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	<title>DAW, il blog.</title>
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		<title>La Repubblica delle toghe (rosse)</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 08:15:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Come ogni Soviet che si rispetti, il Politburo (pardon, il plenum) del Csm ha approvato in modo bulgaro, con il solo “no” dei membri laici in quota centrodestra, il documento che accusa Silvio Berlusconi di aver denigrato e delegittimato la magistratura. Il documento sarebbe il risultato  dei “frequenti attacchi del premier verso le toghe”. Repubblica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="csm" src="http://farm3.static.flickr.com/2583/4186645711_e5dfb46a81_o.jpg" alt="" width="520" height="394" /></p>
<p>Come ogni Soviet che si rispetti, il <strong>Politburo</strong> (pardon, il plenum) del <strong>Csm</strong> ha approvato in modo bulgaro, con il solo “no” dei membri laici in quota centrodestra, il documento che accusa Silvio Berlusconi di aver<strong> denigrato e delegittimato</strong> la magistratura. Il documento sarebbe il risultato  dei <em>“frequenti attacchi del premier verso le toghe”</em>. Repubblica parla di un <strong>“fascicolo”</strong> che è andato via via ingrossandosi. In pratica, i solerti togati si segnavano tutte le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, preparando la vendetta, la contromossa, il modo per cui infilzarlo ancora una volta. Ci provano costantemente, è una loro <strong>ossessione</strong>, un evidente schierarsi da una parte sola, infischiandosene della giustizia e delle leggi. L’importante è strangolare l’avversario politico, che per loro è un <strong>nemico da abbattere</strong>, da appendere a testa in giù in una delle tante piazze della Penisola. Il documento di ieri è un atto gravissimo, un ennesimo tentativo di far diventare l’Italia una <strong>Repubblica giudiziaria</strong>, dove i magistrati fanno e disfano le leggi a loro piacimento. Fa ridere poi, che mentre si condanna Berlusconi, si elogi la <strong><em>“compostezza”</em></strong> e il <strong><em>“silenzio”</em></strong> opposto ad accuse <em>“generiche e ingiuste”</em> di questi poveri giudici così vessati dalla prepotenza del Cavaliere.</p>
<p>D’altronde il nostro è un Paese dove gli agnellini in toga si possono permettere di pubblicare su internet <strong>insulti al Presidente del Consiglio</strong> che poi si ritrovano a dover giudicare, di andare ai <strong>raduni no-global</strong> in giro per il Mondo, di <a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=4221" target="_blank"><strong>ispirarsi a Che Guevara</strong></a> per decidere se  (e ovviamente è sì) eliminare dalle schede elettorali il primo partito italiano, che ha la colpa di essere quello fondato dal loro <strong>nemico numero uno</strong>. Questo, per il soviet del Csm va bene. E’ normale, <strong>nulla di strano</strong>. E allora andiamo avanti così, verso la Repubblica delle toghe, dove prima di entrare in un tribunale si saprà già la sentenza. Specie se l’imputato <strong>non vota a sinistra</strong>.</p>
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		<title>Non cambieranno mai, proprio mai</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 15:52:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
				<category><![CDATA[interni]]></category>
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		<description><![CDATA[
Non solo vogliono impedire ai loro avversari di candidarsi e di partecipare a libere elezioni. Non solo vanno nelle manifestazioni dei loro avversari per impedire e disturbare un libero comizio. Non solo.
