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	<title>DAW blog/NEWS.com &#187; esteri</title>
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		<title>Primarie Usa, l&#8217;inutile grande notte di Santorum. E in tanti sognano Jeb Bush&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 17:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Notte di grandi sorprese e grande notte per Rick Santorum. Non è un gioco di parole, ma la sintesi estrema di quanto accaduto nell&#8217;ultima tornata di primarie svoltesi ieri negli Stati Uniti. Andavano alle urne il Minnesota, il Missouri e il Colorado e il risultato è stato unanime: ha vinto l&#8217;ultraconservatore e cattolicissimo Rick Santorum, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="santorum" src="http://farm8.staticflickr.com/7150/6842081771_c8df0282d7.jpg" alt="" width="480" height="359" /></p>
<p>Notte di grandi sorprese e grande notte per <strong>Rick Santorum</strong>. Non è un gioco di parole, ma la sintesi estrema di quanto accaduto nell&#8217;ultima tornata di primarie svoltesi ieri negli Stati Uniti. Andavano alle urne il <strong>Minnesota</strong>, il <strong>Missouri</strong> e il <strong>Colorado</strong> e il risultato è stato unanime: ha vinto l&#8217;<strong>ultraconservatore e cattolicissimo</strong> Rick Santorum, uno che non è riuscito neppure a farsi rieleggere al Senato dai suoi concittadini della Pennsylvania che l&#8217;hanno visto all&#8217;opera per sei anni tra le scartoffie del Congresso.</p>
<p>Il dato però fondamentale è che <strong>Romney</strong>, nonostante quanto si potesse pensare, non ha goduto del vento in poppa dopo la grande vittoria in Florida e l&#8217;ottima performance in Nevada. <strong>Ha perso</strong>, e anche male. I sondaggi lo davano dieci punti avanti in Colorado, Stato che quattro anni fa vinse con il 60% dei voti, mentre sapeva già di essere spacciato in Minnesota e Missouri. Ai conservatori <strong>Mitt non piace proprio</strong>, e neanche la paura di riconsegnare il paese a Obama li fa convergere su chi ha<strong> l&#8217;unica possibilità di sconfiggere il presidente in carica</strong>.</p>
<p>Aritmeticamente parlando, le primarie di ieri <strong>non contavano nulla</strong>, dal momento che non assegnano direttamente delegati (il Missouri non ne assegna proprio, visto che il voto era una specie di sondaggio), però il fatto che Romney non riesca a sfondare indica ancora una volta che la corsa verso la nomination di Tampa sia ancora piena di ostacoli, e l&#8217;ipotesi di un <strong>terzo incomodo</strong> che faccia da pacificatore delle diverse e conflittuali anime del campo repubblicano è sempre lì, anche se improbabile.</p>
<p>Un nome? Molti (anche dentro l&#8217;establishment) sognano <strong>Jeb Bush</strong>, uno dei pochi di cui Obama avrebbe davvero paura.</p>
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		<title>Non ci sono più i comunisti di una volta: Fidel Castro si converte e diventa cattolico?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 17:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notizia è talmente clamorosa da meritarsi perfino un pezzo d’apertura su Repubblica: Fidel Castro, ormai moribondo, sarebbe pronto a convertirsi al cattolicesimo. Sì, proprio lui, il comunistissimo lider maximo che ha sempre combattuto ogni forma di superstizione religiosa, teme il giudizio divino. E proprio per questo, stando a indiscrezioni che filtrano dalle ovattate stanze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="castro" src="http://farm8.staticflickr.com/7003/6802210773_f8ecd2d048.jpg" alt="" width="480" height="279" /></p>
<p>La notizia è talmente <strong>clamorosa</strong> da meritarsi perfino un pezzo d’apertura su Repubblica: <strong>Fidel Castro</strong>, ormai moribondo, sarebbe <strong>pronto a convertirsi al cattolicesimo</strong>. Sì, proprio lui, il comunistissimo lider maximo che ha sempre combattuto ogni forma di superstizione religiosa, <strong>teme il giudizio divino</strong>. E proprio per questo, stando a indiscrezioni che filtrano dalle ovattate stanze del regime cubano, Fidel sarebbe pronto a compiere il fatale passo. La figlia Alina non smentisce e si dice convinta che <em>“ormai lui pensi più al destino della sua anima che a quello di Cuba”</em>.</p>
<p>E quale occasione migliore che la <strong>visita del Papa</strong> a L’Avana in programma il mese prossimo per convertirsi? Sembra infatti che la richiesta di conversione (e di perdono) potrebbe arrivare proprio allora. La Segreteria di Stato vaticana lascia aperta ogni possibilità, non escludendo aggiustamenti al già fitto programma che Benedetto XVI dovrà seguire nella sua trasferta latino-americana. Immaginatevi la scena: il vecchio dittatore in tuta da ginnastica che <strong>si inginocchia a baciare la sacra pantofola</strong>. Certo, è pur sempre rossa, e quindi un po’ più in linea con i colori ufficiali del regime totalitario.</p>
<p><img class="aligncenter" title="castro 2" src="http://farm8.staticflickr.com/7153/6802210663_2802ff9864.jpg" alt="" width="480" height="395" /></p>
<p>Non ci sono più i <strong>comunisti</strong> di una volta: se anche Fidel è pronto a passare dall’altra parte, a convertirsi in punto di morte pur di non essere dannato per l’eternità, significa che <strong>tutto è finito</strong>. Un colpo micidiale per chi ancora alza il pugno sinistro quando parte l’Internazionale, per chi si commuove davanti a una falce e a un martello. Una mazzata senza possibilità di ripresa per i <strong>Diliberto</strong> vari, che fino a ieri proponevano di importare in Italia la <strong>mummia imbalsamata di Lenin</strong>.</p>
<p>Fidel che chiede perdono al Papa e bacia una croce: sarebbe la <strong>foto del secolo</strong>.</p>
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		<title>Il responso della Florida: Romney è l&#8217;unico candidato credibile</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:16:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Florida ha dato l&#8217;atteso responso: Mitt Romney è l&#8217;unico candidato credibile per la galassia repubblicana. Non che ci fossero dubbi, ma il voto di uno Stato da sempre cruciale e strategico (sia per le primarie che per le presidenziali vere e proprie) a favore del mormone milionario sa tanto di consacrazione definitiva. La Florida, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="romney" src="http://farm8.staticflickr.com/7013/6800887177_3f51f2da89.jpg" alt="" width="480" height="270" /></p>
<p>La Florida ha dato l&#8217;atteso responso: <strong>Mitt Romney</strong> è l&#8217;unico candidato credibile per la galassia repubblicana. Non che ci fossero dubbi, ma il voto di uno Stato da sempre cruciale e strategico (sia per le primarie che per le presidenziali vere e proprie) a favore del mormone milionario sa tanto di consacrazione definitiva.</p>
<p>La <strong>Florida</strong>, infatti, non è uno Stato come gli altri: è una sorta di microcosmo, di <strong>compendio dell&#8217;America</strong>. Pensionati, neri, cubani, ispanici, disoccupati. Tutti rappresentati tra Tallahassee e Miami, in proporzioni più o meno uguali. Ecco perché la vittoria chiara e netta di Romney gli consente un allungo che se non è decisivo, poco ci manca. Anche perché il <em>Sunshine State</em> è uno dei pochi (purtroppo) che assegna ancora tutti i delegati in palio al vincitore, grazie alla regola del <strong><em>the-winner-take-all</em></strong> che se adottata a livello nazionale consentirebbe primarie più rapide e indolori per un grande partito. Ne sa qualcosa Hillary Clinton, logorata nel 2008 da una ripartizione proporzionale dei delegati che l&#8217;ha portata fino a giugno, prima della resa.</p>
