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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; afghanistan</title>
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		<title>Dieci anni fa cominciava la guerra in Afghanistan</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/10/07/dieci-anni-fa-cominciava-la-guerra-in-afghanistan/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 08:06:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono passati dieci anni da quando, il 7 ottobre 2001, il Presidente degli Stati Uniti George W Bush autorizzò i bombardamenti sul Paese allora guidato dall&#8217;integralismo talebano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati dieci anni da quando, il 7 ottobre 2001, il Presidente degli Stati Uniti George W Bush autorizzò i bombardamenti sul Paese allora guidato dall&#8217;integralismo talebano.</p>
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		<title>AFGHANISTAN: morto un soldato italiano, altri due gravissimi</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/09/23/afghanistan-morto-un-soldato-italiano-altri-due-gravissimi/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 09:46:00 +0000</pubDate>
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		<title>Sono tutti comunisti</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 13:36:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Poveri noi. Appena saputo della morte di Bin Laden, senza conoscere nessun dettaglio, dal Parlamento italiano in molti chiedevano: &#8220;e ora subito via dall&#8217;Afghanistan&#8221;. Che è un po&#8217; la posizione dei vari comunisti della precedente legislatura. Proprio ora che servirebbe ancora più prudenza. Pensavano di esserci liberati di tutti questi comunisti, ma sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5190/5686630317_b9814c2132_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5069/5687198374_4bd55ea246.jpg" alt="comunisti" width="280" height="391" /></a></p>
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<p>Poveri noi. Appena saputo della morte di Bin Laden, senza conoscere nessun dettaglio, dal Parlamento italiano in molti chiedevano: &#8220;e ora subito via dall&#8217;Afghanistan&#8221;. Che è un po&#8217; la posizione dei vari comunisti della precedente legislatura. Proprio ora che servirebbe ancora più prudenza. Pensavano di esserci liberati di tutti questi comunisti, ma sono ancora lì, in Parlamento, con altri colori e altre bandiere. Ma dentro sono sempre rossi.</p>
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<p><span id="more-13426"></span></p>
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<p>Non si conosceva ancora neppure un dettaglio sul blitz che ha portato alla miserabile fine di <strong>Osama Bin Laden</strong>, che già dal <strong>Parlamento italiano</strong> (quello dove c’è chi pensa e dichiara che la morte del leader qaedista sia un <strong>miracolo di Papa Wojtyla</strong>) si levavano voci sulla necessità di <strong>ritirare subito le nostre truppe dall’Afghanistan</strong>. Il Segretario di Rifondazione Comunista, <strong>Ferrero</strong>, addirittura sosteneva che la morte di Bin Laden è inutile se non coincide con la fine della guerra. <strong>E perché?</strong> Non è dato sapere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come è ovvio e comprensibile anche ad un bambino, andarsene ora, solo perché il boia è morto, sarebbe <strong>il più tragico degli errori</strong>. Significherebbe dimenticare che Al Qaeda è una <strong>piovra tentacolare</strong>, che Osama, più che condottiero in armi, era niente di più che un ispiratore e finanziatore sempre più occulto. Un uomo che ai campi di addestramento afghani preferiva i lussuosi compound di Abottabad, nei sobborghi della capitale pakistana. Sul campo, a combattere ogni giorno con le forze della coalizione internazionale, ci sono i <strong>Talebani</strong> guidati dal Mullah Omar e dai suoi sgherri. Ci sono teste calde pronte a farsi saltare in aria o a piazzare ordigni micidiali su ogni strada praticabile dell’Afghanistan, da Kabul ad Herat, passando per Kandahar. Oppure pensiamo che ora, dato in pasto ai pesci Osama, <strong>tutto finirà</strong> e laggiù sorgerà spontanea la democrazia e soffierà il vento della libertà? Tutt’altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>rischio di un’escalation</strong> degli attentati è altissimo, con tutti i contingenti messi in stato di massima allerta. Molti sostengono che la <strong>fase più delicata</strong> della guerra inizierà proprio ora, quando sull’onda dell’emotività i fanatici che vanno al mercato con cinture esplosive potrebbero pensare di farla pagare ai “cani infedeli”. Molto dipenderà anche dalle mosse dell’ambiguo Presidente afghano<strong> Karzai</strong>, e molto dipenderà anche da quel <strong>Pakistan</strong> che ora si trova in una comprensibile situazione di imbarazzo, ma le cui azioni future andranno monitorate con estrema attenzione. Il Pakistan è una <strong>polveriera in stand-by</strong>, e se decidesse di calcare il tasto del <strong>nazionalismo</strong> e dell’<strong>orgoglio islamico</strong> in chiave anti-occidentale, per l’Afghanistan sarebbero dolori. Non dimentichiamoci, infatti, che a Quetta si onora già il “Martire Osama” con manifestazioni di piazza e colpi di kalashnikov sparati in aria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parlare ora di ritiro immediato, quando anche dalla Casa Bianca si raccomanda prudenza e moderazione nei commenti, è un <strong>colossale errore</strong>. Una boutade degna di parlamentari ed ex parlamentari italiani pronti a sfruttare perfino la morte di Bin Laden in chiave elettorale, per guadagnare mezzo punto in più alle Amministrative. <strong>Un delirio</strong>.</p>
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<p>(C) RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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<p><em>Vi ricordiamo che siamo costantemente in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
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		<title>Un giovane militare italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 09:13:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giuliano Ferrara si è chiesto, sul Foglio, se sia il caso di rimanere in Afghanistan visto il comportamento del “riluttante Obama”. E’ indubbio che il Presidente non sappia che pesci pigliare, indeciso se ritirare le truppe nel 2011 o nel 2013, dubbioso se trattare o no con i talebani presunti moderati, incapace di avere buoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4107/5074839610_55d1acf604.jpg"><img class="alignnone" title="militari" src="http://farm5.static.flickr.com/4107/5074839610_55d1acf604.jpg" alt="" width="294" height="400" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Giuliano Ferrara si è chiesto, sul <em>Foglio</em>, se sia il caso di rimanere in Afghanistan visto il comportamento del <em>“riluttante Obama”</em>. E’ <strong>indubbio</strong> che il Presidente non sappia che pesci pigliare, indeciso se ritirare le truppe nel 2011 o nel 2013, dubbioso se trattare o no con i talebani presunti moderati, incapace di avere buoni rapporti con i suoi generali (ne ha cambiati tre in due anni scarsi di mandato). <strong>La guerra va male</strong>, vincerla sarà difficile, e andarsene ora potrebbe sembrare la cosa più semplice da fare. <strong>Ma sarebbe una fuga vigliacca</strong>. Significherebbe far ripiombare quelle città liberate dalla follia integralista nel terrore, negli omicidi e nelle lapidazioni.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Domenica pomeriggio, un mio amico era seduto comodamente sul divano di casa guardandosi la partita di volley Italia-Serbia. Accanto a lui, il <strong>fratello ventenne</strong> in procinto di partire per l’Afghanistan. Anche lui alpino della Julia, pronto per dare il cambio proprio a quei ragazzi che sono stati barbaramente straziati dai chili di tritolo che i barbuti del Gulistan avevano piazzato sotto il manto stradale.  