Da oggi tentano anche di impedire le conferenze stampa dei loro &#8220;nemici&#8221;. Magari entrando illegalmente, esibendo documenti falsi (perché loro sono quelli dell&#8217;onestà e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Coglione" src="http://farm3.static.flickr.com/2685/4422774416_df8ce99704_o.jpg" alt="" width="520" height="346" /></p>
<p><strong>Non solo </strong>vogliono impedire ai loro avversari di candidarsi e di partecipare a libere elezioni. <strong>Non solo </strong>vanno nelle manifestazioni dei loro avversari per impedire e disturbare un libero comizio.<strong> Non solo</strong>.</p>
<p><strong>Da oggi tentano anche di impedire le conferenze stampa</strong> dei loro &#8220;nemici&#8221;. Magari e<strong>ntrando illegalmente,</strong> esibendo documenti falsi (perché loro sono quelli dell&#8217;onestà e della legalità), <strong>disturbando</strong> continuamente, <strong>interrompendo</strong>, <strong>urlando</strong>, <strong>sbraitando</strong>. E magari pretendono pure di avere ragione. Qualcuno li difenderà, qualcuno con la sciarpa viola, qualcuno ossessionato. D&#8217;altronde coglione chiama coglione.</p>
<p>Questa è la tipica sinistra. Questa è la vergogna d&#8217;Italia.</p>
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		<title>Di Pietro schiaccia il Pd</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:35:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
E meno male che l&#8217;opposizione era tutta unita nel protestare contro la prevaricazione di Berlusconi, contro l&#8217;assalto alla democrazia, contro l&#8217;omicidio di Stato, contro la truffa a danno dei poveri cittadini ignari dei decretini del Cavaliere! Sono più divisi delle due Coree, gli oppositori. Soprattutto sulla spinosissima questione della manifestazione violacea di sabato prossimo. Sì, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Di Pietro fuma" src="http://farm5.static.flickr.com/4067/4422009011_8a7da23a06_o.jpg" alt="" width="520" height="372" /></p>
<p>E meno male che l&#8217;opposizione era tutta unita nel protestare contro la prevaricazione di Berlusconi, contro l&#8217;assalto alla democrazia, contro l&#8217;omicidio di Stato, contro la truffa a danno dei poveri cittadini ignari dei decretini del Cavaliere! Sono <strong>più divisi delle due Coree</strong>, gli oppositori. Soprattutto sulla spinosissima questione della <strong>manifestazione</strong> violacea di sabato prossimo. Sì, perchè dopo aver proclamato tutto il proclamabile nei giorni scorsi, adesso <strong>ilPd sta sudando freddo</strong> al solo pensiero di quanto potrebbe avvenire in quella piazza traboccante di manette, travaglini, odio, cappi e sciarpe. <strong>Di Pietro è incontrollabile</strong>, hanno realizzato i leader dell&#8217; ex loft&#8230; e la &#8220;moratoria&#8221; su Napolitano che Bersani &amp; co. avevano chiesto in ginocchio al trebbiatore forcaiolo andrà incontro ad un <strong>misero fallimento</strong>. <em>&#8220;Voi fate quello che vi pare, <strong>ma io parlo</strong>, per il resto sono problemi vostri&#8221;</em>, ha risposto beffardo Tonino nostro. <strong>D&#8217;Alema</strong>, dall&#8217;alto dei suoi successi recenti e passati come stratega politico, aveva addirittura proposto tre (tre!) manifestazioni diverse, in modo da &#8220;diluire&#8221; il fuoco della folla armata di forconi sugli chic dirigenti piddini e sul Capo dello Stato.</p>
<p>Niente da fare, Roma caput Mundi: sarà lì il centro della protesta contro il decreto interpretativo che il Tar Lazio ha gettato nel water (il Presidente emerito della Consulta Capotosti su questo ha ben più di una<a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=QDMW9"> perplessità</a>&#8230;). <strong>Franceschini</strong>, allora, sopravvissuto alle ennesime primarie in gazebo, dice che <em>&#8220;sarebbe meglio se parlassero solo esponenti della società civile&#8221;</em>, mentre <strong>Bersani</strong> il vincitore se la fa sotto alla sola idea di essere fischiato dalla piazza delirante, e propone di <strong>mandare sul palco Rosy Bindi</strong>.</p>
