Giuseppe, 56 anni, perde il lavoro e finisce per strada: racconta la storia in tv all’Ultima Parola e ne trova uno nuovo

Nella puntata di venerdì dell’Ultima Parola, Gianluigi Paragone ha raccontato la storia drammatica di Giuseppe, ex imprenditore ora costretto, causa crisi, a “vivere” in mezzo ad una strada. Il suo racconto ha commosso il pubblico in studio, dove era presente anche un dirigente di Trenord che ha promesso a Giuseppe un posto di lavoro. Bene, l’impegno è stato mantenuto: ieri c’è stato il primo incontro e da lunedì prossimo Giuseppe avrà un nuovo impiego.
Oggi Avvenire ha raccontato questa storia.
Daniela Fassini per Avvenire:
In una città stretta nella morsa della crisi, dove tirare la fine del mese è sempre più duro e perdere il lavoro può significare ritrovarsi in mezzo alla strada, c’è anche chi, finito a vivere da clochard a 56 anni, non perde la speranza e la dignità. E alla fine ritrova un lavoro, grazie a un manager sensibile.
La storia è quella di Giuseppe – ex imprenditore brianzolo con una vita agiata alle spalle e un presente da homeless – che da ieri è tornato nuovamente a dormire sotto un tetto. Giuseppe viveva in auto dal 19 giugno. La sua azienda, impegnata nel settore dell’elettronica, a causa di un investimento andato male, nel 2003 viene dichiarata fallita. Le banche non gli danno più credito. Nel 2005 perde la moglie e con la crisi del 2008 Giuseppe non ha più commesse. Non riesce a pagare i debiti. Gli pignorano due appartamenti, due negozi, gli prendono i Bot, i cct, le azioni e il 19 giugno il tribunale di Monza mette all’asta la sua casa. Da allora vive in un’auto, regalatagli da un amico. Per le figlie (una studia e l’altra lavora part-time 4 ore al giorno in un call center) paga 150 euro al mese per due posti letto.
Giuseppe ha raccontato con dignità e grande coraggio la sua storia alle telecamere di “L’ultima parola”, la trasmissione di Gianluigi Paragone, andata in onda venerdì scorso su Rai 2. In studio, fra gli ospiti, politici, imprenditori e cittadini alle prese con il carovita e il miraggio del posto fisso, la storia di Giuseppe ammutolisce tutti. «Alcuni arrivano a suicidarsi – conclude il suo racconto alle telecamere – a me hanno insegnato sin da piccolo ad andare avanti, a guardare al futuro». I riflettori si spengono. Si ritorna a parlare di spending review e del governo Monti. C’è anche l’amministratore delegato di Trenord, Giuseppe Biesuz. Prima di parlare del trasporto pubblico locale messo in ginocchio dai tagli, il numero uno dei treni lombardi vuole aiutare Giuseppe. Lo convoca lunedì nel suo ufficio per un colloquio insieme al capo del personale. Ieri mattina l’ex imprenditore costretto a vivere in auto si presenta puntuale. Ha una giacca e la camicia è stirata. Ha esperienze e competenze da vendere. Piace. Gli offrono un contratto di un anno alla Nordcom, la società dei servizi informatici del gruppo Fnm (Ferrovie Nord Milano).
«La competenza, se c’è, non è figlia dell’età» commenta a bassa voce Biesuz. Un grido di speranza per chi perde il lavoro e a 50 anni si sente finito. «In questo momento bisogna far partire il Paese dal basso – aggiunge il dirigente – bisogna cercare di recuperare un tessuto sociale che è degradato». Lunedì prossimo Giuseppe inizierà il suo nuovo lavoro. A 56 anni, lui, a Milano, ce l’ha fatta.
martedì 17 luglio 2012 ore 14:17
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Vittorio
17.07.12 14:42 at 14:42
Sono queste le notizie che fanno piacere. Venerdì ho seguito la trasmissione e mi ha fatto immensamente piacere ascoltare le parole dell'Amministratore delegato di Trenord e riscontrare che alle parole hanno fatto seguito i fatti. Grazie a Biesuz per il suo gesto e per la dimostrazione di solidarietà che ha dato a tanti politici che si riempiono soltanto la bocca di parole vuote.
LENIN
17.07.12 17:27 at 17:27
Una rondine non fa primavera.
Alla base di questa "rondine" c'è cmq la FORMAZIONE:mi è parso di capire che la persona ha competenze di livello in campo informatico.
Senza formazione,senza competenze c'è solo ASSISTENZA e DEBITO PUBBLICO!
Basta con lo STATALISMO,W la LIBERTA'!
le morde
18.07.12 8:00 at 08:00
Come no, aiutarne uno per prenderne in giro cento.
Non so perchè ma questa storia mi fa quasi schifo. Penso alle migliaia di morti sul lavoro, alle vedove e ai figli, ai disoccupati giovani, ai 50enni esclusi dal lavoro, emarginati come se avessero la rogna. Paragone, un altro paraculo in servizio effettivo agli ordini della propaganda di stato. Questo disgraziato salvato è uno sputo nell'oceano di questa italia agonizzante che avrebbe bisogno solo di una cosa, di rivolta popolare.