Archivi per la categoria ‘giustizia’

Senza trucco senza inganno

giovedì, 25 febbraio 2010
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Dunque, già la vicenda ha del paradossale perché Berlusconi avrebbe pagato Mills per testimoniare, badate bene, a suo sfavore, e quindi avrebbe pagato per farsi condannare. Poi di quei soldi presunti non c’è alcuna traccia. E per concludere Berlusconi avrebbe corrotto Mills (per farsi condannare) soltanto dopo la sua testimonianza. La logica non c’è, ce ne rendiamo conto. Che poi è un trucco del Tribunale di Milano per non cadere in prescrizione e per arrivare a condanna. Un trucco pericoloso, perché dimostra chiaramente la volontà persecutoria di quel palazzo. Ma chiaramente a tutto c’è un limite, e oggi la Cassazione ribalta tutto: quel trucco non è legittimo. Sentenza annullata. Lo sapevano tutti che sarebbe finita così. C’era bisogno di arrivare in Cassazione? Quanti soldi sono stati spesi inutilmente?

Rimane in tutto questo l’ennesima dimostrazione della politicizzazione del Tribunale di Milano. Della loro squallida ossessione. Dovevano arrivare comunque a “condannare” Berlusconi, anche col trucco. Non importa come. Dovevano farlo a tutti i costi. Complimenti.

In galera chi pubblica le intercettazioni

mercoledì, 24 febbraio 2010
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Il problema non sono le intercettazioni in quanto tali. Anche perché oggettivamente risultano il più delle volte utili e fondamentali per le indagini dei magistrati, a patto che – comunque – non ne rappresentino l’unico strumento di indagini. E poi siamo nel 2010, se non intercettiamo le conversazioni telefoniche come si fa?

Detto questo, va condannata quella che appare come una oscena abitudine italiana. Dei media italiani. Cioè la pubblicazione delle intercettazioni. E’ francamente indegno di un paese civile. Se consideriamo poi che gli stessi indagati non possono acquisire dai magistrati le loro intercettazioni, beh, siamo al paradosso. Non rimane altro, per le difese, che leggerle sui giornali. Ed è inaccettabile. Tutte le pubblicazioni avvengono nel più totale disprezzo della legge; e poi: chi fornisce i tabulati ai giornali? La risposta appare scontata. Il problema è di legalità, ma anche di onestà e di civiltà. Leggere di intercettazioni completamente inutili ai fini delle indagini, come ad esempio gusti sessuali, marca di preservativi preferita, problemi di prostata, preferenze per il sesso anale o meno è utile solamente per soddisfare la voglia di voyeurismo di molti italiani. Ma per quello c’è già il Grande Fratello.

Wow, e ora ecco le escort di Bertolaso

giovedì, 11 febbraio 2010
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Dunque, la colpa di Bertolaso è aver incontrato un imprenditore, Diego Anemone. Ovviamente è superfluo ricordare che di imprenditori Bertolaso ne incontrerà 50 al giorno. In più, questo Diego (bel nome) ha vinto gli appalti per diversi lavori del G8 alla Maddalena, per i mondiali di nuoto, per l’aeroporto di Perugia e per altro ancora, e quindi a una persona dotata di buon senso risulterebbero evidenti i motivi dei vari incontri con Bertolaso. Ma i magistrati di Firenze evidentemente non hanno buon senso. Però non sono stupidi: sanno che il semplice incontro tra i due non basta per reggere un’accusa (mediatica, si intende). E allora si inventano questo trucchetto. A loro risulterebbe (!) che questo imprenditore “in previsione di alcuni incontri con Bertolaso, si sia attivato alla ricerca di denaro contante”, e quindi è evidente e lapalissiano che “detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di somme di denaro a Bertolaso”. Chiaro no? Ecco la pistola fumante. Per i magistrati, evidentemente, un imprenditore non deve occuparsi di denaro. Mai, per carità. E con tutte le persone che incontrava, ovviamente quel denaro lo ha dato a Bertolaso. Certamente.


