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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; cuba</title>
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		<title>La rivoluzione va in pensione</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 12:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Aprile 2011. A Cuba Fidel Castro appare forse per l&#8217;ultima volta in pubblico, appoggia la propria mano sul pugno teso del fratello, e saluta tutti. Il rivoluzionario lascia ufficialmente ogni carica politica. Il fratello Raul, intanto, promette cambiamenti epocali: a Cuba si potrà addirittura acquistare una casa. Riforme davvero epocali. La rivoluzione va in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5044/5642661961_8cef9a8d69_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5141/5642662127_a5b5355f00.jpg" alt="castro addio" width="280" height="391" /><br />
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<p>Aprile 2011. A Cuba Fidel Castro appare forse per l&#8217;ultima volta in pubblico, appoggia la propria mano sul pugno teso del fratello, e saluta tutti. Il rivoluzionario lascia ufficialmente ogni carica politica. Il fratello Raul, intanto, promette cambiamenti epocali: a Cuba si potrà addirittura acquistare una casa. Riforme davvero epocali. La rivoluzione va in pensione.</p>
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<p>No, Breznev non l’avrebbe mai fatto. Lui non si sarebbe mai presentato al Congresso del Partito Comunista indossando una <strong>tuta marca Fila</strong> sopra una <strong>camicia scozzese</strong>. No, altri tempi. Il potere sovietico esigeva tutt’altro look: medaglie al petto, mostrine e decorazioni bene in vista, sguardo più o meno vigile. Trent’anni dopo, a Cuba, si è chiuso una pezzo della storia del Novecento. <strong>Fidel Castro molla il potere</strong>, ufficialmente. E’ vero che già da qualche anno aveva delegato funzioni e mansioni al fratello Raul, ma da ieri il vecchio Comandante non riveste più alcuna carica, nemmeno quella di Segretario del Partito.</p>
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<p>E così, tra la commozione e i <em>¡Viva!</em> urlati dai deputati e dalle deputate, un <strong>muto Fidel</strong> è apparso forse per l’ultima volta in pubblico,  appoggiando la propria mano sul pugno ben teso del fratello, vestito in guayabera bianca, come tutti gli altri componenti dell’élite designata a guidare la Cuba del domani. <strong>Del domani si fa per dire</strong>, visto che l’età media dell’Ufficio politico del PCC appena costituito è di 67 anni.</p>
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<p>Eppure, dietro questa apparente rinfrescata ad un regime di <strong>mummie</strong> prossime all’imbalsamazione, si nasconde un <strong>cambiamento epocale</strong>: Raul promette che ci saranno riforme, che sarà possibile acquistare casa, che un po’ di mercato a Cuba entrerà. Certo, l’obiettivo retorico resta quello <strong><em>“dell’evitare un ritorno al capitalismo”</em></strong>, ma era difficile attendersi altro da uno show programmato per celebrare l’addio ante-mortem del vecchio Comandante. <strong>Un regime non lo si cambia in due ore </strong>(qualcuno lo dica a Sarkozy, Cameron e Obama), neppure in due mesi. Ci vuole tempo, ci vuole pazienza. <strong>Cuba era Fidel</strong>, ed ora questo legame imprescindibile è venuto definitivamente meno.</p>
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<p>L’ultimo atto del <em>barbudo</em> è stato quello di firmare un decreto in cui si fissa il limite di <strong>due mandati</strong> da cinque anni per chi sarà chiamato a ricoprire le più alte cariche dello Stato e del partito. Una riforma che per ora rimane sulla carta, dal momento che la nuova coppia al potere sarà formata da due anziani signori di <strong>81 e 79 anni</strong> che accompagnavano Fidel nella Sierra Maestra più di cinquant’anni fa.</p>
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<p>Molti diranno che in fin dei conti non è cambiato niente, che si tratta esclusivamente di un <strong>maquillage</strong> non più rimandabile. Può essere, per carità. Eppure, senza la <strong>presenza ingombrante </strong>del Regime impersonificato dal sigaro e da quella divisa olivastra vista e rivista per mezzo secolo, sarà probabilmente più facile avviare quel cambiamento che porterà Cuba, prima o poi, a diventare un<strong> Paese normale</strong>, dove un uomo potrà dire di essere cittadino e non più <strong>rivoluzionario a vita</strong>.</p>
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		<title>La Cuba &#8220;più diversa e più libera&#8221; amata da Gianni Minà&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 12:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dite a Gianni Minà, colui che si è autodefinito “l’artista che ha affermato la televisione e il suo linguaggio”, che la bloggera che tanto detesta, quella che ha la colpa di non vedere e di non raccontare al Mondo diffidente “le conquiste sociali che rendono Cuba diversa, più libera”, è stata brutalmente sequestrata e picchiata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Gianni Minà" src="http://farm3.static.flickr.com/2469/4085166031_9e0d89308a_o.jpg" alt="" width="500" height="380" /></p>
<p style="text-align: center">
