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Caos liste: il punto della situazione (si mette male per il PdL)

mercoledì, 3 marzo 2010
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Facciamo un breve riassunto, che aggiorneremo in caso di ulteriori novità, sulla situazione delle liste bocciate o non bocciate. Nel corso del pomeriggio non si capiva più nulla: agenzie che battevano la conferma dell’esclusione per la Polverini, altre che smentivano. Comunque, la situazione al momento è questa:

• Lombardia, Lista Formigoni: CONFERMATA ESCLUSIONE. Rimane ora l’eventuale (scontato) appello al Consiglio di Stato e poi al TAR. C’è da dire che senza lista del candidato governatore, secondo alcuni, non ci sarebbe nemmeno il candidato governatore…

Lazio, Lista Civica Polverini: RIAMMESSA. La Lista è stata riammessa oggi senza alcuna riserva.

Lazio, Lista Polverini: da decidere il ricorso sull’esclusione. E’ la lista del candidato Presidente, e anche qui stesso discorso di Formigoni: senza lista del candidato governatore non c’è nessun candidato governatore.

Lazio, Lista PDL per la Provincia di Roma: CONFERMATA ESCLUSIONE. E’ la lista che, di fatto, non era stata mai depositata.

- Le reazioni politiche:

• BONDI: ‘Come si puo’ pensare di lasciare senza scelta nel momento piu’ alto della democrazia, quello del voto, due regioni che insieme rappresentano piu’ di un quarto della popolazione italiana?’. nddaw: IN ARRIVO IL DECRETO SALVA-LISTE?
• CALDEROLI: “Serve subito una risposta politica ai furbi che cercano vittorie a tavolino”. nddaw: sempre più probabile il decreto.

Caro Fini, scendi da quel trono

martedì, 2 marzo 2010
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Sapete cosa avrebbe fatto il segretario di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini se uno dei massimi rappresentanti del partito, anzi uno dei fondatori di An, avesse detto qualcosa del tipo: “così com’è Alleanza Nazionale non mi piace”? L’avrebbe cacciato. Espulso. Ridicolizzato. Messo ai margini. Perché il suo modo di dirigere Alleanza Nazionale era quello. Democrazia interna? Manco a parlarne, figuriamoci.

Oggi Gianfranco Fini, fondatore del PdL insieme a Silvio Berlusconi, ha dichiarato che al PdL “ci sono affezionato” ma “così com’è non mi piace”. E Fini non ha tutti i torti, il PdL non piace a tanti, ma lui è Gianfranco Fini e ultimamente quando parla del suo partito lo fa solo ed esclusivamente con spirito distruttivo.

I sospetti che Fini abbia in mente altro, e che le sue critiche siano in realtà dettate da ambizioni (future) di natura esclusivamente personale sono più che fondati. Questo suo continuo logoramento del PdL e della figura di Berlusconi, che è il Presidente del Consiglio espresso dal suo partito, è davvero sconcertante. E’ troppo comodo il suo ruolo, troppo facile fare il Padre della Patria dallo scranno più alto di Montecitorio. Troppo facile distruggere il PdL per poi ricostruirlo a sua immagine e somiglianza, esattamente come Alleanza Nazionale. Fini è un politico navigato, e sebbene come stratega politico è un mezzo disastro, sa bene che certe sue dichiarazioni in piena campagna elettorale fanno più male di quelle di un Bersani o di una Sabrina Ferilli qualsiasi. Eppure le fa. Perché non abbandona le comodità del Presidenza della Camera e si mette a fare politica sul serio, quella che ha a che fare con la realtà, con il concreto, con la gente, quella che ha bisogno di mediazioni, smettendola di fare il Pontefice? Proposta: dimentichiamo le sue oscene iniziative politiche durante gli scorsi governi di centrodestra (la richiesta di discontinuità, la coppia con Follini, la guerra con Tremonti, la magnifica idea delle “tre punte”, etc), perché non va oggi a fare il coordinatore del PdL, visto che ci è tanto affezionato?