Una missione ad altro rischio. Accade allora che il mio amico, durante un time-out, chieda al fratello <strong>se non avesse paura</strong>, se non temesse di fare la stessa fine. Il militare, intento a inviare un sms dietro l’altro, alza lo sguardo, pensa un attimo e risponde: <em>“Ma questo è il mio lavoro. <strong>Questo è il mio dovere</strong>”</em>. <em> “E chi lo dice che è il tuo dovere? Perché vuoi andare là, <strong>solo per i 131 euro al giorno?</strong>”</em>, ribatteva il fratello più grande, nell&#8217;intento di &#8220;smascherare&#8221; l&#8217;altro. <em>“E secondo te <strong>uno rischia ogni giorno di crepare per soldi?</strong> Ci sono cose un po’ più importanti dei soldi. Noi andiamo là per permettere alla gente di circolare liberamente durante la giornata, senza la paura che da un momento all’altro un talebano si faccia saltare in aria in un mercato o vicino ad un pozzo. Ti ricordo che è <strong>grazie a noi </strong>se anche la sera Herat è sicura . Lo sai che ci hanno detto che è stata riaperta pure l’Università?”</em>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Io, ascoltando quella conversazione, <strong>capii tutto</strong>. Capii come una guerra, anche se ancora da vivere sulla propria pelle, <strong>possa cambiarti</strong>. Capii come la sola preparazione per un conflitto come quello afghano, dove l’odore della morte ti accompagna in ogni istante, ti faccia <strong>crescere e maturare</strong> in poco tempo. Capii come un ventenne che un anno e mezzo fa pensava solo a divertirsi e a dormire, magari lasciando un po’ troppo perdere i propri doveri di studente, <strong>diventi uomo</strong>. Molto più, magari, di chi (non me ne voglia suo fratello, sia mai!) ha più anni ed è bravo a parlare bene di tante cose. <strong>Una semplicità disarmante</strong>, che ti rende piccolo piccolo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Poche parole, dette sbadatamente con un occhio al proprio Nokia, che racchiudono <strong>molto più significato</strong> di tanti discorsi ed editoriali letti in questi giorni. A questi ragazzi dobbiamo molto, perché con la loro azione quotidiana, con i rischi che ora dopo ora corrono, ci insegnano che certe volte si può lottare anche per grandi obiettivi, per raggiungere mete elevate ed apparentemente impossibili. <strong>Combattere per gli altri</strong>, per degli sconosciuti. Queste sono<strong> lezioni di vita</strong>. Tutto il resto è inutile parlare.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Grazie ragazzi</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/10/09/grazie-ragazzi/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 08:39:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Afghanistan. Quattro soldati italiani morti. Un ferito. Stamattina, poco dopo le sette ora italiana, l&#8217;imboscata. Tornavano da una missione nella valle del Gulistan. L&#8217;Italia intera dovrebbe onorare e rendere omaggio ai nostri soldati. Invece, ne siamo sicuri, qualche bastardo sciacallo ne approfitterà per raccattare quattro voti. Qui, noi, siamo orgogliosi dei nostri militari. Che vanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4077/5064527532_8620bb95f2.jpg"><img class="alignnone" title="italia afghanistan" src="http://farm5.static.flickr.com/4077/5064527532_8620bb95f2.jpg" alt="" width="390" height="262" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Afghanistan.<strong> Quattro soldati italiani morti</strong>. Un ferito. Stamattina, poco dopo le sette ora italiana, l&#8217;imboscata. Tornavano da una missione nella valle del Gulistan.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>L&#8217;Italia intera dovrebbe onorare e rendere omaggio ai nostri soldati. Invece, ne siamo sicuri, qualche bastardo sciacallo ne approfitterà per raccattare quattro voti. Qui, noi, siamo orgogliosi dei nostri militari. Che vanno lontano, a rischiare la propria vita, in nome della democrazia. In nome della pace.<strong> In nome, anche, del popolo italiano.</strong></p>
<p><strong><br />
 </strong></p>
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		<title>Deficienti parassiti</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/09/20/deficienti-parassiti/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 09:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un Paese serio saprebbe mettere da parte dispute politiche in momenti particolari e solenni. Saprebbe raccogliersi, se non altro per rispettare un morto. Sembra banale, sembra scontato, sembra superfluo dire e scrivere ciò. Eppure, in quest’Italia così piccola, è necessario biasimare quei poveracci che ieri, a Livorno soprattutto, si sono messi a fischiare il minuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4151/5005437941_30e1b62fb7.jpg"><img class="alignnone" title="soldato " src="http://farm5.static.flickr.com/4151/5005437941_30e1b62fb7.jpg" alt="" width="300" height="458" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Un Paese serio saprebbe mettere da parte dispute politiche in momenti particolari e solenni. <strong>Saprebbe raccogliersi</strong>, se non altro per rispettare <strong>un morto</strong>. Sembra banale, sembra scontato, sembra superfluo dire e scrivere ciò. Eppure, in quest’Italia così piccola, è necessario <strong>biasimare quei poveracci</strong> che ieri, a <strong>Livorno</strong> soprattutto, si sono messi a fischiare il minuto di silenzio disposto in memoria del <strong>tenente Romani</strong>, ultimo nostro caduto in Afghanistan. Per carità, <strong>nulla di nuovo</strong>: la curva livornese, quella che si richiamava fino a pochi anni fa a <strong>Stalin</strong> (sì, quello dei gulag e delle purghe), ci aveva abituati a spettacoli del genere. Dall’<strong>Inno di Mameli fischiato</strong> durante una partita della Nazionale ai <strong>cori inneggianti alle Foibe</strong> titine. Spettacolo pietoso, desolante, che si commenta da solo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Ripugna il solo parlarne</strong>, ma va fatto. Perché i deficienti meritano di essere messi all’indice, i provocatori ed i mentalmente limitati che affollano e appestano le curve degli stadi italiani meritano di essere trattati e considerati per quel che sono. <strong>Parassiti</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perchè non possiamo andarcene</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/07/31/perche-non-possiamo-andarcene/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 09:23:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[TIME]]></category>

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		<description><![CDATA[A volte un’immagine, dura come un pugno allo stomaco, spiega più cose di interminabili discussioni accademiche. Aisha, 18 anni, sbattuta freddamente in copertina su Time, ci dice, con il suo silenzio, perché bisogna rimanere in Afghanistan. Le hanno tagliato il naso e le orecchie, l’hanno abbandonata tra le vette della sua terra, nella speranza che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4105/4842940951_a5fc3c3387_b.jpg"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4105/4842940951_a5fc3c3387_b.jpg" alt="" width="400" height="529" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>A volte un’immagine, dura come un pugno allo stomaco, spiega più cose di interminabili discussioni accademiche. <strong>Aisha</strong>, 18 anni, sbattuta freddamente in copertina su <strong>Time</strong>, ci dice, con il suo silenzio, perché bisogna rimanere in Afghanistan. <strong>Le hanno tagliato il naso e le orecchie</strong>, l’hanno abbandonata tra le vette della sua terra, nella speranza che morisse dissanguata.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>La sua <strong>colpa</strong>, così ha deciso il capo-villaggio talebano, è di essere <strong>scappata al marito</strong>, di averlo rifiutato, di essersi lamentata delle percosse dei suoceri. E la punizione, stando alle regole tribali di un Mondo che dovrebbe essere morto e sepolto da secoli, è stata pressoché automatica. <strong>Mentre il cognato le teneva ferma la testa, il marito la macellava</strong>, come fosse una bestia al mattatoio. Basterebbe questo a spiegare perché si deve rimanere laggiù. Fa ribrezzo che davanti a tutto questo, ci sia ancora chi si dilunga in ragionamenti su una presunta aggressione occidentale capitalista.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>La guerra in Afghanistan, dura, difficile, drammatica, <strong>è una guerra per la civilità</strong>. Per tentare di dare una parvenza di normalità ad una società che di normale non ha nulla. E’ una sfida immane: <strong>si tratta di ricreare una cultura</strong>. Ma prima di fare ciò, è necessario debellare chi tiene gli afghani incatenati all’ancestrale arretratezza, i talebani. Bande di terroristi la cui fortuna nasce proprio dalla disgraziata condizione in cui versa la stragrande maggioranza dei propri connazionali.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Wikileaks bombarda il Pentagono</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/07/27/wikileaks-bombarda-il-pentagono/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 09:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sicurezza nazionale]]></category>