<p>Insomma, l&#8217;ennesima dimostrazione (ammesso che ce ne fosse bisogno) che il lider maximo della sinistra è un <strong>fascista</strong>. Un ducetto dei tempi nostri, <strong>con toga e manette</strong>, che pur di godersi un bagno di folla, un trionfo all&#8217;insegna dell&#8217;insulto alle istituzioni repubblicane, è <strong>disposto a tutto</strong>. Anche a dire, come ha fatto De Magistris (pm e membro dell&#8217;Idv, tanto per ricordarlo), che <em>&#8220;Napolitano sta avallando l&#8217;attuazione del piano di rinascita democratica ideato da Gelli e oggi realizzato dal premier piduista Berlusconi&#8221;</em>. E questi <strong>vorrebbero pure vincere le elezioni</strong>&#8230;</p>
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		<title>Le prove del tentato golpe in Lombardia</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 16:40:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Diceva il grande vecchio che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s&#8217;azzecca. E sembra che Andreotti sapesse il fatto suo, visto che oggi abbiamo la conferma di quanto si sospettava da giorni, grazie a Il Giornale. La Corte d&#8217;Appello di Milano che perde ore ed ore a studiare a tavolino il modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Golpe in Lombardia" src="http://farm5.static.flickr.com/4061/4419823491_c4733669b3_o.jpg" alt="" width="520" height="391" /></p>
<p>Diceva il grande vecchio che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s&#8217;azzecca. E sembra che Andreotti sapesse il fatto suo, visto che oggi abbiamo la <strong>conferma di quanto si sospettava da giorni</strong>, grazie a <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/firme_lombardia_prove_vergogna/firme/09-03-2010/articolo-id=427906-page=0-comments=1">Il Giornale</a>. La <strong>Corte d&#8217;Appello di Milano</strong> che perde ore ed ore a studiare a tavolino il modo in cui <strong>far fuori Formigoni</strong> e le sue liste, truccando le elezioni, e che allo stesso tempo <strong>soprassiede alle valanghe di irregolarità della truppa-Penati</strong>. Carta canta. Il leit-motiv? Semplice: a parità di irregolarità, venivano sistematicamente annullate solo le firme a sostegno del Governatore uscente. Basta guardare le <strong>prove</strong>, i fogli, i documenti. La lista di Formigoni non ha il timbro tondo. Risultato, 25 firme cestinate. Giusto, per carità. La lista di Penati presenta il medesimo problema, ma stavolta le 23 firme vengono ritenute incredibilmente valide. E ancora, manca la qualifica dell&#8217;autenticante alle firme del candidato di Berlusconi? Via, nella spazzatura altre 23 sottoscrizioni. Manca la qualifica in quelle dell&#8217;esponente del Pd? Stavolta le 23 firme diventano valide. E via così, <strong>in un crescendo di vergona e di schifo</strong>, fino ad arrivare al clamoroso: Francesco Prina, consigliere regionale del Partito Democratico, che <strong>autentica sette firme senza poterlo fare</strong>. Ma per la pignola Corte d&#8217;Appello tutto ciò va bene. E come se ciò non bastasse, a corredare la <strong>scandalosa vicenda</strong> va segnalato un episodio alquanto inquietante: la richiesta d&#8217;accesso agli atti contestati è stata accettata in modo ultra veloce ai <strong>Radicali</strong>, <strong>per via telefonica e senza alcuna documentazione di merito</strong>. Un caso più unico che raro nella storia delle contestazioni elettorali.</p>
<p>Fortunatamente il Tar della Lombardia ha fatto <strong>un po&#8217; di giustizia</strong> in questa pietosa vicenda, dove le toghe hanno tentato di <strong>rovesciare la democrazia</strong>, eliminando alla radice il problema del consenso berlusconiano: <strong>togliere dalla scheda elettorale i candidati del Pdl</strong>. Non ci sono riusciti, almeno stavolta e almeno in Lombardia. Ma siamo sicuri che questa lunga mano che pretende di fare politica attiva quando dovrebbe unicamente limitarsi ad applicare le leggi <strong>non si fermerà</strong> davanti a niente ed a nessuno.</p>
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		<title>Comunque vada è un disastro</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 10:16:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C&#8217;erano delle elezioni regionali da fare. C&#8217;erano delle liste dei candidati da presentare.