<p>Romney ha battuto con <strong>15 punti di scarto</strong> Newt Gingrich, travolto dal suo stesso populismo (aveva promesso di insediare una <strong>colonia umana sulla Luna</strong> in caso di conquista della Casa Bianca) e dagli spot martellanti che la campagna dell&#8217;ex governatore del Massachusetts ha messo in piedi. Nessun colpo basso, nessuna menzogna: solo la descrizione asciutta di quanto <strong>folle</strong> possa essere l&#8217;idea di affidare la possibilità di battere Obama ad uno come Gingrich.</p>
<p>Ora il carrozzone si sposta in Nevada e poi in Maine, terreni dove Romney non dovrebbe avere grandi difficoltà a incassare una confortante vittoria (da tenere sott&#8217;occhio la possibile <strong>ripresa di Paul</strong> in questi due Stati). Poi, tra Arizona e Michigan, si veleggerà verso il SuperTuesday di marzo, che potrebbe (ma il condizionale è sempre d&#8217;obbligo quando si parla d&#8217;America) certificare quello che tutti pensano senza poterlo dire: <strong>non c&#8217;è nessun altro al di fuori di Mitt</strong>. Della serie, prendere o lasciare.</p>
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		<title>Primarie repubblicane, tutto riaperto quando sembrava tutto chiuso</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:59:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutto riaperto quando sembrava che tutto fosse ormai chiuso. Romney è riuscito nell’impresa di dilapidare in quattro giorni più di dieci punti di vantaggio sui suoi inseguitori, consegnando così il South Carolina nelle mani di un altro dei troppi repubblicani impresentabili che hanno deciso di buttarsi a capofitto nelle primarie 2012, Newt Gingrich. L’ex speaker [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="gingrich" src="http://farm8.staticflickr.com/7141/6747987827_486f805ffc.jpg" alt="" width="480" height="272" /></p>
<p>Tutto riaperto quando sembrava che tutto fosse ormai chiuso. Romney è riuscito nell’impresa di dilapidare in quattro giorni più di dieci punti di vantaggio sui suoi inseguitori, consegnando così il <strong>South Carolina</strong> nelle mani di un altro dei troppi repubblicani impresentabili che hanno deciso di buttarsi a capofitto nelle primarie 2012, <strong>Newt Gingrich</strong>. L’ex speaker della Camera ha conquistato una valanga di voti, il 40 per cento contro le briciole di tutti gli altri (Romney si è miseramente fermato a quota 27,8 per cento) e ora guarda alla<strong> Florida</strong> con grande ottimismo e coltivando ben più di una speranza di vittoria.</p>
<p>A Mitt il mormone è <strong>successo di tutto</strong> in quest’ultima settimana: prima dall’Iowa hanno fatto sapere che si erano sbagliati, e che tra i campi e i maiali di Des Moines aveva vinto Santorum il cattolico ma amatissimo dagli evangelici, poi uno scoop televisivo ha svelato conti di Romney alle <strong>Cayman</strong> e infine la riluttanza a mostrare la dichiarazione dei redditi (dovrebbe farlo domani). Risultato scontato: <strong>consensi a capofitto</strong> e boom del più populista, demagogico e <strong>pericoloso</strong> dei candidati.</p>
<p>Newt Gingrich, uomo dalle molte mogli e dai <strong>molti fallimenti</strong>: nel 1994 conquistò il Congresso grazie al celebre Contratto con l’America, poi fu fatto fuori dai suoi stessi colleghi repubblicani in quanto aveva manifestato evidenti segni di incapacità e di squilibrio. Un folle che propiziò il bis di Clinton nel ’96 e che <strong>a forza di flop fu costretto ad abbandonare la politica attiva</strong>. Anni dopo, però, gli è tornata la voglia di fare il protagonista, ed eccolo pronto a cavalcare il movimento Tea Party e tutto ciò che sia contro il sistema, <strong>contro Washington</strong> (sistema di cui lui ha fatto parte ai massimi livelli).</p>
<p>E’ inutile dire che se Gingrich sarà il prescelto, <strong>Obama sarà rieletto</strong>: Newt non pescherebbe neppure un voto tra gli indipendenti (categoria che da sempre decide le presidenziali made in Usa) e probabilmente non coalizzerebbe dietro di sé tutta la galassia repubblicana. E’ anche per questo che torna a spargersi la voce dell’”uomo nuovo”, della carta di riserva, del <strong>Mister X</strong> pronto a scendere in campo tentando di riacciuffare per i capelli il moribondo.</p>
<p>Gente che possa avere possibilità concrete di battere Barack nelle fila repubblicane ce n&#8217;é, ma chissà se davvero qualcuno avrà il coraggio di salire su questo carro sempre più malmesso. Un indizio lo avremo domani, quando il bravo Governatore dell’Indiana, <strong>Mitch Daniels</strong>, terrà il contro-discorso sullo<strong> Stato dell’Unione</strong>. Dopo Obama. Se andrà bene (e negli ultimi anni i flop sono stati tanti), non è escluso che si butti nella mischia.</p>
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		<title>Primarie repubblicane, il fronte anti-Romney è frantumato</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 13:12:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come previsto, anche il New Hampshire è andato a Mitt Romney, che con il 39 per cento delle preferenze ha distanziato il resto del gruppo: da Ron Paul al bravo e competente Joe Huntsman, fino a Newt Gingrich e alla sopresa dell’Iowa Rick Santorum. Il miliardario mormone ex governatore del Massachusetts è riuscito laddove Reagan [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="romney" src="http://farm8.staticflickr.com/7158/6678608385_2a87b23a2c.jpg" alt="" width="480" height="288" /></p>
<p>Come previsto, anche il <strong>New Hampshire</strong> è andato a <strong>Mitt Romney</strong>, che con il 39 per cento delle preferenze ha distanziato il resto del gruppo: da Ron Paul al bravo e competente Joe Huntsman, fino a Newt Gingrich e alla sopresa dell’Iowa Rick Santorum. Il miliardario mormone ex governatore del Massachusetts <strong>è riuscito laddove Reagan e Bush avevano fallito</strong>, vincendo sia in Iowa che in New Hampshire. Non è cosa da poco, anche se la strada per la nomination di Tampa è ancora lunga.</p>
<p>Prossima tappa sarà il <strong>South Carolina</strong>, Stato del sud ad alto tasso di conservatori: lì si vedrà se Romney ha davvero la strada spianata o se qualche suo sfidante sarà in grado di proporsi come alternativa di un certo peso. Qualcosa, però, le primarie di ieri nella East coast l’hanno detto: il fronte che si oppone con tutta forza a Romney è <strong>frantumato</strong> dopo aver cercato in tutti i modi di assestare colpi da ko al favorito. Gingrich &amp; co. hanno passato ore a descrivere Mitt come un riccone senza cuore pronto in ogni momento a licenziare poveri padri di famiglia per creare profitto. Il risultato è che nulla, rispetto ai sondaggi della vigilia, è cambiato: Romney era dato al 40 e lì si è fermato.</p>
<p><strong>E’ andato bene Ron Paul</strong>, sempre più scheggia impazzita di queste primarie in salsa repubblicana: il suo <strong>23 per cento</strong> gli consentirà di rimanere ancora in corsa, guardando oltre il South Carolina e anche oltre la Florida. Obiettivo non dichiarato è quello di giocarsi il tutto per tutto nel <strong>SuperTuesday</strong> di marzo, quando con ogni probabilità il vecchio Grand Old Party avrà le idee più chiare su chi dovrà tentare l’impresa sfidando Obama il prossimo novembre.</p>
