Immaginate la faccia del senatore Dell’Utri alla lettura del titolone del Giornale:


Andava tutto bene (si fa per dire), ma quando si è addirittura mossa una associazione americana di deportati allora basta, si sta decisamente esagerando. I fatti: avete presente l’iPhone, il telefonino della Apple? Avete presente le centinaia di migliaia di applicazioni disponibili sull’AppStore? Ecco, una di queste è “iMussolini”, che non è altro che una raccolta dei discorsi del Duce: tutto qui, niente di più, niente di meno. L’applicazione, complice una geniale strategia mediatica (articoli sui giornali, polemiche, quotidiani che si prestano al gioco) ha scalato rapidamente la classifica dei download ed è attualmente al primo posto.
E qui scattano le polemiche. Si è mossa, dicevamo, pure una associazione di deportati americani che protesta contro Apple (ma tra l’altro, quanto sono permalosi gli americani in questo periodo?). In Italia tante altre polemiche. Ma perchè?
L’applicazione ha una natura evidentemente storica. Non c’è nessun intento politico, è evidente. E’ come entrare in una biblioteca e sfogliare un libro su Mussolini. Facciamo chiudere pure le biblioteche? Siamo seri. Anche perchè, a ben guardare, sull’AppStore è presente pure, tanto per dire, il “Manifesto del Partito Comunista” di Marx e Engels. Eliminiamo pure quello?

Eh sì, questi sì che sono questioni di vita o di morte… parliamo ovviamente dei capelli di Berlusconi, che appaiono e scompaiono come neanche il mostro di Loch Ness. Tutti ne parlano, tutti i (più o meno) autorevoli quotidiani italiani spendono parole e pubblicano foto dettagliate sulla chioma più bella e famosa d’Italia, quella del Cavaliere d’Arcore. Repubblica addirittura ha messo online 13 (tredici!) foto interrogandosi sul caso del giorno:
“C’è un nuovo mistero intorno ai capelli del premier Silvio Berlusconi, che negli ultimi quattro giorni hanno mostrato una mutevolezza sorprendente: il 23 gennaio, il presidente del Consiglio si è presentato al matrimonio del ministro Gelmini con la sua solita chioma. Due giorni dopo, arrivando al San Raffaele per una visita, la fronte del premier è apparsa inspiegabilmente alta e sguarnita. Ma niente paura: oggi, alle celebrazioni per il Giorno della Memoria, la testa del premier era nuovamente rinfoltita”
Che dire… new look o parrucchino?

Chissà cosa è successo a Repubblica. Prima inizia l’anno con un’intervista esclusiva addirittura al Nemico, a Silvio Berlusconi, e senza mai, proprio mai, nominare il tormentone delle 10 domande, ormai solennemente chiuse in un cassetto. Poi qualche pagina qui e là non proprio negativa verso il governo. Ma è oggi che a Repubblica arrivano là dove nemmeno ilGiornale è mai giunto prima. Mai. Leggete questo titolo:

Eccolo lì, Berlusconi come un Papa. E’ parola di Repubblica. Amen.

Giorgio Bocca
Giorgio Bocca, beato lui, è un anziano signore di 89 anni. La mancanza di lucidità è un fatto normale per chi arriva a questa veneranda età, e non c’è nulla, assolutamente nulla di male nell’ andare un po’ fuori di testa e dire delle emerite stronzate. Capita. Stavolta l’insigne giornalista e scrittore, quello davanti al quale, secondo il quasi ex Segretario del PD Franceschini, dovremmo tutti alzarci in piedi (chissà perché poi), dalle pagine dell’Unità ne dice una più folle dell’altra. L’oggetto della filippica è, naturalmente, Silvio Berlusconi, il nemico che va eliminato. Lo dice senza mezze misure, il vegliardo. Lo paragona a Mussolini anche se, sostiene Bocca, il problema rimarrà pure dopo la sparizione del Cavaliere, “perché resterà il berlusconismo, il male profondo di un Paese che ha così poca dignità d’accettare la guida di un uomo corrotto che sta distruggendo la democrazia”. Insomma, un grave problema che si può risolvere solo “con un miracolo”: “il popolo italiano dovrebbe rendersi conto del precipizio morale, della corruzione, della devastazione culturale. Parlano le immagini, le fotografie… lui, il piccolo dittatore, vestito di nero, sempre circondato da cinque o sei energumeni vestiti di nero”.