I° colpo di scena: la lista del Pdl non viene presentata nei termini stabiliti nel Lazio (stendiamo un velo pietoso sulle ragioni) e quella nella Lombardia viene esclusa in quanto ritenuta non accettabile dal tribunale d&#8217;appello (sulla base di un ricorso presentato dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;erano delle elezioni regionali da fare. C&#8217;erano delle liste dei candidati da presentare.</p>
<p><span style="font-size:130%"><span style="font-weight: bold">I° colpo di scena:</span></span> la lista del Pdl non viene presentata nei termini stabiliti nel Lazio (stendiamo un velo pietoso sulle ragioni) e quella nella Lombardia viene esclusa in quanto ritenuta non accettabile dal tribunale d&#8217;appello (sulla base di un ricorso presentato dai radicali).</p>
<p>Dopo lo stupore e lo sconcerto di tutti (misto a godimento o sconforto a seconda dei casi), la maggioranza delle persone di buonsenso di entrambi i principali schieramenti &#8211; nonché del presidente della repubblica &#8211; convergono nel sostenere che non abbiano senso delle elezioni dove non è presente la parte politica maggioritaria. Dato che formalmente e in punta di giurisdizione la situazione non sembra risolvibile (almeno nel Lazio), bisogna trovare una<span style="font-weight: bold;font-style: italic"> &#8217;soluzione politica&#8217;</span> e concordata, giacché il diritto democratico al voto viene considerato preminente rispetto al rigido rispetto delle regole.</p>
<p>Nonostante l&#8217;urgenza (per la campagna elettorale già in corso e l&#8217;imminenza della data delle elezioni) e nonostante le dichiarazioni di principio dei più sulla opportunità &#8211; di più &#8211; sulla necessità di  trovare un accordo, questo accordo non pare trovarsi. Da una parte c&#8217;è l&#8217;affanno del Pdl di trovare una soluzione all&#8217;imbarazzante <span style="font-style: italic">empasse</span> in cui si trova e che cerca di coprire, dall&#8217;altro un atteggiamento sornione del Pd che da un lato mostra segni di disponibilità, dall&#8217;altro non vuole rinunciare a far pagare politicamente quell&#8217;<span style="font-style: italic">empasse</span> al Pdl.</p>
<p><span style="font-size:130%"><span style="font-weight: bold">II° colpo di scena:</span></span> entra in campo con tutto il suo peso <span style="font-weight: bold">Silvio Berlusconi</span> e il Pdl, che, forti del fatto di avere una schiacciante maggioranza nelle camere nonché del fatto di essere al governo, evidentemente non fidando sul responso favorevole dei tribunali né sulla reale disponibilità del Pd ad un accordo, decidono di forzare la situazione: emanando il famoso <span style="font-weight: bold;font-style: italic">&#8216;decreto interpretativo&#8217;</span> (controfirmato dal presidente della repubblica).</p>
<p>Che tuttavia, più che una soluzione, si dimostra presto essere una complicazione ulteriore del problema che andava risolto.</p>
<p>Fioriscono i pareri contrastanti dei costituzionalisti sul decreto, cominciano a fioccare i ricorsi ai Tar regionali, il Pd annuncia dura ostruzione in parlamento e manifestazioni di piazza (con Di Pietro che chiede l&#8217;impeachment di Napolitano), ma soprattutto il Tar del Lazio ritiene quel decreto inapplicabile: <span style="font-weight: bold">la lista Pdl nel Lazio non esiste</span>.  In Lombardia, invece, il Tar da ragione a Formigoni e riammette la lista Pdl.</p>
<p>Tutto chiaro ora? No.</p>
<p>Nel Lazio, sulla base sempre di quel decreto, si ripresenta nuovamente la lista. Nella speranza (flebile) che stavolta possa essere accolta. In Lombardia la lista Formigoni potrebbe essere esclusa nuovamente se fossero accettati i ricorsi presentati alla sentenza del Tar.</p>
