I problemi della sinistra

1 9 2010
By ilsenatore



Berlusconi vuole le elezioni? E allora accontentiamolo! Si vada al voto, con un però. Il però è che uno degli autocandidati della sinistra di nuovo ulivista e contemporaneamente post comunista e post democristiana, il Nichi Vendola delle Puglie, si tolga l’orecchino. A chiederlo è l’agenzia di stampa del Pd e di qualunque altra organizzazione anti-berlusconiana del Paese, la solita Repubblica fondata dalla biblica barba di Eugenio Scalfari. Editoriali su editoriali, commenti di pseudo esperti e riassuntini simil-sociologici sull’esigenza di apportare un profondo restyling al Governatore ex rifondarolo ma tanto amico dei preti.



Eh sì, fa un po’ specie che quello che dovrebbe essere il Partito Progressista, nome retrò delle forze di una sinistra che non si sa dove sia andata a finire, si perda in un bicchier d’acqua, ad interrogarsi se un orecchino esibito possa favorire la virilità manifesta del Cavaliere d’Arcore. Questa è infatti la preoccupazione in vista delle possibili primarie che determineranno l’ottavo avversario in sedici anni di Silvio Berlusconi.  Se Vendola si vuole proprio candidare, forse, si chiedono i vari Valentini & co dalle colonne del quotidiano diretto da Ezio Mauro, sarebbe meglio che si togliesse quel coso dal lobo. Un orecchino. Certo, discutere per giorni sul gingillo auricolare di Nichi è ben più importante che scrivere una o due righe sull’accostamento fatto dal Governatore tra Carlo Giuliani e Giovanni Falcone. Eroi sullo stesso piano  per l’orecchinato del Tavoliere, ma a Repubblica ciò non importa.



Già, perché davanzianamente attenti come sono da quelle parti all’apparire, all’estetica e alla virilità dei politici nostrani, si ritiene fondamentale curare anche l’immagine dei martiri che verranno mandati al massacro nell’improba missione di abbattere il Cavaliere. E un omosessuale con l’orecchino, diciamolo pure, fa storcere ben più di un naso nella catacomba piddina. Ve li immaginate i vari Scalfaro oranti perpetui, le allieve della Binetti ciliciata, i Fioroni paciosi, fare campagna elettorale per un gay che va in giro con quel coso all’orecchio? No, è un qualcosa di impensabile. E allora, ecco che parte, un po’ in sordina e con la politica a crogiolarsi sotto il sole estivo, la nuova amletica domanda esistenziale della sinistra italiana: si può governare con un orecchino? Ai posteri, direbbe Manzoni, l’ardua sentenza.



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Questa è la sinistra italiana

31 8 2010
By daw

Ma guardate questa gente. Guardate questi orgogliosi comunisti. Guardate questo scempio.


Guardate questi psicopatici disperati che si dichiarano antifascisti ma che si comportano da fascisti. Psicopatici, appunto. Psicopatici disperati e disadattati. Il loro obiettivo, il loro fine ultimo, è quello della censura. Il silenzio all’avversario politico, concepito come un nemico da desiderare morto. Cadavere. Senza vita.


Questa è la sorte che tocca a Marcello Dell’Utri, che non può nemmeno andare in pubblico a parlare di libri. Perché immediatamente questi signori, questi comunisti psicopatici e disadattati, si precipitano e cercano in tutti i modi di zittirlo. Facendo la cosa che viene loro meglio: insultare, sbraitare, urlare. Odiare. Questa è la sinistra. E accade a Como, dove fortunatamente questi comunisti psicopatici e disadattati sono relegati al lumicino elettorale. Eppure si sentono così orgogliosamente importanti, fieri del loro antifascismo militante che porta questi folli a diventare peggio dei fascisti. Questa è la sinistra italiana. E non cambierà mai, mai e mai.





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The battle for Capitol Hill

31 8 2010
By ilsenatore


Sarà difficile per i repubblicani conquistare la maggioranza assoluta al Senato, nonostante parate messianiche dei Tea Party al Lincoln Memorial nell’anniversario dell’ “I have a dream” pronunciato da Martin Luther King il 28 agosto di 47 anni fa. I dati dei sondaggi si stanno ormai stabilizzando, e rivelano che la partita si gioca in otto Stati. Otto seggi, quindi, che determineranno la linea della presidenza-Obama per l’ultimo biennio di mandato. Di questi otto, Illinois, Colorado, Nevada e Wisconsin si giocano all’ultimo voto, all’ultimo respiro. Ma vediamo innanzitutto il quadro dei seggi in palio che si stanno definendo. Ohio, per cominciare. Lo Stato dei blue collars sembra sempre più appannaggio del Grand Old Party, con Rob Portman a +4,7% su Lee Fisher. Un vantaggio che cresce, costante, settimana dopo settimana. Anche nel lontano Stato di Washington, nonostante qualche buon numero per Dino Rossi, la strada per la democratica Murray sembra ben tracciata verso la vittoria di novembre.