Chiudiamo il PdL per un panino

domenica, 28 febbraio 2010
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Io non so chi sia questo tizio che doveva depositare la lista del PdL per la provincia di Roma, non voglio neanche sapere il suo nome. Non so nemmeno se lasciare i pacchi delle firme incustodite in corridoio costituisca la prassi normale, non so niente perché non sono pratico di queste cose. Non so se quella gente con la sciarpa viola in quel corridoio fosse una cosa normale. Ma il termine per presentare le liste era mezzogiorno, e a mezzogiorno quelle liste non sono state presentate. Il tizio che doveva farlo, che ripeto non so chi sia e manco voglio saperlo, era uscito “a farsi un panino“. Un panino. Sarà stato mica il McItaly del Ministro Zaia? E così il PdL rischia di ritrovarsi senza lista sulla scheda elettorale per colpa della fame di quel tale, che invece di fare l’unica cosa che doveva fare (stare lì) è andato a mangiare. Un panino. Che poi pensateci un attimo: la Bonino sta facendo lo sciopero della fame e il PdL perde la lista per un panino. Pazzesco.

I ricorsi non so come finiranno, ma sono sicuro che se fosse capitato agli altri ci sarebbe già la raccolta firme di Repubblica, l’intervento di “costituzionalisti” per spiegare che quella lista deve tornare sulla scheda, le prese di posizione di senatori a vita, ex presidenti, popolo viola e Sabrina Ferilli. Ma poco importa, quella lista è giusto che resti fuori dalla scheda elettorale. Lo sbaglio c’è stato, ed è gravissimo: cose da principianti, anzi nemmeno. Se il PdL, il partito più grande del Paese, è in mano a questa gente allora c’è da rimanere senza parole. Tanto vale chiuderlo. Chiudiamo il PdL. Per un panino, sì.

Franceschini lo avrà piccolo…

giovedì, 16 luglio 2009
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Titolo sul Corriere di oggi:

franceschinitwitter

Al Pd rimane solo Otelma

domenica, 12 luglio 2009
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Il Divino Otelma

Il Divino Otelma

Il “Primo Teurgo della Chiesa dei Viventi”, nonché “Dispensatore di Verità Archetipa e Luce dei Viventi”, meglio conosciuto come Divino Otelma, ha parlato: Franceschini vincerà il Congresso del Pd in programma ad ottobre. La Cancelleria privata del “Gran Maestro dell’Ordine Teurgico di Elios”, ha infatti emesso un comunicato stampa che mette la pietra tombale su ogni previsione o discussione su chi tra Dario il pro tempore, Bersani e Marino, vincerà la gara alla leadership del Partito dell’ex Loft. Le parole sono chiare, e non ammettono repliche:

“Il Divino Maestro Otelma ha profetizzato la fatale vittoria di Dario Franceschini e la sua ascesa al soglio supremo del Partito Democratico. Gli altri candidati – a questo punto – prendano atto di ciò e si muovano di conseguenza (la mossa più saggia è il ritiro delle candidature). Il Divino Maestro ha parlato: la questione è chiusa“.

Non sappiamo ancora come sarà accolto, questo vaticinio solenne, nei quartieri che contano del Pd; quel che è certo è che il casino che regna sovrano da quelle parti rischia di non dare troppa importanza alla profezia del Teurgo. Mesti come non mai per il successo del G8, al di là delle ovvie dichiarazioni di facciata, delusi dal dietrofront repentino della galassia editoriale mondiale (esclusi i rosiconi rabbiosi di Repubblica&Unità), ci mancava solo lo stupratore coordinatore di circolo. Sì, perché sono riusciti a litigare perfino sul maniaco che da mesi andava in giro per Roma a violentare, terrorizzare e minacciare ragazze della Capitale. Chiariamo subito: noi troviamo assurdo che l’intero Partito Democratico venga tirato in mezzo alla vicenda, quasi che fosse esso stesso responsabile dei crimini compiuti da tal Luca Bianchini.

