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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; baroni</title>
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		<title>Se dalla cattedra si fa campagna elettorale</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="baroni" src="http://farm5.static.flickr.com/4014/4427406682_c3ae65abd0_o.jpg" alt="" width="520" height="382" /></p>
<p>Succede che in’Università italiana, una delle tante, troppe, si parli di politica. E ben venga, ovviamente. Nulla di strano. Il dibattito, anche quand’è vivace, è sempre apprezzabile. Il problema, però, è se questo dibattito diventa un <strong>monologo del professore</strong>. Un discorso lungo, <strong>senza ammettere repliche</strong>, pensato unicamente per dire che ormai il nostro Paese è un regime, e che la colpa è di quei milioni di poveri disgraziati ignoranti che votano questa schifosa destra fascista. Il tutto presentato con riferimenti storici, teorici, quasi filosofici. <em>“L&#8217;Italia poi, come sappiamo, <strong>sta uscendo dal novero dei Paesi democratici</strong>&#8230;”</em>, ha esordito il docente in tono serio e preoccupato, che ha proseguito:</p>
<blockquote><p><em>“Il motivo può essere ricercato anche nella <strong>peculiarità del conservatore italiano</strong>. In Italia il conservatore, il moderato, <strong>l&#8217;uomo di centrodestra</strong>, è un <strong>eversore</strong>, un <strong>trasgressore della legge</strong>, uno che pensa dalla mattina alla sera <strong>il modo più comodo per farla franca</strong>. E&#8217; proprio una cosa tipica del nostro Paese, no?.. In tutto l&#8217;Occidente l&#8217;uomo moderato, il conservative, l&#8217;uomo di destra è immagine del law &amp; order. In Italia è <strong>against law</strong> and <strong>against order</strong>&#8220;.</em></p></blockquote>
<p>Indottrinamento, nient’altro che un patetico momento di <strong>campagna elettorale</strong>. Disperazione, magari nostalgia dei tempi andati, quelli in cui le Università erano dominate dalle <strong>bande di contestatori</strong> per professione, quelli in cui si pretendeva (magari dietro qualche furba motivazione politico-rivoluzionaria) di avere un trenta senza neanche aprire un libro. Oggi, quarant’anni dopo, i ribelli di allora siedono su <strong>comode cattedre </strong>e cercano di trasmettere agli studenti del 2010 le loro teorie ormai condannate dalla storia. Il bello è che prima dicono che quelli di destra sono dei delinquenti, poi vaneggiano circa l’esistenza di un <strong>regime berlusconiano</strong> che vieterebbe pure l’uso del pensiero e della parola. Di solito nei sistemi totalitari non è permesso insultare da un pulpito il tiranno e i suoi sostenitori, ma vaglielo a spiegare, è una <strong>partita persa in partenza</strong>. Sono ossessionati, e l’<strong>ossessione</strong> ti accompagna fino alla tomba.</p>
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