Una delle opere editoriali di Bocca pubblicate da Berlusconi "il piccolo dittatore"
Forse, sempre per motivi anagrafici e di naturale logoramento, Bocca sta ricordando il Ventennio, il suo amato Ventennio. Quel Mussolini che tanto amava, il capo di “quel fascismo che attuò la privazione di tutti i diritti”, che però lo portò nel 1938 ad aderire alla campagna razziale antiebraica e a firmare il Manifesto della razza. Certo, poi si è pentito e ha fatto la classica giravolta, tanto da arrivare, nel 1945, a diventare responsabile dei tribunali partigiani del popolo, firmando condanne a morte per quelli che erano i suoi vecchi amici. Che dire, uno che di fascismo può parlare con cognizione di causa, visto che fascista lo era. E’ un fiume in piena, e critica addirittura la mania di Berlusconi per i sondaggi: “Anche Mussolini vantava un grande seguito popolare. Era un padre padrone, proprio come s’atteggia Berlusconi. Diciamo che se Hitler era un mostro, Mussolini e Berlusconi sono dittatori morbidi”. Delirio. Forse qualcuno (non certo l’Unità, per carità) dovrebbe spiegare a Bocca che se lui può andare in giro a dire pubblicamente queste cazzate, lo deve anche al fatto che in Italia di libertà di stampa ce n’è tanta, proprio tanta.
Ma il bello deve ancora arrivare, perché la capacità di mettersi in ridicolo non ha davvero limiti. “Come si fa a gridare che Napolitano è di sinistra?”, si chiede sconvolto il fascio-comunista scrittore. E ancora, “come si fa a dire che la Consulta è di sinistra? Una follia!”. Già, perché tutti devono sapere che “i giudici della Consulta sono in maggioranza di destra, per formazione, cultura, età”. E, per finire, arriva la fucilazione del Capo dello Stato: “Vuol fare il Presidente. Di fronte alle nefandezze di Berlusconi avrei preferito sentire parole più forti. A un certo punto viene il momento di dire basta”. Uno sproloquio da guinness. Raramente si era letta un’intervista così piena di boiate, di stupidaggini, di accostamenti che fanno ridere anche i polli più disgraziati. Specie se a farli è uno che non ebbe neanche il minimo dubbio sul firmare le leggi più infamanti che la nostra storia ricordi. Quelle che avrebbero mandato a morire nei campi di sterminio milioni di esseri umani.

La foto del "peccato"
Eccoli i veri problemi dell’Italia per il quotidiano specialista nel perdere 500.000 lettori in un anno. Il dramma della giornata è il mancato bacio di Michelle Obama a Berlusconi. Eh già, un argomento così fondamentale, così rilevante, che l’edizione online del quotidiano diretto da Ezio Mauro ci ha dedicato un bell’articoletto in home page. Lo scandalo è presto spiegato: “mentre la first-lady americana ha baciato sulle guance tutti i leader delle maggiori potenze mondiali, con il premier italiano si è limitata a una apparentemente riluttante stretta di mano”, che le foto in realtà non dimostrano. Sarebbe questa una scelta ben precisa, secondo Repubblica e i suoi amichetti della stampa internazionale: Michelle non voleva farsi riprendere abbracciata “all’uomo invischiato in uno scandalo a base di escort, la cui moglie, chiedendo il divorzio, lo ha definito come una persona “che frequenta minorenni””. Ma c’è dell’altro, perché lo sguardo minaccioso, tetro, severo, serio di Barack dava l’impressione di voler “spingere oltre” il leader italiano.
Premesso che dalle foto, da tutte le foto, non emerge nulla di questo (anzi, semmai grandi sorrisi, abbracci e strette di mano), fa davvero pensare (e pure tanto) che il quotidiano di proprietà del cittadino svizzero De Benedetti non abbia niente di meglio da proporre ai suoi lettori che queste stupidaggini da rivista da parrucchiera. Parlano tanto dei gravi problemi che stanno mandando in rovina l’Italia, della disoccupazione, del costo della vita. E poi concentrano tutte le loro forze, tutta la loro morbosa ossessione, sul modo con cui la first-lady degli Stati Uniti saluta il Presidente del Consiglio italiano. Per carità, Repubblica è in buona compagnia. A scandalizzarsi del mancato bacio è primo fra tutti il Daily Telegraph, così storicamente bigotto da non farsi scrupoli a pubblicare la celebre intercettazione telefonica dove Carlo d’Inghilterra sussurrava eccitato alla sua adorata Camilla “vorrei essere il tuo tampax”. E anche il Mirror, che ha notato un’esuberanza da eccitamento nello sguardo di Berlusconi mentre Michelle si avvicinava per salutarlo. Certo che questi guardoni, che siano inglesi o italiani, non c’hanno proprio un cazzo da fare.

