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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; sondaggi</title>
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		<title>Scambio di ruoli</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 13:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; I sondaggi dicono che la fiducia in Berlusconi è intatta, ma noi ci chiediamo cosa sarebbe successo se al posto di Sarkozy ci fosse stato Berlusconi. In Italia ci sarebbero ancora i pacifisti. Di Pietro sarebbe in piazza con i forcaioli. Si parlerebbe del fascista che riconquista la Libia. &#160; &#160; &#160; &#160; Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5093/5561175890_5dd714df5f_z.jpg"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5140/5560600861_28fa9d7a2f.jpg" alt="e se" width="280" height="194" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I sondaggi dicono che la fiducia in Berlusconi è intatta, ma noi ci chiediamo cosa sarebbe successo se al posto di Sarkozy ci fosse stato Berlusconi. In Italia ci sarebbero ancora i pacifisti. Di Pietro sarebbe in piazza con i forcaioli. Si parlerebbe del fascista che riconquista la Libia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-12794"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma guarda un po&#8217;! Mentre in Parlamento Bersani e Casini <strong>si indignavano</strong> perchè Berlusconi non si presentava a riferire sulla guerra in Libia, <strong>Renato Mannheimer</strong> spiegava ad <strong>Affari Italiani</strong> che la stragrande maggioranza degli italiani la pensa come il Premier in merito ai bombardamenti attuati da Sarkozy. <em>&#8220;Da quando è scoppiata la guerra&#8221;</em>, dice il sondaggista di certo non vicino alla più stretta cerchia berlusconiana,<em> &#8220;la fiducia nel Presidente del Consiglio è rimasta invariata e <strong>non ha perso nemmeno un punto</strong> percentuale&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Checché ne dicano gli strilloni delle opposizioni, dunque, per l&#8217;opinione pubblica il basso profilo assunto dal Premier rappresenta la <strong>cosa migliore</strong> che si potesse fare. Immaginatevi cosa sarebbe accaduto <strong>se al posto di Sarkozy</strong> ci fosse stato Berlusconi, se la guerra <em>&#8220;in difesa delle inermi popolazioni civili&#8221;</em> l&#8217;avesse ingaggiata (con rapidità da guinness) il Cavaliere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non sarebbe passato <strong>neppure un secondo</strong> che i benpensanti abituati a sciacquarsi la bocca pontificando scandalizzati sui diritti umani violati  avrebbero<strong> implorato l&#8217;incriminazione</strong> di Berlusconi al Tribunale Penale Internazionale de L&#8217;Aja per <strong>crimini contro l&#8217;umanità</strong>. Il guerrafondaio che da perfetto fascista va alla <strong>riconquista della Libia</strong>, uno Stato Sovrano! Napolitano che avrebbe lanciato uno dei suoi moniti, Di Pietro avrebbe chiamato a raccolta forcaioli e manettari, girotondi di ogni colore avrebbero circondato Palazzo Chigi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Siccome però <strong>Berlusconi tace</strong> (ed è colpevole anche di questo, ovviamente) ed evita per quanto può di trascinare il Paese in guerra, <strong>si esalta Sarkozy</strong> e la sua sete di petrolio. <strong>Beata coerenza</strong>, non c&#8217;è che dire. Ma si sa, siamo in Italia. <strong>Che volete pretendere&#8230;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Vi ricordiamo che sulla <strong>guerra in Libia</strong> siamo in diretta, con aggiornamenti, notizie e appofondimenti, <strong>esclusivamente</strong> nelle nostre pagine ufficiali su <strong><a href="http://www.facebook.com/dawblog" target="_blank">Facebook</a></strong> (dovete cliccare sul “Mi Piace” per seguirci) e <strong><a href="http://twitter.com/daw_blog">Twitter</a></strong>. <strong>Seguiteci</strong>.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>E Silvio vince ancora</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/01/23/e-silvio-vince-ancora/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 12:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[sondaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[Si dice che in politica, alla fine, contano i numeri. E allora parliamo di numeri. Se non bastassero quelli dati da Pagnoncelli a Ballarò, stando ai quali gli italiani ritengono ancora che Silvio Berlusconi sia il miglior premier possibile, ecco che arrivano quelli di Renato Mannheimer. Ebbene, stando al sondaggio ISPO pubblicato oggi dal Corriere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5250/5380792352_36b6968b3a_b.jpg"><img class="alignnone" title="intenzioni voto" src="http://farm6.static.flickr.com/5043/5380792404_003731a3d0.jpg" alt="" width="280" height="143" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Si dice che in politica, alla fine, contano i <strong>numeri</strong>. E allora parliamo di numeri. Se non bastassero quelli dati da Pagnoncelli a Ballarò, stando ai quali gli italiani ritengono ancora che Silvio Berlusconi sia il <a href="http://www.daw-blog.com/2011/01/21/il-migliore-e-sempre-silvio/"><strong>miglior premier possibile</strong></a>, ecco che arrivano quelli di <strong>Renato Mannheimer</strong>. Ebbene, stando al sondaggio ISPO pubblicato oggi dal Corriere della Sera, il <strong>Popolo delle Libertà cresce</strong>, rispetto ad un mese fa, di 2,6 punti, <strong>superando quota 30%</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>E gli altri? Come vanno gli scandalizzati e gli indignati vari? Il Partito Democratico continua a <strong>sprofondare</strong>, e dal 25% pre-natalizio arriva al 24,5%. Giù anche <strong>Di Pietro</strong> (dal 6,2 al 5,5) e crollo verticale per <strong>Futuro e Libertà</strong>, che lascia sul terreno <strong>quasi 2 punti </strong>(dal 6,9 al 5,2).</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Evidentemente le baldracche, anziché toglierli, i voti li portano. E di certo non ai finti cultori del pudore.</p>
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		<title>Il migliore è sempre Silvio</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[ipsos]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Paese sarà pure turbato come sostiene Napolitano, sarà pure indignato come dice Bersani, sarà pure allibito come tuona il Presidente della Camera Fini. Eppure, gli italiani pensano ancora che nonostante tutto Silvio Berlusconi sia il miglior Premier per questo Paese. Questo, almeno, è quanto emerge da un sondaggio della Ipsos di Pagnoncelli. A quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm6.static.flickr.com/5243/5375410940_4fe7268544_b.jpg"><img class="alignnone" title="milgiore berlusconi" src="http://farm6.static.flickr.com/5123/5375410848_c5462f3156.jpg" alt="" width="280" height="241" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Il Paese sarà pure <a href="http://www.daw-blog.com/2011/01/18/caro-napolitano-si-vergogni/">turbato</a> come sostiene Napolitano, sarà pure indignato come dice Bersani, sarà pure allibito come tuona il Presidente della Camera Fini. Eppure, gli italiani pensano ancora che nonostante tutto <strong>Silvio Berlusconi sia il miglior Premier</strong> per questo Paese.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Questo, almeno, è quanto emerge da un sondaggio della <strong>Ipsos</strong> di Pagnoncelli. A quanto pare, dunque, la maggioranza degli elettori (anche se relativa, viste le 15 alternative proposte) vuole che a Palazzo Chigi rimanga <em>“l’uomo in preda ad istinti e pulsioni incontrollabili”</em>, come ritiene Anna Finocchiaro. D’altronde, fino a quando l’opposizione continuerà a cavalcare <strong>baldracche e magistrati</strong>, difficilmente potrà essere ritenuta credibile e votabile.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sondaggio Euromedia</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/11/19/sondaggio-euromedia/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 10:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
