Archivi per la categoria ‘media’

Caos liste, tra Titanic e Litte Italy

giovedì, 4 marzo 2010
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Breve rassegna delle prime pagine di alcuni quotidiani oggi in edicola. Scegliamo le più divertenti e le più significative. Partiamo con l’Unità, che fa davvero una bella prima pagina:


Complimenti (per una volta!). Passiamo a Libero, che onestamente avrebbe potuto fare di più:


E al solito gioco di parole del Manifesto, azzeccato anche questa volta:

Ma a nostro avviso è di un altro quotidiano la prima pagina più azzeccata e accattivante. A sorpresa, ecco la Gazzetta dello Sport:


Come non essere d’accordo? E’ proprio una little Italy…

Niente panico

sabato, 27 febbraio 2010
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Immaginate la faccia del senatore Dell’Utri alla lettura del titolone del Giornale:

:-)

Il solito odio di Repubblica (ma lasciate stare i figli)

venerdì, 26 febbraio 2010
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Berlusconi ha corrotto Mills. Lo hanno deciso Di Pietro e D’Avanzo, che sembra essersi ripreso dalle inchieste pornografiche sulle eiaculazioni continue e particolari del Presidente del Consiglio che lo hanno mantenuto in costante eccitazione per qualche mese del 2009, prima di essere caduto in disgrazia dinnanzi alle birichinate dei suoi modelli alla Marrazzo e alla Delbono. La Cassazione ha bacchettato la Corte d’Appello di Milano per aver pronunciato il verdetto di un reato caduto in prescrizione? Chi se ne frega, quello che è importante è che la sentenza conferma non solo che Berlusconi è stato il corruttore di Mills, ma che la sua imprenditorialità, l’efficienza, la mitologia dell’homo faber, l’intero corpo mistico dell’ideologia berlusconiana ha il suo fondamento nel malaffare, nell’illegalità, nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo”, scrive Beppe D’Av. nel suo consueto sermoneggiare copiato da Eugenio Scalfari, suo degno maestro. E’ la capacità di cambiare la realtà, di dire quello che non sta scritto da nessuna parte, di dire a tutti i costi che Berlusconi è un delinquente, anche se non c’è alcuna sentenza che affermi questo.

Probabilmente questo editoriale è uno dei tanti che vengono tenuti chiusi nei cassetti di Repubblica & associati, di quelli scritti con la bava alla bocca e tirati fuori a scadenza periodica tanto per fare un po’ di casino e ricordare al popolino (magari sotto elezioni, giusto per rispolverare la disinteressata memoria) “chi è Berlusconi, quali sono i suoi metodi, con quali menzogne ha avvelenato il Paese”.  La solita campagna d’odio cui siamo abituati da qualche lustro, il solito cannoneggiamento pre-elettorale che ha l’unico effetto di ricompattare l’Italia a fianco del perseguitato numero uno. Strano non lo abbiano capito ancora, evidentemente non ci arrivano.

E ora, nel 2010, ci ritentano, come se fosse il Superenalotto: più perdi e più ci riprovi, nella speranza che prima o poi becchi almeno tre numeri. Stavolta il tormentone, annunciato da D’Avanzo, si concentrerà sul fatto che da oggi  gli italiani potranno giudicarlo corruttore, bugiardo, spergiuro anche quando fa voto della testa dei suoi figli. Favoloso: dopo lo stalliere e la moglie è la volta dei figli. Sempre meglio.

Travaglio crede solo a chi uccide i bambini

giovedì, 4 febbraio 2010
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Ha stupito, e non poco, l’assordante silenzio di Marco Travaglio intorno alla bufera che ha investito il suo amico Antonio Di Pietro. Certo, ieri il suo giornale, il Fatto, il Gazzettino delle Procure e delle Manette, ha pubblicato una lunga intervista al leader dell’Idv, ma potevano anche evitarlo: Di Pietro non ha risposto ad alcuna domanda (stupende le non-risposte, ad esempio, sulla laurea e i famosi 32 esami in 21 mesi).
Ma Travaglio non ha niente da dire? Lui che commenta qualsiasi fatto? Tranquilli, oggi, giovedì 4 febbraio, l’autore di libretti-for-dummies si degna, finalmente, di scrivere un bell’editoriale sulla vicenda.Conoscendolo, e purtroppo lo conosciamo, possiamo facilmente immaginarne i contenuti. Se Berlusconi “non poteva non sapere”, sarà così pure per Di Pietro. E chissà che ironia sulla laurea brevissima di Tonino….
Invece niente di tutto questo. A parte le solite grandi ironie, il grande sarcasmo, che lo porta a imitare Emilio Fede storpiando i nomi (cose fenomenali tipo “Il Pompiere della Sera” e il “Banana”), Travaglio difende a spada tratta l’amico Antonio Di Pietro. Si tratta, tuttavia, di una difesa sterile, basata sull’ironia e sul sarcasmo. Mai sui fatti. Oppure è fondata sui silenzi: silenzio sulla laurea breve, sul viaggio americano, sul legame vero con Contrada (Di Pietro diceva di collaborare con Borsellino, ma Borsellino definiva Contrata come un criminale…).
Ad esempio, buona parte dell’editoriale di Travaglio è dedicata ad affondare la reputazione dell’accusatore di Di Pietro, tale Mario di Domenico (nell’editoriale non si cita neanche il nome). Per Travaglio l’accusatore è soltanto un “grafomane visionario“, e quindi, per farla breve, non è attendibile. A parte che il grafomane visionario è il fondatore, con Di Pietro, dell’Italia dei Valori, ma basta poco a Travaglio per far passare un accusatore come un bugiardo. E pensare che, in altre circostanze, si fidava ciecamente delle parole di chi abitualmente scioglieva i bambini nell’acido. Ma quello accusava Berlusconi, mica Di Pietro…