la labbruta Santanché saluta Berlusconi
Daniela Santanché è più celebre per le sue labbra surreali che avrebbero fatto impazzire il già pazzo Salvador Dalì che per essere una donna politica di primo livello nel già mestamente scarno panorama nostrano. E così, per ricordare a tutti che sì, c’è anche lei, che esiste, che lotta e che non invecchia mai, ogni tanto alza la voce e spara la prima cosa che le viene in mente. L’importante è che poi si parli di lei. Così l’abbiamo prima vista insultare Berlusconi reo di “disprezzare le donne e di perdere la testa molto spesso”, poi, cambiando idea, ha deciso che “Berlusconi è un genio”. E come non dimenticare l’intervista-scoop a Libero in cui raccontava per filo e per segno le peripezie amorose di Veronica Lario, la first lady sempre triste? Ieri, visto che da un po’ di tempo non si parlava di lei, ha tuonato contro gli strupatori. E fin qua, niente di male, anzi. Ha chiesto la castrazione chimica, refrain già sentito più volte. Il problema è che secondo Madama Santanchè una sorta di castrazione chimica in Italia veniva (e forse viene ancora) fatta a tutti i poveri militari di leva. “Ci sono farmaci in grado di abbassare la libido che si usavano anche nelle caserme per tenere a freno i bollori dei coscritti”. Ok la tempesta ormonale di giovani sbarbatelli con la sessualità in subbuglio, ma mica si tratta di bestie!
Immediata, infatti, la replica di un peso massimo del Pdl e dell’Arma, il senatore-generale Luigi Ramponi: “Io ho comandato la Brigata Garibaldi, sono stato Comandante generale della Guardia di Finanza e capo del Sismi, e l’affermazione da parte dell’onorevole Santanché che nelle caserme delle forze armate si somministrerebbero ai militari preparati chimici tali da determinare un abbassamento degli impulsi erotici è assolutamente priva di fondamento”. Non soddisfatta, la combattiva ex candidata de “La Destra” ha confermato tutto, essendo “sentire comune che quei farmaci si usassero”. Ora, tutto è possibile, le voci circolavano come è normale che fosse. Però, quando si toccano certi argomenti, sarebbe opportuno portare delle prove a sostegno di quel che si dice, altrimenti tutto si riduce a un pollaio (seppur raffinato). C’è da chiedersi, a questo punto, se esistano pure farmaci in grado di tenere a freno la lingua. Non sempre, ogni tanto.

"historia de un culo"
Si legge che questa sarà ricordata come l’Estate del Lato B, volgarmente detto “culo”. Fa un po’ specie che, con una crisi economica senza quasi precedenti, con i cassa integrati che vedono il loro posto di lavoro messo a rischio, con l’inflazione a zero per il semplice fatto che non si consuma (raccolta dei rifiuti in calo di un 6% rispetto ad un anno fa), il primo pensiero dell’italico medio vada al Lato B, stando almeno alle folkloristiche e tipicamente estive ricerche socio-demoscopiche.

Un momento del preserale di Canale 5
Effettivamente ce lo propinano dappertutto e in tutte le salse: dai quotidiani più o meno autorevoli del Paese che sbattono in prima editoriali, sermoni, inchieste ovviamente corredate da foto ad hoc sulle pudenda più o meno allettanti, ai programmi televisivi. Basta sintonizzarsi alle 19.56 di ogni sera, dal lunedì al venerdì, su Canale 5 per apprezzare le riprese tipo spy-cam al deretano di Belen Rodriguez in Corona, che a quell’ora è solita calarsi in una vasca (piscina) dove, a ritmo di musica, si muove. Evidentemente il direttore dell’ammiraglia Mediaset Donelli deve aver pensato che, con i danari latitanti, non ci fosse traino migliore per l’occhio spiritato di Cesara Buonamici pronta a condurre il Tg5 delle 20.
Del Lato B se n’è parlato pure al G8, quando qualche simpaticone si è messo a ipotizzare che lo sguardo tenebroso di Obama si fosse calato sul posteriore della delegata brasiliana di viola vestita, mentre uno sghignazzante Sarkozy ammirava compiaciuto. E Sarkozy di culi se ne intende, stando a quando dice la sua adorata moglie. Per la verità, bisognerebbe usare un passato remoto, perché le dichiarazioni di Carlà sul suo culo risalgono a 13 anni fa, ma immaginiamo che la sostanza sia rimasta tale.

Carlà si presenta...
Era il 1993, e dalle colonne del Corriere della Sera, la Premiere Dame si confessava senza pudore: “Ho sempre cercato uomini superiori a me come ricchezza e come posizione. Sono una materialista, gli ideali non mi interessano”. E fin qua, cara Madame, c’eravamo arrivati pure noi. Ma la parte clou arriva ora, con una confessione che rimarrà negli annali e che spiega, forse, la rottura di Nicolas con l’arcigna Cecilia: “Sono contenta del mio sedere. Ne vado fiera. Difficile, in una donna di razza bianca, una simile perfezione. E poi trovo che il sedere sia importantissimo nella sensualità contemporanea. A differenza del seno, che è antico, scomodo: quella roba che ti balla sempre davanti, quel non poter correre”.
Come diceva Tinto Brass, “Il culo è lo specchio dell’anima. I culi sono più espressivi dei volti e la gente si riconosce dal fondoschiena: c’è il culo filosofico e quello ignorante, quello pagano e il culo mistico, quello trasgressivo e quello introverso”. Di più, tutti coloro che sono in crisi, che sono preoccupati dai mille problemi della vita quotidiana, devono sapere che “il culo è sempre ottimista, è una zattera di salvataggio cui aggrapparsi nelle derive del pensiero debole”. E se lo dice Tinto, che di lati B se ne intende…