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		<title>Queste pazze pazze primarie repubblicane</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 13:18:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le primarie repubblicane iniziate la scorsa settimana con il caucus dell’Iowa non saranno ricordate di certo come memorabili, anzi. Sembra una sfida a chi ha più difetti, a chi è più impresentabile e inadatto a stabilirsi con tutti gli onori e la musichetta dell’Hail to the Chief alla Casa Bianca il prossimo 6 novembre. Eppure, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="primarie usa" src="http://farm8.staticflickr.com/7020/6666692895_ff93abf1d9.jpg" alt="" width="480" height="279" /></p>
<p>Le <strong>primarie repubblicane</strong> iniziate la scorsa settimana con il caucus dell’Iowa non saranno ricordate di certo come memorabili, anzi. Sembra una sfida a chi ha più difetti, a chi è più impresentabile e inadatto a stabilirsi con tutti gli onori e la musichetta dell’Hail to the Chief alla Casa Bianca il prossimo 6 novembre. Eppure, un primo verdetto (checché ne dica Repubblica) è stato dato:<strong> Mitt Romney ha vinto</strong>. Per soli 8 voti, certo. Ma ha vinto. E non era impresa facile.</p>
<p>Quattro anni fa, infatti, tra i campi di grano e gli allevamenti di maiali dell’Iowa, a trionfare (con percentuali da capogiro) fu Mike Huckabee, laureato in teologia e di professione pastore battista. Insomma, non di certo un liberal della East Coast. Oggi, a portarsi a casa la vittoria in uno Stato pieno zeppo di evangelici devoti è un <strong>miliardario mormone del Massachusetts</strong>. Vincere laggiù, per uno dal profilo come quello di Romney, è un’impresa.</p>
<p>E pazienza se dietro di lui si sia piazzato l’improbabile italo-americano<strong> Santorum</strong>, uno che si candida alla presidenza con un programma costruito attorno alla parola “aborto” (non stiamo scherzando). Santorum ha fatto il surrogato di Huckabee, è stato il nome su cui hanno puntato coloro che alla tradizione e alla fede pensano in ogni ora del giorno e della notte. Resta il fatto che Santorum è<strong> molle</strong>, e il fatto di essere stato già trombato quand’era senatore della Pennsylvania (nel 2006 il suo ko da incumbent 59-41 rimane tutt’oggi il <strong>più ampio margine di sconfitta</strong> per un senatore uscente dal 1980) dimostra quanto fumosa sia la sua candidatura. E’ possibile che vada avanti ancora, che riesca a togliersi qualche bella soddisfazione in Stati conservatori, ma riuscire ad ottenere la nomination è un’impresa&#8230; biblica. A meno che non si crei una sorta di <strong>grande coalizione anti-Romney</strong> fra tutte le schegge impazzite repubblicane, dalla già ritirata <strong>Michelle Bachmann</strong> (che solo il giorno prima di abbandonare la corsa si paragonava alla Thatcher) a Newt Gingrich, fino a Rick Perry.</p>
<p>C’è poi il più pazzo dei pazzi, quel <strong>Ron Paul</strong> che vorrebbe ritirare tutte le truppe americane da ogni angolo del pianeta, sopprimere la Fed, e incolpare gli ebrei di ogni disastro che ha colpito il pianeta. Sì, perché il vecchio Paul è ancora convinto che a tirar giù le torri gemelle a New York siano stati i <strong>perfidi giudei</strong>. Difficile che gli americani, pur con candidati non granché, votino la versione stelle e strisce di <strong>Giulietto Chiesa</strong>.</p>
<p>Domani ne sapremo di più con il voto del <strong>New Hampshire</strong>. Vincerà Romney, con un margine ampio. La cosa interessante sarà vedere la tenuta del duo Santorum-Paul.</p>
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		<title>A Sharm le spiagge saranno divise: uomini da una parte, donne dall&#8217;altra. E&#8217; la primavera araba, bellezza!</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/12/13/a-sharm-le-spiagge-saranno-divise-uomini-da-una-parte-donne-dallaltra-e-la-primavera-araba-bellezza/</link>
		<comments>http://www.daw-blog.com/2011/12/13/a-sharm-le-spiagge-saranno-divise-uomini-da-una-parte-donne-dallaltra-e-la-primavera-araba-bellezza/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 10:52:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Per fortuna che i salafiti ci hanno rassicurato: il turismo, in Egitto, potrà continuare a far mangiare centinaia di migliaia di famiglie, e Sharm sarà ancora la perla incontrastata del Mar Rosso. Con un però, grande come una casa: al mare si andrà separati per sesso: uomini da una parte, donne dall&#8217;altra. Eh sì, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Per fortuna che i salafiti ci hanno rassicurato: il turismo, in Egitto, potrà continuare a far mangiare centinaia di migliaia di famiglie, e Sharm sarà ancora la perla incontrastata del Mar Rosso. Con un però, grande come una casa: <strong>al mare si andrà separati per sesso: uomini da una parte, donne dall&#8217;altra</strong>. Eh sì, perché le regole islamiche vanno seguite per bene e fino in fondo, senza tante aperture.  <em>&#8220;Vogliamo un turismo Hala, ossia rispettoso dei canoni religiosi&#8221;</em>, ha dichiarato infatti Nader Bakkar, portavoce del movimento che al primo turno delle recenti elezioni legislative egiziane si è piazzato secondo dietro ai Fratelli musulmani.</p>
<p>D&#8217;altronde, la dichiarazione dei barbuti salafiti non dovrebbe stupirci: il loro obiettivo, la loro ragion d&#8217;essere, è quella di<strong> tornare all&#8217;Islam delle origini</strong>, di riscoprire la purezza del messaggio islamico. Per farla breve, loro puntano a tornare all&#8217; ottavo secolo dopo Cristo, ai tempi del profeta Maometto. Un bel problema, non c&#8217;è che dire: sì, pensate, la <strong>rivoluzione dei giovani</strong>, quella fatta su twitter e su facebook, che anziché portare la democrazia e la libertà, porta alla divisione delle spiagge tra maschi e femmine. Un ritorno al <strong>passato oscurantista</strong>, una negazione di ogni forma di diritto civile.</p>
<p>Cacciato Mubarak, sempre troppo frettolosamente per i nostri gusti, i rivoltosi (o rivoluzionari) sono riusciti nell&#8217;impresa di rafforzare tutto quel grumo fanatico e retrogrado che il vecchio rais era riuscito ad emarginare dalla vita politica del Paese. Ecco il risultato, paradossale, della <strong>piazza convocata su internet</strong>. Dovrebbero sapere, i giovani in jeans Levi&#8217;s che affollavano piazza Tahrir lo scorso inverno, che al tempo di Maometto twitter non esisteva. Per cui, potrebbero presto doversi dimenticare anche di tutte le diavolerie che hanno usato per scardinare un regime collaudato.</p>
<p>I salafiti non sono al potere, e forse non ci andranno mai (anche se potrebbero coalizzarsi con i Fratelli Musulmani). Quel che è certo, però, è che un anno dopo lo scoppio della <strong>cosiddetta primavera araba</strong> tanto amata dai presunti intellettuali occidentali alla Bernard Henry Lévy, le aperture sognate e cercate sono rimaste un pallido ricordo. Quel che è accaduto, invece, è che <strong>l&#8217;integralismo ha preso sempre più piede</strong>. Un bel risultato, complimenti.</p>
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		<title>Fuorionda di Sarkozy: &#8220;la Merkel ci porta verso la catastrofe&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 17:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo riportano oggi alcuni quotidiani in edicola, tra cui La Stampa: Benché siano entrambi sposati, e non fra di loro, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sono ormai una coppia di fatto. Si sentono quasi tutti i giorni, l’ultima volta martedì pomeriggio. Ma ora la coppia potrebbe scoppiare, visto che i Merkozy sono al minimo storico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="sarkozy merkel" src="http://farm7.staticflickr.com/6049/6351172834_68c1bc29ac.jpg" alt="" width="480" height="340" /></p>