				<category><![CDATA[sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultimo sondaggio di Euromedia. Numeri che, francamente, sembrano ben più credibili di altri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4147/5189453756_51469e1db0_b.jpg"><img class="alignnone" title="sondaggio" src="http://farm5.static.flickr.com/4152/5188855233_f22986f60a.jpg" alt="" width="280" height="112" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ultimo sondaggio di Euromedia. Numeri che, francamente, sembrano ben più credibili di altri.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>The battle for Capitol Hill</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/10/29/the-battle-for-capitol-hill-13/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 15:44:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[midterm]]></category>
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		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[edizione speciale   Appuntamento straordinario con la nostra rubrica sulle elezioni di midterm in programma martedì prossimo. Notizie e numeri, con la nostra previsione (ad oggi). HOUSE OF REPRESENTATIVES La partita sembra davvero chiusa. Ormai tutti i sondaggisti e gli analisti politici danno per certa la vittoria repubblicana. Vediamo nel dettaglio i numeri, sapendo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="background-color: #ffff00;">edizione speciale</span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p><a href="http://www.facebook.com/dawblog"><img class="alignnone" title="capitol hill" src="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7.jpg" alt="" width="349" height="500" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Appuntamento straordinario con la nostra rubrica sulle elezioni di <em>midterm</em> in programma martedì prossimo. Notizie e numeri, con la nostra previsione (ad oggi).<br />
 <strong> </strong></p>
<p><strong><br />
 HOUSE OF REPRESENTATIVES</strong><br />
 La partita sembra davvero chiusa. Ormai tutti i sondaggisti e gli analisti politici danno per certa la vittoria repubblicana. Vediamo nel dettaglio i numeri, sapendo che la <strong>situazione uscente </strong>vede i <strong>DEM</strong> con <strong>255</strong> seggi, il <strong>GOP </strong>a <strong>178</strong>, 2 vacanti.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Real Clear Politics: <strong>GOP 222</strong> – <strong>DEM 175</strong> – incerti 38<br />
 Larry Sabato: <strong>GOP 233</strong> – <strong>DEM 202</strong><br />
 FiveThirtyEight: <strong>GOP 232</strong> – <strong>DEM</strong> <strong>203</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>Tenendo presente che la maggioranza è fissata a quota <strong>218</strong>, è chiaro come per Nancy Pelosi non ci sia praticamente speranza di rimanere alla guida dell’ala più affollata di Capitol Hill.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>SENATO</strong><br />
 La partita è qui più <strong>incerta</strong>, anche se i repubblicani conquisteranno <strong>almeno 8 seggi</strong> a fronte degli <strong>0 dei democratici</strong>. La composizione uscente (calcolando che si rinnova solo un terzo del Senato) vede i <strong>DEM</strong> a <strong>59</strong> seggi, il <strong>GOP</strong> a <strong>41</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Stando alle previsioni, le cose dovrebbero cambiare. E di parecchio..</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Real Clear Politics: <strong>DEM 49</strong> – <strong>GOP 45</strong> – incerti 6<br />
 Larry Sabato: <strong>DEM 51</strong> – <strong>GOP 49</strong><br />
 FiveThirtyEight: <strong>DEM 52</strong> – <strong>GOP 48</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>Le <strong>6 gare incerte</strong> con i dati aggiornatissimi ed il confronto con quelli di due giorni fa:</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>WASHINGTON: Murray (D) + 0,5% (prec. +2,2)<br />
 COLORADO: Buck (R) + 1,6% (prec. +1)<br />
 ILLINOIS: Kirk (R) + 2,8% (prec. +2)<br />
 NEVADA: Angle (R) + 1,8% (prec. +1)<br />
 PENNSYLVANIA: Toomey (R) + 4,6% (prec. +2,6)<br />
 WEST VIRGINIA: Manchin (D) + 4,8% (prec. +3,6)</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>A quanto pare, dunque, i Repubblicani stanno prendendo il largo, con la West Virginia unico dato in controtendenza. Curioso il fatto che Joe Manchin abbia spiccato il volo dopo aver fatto trasmettere il video in cui prende <strong>a fucilate tutte le riforme di Obama</strong>. Insomma, se sarà eletto, di certo non sarà un signor sì zerbinato.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Insomma, come dice il sondaggista Rothenberg, <em>“per i Democratici <strong>sarà un bagno di sangue</strong> come non vediamo dagli anni Trenta”</em>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>DAW PREDICTION</strong>:<br />
 House: GOP 230 – DEM 205<br />
 Senate: DEM 51 – GOP 49</p>
]]></content:encoded>
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		<title>The Battle for Capitol Hill</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/10/26/the-battle-for-capitol-hill-12/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 12:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[the battle]]></category>

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		<description><![CDATA[Una settimana ancora, e poi sapremo tutto. Sapremo come proseguirà il mandato di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca, se costretto a diventare un bravo amministratore di condominio con il Congresso in mano ai repubblicani, o se invece otterrà nuovamente la fiducia dell’elettorato statunitense. Sono giorni frenetici, con tour degli esponenti in vista dei due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="capitol hill" src="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7.jpg" alt="" width="349" height="500" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Una settimana ancora, e poi sapremo tutto. Sapremo come proseguirà il mandato di <strong>Barack Hussein Obama</strong> alla Casa Bianca, se costretto a diventare un bravo amministratore di condominio con il Congresso in mano ai repubblicani, o se invece otterrà nuovamente la fiducia dell’elettorato statunitense. Sono <strong>giorni frenetici</strong>, con tour degli esponenti in vista dei due partiti, che mirano a trascinare le folle ai seggi per sostenere il candidato della propria bandiera. Michelle Obama e Bill Clinton da una parte, Sarah Palin e Mitt Romney dall’altra a viaggiare da costa a costa per sostenere gli uomini e le donne che si contendono un seggio, soprattutto del Senato.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Già, il <strong>Senato</strong>. E’ qui che si deciderà, con ogni probabilità, il futuro  del Presidente. L<strong>a Camera dei Rappresentanti  è ormai andata</strong>, lo dice anche il <em>New York Times</em>, che fedele alla linea liberal, sbatte in prima pagina un editoriale in cui prospetta nel 2012 un’America guidata dalla pulzella di Wasilla, l’esuberante Palin. Strategia del terrore e della tensione per alcuni, endorsement filo-democratico mascherato per altri. I numeri, dicevamo: la House diventerebbe repubblicana, dal momento che il Grand Old Party <strong>conquisterebbe 228-230 seggi</strong> contro i 207-209 dei democratici. Un risultato che comporterebbe la defenestrazione di Nancy Pelosi dalla poltrona di speaker.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Venendo al Senato, i dati sul <strong>pre-voto </strong>ci dicono che c’è grande, g<strong>randissima affluenza alle urne di repubblicani</strong> in alcuni Stati in bilico: Colorado, Nevada e Pennsylvania, mentre in California ed Oregon le percentuali sorriderebbero (di poco) ai democratici. Tiene l’esponente dei Tea Party S<strong>harron Angle</strong> in Nevada, <strong>+0,7 </strong>su Harry Reid, mentre è in bilico il seggio del <strong>Colorado</strong>: il repubblicano <strong>Buck</strong> ha solo un punto di vantaggio sull’uscente Bennet, in gran rimonta. Si rafforza, invece, <strong>Mark Kirk in Illinois</strong>, vedendo il traguardo per lo scranno che fu di Barack Obama. Alexi Giannoulias, infatti, è staccato di 2,8 punti, in flessione ormai costante</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Sembrano andare verso i democratici i seggi di <strong>California</strong> (Boxer +2,5%) e <strong>Washington</strong> (Murray +2,2%). In rimonta è anche Joe Sestak in <strong>Pennsylvania</strong>, ma la partita ormai dovrebbe essere chiusa a favore del repubblicano <strong>Pat Toomey (+2,5)</strong>. Incertissima la <strong>West Virginia</strong>: il Governatore <strong>Joe Manchin</strong>, democratico che annuncia di voler abbattere tutte le riforme di Obama, viene dato avanti da tutti gli istituti di sondaggi vicini ai democratici (+10 da Orion Strategies, +6 da PPP). I sondaggisti seri, però, raccontano tutt’altra storia, vedendo il repubblicano <strong>John Raese</strong> in testa (+7 da Rasmussen). La CNN, con Time, si astiene da ogni previsioni e dice “pareggio”. Chissà.