Orgoglio Italia

Non c’è niente, ma proprio niente da fare: loro, i tedeschi, non riescono proprio a batterci giocando a calcio. Nelle partite che contano, quelle delle fasi finali di un torneo (mondiali o europei che siano), lo score è impietoso: vince l’Italia. Sempre. Anche quando loro sono sulla carta più forti, potenti, giovani, veloci. Ieri sera noi eravamo ammaccati, malati, stanchi, stremati. Ma il risultato non è cambiato: loro a casa e noi in finale. Chi l’avrebbe mai detto…
Le piazze in trionfo, caroselli fino a tarda notte nelle città, cartelli e cori contro la culona inchiavabile che però, alla fine della fiera, è stata chiavata per ben due volte. Zittita e rimandata, mesta, a Berlino. Non le hanno fatto vedere neanche la partita, poveraccia. Costretta a un rognoso e noioso vertice a Bruxelles, l’insipido e scialbo Herman Van Rompuy ha spento il televisore: “Siamo seri”, ha detto davanti a quelli che volevano godersi la partita più attesa. E lei, Angela, continuava a mandare sms ai colleghi per sapere tutto sul match, scappando ogni tanto in una saletta dove i monitor, impietosi, trasmettevano la fascia muscolare di Mario Balotelli.
Noi, più modestamente, eravamo nelle piazze e nelle strade, sui divani con in mano qualcosa che ricordasse la mitica familiare di Peroni ghiacciata di fantozziana memoria, con gli occhi fissi sullo schermo per non sentire la telecronaca di Bruno Gentili e Beppe Dossena sulla Rai, pronti a dire che “gli azzurri non abbandonano le posizioni” (ma va) e che “siamo bravi, proprio bravi” (Dossena).

Paola Ferrari luminosa e illuminata più di sempre ormai simbolo di un laico misticismo sintomo di devozione; Galeazzi con baffetto tronfio sulla poltrona a esaltare le gesta degli azzurri. E perfino Sandro Mazzola, che per Franco Lauro (Raisport) è stato “uno dei più grandi centrocampisti di sempre” (ha detto proprio così), era lì a emozionarsi per le imprese dei nostri.
Ma ieri abbiamo perdonato tutto, anche a mamma Rai: l’emozione è stata troppo forte, vedere i crucchi in lacrime (again!) non ha prezzo. E pazienza se il Ministro dello Sport (avete capito bene, dello Sport) Piero Gnudi, diceva da Varasavia che era lì “per portare la vicinanza del governo a questa squadra che speriamo possa concludere nel migliore dei modi questa sera il torneo“. E invece no, caro Ministro: non abbiamo concluso nulla, ieri sera.
Siamo in finale a sfidare la Spagna del re che, da presidente onorario del Wwf, fa in Botswana a uccidere elefanti. Ce la giochiamo, siamo forti e in palla. Il destino non può abbandonarci adesso. E se dovessimo perdere, sappiamo già con chi prendercela: con chi si scopre solo ora tifoso dell’Italia e decide di andare a Kiev per la partitissima. Con chi voleva “bloccare i campionati per due, tre anni”. Vero, professor Monti?
venerdì 29 giugno 2012 ore 11:00
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dante
29.06.12 11:25 at 11:25
speriamo che non porti sfiga
ale
29.06.12 11:36 at 11:36
Che articolo da frustrato cronico.
Mario
29.06.12 17:37 at 17:37
ECHISSENEFREGA DEL CALCIO!
giorgio
30.06.12 11:36 at 11:36
siete dei buzzurri