Articoli marcati con tag ‘avvenire’

Il prototipo del vero cristiano: un molestatore

venerdì, 4 settembre 2009
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Buttiglione, eminenza dell'Udc

Buttiglione, eminenza dell'Udc

“Dino Boffo e’ un cristiano vero che ha dato una lezione morale, politica e istituzionale a tutti gli italiani. Non vi era alcuna necessita’ che si dimettesse, ma ha inteso farlo nel nome degli ideali che ha testimoniato in questi anni di direzione di Avvenire”.

Parola di Buttiglione e Cesa, ossia l’UDC. Da oggi sappiamo che per il partito di mezzo, quello con cui vorrebbero allearsi per l’ennesima volta tanti capetti locali del Pdl, il prototipo del buon cristiano, del cristiano vero, duro e puro, è Dino Boffo. In pratica, un condannato per molestie. Un uomo, una vittima di un volgare atto di killeraggio che  si è dimesso in nome degli ideali che ha testimoniato in questi anni di direzione, cioè l’ipocrisia. Boffo, “il miglior direttore che Avvenire abbia mai avuto” (parola del “bastardo” Gad Lerner) merita a questo punto l’onore degli altari. Un processo di beatificazione che deve essere rapido, rapidissimo.  E mentre sui giornali chic oggi si spandono litri su litri di inchiostro per ricordare a tutti come quella di ieri sia stata una giornata nera per il giornalismo mondiale, si alzano le odi per il dimissionario moralista che, da condannato per molestie, diventa improvvisamente “direttore galantuomo”. Con la solenne benedizione dell’Udc.

Bye bye falso moralista

giovedì, 3 settembre 2009
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Boffo

Boffo

Alla fine si è dimesso. Boffo ha appena lasciato la carica di direttore dell’Avvenire, dopo aver pubblicato questa mattina una difesa un po’ pasticciata, nella quale prova a esporre le proprie ragioni ma rimane l’impressione di una bella arrampicata sugli specchi. La storia è chiusa, Boffo lascia l’Avvenire e si chiude – forse – la guerra all’interno delle due fazioni della Chiesa. Tutti gli alti esponenti del Vaticano hanno più volte espresso solidarietà al direttore dell’Avvenire, ma un editoriale di ieri di Vittorio Messori – che invitava Boffo alle dimissioni - spazzava via di fatto ogni falsa solidarietà. “Non mi dimetto” continuava a ripetere, visto che “non ho nulla da temere“, ma la situazione era ormai precipitata. La difesa di Boffo era oggettivamente troppo debole, con quell’aggravante di quell’indegno tentativo di scaricare tutte le accuse  - le molestie e soprattutto l’omosessualità – sulle spalle di un ex collaboratore, ora morto e deceduto. Non per niente, la madre – giustamente indignata – ha rispedito al mittente ogni accusa.

Ora Boffo avrà presumibilmente parecchio tempo libero, quindi potrebbe partecipare, a Roma, a qualche marcia contro l’omofobia. Perchè no?

Lo sapevate e avete taciuto, ipocriti difensori del falso moralista

lunedì, 31 agosto 2009
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Un vescovo che non legge Avvenire

Un vescovo che non legge Avvenire

E così sappiamo ora che tutti sapevano. Almeno da tre mesi, infatti, quasi tutti i Vescovi d’Italia avevano ricevuto una dettagliata relazione sul passato più o meno discutibile del custode supremo della moralità pubblica, Dino Boffo. Le carte sono lì, in bella evidenza: pagina 6 del Corriere della Sera. Il mittente è anonimo, ma questo importa ben poco. La cosa rilevante è che il colpo di Feltri non è stato un fulmine a ciel sereno, una vergognosa messa alla gogna di un pover’uomo che ha tanto a cuore il disagio delle parrocchie campagnole del Belpaese. Tutti sapevano e tutti hanno taciuto, come se avere alla guida del proprio quotidiano un signore condannato per molestie fosse cosa meno importante che tuonare dai pulpiti delle chiesette contro il dissoluto Silvio, acrobata dei lettoni con baldacchino. Su una cosa non ci sono più dubbi: Boffo ha effettivamente patteggiato, pagando 516 euro di ammenda. Lo ammette candidamente il Corriere: il famoso foglio che campeggiava ieri in apertura del nostro post è “la fotocopia di un vero certificato del casellario giudiziale di Terni”. E qui sta la notizia che tanti in questi giorni tentano di mettere in ombra, preferendo disquisire amabilmente sulla gola profonda che ha inviato ai monsignori il riassuntino della vicenda che ha per protagonista il direttore di Avvenire. Chi sarà mai stato?, si domandano allarmati i D’Avanzo della situazione… saranno stati i servizi segreti? Chi ha passato tutto a Feltri? Ma c’è di più, perché oggi il giallo di fine estate si arricchisce di un nuovo elemento: chi è quell’ “Eccellenza” che ha richiesto delucidazioni su Boffo? Chi ha avuto la cura di spillare gli A4 che sono poi stati spediti in tutt’Italia e che un incazzatissimo Arcivescovo di Firenze Betori (ex ombra di Ruini ai tempi della Cei) ha provveduto a cestinare immediatamente per sua stessa ammissione? Non si sa, per ora. Potrebbe essere un prelato o un prefetto, solo il tempo svelerà l’arcano.