<p>Lo riportano oggi alcuni quotidiani in edicola, <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/432546/">tra cui La Stampa</a>:</p>
<blockquote><p>Benché siano entrambi sposati, e non fra di loro, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sono ormai una coppia di fatto. Si sentono quasi tutti i giorni, l’ultima volta martedì pomeriggio. Ma ora la coppia potrebbe scoppiare, visto che i Merkozy sono al minimo storico della reciproca comprensione. Il Reno non è mai stato così largo. Angela &amp; Nicolas devono presentare un piano a quattro mani al Consiglio europeo dell’8 e 9 dicembre, ma per il momento l’unica cosa sulla quale si sono messi d’accordo è di non parlare più in pubblico della Bce. Soprattutto perché se lo facessero direbbero l’una il contrario dell’altro.</p>
<p>Insomma, si vive alla giornata, come testimonia il solito terribile «Canard Enchaîne», sempre informatissimo su quel che Sarkozy dice a microfoni spenti. Giovedì scorso, dopo il trilaterale di Strasburgo con Merkel e Monti, era sconfortato: «Merkel nous fout le bordel en Europe, Merkel sta combinando un gran casino in Europa. Ci porta alla catastrofe». Domenica 27, era più ottimista, sostenendo di avere «una buona speranza» di convincere la cancelliera a far intervenire la Bce. Due giorni dopo, e siamo a ieri l’altro, nuova virata sul pessimismo: «E’ dura, tirare la carretta», intesa quella tedesca. E ormai Sarkò dà per scontato che nulla si deciderà prima di gennaio, «quando la maggior parte dei Paesi dovranno chiedere prestiti a tassi molto elevati».</p></blockquote>
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		<title>Rivalutare il Cav? Il governo Monti torna al &#8220;Trattato di Amicizia Italia-Libia&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 11:07:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“E’ cruciale per l’Italia riattivare il Trattato di amicizia del 2008, una cornice unica, che la Libia ha solo con noi, per lo sviluppo elle relazioni bilaterali”. No, non l’ha detto Silvio Berlusconi rispondendo ad una domanda di Bruno Vespa alla presentazione del libro di Alfano. Non l’ha detto neppure Franco Frattini o un Gasparri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="italia libia" src="http://farm8.staticflickr.com/7171/6430127155_b27d3cff1a.jpg" alt="" width="480" height="288" /></p>
<p><em>“E’ <strong>cruciale per l’Italia riattivare il Trattato di amicizia</strong> del 2008, <strong>una cornice unica</strong>, che la Libia ha solo con noi, per lo sviluppo elle relazioni bilaterali”</em>. No, non l’ha detto Silvio Berlusconi rispondendo ad una domanda di Bruno Vespa alla presentazione del libro di Alfano. Non l’ha detto neppure Franco Frattini o un Gasparri qualunque. Il virgolettato, chiaro e puro come l’acqua di alta montagna, è del <strong>ministro degli Esteri</strong> del governo tecnico-autorevole-responsabile-accademico-serio, Giulio Terzi di Sant’Agata. Sì, <strong>proprio il trattato tanto schifato</strong> e indicato al Mondo come l’esempio dell’abbraccio mortale dell’Italia ai dittatori più crudeli passati su questa Terra.</p>
<p>Ce li ricordiamo i sorriseti e i bronci indignati di Rosy Bindi e dei suoi compari ogni qualvolta citavano con imbarazzo l’accordo berlusca-gheddafiano. <strong>Si dimenticavano di averlo votato</strong> pure loro, ma si sa che in politica la memoria è corta, cortissima. Ed ora, finita (forse) l’epopea del Cavaliere, tutto torna buono e utile alla causa della Patria. Ora sì che i giornali lodano quel Trattato, che non <strong>improvvisamente è diventato fondamentale</strong> per riaffermare la nostra presenza nel Mediterraneo.</p>
<p>Talmente cruciale il rapporto con Tripoli che <strong>Mario Mont</strong>i, con le sue immancabili cravatte azzurrine, <strong>si recherà in Libia</strong> entro la fine dell’anno. E pazienza se sarà costretto a viaggiare in aereo: di Frecciarossa, sulla tratta Roma-Tripoli, non ce ne sono proprio.</p>
<p>Qualcuno ha detto che <strong>la storia rivaluterà Berlusconi</strong> e il suo ventennio, che alla fine si scoprirà che molte delle cose irrise o bistrattate rappresentavano semplicemente la cosa migliore da fare. E che non tutto era un’enorme barzelletta.</p>
<p>Non è passato nemmeno un mese dalla sua rinuncia, e già ci siamo accorti che l’alleanza con la Libia andava bene e che lo <strong>se lo spread saliva la colpa non era sua</strong>. Siamo già a buon punto con la rivalutazione storica.</p>
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		<title>Il prestigio ritrovato, il megalomane Sarkò a Monti: &#8220;ti vuoi muovere?&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 10:44:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Insomma, è arrivato anche il comunicato ufficiale della presidenza della Repubblica francese firmato da Nicolas Sarkozy. Il succo della nota è questo: caro Mario Monti, ti vuoi muovere? A me e alla Angy hai promesso mari e monti, abbiamo fatto le foto insieme, abbiamo dato vita ad un menage a trois da leccarsi i baffi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="sarkozy" src="http://farm7.static.flickr.com/6105/6276209138_7793153134.jpg" alt="" width="480" height="254" />Insomma, è arrivato anche il comunicato ufficiale della presidenza della Repubblica francese firmato da Nicolas Sarkozy. Il succo della nota è questo: caro <strong>Mario Monti, ti vuoi muovere?</strong> A me e alla Angy hai promesso mari e monti, abbiamo fatto le foto insieme, abbiamo dato vita ad un menage a trois da leccarsi i baffi. Adesso, però, servono i fatti. Io e la Merkel sosteniamo l’Italia, ma l’Italia deve fare le riforme.</p>
<p>Altro che commissariamento, altro che direttorio franco-tedesco. Qui siamo all’<strong>annessione del nostro Paese alla Francia</strong> del megalomane Sarkò, che ormai si è talmente calato nei panni di Napoleone, da considerare l’ipotesi di mettere un suo parente (di figli tra primo, secondo e terzo letto ne ha a volontà) alla guida dell’Italia sempre più sciagurata. Il bello è che tutto questo, che i comunicati solenni scritti mentre la Marsigliese si diffondeva nelle ovattate sale dell’Eliseo, vengono diffusi al Mondo mentre a Palazzo Chigi siede non il puzzone dei puzzoni, non il Cavalier pompetta che crea imbarazzo in tutta Europa, non il barzellettiere vicino al quale neanche il presidente dell’Unione africana vuole sedersi. No, no. I comunicati dei nostri commissari-tutori-padroni vengono scritti quando alla guida del Paese c’è il <strong>professorone</strong> con la cravatta marchiata Unicef, l’uomo moderato che va a Messa la domenica mattina e che va a letto non con qualche baldracca portata da Tarantini, ma con una umile crocerossina dedita al volontariato.</p>
<p>Insomma, da Parigi tirano bombe su di noi proprio quando si è realizzato il sogno dei più scandalizzati dal Berlusca’s style, ovvero la cacciata del cavaliere libertino. Sì, proprio ora che Monti Mario, un uomo tutto d’un pezzo, l’ancora di salvezza per l’Italia, imposto dal Segretario del Pd Napolitano (non è un lapsus), è lì a <strong>risollevare le sorti patrie</strong>.</p>
<p>Monti che però si fa mettere i piedi in testa da un pericoloso emulo di De Gaulle che pensa di conquistare il Mondo da Parigi. Se questo è il<strong> prestigio ritrovato</strong> (come assicuravano beate le varie Bindi), stiamo freschi. <strong>Siamo messi davvero bene</strong>.</p>