Ma non è finita. Poteva mancare in questa vicenda un aspetto scabroso? Un qualcosa ad effetto capace di conquistare i titoloni dei giornali guardoni e bacchettoni? Insomma, un po’ di sesso? Secondo un copione già collaudato, e fallimentare, ecco le escort. Siamo arrivati alle escort di Bertolaso. C’era Monica, la brasiliana. Poi Francesca. Ovviamente messe a disposizione dal solito Anemone. Non mancano i particolari, con Bertolaso che instancabile non smette di intrattenersi con tale Francesca. Non è anche questo un copione già visto? Mah. Ovviamente, secondo l’accusa Bertolaso vendeva appalti in cambio di queste escort. Appalti per svariati milioni di euro venduti per mezzora di sesso. Qui i casi sono due: o è coglione Bertolaso o sono coglioni i magistrati di Firenze. Noi un’idea ce l’abbiamo.

Quello stesso popolo sovrano

domenica, 31 gennaio 2010
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Quella Carta che alle toghe piace tanto, ma così tanto da far loro indire manifestazioni in difesa della Costituzione, ergendo a proprio simbolo il peggior Presidente della Repubblica che la storia italiana ricordi, quel fine orditore di trame politiche che è stato Oscar Luigi Scalfaro, parla chiaro:

Articolo 101:
“La giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge”.

E, come è ovvio (ma forse mica tanto), la legge la fa il Parlamento. Sembrerà naturale in ogni Paese democratico, ma evidentemente non Italia. E’ dovuto intervenire il Ministro della Giustizia per spiegare alle lautamente remunerate toghe che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge, e la legge la fa il Parlamento, libero, sovrano, democratico, espressione del popolo italiano. Già, quello stesso popolo in nome del quale i giudici pronunciano le loro sentenze. E’ questo che non è ben chiaro, evidentemente, agli ermellini italiani. Il loro compito è quello di applicare la legge, non di contestarla. Non ne hanno la titolarità. Non possono permettersi buffonate come quelle messe in atto oggi, in modo arrogante e maleducato, decidendo di uscire dalle aule dove si tengono le cerimonie d’inaugurazione dell’Anno Giudiziario nel momento in cui fa ingresso l’esponente del Governo. Hanno mancato di rispetto non ai vari esponenti politici dell’attuale maggioranza, bensì a quel “popolo sovrano” di cui parla la Sacra ed Intoccabile Costituzione. Quel popolo che magari vorrebbe vedere lorsignori ermellini lavorare un po’ più sodo, in modo tale da non far finire i processi dopo qualche lustro o decennio. Il popolo che ha scelto, con nessun fucile puntato alla schiena, di mandare al Governo il tanto odiato Berlusconi, scegliendo e premiando il suo programma, anche in tema di giustizia. Avrebbero dovuto farsene una ragione, ma non è andata così. Quello che è accaduto ieri non è altro che l’ennesima dimostrazione che sono una casta di privilegiati, un partito che pretende di fare politica attiva. Uno scempio. Una violazione bella e buona di quella Costituzione che tanto amano e venerano come fosse il loro Dio.

Le condanne a morte di Travaglio

martedì, 19 gennaio 2010
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Ci risiamo. Prendete Calogero Mannino, arrestato nel 1995, due anni agli arresti, 16 anni di processo. Politicamente distrutto, pubblicamente umiliato, portato ad esempio di una brutta politica. Sedici lunghi anni con l’accusa di essere un mafioso. Citato continuamente da Travaglio, e immaginate come. Tutto questo messo in scena dalla solita Procura di Palermo. In questi giorni, finalmente, è finito l’incubo di Mannino: innocente. Assolto. Il verdetto è finalmente definitivo.

Chi ripaga Mannino di questi sedici anni? Nessuno, ovviamente. Così funziona questo Paese. Una procura può “azzardare” il suo teorema e ti ritrovo tu, l’accusato, a dover dimostrare che quelli sono usciti di testa. Funziona proprio così.

