
Come ogni Soviet che si rispetti, il Politburo (pardon, il plenum) del Csm ha approvato in modo bulgaro, con il solo “no” dei membri laici in quota centrodestra, il documento che accusa Silvio Berlusconi di aver denigrato e delegittimato la magistratura. Il documento sarebbe il risultato dei “frequenti attacchi del premier verso le toghe”. Repubblica parla di un “fascicolo” che è andato via via ingrossandosi. In pratica, i solerti togati si segnavano tutte le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, preparando la vendetta, la contromossa, il modo per cui infilzarlo ancora una volta. Ci provano costantemente, è una loro ossessione, un evidente schierarsi da una parte sola, infischiandosene della giustizia e delle leggi. L’importante è strangolare l’avversario politico, che per loro è un nemico da abbattere, da appendere a testa in giù in una delle tante piazze della Penisola. Il documento di ieri è un atto gravissimo, un ennesimo tentativo di far diventare l’Italia una Repubblica giudiziaria, dove i magistrati fanno e disfano le leggi a loro piacimento. Fa ridere poi, che mentre si condanna Berlusconi, si elogi la “compostezza” e il “silenzio” opposto ad accuse “generiche e ingiuste” di questi poveri giudici così vessati dalla prepotenza del Cavaliere.
D’altronde il nostro è un Paese dove gli agnellini in toga si possono permettere di pubblicare su internet insulti al Presidente del Consiglio che poi si ritrovano a dover giudicare, di andare ai raduni no-global in giro per il Mondo, di ispirarsi a Che Guevara per decidere se (e ovviamente è sì) eliminare dalle schede elettorali il primo partito italiano, che ha la colpa di essere quello fondato dal loro nemico numero uno. Questo, per il soviet del Csm va bene. E’ normale, nulla di strano. E allora andiamo avanti così, verso la Repubblica delle toghe, dove prima di entrare in un tribunale si saprà già la sentenza. Specie se l’imputato non vota a sinistra.

