Articoli marcati con tag ‘attentato’

2010, ossessioni nello spazio

sabato, 2 gennaio 2010
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Nessun segno di novità. Il 2010 è iniziato come era finito il 2009: con le solite ossessioni. Berlusconi torna a farsi vedere in pubblico, e i soliti malati ossessionati perdono la testa. A parte che subito tornano in pista quella serie di autentici dementi negazionisti, gli stessi che sono tuttora convinti che sulle Torri Gemelle non si schiantò nessun aereo, ma a parte questi folli colpisce tutta una serie di considerazioni  apparse sui quotidiani italiani.

Berlusconi è tornato in pubblico, venti giorni dopo l’attentato, e già questo non va bene. Figuriamoci, loro lo vorrebbero morto, stavano così bene con il Cavaliere chiuso in casa. Poi contestano anche il luogo dell’apparizione di Berlusconi: un centro commerciale. E figuriamoci! Subito lo si fa passare come il “simbolo berlusconiano” per eccellenza, quello della “prima discesa in campo”. Che snob. Che fighetti. Che poveracci. Dove sarebbe dovuto andare Berlusconi? In qualche palloso convengo?

E poi, e qui siamo davvero a livelli di trattamento sanitario obbligatorio, c’è chi ironizza sul nuovo “culto dell’immagine“. Scrive Luca Telese  (!) sul Fatto Quotidiano, il Gazzettino di Procure e Manette, che “Siamo alla pretesa di un culto della personalità rivoltante, in perfetto stile Ceausescu”. Addirittura! La colpa di Berlusconi, secondo queste menti geniali, è quella di “mostrare le ferite“. Ovvio vero? Non deve farlo. E sul culto della personalità, perché è permesso il culto di Obama e quello di Berlusconi no? Su Obama non si è addirittura andati oltre? Poi, a dirla tutta, si lamentano proprio quei giornali che hanno sempre dedicato tonnellate di pagine al culto della personalità di dittatori assassini o di falsi rivoluzionari ipocriti e moralisti. Non scherziamo, su.

L’Italia dei “valori”: odio, odio e odio

mercoledì, 23 dicembre 2009
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Barbato dellIdv

Barbato dell'Idv

Non c’è niente da fare, è più forte di loro. L’odio per Berlusconi non ha confini né limiti in questo Paese, e adesso si improvvisano comizi nelle piazze per inneggiare alle statuette del Duomo di Milano capaci di tramortire il Cavaliere. Quanto è andato di scena a Palazzo Chigi martedì è squallido e non può che creare nausea. Un deputato dell’Italia dei Valori (pensa un po’!), tale Francesco Barbato, era in vena di solenni promesse natalizie, e così ha garantito che “per ogni operaio mandato via dalla Fiat gliela tiro io in faccia una statuetta a Berlusconi”. Il tutto davanti agli operai della Fiat di Pomigliano d’Arco e Termini Imerese che stavano protestando sotto Palazzo Chigi (con il Governo che però sarebbe dalla loro parte, a sentire Scajola).

Accortosi della gaffe, Barbato è corso ai ripari, spiegando che si limiterà a criticare duramente in aula Berlusconi, perché “l’Italia dei Valori come è noto è il partito della legalità ed è contro ogni atto di violenza”. Abbiamo avuto modo di constatarlo, infatti. Ma non è finita qui. Uno sbarbatello consigliere del centrosinistra a Paderno d’Adda, Fabio Busi, ventenne scapestrato, ha pronunciato parole che senz’altro rimarranno nella storia, facendo di lui uno dei più grandi statisti dell’Italia repubblicana: “Chi è quell’idolo che ha spaccato la faccia a Berlusconi? Sarà Fini? A parte gli scherzi, ma quanto è ridicolo ’sto paese? O gli spari in testa o niente”. E già, proprio ridicolo, ma proprio tanto è ‘sto Paese se consente che tali energumeni, tali scemi possano diventare pure consiglieri comunali.

La madre degli imbecilli è sempre incinta, e anche stavolta, anche sotto Natale, ne abbiamo avuto dimostrazione.

Quelle menti labili dei centri sociali

lunedì, 21 dicembre 2009
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Ecco i centri sociali. I pacifisti. Quelli che vogliono occupare proprietà private come se nulla fosse.  Ecco un loro corteo, l’altro giorno a Torino. Come simbolo l’immagine di Berlusconi sanguinante, dopo l’attentato in Duomo. Ecco le menti labili. Poveretti.

