Ma Arroganza Brunetta si ricorda di essere stato al governo?

Renato Brunetta torna a esplodere e addirittura prepara una controriforma del Lavoro, totalmente opposta a quella di Elsa Fornero e del Governo Monti. La pensa, la scrive, raccoglie le firme (insieme al collega malpancista Crosetto) e la porta ad Alfano. Poi, come spesso gli capita, si tira indietro “per non mettere in imbarazzo i vertici del partito”. E’ attivo come non mai, Brunetta, in questo periodo: scrive pagine, compone tabelle, illustra grafici. Li invia ai quotidiani (e Il Giornale di Sallusti-Santanché glieli pubblica), fa vedere di saperne una più degli altri.
Stavolta il “decalogo” recita che la disoccupazione sta aumentando, che per il lavoro non è stato fatto quanto chiesto nella lettera della Bce, che bisogna riformare il sistema di contrattazione salariale collettiva, che occorre restituire certezze alle imprese e mettere nelle condizioni di valutare prima costi e benefici dei loro investimenti, che la riforma così come è fatta non piace, che le modifiche all’articolo 18 non danno certezze, che il governo ha ceduto ai veti sindacali. Tutte parole belle, giuste, anche condivisibili. Una domanda, però, tra tanti istogrammi, proclami e articoli-lettera ci sorge spontanea: ma dov’era, Renato Brunetta, dal maggio 2008 al novembre 2011? Era o no ministro del Governo delle Libertà?
Chi era quel signore, altezzoso professore universitario, ex europarlamentare che si arrabbia facilmente con tutti e che ha sempre la risposta pronta e la ricetta in tasca, che annunciava trionfalmente la più grande riforma della Pubblica Amministrazione? Era proprio lui, il candidato sindaco a Venezia, trombato nelle urne. Di quell’epocale svolta sono rimasti solo i tornelli e qualche visita in più dei medici fiscali a casa degli ammalati. Il triennio brunettiano a Palazzo Chigi è stato la più grande incompiuta che la politica del decennio ricordi. Un po’ come la Salerno-Reggio Calabria: promesse, annunci, inaugurazioni, bandierine. E poi il nulla.
Ogni estate, l’ex ministro rassicurava tutti: “il prossimo autunno faremo i decreti attuativi”, ma forse non ci credeva neppure lui. E alla fine, con le monetine che accompagnavano l’addio di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio, lui rimaneva lì con il cerino in mano, con tanta rabbia in mano e con il sogno infranto di cambiare il Paese. E ora non gli rimane altro che inondare i giornali amici di piani miracolosi per la resurrezione. Il tempo, però, è scaduto.
venerdì 22 giugno 2012 ore 14:13
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tiziano
22.06.12 16:11 at 16:11
ma come faceva Brunetta a toccare tabù come l'art. 18.. IMPOSSIBILE!!, Si sarebbero mobilitati sindacati, corte costituzionale, giornali, presidenza della repubblica, associazioni, con scioperi blocchi stradali, rivolte sociali..
Monti invece, come tecnico, dovrebbe intervenire pragmaicamente senza pregiudizi sui lacci e laccioli che legano il mondo del lavoro in Italia (e solo in Italia). Alla fine se Monti ha fallito sulla riforma, allora Brunetta come tutto il mondo produttivo dovrebbe incavolarsi.
Poi ho saputo che l'attuale governo ha demolito la riforma Brunetta che ha introdotto i criteri meritocratici nella pubblica amministrazione ( quella che assegnava gli incentivi di produttività solo al personale meritevole), qundi ha ragione ad incazzarsi.
Nexus
22.06.12 17:01 at 17:01
Non sono d'accordo. Io non sono un socialista ma ammetto che Brunetta è sempre stato molto attivo, si è dato da fare come ministro ed è stato l'unico ad avere avuto anche la capacità di comunicare il suo operato ai media in maniera efficiente.
VR46
23.06.12 18:15 at 18:15
Brunetta e' uno scherzo della natura. Peraltro riuscito male.
Arrogante e vanitoso come pochi, senza una ideologia politica o economica definita, mediamente ignorante, e constantemente inconcludente.
Insomma, perfetto per il PdL.
tiziano
25.06.12 13:13 at 13:13
mi sembra un giudizio un po generico, tipico di persona prevenuta e forse anche razzista.
Le ricordo che c'è stato qualcuno che ha cercato di far lavorare assenteisti e fannulloni della pubblica amministrazione, quello è stato Brunetta.
AAh HO CAPITO: lei probabilmente fa parte della suddetta categoria..
VR46
25.06.12 14:34 at 14:34
Tiziano,
numeri alla mano Brunetta, da europarlamentare, e' stato uno dei piu' assenteisti piazzandosi al 611 esimo posto su 751 poltrone. In pratica ha saltato il 51.79% delle sedute a cui avrebbe dovuto partecipare.
E poi generico cosa?
Vuoi forse dire che Brunetta non e' un montato di testa (lui stesso ha detto che avrebbe meritato un Nobel), oppure non e' uno che salta spesso e volentieri sul carro del vincitore.
Quanto alle sue faraoniche riforme, e' molto interessante quella che voleva eliminare il doppio lavoro dei bidelli. Riforma fatta da uno (Brunetta) che – allo stesso tempo – e' professore universitario, ministro e parlamentare, consulente ed articolista. Come dire: non al doppio. Degli altri.