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		<category><![CDATA[wikileaks]]></category>

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		<description><![CDATA[91.731. E’ il numero magico, che fa capire quanto pericolosa e drammatica possa essere la pubblicazione da parte di Wikileaks di documenti top-secret riguardanti la guerra in Afghanistan. Quasi 92.000 documenti riservati dati in pasto alla curiosità di tutti: strategie, resoconti, dialoghi, spostamenti di truppe. Il velo su ciò che accade tra le valli afghane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.guardian.co.uk/world/series/afghanistan-the-war-logs" target="_blank"><img src="http://28.media.tumblr.com/tumblr_l67nd1OR9C1qcmx7ro1_500.jpg" alt="" width="460" height="276" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>91.731</strong>. E’ il numero magico, che fa capire quanto pericolosa e drammatica possa essere la pubblicazione da parte di <a href="http://wardiary.wikileaks.org/" target="_blank"><strong>Wikileaks</strong></a> di documenti top-secret riguardanti la guerra in Afghanistan. Quasi 92.000 documenti riservati dati in pasto alla curiosità di tutti: strategie, resoconti, dialoghi, spostamenti di truppe. Il velo su ciò che accade tra le valli afghane è stato alzato, per lo sconcerto di chi quella guerra la sta portando, più male che bene, avanti. E’ <strong>incredibile ciò che è accaduto</strong>. La super-potenza, il gigante per eccellenza messo a gambe all’aria da un nemico (ancora) oscuro – probabilmente qualche soldato -  che ha passato ad <strong>un matematico anarchico australiano</strong> trentanovenne faldoni e faldoni di carte che potrebbero avere conseguenze ben più serie di un deferimento alla Corte Marziale per alto tradimento. Comprensibilmente, la <strong>Casa Bianca ha un diavolo per capello</strong>, ed il Pentagono non sa ancora che pesci pigliare. Una falla nella sicurezza nazionale di questo tipo mette a rischio non solo il contingente americano e quelli alleati, ma anche le già <strong>delicate ed intricate relazioni diplomatiche con alcuni Paesi dell’area</strong> messi all’indice come collaborazionisti dei  talebani. Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pakistan" target="_blank"><strong>Pakistan</strong></a>, prima di tutto.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Sappiamo quanto a lungo durò il corteggiamento di Bush a <strong>Musharraf</strong> per portare Islamabad a ruotare attorno allo stellone statunitense, e quanto difficile fu per il Generale golpista dire sì alle avances della Casa Bianca. Perdere ora il Pakistan significherebbe fare dell’Afghanistan un Vietnam all’ennesima potenza, con conseguenze al momento inimmaginabili. Certo, la connivenza dei servizi segreti di Islamabad con i barbuti di Kandahar era cosa nota, ma si andava avanti facendo finta di non sapere nulla, come nelle migliori commedie teatrali settecentesche. Il motivo? Beh, il Pakistan da sempre esercita la sua <em>longa manus</em> sul vicino Afghanistan, essendo il<strong> principale referente dei gruppi radicali sunniti</strong>. D’altronde, essendo una potenza nucleare musulmana di 150 milioni di abitanti, non potrebbe essere diversamente. Non è quindi esagerato dire che <strong>il Pakistan tiene in scacco l’Occidente</strong>, che è in una posizione di forza tale da poter mettere in atto un <strong>doppiogiochismo alla luce del Sole</strong>. E’indispensabile, per una soluzione del conflitto quantomeno accettabile, fare buon viso a cattivo gioco, dando precise garanzie ad Islamabad che l’Afghanistan continuerà anche in futuro a rappresentare quel retroterra pashtun strategicamente in grado di compensare la perdita (mai digerita) del Kashmir.  Con Hamid Karzai a Kabul, però, questa garanzia è messa in dubbio, vista l’amicizia più volte mostrata dal Presidente afghano nei confronti dell’India, storico nemico del Pakistan.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Quello di Islamabad è un<strong> ricatto </strong>dal quale dipenderà, con ogni probabilità, l’esito della guerra. Ma è un ricatto fatto da chi può permetterselo, da chi tiene il coltello dalla parte del manico. Sta ora agli Stati Uniti, in modo particolare, decidere se abbassare la testa e dare all’amico-nemico pakistano ciò che desidera. Il problema è che ora, con il danno procurato da Wikileaks, <strong>tutto diventa più difficile</strong>, perché si tratterebbe di una <strong>resa americana alla luce del Sole</strong>. Una cosa (quasi) mai vista.</p>
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		<title>West Point condanna Obama</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 06:32:26 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://farm2.static.flickr.com/1230/4725636233_8274987e87_b.jpg"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1230/4725636233_8274987e87.jpg" alt="" width="378" height="500" /></a><br />
 </em></p>
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<p><em>&#8220;Are you asking about Vice President Biden? Who&#8217;s that? Biden? Did you say Bite Me?&#8221;</em> E&#8217; una delle frasi colorite che il Generale Stanley McChrystal si è lasciato sfuggire nel corso di una lunga intervista al magazine <strong><a href="http://www.rollingstone.com/politics/news/17390/119236" target="_blank">Rolling Stone</a></strong>. Dichiarazioni al vetriolo e <strong>sparate contro l&#8217;Amministrazione Obama</strong>, che lo hanno portato (non si sa quanto sentitamente) a rettificare il tutto scusandosi. Tuttavia, la frittata è fatta, ed il dato su cui riflettere è l&#8217;<strong>insubordinazione</strong> (perchè è di questo che si tratta) di uno dei più alti ufficiali dell&#8217;Esercito degli Stati Uniti contro il proprio Comandante in Capo, Barack Obama.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>McChrystal, uomo che mangia pochissimo e che è capace di farsi 16 chilometri al giorno di corsa, è colui che <strong>comanda tutto il comandabile</strong> in Afghanistan, dalle forze Usa a quelle Nato. E&#8217; l&#8217;uomo dalle cui decisioni dipenderà l&#8217;esito della guerra contro il fondamentalismo islamico in quella regione, a meno che (come è possibile, se non probabile) venga <strong>rimosso dall&#8217;incarico</strong>, come fece Truman con MacArthur in Corea quasi sessant&#8217;anni fa. Davanti all&#8217;<strong>indecisionismo perenne di Obama</strong>, che non sa mai se sia meglio tendere la mano ai tagliagole di turno o se brandire l&#8217;arma dello scontro finale, il Generale è sbottato, prendendosela con tutto l&#8217;entourage del Presidente, a partire dal simpatico amico della bottiglia <strong>Joe Biden</strong>, quello che voleva dividere l&#8217;Iraq in base alle etnie ivi presenti come fosse una torta nuziale. Un fiume in piena, bordate a non finire, racconti dell&#8217;incontro alla Casa Bianca con Barack il Santo: <em><strong>&#8220;Fu una photo-opportunity di 10 minuti&#8221;</strong></em>, racconta un suo collaboratore, aggiungendo che <em>&#8220;Obama chiaramente non sapeva nulla di lui, di chi fosse <strong>né sembrava troppo interessato</strong>&#8220;</em>.</p>