Il Grillo odiatore che vuol far bere oro fuso a Berlusconi

domenica, 20 dicembre 2009
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Beppe Grillo è uno dei tanti fomentatori d’odio, un moderno Savonarola in maglione che gode nell’aizzare la piazza incazzata, frustrata ed insoddisfatta . Ci sa indubbiamente fare, nessuno lo mette minimamente in dubbio. Organizza vaffanculo day, protesta e si indigna per tutto, dal Ponte sullo Stretto all’acqua, dalla Telecom a Berlusconi, continuamente insultato e irriso per la sua non proprio statuaria altezza. Vabbè, è pur sempre un comico che si è dato negli anni una vena intellettualoide che lo ha fatto apparire come una delle grosse novità della politica italiana. Ora si è pure dedicato a pubblicare “Comunicati politici”, dove più che di politica si parla del nemico, di resistenza alla dittatura, di democrazia in pericolo. E non si fa altro che insultare continuamente chi non la pensa come lui e i suoi fedeli adepti.  “I servi di Silvio”, colpevoli di parlare di terrorismo mediatico e di insultare Travaglio, “giornalista esile che non ha la scorta e che scrive di fatti documentati”. Il “loro capo” pronto a “fuggire in Svizzera, come Mussolini”, solo che  mentre “Benito fu fermato a Dongo travestito da tedesco, “Colui che ama”, travestito da mummia, passerà invece la frontiera”. Una ironia cattiva, becera.

Odio che tracima da ogni poro. Chiama alla raccolta tutti i gladiatori moderni, il Grillo della (presunta) verità. Lui, ovviamente, è Spartaco, che non vede l’ora di ammazzare il nuovo Crasso facendogli bere oro fuso. Nel 73 a.C. Spartaco e i suoi gladiatori furono sconfitti, ma stavolta, giura il capocomico intellettualoide, vincerà lui e la sua Rete, quella che “ha contribuito all’elezione di Sonia Alfano e Luigi De Magistris in Europa”. Complimenti, pure il coraggio di andare a dirlo in giro. Ma è il finale che inquieta, e non poco. Si parla di fiammiferi da accendere, di incendio democratico che è alle porte. Una chiamata alle armi, alla forca. Un’opera neanche tanto mascherata di aizzamento bello e buono. Di Pietro, evidentemente, insegna. E Grillo, altrettanto evidentemente, segue il suo degno mentore, un uomo armato di cappio, trattore e forcone.

Non vorremmo che qualche altro Tartaglia, magari invasato e accecato dall’odio per colui che viene dipinto come l’oppressore mafioso stragista, pensi bene di scagliare qualcos’altro di magari più pesante ed appuntito contro  “lo psiconano” o i suoi “servi”.

ATTENTATO/ Mancavano solo loro: i negazionisti dell’attentato a Berlusconi

mercoledì, 16 dicembre 2009
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Che ci volete fare. C’è gente che nega il crollo delle Twin Towers. C’è gente che fa del negazionismo una ragione di vita. C’è chi campa di cospirazioni. Potevano mancare i negazionisti dell’attentato a Berlusconi? Certo che no. In un gruppo su facebook, che casulmente ha per nome “I Hate Berlusconi” (cioè “Odio Berlusconi”, appunto, odio, tanto per cambiare), è stato diffuso un video che evidenzierebbe alcuni “strani particolari“. Particolari che dimostrerebbero la falsità dell’aggressione. Gli autori, come al solito, mettono le mani avanti: “non vogliamo accusare nessuno“. E certo, sono i soliti che lanciano il sasso e nascondono la mano. Il video è montato ad arte, con il solito scopo di instillare il seme del dubbio. Perchè una cospirazione, diciamolo, ha sempre il suo fascino.

Ecco il video:

Mi ero messo a rispondere punto per punto a questi “strani particolari“. Poi mi sono detto: ma che diamine, questi hanno ragione, qualche dubbio me lo hanno fatto venire. E pensate, sono stati così bravi che qualche dubbio lo hanno fatto venire a me, che ero lì presente al momento dell’attentato. E ho visto tutto con i miei occhi. E allora: non è che si offrono volontari per una simulazione sul campo?

ATTENTATO/ Caso Travaglio: qualcosa a sinistra si muove

mercoledì, 16 dicembre 2009
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Forse qualcosa si muove per davvero. Dopo le farneticanti dichiarazioni di Travaglio, a sinistra qualcuno alza la voce. E non ci sta. Il direttore del Riformista, Polito, si dissocia apertamente dall’autore di libretti-for-dummies. E’ un gesto apprezzabile, che speriamo diventi normalità in tutti i leader della sinistra. Il ridimensionamento di Travaglio è una necessità, più sociale che politica. Con lui, ovviamente, va isolato anche Antonio Di Pietro.