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Sostanzialmente, dunque, ad oggi si delineerebbe una situazione di <strong>sostanziale parità</strong>: 50 seggi ai Democratici, 49 ai Repubblicani con 1 incerto. Uno scenario al cardiopalma che preannuncia <strong>colpi di scena fino alla fine.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>The battle for Capitol Hill</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/10/21/the-battle-for-capitol-hill-11/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 08:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[the battle for capitol hill]]></category>

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		<description><![CDATA[50-50 o 51-49 per i Democratici. A due settimane dal voto di mid-term è questo lo scenario cristallizzato dai sondaggi che si susseguono uno dopo l’altro. Una situazione ancora fluida, che tale rimarrà probabilmente fino al prossimo 2 novembre, quando si apriranno le urne. Più ci si avvicina all’atteso appuntamento, più aumentano dubbi e più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7.jpg"><img class="alignnone" title="capitol hill" src="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7.jpg" alt="" width="349" height="500" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>50-50 o 51-49 per i Democratici</strong>. A due settimane dal voto di mid-term è questo lo scenario cristallizzato dai sondaggi che si susseguono uno dopo l’altro. Una situazione ancora fluida, che tale rimarrà probabilmente fino al prossimo 2 novembre, quando si apriranno le urne. Più ci si avvicina all’atteso appuntamento, più aumentano dubbi e più gli sfidanti si avvicinano. Andiamo a vedere il dettaglio del Senato. Iniziamo col dire che recenti rilevazioni danno il democratico <strong>Joe Sestak</strong> (spacciato fino a poche settimane fa) <strong>in rimonta su Pat Toomey</strong>, il quale difende un vantaggio di soli <strong>2 punti</strong> percentuali in Pennsylvania. Analogo vantaggio difeso nello Stato di <strong>Washington</strong> da <strong>Patty Murray</strong> (D), che è avanti del <strong>2,2%</strong> su Dino Rossi. Si accorciano anche i vantaggi della democratica <strong>Barbara Boxer</strong> in California (<strong>+1%</strong>) e del repubblicano <strong>Ken Buck in Colorado (+1%)</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Casi controversi, ora. <strong>Illinois</strong>: dopo lo spavento del Grand Old Party per i sondaggi che davano in gran rimonta il fedele obamiano Alexi Giannoulias, gli ultimi dati sembrano indicare <strong>Mark Kirk</strong> nuovamente gran favorito per la conquista del seggio senatoriale. Ad oggi, e concorda pure la <em>Public Policy Polling</em> , Kirk è in testa dell’<strong>1,8%</strong>. Poco ma al momento basta. <strong>Nevada al cardiopalma</strong>: l’agguerritissima dama dei Tea Party, <strong>Sharron Angle</strong>, è di un niente (+0,4%)  avanti rispetto al leader democratico al Senato <strong>Harry Reid</strong>, in una sfida che si deciderà al fotofinish. Infine, il caso della <strong>West Virginia</strong>. Qui ognuno dice la sua, anche se la maggior parte dei sondaggisti vede ancora favorito il <strong>repubblicano Raese</strong>, uno che (ha dichiarato) ha fatto soldi alla vecchia maniera: <em>“Ereditandoli”</em>. In rimonta, però, l’ex Governatore Manchin, popolarissimo democratico che (ne parlavamo la scorsa settimana) fa passare in tv uno spot in cui spara col fucile alle riforme volute dal suo Presidente, a cominciare dalla Sanità. Quando si dice fare di tutto pur di andare a Capitol Hill. Sostanzialmente, la legnata per Obama è <strong>dietro l’angolo</strong>, anche se bisognerà valutare quanto i vari Clinton e Michelle, spediti ad ogni limite della <em>Frontiera</em>, sapranno rivitalizzare quel popolo di giovani, latinos e neri che fecero la fortuna di Barack due anni fa.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Furio Colombo</strong>, intanto, già prepara l’epitaffio per <em>“il primo presidente <strong>intellettuale</strong> che l&#8217;America abbia mai avuto, il primo presidente  <strong>legato alla causa del lavoro</strong>, delle fabbriche, dei più poveri, dei più deboli, il primo presidente <strong>Premio Nobel per la Pace</strong>, anche se non ha ancora fatto la pace, il primo presidente che ha, allo stesso tempo, <strong>salvato le banche</strong> e denunciato il loro malaffare”</em>. Epigrafe che sa già di condanna. Obama faccia pure gli scongiuri.</p>
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		<title>The battle for Capitol Hill</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 07:27:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci siamo quasi, manca poco, la campagna elettorale impazza e gli spot inondano le tv di ogni casa americana. Dai campi di pannocchie del Missouri ai grattacieli di Manhattan, tutto è (quasi pronto) per l’appuntamento di metà mandato. Partiamo, diversamente dal solito, dalla Camera dei Rappresentanti. E lo facciamo per segnalare le perplessità del New [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7.jpg"><img class="alignnone" title="capitol hill" src="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7.jpg" alt="" width="349" height="500" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ci siamo quasi, manca poco, la campagna elettorale impazza e gli spot inondano le tv di ogni casa americana. Dai campi di pannocchie del Missouri ai grattacieli di Manhattan, tutto è (quasi pronto) per l’appuntamento di <strong>metà mandato</strong>. Partiamo, diversamente dal solito, dalla <strong>Camera dei Rappresentanti</strong>. E lo facciamo per segnalare le perplessità del <em><strong>New York Times</strong></em> sul fatto che i repubblicani si portino a casa l’ala più corposa di Capitol Hill. <em>“Dei 39 seggi necessari per spodestare la Pelosi, il Grand Old Party avrebbe la certezza di conquistarne <strong>solo 17</strong>, al momento. Gli altri, si vedrà”</em>, scrive il NYT. Va detto che il quotidiano liberal è l’unico a mettere in dubbio la vittoria repubblicana alla Camera bassa, mentre la maggior parte degli esperti americani afferma che la questione nemmeno si pone, vista la sicura debacle democratica. Noi propendiamo per questa seconda teoria, ma la mano sul fuoco non la mettiamo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Veniamo ora al <strong>Senato</strong>, cercando di fare un po’ di chiarezza. Le acque si muovono, sono agitate, i colpi di scena sono ad ogni angolo, soprattutto per la pubblicazione di sondaggi un po’ sospetti, magari “interessati” a far volare il proprio committente. Diciamo subito che si parte da una situazione che vede i Democratici attestarsi a 48 seggi e i Repubblicani fermi a 46, con <strong>6 scranni da decidere</strong>. Di questi sei, due sembrano in realtà meno incerti degli altri: <strong>California</strong> su tutti. Qui la democratica <strong>Barbara Boxer è avanti di 3,7 punti</strong>, un vantaggio costante e consolidato che difficilmente potrà essere colmato da Carly Fiorina. Il <strong>Colorado</strong> veleggia invece tranquillo verso il repubblicano <strong>Buck (+3%)</strong>. Ne rimangono quattro, dove ogni pronostico è impossibile. <strong>Illinois</strong>: dopo settimane di vantaggio GOP, è tornato avanti (<strong>+0,5%</strong>) il democratico e obamiano <strong>Alexi Giannoulias</strong>. Il trend degli ultimi giorni mostra un appannamento di Mark Kirk, che però mantiene intatte le possibilità di vincere lo Stato.