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		<title>Quando Zapatero era l&#8217;idolo della sinistra italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 11:25:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E così la Spagna torna a destra. Mariano Rajoy, modestissimo eterno numero due, plurisconfitto alle elezioni politiche, è riuscito nell’impresa di annientare sette anni di zapaterismo. Un’epoca si è chiusa, molti sogni sono stati riposti mestamente e malinconicamente nel cassetto. L’epoca d’oro del Bambi socialista è finita ingloriosamente, tra gli schiaffi dello spread e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="zapatero" src="http://farm7.staticflickr.com/6234/6375852479_b473466f20_b.jpg" alt="" width="480" height="720" /></p>
<p>E così la Spagna torna a destra. Mariano Rajoy, modestissimo eterno numero due, plurisconfitto alle elezioni politiche, è riuscito nell’impresa di a<strong>nnientare sette anni di zapaterismo</strong>. Un’epoca si è chiusa, molti sogni sono stati riposti mestamente e malinconicamente nel cassetto. L’epoca d’oro del Bambi socialista è finita ingloriosamente, tra gli schiaffi dello spread e la disoccupazione che galoppa a livelli record imbarazzanti. E pensare che fino a dieci mesi fa qui da noi, in Italia, c’era chi descriveva il premier spagnolo come un <strong>modello da seguire</strong>.</p>
<p>Era diventato un idolo, Zapatero. Un totem, un <strong>riferimento per tutta la sinistra italiana</strong>. Una specie di guru, un santone in grado di dettare l’agenda anche in casa nostra. Ricordiamo manifestazioni con il suo nome inciso su cartelli e bandiere. Ricordiamo film in suo onore (cara Guzzanti), trasmissioni tv sul fenomeno iberico e perfino tentativi di emularne le gesta. Vendola, ad esempio, si è addirittura descritto (tempo fa) come <em>“lo Zapatero di Puglia”</em>. Dario Franceschini, che pure è cattolico e quindi teoricamente avverso alle tesi più spinte dello zapaterismo, è riuscito a dire, un paio di anni fa che <strong><em>“il premier spagnolo governa la crisi, a differenza di Berlusconi”</em></strong>. Vediamo ora come l’ha governata. Soprattutto l’hanno visto gli spagnoli, che hanno cacciato i socialisti a livelli bassissimi. Neppure il 30% dei consensi.</p>
<p>Questo voto è una lezione anche per i tanti desiderosi di importare dall’estero modelli politici più o meno accattivanti ma che nascondono, dietro il bell’aspetto, una <strong>tremenda fregatura</strong>. Per fortuna che in Italia, Bersani &amp; co. non hanno avuto l’opportunità di “sperimentare” lo zapaterismo.</p>
<p>Se l’avessero fatto, oggi per l’Italia non sarebbe servito Mario Monti, ma <strong>un prete per l’estrema unzione</strong>.</p>
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		<title>28 ottobre, il consigliere di Sarkozy: &#8220;Berlusconi dovrà lasciare, al suo posto andrà un tecnico come Monti&#8221;. E infatti&#8230;</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/11/17/28-ottobre-il-consigliere-di-sarkozy-berlusconi-dovra-lasciare-al-suo-posto-andra-un-tecnico-come-monti-e-infatti/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 10:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se lo sapesse Giulietto Chiesa, come minimo ci farebbe un libro. Eh sì, perché anche non essendo complottisti e volendo pensare che tutto ciò che accade intorno a noi sia  limpido e trasparente, quando l’occhio cade su certe notizie a dir poco curiose, il dubbio si insinua in testa. E pesante, grande e preoccupante è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="sarkozy" src="http://farm7.static.flickr.com/6228/6352405959_436d7030bb.jpg" alt="" width="480" height="265" />Se lo sapesse Giulietto Chiesa, come minimo ci farebbe un libro. Eh sì, perché anche non essendo <strong>complottisti</strong> e volendo pensare che tutto ciò che accade intorno a noi sia  limpido e trasparente, quando l’occhio cade su certe notizie a dir poco curiose, il <strong>dubbio</strong> si insinua in testa. E pesante, grande e preoccupante è il dubbio che si ha quando si recupera una dichiarazione di uno dei consiglieri del presidente francese Sarkozy, tale <strong>Alain Minc</strong>.</p>
<p>Questo oscuro signore, il <strong>28 ottobre</strong> scorso, quando il governo era sballottato dalle bizze di Giustina Destro e Luciano Sardelli, dichiarava ad “Europe 1” che <em>“usciremo da questa crisi se <strong>Berlusconi lascerà il potere venendo sostituito da un tecnico incontestabile come Mario Monti</strong>”</em>. Secondo Minc, inoltre, con il professore bocconiano a Palazzo Chigi, <strong><em>“non ci sarà più una crisi italiana sui mercati”</em></strong>. Di più, perché come un perfetto profeta d’altri tempi, il consigliere dell’Eliseo invocava aiuti dall’alto, auspicando che <strong><em>“la provvidenza facesse il suo corso”</em></strong>.</p>
<p>Guarda caso, qualche settimana più tardi, il cielo dava ascolto agli inviti transalpini e spodestava dal trono presidenziale Berlusconi. E guarda caso, la stessa Provvidenza suggeriva all’attento orecchio di Napolitano proprio il nome di SuperMario. Come auspicato dagli<strong> impiccioni francesi</strong>, così desiderosi di trovare qualcuno in grado di ricapitalizzare le loro banche. D’altronde, i segnali di una sorta di “aiuto” tutt’altro che disinteressato da parte dei nostri cugini si erano già manifestati in tutta chiarezza. E’ sufficiente ricordare la volontà di Sarkozy di <strong>calare in Italia come il Napoleone</strong> dei tempi migliori in compagnia della sua amica Angela Merkel non appena Monti avesse preso il comando della situazione. O dell&#8217;invito pressante della cancelliera <em>&#8220;a fare presto il nuovo governo&#8221;</em>. O ancora della proposta del marito di Carla Bruni di <em>&#8220;telefonare ai leader recalcitranti all&#8217;opzione-Monti&#8221;</em>.</p>
<p>Che lo sbocco della crisi nostrana sia stato deciso fuori dai confini italiani non possiamo saperlo. Quel che è certo, è che troppi consiglieri, suggeritori, finti amici ed esperti impiccioni, hanno speso qualche parola di troppo sul nostro destino. Qualcuno chiama tutto ciò <strong>commissariamento</strong>, e forse non ha torto.</p>
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		<title>Il Papa bacia in bocca l&#8217;Imam, Sarkozy la Merkel e Obama il premier cinese: ma è un messaggio di pace</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 18:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito Kahlun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Angela Merkel e Nicolas Sarkozy &#160; Foto shock di Benedetto XVI che bacia in bocca l&#8217;Imam del Cairo, di Barack Obama che fa lo stesso con il premier cinese Hu Jintao, e di Angela Merkel e Nikolas Sarkozy che davanti a piazza Affari si fiorano le labbra. Un messaggio teoricamente di pace quello lanciato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="6" src="http://farm7.static.flickr.com/6049/6351172834_68c1bc29ac.jpg" alt="" width="480" height="340" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Angela Merkel e Nicolas Sarkozy</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto shock di Benedetto XVI che bacia in bocca l&#8217;Imam del Cairo, di Barack Obama che fa lo stesso con il premier cinese Hu Jintao, e di Angela Merkel e Nikolas Sarkozy che davanti a piazza Affari si fiorano le labbra. Un messaggio teoricamente di pace quello lanciato da Oliviero Toscani per Benetton e destinato, come sempre, a far discutere.</p>
<p>&#8220;Unhate&#8221;, contro l&#8217;odio, è il nome della campagna pubblicitaria del gruppo di Ponzano Veneto contro il bullismo e la<br />