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<p>Il caso di McChrystal non è il solo a segnare una frattura nei rapporti tra Amministrazione e Forze Armate. Tempo fa lo stesso <strong>Petraeus</strong>, una specie di eroe di guerra cui i Repubblicani guardano sempre con più attenzione in vista delle presidenziali del 2012, sì è permesso (dall&#8217;alto dei suoi recenti successi nella strategia di stabilizzazione dell&#8217;Iraq) di <strong>contestare la lentezza</strong> di Obama nell&#8217;adottare le decisioni necessarie in tema di politica estera e di difesa. La gravità della situazione è evidente ancor più se si pensa che l&#8217;attuale Presidente, pur di non inimicarsi le alte sfere militari, <strong>aveva confermato il bushiano Bob Gates al Pentagono</strong>, così come aveva lasciato al loro posto gli alti graduati. Eppure, <strong>non è bastato</strong>. Un corto circuito pericoloso che non fa altro che gettare ombre sulle possibilità, già scarse, di vittoria in Afghanistan. Una querelle che indebolisce la forza americana di porsi come interlocutore privilegiato nella risoluzione delle crisi regionali. Un&#8217;<strong>ennesima dimostrazione</strong> che Barack Obama, più che a Franklin Roosevelt, sembra sempre di più a Jimmy Carter.</p>
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		<title>Afghanistan possibile</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 18:53:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm2.static.flickr.com/1269/4703641626_fc13109707_b.jpg"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1269/4703641626_fc13109707.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
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<p>Poteva essere l&#8217;<strong>ennesima strage di nostri soldati</strong>. Due giorni fa, nel distretto di Shindand, Afghanistan occidentale, gli Alpini genieri hanno disinnescato un micidiale ordigno che conteneva <strong>cinquanta chili di esplosivo</strong>. Uno &#8220;IED&#8221;, bomba fatta in casa alla bell&#8217;e meglio, come si usa da quelle parti, che però avrebbe provocato una carneficina. Ad allertare i militari italiani sono stati <strong>alcuni bambini</strong> intenti a giocare lungo la strada. Dopo aver notato che all&#8217;interno di uno dei tubi che corrono paralleli alla strada c&#8217;era qualcosa di anomalo, immediatamente hanno dato l&#8217;allarme ai responsabili del villaggio, che a loro volta hanno informato prima la polizia afghana e quindi il contingente italiano.  I bambini, segno di un Afghanistan che forse gradualmente può iniziare a guardare con fiducia al futuro, partendo proprio dai più piccoli, che iniziano a vedere gli stranieri non più come invasori interessati a spartirsi la carcassa del grande Paese asiatico, bensì come stabilizzatori. <strong>E&#8217; un percorso difficile</strong>, lungo, con poche possibilità di successo. <strong>Eppure va portato avanti</strong>, fino alla fine. E proprio quei bambini magistralmente raccontati da Khaled Hosseini nei suoi romanzi poco romanzati, sono il motore che fa andare avanti tutto, che fa intravedere una luce, <strong>assai fioca</strong>, su quelle sciagurate montagne.</p>
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		<title>Afghanistan, l&#8217;ultima frontiera</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 20:17:20 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.daw-blog.com/wp-content/uploads/2010/05/soldati_italiani_impegnati_afghanistan1.jpg"><img class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4021/4617468832_58eabc296e_o.jpg" alt="" width="520" height="390" /><br />
</a><br class="blank" />Ancora morti, ancora giovani ragazzi dilaniati da ordigni rudimentali piazzati sulla strada da qualche poveraccio analfabeta che in nome di non si sa bene cosa le studia tutte pur di eliminare chi va lì a costruirgli una strada o a portargli un po’ d’acqua. <strong>Massimiliano</strong> e <strong>Luigi </strong>portano il triste bilancio dell’esperienza italiana in Afghanistan a <strong>ventiquattro vittime</strong>, per lo più giovani. E’ in questi momenti, come sempre, che ci si chiede, con rabbia, che cosa si stia a fare laggiù, quale sia lo scopo, il senso di tutti questi morti. E già un’ora dopo l’attentato, cavadenti ed ex pm si affannavano a rilasciare le proprie dichiarazioni sulla necessità di <strong>scappare con la coda tra le gambe</strong>, come vigliacchi, come mercenari. Certo, <strong>sarebbe la strada più facile</strong>, tanto Kabul è lontana un bel po’ di fusi orari, e chi se ne frega. Vogliono i talebani con le loro barbe ed i loro roghi di libri? Se li tengano. <strong>E’ facile ragionare così</strong>, ed è anche comodo, diciamocelo pure. Eppure, ogni tanto, <strong>c’è qualcosa di più importante</strong>. Decisioni dolorose che vanno prese e portate fino in fondo, anche a costo di pagare un prezzo alto. Quei ragazzi, quelle migliaia di volontari, sanno bene cosa devono fare, sono perfettamente consci dei rischi e dei pericoli cui vanno incontro. E nonostante questo, sono <strong>pronti a correre il rischio di non tornare più</strong>. E’ una vocazione, una chiamata. Bisogna essere portati per passare notti intere con l’occhio vigile e la mano sull’arma, con la morte che incombe sulla propria testa come un monito onnipresente. Non è vita per tutti, quella dei volontari in guerra.<br class="blank" />Laggiù, e lo sappiamo, si combatte la guerra delle guerre, quella per l’affermazione della democrazia, di quel poco di democrazia che può esistere tra i mullah di Kandahar e i corrotti di Kabul. Ma anche quel piccolo orticello verde<strong> va difeso con i denti</strong>. Perché se cade l’Afghanistan, non si sa dove arriverà l’onda dell’integralismo becero e tagliagole. Nessuno lo sa, nessuno può dirlo. Certo è che tutto il movimento dei barbuti guerriglieri che nulla di eroico hanno, tenterebbe in ogni modo di replicare il modello oscurantista che l’Afghanistan ha conosciuto in dieci anni di regime talebano, quando lapidazioni e decapitazioni erano la <strong>routine quotidiana</strong>.<br class="blank" />Questi sacrifici, nostri e dei nostri alleati, sono ancor più importanti, ancor più significativi. Sconfitti loro, sarà sconfitto tutto l’Occidente, con tutto il suo portato di valori e di ideali che da secoli ci permette di <strong>vivere liberi</strong>. Ogni soldato caduto, ogni vita persa in quel polveroso pantano,  è un nuovo nome da scolpire sulla “colonna del Sapere e dell’Ignoranza” che svetta a Kabul da novant’anni. Eppure, avrebbero potuto issarla<strong> l’altro ieri</strong>.</p>
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		<title>C&#8217;è qualcosa di grande tra di noi</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 11:26:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alla fine, gli unici (o quasi) che dicono sì a Mister Obama siamo noi. Il Governo Berlusconi, infatti, si è dimostrato subito disponibile a rinforzare il proprio contingente in Afghanistan, andando incontro alle richieste americane e rispondendo presente alla supplica della NATO, che non sa che pesci pigliare per tirarsi fuori da quel pantano. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Berlusconi e Obama" src="http://farm3.static.flickr.com/2619/4159347647_67c48419ec_o.jpg" alt="" width="482" height="300" /></p>
<p>Alla fine, gli unici (o quasi) che dicono sì a Mister Obama <strong>siamo noi</strong>. Il Governo Berlusconi, infatti, si è dimostrato subito disponibile a <strong>rinforzare il proprio contingente in Afghanistan</strong>, andando incontro alle richieste americane e rispondendo presente alla supplica della NATO, che non sa che pesci pigliare per tirarsi fuori da quel pantano. La tanto dileggiata Italia, quella che conta meno di zero, quella su cui tutti si divertono a sparare letame, ha ricevuto <strong>pubblici apprezzamenti</strong> da parte della Casa Bianca. <em>“Lasciatemi ringraziare il Governo e il popolo italiano. L’Italia è stato un <strong>alleato di ferro</strong> per tanti anni in Afghanistan e con questa decisione <strong>ha assunto un ruolo guida</strong>”</em>, ha detto Hillary Clinton. Dichiarazioni di facciata e scontate? E&#8217; possibile. Sta di fatto che il Segretario di Stato americano ha <strong>ringraziato e lodato pubblicamente l’Italia</strong>, e non Francia e Germania, che codardamente si sono tirate indietro, mostrando ancora una volta come sia facile fare i grandi con i discorsi e gli inutili vertici, mentre quando c’è da andare in prima linea, ci si tira indietro <strong>come conigli</strong>.</p>