<p>Oramai è un confondersi di ricorsi su ricorsi, di ricorsi ai ricorsi, di appelli alla Consulta, di richiami al rispetto delle leggi e della salvaguardia delle istituzioni democratiche, di mobilitazioni di piazza annunciate di una parte e dell&#8217;altra.</p>
<p>Quello che è certo, oramai, è che queste elezioni regionali, per un verso o per l&#8217;altro, sarebbe meglio non farle. Anzi, sarebbe stato ancora meglio che non ci fossero mai state.</p>
<p>Come scrive <span style="font-style: italic"><a href="http://www.corriere.it/editoriali/10_marzo_09/pasticcio-parte-seconda-editoriale-massimo-franco_d527f090-2b43-11df-bcb9-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Massimo Franco</a></span>: <span style="font-weight: bold">&#8220;Il disorientamento nasce dalla sproporzione fra il problema tutto  sommato minore delle liste e l&#8217;enormità del caos che ne è scaturito.  Nessun nemico della Seconda Repubblica sarebbe riuscito ad inventare un  piano per delegittimarla più perfetto di questa manifestazione  involontaria di dilettantismo.&#8221;</span></p>
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		<title>Colpo di Stato</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 19:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
E’ morta la democrazia. L’Italia è un regime. Sì, ora lo possiamo dire. Questa sera, stiamo vivendo  la pagina più buia della nostra Repubblica. Il Tar del Lazio ha infatti deciso di usare come carta igienica il decreto interpretativo firmato dalla più alta carica dello Stato, il Presidente della Repubblica, cestinando la lista del principale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Colpo di Stato" src="http://farm5.static.flickr.com/4027/4418003100_ac08336235_o.jpg" alt="" width="520" height="548" /></p>
<p><strong>E’ morta la democrazia</strong>. L’Italia è un regime. Sì, ora lo possiamo dire. Questa sera, stiamo vivendo  la pagina più buia della nostra Repubblica. Il Tar del Lazio ha infatti deciso di usare come <strong>carta igienica</strong> il decreto interpretativo firmato dalla più alta carica dello Stato, il Presidente della Repubblica, cestinando la lista del principale partito italiano, della provincia di Roma e della Capitale. <strong>I romani non avranno il diritto di votare i loro rappresentanti</strong>, non potranno farlo. Sulle schede troveranno listini e listoni, ma non il Popolo della Libertà. <strong>Ricorso respinto</strong>. E dopo il danno, la beffa: la discussione sul merito del ricorso del partito più votato dagli italiani è stato fissato al <strong>6 maggio</strong>, quando le elezioni saranno passate da un mese e mezzo. Un insulto alla decenza, una carognata. Un <strong>tribunale che non rispetta le leggi</strong> della Repubblica, una congrega che commette abusi. <em>“Il decreto interpretativo non può trovare applicazione perché  la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione”</em>, hanno scritto i magistrati. In pratica, la sentenza è diventata la dichiarazione alle agenzie degli avvocati del Pd: un <strong>semplicissimo copia-incolla</strong>.</p>
<p>Al di là di formalismi interpretati quasi sempre a vantaggio di una determinata parte politica, rimane lo scempio di vedere milioni di elettori esclusi dal più elementare e basilare diritto di ogni realtà democratica: il voto. E, non a caso, il primo ad esultare per questa decisione del Tar è il leader fascista <strong>Antonio Di Pietro</strong>. Contento di vincere facile.</p>
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		<title>Quel gran para del Berlusca</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/03/08/quel-gran-para-del-berlusca/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nick</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Pareva un disastro irrecuperabile: Lazio e Lombardia sembravano essere destinate ad essere perse con una figura fantozziana. Con la perdita anche di una bella fetta di credibilità di tutto il Pdl.
