Maroni ce l’ha fatta: la Lega è sua. Ma forse è troppo tardi

E così Bobo Maroni è il nuovo segretario della Lega Nord. Nessuna meraviglia…nessuno si aspettava al suo posto un Borghezio o un dentista bergamasco. Il movimento cerca, così, di superare il momento difficile affidandosi a quello che è sempre stato il volto presentabile, quello più “politico” del movimento. Un ex ministro dell’Interno, già in passato tacciato di tradimento perché troppo critico verso il famoso ribaltone del 1994.
Sì, un ex ministro di quell’Italia che adesso, sul palco, torna ad essere il nemico da distruggere. La Roma ladrona.
Ridicolo. La Lega nasce sul malcontento di una grossa parte del nord Italia, che vede il proprio lavoro e le proprie tasse finire in un calderone nazionale da cui, indietro, ne tornano soltanto briciole. E’ la Lega della Roma Ladrona, del Nord gallina dalle uova d’oro.
Poi, un bel giorno, si inventano la Padania. Da uno studio della fondazione Agnelli che divideva l’Italia in tre macroregioni su principi essenzialmente macroeconomici, Umberto Bossi passa dal federalismo, tema allora poco considerato dalla vecchia politica pentapartitica, al secessionismo. Una fiaba a cui ben pochi, in realtà, credono.
E’ qui che la Lega comincia a diventare un fenomeno da baraccone. Cosa c’entra il Piemonte sabaudo, col Lombardo-Veneto di memoria asburgica a braccetto con la Repubblica Serenissima?
Padania, concetto utile solamente per le adunate sulle verdi praterie, parola magica per il bravo imbonitore che dal palco tiene unita la sua base. Ma la Padania non é la Scozia, già regno indipendente, con una sua lingua, una sua cultura, una sua tradizione. La Padania non é la Catalogna, terra antica, con una sua lingua, una sua cultura, una sua tradizione. La Padania non é nemmeno la Corsica, venduta dalla Repubblica di Genova alla Francia, ma che ha da secoli una sua lingua, una sua cultura, una sua tradizione.
E mi fermo qui. Eppure ad Assago, l’altro ieri campeggiava ancora una enorme scritta “prima il nord!”. Prima di chi? O di cosa? Dopo due lunghe esperienze governative non sono stati capaci di dare una svolta. Ma i lumbard non sono scozzesi, nemmeno catalani o corsi.
E’ spiacevole che questa lunga fase politica, con una sua innegabile parte di importanza, verrà principalmente ricordata per il loro pasticcio coi rimborsi elettorali, le macchine del trota, le finte lauree etc etc. Una valanga di soldi pubblici omaggio di Roma Ladrona. Si, l’etica nella politica italiana ha sempre avuto vita difficile, ma in casa leghista pare esserlo ancora di più. Nessuna umiltà di chiedere scusa ma solo un regolamento di conti interno. La vecchia guardia spinta da parte e avanti col “nuovo”. Tanto i soldi erano loro, come ha orgogliosamente detto il segretario federale fondatore-lider-maximo. Ma si sa, siamo in Italia.
Anche questa volta la pagina è stata voltata non per scelta elettorale, non per una scelta congressuale… in Italia abbiamo imparato che i cambiamenti possono avvenire per via giudiziaria. Purtroppo.
La nostra democrazia non è così matura da sapersi rinnovare ciclicamente. E’ triste dirlo.
E così è stato con mani pulite e così finirà, per fare un altro esempio, anche con Roberto Formigoni, altro grande vecchio (nonostante il suo “giovanilismo” pubblicitario) di una politica che non se ne vuole andare.
martedì 03 luglio 2012 ore 17:28
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Pippo
4.07.12 11:46 at 11:46
Da vecchio "milanes baüscia e ganasa" che ha avuto modo di conoscere l'Austria ex (per modo doi dire) asburgica, srebbe stato meglio se i "milanes" dell'epoca, le famose cinque giornate le avessero trascorse in vacanza sul lago Maggiore o quello di Como.
Se i "lumbard" vogliono l'indipendenza, e vivere in uno statuto federale, si cerchino un Guglielmo Tell (la mela sulla testa potrebbe portarla il Trota) e studino la storia della Svizzera affinché non considerino solo solo i vantaggi del federalismo ma si rendano conto anchedi cosa è costato in lacrime e sangue e sopratutto di come funziona.
A pruposit: me piasaria senti ancamò un quai vün parlà el milanes d'una volta.
Pippo il vecchio
Roberto
4.07.12 12:36 at 12:36
Se la Serenissima non c'entra con il sabaudo Piemonte (nella Padania), tanto meno c'entrerà con la Sicilia (nell'Italia). Già questo basterebbe per affossare tutta il ragionamento pseudo-storico di chi ha scritto l'articolo. A parte questo, comunque, la Lega non ha mai proposto la Padania come nazione ma come federazione di popoli (Veneti, Lombardi, Friulani e così via) legati per ragioni storico-socio-economiche (studiatevi la Storia dai Comuni in poi). Anche perché è contro il concetto di Stato-Nazione. Prima di scrivere baggianate condite con la solita arrogante quanto inutile ironia, informarsi prego. Perché è facile tacciare la Lega di ignoranza, quando si è primi ad essere ignoranti.
Catalano
10.07.12 18:20 at 18:20
1714 – 2014
300 anni e abbastanza
Catalogna Chiama il Mondo http://www.youtube.com/watch?v=KOM41H9bJ2Q