Grandi novità, invece, in Florida. La scorsa settimana vi parlavamo di una rimonta repubblicana sull’indipendente (ed ex Governatore) Christ, ed oggi possiamo dire che la rimonta è compiuta. Addirittura più di 2 punti separano Marco Rubio dal suo primo competitor, Christ appunto. Sarà importante valutare l’evoluzione di questo dato (Rasmussen Reports vede Rubio addirittura a +10%) nelle prossime settimane, in quanto il balzo potrebbe essere stato determinato dalle primarie che si sono svolte nello Stato la settimana scorsa. Christ, sotto shock per l’improvviso sorpasso, ha inondato le tv di spot, professandosi comunque “convinto repubblicano”. Veniamo ora agli Stati in bilico, partendo dal Colorado. Situazione che va stabilizzandosi sotto i colori del GOP, con Buck in vantaggio di 3 punti sull’uscente Michael Bennet. Incertissima la sfida in Nevada, dove il leader democratico al Senato, Reid, guida con un +1,3% su Sharron Angle. Rimonta repubblicana anche in Wisconsin, dove l’obamiano Feingold deve amministrare un tesoretto dell’ 1%. Apertissima e piena di colpi di scena la sfida in Illinois, dove (nonostante la discesa in campo della macchina da guerra del Presidente) Kirk torna a comandare con un +1,4% su Giannoulias.


Ad oggi, la situazione non mostra sostanziali novità nel computo totale dei seggi: 52 per i Dem e 48 per il GOP, con la possibilità per i repubblicani di far sentire il fiato sul collo agli avversari se andrà in porto la conquista del Wisconsin.


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Extra Time (1)

31 8 2010
By ilsenatore



Non sono bastati all’Inter i sei minuti di recupero inventati dall’arbitro Valeri (probabile prossimo internazionale) a mo’ di gentile omaggio all’unico uomo che in Italia non telefona mai, il petroliere Massimo Moratti, il primo nella divina lista degli onesti abitanti di questa Terra. I pluricampioni si sono fermati a Bologna. Uno 0-0 contro una squadra che non ha neanche l’allenatore. Se il buongiorno si vede dal mattino, è possibile che quell’asciugamano che Rafa Benitez sfrega ogni due secondi sul paffuto faccione diventi il sudario di un ideale calvario. Lo sapremo presto.


Parlando del Milan , invece, da sottolineare il gran ritorno, come una maestosa ed epica araba fenice, di Silvio Berlusconi. Se l’effetto delle contestazioni è quello di fargli aprire il portafoglio, ben vengano. L’arrivo di Zlatan Ibrahimovic, propiziato dal fine lavoro della coppia di stazza Galliani-Raiola (orgoglioso quest’ultimo di aver studiato diritto all’Università prima di fare il pizzaiolo ad Amsterdam), avvicina il Milan all’altra squadra di Milano, facendo venire l’acquolina in bocca ai suoi tifosi, mai sazi di vittorie e trionfi che entrano nella storia.



La prima giornata del Campionato di Serie A si è infatti tinta di rossonero. Quattro-goal-quattro al povero Lecce neopromosso e tutti a casa, sotto lo sguardo compiaciuto del Presidente tornato a fare il Presidente, pronto ad investire per la squadra più titolata al Mondo. Passione che rinasce e pubblico in visibilio. Il Milan è di nuovo tra noi, più forte che mai. E se i tifosi rossoneri sognano ad occhi aperti, ballando a ritmo di samba brasiliana, la Vecchia Signora dal nome latino con sempre più rughe in volto ricomincia proprio come aveva concluso la scorsa stagione: perdendo. Non sono bastati i dieci acquisti di Marotta, non è bastato rimettere un Agnelli in sella alla società, non è bastato prendere come allenatore colui che aveva traghettato la Samp ai preliminari di Champions. L’idea che si è avuta guardando la partita contro il pimpante Bari di Ventura è stata quella di una squadra scialba, pesante e con tanta confusione in testa.


