
Il logo fighetto della protesta
Internet è davvero meravigliosa. Un gruppo di blogger, in realtà una minoranza, per protestare contro un disegno di legge che loro stessi definiscono “legge bavaglio” che fa? Si mette proprio il bavaglio. La strategia di queste menti illuminate è davvero ridicola e fallimentare, e questo ci può dare qualche consiglio sulla sua paternità. Per un giorno, addirittura, niente post. Lo sforzo deve avere dell’incredibile: immaginiamo alcuni di loro, che normalmente sfornano quintali di post al giorno, aspettare ardentemente la mezzanotte per riprendere la loro consueta attività onanistica. Oh, un intero giorno senza farsi i pompini a vicenda con gli altri blogger, sai che noia?
Nel merito il ddl impone, anche ai blogger, l’obbligo di rettifica. Vuol dire che se scrivi una sciocchezza, una balla, una bugia, vuol dire che se passi il tuo tempo a sputtanare qualcuno, ecco, questo qualcuno può dirti: “bello, pubblica la mia rettifica”. E tu lo devi fare. Un qualcosa che, tra gentiluomini, già avviene. Non a caso in testa alle proteste ci sono i Grillo, i Di Pietro e i Travaglio.
Tutto questo allarmismo, in realtà, ci sembra esagerato e ingiustificato, e il sospetto che sia frutto della solita ossessione antiberlusconiana è forte (infatti Di Pietro parla di “legge criminale“, quindi il sospetto è più di un sospetto). Secondo noi non cambierà assolutamente niente: deve ancora nascere il legislatore capace di mettere il bavaglio a Internet.
Tuttavia, la protesta, contro il ddl, doveva mettere da parte le sceneggiate isteriche di qualche blogger per concentrarsi sui tempi imposti per la rettifica: soltanto 48 ore. Che sono oggettivamente poche. Questo termine andrebbe radicalmente cambiato. Che poi, diciamocelo, i blogger fighetti che si lamentano di queste 48 ore – “magari non mi collego per due giorni” – sono gli stessi collegati pure dal cesso in wi-fi, altro che 48 ore.
AGGIORNAMENTO. Non solo fighetti, ma probabilmente anche scemi. Dal blog di Francesco Costa:
Tra l’altro, a ulteriore conferma dell’inutilità di questo sciopero, e del fatto che l’assurda procedura per la richiesta di rettifica sia frutto di grande ignoranza, piuttosto che di luciferini intenti censori, cito testualmente dalla relazione in commissione giustizia del Senato:
La IX Commissione della Camera dei deputati, considerato che la disposizione in esame estende ai siti informatici le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, [...] ha espresso parere favorevole a condizione che il riferimento ai “siti informatici” sia sostituito da “giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5″.