Regalo di Natale per daw-blog.com: da oggi un nuovo acquisto, Massimo Falcioni. Benvenuto a bordo Max!

Mettete insieme una delle maggiori emittenti televisive della nazione, la più popolare stella del piccolo schermo ed un Capo di Stato che, con l’intera famiglia, si racconta ed augura un buon natale al Paese. Ne otterrete uno spettacolo di successo, intitolato “Christmas at the White House”.
Ma di cosa si tratta esattamente? Semplice: di un lungo speciale trasmesso in prima serata dal canale “Abc”, nel quale il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama per l’appunto, apre le porte della sua “casa” ad Oprah Winfrey, una delle donne più potenti del globo. Se poi considerate che quest’ultima è stata la più convinta ed influente sostenitrice del Presidente democratico durante la sofferta campagna elettorale con John McCain (e ancor prima con Hillary Clinton), l’anomalia è davvero completa.
Immaginatevi infatti cosa accadrebbe se il “format” venisse, “malauguratamente”, importato in Italia. Pensate ad un’importante rete televisiva, ad uno spazio in “prime time” concesso al Premier, al Presidente del Consiglio che in braccio tiene i suoi figli (a dire il vero un pò grandicelli) e per mano la sua consorte (è vero, eventualità questa, altamente improbabile). Piazzateci poi Bruno Vespa (anche se, visto il paragone con la Winfrey, i nomi di Fede o Belpietro sarebbero più idonei), autore di domande tutt’altro che scomode e il mix è completato.
Imminenti e furibonde sarebbero le reazioni. La sinistra griderebbe al “regime”; Grillo e Di Pietro riaffollerebbero le piazze e il conduttore di “Porta a Porta” finirebbe alla gogna. Un pò come capito lo scorso settembre, quando Berlusconi scelse proprio il salotto di Vespa per celebrare il suo “miracolo abruzzese” post terremoto.
Ma torniamo alle questioni poste al Presidente Obama nel corso del faccia a faccia. «E’ cambiato il rapporto con Michelle da quando è stato eletto?», «Crede che il suo sia un matrimonio da invidiare?», «Babbo Natale verrà alla Casa Bianca?». Interrogativi vitali, indispensabili, che hanno completamente oscurato altri argomenti quali il recente rifinanziamento della missione in Afghanistan, la mancata chiusura del carcere di Guantanamo (al contrario proclamata in due anni di campagna elettorale) ed il rifiuto ad aderire al Trattato contro le mine anti-uomo.
Questa è l’America di Barack, che nessun autore di libretti-for-dummies, come Travaglio, racconta, ma che tutti celebrano. A conti fatti, qualcuno è ancora convito di trovarsi in un’atipica dittatura mediatica?
Massimo Falcioni per daw-blog.com