violenza. Benetton dunque si impone a noi con fotografie shoking: i fotomontaggi di Oliviero Toscani sono davvero efficaci. Il punto, però, più che altro etico-filosofico, è un altro: è giusto lanciare una campagna contro il bullismo e la violenza usando l&#8217;immagine di un&#8217;altra persona, per quanto importante questa sia, senza averne il consenso? O in altri termini: il fine giustifica i mezzi? Il campo è minato.</p>
<p>Soprattutto per il fatto che il concetto di giustizia, e dunque di ciò che è giusto, non è assoluto ma relativo. Per i musulmani, ad esempio, la Sharia (ovvero la legge coranica) è cosa giusta. Per noi no. Per i cinesi il comunismo è giusto, per noi no. Per il Papa l&#8217;uso del preservativo è sbagliato, anche se si rischiano HIV e AIDS, per molti di noi no. E allora se il concetto di giusto e di giustizia è<br />
soggettivo, l&#8217;imposizione coatta di ciò che si crede giusto è un atto di prevaricazione e bullismo oppure no?</p>
<p>So che suona come un paradosso ma con questa campagna Benetton avrebbe potuto compiere, anche se in forma squisitamente artistica, un gesto violento. Ha fatto bene? Secondo me si, perché talvolta il fine giustifica i mezzi. Tuttavia capirei sinceramente chi si sentisse prevaricato, o per cosi dire &#8220;violentato&#8221;, da questa campagna pubblicitaria. E secondo voi? Si tratta di sana provocazione o bullismo artistico?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Vito Kahlun<em><br />
Twitter <a href="http://twitter.com/#!/VitoKappa">@VitoKappa</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://farm7.static.flickr.com/6098/6351143060_36d02a88af.jpg" alt="" width="480" height="321" /></p>
<div style="text-align: center;"><strong>Barack Obama e Hugo Chávez</strong></div>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="2" src="http://farm7.static.flickr.com/6225/6351143150_59f0da505d.jpg" alt="" width="480" height="321" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Kim Jong-il e Lee Myung-bak</strong></p>
<p><img class="aligncenter" title="3" src="http://farm7.static.flickr.com/6106/6350399317_59d8c7cc47.jpg" alt="" width="480" height="339" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Barack Obama e il leader cinese Hu Jintao</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="4" src="http://farm7.static.flickr.com/6099/6351143412_4fc12c032f.jpg" alt="" width="480" height="340" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>papa Benedetto XVI e Ahmed Mohamed el-Tayeb, Imam della moschea di Al-Azhar al Cairo</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ma l&#8217;utile idiota della Merkel che ha da ridere?</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 10:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Loro sono così, si sentono sempre i migliori degli altri. Si sentono sempre più importanti di tutti. Le cose che fanno loro sono sempre le più belle. E&#8217; una eterna gara con il mondo, una perenne sfida dove il risultato è sempre in loro favore. Se siete mai stati in Francia, e avete mai parlato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="sarkozy" src="http://farm7.static.flickr.com/6105/6276209138_7793153134.jpg" alt="" width="480" height="254" />Loro sono così, si sentono sempre i migliori degli altri. Si sentono sempre più importanti di tutti. Le cose che fanno loro sono sempre le più belle. E&#8217; una eterna gara con il mondo, una perenne sfida dove il risultato è sempre in loro favore. Se siete mai stati in Francia, e avete mai parlato con un francese, l&#8217;avete ben presente.</p>
<p>Ieri abbiamo visto questo atteggiamento proiettato ai massimi livelli istituzionali: il presidente Sarkozy ha sfottuto l&#8217;Italia in mondovisione, con 19 secondi infiniti di risata, di una patetica risata che prendeva per il culo e offendeva un intero Paese.</p>
<p>Siccome nel nostro Paese a qualche ossessionato farà pure piacere, non ci sarà purtroppo una reazione forte e importante contro la Francia. Siamo fatti così. Loro tanto, noi niente.</p>
<p>Ma va detto, chiaramente, che il comportamento di Sarkozy meriterebbe ben altre reazioni. Che poi, pensiamoci bene, ma di cosa ride il marito di Carla Bruni?  Le banche francesi sono in difficoltà e Sarkozy rischia di perdere la tripla A del proprio rating, fino alla sera prima era stato preso a bastonate dalla Merkel, con la Cancelliera sogna di guidare l&#8217;Europa ma per ora sta facendo solo la parte dell&#8217;utile idiota, e uno dei motivi di irritazione verso l&#8217;Italia è un posto nel board della Bce (e prima di questo l&#8217;invidia francese era per il nostro ruolo in Libia, e per cacciarci si è dovuto inventare una guerra).</p>
<p>Stia attento, Sarkozy, che la Francia non è la Germania. Non è ancora finita. E se un giorno toccherà anche a voi, poi saranno gli altri a ridere. E con più gusto.</p>
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		<title>La nuova Libia sarà uno stato islamico</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 09:05:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Ogni legge che contraddirà i principi islamici, non avrà valore. La Sharia sarà il fondamento della nuova Libia”. Lo ha dichiarato, davanti ad una folla in delirio quasi mistico, il gran capo dei ribelli, quel Mustafa Abdel Jibril che fino a qualche anno fa era uno dei sicari di Gheddafi, dal momento che ricopriva la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="libia" src="http://farm7.static.flickr.com/6091/6276075686_c64596d225.jpg" alt="" width="480" height="260" /><em>“Ogni legge che contraddirà i principi islamici, non avrà valore. <strong>La Sharia sarà il fondamento della nuova Libia</strong>”</em>. Lo ha dichiarato, davanti ad una folla in delirio quasi mistico, il gran capo dei ribelli, quel Mustafa Abdel Jibril che fino a qualche anno fa era uno dei sicari di Gheddafi, dal momento che ricopriva la carica di Ministro della (poca) Giustizia. Ogni legge che interferisce con la Sharia sarà cestinata, cancellata. Comprese le norme che proibiscono la <strong>poligamia</strong>, che quindi tornerà ad essere legale. La Libia dunque, quella liberata dal tiranno e rinata sognando il rispetto dei diritti umani, della democrazia e della libertà per tutti, sarà invece uno <strong>Stato islamico</strong>. Un concentrato di proibiziosimo e di fanatismo; un ritorno al passato più o meno oscuro in cui le donne (ad esempio) devono rimanersene a casa a preparare il banchetto serale.</p>
<p>Un capolavoro, quello messo in atto dai novelli Napoleoni e dai sonnolenti leader americani, con la complicità implicita del resto d’Europa. Hanno cavalcato (se non fomentato) una guerra civile per favorire, alla fine, l’instaurazione di uno Stato islamico fondato sulla Sharia al di là del Mediterraneo. Certo, e ce lo auguriamo tutti, non sarà quel califfato temuto da qualcuno, ma che la prima dichiarazione dei liberatori sia stata sulla necessità di cancellare ogni legge colpevole di contraddire la Sharia, fa venire la pelle d’oca. Troppa superficialità, <strong>troppi interessi si sono mischiati in quel conflitto</strong>. E’ stato sottovalutato tutto, dalla stratificazione tribale del Paese, al fatto che gli interlocutori democratici altro non erano che ex sgherri del Colonnello.</p>
<p>Sembra di replicare, anche se in tono fortunatamente minore, il <strong>colossale abbaglio</strong> che prese l’Occidente alla fine degli anni Settanta, quando abbandonò a se stesso lo Scià Reza Pahlavi e favorì l’ascesa di <strong>Khomeini</strong>. Anche allora, la Francia applaudì e incoraggiò l’anziano Ayatollah a tornare a Teheran, pensando che il turbante nero del dotto iraniano avrebbe posto fine all’insostenibile regime poliziesco dello Scià. Per non parlare, ovviamente, della dormita di <strong>Jimmy Carter</strong>, che di punto in bianco sposò la causa dei (presunti) diritti umani e scaricò Reza Pahlavi come un sacco dell’immondizia nel cassonetto. Come sia andata la storia, lo sappiamo tutti.</p>