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Curioso il caso dello Stato di <strong>Washington</strong>: un po’ sorprendentemente, tutti i più affidabili istituti davano avanti il repubblicano Dino Rossi (già sconfitto, con sospetti di brogli a non finire, nella corsa a Governatore da Christine Gregoire due anni fa), finché, piovuto dal cielo, appare un “Elway Poll” che vede la democratica <strong>Patty Murray</strong> a +15. In pratica, sette sondaggi danno Rossi avanti di uno-due punti, e uno invece stima l’avversaria in vantaggio di ben quindici lunghezze. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca, diceva Andreotti. <strong>Caso-Nevada</strong>: sarà qui che si deciderà la vittoria (mezza) di Obama o la sua (totale) sconfitta. Questa settimana in testa c’è la pasionaria dei Tea Party <strong>Barbara Angle (+0,6)</strong>, che sta seriamente mettendo in imbarazzo il Partito Democratico, vicino a perdere Harry Reid, il proprio leader al Senato.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Infine, la <strong>West Virginia</strong>, dove in gran rimonta è il democratico <strong>Joe Manchin</strong> che è riuscito a riacciuffare lo sfidante Reaese. Curioso che per farlo (come dimostra il video pubblicato su <a href="http://www.camilloblog.it/archivio/2010/10/11/secondo-voi-di-che-partito-e-questo-candidato-al-senato/">Camillo</a>), abbia impostato la propria campagna elettorale su alcuni punti quantomeno curiosi: più fucili e pallottole. Critiche ferocissime ad Obama e alla sua Amministrazione, promesse di non far passare l’odiata riforma sanitaria. Ed è democratico, proprio come il suo Presidente. Segno della disperazione di un partito. Riassunto finale, come sempre: <strong>DEM a quota 50, GOP a 49 e 1 incerto</strong>.</p>
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		<title>The battle for Capitol Hill</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 12:49:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci siamo quasi. Tra meno di un mese sapremo come si evolverà, presumibilmente, la seconda parte del mandato di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Sapremo se potrà contare su un Congresso ancora amico o se invece sarà costretto a venire a patti ogni giorno con l’opposizione repubblicana. I numeri denotano una situazione ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4105/5056976676_bf98f5e5c6_b.jpg"><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4105/5056976676_bf98f5e5c6.jpg" alt="" width="349" height="500" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ci siamo quasi. Tra meno di un mese sapremo come si evolverà, presumibilmente, la seconda parte del mandato di <strong>Barack Obama</strong> alla presidenza degli Stati Uniti. Sapremo se potrà contare su un Congresso ancora amico o se invece sarà costretto a venire a patti ogni giorno con l’opposizione repubblicana. I numeri denotano una situazione ancora <strong>fluida</strong>, dove non si può dare nulla per deciso o definitivo. L’asticella dei seggi senatoriali assegnati a ciascuna delle due parti in campo oscilla sempre, anche se qualche certezza iniziamo ad averla.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Primo: sono<strong> cinque</strong> gli Stati in cui si giocherà la partita (in pratica dimezzati rispetto a qualche settimana fa), anche se di questi uno sembra assumere le tinte bluastre dei democratici ed uno veleggiare sicuro verso il porto del Grand Old Party (o meglio, del Tea Party). Con ordine. In <strong>Nevada</strong> la situazione è <strong>indecifrabile</strong>: sondaggisti repubblicani vedono avanti il leader democratico Harry Reid, mentre quelli democratici puntano su Barbara Angle. Un quadro che delinea <strong>grande incertezza</strong>, anche se (tirate le somme) <strong>Reid sembra avanti di un soffio</strong> (+0,6%). Deciderà molto l’affluenza e la capacità di influenzare l’elettorato negli ultimi giorni di campagna. Spot e appelli, ne siamo sicuri, inonderanno i canali tv dello Stato dell’Ovest. Impronosticabile.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>In <strong>Illinois</strong>, invece, la situazione appare più chiara: il repubblicano <strong>Mark Kirk</strong> è sempre avanti (ora di 4 punti) sul candidato di Obama, Alexi Giannoulias. Un vantaggio che non mette al riparo il GOP dai pericoli e dalle sorprese, ma che rispetto ad altre situazioni più delicate sembra più tranquillizzante.  In cassaforte per i repubblicani sembra essere (ma siamo ancora prudenti) la <strong>West Virginia</strong>, con <strong>John Raese</strong> visto davanti di 4-5 punti percentuali. Gli ultimi due Stati <em>tossup</em> sono <strong>Washington</strong> e <strong>Colorado</strong>. Se nel primo caso il vantaggio della DEM Patty <strong>Murray</strong> appare confortante (+3,3%), nel secondo caso ad essere in testa è ancora <strong>Ken Buck</strong> (+4,4%). Non si colgono segnali di un imminente inversione di tendenza.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Quel che è chiaro, è che su queste elezioni peserà il voto dei <strong>Tea Party</strong>, capace di favorire vittorie insperate (si vedano possibili vittorie di Angle e Buck) ed, al contempo, di far perdere seggi pressoché certi (il Delaware con l’<strong>imbarazzante O’Donnell</strong>). Un movimento che cresce e che sta sempre di più andando oltre il tracciato ideologico e messianico dei padri fondatori cui si ispira. Qualcuno lo faccia presente alla Signora Emily, secondo la quale <em>“il fatto che mi impediscano di costruire la staccionata alta quanto voglio io, è un segno che stiamo diventando un Paese socialista”</em>. Passando brevemente alla Camera, dove i numeri<strong> sembrano</strong> essere propizi ad un’affermazione repubblicana, segnaliamo l’indice di <strong>disapprovazione</strong> dell’operato della speaker Nancy Pelosi: <strong>59%</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ricapitolando la situazione al Senato, ad oggi abbiamo i <strong>Democratici a quota 51</strong>, i <strong>Repubblicani fermi a 48</strong>, un seggio incertissimo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Al voto, al voto !</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 09:09:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[cliccare sull&#8217;immagine per ingrandirla Questa tabella dice tutto. La rilevazione è stata effettuata dopo il voto di fiducia al Governo. Spunta nel sondaggio senza ragioni &#8220;Montezemolo&#8221; come un brufolo e non capiamo perchè. Ad ogni modo nulla intacca Mr.B, la sinistra se ne faccia una ragione. Salgono invece Lega e IDV e i futuristi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4149/5056782144_d29b0cdc3e_b.jpg"><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4149/5056782144_d29b0cdc3e_b.jpg" alt="" width="662" height="497" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="color: #a3aab8;">cliccare sull&#8217;immagine per ingrandirla</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Questa tabella dice tutto. La rilevazione è stata effettuata <strong>dopo il voto di fiducia al Governo</strong>. Spunta nel sondaggio senza ragioni &#8220;Montezemolo&#8221; come un brufolo e non capiamo perchè. Ad ogni modo nulla intacca Mr.B, la sinistra se ne faccia una ragione. Salgono invece <strong>Lega</strong> e <strong>IDV</strong> e i futuristi di <strong>F&amp;L</strong> si accontenterebbero di <strong>un misero</strong> <strong>4,5%</strong> se non meno, crollando rispetto le precedenti intenzioni di voto pre-fiducia. Attenzione che il dato è in diminuizione&#8230; e il 4% è alle porte&#8230; se invece guardiamo alla rilevazione di Euromedia li vediamo però ad <strong>uno sconsolante 2%</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>E dunque: <strong>cui prodest?