<p>Certo, i soliti menagrami rifondaroli accuseranno Berlusconi di essere un assassino con le <strong>mani sporche di sangue</strong>, di mandare al massacro giovani ragazzi pieni di aspettative per il futuro. Insomma, il consueto  indecente blaterare di chi non ha mai alzato il culo dalle proprie comode poltrone di pelle, salvo (magari) per andare a manifestare contro qualcosa o qualcuno nella piazza sottocasa. In questa prima guerra del nuovo millennio, una guerra per la libertà e la civiltà che dovrebbe trovare tutti concordi, il nostro Paese è in prima fila.</p>
<p>Dovremmo esserne orgogliosi, dovremmo essere uniti. Invece, ne siamo certi, tra qualche giorno inizierà la nota tiritera di coloro che sono abituati a sputare nel piatto in cui mangiano, avvezzi a dire sempre e solo che <strong>facciamo schifo</strong> e siamo l’essenza del ridicolo; quelli che vanno a <strong>sputtanare l’Italia</strong> organizzando <strong>NO-B day in giro per l’Europa.</strong> Torneranno ad alzare la testa i teorizzatori delle missioni civili in teatri di guerra, quei pacifisti convinti che si possano mandare soldati disarmati in giro per le valli afghane. Quelli che quarant’anni fa invitavano a mettere fiori nei cannoni, dimostrando ancora una volta di vivere in un mondo che non c’è. <strong>Quella afghana è una guerra giusta</strong>, che va vinta. Costi quel che costi. E noi, ancora una volta, siamo lì a combattere, a dimostrare che l’Italia sa essere anche un Paese responsabile, che assume impegni in sede internazionale e li porta fino in fondo. Nonostante tutto quello che si dica sul nostro folklore. Una volta tanto, a vergognarsi  e a tenere la <strong>testa bassa</strong> devono essere gli altri. Quelli che si credono grandi senza aver <strong>mai fatto niente</strong> di grande.</p>
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		<title>Quelle odiose menzogne del Times</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 13:23:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jack</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le nuova polemica contro il nostro Paese da parte del Times, quella sui presunti giri di mazzette tra noi ed i talebani per lasciarci stare in Afghanista, é particolarmente odiosa non tanto per la notizia, quanto per le sue modalità e per il messaggio che il quotidiano inglese cerca di far passare. La pratica di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_2410" class="wp-caption aligncenter" style="width: 504px"><img class="size-full wp-image-2410 " title="funerali-kabul" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/10/funerali-kabul1.jpg" alt="I nostri caduti, alla faccia dei patti di non aggressione vaneggiati dal Times" width="494" height="301" /><p class="wp-caption-text">I nostri caduti, alla faccia dei patti di non aggressione vaneggiati dal Times</p></div>
<p>Le nuova polemica contro il nostro Paese da parte del Times, quella sui <strong>presunti giri di mazzette tra noi ed i talebani </strong>per lasciarci stare in Afghanista, é particolarmente odiosa non tanto per la notizia, quanto per le sue modalità e per il messaggio che il quotidiano inglese cerca di far passare.</p>
<p style="text-align: left">La pratica di pagare i combattenti locali, per quanto non ammissibile in pubblico da un governo, <strong>é già stata attuata anche dagli stessi inglesi</strong> ad Helmand nel 2007 (come riportato dallo stesso Times), e non é tanto quello il succo della polemica tra Italia ed il giornale, quanto il fatto che questo sia stato confezionato dal Times nel seguente modo: sono morti dieci francesi perché gli italiani pagavano i talebani, <strong>cercando di ampliare la polemica e montare un caso diplomatico ed internazionale</strong>. Il succo del loro discorso é questo: gli italiani pagavano i talebani per lasciarli in pace (falso, un morto in quella provincia e decine di attacchi), poi quando gli italiani hanno lasciato l&#8217;area ai francesi, non gli hanno detto delle mazzette e quindi i francesi sono stati attaccati ed uccisi.</p>
<p>Gli argomenti degli inglesi sono stati facilmente <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/3594">smontati dal Foglio</a>, e sarebbe bastato ricordare <strong>la morte del Maresciallo Pezzullo</strong>, proprio nella provincia di Sarobi dove ci si accusa di aver foraggiato le milizie locali, per dimostrare l&#8217;incosistenza delle presunte rivelazioni di guerriglieri talebani prezzolati a suon di sterline, ma c&#8217;é un passaggio della vicenda che rasenta il ridicolo: il Times ci accusa di aver fornito cure mediche e denaro servito a reclutare guerriglieri ad un comandante talebano, Ghulam Yahya  Akbari, che per ironia della sorte <strong>é stato freddato proprio dagli italiani</strong> la scorsa settimana, dopo il fallimento di diversi tentativi americani.</p>
<p><strong>Questo episodio non potrà essere derubricato a polemica contro il centrodestra e Silvio Berlusconi</strong>, tant&#8217;é che si parla per lo più di un periodo in cui c&#8217;era il Governo Prodi, anche se<strong> i soliti imbecilli dell&#8217;Italia dei Livori</strong> non si sono resi conto, presi dalla foga di attaccare il governo, che si trattava di un&#8217;accusa nei confronti di un esecutivo in cui erano presenti col loro leader (nonostante le lacrime di sangue di Franca Rame ecc ecc). Né sarà sufficiente l&#8217;annuncio di una querela da parte del Ministro La Russa: <strong>il Times mette sulla coscienza del Governo Italiano dieci morti fancesi trattandoci da vigliacchi</strong> (&#8220;[...]<em> le truppe italiane sono state messe al riparo dalla sanguinosa realtà che le truppe britanniche devono affrontare ogni giorno grazie a delle mazzette pagati dai servizi segreti italiani, che hanno messo a repentaglio la vita dei loro alleati&#8221;</em>), e questo <strong>esige una forte risposta</strong> a salvaguardia del nostro Paese, dei nostri militari e di coloro che sono caduti.</p>
<p>Sono in ballo<strong> onore, giustizia e verità, ed esigiamo una forte reazione</strong> da parte del Governo e di tutte le forze politiche responsabili.</p>
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		<title>Sveglia Obama, è il tempo di agire</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/26/sveglia-obama-e-il-tempo-di-agire/</link>
		<comments>http://www.daw-blog.com/2009/09/26/sveglia-obama-e-il-tempo-di-agire/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 10:01:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parla, parla, parla. Allarga le braccia, sorride, incanta. Ormai lo conosciamo, Mister Obama. Da consumato oratore e bravo incantatore di serpenti, riesce a rincoglionire chiunque con il suo sapiente uso delle parole. Perfino Gheddafi, che rincoglionito lo è già di suo, lo ha salutato come “raggio di luce nel buio”. Il problema, e forse di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2178" title="obama" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/09/obama11.jpg" alt="obama" width="550" height="368" /></p>