<p>Il rischio di ripetere il “capolavoro” in Libia c’è tutto. L’instabilità, ora, è davanti all’Europa e difficilmente potremo fare qualcosa per fermare una <strong>pentola in ebollizione</strong>. Ma ce la siamo voluta.</p>
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		<title>Il vero obiettivo era uccidere Gheddafi, altro che diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 12:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Siamo stati noi a colpire, con i nostri Mirage, il convoglio sul quale viaggiava Gheddafi”, fanno sapere da Parigi (anche se gli americani non sono propriamente d’accordo). “Per noi la guerra è finita, la missione compiuta”, rincara la dose il Ministro degli Esteri francese Juppé. Unendo queste due affermazioni, si comprende molto di questa guerra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="gheddafi target" src="http://farm7.static.flickr.com/6095/6269049504_412f6c813e.jpg" alt="" width="480" height="268" /></p>
<p><em>“<strong>Siamo stati noi</strong> a colpire, con i nostri Mirage, il convoglio sul quale viaggiava Gheddafi”</em>, fanno sapere da Parigi (anche se gli americani non sono propriamente d’accordo). <strong><em>“Per noi la guerra è finita, la missione compiuta”</em></strong>, rincara la dose il Ministro degli Esteri francese Juppé. Unendo queste due affermazioni, si comprende molto di questa guerra libica. Si comprende, ad esempio, che l’obiettivo non era tanto quello di aiutare il popolo martoriato da quarantadue anni di potere gheddafiano a liberarsi del pesante fardello. Non era neppure la promozione di un domani più radioso e democratico. No, l’obiettivo era uno soltanto: <strong>liberarsi del Colonnello insolente</strong>.</p>
<p>Insolente perché non permetteva alla grandeur francese di tornare grande, di fare i porci comodi in quell’appetitoso pezzo d’Africa settentrionale. La Total ne sa qualcosa, gli interessi transalpini in Ciad pure. L’omicidio di Gheddafi, dittatore spietato la cui mancanza di certo non si sentirà, è il <strong>giusto epilogo</strong> ad una delle più ributtanti messinscene di questo secolo. Altro che Iraq e prove tarocche. Qui si è fomentata (per tempo e da tempo) una <strong>guerra civile</strong> unicamente per ingrassare le casse statali e per dire al proprio elettorato di essere ancora in grado di fare il francese prepotente che sa far valere gli interessi del Paese ovunque nel Mondo. D’altronde è stato il Primo Ministro François Fillon a sognare il tricolore blu bianco rosso <strong>piantato sul suolo bengasino</strong>.</p>
<p>Protezione dei diritti umani, rinascita di una Libia unita e democratica (a proposito, Jibril proclamerà la nascita del nuovo Stato a Bengasi, non a Tripoli): questi erano gli obiettivi ufficiali della missione Onu-Nato promossa lo scorso marzo. Sette mesi dopo, le carceri del Paese sono piene di uomini segregati spesso senza un perché e sottoposti a torture indicibili. Non lo diciamo noi, bensì Amnesty International che ha avuto l’opportunità di visitare le agghiaccianti carceri libiche (quelle governate fino a qualche anno fa dall’attuale <strong>viso buono dei ribelli</strong>, il caro Jibril).</p>
<p>L’obiettivo reale e concreto era uno soltanto: far fuori Gheddafi e <strong>conquistarsi posizioni strategiche</strong> grazie al caos che sarebbe seguito alla fine del tiranno. Uno schema vecchio, sempre uguale a se stesso e quasi sempre vincente. Ammantare questo giochetto con la <strong>retorica della protezione dei diritti umani</strong> è un classico che la storia ripropone spesso. Un utile diversivo per chi crede alle favole.</p>
<p>Basterebbe dare uno sguardo alla Siria, dove la <strong>macelleria di Assad</strong> funziona a pieno regime senza che nessuna lacrimuccia scenda dagli occhi dei governanti occidentali.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tutti felici, ma i ribelli libici non sono tanto meglio di Gheddafi</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 13:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
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		<description><![CDATA[Chiariamo subito: il Mondo, da oggi, ha un dittatore in meno. Muammar Gheddafi, spietato tiranno libico, è finito come Saddam, come Mussolini, come Ceausescu. La fine ingloriosa e umiliante di chi per anni ha trattato il proprio popolo come una mandria di bestie da allevare e, se necessario, da macellare. Detto questo, però, i motivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="gheddafi " src="http://www.daw-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/gheddafi.jpg" alt="" width="480" height="265" />Chiariamo subito: il Mondo, da oggi, ha un dittatore in meno. Muammar Gheddafi, spietato tiranno libico, è finito come Saddam, come Mussolini, come Ceausescu. La fine ingloriosa e umiliante di chi per anni ha trattato il proprio popolo come una mandria di bestie da allevare e, se necessario, da macellare.</p>
<p>Detto questo, però, i motivi per brindare alla morte del Colonnello di Sirte finiscono qui. Mentre le prime foto del suo corpo straziato passano sui circuiti internazionali, è necessario ricordare che chi oggi l&#8217;ha freddato mentre si trovava in una buca, non è tanto meglio di lui. I cosiddetti ribelli, divenuti in qualche mese l&#8217;interlocutore affidabile e democratico per l&#8217;Occidente improvvisamente attento alle sofferenze dei libici, sono gli stessi che gestivano per concessione di Gheddafi le galere del Paese. Sono gli stessi uomini che torturavano i prigionieri, che spiegavano convintissimi l&#8217;esigenza di cancellare per sempre Israele dalla carta geografica. Sono gli stessi uomini più volte denunciati dalle varie Ong per crimini più o meno<br />
definiti. Non basta abbandonare il fez e allacciarsi una bella cravatta per diventare buoni e democratici.</p>
<p>Solo qualche giorno fa, Amnesty International denunciava le torture perpetrate ancora oggi nelle carceri di Tripoli. Giovani e meno giovani arrestati senza alcuna motivazione, presi a sassate dopo essere stati bendati, magari colpiti da qualche pallottola ben mirata, percossi con qualche frustata o con qualche sano calcio all&#8217;addome.<br />
Tutto questo senza che i degnissimi Jalil e Jibril abbiano alzato mezza parola per fermare questo scempio ai più elementari diritti. Il motivo? Semplice: il loro modo di pensare e il loro modo di operare è quello appreso durante gli anni di collaborazione (strettissima) con il Colonnello che prima hanno abbandonato e poi ammazzato.</p>
<p>Prendiamo Jalil, oggi autorevole Segretario del Consiglio Nazionale Libico: fino al 2007 era Ministro della Giustizia, ossia il principale responsabile della sparizione di migliaia e migliaia di persone, di torture e omicidi di Stato rimasti impuniti. E che dire di Jibril, che fino all&#8217;inizio di quest&#8217;anno (!) ricopriva la carica (di nomina gheddafiana) di Presidente dell&#8217;Ufficio per lo Sviluppo economico nazionale? Due esempi chiari di come i liberali e democratici di oggi non siano per nulla diverso dal macellaio a sua volta macellato in un mite autunno nord-africano.</p>
<p>La smettessero, Ministri e Autorità varie dei Paesi occidentali, di festeggiare per la liberazione di un Paese dalla tirannide. Si mettano il cuore in pace e si rassegnino a capire che le mani che stringeranno d&#8217;ora in poi non saranno meno ricoperte di sangue di quelle del Colonnello giustiziato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La prima foto del cadavere di Gheddafi</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/10/20/la-prima-foto-di-gheddafi-ucciso/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 12:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daw</dc:creator>