Poi ci sono i Travaglio, cioè gli ossessionati dalle manette. Sul suo Gazzettino di Procure e Manette, l’autore di libretti-for-dummies non solo non ritira tutte le porcherie che ha scritto in questi ultimi 16 anni su Mannino, ma leggete un po’ cosa si inventa:

Certo, è seccante restare sotto processo per tanti anni. Ma c’è un sistema infallibile per non essere accusati di mafia: non incontrare mafiosi, non andare a cena con loro né ai loro matrimoni e soprattutto non stipulare con loro “patti elettorali ferrei”. E’ dura, ma ce la si può fare.

Capito? State attenti a chi incontrate. Se il vostro macellaio è un mafioso, per Travaglio lo siete anche voi. Se chi vi paga le vacanze è un mafioso, allora no, solo in questo caso non siete mafiosi. Se un Tribunale poi vi dichiara innocenti non c’è niente da fare: siete sempre mafiosi. La condanna di Travaglio è a vita, senza possibilità di appello. E’ definitiva. Anzi, più che a vita, è a morte.

“Sono qui bello paciarotto, ma devo andareeee”

venerdì, 18 dicembre 2009
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E’ grottesco l’arresto di Prosperini, da lui stesso smentito in diretta tv proprio mentre stava per essere portato via. Alla telefonata ad Antenna 3 mancano soltanto le risate in sottofondo:

Chiediamo scusa ad Alberto Stasi, un innocente

giovedì, 17 dicembre 2009
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E’ il primo grado, ma già basta per mettere fine ad un incubo. E’ quello che ha passato Alberto Stasi, il giovane indicato da tre anni come un omicida. Come il responsabile della morte della fidanzata, Chiara Poggi. Dopo tre anni di disastrose indagini oggi il verdetto di primo grado: Alberto Stati è innocente. Non ha commesso il fatto.

Rimane, tuttavia, l’immagine di un giovane compromessa per sempre. Distrutta da anni di massacranti indagini, basate sul nulla. Non c’era una prova. E quelle che hanno portato a processo se le sono inventate, addirittura cambiando più volte la data del decesso della ragazza (per incastrare Stasi). Hanno detto di tutto su questo ragazzo. Sono andati a scavare nel più profondo dei suoi armadi. Inutilmente, Alberto Stati è innocente. E lo dobbiamo dire a gran voce. Ma ora chi lo risarcirà? Chi pagherà per tre anni di massacro mediatico? Per tre anni di indagini inutili? E ai genitori di Chiara, che aspettano ancora una giustizia che probabilmente non avranno mai? Chi pagherà? Nessuno, come sempre.

Insultare Travaglio costa 30.000 euro (a Berlusconi è gratis)

giovedì, 10 dicembre 2009
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In questo Paese offendere il Presidente del Consiglio è uno sport nazionale. Ovviamente se il Presidente del Consiglio in carica si chiama Silvio Berlusconi, altrimenti no, il “rispetto” per la carica istituzionale è comunque garantito. In tutti questi anni ne abbiamo visti di tutti i colori: insulti, offese, minacce, giudizi diffamatori e addirittura un cavalletto scaraventato in faccia al Presidente del Consiglio. Ma è tutto sempre stato considerato lecito. Anzi, pure incoraggiato. Chi ha offeso e insultato Berlusconi è sempre stato assolto dai Tribunali italiani, il più delle volte pure con una bella pacca sulle spalle. Risarcimento? Zero. Insultare Berlusconi è gratuito.

Ma se l’offeso, ad esempio, si chiama Marco Travaglio, che è insieme a Di Pietro il principale difensore di questa casta-cancro dei magistrati, allora cambia tutto. Nel 2008 il giornalista milionario (soldi facili con i suoi libretti-for-dummies) venne insultato da Vittorio Sgarbi, che non è uno che le manda a dire. Travaglio lo querelò (ovvio) e oggi è arrivata la sentenza: Sgarbi è stato condannato a pagare 30.000 euro di risarcimento. Ora sappiamo, secondo i magistrati, quanto costa insultare Travaglio e quanto costa insultare Berlusconi.