Ora è ufficiale: in Egitto la primavera araba è finita nel caos

Mohammed Morsi è dunque il nuovo presidente dell’Egitto, il primo dopo la caduta di Hosni Mubarak. La rivoluzione ha quindi raggiunto il suo primo scopo: dopo la defenestrazione del Faraone con villa a Sharm, ecco il Fratello musulmano che proclama trionfante che “Gerusalemme è nostra”, salvo poi dire che rispetterà gli accordi internazionali in vigore e, ancora dopo, aprire all’Iran, con cui vuole “intensificare la coooperazione per la stabilità della regione”. A Gaza, sentito il discorso della vittoria, hanno iniziato a sparare colpi in aria. Un bell’esordio, ma c’era da aspettarselo. E’ difficile comprendere la preoccupazione occidentale, il terrore che il nuovo presidente smetta subito l’abito occidentale e diventi un capopopolo barbuto che strizza l’occhio ai ben più fanatici salafiti e al loro sogno di Califfato: dopotutto, nelle giornate di piazza Tahrir, da Washington e da Parigi si applaudiva calorosamente il nuovo che avanzava. Ci si emozionava pensando a quelle migliaia di ragazzi in jeans e t-shirt che twittavano i momenti clou della loro rivoluzione.
Quando si dà la democrazia a un popolo, poi bisogna accettarne le scelte. E’ banale, quasi scontato dirlo. Eppure, oggi si avverte qualche nervosismo di troppo per la vittoria di Morsi (tralasciando le scontate e banali congratulazioni di rito al vincitore). Ma anche un anno e mezzo fa, quando Mubarak si stava dimettendo, era chiaro che la primavera araba del Cairo sarebbe finita in un solo modo: nel caos. Con tutto il caravanserraglio di mufti, sceicchi e fratelli che il vecchio Faraone aveva esiliato o espulso perché sovversivi. Ma oggi che la polveriera diventa ancor più surriscaldata, gioiranno come non mai i nemici di Israele, quelli che vedono la stella di David come un’oscenità in quel fazzoletto di terra. Tutti gli anti-israeliani devono essere felici: il sogno di vedere un Egitto non più morbido con gli odiati sionisti si sta forse realizzando.

Certo, i militari qualcosa in cambio l’avranno avuta (perché non rientra nell’ordine naturale delle cose che se ne vadano senza una contropartita di un certo livello), ma ora a guidare il più grande paese arabo del Mondo ci sarà un signore che assicura che la Sharia sarà la base del nuovo ordinamento giuridico e che la “Santa Gerusalemme sarà liberata“. L’inizio promette davvero bene.
Chissà, forse non era a questo che pensavano i giovani con account Twitter che in quel gennaio di un anno fa gridavano speranzosi la loro rabbia contro il rais imbolsito.
lunedì 25 giugno 2012 ore 11:51
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step
25.06.12 20:52 at 20:52
"……..ma ora a guidare il più grande paese arabo del Mondo ci sarà un signore che assicura che la Sharia sarà la base del nuovo ordinamento giuridico e che la “Santa Gerusalemme sarà liberata“.
La cosa peggiore è che non ha nipoti minorenni.
il nano
25.06.12 22:57 at 22:57
Beh, ma voi non eravate quelli dell'"esportiamo la democrazia"? A voi va bene sempre e comunque la volontà popolare o solo quando è allineata alla vostra e tanto più quanto lo è?
Vogliamo parlare di "popoli maturi per la democrazia"? Chi lo decide, senatore? Perchè allora dobbiamo cominciare a ragionare su maturità molto più vicine a noi, praticamente in casa nostra.
Se poi un popolo, come evidentemente per senatore quello egiziano, non è "maturo" per la democrazia che si fa? Si trova un Mubarak di turno? E se poi Mubarak diventa come Saddam (sono abbastanza vecchio per ricordarmi quando il suddetto, ai tempi della decennale guerra Iran-Iraq era rappresentato come il baluardo della democrazia contro l'islam estremo degli ayatollah).
Mario
26.06.12 7:44 at 07:44
Primavera araba? Piuttosto INVERNO arabo!