</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>The battle for Capitol Hill</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 18:52:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mentre Barack Obama si traveste da Papa e all&#8217;Onu parla di lotta alla povertà e fame nel Mondo, la corsa alle mid term del prossimo 2 novembre si arricchisce di novità e colpi di scena. La scorsa settimana ci eravamo lasciati con l&#8217;incognita Wisconsin. Ebbene, dopo quel punto di domanda, sono piovuti sondaggi uno dietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7_b.jpg"><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7.jpg" alt="" width="349" height="500" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Mentre <strong>Barack Obama si traveste da Papa</strong> e all&#8217;Onu parla di lotta alla povertà e fame nel Mondo, la corsa alle mid term del prossimo <strong>2 novembre</strong> si arricchisce di novità e colpi di scena. La scorsa settimana ci eravamo lasciati con l&#8217;incognita <strong>Wisconsin</strong>. Ebbene, dopo quel punto di domanda, sono piovuti sondaggi uno dietro l&#8217;altro sullo Stato in questione. E tutti sono concordi nell&#8217;assegnare la <strong>vittoria al candidato repubblicano Ron Johnson</strong>, che avrebbe un vantaggio di addirittura<strong> 8 punti</strong> sul democratico Feingold. L&#8217;Istituto di sondaggi obamiano, PPP, valuta la distanza in addirittura 11 punti. Altra novità, è la <strong>West Virginia</strong>, Stato di cui non ci eravamo mai occupati e che torna in gioco in modo prepotente. Due sondaggi usciti lo stesso giorno danno responsi <strong>completamente diversi</strong>, rendendo <strong>incertissima la partita</strong> tra l&#8217;esponente DEM <strong>Joe Manchin</strong> e quello GOP <strong>John Raese</strong>. In realtà, una lieve prevalenza, nell&#8217;ordine dei due punti, è favorevole a Manchin, ma tutto è in ballo. Altro scenario da tenere sotto la lente d&#8217;osservazione, come avevamo già scritto le scorse settimane, è il <strong>Nevada</strong>. Scricchiola, sempre di più, il fortino del leader democratico al Senato <strong>Harry Reid</strong>. Solo <strong>un punto </strong>di vantaggio sulla repubblicana filo Tea Party <strong>Barbara Angle</strong>, che però è data in testa dell&#8217; 1% negli ultimissimi sondaggi attendibili (Rasmussen e CNN/Time). Sfida che si deciderà davvero all&#8217;ultimo voto.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Conferme democratiche, invece, in <strong>California</strong> (<strong>Boxer +6%</strong>) e <strong>Washington</strong> (<strong>Murray +6,2%</strong>). In <strong>Illinois</strong> sempre in testa, di poco, l&#8217;esponente del Grand Old Party <strong>Mark Kirk</strong> (<strong>+2%</strong> sull&#8217;obamiano Alexi Giannoulias), in Colorado avanti è il repubblicano <strong>Ken Buck</strong> (<strong>+2,4%</strong>). Ricapitolando la situazione, se si votasse oggi avremmo questo scenario al Senato: <strong>Democratici</strong> a <strong>50 seggi sicuri</strong>, <strong>Repubblicani</strong> a <strong>48</strong>. <strong>Due</strong> i seggi <strong>incertissimi</strong> (Nevada e West Virginia).</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>The Battle for Capitol Hill</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 08:18:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alla fine sarà 53-47? Sono questi i magici numeri che esperti e sondaggisti danno come probabili per il nuovo Senato (in realtà rinnovato solo per un terzo) che uscirà dalle urne il 2 novembre. Dopo una settimana con il vento in poppa per i repubblicani, ecco la rimonta dei democratici. E, stando ai luminari della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7_b.jpg"><img class="alignnone" title="capitol hill" src="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7.jpg" alt="" width="349" height="500" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Alla fine sarà 53-47?</strong> Sono questi i magici numeri che esperti e sondaggisti danno come probabili per il nuovo <strong>Senato </strong>(in realtà rinnovato solo per un terzo) che uscirà dalle urne il <strong>2 novembre</strong>. Dopo una settimana con il vento in poppa per i repubblicani, ecco la<strong> rimonta dei democratici</strong>. E, stando ai luminari della materia, potremmo vedere una stabilizzazione su questi dati, visto che il martedì di primarie repubblicane ha sancito come il vecchio GOP sia a pezzi, <strong>dilaniato al proprio interno</strong> e divorato dalle mascelle taglienti dei patrioti del Tea Party. Spazzati via i candidati moderati, vittoriosi quelli di Dio,Patria e Famiglia. Ha vinto la nomination anche una signora del Delaware che ritiene la masturbazione una forma di adulterio e la castità unica arma contro l’AIDS. Risultato: <strong>seggio perso</strong> (anche se noi di DAW, nel nostro piccolo, del Delaware non avevamo mai accennato).</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>In sostanza, è difficile dire oggi <strong>dove e se</strong> si arresterà l’onda dei “ribelli” guidati da Sarah Palin. Difficile è soprattutto capire se i repubblicani perderanno il consenso di quella (larga) fetta centrista che spesso vota per il Grand Old Party. Seguiremo nelle prossime settimane l’evoluzione. Venendo al consueto monitoraggio dei seggi “caldi”, va segnalato lo scatto (annunciato) della democratica <strong>Patty Murray</strong> nello Stato di Washington. <strong>Dino Rossi</strong> ha sognato in grande, ma gli ultimi sondaggi sembrano concordi nel sottolineare l’allungo (<strong>+4%</strong>) della candidata obamiana. Si riducono invece le distanze in <strong>Colorado</strong> (il repubblicano Buck è a <strong>+1,8%</strong>) e in <strong>Nevada </strong>(il leader al Senato <strong>Reid</strong> è in testa dello <strong>0,8%</strong>). Sembrano invece ormai conquistati dal Grand Old Party i seggi della <strong>Florida</strong> con <strong>Marco Rubio</strong> e dell’<strong>Ohio</strong> con <strong>Portman</strong>. <strong>California</strong> e <strong>Illinois</strong> in bilico, con leggera prevalenza democratica nello Stato del West (<strong>Boxer +1,4%</strong>) e repubblicana nel territorio di caccia di Barack Obama (<strong>Kirk +2%</strong>). Incertissimo (soprattutto per la mancanza di sondaggi freschi) il <strong>Wisconsin</strong> (il DEM <strong>Feingold sempre a +1</strong>).</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Computo aggiornato, <strong>Democratici 53 e Repubblicani 47</strong>. Ma abbiamo già constatato come l’elettorato sia mai come quest’anno mobile, e di settimana in settimana ci sono <strong>spostamenti imprevedibili</strong>. Una gara che si preannuncia serrata e combattuta fino alla fine.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>The battle for Capitol Hill</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/09/10/the-battle-for-capitol-hill-6/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 09:02:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Incredibile ma vero, a quanto sembra. Sorprendentemente, ed è la notizia clou della settimana, il seggio senatoriale della California, universalmente ritenuto più che sicuro nella cassaforte democratica, è diventato incerto. Stando  agli ultimi sondaggi, la candidata repubblicana Carly Fiorina sarebbe in netta e clamorosa rimonta sulla favoritissima Barbara Boxer (Rasmussen vede addirittura Fiorina avanti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7_b.jpg"><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7.jpg" alt="" width="349" height="500" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Incredibile ma vero, a quanto sembra. Sorprendentemente, ed è la <strong>notizia clou</strong> della settimana, il seggio senatoriale della <strong>California</strong>, universalmente ritenuto più che sicuro nella cassaforte democratica, è diventato <strong>incerto</strong>. Stando  agli ultimi sondaggi, la candidata repubblicana <strong>Carly Fiorina</strong> sarebbe in netta e clamorosa rimonta sulla favoritissima <strong>Barbara Boxer</strong> (Rasmussen vede addirittura Fiorina avanti di 1 punto). A nostro parere, il seggio rimane ancora appannaggio democratico, però è indubbio che qualcosa si stia muovendo. A titolo di cronaca, ai primi di settembre di sei anni fa, Boxer guidava tutti i sondaggi con almeno <strong>17-18 punti di vantaggio</strong>. Occhi aperti, quindi.