Il problema è che a collegare lo stupratore con il maggiore partito dell’opposizione sono stati proprio loro, dirigenti e autorevoli esponenti di quel partito. L’outsider di lusso alla segreteria, Ignazio Marino, arriva perfino a parlare di  “questione morale” interna al Pd: “Trovo davvero incredibile che un criminale che già 13 anni fa era stato coinvolto in odiosi reati di violenza sessuale possa essere arrivato a coordinare un circolo del Partito Democratico”. Da qui la considerazione che “nel Pd abbiamo una questione morale grande come una montagna che non può essere ignorata né sottovalutata”. Apriti cielo. Dario il pro tempore risponde per le rime, definendo “offensive” le frasi del noto chirurgo, accusandolo di “utilizzare un episodio oscuro e terribile” per fare campagna congressuale. Bersani si limita a dire che “cose del genere non le pensa di noi il nostro peggiore avversario”.

In tutta Italia le varie correnti e correntine della vecchia novità della politica italiana hanno tirato fuori i coltelli e hanno iniziato a pugnalarsi a vicenda, una resa dei conti che probabilmente lascerà un bel po’ di cadaveri in giro. Un partito schizofrenico che vive di batoste quotidiane rischia di non avere più speranze per il futuro, di deprimersi e di suicidarsi. Non gli rimane che Otelma, che il futuro dice di vederlo. Il “Buon Pastore” (così si definisce il Divino) potrebbe essere un’ottima guida per Binetti & co. Ci pensino.

Aridatece Rosy Bindi

mercoledì, 1 luglio 2009
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nota di dawblog: con questo post fa il suo esordio su Daw il grande Jack di Binario Unico.

debora1

Franceschini - Serracchiani, un possibile ticket per il PD?

Era stata dipinta come la nuova icona del PD, il simbolo del rinnovamento della classe dirigente che i quarantenni del partito hanno cercato in tutti i modi di accaparrarsi, la donna che ha battuto Berlusconi, elemento indispensabile nel curriculum del prossimo segretario, ed invece si è trasformata, in sole cinque parole, nella più grande bufala femminile in salsa PD dai tempi di Marianna Madia.

Parliamo naturalmente di Debora Serracchiani, neo eurodeputato del PD, salita alla ribalta delle cronache nazionali per aver criticato, da segretario di Udine e con argomenti per altro utilizzati da mesi da buona parte degli elettori del centrosinistra, l’attuale leadership del partito, con il solo pregio di averlo fatto mentre Franceschini stesso era in prima fila ad ascoltarla. L’intervento sollevò molti gridolini di gioia in stile obamiano da parte dei giovani del partito, dei cosiddetti quarantenni e della gente che a sinistra fa tendenza, e portò la giovane Debora in tv, con tanto di intervistona di Daria Bignardi; l’occasione venne colta al volo da Franceschini e soci, che candidarono la ragazza, e le portarono una buona dote di preferenze, portandola in Europa.

Decine di migliaia di fans su Facebook, gruppi che mirano alla sua elezione da leader e, alla fine, la Serracchiani, che ha appena confessato nel suo libro (già scritto!) che nel passato aveva difficoltà a distinguere Moro da Berlinguer (?), decide di appoggiare Franceschini e di farlo nel modo più ridicolo possibile:

Perché ha scelto di stare dalla parte di Franceschini?
“Perché è il più simpatico

Tanti bei discorsi sul parlare agli italiani, su laicità dello Stato, sul lavoro, niente, nada, tutto sparito a favore della simpatia per un candidato che tutto si può dire tranne che rappresenti il rinnovamento di un partito.

Si segnalano crisi cardiache dalle parti dei Piombini, gruppo noto per la sua autoreferenzialità (si segnala in particolare la riunione di Torino da loro organizzata e scippata dagli organi di partito, mentre loro erano troppo impegnati ad aggiornare i propri Twitter e a mettere le foto della giornata su Facebook) e per la totale inconsistenza progettuale, di leadership ed elettorale (vedasi le ripetute batoste elettorali di Ivan Scalfarotto) capeggiato da Sofri, Renzi, Civati ecc, gruppo che fin da subito ha cercato di accaparrarsi la scoperta di Debora, eleggendola a candidato ideale, sostenendola in tutti i modi e preparandole la riunione del Lingotto che si è invece tramutata in una sfida precongressuale in cui le truppe dei democrats hanno iniziato a dividersi tra i due fronti.