<p>Parla, parla, parla. Allarga le braccia, sorride, incanta. Ormai lo conosciamo, Mister Obama. Da <strong>consumato oratore</strong> e bravo incantatore di serpenti, riesce a rincoglionire chiunque con il suo sapiente uso delle parole. Perfino Gheddafi, che rincoglionito lo è già di suo, lo ha salutato come <em>“raggio di luce nel buio”</em>. Il problema, e forse di questo dovremmo iniziare a preoccuparci anche noi, è che <strong>non decide mai niente</strong>. Pensa, parla, va in tv, in tutte le tv. Robe che se lo facesse Berlusconi, quantomeno vedremmo Concita ed Ezio Mauro incatenati nudi davanti a Montecitorio per gridare alla libertà di stampa calpestata. Ma quando si tratta di decidere qualcosa di importante, <strong>Obama si eclissa</strong>. Siamo impantanati in Afghanistan? Il Generale McChrystal supplica in ginocchio l’invio di nuove truppe per evitare la sconfitta? <strong>Pazienza</strong>. A Washington D.C. si pensa, si riflette. Si dice che sul tavolo di Barack ci sia di tutto: dall’aumento di soldati, al cambiamento di strategia, fino al poco onorevole darsela a gambe. C’è un piccolo, piccolissimo particolare, però: <strong>mentre lui medita all’infinito, gli altri muoiono in quell’inferno. </strong>Non solo gli americani, che sono da anni in prima linea ad affrontare coraggiosamente i terroristi tagliatori di gole, dita, orecchie e nasi, no no.<strong> Anche i nostri muoiono</strong> per i tentennamenti del giovanotto showman dell’Illinois, tanto abile nel tendere la mano ad Ahmadinejad, quanto sciocco nel non capire che <strong>senza un suo deciso intervento laggiù si perde</strong>.</p>
<p><strong>In una settimana, il contingente italiano ha registrato 6 vittime e 7 feriti</strong>, il che fa pensare che i talebani stiano risalendo a nord in seguito all’azione massiccia della Nato nel pericoloso e impervio Sud, roccaforte dei vari mullah Omar (e di Karzai…). A questo punto, basterebbe che Obama si decidesse ad <strong>ascoltare chi ne sa più di lui</strong>, chi è sul campo, chi vede quotidianamente la morte avvicinarsi. <strong>Basterebbe un gesto di umiltà</strong>. E invece vediamo tutti commossi  salutare la <strong>barzelletta</strong> della risoluzione votata all’unanimità sul disarmo nucleare (che ha lo stesso valore di una vittoria all’ultima giornata di campionato di una squadra retrocessa da 4 mesi, cioè zero assoluto). Tutti entusiasti, <em>che bravo Obama!</em>, <em>è il migliore!</em> Perfino Chavez, smaltita la sbornia da Festival del Cinema di Venezia, ha notato che all’Onu <em>“non c’è più puzza di zolfo”</em>. Ora tutto va bene, <strong>il Mondo è cambiato</strong>. Anzi no, perché <em>“dobbiamo cambiare”</em> Mr President l’ha ripetuto anche l’altro giorno all’Assemblea Generale. <strong>Non si è ben capito in cosa dobbiamo cambiare</strong>, cosa significhi quel <strong><em>change</em></strong> che ci ha frantumato palle e utero (pari opportunità rispettate). Non è il momento di porsi certi interrogativi, evidentemente.</p>
<p>Per ora accontentiamoci di vedere un <strong>parolaio inconcludente</strong>: dalla sanità alla politica estera, al momento si registrano <strong>solo porte sbattute in faccia</strong>. E il consenso che cala di giorno in giorno, senza accenni di sosta. E’ venuto il momento di agire, di <strong>tirare fuori le palle</strong>, di vedere cosa c’è davvero dietro la bella presenza e la capacità oratoria. <strong>Su questo terreno si deciderà la sua sorte</strong>, stretta tra trionfo epocale da tramandare nei secoli e sciagurato, colossale flop.</p>
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		<title>La preside comunista insegna ai bambini odio e vigliaccheria</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 20:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cose che succedono nell’Italia di oggi, dove qualunque cosa viene buttata in politica, dove delinquenti vigliacchi che si coprono le loro facce da culo con il passamontagna hanno la geniale idea di sparare feci e imbrattare di vernice rossa la sede della Croce Rossa di Roma. Succede da noi che una preside di una scuola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2122" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-2122" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/09/salacone11.jpg" alt="La Preside" width="490" height="368" /><p class="wp-caption-text">La Preside</p></div>
<p>Cose che succedono nell’Italia di oggi, dove qualunque cosa viene buttata in politica, dove <strong>delinquenti vigliacchi che si coprono le loro facce da culo con il passamontagna</strong> hanno la geniale idea di sparare feci e imbrattare di vernice rossa la sede della Croce Rossa di Roma. Succede da noi che una <strong>preside</strong> di una scuola romana decida che no, <strong>il minuto di silenzio per i morti in Afghanistan non si deve fare</strong>. C’è una direttiva del Ministro? Vada a farsi fottere.</p>
<p><strong>Simonetta Salacone</strong> ha rispedito al mittente, il suo superiore, l’invito ad osservare un momento di raccoglimento per onorare chi è stato fatto saltare in aria da infami terroristi. <em><strong>“E’ solo retorica”</strong></em>, ha stabilito il dirigente scolastico che all’attivo ha un curriculum politico di tutto rispetto: comunista fin nel midollo, <strong>si è candidata alle europee con “Sinistra e Libertà”</strong>, ha fatto campagna elettorale, ha partecipato a varie trasmissioni televisive per presentare il suo programma, ha un gruppo facebook. E’ stata consigliere comunale di Roma, è fiera di aver fondato il movimento “Non rubateci il futuro” che si batte contro Tremonti e la perfida Gelmini. Una signora che<strong> non prova vergogna</strong> nell’accostare il simbolo del partito in cui milita al logo della scuola elementare che comanda.</p>
<p>Madama  Salacone, poi, è una donna dotata di ingegno e fantasia: un anno fa, in occasione del primo giorno di scuola, come una scenografa consumata  decise di <strong>appendere drappi neri alle finestre</strong> in segno di lutto per la morte della scuola italiana. Già, per la dirigente sei ragazzi uccisi da almeno 150 chili di esplosivo valgono niente in confronto al presunto decesso della scuola. <em>“Meglio dedicare il silenzio a tutte le vittime sul lavoro”</em> che ai sei parà, perchè <strong><em>“una vera missione di pace”</em></strong>, dice la preside attivista elettoralmente trombata, <strong><em>“va fatta con dottori e insegnanti, non con i militari!”</em></strong>. E che schifo, poi, <strong><em>“il mancato sostegno agli ospedali di Emergency”</em></strong>, puntualizza la mancata eurodeputata.  E’ davvero ripugnante che neppure davanti a delle bare si possa mettere da parte la politica, l’odio, la propria perversione morbosa. No, tutto viene in secondo piano, l’importante è comunque fare casino, mettersi in evidenza, ribellarsi. E chi se ne frega se facendo ciò si insulta la memoria di chi ha avuto l’unica colpa di trovarsi su una strada della più pericolosa capitale del Mondo a bordo nel momento sbagliato. Uno sputo sulle bare e tutti contenti. Bell’educazione ai bambini della sua scuola: <strong>insegnare che esistono morti di Serie A e morti di Serie B</strong>, che alcuni vanno onorati e che altri vanno ignorati, solo perché indossavano una divisa.</p>
<p>C’è da chiedersi come questa qui possa ancora <strong>continuare a far danni</strong> in giro per l’Italia, come possa dirigere un istituto pubblico, come possa impunita dire<strong> le sue stronzate quotidiane. </strong>Un essere umano che piange e appende drappi neri per contestare un ministro e si gira dall’altra parte davanti ai morti veri <strong>non è un essere umano</strong>. E’ solo l’ennesimo <strong>conato di vomito</strong> di un’epoca che credevamo e speravamo finita quarant’anni fa. E che invece,  ahinoi, è ancora viva e vegeta. Sorge allora una domanda, spontanea: ma voi, <strong>mandereste i vostri figli nella scuola di questa squilibrata?</strong></p>
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		<title>Farabutti senza onore</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 06:08:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jack</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come in ogni tragica occasione, quando ancora il fumo nero dell’infamia era ben visibile nel cielo di Kabul, da Roma partivano gli strali dei soliti noti e di alcune new entry: “portiamoli a casa”, “la missione non serve più”, “exit strategy” e via dicendo. L’uscita dal Parlamento della sinistra radicale non ha quindi spento i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2115" title="kabul" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/09/kabul1.jpg" alt="kabul" width="590" height="347" /></p>
