
Il risultato politicamente più interessante del raduno collerico andato in scena ieri a Piazza del Popolo a Roma è stata la resurrezione dell’Unione prodiana. Davanti ai quattro gatti con bandiere rosse, sciarpe viola e manifesti contro il Presidente della Repubblica (eletto da loro e solo loro), i sei-sette leader della sinistra nostrana si sono alternati nel ripetere quello che ormai dicono da quindici anni, senza riuscire ad incutere terrore agli elettori: Berlusconi è un dittatore (Di Pietro), chi ha voglia di legalità, pulizia e decenza deve votare sinistra (Bonino), l’alternativa siamo noi (Bersani), e così via, tra boati dei 25.000 mila lì presenti (spacciati per 200mila quando da uno studio del PCI risultò che a Piazza del Popolo potevano starci al massimo 40mila persone) e insulti a Berlusconi e Napolitano. Niente di nuovo, per carità.
Il meglio, però, doveva ancora venire. E a ipotizzare la rinascita della vecchia, defunta e sepolta corazzata unionista è stato Ferrero, capo di una non meglio precisata Federazione della Sinistra. “Alle prossime elezioni insieme per battere Berlusconi. Dobbiamo difendere il paese dalla dittatura berlusconiana, e dobbiamo farlo insieme”, ha sostenuto l’illustre trombato alle ultime politiche, quello che non è riuscito neanche ad entrare in Parlamento. Forse pensano davvero che questa sia l’alternativa, il modo nuovo di fare politica, la carta per attirare un elettorato stanco e deluso. Magari tirano fuori dalla salamoia pure Prodi, chissà.
O forse, molto più realisticamente, hanno capito che Berlusconi si batte solo se si mette in piedi un carrozzone folkloristico che imbarchi di tutto e di più, dai nani alle ballerine, dai timorati di Dio che indossano il cilicio come fossero le guepiere ai trotzkisti più infervorati. Il solito pappone destinato ad essere vomitato in breve tempo.