Nel fare i complimenti ai ventisette mila fans della europarlamentare per l’accurata scelta, ed ai molti di più che hanno fatto questa scelta anche nel segreto dell’urna, e per aver rivolto le loro speranze a delle piattaforme programmatiche così ampie e corpose, ci piace riportare le parole di Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma: “Se questo è il criterio, peccato che siano morti Totò e Tina Pica. Erano molto simpatici e sarebbero stati un ticket straordinario“.

La purga di Diliberto

giovedì, 25 giugno 2009
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la sinistra comunista evaporata

la sinistra comunista evaporata

La sinistra italiana, quella vera e pura, quella che ancora oggi non si vergogna di farsi vedere con la falce e il martello, quella che si eccita nel vedere (e magari anche nel pensare) alla salma imbalsamata del caro Lenin, ci sta facendo divertire da matti con le sue beghe interne che sembrano uscire da uno dei tanti film della serie “Don Camillo e Peppone”. Stavolta andiamo a sbirciare (tanto va di moda, no?) quel che accade dalle parti del glorioso Partito dei Comunisti Italiani, quello fondato dal compagno Cossutta Armando e ora guidato dal mitico Oliviero Diliberto. Pochi giorni fa, infatti, uno dei più noti esponenti di tale rimasuglio di una politica preistorica che non c’è più (o che non ci dovrebbe essere più), Marco Rizzo, è stato epurato dal Soviet Supremo del Partito. Secondo la sentenza pronunciata dal Politburo, Rizzo “ha agito in violazione dell’articolo 9 dello Statuto che regola la vita interna e la democrazia di Partito secondo il principio del centralismo democratico.

Già, il centralismo democratico… no, non stiamo scherzando, né stiamo facendo un copia-incolla da un discorso di 50 o 60 anni fa del Palmiro Togliatti o della Nilde Jotti. E’ roba di oggi, anno 2009. Precisando meglio, il pelato ex europarlamentare si sarebbe astenuto dallo svolgere la campagna elettorale a sostegno della lista comunista e avrebbe addirittura invitato a votare candidati estranei alla falce&martello. Per il principio della retroattività poi, il comunicato sostiene che “sarebbe emerso in maniera inequivoca come negli ultimi anni di vita del Partito, in modo continuativo Marco Rizzo abbia perseguito obiettivi strategici diversi da quelli decisi ed approvati negli organismi del Pdci”. E fin qui la versione del Soviet dilibertiano. Rizzo però non ci sta, e passa al contrattacco, accusando il suo ex capo di essere addirittura un amico dei massoni. L’accusa è chiara: “Diliberto si frequenta con Elia Valori, indicato come uno degli esponenti più potenti della massoneria italiana. In sostanza, e qui sta il casus belli, Rizzo sarebbe andato dall’Oliviero e gli avrebbe chiesto, tempo fa, di avere più discrezione e di non fare troppe uscite pubbliche con Valori.

Da qui, secondo l’epurato, sarebbe scattata la reazione del Capo assoluto del partito, che avrebbe deciso di cacciarlo senza pensarci troppo. In seguito, Rizzo avrebbe osato troppo, chiedendo le dimissioni di Diliberto. Lo spiega lui stesso: “E’ l’unico Segretario dell’Arcobaleno che non se n’è andato. Poi ha ritentato l’avventura elettorale e ha perso nuovamente. Ora ha fatto la finta di dimettersi e con un gioco antistatutario nell’ufficio politico, in due ore è passato dalle dimissioni irrevocabili alla riconferma. E’ un Segretario-Vinavil: ha la sedia attaccata al culo!. Bene, felici di saperlo, anche se avevamo già pochi dubbi in proposito. Quel che è più divertente, è che, da vero politico italiano, Rizzo ora si dedicherà alla costruzione di un nuovo partito (ma va?). Sarà unasinistra popolare che ridia speranza alla nostra gente. E quando dico sinistra popolare intendo con la falce e martello e fatta da comunisti.