<p>Come in ogni tragica occasione, quando ancora il fumo nero dell’infamia era ben visibile nel cielo di Kabul, da Roma partivano gli <strong>strali dei soliti noti e di alcune new entry</strong>: <em>“portiamoli a casa”, “la missione non serve più”, “exit strategy”</em> e via dicendo. <strong>L’uscita dal Parlamento della sinistra radicale</strong> non ha quindi spento i vagiti di<strong> populismo vigliacco </strong>di una classe politica che ormai spesso non riesce più ad indicare una visione di lungo periodo, ed allora quando gli italiani ricordano commossi i loro morti, <strong>ecco spuntare gli avvoltoi, pronti a tutto per uno zero virgola in più o per un lancio di agenzia.</strong></p>
<p>Campione, atteso, è stato naturalmente <strong>il fattore molisano</strong>, che le missioni le ha sempre votate e promosse (tra cui l’inutile missione libanese), anche se Franca Rame lacrimava sangue ogni volta, ma ora che c’è da mietere a sinistra, <strong>non si fa scrupoli</strong>. Altri hanno seguito, e le numerosi e <strong>diverse voci del Governo </strong>non sono state un bello spettacolo.</p>
<p>Ironia della sorte vuole che proprio i primi sostenitori della patria vigliaccheria siano quelli che tanto sbraitano ad ogni <em>puttanata</em> (nel vero senso del termine, visto che di questo si parla) del Corriere del Surrey, o della Gazzetta della Catalogna, fingendo indignazione e un po’ sorridendo se Obama sorride alla Merkel ma non a Silvio. <strong>Risatine complici e gomitate di approvazione </strong>al grido di “<em>hai visto? Non ci cagano, siamo ridicoli</em>”, mentre sbavano al pensiero di una ritirata affrettata, magari lasciando pure viveri e munizioni a Kabul, tanto perché la storia non ha già mostrato al mondo un’Italia che iniziava una guerra da una parte ma non si sapeva dove l’avrebbe terminata.</p>
<p>Novelli promotori <strong>senza vergogna e senza onore </strong>di un 8 settembre permanente, dopo quello iracheno in salsa <em>Prodi-Turigliatto</em>, ora sbraitano tanto per levare le tende dall’Afghanistan, perché in fondo sarebbe un messaggio splendido dato al mondo ed ai farabutti barbuti: “<em>Se ci fate male noi ce ne andiamo subito eh? Che la mattanza continui, ma per l’amor del cielo, senza di noi, che si è già dato”.</em> <strong>Farabutti che si appigliano all’idiozia</strong> secondo cui <strong>se si spara un colpo allora non è una missione di pace</strong> (mai chiesto come mai ci vanno i militari e non i geometri, per dire? O Milly Carlucci?), incoscienti che mettono a repentaglio la vita di altri ragazzi, che siano italiani, francesi, spagnoli, rumeni o americani, sulle cui morti sarebbe però difficile ricamare <strong>il solito armamentario di buonismo ideologico</strong>, e che contano quindi di meno ai fini della causa.</p>
<p><strong>La distanza tra palazzo e Paese spesso è troppa</strong>, ma in questo caso le ragioni degli uomini ed il dolore di un Paese non possono prevaricare la ragione di Stato, che il Governo dovrebbe tenere salda, facendo capire agli Italiani che <strong>la differenza tra sentimento e ragione è la stessa che passa tra vendetta e giustizia</strong>,<strong> e tra vigliaccheria e senso di responsabilità.</strong> Chi non lo fa, stando nel palazzo ed essendo perfettamente consapevole della realtà, altro non può essere che un <strong>farabutto senza onore.</strong></p>
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		<title>Questo prete è un grande coglione</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/19/questo-prete-e-un-grande-coglione/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 15:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
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		<description><![CDATA[Don Giorgio de Capitani è un autentico coglione. E&#8217; un prete, parroco in quel di Monte di Rovagnate in provincia di Lecco, alla &#8220;riscoperta del Cristo radicale&#8220;, o meglio di &#8220;una sinistra radicale che non ha trovato finora nessun partito ideale in cui trovarmi a mio agio&#8220;. Oh, sono tutte parole sue. E&#8217; un coglione, [...]]]></description>
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<tbody>
<tr>
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</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Don Giorgio de Capitani è un autentico coglione.</p>
<p></strong>E&#8217; un prete, parroco in quel di Monte di Rovagnate in provincia di Lecco, alla &#8220;<em>riscoperta del Cristo radicale</em>&#8220;, o meglio di &#8220;<em>una sinistra radicale che non ha trovato finora nessun partito ideale in cui trovarmi a mio agio</em>&#8220;. Oh, sono tutte parole sue.  <strong>E&#8217; un coglione, e mica lo diciamo noi</strong>, ci mancherebbe. E&#8217; lui stesso ad ammetterlo in un video intitolato, appunto, &#8220;<em>Anch&#8217;io mi sento un coglione</em>&#8220;. E noi ci crediamo, sulla fiducia. D&#8217;altronde è un prete. Poi andiamo a leggere il suo <a href="http://www.dongiorgio.it/" target="_blank">blog</a> (che in alto ha un bel bollino rosso, poi capiremo perchè), e qui abbiamo tutte le conferme del caso: Don Giorgio non è un solo coglione, ma un <strong>pericoloso ossessionato</strong>. Di Berlusconi. Con l&#8217;aggravante, tra l&#8217;altro, di essere un sacerdote.</p>
<p>Ad esempio, dopo l&#8217;attentato a Kabul, che è costato<strong> la morte di sei italiani, sei eroi italiani</strong>, Don Giorgio Il Coglione sul suo bellissimo blog <a href="http://www.dongiorgio.it/principale.php?id=222" target="_blank">scrive</a>:</p>
<blockquote><p>&#8220;Perché la morte di sei mercenari vale più di migliaia di disoccupati in un Paese rincoglionito? Perché onorare la morte di mercenari, quando ben pochi si ricordano dei veri testimoni della carità e della giustizia?&#8221;</p></blockquote>
<p><strong>Mercenari</strong>, già. E il paragone è un qualcosa di volgare. E&#8217; una bestemmia. Ma che c&#8217;entra? Non si sa. Poi definisce il Ministro della Difesa <strong>&#8220;Ignazio del cazzo&#8221; La Russa</strong>, tanto per dare un po&#8217; di colore ai suoi articoli.  L&#8217;intervento è già stato cancellato dall&#8217;autore, &#8220;<em>obbligato per l&#8217;insulto a La Russa, l&#8217;insulto avrebbe inquinato, secondo l&#8217;Avvocato della Curia, l&#8217;intera pagina</em>&#8221; spiega Don Giorgio. Non solo coglione, ma anche codardo. E poi annuncia: &#8220;<em>Avrò inevitabili sanzioni</em>&#8220;. Ecco, ci siamo, dopo i Travaglio, i Sant&#8217;Oro e i Luttazzi arriva <strong>l&#8217;ultimo martire italiano: Don Giorgio da Monte di Rovagnate.</strong></p>
<p>Ma il sacerdote non è nuovo a queste uscite. Leggendo velocemente il suo blog, si scopre una sua autentica <strong>passione per Debora Serracchiani</strong>, anzi più che passione è amore. Infatti Don Giorgio la mette in guardia, le consiglia di stare attenta ai &#8220;<em>nemici</em>&#8220;, in particolare a Massimo D&#8217;Alema perchè è &#8220;<em>un compagno che ti frega</em>&#8220;.</p>
<p>Ma oltre all&#8217;amore, Don Giorgio ha &#8211; <em>come dicevamo </em>- una autentica ossessione per <strong>Silvio Berlusconi</strong>. Sul suo blog, l&#8217;educato sacerdote difficilmente lo chiama per nome, ma preferisce l&#8217;appellativo &#8220;<strong>Demente</strong>&#8220;. E così Don Giorgio ci racconta del &#8220;<strong><em>culo sporco</em></strong>&#8221; di Berlusconi, e nei suoi post troviamo tutto il repertorio dei vari Travaglio, D&#8217;Avanzo e brutta compagnia: &#8220;<em>sfiducia nelle istituzioni&#8221;, &#8220;uso personale della giustizia&#8221;, &#8220;demenza politica&#8221;, &#8220;ha schiacciato sotto i piedi la Politica&#8221;, &#8220;povero uomo&#8221;</em>. Niente di diverso, insomma. Ma Don Giorgio Il Coglione va oltre. Pensate che incolpa Berlusconi, ops, scusate il &#8220;<em>Demente</em>&#8220;, di essere responsabile del ritorno <strong>del latino nelle Messe</strong> (Don Giorgio è contrario, anche se &#8220;l&#8217;ho studiato tanto&#8221;).</p>
<p>Ci piacerebbe tanto ascoltare un&#8217;omelia del sacerdote. Sarà un comizio. Lui ci tiene alla politica, alla sua Ossessione, al Demente. Pensate che nel menu del suo blog, la &#8220;<em>politica</em>&#8221; viene prima della &#8220;<em>religione</em>&#8220;. E&#8217; un po&#8217; particolare questo Don Giorgio. Particolare, e coglione.<strong> Tanto coglione. Troppo.</strong></p>