In difesa di iMussolini

lunedì, 1 febbraio 2010
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Andava tutto bene (si fa per dire), ma quando si è addirittura mossa una associazione americana di deportati allora basta, si sta decisamente esagerando. I fatti: avete presente l’iPhone, il telefonino della Apple? Avete presente le centinaia di migliaia di applicazioni disponibili sull’AppStore? Ecco, una di queste è “iMussolini”, che non è altro che una raccolta dei discorsi del Duce: tutto qui, niente di più, niente di meno. L’applicazione, complice una geniale strategia mediatica (articoli sui giornali, polemiche, quotidiani che si prestano al gioco) ha scalato rapidamente la classifica dei download ed è attualmente al primo posto.

E qui scattano le polemiche. Si è mossa, dicevamo, pure una associazione di deportati americani che protesta contro Apple (ma tra l’altro, quanto sono permalosi gli americani in questo periodo?). In Italia tante altre polemiche. Ma perchè?

L’applicazione ha una natura evidentemente storica. Non c’è nessun intento politico, è evidente. E’ come entrare in una biblioteca e sfogliare un libro su Mussolini. Facciamo chiudere pure le biblioteche? Siamo seri. Anche perchè, a ben guardare, sull’AppStore è presente pure, tanto per dire, il “Manifesto del Partito Comunista” di Marx e Engels. Eliminiamo pure quello?

Il Fatto, giornale psicopatico

venerdì, 29 gennaio 2010
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Incredibile, non sono mai contenti. Mai. Rompono le palle per mesi sostenendo che “questo governo non fa niente contro la mafia”, e anzi “favorisce le mafie“, e dopo il piano straordinario annunciato ieri da Berlusconi come commentano? “Solo spot”. E’ questo il commento pubblicato oggi dal Gazzettino delle Procure e delle Manette, cioè il Fatto, l’unico quotidiano al mondo il cui aspetto grafico rispecchia fedelmente i contenuti: aberranti.

Pazienza. Forse al Fatto non è piaciuta la trasferta a Reggio Calabria. Una trasferta nata appositamente per dare più visibilità al messaggio contro la mafia, ma forse al Fatto hanno nostalgia delle trasferte del governo Prodi, quando il Professore portava tutto l’esecutivo a Caserta, nella Reggia, per risolvere il più importante e fondamentale problema del mondo: la salute del suo moribondo governo. Altri tempi, altri tempi.

In effetti bisogna ricordare che per loro Berlusconi “è mafioso“, così, a prescindere. Non diciamo niente, lasciamo vivere questa gente nelle loro ossessioni. Altro che fatti.

Annozero, il gioco da tavola

venerdì, 22 gennaio 2010
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Vi confesso una cosa: sono patito di Monopoli. Non perdo mai, davvero. Mai, mai e mai. Ora è uscito un degno sostituto del mitico gioco in scatola, e forse è il gioco ideale per me: Annozero, il gioco da tavola. L’unica pecca: nella confezione non c’è la tinta per avere i capelli di quel fantastico colore di Santoro, ma pazienza, non si può avere tutto dalla vita. O no?

grazie a pieronline

La fatwa del Fatto su Sansonetti

giovedì, 21 gennaio 2010
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Basta davvero poco. Prendente Sansonetti, ex giornalista di Unità e Liberazione, uno che non si può certo definire berlusconiano. Oggi, sul suo settimanale “Gli Altri“, osa scrive un mezzo complimento a Silvio Berlusconi, per la verità riferito più che altro al mondo del calcio (e qui, non c’è niente da fare, il Milan è la squadra più titolata al mondo). Sansonetti arriva addirittura a scrivere che “Berlusconi capisce di calcio”. Tanto basta al Fatto, il Gazzettino di Procure e Manette (e graficamente il peggior giornale esistente al mondo), per paragonarlo in un colpo solo a Emilio Fede, Sandro Bondi e Paolo Bonaiuti. Perchè è chiaro che si tratta di “conversione“. Quella del Fatto, invece, è la solita ossessione.