
Un vescovo che non legge Avvenire
E così sappiamo ora che tutti sapevano. Almeno da tre mesi, infatti, quasi tutti i Vescovi d’Italia avevano ricevuto una dettagliata relazione sul passato più o meno discutibile del custode supremo della moralità pubblica, Dino Boffo. Le carte sono lì, in bella evidenza: pagina 6 del Corriere della Sera. Il mittente è anonimo, ma questo importa ben poco. La cosa rilevante è che il colpo di Feltri non è stato un fulmine a ciel sereno, una vergognosa messa alla gogna di un pover’uomo che ha tanto a cuore il disagio delle parrocchie campagnole del Belpaese. Tutti sapevano e tutti hanno taciuto, come se avere alla guida del proprio quotidiano un signore condannato per molestie fosse cosa meno importante che tuonare dai pulpiti delle chiesette contro il dissoluto Silvio, acrobata dei lettoni con baldacchino. Su una cosa non ci sono più dubbi: Boffo ha effettivamente patteggiato, pagando 516 euro di ammenda. Lo ammette candidamente il Corriere: il famoso foglio che campeggiava ieri in apertura del nostro post è “la fotocopia di un vero certificato del casellario giudiziale di Terni”. E qui sta la notizia che tanti in questi giorni tentano di mettere in ombra, preferendo disquisire amabilmente sulla gola profonda che ha inviato ai monsignori il riassuntino della vicenda che ha per protagonista il direttore di Avvenire. Chi sarà mai stato?, si domandano allarmati i D’Avanzo della situazione… saranno stati i servizi segreti? Chi ha passato tutto a Feltri? Ma c’è di più, perché oggi il giallo di fine estate si arricchisce di un nuovo elemento: chi è quell’ “Eccellenza” che ha richiesto delucidazioni su Boffo? Chi ha avuto la cura di spillare gli A4 che sono poi stati spediti in tutt’Italia e che un incazzatissimo Arcivescovo di Firenze Betori (ex ombra di Ruini ai tempi della Cei) ha provveduto a cestinare immediatamente per sua stessa ammissione? Non si sa, per ora. Potrebbe essere un prelato o un prefetto, solo il tempo svelerà l’arcano.
Quel che è certo è il tentativo (maldestro) di sviare l’attenzione sul fatto che conta: la condanna, patteggiata, per molestie compiute nel gennaio 2002. Il resto è fuffa, inutile e ridicolo arrampicarsi sugli specchi per tentare di salvare il salvabile. Non importa che a fare le prediche sui gioiosi vizi notturni del Cavaliere sia uno che forse dovrebbe starsene zitto e con il capo chino, per carità! Tutto l’interesse è rivolto a sapere chi si è permesso di dire come stanno le cose, di togliere quel velo di ipocrisia che stava diventando sempre più imbarazzante e surreale. E perplessità sui vari comportamenti dell’eterno capo di Avvenire le ha sollevate pure il direttore dell’Osservatore Romano, che oggi si vanta di non aver mai scritto una riga sulle vicende private di Berlusconi. E fa capire, senza tanti giri di parole, che da Oltretevere sono abbastanza sconcertati per le ultime mosse di Boffo contro il governo: “non si è forse rivelato imrpudente ed esagerato paragonare il naufragio degli eritrei alla Shoah?”. Ecco, appunto. Ma da noi è più eccitante sapere chi ha smascherato l’ipocrita direttore.
Parla un monsignore: “L’informativa è la classica minuta preparata per la Segreteria di Stato, destinatari Ratzinger e Bertone. basta prendere anziché la fotocopia l’originale del documento, quindi metterlo controluce e si leggerà in filigrana “Officie Sanctae Sedis”, in più si vedrà lo stemma pontificio. Le minute preparate per la Segreteria di Stato Vaticana sono senza firma“.