Certo, è solo la prima giornata, ed il tempo per rifarsi c’è, anche se Del Neri sta al 4-4-2 come un talebano di Kandahar ad una madrassa coranica. Forse un po’ più di elasticità potrebbe giovare alla causa di Madama. L’anno scorso, di questi tempi, si diceva che la Juve di Ferrara era il team più pimpante della Serie A, lanciato per fare concorrenza all’Inter fino all’ultimo. Sappiamo tutti com’è andata a finire (soprattutto lo sa il povero Ciro Ferrara).  Dietro, pochi scossoni e qualche polemica arbitrale.  Dal gol fantasma del Napoli contro la Fiorentina (in realtà il pallone non ha varcato la linea) alle doppiette di Parma e Samp contro Brescia e Lazio.



E’ stata anche la giornata dei debutti tv delle corazzate sportive: da un’Ilaria D’Amico che invocava le mutande di Del Piero su Sky, ad una Paola Ferrari illuminata talmente tanto dai fari Rai da sembrare la controfigura della Lanterna di Genova o, per fare gli eruditi, il leggendario Faro di Alessandria. Ogni tanto, un po’ di rinnovamento anche sugli schermi, non sarebbe male. Così, tra spettacolo e qualche delusione, va in archivio la prima di trentotto giornate del Campionato di Serie A, sperando che finalmente sia un Campionato combattuto e ricco di sorprese. Noi siamo qui per raccontarlo.



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Di Pietro, il solito violento

1 9 2010
By daw


Antonio Di Pietro è quello che è, lo sappiamo bene
. Lui sopravvive politicamente perché alza continuamente i toni, in un continuo crescendo, alimentando continuamente nei suoi poveri elettori l’ossessione berlusconiana. Senza il Cavaliere, Di Pietro sparirebbe perché non avrebbe più nulla da dire.


Il leader dell’Idv ha voluto esprimersi anche sulla recente contestazione a Dell’Ultri, l’altra sera a Como. Più che contestazione, come abbiamo già scritto, si tratta di un violento e vigliacco tentativo di zittire l’avversario politico, perché non meritevole nemmeno di parola. Che ha detto Di Pietro? Ha difeso l’attacco fascista degli antifascisti partigiani e comunisti a Dell’Utri, ha avallato quindi l’intimidazione ad un avversario politico, e ha rilanciato: “zittiamolo in tutte le piazze”.



Di Pietro si dimostra il solito antidemocratico populista. Uno che ha sempre in bocca la parola legalità, la costituzione, la democrazia. E poi si dimentica che in una vera democrazia anche il peggiore degli avversari politici deve poter parlare. Sempre.



La caccia a Dell’Utri è aperta. Il messaggio è chiaro: prendetelo, non fatelo parlare, mai, da nessuna parte. Forza. Cercate Dell’Utri. Magari uccidetelo. Ve lo dice Antonio Di Pietro.


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Se il dittatore è di sinistra…

31 8 2010
By daw


Se il dittatore è di sinistra, magari pure un po’ comunista, allora va tutto bene. Paradossalmente, anche il nostro rappresentante (Ministro o Presidente del Consiglio che sia) diventa improvvisamente “autorevole” e “capace di fare gli interessi del Paese”. Funziona così. Se Berlusconi abbraccia Putin è l’abbraccio tra due dittatori, se è Prodi a farlo è il normale abbraccio tra due leader democratici. E’ così, che ci volete fare.



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PERLE DI DAW (N°11)

31 8 2010
By Marquise


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COLOSSALE FIGURA DI RAINEWS24

30 8 2010
By Marquise


Collegata in diretta per le celebrazioni della Giornata dell’Amicizia Italo-Libica non ha minimamente pensato o quantomeno sospettato che anche Gheddafi parlasse dopo il discorso ufficiale di Berlusconi. O forse pensava che l’arabo fosse lingua nota all’Italia. Risultato: la “tv di stato” non aveva pronto neppure un traduttore ma solo il loggorroico commentatore incapace di tacere per tutta la celebrazione il quale preso dal panico e dalla vergogna ha ridato linea al tg di RaiNews. Complimenti. Persino il Corriere della Sera ci era arrivato. O forse non volevano farci ascoltare l’unico discorso pubblico di Gheddafi. Che vergogna!


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