Beh, ormai abbiamo perso il conto di quanti siano i partiti della “sinistra popolare”, quella vera e comunista. La cosa più interessante sarà scoprire il nome, visto che il catalogo ha ormai ben pochi posti liberi. Si sa, è sempre dura arrendersi alla debacle decisa dalla storia. Elaborare il lutto non è sempre facile, anche se sono passati 20 anni dalla sconfitta definitiva.

Di Pietro promotore di un referendum fascista

giovedì, 18 giugno 2009
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un confuso Di Pietro

un confuso Di Pietro

La coerenza, in questo Paese, non è evidentemente una virtù, anzi. Probabilmente sono tutti seguaci del Costanzo-pensiero, secondo il quale la coerenza è la virtù degli imbecilli. Sarà. Quel che è certo, è che non è propriamente un tratto caratteristico di Antonio Di Pietro, ultimo baluardo della democrazia in questo nostro derelitto Paese. Osservando i comportamenti e le dichiarazioni dell’ ex (e perpetuo) PM-trebbiatore in merito ai Referendum che si celebreranno domenica e lunedì prossimi, uno potrebbe rimanere quantomeno interdetto. Solo due annetti fa, infatti, vedevamo nelle nostre città i banchetti per la raccolta delle firme, e spesso, a fare da attira-folle, c’era lui, Tonino da Montenero di Bisaccia. Megafono in mano, chiamava i passanti perché andassero a firmare per “cancellare quella porcata di legge elettorale”. Addirittura era stato cooptato nel Comitato promotore dal tandem Segni&Guzzetta. Diceva, pomposo come sempre, che “per noi dell’Italia dei Valori, la partecipazione al referendum significa mettere in gioco la nostra stessa esistenza. Noi vogliamo tirarci fuori dalla logica dell’interdizione, vogliamo un sistema bipolare vero: con due blocchi”. Però! Coraggioso, comportamento da grande statista, che pensa al futuro e al bene dell’Italia.

Ebbene, neanche due anni dopo, scopriamo che  “una ipotetica vittoria del Sì senza revisione della legge elettorale che ne risulterebbe consegnerebbe le chiavi del paese ad un partito unico di matrice fascista. Cioè? Beh, in pratica, loro dell’Italia dei Valori hanno deciso che il referendum è in realtà un pericoloso mezzo che potrebbe riportare l’Italia al ventennio fascista (e magari piduista, tanto Tonino lo dice sempre). Se non si fosse ancora capito, Di Pietro aggiunge: “il referendum non puo’ essere uno strumento per ammazzare la democrazia.  Se il risultato e’ che lascia in mano a tre o quattro persone il diritto di scegliere chi sono i candidati e che un partito che e’ minoranza nel paese diventa maggioranza nel parlamento, questa e’ la morte della democrazia. Per questo voteremo no al referendum. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: ma a cosa pensava, lui dell’Italia dei Valori, quando organizzava i banchetti per la raccolta delle firme? Aveva capito male? Non aveva letto i quesiti? Non lo sapremo mai.

Sappiamo però che il referendum tanto voluto anche da Tonino “consegnerebbe a Berlusconi  un mitra, un kalashnikov per distruggere la democrazia e la Costituzione”. “E io” – conclude il forcaiolo Di Pietro – “che ho la testa sulle spalle, non insisto con il Sì”. Alè! Uno che non vuole rassegnarsi a questo dietrofront potrebbe dubitare della salute mentale del leader dell’Idv, ma dovrebbe ricredersi leggendo quanto sostenuto da uno dei gerarchi dipietristi, Donadi. Dichiarazione del 5 maggio: Siamo molto orientati per il Sì e lo siamo al punto tale che facciamo parte del Comitato promotore e abbiamo raccolto le firme. Il referendum e’ un grimaldello per scardinare una legge elettorale fatta male”. Lo stesso Donadi, qualche giorno fa: “ La decisione di non appoggiare più il referendum è stata sofferta ma necessaria per far fronte a quella che definiamo una vera e propria emergenza democratica”. Non c’è che dire, la coerenza non fa proprio per loro dell’Italia dei Valori. Fanno comunque ancora in tempo a cambiare idea, prima che si aprano le urne.