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Situazione che invece va definitivamente delineandosi è quella dell’<strong>Ohio</strong>, con il rappresentante GOP <strong>Rob Portman</strong> lanciato verso la conquista del seggio (<strong>+8,3%</strong> su Lee Fisher). Sempre in campo repubblicano, numeri buoni per <strong>Ken Buck</strong>, +2,5% in <strong>Colorado</strong>, e per <strong>Dino Rossi</strong>, che sembra aver portato a termine la rimonta sulla favoritissima Patty Murray. Ad oggi il vantaggio dell’italo-americano accasatosi nello Stato di <strong>Washington</strong> è di 2,3 punti. <strong>Marco Rubio</strong> (GOP) guida in <strong>Florida</strong> sull’ex compagno di partito Charlie Christ. I democratici, dal canto loro, si consolano con la faticosa tenuta del leader a Capitol Hill, <strong>Harry Reid</strong>: per lui un costante +2,5% su Barbara Angle. Il <strong>Nevada</strong> dà l’idea di essere l’ultimo fortino obamiano. Se cade Reid, la debacle diventerebbe una catastrofe immane. <strong>Incertissimo il Wisconsin</strong>, dove il democratico <strong>Russ Feingold</strong> mantiene quel punto di vantaggio sullo sfidante repubblicano. Infine, l’appassionante battaglia per la conquista dello scranno in palio in <strong>Illinois</strong>. Questa settimana in testa c’è<strong> Mark Kirk </strong>che, nonostante il massiccio dispiegamento di mezzi da parte dell’area che gravita attorno alla Casa Bianca (il Presidente non può permettersi di perdere in casa), tiene staccato di due punti <strong>Alexi Giannoulias</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Riepilogando, a meno di due mesi dalla lunga notte delle mid-term, la partita è incerta e si gioca sul filo di lana. Nervi tesissimi e <strong>democratici</strong> a quota <strong>51 </strong>seggi, a dispetto dei <strong>49</strong> assegnati ai <strong>repubblicani</strong>. Un risultato che però potrebbe ancora mutare nelle prossime settimane, soprattutto se la sempre più imponente e palese onda anti-obamiana porterà le varie anime del Grand Old Party a vincere in California (molto difficile) e/o Wisconsin. I seggi che i democratici dovrebbero perdere in questa tornata elettorale sono <strong>8</strong>. Mazzata non da poco. Guardando alla <strong>Camera dei Rappresentanti</strong>, la situazione appare più chiara, con la pressoché certa sconfitta del partito al governo. I sondaggi vedono i <strong>repubblicani a quota 225 seggi</strong>, con i <strong>democratici fermi a 210</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>The battle for Capitol Hill</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 10:12:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sarà difficile per i repubblicani conquistare la maggioranza assoluta al Senato, nonostante parate messianiche dei Tea Party al Lincoln Memorial nell’anniversario dell’ “I have a dream” pronunciato da Martin Luther King il 28 agosto di 47 anni fa. I dati dei sondaggi si stanno ormai stabilizzando, e rivelano che la partita si gioca in otto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7_b.jpg"><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7.jpg" alt="" width="349" height="500" /></a></p>
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<p>Sarà <strong>difficile</strong> per i repubblicani conquistare la <strong>maggioranza assoluta al Senato</strong>, nonostante parate messianiche dei <strong>Tea Party </strong>al Lincoln Memorial nell’anniversario dell’ <em>“I have a dream”</em> pronunciato da Martin Luther King il 28 agosto di 47 anni fa. I dati dei sondaggi si stanno ormai stabilizzando, e rivelano che <strong>la partita si gioca in otto Stati</strong>. Otto seggi, quindi, che determineranno la linea della presidenza-Obama per l’ultimo biennio di mandato. Di questi otto, Illinois, Colorado, Nevada e Wisconsin si giocano all’ultimo voto, all’ultimo respiro. Ma vediamo innanzitutto il quadro dei seggi in palio che si stanno definendo. <strong>Ohio</strong>, per cominciare. Lo Stato dei blue collars sembra sempre più appannaggio del <strong>Grand Old Party</strong>, con <strong>Rob Portman a +4,7%</strong> su Lee Fisher. Un vantaggio che cresce, costante, settimana dopo settimana. Anche nel lontano Stato di <strong>Washington</strong>, nonostante qualche buon numero per Dino Rossi, la strada per la democratica <strong>Murray</strong> sembra ben tracciata verso la vittoria di novembre. <strong> </strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Grandi novità</strong>, invece, in <strong>Florida</strong>. La scorsa settimana vi parlavamo di una rimonta repubblicana sull’indipendente (ed ex Governatore) Christ, ed oggi possiamo dire che la<strong> rimonta è compiuta</strong>. Addirittura <strong>più di 2 punti</strong> separano <strong>Marco Rubio </strong>dal suo primo competitor, Christ appunto. Sarà importante valutare l’evoluzione di questo dato (Rasmussen Reports vede Rubio addirittura a +10%) nelle prossime settimane, in quanto il balzo potrebbe essere stato determinato dalle <strong>primarie</strong> che si sono svolte nello Stato la settimana scorsa. Christ, sotto shock per l’improvviso sorpasso, ha inondato le tv di spot, professandosi comunque <strong><em>“convinto repubblicano”</em></strong>. Veniamo ora agli Stati in bilico, partendo dal <strong>Colorado</strong>. Situazione che va stabilizzandosi sotto i colori del GOP, con <strong>Buck in vantaggio di 3 punti</strong> sull’uscente Michael Bennet. <strong>Incertissima</strong> la sfida in <strong>Nevada</strong>, dove il leader democratico al Senato, <strong>Reid, guida con un +1,3%</strong> su Sharron Angle. Rimonta repubblicana anche in <strong>Wisconsin</strong>, dove l’obamiano <strong>Feingold</strong> deve amministrare un tesoretto dell’ 1%. Apertissima e piena di colpi di scena la sfida in<strong> Illinois</strong>, dove (nonostante la discesa in campo della macchina da guerra del Presidente) <strong>Kirk torna a comandar</strong>e con un +1,4% su Giannoulias.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ad oggi, la situazione non mostra sostanziali novità nel computo totale dei seggi: <strong>52 per i Dem e 48 per il GOP</strong>, con la possibilità per i repubblicani di far sentire il fiato sul collo agli avversari se andrà in porto la conquista del Wisconsin.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>The battle for Capitol Hill</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 08:14:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Conferenze di pace, tentativi, scadenze utopiche e altro per il Medioriente. L’obiettivo, neanche tanto mascherato, è quello di ridare lustro all’immagine, decisamente appannata, di Presidente pacifista in grado di portare la pace nel Mondo. D’altronde, il Santone Barack dovrà pur prima o poi far vedere ai parrucconi scandinavi che il Nobel alla Pace sulla fiducia [...]]]></description>
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<p>Conferenze di pace, tentativi, scadenze utopiche e altro per il Medioriente. L’obiettivo, neanche tanto mascherato, è quello di <strong>ridare lustro all’immagine</strong>, decisamente appannata, di <strong>Presidente pacifista</strong> in grado di portare la pace nel Mondo. D’altronde, il Santone Barack dovrà pur prima o poi far vedere ai parrucconi scandinavi che il <strong>Nobel alla Pace sulla fiducia</strong> era meritato… Con le mid term ormai imminenti ed una campagna per le presidenziali del 2012 tutta da definire, la task force democratica ha deciso di far perno (ancora una volta) sulle presunte <strong>doti messianiche</strong> di Obama, tentando di ottenere quella che è sempre stata la chimera degli inquilini della Casa Bianca, fin dai tempi di Ford e Carter: la stabilizzazione del vicino Oriente. Se ci riuscirà, lo scopriremo solo tra un anno, come ha annunciato (un po’ troppo schematicamente e scolasticamente), Madame Clinton.