<p>Dite a <strong>Gianni Minà</strong>, colui che si è autodefinito <em>“l’artista che ha affermato la televisione e il suo linguaggio”</em>, che la <em>bloggera</em> che<a href="http://www.daw-blog.com/2009/05/16/mina-e-la-bloggera-impertinente/"> tanto detesta</a>, quella che ha la colpa di non vedere e di non raccontare al Mondo diffidente <strong><em>“le conquiste sociali che rendono Cuba diversa, più libera”</em></strong>, è stata brutalmente <strong>sequestrata e picchiata </strong>da agenti della Sicurezza dello Stato.  <em>“Mi hanno <strong>tolto i vestiti,</strong> mi hanno messo le gambe verso l’alto e la <strong>testa in giù</strong> per caricarmi in macchina”</em>, ha raccontato <strong>Yoani Sanchez</strong>, curatrice del blog <a href="http://www.desdecuba.com/generaciony/">Generacion Y</a>. “<em>Con un ginocchio mi facevano <strong>forza contro il petto</strong> e io gli stringevo i testicoli. Poi mi hanno <strong>picchiato in testa</strong>”</em>.</p>
<p>Gli energumeni del civilissimo e democraticissimo governo dei fratelli Castro le avrebbero anche detto <strong><em>“fino a qui sei arrivata. Non farai più niente”</em></strong>. Insomma, un avvertimento molto chiaro in perfetto stile mafioso. Ma siamo sicuri che anche stavolta il prode amico dei dittatori ribadirà che si tratta di <strong>squallide mistificazioni</strong>, di episodi riconducibili a quello<em> &#8220;<strong>sforzo palese</strong> per controbattere il <strong>vento di simpatia nei riguardi di Cuba </strong>che spira nel continente latinoamericano e anche nella parte progressista degli Stati Uniti”</em>. Ne siamo certi.</p>
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		<title>Minà e la &quot;bloggera&quot; impertinente</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2009 16:21:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_215" class="wp-caption alignleft" style="width: 311px"><img class="size-full wp-image-215" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/05/minacastro.jpg" alt="Gianni Minà e l'amico Fidel" width="301" height="256" /><p class="wp-caption-text">Gianni Minà e l&#39;amico Fidel</p></div>
<p>Sappiamo da tempo che <em>“a uno dei cinquanta, cento operatori culturali, comunicatori, o artisti che hanno ideato e affermato, in Italia, la televisione e il suo linguaggio; a uno dei giornalisti italiani più conosciuti all’estero”</em>, <strong>non si può toccare Cuba né il suo capo</strong> più o meno indiscusso ed assoluto, Fidel Castro. Stavolta però, Gianni Minà è andato oltre, attaccando in modo impietoso e a dir poco squallido, <strong>Yoani Sánchez</strong>, la titolare del blog <a href="http://desdecuba.com/generaciony/"><strong>Generación Y</strong></a>, giovane donna che da un pc di L’Avana vuole far conoscere al Mondo l’altra faccia di Cuba, tutto ciò che il regime non mostra e non vuole che si sappia, correndo rischi e pericoli. Yoani non potrà presentare il suo libro <a href="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/rizzoli/libro/3052_cuba_libre_sanchez.html"><em><strong>“Cuba Libre”</strong></em></a> alla Fiera Internazionale del Libro di Torino perché le autorità castriste <strong>le hanno negato il visto</strong>. Ma a Minà questo va bene. Tutti sanno che <em>“<strong>Cuba ha raggiunto in questi anni standard d’eccellenza</strong> nell’educazione, nella sanità, nella protezione sociale, nella cultura, nello sport”</em>.</p>
<p>Tutti? Lasciamo perdere. Ma l’accusa <em>da Torquemada</em> è che la blogger  <strong><em>“fa finta di non sapere questo”</em></strong>. Certo,  il fatto che nell’isola nessuno abbia mai potuto depositare una scheda elettorale in un’urna, che esista il reato d’opinione, che per essere ammessi agli studi di livello superiore si debba dimostrare di possedere una serie di requisiti ideologici, non conta. E’ più gratificante <strong>cantare le lodi del regime</strong>, santificarne la meravigliosa efficienza della sanità locale, dire che <em>“<strong>queste conquiste sociali rendono Cuba diversa, più libera</strong>, dai Paesi che invece sono stati prigionieri del neoliberismo e del mercato”</em>.</p>
<div id="attachment_217" class="wp-caption alignright" style="width: 205px"><img class="size-medium wp-image-217" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/05/minisanchez1-195x300.jpg" alt="la copertina di &quot;Cuba Libre&quot;" width="195" height="300" /><p class="wp-caption-text">la copertina di &quot;Cuba Libre&quot;</p></div>
<p>Una gran bella faccia tosta. Minà accusa la <strong><em>“bloggera che sfida Castro”</em></strong> (per l’ ideatore della televisione e del suo linguaggio in Italia è ben più che semplice lesa maestà) di essere una cialtrona, di essere una creatura del Nord sfruttatore, di voler <em>“creare malessere nella società cubana”</em>. Perché, denuncia l’aedo del castrismo,<em> “c’è ancora uno <strong>sforzo palese per controbattere il vento di simpatia nei riguardi di Cuba</strong> che spira nel continente latinoamericano e anche nella parte progressista degli Stati Uniti”</em>.</p>
<p>Citando Pierluigi Battista, <em>“Minà ha descritto le meraviglie della sanità cubana con gli stessi toni con cui gli apologeti del fascismo lodavano i treni in orario e quelli dell’Urss l’efficienza del sistema scolastico sovietico. Salvo poi vedere come tutto fosse<strong> pura, ingannevole propaganda di regime</strong>”</em>. Appunto. E siamo sicuri che Minà, tanto amico di Fidel &amp; co. non avrebbe mai chiesto, nella sua veste di intervistatore ufficiale del dittatore, di concedere alla Sánchez il permesso di venire in Italia. D’altronde<strong> non ha mai aperto bocca sugli scrittori cubani messi in galera</strong> per aver semplicemente espresso la propria opinione.</p>
<p>Ma Yoani non chiedeva questo all’  “artista che ha affermato la televisione e il suo linguaggio”. Chiedeva, con una semplicità straordinaria, di annotarsi qualche domanda da porre al Lider Maximo: perché non permette ai cubani di fondare un giornale o una radio? Perché non concede ai giornalisti di poter scrivere pubblicamente critiche al governo del Paese?  <strong>Semplici domande che l’aedo non farà mai</strong>.</p>
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