzionale: per porre rimedio a una situazione complicata, si è fatto peggio”. Così Giorgio Rebuffa, professore di Diritto costituzionale all’Università di Genova. “Se c’è accordo da parte del capo dello Stato, ritengo che quella di un decreto interpretativo sia l’unica strada praticabile”, sostiene il costituzionalista Annibale Marini.
Come vedete, ci sono diversi pareri. Ora ci sarà la gara a raccontare e descrivere questo decreto come fascista, illegale, incostituzionale, irresponsabile (come ha fatto su Skytg24 una “esperta costituzionalista” con al collo una sciarpa viola – ve lo giuro), ma evidentemente non è proprio così.

Braveheart Barbato – Cuore impavido

lunedì, 15 febbraio 2010
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Avete presente l’onorevole Franco Barbato dell’Italia dei Valori? Il suo film preferito è indubbiamente “Braveheart“, il capolavoro di Mel Gibson. Deve averlo visto tante volte, visto che nel recente congresso dell’Italia dei Valori ne ha dato dimostrazione pratica. Guardate il video qui sotto, e guardatelo immaginando William Wallace, l’eroe scozzese, nel suo storico discorso sulla libertà:I nostri nemici possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la libertà“. Un capolavoro. Ora guardate la versione Barbato:

Candidiamolo all’Oscar.

Il manettaro Di Pietro segretario del Pd

sabato, 13 febbraio 2010
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Siate gentili. Smettiamola con questa sceneggiata, nominate immediatamente il manettaro Antonio Di Pietro segretario del Partito Democratico. E’ inutile mantenere Bersani, o Veltroni o Franceschini, non serve a niente. Chi comanda è solo lui: Di Pietro. Prendete il caso Bertolaso, il Pd poteva scegliere tra due posizioni, entrambe legittime: chiederne o non chiederne le dimissioni. Ebbene, in un primo momento la linea del Pd è stata chiara: niente dimissioni. Bersani è stato chiarissimo:

“Io non chiedo le dimissioni di Bertolaso”

E non solo, si sprecavano gli attestati di stima al sottosegretario. Sentite Parisi: “Ho stima per le qualità dell’uomo che ho personalmente sperimentato”. Il responsabile Giustizia del Pd Andrea Orlando: “Non chiediamo le dimissioni per un motivo di correttezza istituzionale. Bertolaso ha avuto solo un avviso di garanzia e l’indagine è agli inizi”. Sentite Gentiloni: “Non voglio credere che Guido sia coinvolto” (proprio così: “Guido”). Mica è finita. Ecco Realacci: “il nostro sistema di protezione civile è uno dei migliori al mondo, e questo grazie a chi ci lavora da tempo, come Bertolaso”.

Chiaro? Beh, sì. Ma oggi è cambiato tutto. Il vero leader del Pd, Antonio Di Pietro, chiede a gran voce le dimissioni di Bertolaso. Anzi è pronto a presentare una sfiducia parlamentare al sottosegretario. E Bersani che fa? Cambia idea. Radicalmente. Rinnega la propria posizione, e dichiara:

“Noi chiediamo le dimissioni di Guido Bertolaso”.

Caspita. E se non si dimette? “Le chiederemo nelle sedi istituzionali”. Che è la stessa identica posizione di Di Pietro, niente di più e niente di meno. Un bella giravolta per l’ex comunista Bersani, che si è messo subito ad obbedire agli ordini di Di Pietro, un manettaro e populista di destra.  Tanto ormai comanda lui. Auguri.

L’Italia degli ex Valori

martedì, 9 febbraio 2010
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Sul Fatto Quotidiano di oggi, il graficamente orribile Gazzettino delle Procure e delle Manette, troviamo il consueto appuntamento settimanale con l’intervista di Luca Telese a Antonio Di Pietro. Olè. Già il titolo è qualcosa di fenomenale: “Non potevamo dare la Campania ai casalesi. Potevo saltare dalla finestra, ho preferito condire la minestra con delle garanzie”. Il riferimento, ovvio, è alla candidatura dell’indagato De Luca in Campania, candidatura che avrà l’appoggio del partito degli onesti dell’Italia dei Valori.

Proprio loro, i moralisti. Che per conquistare la poltrona si inventano il patto con l’indagato, l’ennesima messa in scena di Di Pietro. Una spiegazione oggettivamente ridicola, perchè a questo punto Di Pietro potrebbe allearsi tranquillamente pure con Berlusconi. Tanto è vero che pure il Fatto sembra scaricare l’ex pm. In apertura troviamo l’ennesimo editoriale di Travaglio che su De Luca ha (ovviamente) le idee chiare: colpevole. Segue una intervista a De Magistris: “Caro Tonino, così non va”. Altro articolo: “il web discute: siete ufficialmente nella Casta“. Insomma, l’appoggio a De Luca agita gli elettori duri e puri dell’Italia degli Onesti. Anzi, degli ex onesti…