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Intanto, però, come già scrivevamo la scorsa settimana, Barack non può permettersi di perdere in <strong>Illinois</strong> alle prossime elezioni di novembre. Uno smacco nella sua terra d’adozione, quella che lo ha reso quello che è, sarebbe un segnale nefasto. E così, la potente macchina democratica si è messa in moto, tant’è che il candidato <strong>Giannoulias</strong> ha recuperato terreno su Mark Kirk, portandosi in <strong>sostanziale parità</strong>. Una sfida che con ogni probabilità si deciderà all’ultimo voto o quasi (magari finendo anche in tribunale con i riconteggi, vedasi Minnesota 2008). Altro dato interessante, è l’<strong>accorciamento delle distanze in Florida</strong>, dove gran parte dell’elettorato “ribelle” GOP sta tornando all’ovile, abbandonando l’ex Governatore <strong>Charlie Christ</strong>, candidatosi come indipendente. Pur essendo ancora in vantaggio, ad oggi supererebbe Rubio di un modestissimo 0,2%. Gara apertissima con reali possibilità per i repubblicani di accaparrarsi pure questo seggio. Si assottiglia anche il già modesto tesoretto del leader al Senato DEM, <strong>Harry Reid</strong> (+1,5% su Sharron Angle in <strong>Nevada</strong>), e stessa sorte capita alla obamiana <strong>Patty Murray</strong> nello stato di <strong>Washington</strong>, costretta a non poter dormire sonni tranquilli a causa della rimonta (vedremo quanto fine a se stessa) di <strong>Dino Rossi</strong> (+1,8%). Cresce, invece, il distacco in <strong>Ohio</strong>, dove il repubblicano <strong>Rob Portman</strong> sembra aver messo la freccia sull’arrancante Lee Fisher (+3%). Niente da segnalare in Colorado e Wisconsin, altri Stati di incerta assegnazione.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ricapitolando, la situazione non è granché mutata rispetto a sette giorni fa, benché qualcosa inizi a muoversi. Ad oggi i Democratici possono contare su <strong>52 seggi</strong> contro i <strong>46-47 </strong>Repubblicani, con un Indipendente. Uno scenario che però potrebbe presto mutare, vista la riduzione delle distanze tra i contendenti in vari Stati.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>The Battle for Capitol Hill</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 13:25:10 +0000</pubDate>
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<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Saranno state tutte quelle <strong>brioches </strong>mangiate da Michelle a Marbella, sta di fatto che, molto lentamente, i repubblicani (seppur sempre dilaniati al loro interno) continuano a<strong> rosicchiare punti</strong> nei sondaggi verso le mid-term del prossimo novembre. Il dato più significativo della settimana è il <strong>sorpasso in Ohio</strong>, nell’aria già da un po’: <strong>Rob Portman</strong> si è infatti portato a +1,8% sul democratico Lee Fisher. <strong>Avanzata anche in Florida</strong>, dove il repubblicano <strong>Rubio</strong> cresce leggermente e riduce di mezzo punto la distanza che lo separa dall’indipendente Christ, che comunque veleggia abbastanza sicuro verso Capitol Hill. In <strong>Colorado</strong> si gioca sul filo di lana, con il rappresentante del GOP, <strong>Buck,</strong> visto davanti da tutti i sondaggisti tranne che da Public Policy Polling, istituto democratico. <strong>Respira</strong> invece il leader obamiano al Senato <strong>Reid</strong>, tornato ad un confortante +2,5% sulla Angle in Nevada. Altro dato interessante è l’aggiornamento che ci giunge dall’<strong>Illinois</strong>, casa di Obama: il repubblicano <strong>Mark Kirk</strong> avrebbe oltre due punti di vantaggio sul democratico Alexi Giannoulias. Perdere in casa sarebbe un ulteriore smacco, ed è per questo che la macchina da guerra presidenziale è pronta a fare di tutto per portare Giannoulias a vincere la sua partita.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ad oggi, la situazione vede i <strong>Dem ancora avanti con 52 seggi (di cui 48 certi) e i Rep fermi a 47 (con 43 scranni già sicuri)</strong>. Christ unico indipendente (lasciando Lieberman tra i democratici). Una situazione che si sta stabilizzando, ma che potrà ancora riservare sorprese. Il partito del Presidente è nervoso, anche perché ormai <strong>dà per persa la Camera</strong> (i sondaggi su questo sono pressoché concordi). Un nervosismo che porta alcuni esponenti ad andare oltre le righe, come avvenuto in <strong>New Hampshire</strong>, dove un deputato è riuscito a dolersi del fatto che sull’aereo precipitato del fu senatore dell’Alaska Ted Stevens non ci fosse Sarah Palin. Toni inconsueti anche per la bizzarra democrazia americana. Sarà interessante vedere l’effetto che avrà sull’elettorato la dichiarazione di Barack Hussein Obama favorevole alla costruzione del <strong>centro culturale islamico a Ground Zero</strong>. Una mossa che potrebbe costargli caro, specie in quegli Stati storicamente repubblicani che all’ultima tornata elettorale per il Congresso premiarono i candidati anti-Bush. Quella frase soprattutto, <strong><em>“This is America”</em></strong>, potrebbe segnare il suo rapido e triste declino.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Nonostante le patetiche e sconcertanti retromarce ferragostane, secondo le quali il Presidente non sarebbe favorevole alla Moschea con vista cratere WTC, ma solo favorevole al diritto dei musulmani di poterla costruire, la frittata è stata fatta. <strong>Contorsionismi</strong> degni di un navigato democristiano  nostrano, che indicano solo il binario morto sul quale viaggia il bagaglio rivoluzionario del messaggio salvifico obamiano. This is America, appunto.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>The battle for Capitol Hill</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 08:54:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7_b.jpg"><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4095/4871368754_e55f75c8b7.jpg" alt="" width="349" height="500" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Nella settimana in cui Barack Obama riceve le attenzioni di un <strong>Fidel Castro</strong> straordinariamente rinvigorito da quattro anni di immersione nella formaldeide e riesce a far passare al Senato la nomina di <strong>Elena Kagan</strong> ad Associated Justice della Corte Suprema (quarta donna dopo la mitica Sandra Day O’Connor, la newyorchese Ruth Bader e l’ispanica Sonia Sotomayor) con 63 voti favorevoli e 37 contrari, i <strong>sondaggi </strong>per il suo partito sono <strong>meno buoni rispetto alla settimana precedente</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Dato per perso il <strong>Kentucky</strong> (il repubblicano Paul ha ormai un vantaggio di 6,5 punti percentuali sul rivale democratico), la <strong>Pennsylvania</strong> inizia a virare decisamente a destra. Il candidato del Grand Old Party, <strong>Pat Toomey</strong>, sta infatti stabilizzando il proprio margine sulla scheggia impazzita <strong>Joe Sestak</strong>, ex ufficiale di marina che è riuscito a sconfiggere alle primarie l’uomo per cui Obama era sceso in campo con comizi e comparsate,  quell’Arlen Specter che, pur di conservare il seggio, lasciò i repubblicani, cancellò il proprio passato nel Ku-Klux-Klan, e si candidò con il partito del Presidente.  <strong>Un Mastella all’ennesima potenza</strong>, insomma. In <strong>Wisconsin</strong>, il democratico Feingold si difende a fatica dagli assalti del repubblicano Johnson (in rimonta), mentre in <strong>Ohio</strong> la situazione è in <strong>perfetta parità</strong> tra Portman e Fisher, benché gli ultimi sondaggi segnalino una leggera prevalenza del candidato GOP. Ad oggi, la situazione vedrebbe i <strong>Democratici ottenere 52 seggi</strong> a dispetto dei <strong>46 assegnati ai Repubblicani</strong>. Uno scranno all’indipendente <strong>Charlie Christ</strong> ed uno, quello dell’Ohio, ora impronosticabile.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Venendo alla <strong>Camera</strong> (che, a differenza del Senato, si rinnova completamente <strong>ogni due anni</strong>), gli ultimi boatos parlano di probabile (se non certa) <strong>debacle democratica</strong>. L’assemblea uscente vede Obama poter contare su ben 255 deputati, mentre l’opposizione è ferma a 178, con due seggi vacanti. Ebbene, <strong>se i sondaggi fossero confermati</strong>, i Democratici avrebbero al sicuro <strong>solo 202 scranni</strong> rispetto ai 201 Repubblicani, e dei 32 incerti, al Grand Old Party basterebbe rosicchiarne 17 (gli ultimi numeri dicono che ne strapperebbe ben 24-25). Tutto questo mentre Barack, in difficoltà nonostante le riforme più o meno epocali firmate davanti ai fotografi, annuncia di <strong>voler viaggiare in tutto il Paese</strong> per far capire all’elettorato disilluso i punti chiave della sua azione. Qualcuno gli dica che è la stessa cosa che fece, <strong>novant’anni fa</strong>, il democratico <strong>Woodrow Wilson</strong>. Il risultato fu uno dei più grandi <strong>disastri elettorali</strong> che il suo partito ricordi, con la perdita del Congresso e della Casa Bianca.