Berlusconi ha deciso di giocare il tutto e per tutto ed è sceso in campo con una determinazione vicina all&#8217;arroganza per cercare di raddrizzare in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://2.bp.blogspot.com/_BMMtnwgvhr8/S5T3hzsE6QI/AAAAAAAAAio/yzAMbKNrkLs/s1600-h/20100306-manovra-interpretativa-b.jpg"><img class="aligncenter" style="border: 0pt none; margin-top: 0px; margin-bottom: 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 284px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_BMMtnwgvhr8/S5T3hzsE6QI/AAAAAAAAAio/yzAMbKNrkLs/s400/20100306-manovra-interpretativa-b.jpg" border="0" alt="" width="400" height="284" /></a><br />
<strong>Pareva un disastro irrecuperabile:</strong> Lazio e Lombardia sembravano essere destinate ad essere perse con una figura fantozziana. Con la perdita anche di una bella fetta di credibilità di tutto il Pdl.</p>
<p>Berlusconi ha deciso di giocare il tutto e per tutto ed è sceso in campo con una determinazione vicina all&#8217;arroganza per cercare di raddrizzare in qualche modo la situazione: ha fatto in modo e maniera di far passare quello che, obiettivamente, ai più sembrava improponibile.</p>
<p>Ma forse, macchiavellicamente parlando, <strong>ha avuto ragione lui ancora una volta.</strong></p>
<p><strong>Ha reso evidente il giuoco sporco del Pd</strong>, la sua tattica attendista di riconoscere l&#8217;obiettiva esigenza di trovare un compromesso per consentire comunque la partecipazione in queste elezioni al partito maggioritario, senza aver fatto alcuna concreta proposta per risolvere la situazione (come <a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=4216" target="_blank">infatti ha denunciato Giorgio Napolitano</a>: &#8220;<em>non c&#8217;erano soluzioni  politiche alternative&#8221;</em>) e limitandosi poi a denunciare lo scandalo di aver cambiato le regole del gioco mentre la partita era già in corso.</p>
<p>In una situazione in cui la soddisfazione degli italiani per il governo sta diminuendo, sia per  il perdurare degli effetti della crisi economica, sia per l’ondata di  scandali che hanno coinvolto personaggi del centrodestra, sia per le  difficoltà e le divisioni all&#8217;interno del Pdl, <strong>Berlusconi</strong>, con l’indubbia capacità di saper condurre le campagne  elettorali sui temi che preferisce, <strong>ha colto immediatamente l’occasione</strong> e ieri, intervenendo a sostegno del suo candidato in Campania, ha  rilanciato lo slogan della <em>«scelta di campo</em>», sul fronte del collaudato  motto <em>«o con me o contro di me»</em>, una linea che &#8211;  come giustamente <span style="font-style: italic;"><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=7069&amp;ID_sezione=&amp;sezione=" target="_blank">sostiene Luigi La Spina sulla Stampa</a></span> &#8211; da sempre costringe da un lato gli alleati a rinunciare alle ambizioni di una certa autonomia, dall&#8217;altro gli  avversari ad unirsi nell’antiberlusconismo più scontato. Così  cercando di assumere ancora una volta il suo congeniale  ruolo di  vittima (anche in prospettiva dei prossimi probabili sviluppi della situazione, in primo luogo i ricorsi contro il decreto e l&#8217;ostruzionismo alla sua approvazione) e riducendo il significato delle prossime elezioni ad un<strong> ennesimo referendum su Berlusconi.</strong></p>
<p><strong>E non è detto che non lo vinca ancora una volta. </strong>A dispetto di tutto e di tutti. Compreso la politica.</p>
<p>PS: l&#8217;immagine è tratta dal <span style="font-style: italic;"><a href="http://risodegliangeli.corriere.it/2010/03/vignetta-elezioni-decreto-interpretazione-legge-elettorale-liste-lomabrdia-lazio-20100306.html" target="_blank">blog di Giovanni Angeli</a></span></p>
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		<title>E se anche Scalfaro sfancula la sinistra</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[caos liste]]></category>
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		<description><![CDATA[

“Quanti sono gli elettori del Pdl in Lazio e in Lombardia? Qualche milione,no? Cosa sarebbe successo se si fosse votato senza la lista del partito di maggioranza? Sarebbe stato eletto un organismo che non avrebbe rappresentato la realtà e rispecchiato davvero la società. Una follia”. 