Quel che è certo è il tentativo (maldestro) di sviare l’attenzione sul fatto che conta: la condanna, patteggiata, per molestie compiute nel gennaio 2002. Il resto è fuffa, inutile e ridicolo arrampicarsi sugli specchi per tentare di salvare il salvabile. Non importa che a fare le prediche sui gioiosi vizi notturni del Cavaliere sia uno che forse dovrebbe starsene zitto e con il capo chino, per carità! Tutto l’interesse è rivolto a sapere chi si è permesso di dire come stanno le cose, di togliere quel velo di ipocrisia che stava diventando sempre più imbarazzante e surreale. E perplessità sui vari comportamenti dell’eterno capo di Avvenire le ha sollevate pure il direttore dell’Osservatore Romano, che oggi si vanta di non aver mai scritto una riga sulle vicende private di Berlusconi. E fa capire, senza tanti giri di parole, che da Oltretevere sono abbastanza sconcertati per le ultime mosse di Boffo contro il governo: “non si è forse rivelato imrpudente ed esagerato paragonare il naufragio degli eritrei alla Shoah?”. Ecco, appunto. Ma da noi è più eccitante sapere chi ha smascherato l’ipocrita direttore.

Parla un monsignore: “L’informativa è la classica minuta preparata per la Segreteria di Stato, destinatari Ratzinger e Bertone. basta prendere anziché la fotocopia l’originale del documento, quindi metterlo controluce e si leggerà in filigrana “Officie Sanctae Sedis”, in più si vedrà lo stemma pontificio. Le minute preparate per la Segreteria di Stato Vaticana sono senza firma“.

Se la predica è dal pulpito sbagliato

venerdì, 28 agosto 2009
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l'apertura de "Il Giornale"

Che strano Paese l’Italia. Tutti ad accorrere in difesa del povero Dino Boffo, direttore eterno di Avvenire che è stato vivisezionato oggi dal Giornale di Feltri. Tutti, nessuno escluso. La cooperativa della stampa italiana si è subito messa in moto per gridare allo scandalo, Repubblica sbatte l’indignazione in apertura.  Siddi (segretario della Federazione Nazionale della Stampa) parla di “attacco incredibile” e di “scandagliare le fogne”. E dalla politica ovviamente non poteva mancare la lenzuolata di dichiarazioni da verginelle immacolate. La risorta Finocchiaro, col suo tono grave, sentenzia che “la lettura dei giornali di oggi ci consegna un panorama desolante per la democrazia italiana: l’attacco al direttore di Avvenire ci fa capire che la misura è colma”. Persino i crociati del Pdl sono desolati per quanto accaduto, e Buttiglione riconduce la scelta de il Giornale direttamente al Premier. Ora, certamente Feltri c’è andato giù pesante, su questo non si discute.

lo scatenato Feltri

lo scatenato Feltri

Quel che fa specie è vedere come tutti si siano improvvisamente risvegliati e sentano la democrazia minacciata da chi va a rovistare nella vita privata degli altri. Per mesi ci hanno raccontato tutti i particolari dei gusti notturni di Silvio Berlusconi, di come gli piacciono le donne, e di quante docce ghiacciate faccia dopo i ripetuti orgasmi. Per settimane ci hanno fatto sentire audio registrati dalla escort Patty, per giorni e giorni hanno scritto pagine su pagine di quanto indecente sia il comportamento privato del Cavaliere. Oggi, che il Giornale, a torto o a ragione (lo scopriremo presto) pubblica una trascrizione di un documento del casellario giudiziario, che è pubblico, tutto il Belpaese salta su come una cavalletta impazzita. La solita Italia dei due pesi e delle due misure. La solita Italia dove un signore con (probabilmente) più di uno scheletro nell’armadio può permettersi di sputtanare e condannare alla gogna uno che (forse) si è divertito in camera da letto. Prediche dal solito pulpito sbagliato.

Repubblica ha trovato la fede

martedì, 28 luglio 2009
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la devota apertura di Repubblica

la devota apertura di Repubblica

Mentre Franceschini annuncia dallo scranno pro-tempore del Pd che “l’era Berlusconi finirà fisiologicamente”, confondendo il baldanzoso e attivissimo Silvio con il moribondo Kim Jong Il, Repubblica ci delizia con un’apertura che pone seri interrogativi sulla salute mentale di chi lavora da quelle parti. Non avendo altri scoop firmati D’Avanzo, Ezio Mauro e sodali non hanno niente di meglio da proporre che un titolone che ci ricorda come i vescovi (quelli tanto criticati fino all’altro giorno) abbiano parlato, condannando i comportamenti spinti del Premier nella propria camera da letto (o in quella di Putin, non cambia poi molto).Repubblica fa sapere che la “scomunica” campeggia oggi sul pio Avvenire, dove un sacerdote scrive per criticare il presunto “silenzio di convenienza” del quotidiano della CEI sul toro insaziabile di Arcore. “Quale spazzatura, quale disgusto, quale miseria”, scrive l’indignato prete. Una palla da cogliere al balzo per il giornale fondato da Scalfari, che si inchina devoto alle gerarchie vaticane che fino a ieri detestava e attaccava ogni due minuti. Ecco! Anche la Chiesa ripudia Silvio il peccatore!

Evidentemente quando c’è da sguazzare, da ammazzare il vitello grasso (visto che siamo in tema di Bibbia), si scende a compromessi: anche a baciare la mano, con deferente inchino, ai vescovoni che fino allo scorso febbraio si permettevano di mettere il becco sulle questioni etiche italiane. “Stato laico!” urlavano da Largo Fochetti, con editoriali, interventi, sermoni domenicali. Oggi, il dietrofront. Ne prendiamo atto.