Un covo di ghigliottinari con la bava alla bocca

sabato, 6 febbraio 2010
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Tra un abbraccio (mortale) e l’altro, con un Pierferdinando Casini “preoccupato” per la piega che sta prendendo il suo già traballante disegno politico, si avvia alla conclusione il primo storico Congresso di loro dell’Italia dei Valori che, dopo aver tanto parlato di democrazia e di trasparenza, si sono decisi (dopo undici anni) a riunirsi per eleggere il proprio duce. Prima infatti, si erano tenute solo Assemblee Nazionali. E’ stato un evento, non c’è che dire. Tutti i delegati che alzano le mani in alto “per mostrare a tutti che sono pulite”, Tonino che sente la necessità di “ripulire la piazza per fare il bene della democrazia”, di “buttare a mare Berlusconi e il suo governo”. Insomma, il solito sproloquio da Ventennio nero condito dall’abituale folklore cui il trebbiatore più celebre d’Italia ci ha abituato.  Eppure, va detto, il manettaro che va a cena con Contrada ha provato a fare il politico… ha ordinato ai suoi seguaci l’inversione di rotta, promettendo (a Bersani) che lavorerà per costruire l’alternativa alla destra, perché lui all’opposizione si è stufato di stare. E vabbè. Ma l’opera teatrale sapientemente messa in atto è andata a farsi benedire ben presto, quando sul palco è stato fatto salire il celeberrimo Gioacchino Genchi, gola profonda delle procure, indefesso ascoltatore dei fatti altrui, frequentatore di salotti tv e programmi d’approfondimento di seconda serata.

Il Gioacchino è stato un fiume in piena, il suo gargarozzo è diventato violaceo, il triplo mento trasudava di tutto: “Nel lancio della statuetta del Duomo di Milano a Berlusconi non c’è nulla di vero”, ha urlato l’ospite capace di scaldare il cuore dei dipietristi duri e puri. “Lo posso dire io, che ho esperienza in polizia, e lo testimoniano i video che tanti giovani propongono su Youtube per capire che nel lancio non c’è nulla di vero. E non si ferma qui il “consulente delle procure”, che fa lo scemo e sghignazza sull’attentato subito dal Premier, parlando di pantomima coronata da quel fazzoletto nero ed enorme che sembrava quello di Silvan”. Che ridere! Che ridere!! Chissà da quanto tempo si era preparato l’intervento, lo spione Genchi, papabile leader futuro dell’ Iddivvù forcaiola.

La tregua, povero Bersani, è durata ben poco. L’anima di questo partito è quella, e l’anima non si cambia. Si possono indossare maschere, si possono recitare copioni di circostanza, ma mai potrai sopprimere quello che sei. Un covo di ghigliottinari con la bava alla bocca.

Di Pietro vendeva posti in lista per 50.000 dollari

venerdì, 5 febbraio 2010
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Di Pietro e di Domenico negli Usa

Ieri Di Pietro era stato categorico: “In America con Di Domenico? No, lo escluderei”. Passo indietro: Di Domenico è il fondatore, con l’ex pm, dell’Italia dei Valori (e pure ex segretario), l’avvocato delle foto con Contrada, oggi grande accusatore di Antonio Di Pietro.

Bene, oggi scopriamo che sul viaggio in America Antonio di Pietro ha mentito. Ha raccontato l’ennesima balla. Perché sì, negli Stati Uniti Di Pietro c’è stato proprio con Di Domenico. Lo rivela lo stesso ex fondatore, e per confermarlo senza alcun dubbio sfodera una fotografia che lo ritrae, in un resort di Miami, proprio con Di Pietro.

E non è finita. Cosa ci facevano i due in America? Erano a caccia di fondi, di soldi, di denaro. Tutto nasce da tale Gino Bianchini, un ingegnere (anzi no, la laurea poi si scoprì falsa, ma all’Italia dei Valori queste cose non importano…) che si propone direttamente a Di Pietro: offre “cospicui finanziamenti, grazie a potenti amici nell’ambiente politico e imprenditoriale di Al Gore”. Ovviamente, i soldi non sono per niente. Tutto è condizionato alla candidatura del finto ingegnere al Senato. E già qui, la presunta superiorità morale ed etica di Di Pietro va a farsi benedire: ma come, proprio lui, “vende” i posti nelle liste del suo partito? Mica male. E attenzione, non si tratta solo di parole. Era tutto dannatamente serio: l’ingegnere staccò un bell’assegno di 50.000 dollari per la sua “candidatura”. Quello era l’anticipo per il posto in lista. Quello era il prezzo per essere messo in lista da Di Pietro.

l'assegno: 50.000 dollari per un posto in lista

E non è finita. Di Domenico racconta che, nel corso delle cene per la raccolta fondi, “Di Pietro puntualmente si allontanava con un pretesto qualsiasi non appena si parlava di quattrini. Una, due, tre volte, la cosa insospettiva“. Dove andava Di Pietro?