Ecco l’intervento di Polito, che riportiamo integralmente:

Ieri ho ricevuto il cortese invito della redazione di Annozero a partecipare alla puntata di domani dedicata ai fatti di Milano. Ho altrettanto gentilmente risposto di no. E la ragione è una sola: la presenza in quel programma di Marco Travaglio. Penso infatti sia giunta l’ora in cui anche chi di noi non ha fatto del moralismo una professione debba cominciare a sollevare qualche pregiudiziale morale. E io ne ho molte nei confronti di Travaglio.La prima è che si tratta di un sedicente combattente per la libertà di infomazione che sta facendo una campagna di stampa il cui obiettivo dichiarato è la chiusura di un giornale, quello che dirigo (lui pensa che sia possibile, abrogando solo per noi i contributi all’editoria). Trovo la cosa moralmente ributtante.
Del resto Travaglio è lo stesso cattivo maestro che, citando un suo sodale, ha scritto l’altro giorno sul blog di Grillo un elogio dell’odio: «Chi l’ha detto che non posso odiare un uomo politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che il Creatore se lo porti via al più presto?». Con uno così non vorrei mai trovarmi nella stessa stanza.
Tutto ciò sempre ammesso che Travaglio sia davvero e ancora un giornalista, visto che si esercita ormai apertamente nella fiction, recitando da attore testi le cui fonti le sa solo lui, ma ciò nonostante la tv pubblica lo paga sempre come giornalista. Evitare ogni contatto è dunque anche questione di deontologia professionale. In più c’è un problema di civiltà; lui non è una persona civile, vive di insulti, come quello che ha rivolto ieri ai giornalisti di Speciale Tg1: «Chiunque ha avuto lo stomaco di vedere quella merda di trasmissione…».
Io non credo, come ha detto ieri Cicchitto a Montecitorio, che Travaglio sia un «terrorista mediatico», perché paura non ne fa a nessuno. Ma un parassita mediatico certamente lo è. E, per dirla con Togliatti, sarebbe bene che nessun destriero offrisse più a questa cimice ospitalità nella sua criniera.

ATTENTATO/ Posso desiderare la morte di Marco Travaglio?

mercoledì, 16 dicembre 2009
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La morte di Travaglio? *

La domanda è semplice: posso desiderare la morte di  Marco Travaglio? E magari posso anche scegliere come questa morte dovrebbe avvenire? Posso augurarmi che, magari, qualcuno pianti una pallottola in testa a Travaglio? Mi è consentito?

Se pensassi questo, che razza di persona sarei? Noi non ci augriamo la morte di nessuno. Nemmeno di Travaglio, al quale auguriamo una lunga vita e tanti tanti nuovi libretti-for-dummies. Abbiamo tirato in ballo Travaglio non per niente. Non è un caso. Proprio ieri Travaglio si è addentrato in un ragionamento piuttosto pericoloso. Sentitelo:

«Chi l’ha detto che non posso odiare un politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che se ne vada al più presto? E che il Creatore se lo porti via al più presto? Perché non si può odiare un politico? Non esiste il reato di odio».

Ovviamente quel politico è Berlusconi. Travaglio, quindi, rivendica il “diritto all’odio”. Il diritto di desiderare la morte di qualcuno. Ed è lecito perchè, dice, “non è reato“. Questo è, tra l’altro, indicativo del modo di ragionare di Travaglio, sempre col codice in mano. Non è reato, allora si può fare. Come un robot, come un parassita, come un inetto, il codice penale come Bibbia. La coscienza? Questa sconosciuta. Morale? Etica? Non pervenute, non esistono. Viva l’odio, viva il diritto di odiare.

Ma non provate a considerare Travaglio come un autore del clima d’odio. Vi dirà che siete delle “merde“, come lui stesso ha definito uno Speciale Tg1 nel quale lui, Santoro e Repubblica venivano indicati (giustamente) come responsabili di questo clima d’odio. Che ci volete fare, sarà nervoso. Mica è reato essere nervosi, no?

(*vignetta by pieronline.net)

ATTENTATO/ Antropologicamente diversi

martedì, 15 dicembre 2009
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Manifestazione PDL

Il PDL in piazza

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No B Day

Il No B Day

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