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		<category><![CDATA[esteri]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; da ELMUNDO / AFP &#160; (Il Sole 24 Ore Radiocor) &#8211; Milano, 20 ott &#8211; Mentre si attendono conferme ufficiali alla morte di Muammar Gheddafi, l&#8217;Afp ha pubblicato una foto non ufficiale che appare essere stata scattata con un cellulare da uno degli uomini che hanno preso parte alla sparatoria. Nella foto Gheddafi appare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="gheddafi foto cadavere morto ucciso" src="http://farm7.static.flickr.com/6058/6263072235_d524c188ca.jpg" alt="" width="480" height="271" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da <a href="http://www.elmundo.es/elmundo/2011/10/20/internacional/1319109552.html">ELMUNDO</a> / AFP</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Il Sole 24 Ore Radiocor) &#8211; Milano, 20 ott &#8211; Mentre si<br />
attendono conferme ufficiali alla morte di Muammar Gheddafi,<br />
l&#8217;Afp ha pubblicato una foto non ufficiale che appare essere<br />
stata scattata con un cellulare da uno degli uomini che<br />
hanno preso parte alla sparatoria. Nella foto Gheddafi<br />
appare ricoperto di sangue e la testimonianza appare<br />
compatibile con le indiscrezioni secondo cui sarebbe morto<br />
poco dopo la cattura in cui era stato ferito alle gambe e<br />
alla testa. Non ha dubbi sulla sua morte il responsabile<br />
militare del comitato di transizione nazionale (Cnt), Abdul<br />
Hakim Belhaj, che in un&#8217;intervista alla tv libica ha<br />
confermato la morte di Gheddafi a seguito di una violenta<br />
sparatoria.<br />
cop</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Il Sole 24 Ore Radiocor) &#8211; Milano, 20 ott &#8211; Muammar<br />
Gheddafi e&#8217; morto e il suo corpo sarebbe su un convoglio<br />
diretto verso un luogo sicuro e non meglio precisato per<br />
ragioni di sicurezza. Secondo alcune indiscrezioni il corpo<br />
sarebbe diretto verso Misurata. Lo ha detto un portavoce del<br />
consiglio di transizione nazionale secondo quanto riportato<br />
dai media locali. Il numero uno del Nct, Jalil, dovrebbe<br />
parlare fra poco alla nazione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>In Egitto si stava meglio con Mubarak</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2011/10/11/in-egitto-si-stava-meglio-con-mubarak/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 11:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsenatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[mubarak]]></category>
		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>

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		<description><![CDATA[Domanda: ma il risultato della cosiddetta Primavera araba che tanti orgasmi aveva provocato in Occidente, è quello che si vede ogni giorno che passa in Egitto? La gioia e la felicità dei soloni per i quali le rivoluzioni si fanno su twitter e su facebook è ancora così estrema come quella manifestata solo pochi mesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="egypt rev" src="http://farm7.static.flickr.com/6118/6233665303_e645357062.jpg" alt="" width="480" height="269" />Domanda: ma il risultato della cosiddetta <strong>Primavera araba</strong> che tanti orgasmi aveva provocato in Occidente, è quello che si vede ogni giorno che passa in Egitto? La gioia e la felicità dei soloni per i quali le rivoluzioni si fanno su twitter e su facebook è ancora così estrema come quella manifestata solo pochi mesi fa? Prendiamo l’Egitto, il più potente e forte tra gli Stati che si sono ribellati allo status quo. Ora che il dittatore spietato, corrotto, miscredente, blasfemo, filo americano e filo sionista, è rinchiuso in galera e assiste al suo processo sdraiato su una barella d’ospedale, il Paese è sprofondato nel caos. Ma non si tratta di un caos normale, di una naturale conseguenza dei decenni trascorsi sotto il tacco delle giunte militari. E’ un <strong>caos fanatico</strong>, integralista. E’ una caccia al diverso, al non-musulmano, all’infedele.</p>
<p>E’ sufficiente guardare quanto accaduto pochi giorni fa al Cairo, con la <strong>strage di cristiano-copti</strong>. Non si sa neppure quanti siano stati ammazzati: c’è chi dice ventitre, chi ventisei, chi si spinge a ipotizzarne trentasei. Le immagini trasmesse dai network internazionali sono impietose: blindati a tutta velocità che passano sui corpi distesi a terra, esagitati con mazze dare l’assalto a chiese, fuochi appiccati un po’ dovunque. Follia esasperata, egiziani contro egiziani. E’ questo il <strong>futuro radioso che attende l’Egitto</strong>? E’ questa la primavera che in Occidente ci si era augurati? Si pensava davvero che Hosni Mubarak (l’uomo capace di congelare tensioni e di preservare la pace nel Vicino Oriente) fosse l’origine di tutti i mali, un uomo da scaricare senza tanti complimenti come non è stato fatto (ad esempio) con il massacratore Assad in Siria?</p>
<p>Probabilmente si è presa una gigantesca cantonata. Si è preferito <strong>sognare ad occhi aperti</strong>, pensando che improvvisamente una regione tra le più turbolente del pianeta potesse diventare pacifica, democratica e rispettosa dei più elementari diritti. Il risultato è che tutto, in questi mesi, è peggiorato. C’è stato un irrigidimento, una ventata di radicalismo che troverà maggiore sfogo dopo le imminenti elezioni “libere”. E il caso-Egitto non è isolato, basta guardarsi attorno. In <strong>Libia</strong> i campioni della libertà non sono altro che vecchi collaboratori di Gheddafi, torturatori ed assassini che hanno solo cambiato abito, allacciandosi una bella cravatta e indossando una giacca fresca di sartoria. La sostanza, però, non cambia.</p>
<p>Chissà, magari col tempo tutto si calmerà e i giovani di piazza Tahrir potranno davvero e finalmente brindare alla democrazia. Oggi, però, a otto mesi da quelle commoventi feste per la caduta del tiranno, siamo davanti al tentativo di <strong>purificare il sacro suolo egiziano</strong> dagli infedeli. Se questa è la libertà, il nuovo corso, siamo messi davvero male.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Elezioni in Polonia: vittoria-bis per i liberali. Sconfitto il gemello superstite Kaczynski</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 08:28:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[polonia]]></category>

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		<description><![CDATA[Stando ai primi dati scrutinati, il Premier in carica Donald Tusk (ammiratore di Margaret Tatcher e Ronald Reagan) sarebbe stato riconfermato alla guida del Paese per il prossimo quadriennio. Sconfitto Jaroslaw Kaczynski, il nazionalista euroscettico-russofobo-omofobo, gemello dell&#8217;ex Presidente Lech, deceduto in un incidente aereo un anno fa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stando ai primi dati scrutinati, il Premier in carica Donald Tusk (ammiratore di Margaret Tatcher e Ronald Reagan) sarebbe stato riconfermato alla guida del Paese per il prossimo quadriennio. Sconfitto Jaroslaw Kaczynski, il nazionalista euroscettico-russofobo-omofobo, gemello dell&#8217;ex Presidente Lech, deceduto in un incidente aereo un anno fa.</p>
]]></content:encoded>
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