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		<title>Attacco agli italiani</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/17/attacco-agli-italiani/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 09:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Appena successo a Kabul in Afghanistan. Due veicoli colpiti dal solito kamikaze, ci sarebbero sei vittime e diversi veriti tra i nostri militari.  Già rivendicato l&#8217;attentato dai talebani.</p>
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		<title>I veri pericoli per Berlusconi sono i cocktail</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 08:35:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Più che sulle serate allegre a Palazzo Grazioli in compagnia di escort che tengono il registratore dappertutto, parola di chi la D’Addario l’ha conosciuta bene assai, Berlusconi rischia di fare danni incalcolabili con uscite come quella di ieri sera, durante il cocktail di saluto ai senatori del Pdl, in procinto di partire per le agognate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1646" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-1646" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/07/silvio-allegro1.JPG" alt="Silvio versione cocktail" width="500" height="398" /><p class="wp-caption-text">Silvio versione cocktail</p></div>
<p>Più che sulle serate allegre a Palazzo Grazioli in compagnia di escort che tengono il <a href="http://www.affaritaliani.it/politica/inchiesta-bari-festini-amante290709.html">registratore dappertutto</a>, parola di chi la D’Addario l’ha conosciuta bene assai, Berlusconi rischia di fare <strong>danni incalcolabili</strong> con uscite come quella di ieri sera, durante il <strong>cocktail di saluto </strong>ai senatori del Pdl, in procinto di partire per le agognate (ma non si sa quanto meritate) ferie estive. Dopo aver ribadito fino all’altro giorno che <strong>dall’Afghanistan non ci saremmo mossi mai e poi mai</strong>, dopo aver sentito il Ministro della Difesa La Russa dire che <em>“rimarremo laggiù per molto tempo”</em>, il Premier si è lasciato andare ad un’affermazione che rischia di incrinare i buoni rapporti che l’Italia, faticosamente (e a<strong>nche per merito dello stesso Berlusconi</strong>) ha costruito negli anni con gli altri Paesi del blocco occidentale. <strong><em>“Solo dopo le elezioni in Afghanistan potremo pensare attentamente a una exit strategy dal Paese ma solo concordata con gli altri partner”</em></strong>, è stata la frase incriminata.</p>
<p>Innanzitutto non è quello che <em>“i nostri ragazzi” </em>impegnati nella dura guerra contro i talebani vorrebbero sentirsi dire, inoltre perché non è il caso né il momento di pensare a strategie d’uscita dal pantano afghano. C’è una guerra, <em>“noi dobbiamo essere là e far crescere una democrazia”</em>, ha sostenuto il Cavaliere evidentemente <strong>indeciso</strong> sul da farsi, di conseguenza bisogna dare un segnale forte d’unità e di sostegno alle truppe che quotidianamente mettono a repentaglio la propria vita per mettersi a servizio di una popolazione, quella multietnica del grande Paese asiatico, stremata e disillusa da decenni di schiavitù e sottomissione.</p>
<p>Ogni tanto, sarebbe preferibile <strong>pensare prima di sparare</strong> le prime cose che vengono in mente, magari per mostrarsi generosi con  qualche alleato che alza un po’ troppo la posta o con qualche ministro che parla di cose che non gli competono e che non conosce. <strong>Sarebbe bene per tutti</strong>, soprattutto per lei, Cavaliere. E’ <strong>su queste cose che rischia di inciampare</strong>, non sui registratori intra-tette.</p>
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		<title>&quot;&#8230;Qualcuno dovrà pur farla&quot;</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/07/15/qualcuno-dovra-pur-farla/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 09:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La guerra è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farla”. Scriveva così, solo pochi giorni fa su Facebook, il caporal maggiore Alessandro Di Lisio, ennesima vittima del conflitto che sta dilagando in Afghanistan. Oggi, quella frase, viene ripresa da tutti i giornali, molti dei quali ci sguazzano, la strumentalizzano, la prendono a pretesto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em> </em></strong></p>
<div id="attachment_1497" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><strong><em><strong><em><img class="size-full wp-image-1497" src="http://daw-blog.com/wp-content/uploads/2009/07/afghanistan1.jpg" alt="Afghanistan" width="350" height="444" /></em></strong></em></strong><p class="wp-caption-text">Afghanistan</p></div>
<p><strong><em>“La guerra è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farla”</em></strong>. Scriveva così, solo pochi giorni fa su Facebook, il caporal maggiore <strong>Alessandro Di Lisio</strong>, ennesima vittima del conflitto che sta dilagando in Afghanistan. Oggi, quella frase, viene ripresa da tutti i giornali, molti dei quali ci sguazzano, la strumentalizzano, la prendono a pretesto per consumare d’inchiostro fogli su fogli di preziosa carta. “Lavoro sporco” e stop. Il resto di quanto Di Lisio scriveva non conta. Un’accusa durissima, quindi, un grido di dolore di un giovane che denuncerebbe qualcosa di aberrante. Sì, la guerra è questo, non lo scopriamo di certo oggi. Ma la<strong> maturità e il valore di quel soldato</strong> emerge dall’amara constatazione che, pur facendo schifo, qualcuno la guerra dovrà pur farla. Già. Un <strong>ragazzo di 25 anni più serio e più coraggioso</strong> di tanti e tanti  politici sapientoni che, magari seduti comodamente in un panoramico ristorante romano, chiedono al Governo di <strong>ritirare immediatamente tutte le truppe</strong>; un <em>refrain</em> tristissimo e stucchevole che nell’ultimo decennio abbiamo ascoltato un giorno sì e l’altro pure. <strong> </strong></p>
<p><strong>Non capiscono</strong>, questi edotti del mestiere, che nella loro vita hanno frequentato solo la piazza e le belle stanze in stile liberty di Montecitorio, che spesso c’è qualcosa di più “alto”, <strong>qualcosa per cui vale la pena combattere</strong>, anche a rischio della propria vita. L’Afghanistan è il punto di non ritorno. Da quella terra inospitale e tormentata dipende il nostro futuro, il Mondo che accoglierà le generazioni del domani. Sembrerà folle, utopico, ma <strong>bisogna riuscire là dove hanno fallito tutti</strong> nel passato: britannici, sovietici,… . Rendere civile un Paese bonificandolo dalle sacche retrograde, fanatiche e criminali dei talebani. <strong>Una missione impossibile?</strong> Probabilmente sì. Ma oggi l’impegno di tutti deve essere questo. Obama che ha lanciato nell’Helmand, nido dei vari mullah e guerriglieri talebani, la più massiccia offensiva americana dai tempi del Vietnam, l’ha capito. Si spera che lo capiscano presto anche gli altri, quelli che magari parlano di <em>“mani grondanti di sangue”</em> gustandosi un favoloso aperitivo nel miglior Café della Capitale, con aria condizionata ad impedire che la camicia bianca si attacchi alla schiena. Laggiù, dove è caduto quel ragazzo pieno di progetti per il suo futuro, <strong>si vive tra polvere, sabbia e clima avverso</strong>. Sempre, tutto l’anno. Uno sporco lavoro, sì, che qualcuno deve fare.</p>
<p>Come stridono queste parole con le considerazioni delle Giuliane Sgrene varie, che oggi sul <em>Manifesto</em> scrivono che <em>“per evitare <strong>nuove fosse comuni</strong> occorre ritirare tutti gli eserciti dall’Afghanistan senza però abbandonare gli afghani”</em>. Quanto lontane dalla realtà appaiono le proposte di <em>“<strong>acquistare l’oppio dei talebani </strong>da usare in medicina, in modo da neutralizzare i trafficanti”</em>. A volte, e questo è l’incredibile della realtà, <strong>basta uno status facebook </strong>per far abbassare la testa a tanti pontefici massimi del giornalismo e a tanti praticanti del volemose bene. E tutto ciò è terribilmente surreale.</p>
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