No, queste parole non sono di Bondi o Cicchitto, no [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Scalfaro" src="http://farm5.static.flickr.com/4036/4416881354_41c145cc1a_o.jpg" alt="" width="520" height="391" /></h2>
<blockquote>
<h2 style="text-align: center;"><em>“Quanti sono gli elettori del Pdl in Lazio e in Lombardia? Qualche milione,no? Cosa sarebbe successo se si </em><em>fosse votato senza la lista del partito di maggioranza? Sarebbe stato eletto un organismo che non avrebbe rappresentato la realtà e rispecchiato davvero la società. Una follia”. </em></h2>
</blockquote>
<p>No, queste parole non sono di Bondi o Cicchitto, no no. A parlare così è l’<strong>Emerito Scalfaro</strong>, chiamato dal Corriere della Sera a commentare il caos liste e tutto il putiferio seguito alla <strong>doverosa firma</strong> di Napolitano al decreto interpretativo che ha permesso al partito di maggioranza di tornare in campo. E se anche Oscar Luigi Scalfaro, il Peggior Presidente della Repubblica che l’Italia abbia mai avuto, uno dei più acerrimi nemici di Silvio Berlusconi, uno degli ultimi uomini a comminare la pena di morte in Italia (ma dopo aver pregato una notte intera, sia chiaro), un uomo che per hobby schiaffeggiava signore un po’ scollate nei ristoranti, dice che tutto sommato <strong>non si poteva lasciar fuori il Pdl</strong> con i suoi candidati, significa che davvero tutto questo ragliare per il via libera al decreto è senza senso. Certo, il devoto Oscar Luigi <strong>attacca il Premier</strong> (le vecchie abitudini sono dure a morire), deprecando che <em>“una persona giunta al vertice della responsabilità rivendichi di continuo un diritto ad avere le mani libere”</em>, ma nella sostanza neppure il <strong>vegliardo custode perpetuo</strong> della Costituzione può dire che quanto accaduto è un affronto alla democrazia, un golpe, una prevaricazione delle regole e tutto il minestrone di stupidaggini e falsità che negli ultimi tre giorni i dipietrini di viola insciarpati con i loro sparring-partner piddini hanno urlato al Mondo intero.</p>
<p>Forse sarebbe ora di tornare sulla terra, di abbassare i toni e di darsi una regolata. Eviterebbero <strong>altre figuracce</strong>.</p>
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		<title>Di Pietro: vattene in Iraq</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 13:47:32 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[di pietro]]></category>
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		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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Ieri l&#8217;autobomba a Najaf: tre morti e tanti feriti. Poi altri attacchi. Colpi di mortaio sulla capitale. Siamo a più di venti morti e oltre cinquanta feriti. Edifici crollati, buttati giù da razzi e bombe. E&#8217; il prezzo, purtroppo provvisorio, per poter votare in Iraq. E&#8217; il prezzo della democrazia. Con un quarto di candidate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Di Pietro fascio" src="http://farm3.static.flickr.com/2729/4413812098_918c44347f_o.jpg" alt="" width="520" height="382" /><br />
Ieri l&#8217;autobomba a Najaf: tre morti e tanti feriti. Poi altri attacchi. Colpi di mortaio sulla capitale. Siamo a più di venti <strong>morti</strong> e oltre cinquanta <strong>feriti</strong>. Edifici crollati, buttati giù da razzi e bombe. E&#8217; il prezzo, purtroppo provvisorio, per poter votare in Iraq. <strong>E&#8217; il prezzo della democrazia. </strong>Con un quarto di candidate donne, molte delle quali senza velo e vestite all&#8217;occidentale. Alle donne, infatti, spetterà per legge il 25% dei seggi. C&#8217;è la campagna elettorale, le città sono invase da manifesti e volantini.</p>