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Elezioni: un trionfo per Silvio</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 09:44:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo abbiamo scritto soltanto poche ore fa: subito al voto, succeda quello che succeda. Per tornare subito al governo, per uccidere sul nascere le velleità di un terzo polo, per relegare l&#8217;opposizione al lumicino e per punire in modo esemplare Gianfranco Fini. E in questo momento arriva una conferma molto importante sullo scenario da noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4139/4862864498_7823741258_b.jpg"><img class="alignnone" title="trionfo silvio" src="http://farm5.static.flickr.com/4139/4862864498_7823741258.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Lo abbiamo scritto <a href="http://www.daw-blog.com/2010/08/05/silvio-subito-al-voto/" target="_blank">soltanto poche ore fa</a>: <strong>subito al voto, succeda quello che succeda. </strong> Per tornare subito al governo, per uccidere sul nascere le velleità di un terzo polo, per relegare l&#8217;opposizione al lumicino e per punire in modo esemplare Gianfranco Fini.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>E in questo momento arriva <strong>una conferma molto importante</strong> sullo scenario da noi ipotizzato:<strong> Silvio Berlusconi vincerebbe le elezioni politiche</strong>. E non solo alla Camera, ma anche al Senato della Repubblica.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><a href="http://www.affaritaliani.it/politica/berlusconi_elezioni_senato_camera050810.html" target="_blank">Lo rivela un sondaggio</a> dell&#8217;Istituto <strong>Piepoli</strong>, mai tenero con Berlusconi.<strong> Il PdL viene dato al 33,5% mentre la Lega al 10,5%</strong>. &#8220;<em>La sinistra &#8211; </em>afferma Piepoli <em>- prenderà l&#8217;ennesima stangata, il Pd è sceso al 26% e l&#8217;Italia dei Valori è ferma al 7&#8243;.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>E Gianfranco Fini? Nessuna sorpresa, è &#8220;<em>dato al 5%</em>&#8221; ma il dato politicamente rilevante è un altro (tra l&#8217;altro abbastanza prevedibile): &#8220;<em><strong>Fini ha sottratto voti soprattutto a sinistra</strong>, almeno un punto percentuale al Pd</em>&#8220;. Visto?</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Silvio, portaci dritti al voto.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
 </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>The Battle for Capitol Hill</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2010/08/01/the-battle-for-capitol-hill/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 09:42:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prende il via oggi “The Battle for Capitol Hill”, una rubrica settimanale che ci accompagnerà fino alle elezioni di mid term del prossimo 2 novembre. Curiosità, notizie e soprattutto numeri, quelli dei sondaggi che quotidianamente lo zio Sam sforna, dandoci la possibilità di seguire passo a passo la lunga ed appassionante cavalcata verso Capitol Hill. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm5.static.flickr.com/4084/4847420904_0420c2ea25_b.jpg"><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4084/4847420904_0420c2ea25_b.jpg" alt="" width="579" height="364" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><em>Prende il via oggi “<strong>The Battle for Capitol Hill</strong>”, una rubrica settimanale che ci accompagnerà fino alle elezioni di <strong>mid term</strong> del prossimo 2 novembre. Curiosità, notizie e soprattutto numeri, quelli dei sondaggi che quotidianamente lo zio Sam sforna, dandoci la possibilità di seguire passo a passo la lunga ed appassionante cavalcata verso Capitol Hill.</em></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><a>Ampia e benefica <strong>boccata d’ossigeno per Barack Obama</strong>. E’ questa la prima osservazione che si può fare spulciando i sondaggi freschi di giornata a nostra disposizione. Dopo il luglio drammatico, con la concreta prospettiva di perdere il controllo del Senato, questo <strong>primo week-end d’agosto</strong> consegna ai democratici un gruzzolo di <strong>53 seggi</strong>, benché in alcuni casi (clamoroso quello del leader alla Camera Alta <strong>Harry Reid</strong>, dato a solo +1,6%  sulla sorprendente rivale repubblicana Sharron Angle ) la situazione sia mai come ora <em>too-close-to-call</em>. Sono 9, complessivamente, gli scranni di assegnazione incerta. Tra questi, però, almeno due situazioni sembrano delinearsi in modo chiaro: in <strong>Florida</strong> dovrebbe farcela l’ex Governatore repubblicano (ora Indipendente) <strong>Charlie Christ</strong>, accreditato di un +4,2% sul rivale GOP, Rubio. Lo Stato di <strong>Washington</strong> dovrebbe invece vedere eletto, abbastanza agevolmente, il democratico <strong>Murray</strong> (+3,7% sull’italo-americano Rossi). I <strong>repubblicani</strong>, dal canto loro, <strong>salirebbero a 46 seggi</strong>, uscendo sensibilmente rafforzati rispetto alla composizione uscente, dove la situazione vede il partito del Presidente a 59 seggi e il Grand Old Party fermo a 41. Se le elezioni si tenessero oggi, con ogni probabilità avremmo quindi i democratici con 53 scranni, i repubblicani con 46, più un indipendente. Più <strong>fluida</strong> la situazione alla <strong>Camera </strong>( sulla quale  torneremo tra qualche settimana, 32 i seggi incerti su 335 complessivi).</a></p>
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<p><a>Una <strong>ripresa democratica</strong> che gli analisti addebitano al parziale successo del tappo installato dalla BP nel Golfo del Messico ed al passaggio al Congresso della riforma finanziaria, firmata in pompa magna da Obama al <em>Ronald Reagan Building</em> di Washington. Una <strong>settimana positiva per la maggioranza uscente</strong>, anche se è presto per dire se il trend si sia invertito. Spesso, e la storia recente lo insegna, basta un nulla per sovvertire pronostici consolidati e risultati pressoché scontati.</a></p>
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		<title>Repubblica si arrende: il consenso del centrodestra è elevato</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 19:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Sondaggio repubblica" src="http://farm5.static.flickr.com/4040/4399298882_a8a73d3c36_o.jpg" alt="" width="520" height="187" /></p>
<h2 style="text-align: center;"></h2>
<h2 style="text-align: center;"><em>&#8220;Governo e premier si mantengono su livelli di apprezzamento piuttosto elevati&#8221;</em></h2>
<p style="text-align: left;">Così inizia, oggi su Repubblica, un articolo di presentazione dell&#8217;ultimo <strong>sondaggio</strong> realizzato dal quotidiano.<strong> E&#8217; una resa. </strong>La bandiera è bianca. Dopo mesi e mesi di pagine su pagine dedicate a escort, prostata di Berlusconi, Noemi, l&#8217;ennesima villa del premier, Bersani a Sanremo, le intercettazioni su Bertolaso, lo scandalo Di Girolamo e tanto tanto altro,<strong> a Repubblica devono essere disperati.</strong> Perché, secondo il loro sondaggio, la coalizione di maggioranza è praticamente sugli stessi livelli di sempre (poco meno delle Politiche 2008, poco più delle Europee 2009). Certo, a Repubblica mettono le mani avanti: <em>&#8220;gli effetti dei ripetuti scandali vengono arginati con una campagna mediatica permanente</em>&#8220;. E figuriamoci. Ma l&#8217;amarezza è tanta. Anche perché il <em>&#8220;partito di Bersani è ancora lontano dal 33% delle politiche 2008&#8243;</em>.</p>
<p style="text-align: left;">
Beh, a qualcosa in realtà le campagne diffamatorie di Repubblica sono servite: a far perdere copie a Repubblica.</p>
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