<p>Si vota, e <strong>19.000.000 di iracheni vogliono votare</strong>. Intere famiglie faranno chilometri a piedi pur di esprimere il proprio voto. La voglia di immergere il dito nell&#8217;inchiostro non ha prezzo, non permette calcoli, non teme la stanchezza. <strong>Le liste son addirittura aperte a tutti</strong>: cristiani, sunniti, sciiti e laici. Tutti insieme. E pensare che <strong>da noi, in Italia, qualche politico populista con ambizioni dittatoriali </strong>vorrebbe far intervenire le Forze Armate perché è stato ammesso in lista il più votato partito del Paese.<strong> Che lezione. </strong>Dall&#8217;Iraq.</p>
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		<title>Se il Tar sfancula la Corte d&#8217;Appello</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 19:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[formigoni]]></category>
		<category><![CDATA[liste]]></category>
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E così, dopo tanto (inutile) sbraitare, dopo aver parlato di golpe e di “decreto criminale”, si scopre che l’errore (se vogliamo essere buoni e non dire di peggio) l’ha commesso la Corte d’Appello di Milano. Sì, perché Roberto Formigoni è stato riammesso in gara, e potrà trionfare alle elezioni regionali di fine mese. Un successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Formigoni pulisce il mondo" src="http://farm3.static.flickr.com/2712/4411786117_2ed5db69be_o.jpg" alt="" width="520" height="417" /></p>
<p>E così, dopo tanto (inutile) sbraitare, dopo aver parlato di golpe e di “decreto criminale”, si scopre che l’<strong>errore</strong> (se vogliamo essere buoni e non dire di peggio) <strong>l’ha commesso la Corte d’Appello di Milano</strong>. Sì, perché Roberto Formigoni è stato <strong>riammesso in gara</strong>, e potrà trionfare alle elezioni regionali di fine mese. Un <strong>successo pieno</strong>, anche perché il decreto giustamente firmato ieri sera da Napolitano<strong> non è servito</strong>. Come hanno spiegato il Governatore uscente (e futuro) ed i suoi avvocati, <strong><em>“il Tar ha riconosciuto che l’ufficio elettorale della Corte d’Appello dopo aver accettato la nostra lista non aveva più alcun potere di intervento”</em></strong>. Una cosa che sembrava palese a tutti, anche perché il Consiglio di Stato aveva già ribadito più volte che i difetti contestati al listino di Formigoni non implicavano di certo l’esclusione della lista. Ma si sa, appena si vede l’<strong>ombra di Berlusconi</strong>, i nostri magistrati vengono colti da un improvviso attacco di bile, con la bava che esce dalla bocca. Un odio accecante che porta a fare di tutto e di più pur di colpire il Cavaliere. E, come stavolta, capita di farla fuori dal vaso, <strong>commettendo abusi su abusi</strong>.</p>
<p>Un’opposizione che non sa più dove andare a parare: prima giuravano che in caso di esclusione di Formigoni <em>“Penati si sarebbe dimesso da qui ad un anno”</em> (non ci credevano manco loro, ovviamente), adesso <strong>vogliono impugnare la sentenza</strong> del Tar, anche perché l’unico modo per vincere le elezioni è far fuori l’avversario ancor prima che le urne si aprano. Uno sbraitare fine a se stesso, <strong>ridicolo</strong>. Perfino Napolitano, eletto da loro e solo loro, ha spiegato chiaramente e nettamente <a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DAW_-_Cambia_il_tuo_punto_di_vista_7&amp;id=4216" target="_blank">perché quel decreto è stato firmato</a>. Ma a loro, ne siamo sicuri, non andrà bene. Loro si affidano ai timbri quadrati anziché tondi, alla firma in meno, alle varie Corti d’Appello che fanno quello che non potrebbero e non dovrebbero. Se questo è il loro concetto di democrazia, se questo è il loro modo di intendere la trasparenza e la giustizia, siamo felici di essere <strong>antidemocratici</strong>.</p>
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